Archives for : marzo 2026

Ricorda con rabbia.  0

ll tema del ricordo e della memoria è centrale in letteratura e filosofia, esplorato come strumento di testimonianza, ricostruzione identitaria o nostalgia. Il titolo della newsletter è tratto da un opera teatrale di  John Osborne  del 1956 “Ricorda con rabbia;

L’opera teatrale tenne cartello per 18 mesi a Londra, dopo esser stata rifiutata da molti impresari, e a dispetto delle critiche stroncatorie. Il suo successo era dovuto al fatto che larghi settori di pubblico, specie giovanile e intellettuale, vi trovavano espressi, senza peli sulla lingua, i loro problemi. In quell’opera, come in quelle che seguirono, l’establishment britannico era travolto da un’ondata di ribellione violenta, globale, dissacrante.

In ben altro modo .Thomas Stearns Eliot trattò il tema del ricordo in molte sue opere, in particolare . I Quattro Quartetti un ciclo di quattro poemetti pubblicati tra il 1935 e il 1942, riuniti in volume nel 1943, considerati il testamento spirituale e poetico dell’autore. Le opere  s’intrecciano in meditazione filosofica, ricordi del tempo, misticismo e fede cristiana, insieme offrono un messaggio di speranza. 

Considerato una pietra miliare nella storia della letteratura:“Alla ricerca del tempo perduto”, nel romanzo di Marcel Proust spicca il tema della memoria e della nostalgia,il richiamo a un’epoca, a un certo ambiente aristocratico e borghese della Francia, ormai irrimediabilmente svanito, ma rivissuto nel ricordo, malinconicamente rievocato.

C’è un significativo verso dello scrittore Giovanni Arpino. “ ogni vero ricordo è cenere che brucia ancora nelle ossa”.In effetti ci portiamo dentro i ricordi della nostra vita, li rielaboriamo in rapporto all’umore di quel momento.. Freud sottolinea, infatti, che la memoria umana conserva, non una copia della realtà, quanto piuttosto l’interpretazione che di essa il soggetto ha dato, le percezioni che egli ha vissuto. La memoria spesso tracima in nostalgia.

A ogni generazione è toccato tentare di cambiare il mondo della generazione che l’ha preceduta……”eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo…..”,ma,come scriveva Eliot, siamo costretti a provare e riprovare con logori strumenti che peggiorano sempre. I giovani oggi cominciano a scoprire che  la celebrata tecnologia consente loro di estraniarsi,non di migliorarsi. Questo possiamo tentare di farlo alla vecchia maniera, cercando dentro di noi un equilibrio difficile, spesso siamo colti dalla tentazione di fuggire, allora ci poniamo la domanda che Fulvio Tomizza ha posto come titolo di un suo libro…dove tornare….

 

 

 

Univer5sità di Torino, 1958. “The Way We Were”foto di gruppo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Essere se stessi è spesso prova di coraggio.  0

Le fiabe servono principalmente a strutturare la psiche infantile, aiutando i bambini a esteriorizzare conflitti inconsci, paure e desideri attraverso simboli (lupi, fate, orchi). Esse offrono un senso di sicurezza, mostrano che le difficoltà della vita possono essere superate e stimolano l’immaginazione e l’intelligenza.

Esopo fu forse il più significativo creatore di favole, molti scrittori nell’antichità hanno rielaborato, tramandato o ampliato le sue favole.  Fedro e Aviano i più importanti, seguiti in epoca moderna da Jean de la Fontaine. Questi autori hanno ripreso i racconti del favolista greco (VI sec. a.C.), caratterizzati da animali antropomorfizzati in chiave morale.

In un epoca cinica e amorale come la nostra il richiamo alle favole ha quasi un sapore surreale, anche perchè  oggi anche le favole sono fagocitate dalla tecnologia che le rielabora in chiave di  personaggi, quasi sempre aggressivi,  appartenenti alla realtà virtuale. In questo modo, non solo si disperde il vero significato della favola, ma si trasmettono ai bambini imput negativi ed estranianti.

I più incisivi autori di favole e fiabe dell’età moderna (intesa in senso ampio, dal XVII secolo al Novecento) hanno trasformato il racconto orale in genere letterario, spaziando dalla morale classica alla narrazione fantastica per bambini.

I più conosciuti sono stati  i Fratelli Grimm (Biancaneve, Cenerentola), Hans Christian Andersen (La Sirenetta, Il brutto anatroccolo) e Charles Perrault (Cappuccetto Rosso, Cenerentola). Altri autori fondamentali sono Giambattista Basile, Aleksandr Afanas’ev e, per l’Italia, Italo Calvino e Gianni Rodari, noti per la riscoperta del folklore e la creazione di fiabe moderne.

La letteratura russa dell’età moderna (iniziata convenzionalmente col XIX secolo) ha visto una straordinaria fioritura di favole e fiabe, trasformando il folclore orale in alta letteratura poetica.

Alcuni dei più significativi autori russi di favole e fiabe dell’età moderna (XIX-XX secolo) sono stati,Aleksandr Sergeevič Puškin (1799–1837): Considerato il padre della letteratura russa moderna, Puškin ha elevato la fiaba popolare russa a opera d’arte poetica. Le sue fiabe in versi sono icone della cultura russa, tra cui La fiaba dello zar SaltanLa fiaba del pescatore e del pesciolino e La fiaba del galletto d’oro.Ivan Andreevič Krylov (1769–1844): considerato Il più grande favolista russo, spesso paragonato a La Fontaine. Le sue favole in versi, caratterizzate da satira tagliente e personaggi animali, criticano i vizi della società russa del XIX secolo, come in Il lupo e l’agnello o Il quartetto.

Un posto di rilievo spetta anche a Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev (1826–1871)Iovič Eršov (18151869): Noto quasi esclusivamente per il suo capolavoro, Il cavallino gobbo.

Altri importanti autori hanno allietato l’infanzia dei bambini russi forse  più ingenui dei bambini occidentali  ai quali benessere e degrado sociale hanno deturpata l’infanzia.

Natale in Russia 500

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La magia della parola.  0

La glottologia è una scienza di grande fascino. Tentare di capire, o più probabilmente solo  immaginare, il meraviglioso percorso che, come una magia, ha trasformato il grugnito inarticolato dei primi nostri antenati, in parole in grado di descrivere ciò che esiste e ciò che immaginiamo articolando il suono che producono le nostre corde vocali in significati e poesia.

Lo studio scientifico e storico delle lingue, focalizzato sulla loro evoluzione diacronica, comparazione e relazioni genealogiche, spesso sinonimo di linguistica storica. In Italia il termine persiste nell’ambito accademico per indicare l’analisi del mutamento linguistico, con particolare attenzione alle lingue indoeuropee e ai metodi di ricostruzione.

Il termine è stato coniato da Graziadio Isaia Ascoli nel XIX secolo, segnando l’inizio dello studio accademico delle lingue in Italia, che si concentra sul metodo storico comparativo l’etimologia, il mutamento fonologico, morfologico e sintattico.

Noam Chomsky ha ipotizzato una spontaneità del linguaggio con la sua teoria della grammatica generativa. Egli sostiene che l’uso del linguaggio, per il pensiero interno, funziona  come collante

cognitivo che lega insieme altri sistemi cognitivi deputati alla percezione e  elaborazione dell’informazione.

Solo l’essere umano possiede lo strano oggetto biologico chiamato linguaggio, nessun altra specie animale, compresi i primati non umani, visto che uno scimpanze non sfiora neppure la capacità

sintetiche di un bambino di 3 anni.

Anche il linguaggio fa da spia alla degenerazione della civiltà. I dizionari registrano termini improbabili e   il linguaggio quotidiano, film e tv, sono intrisi di riferimenti escrementizi e genitali. La letteratura, un tempo ricca di riferimenti storici e culturali, oggi in gran parte declina nell’intimismo, quando non in pornografia.

coltivare la parola- 500

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C’era una volta l’Europa…..  0

Per chi ha trascorso una vita a coltivare la passione dell’Arte è forte la tentazione, vista la situazione odierna, di porsi una domanda retorica: ha  ancora senso l’arte oggi?  La risposta potrebbe essere un secco: no. per chiudere un discorso anch’esso inutile. La resa, perché di questo si tratterebbe, sarebbe un errore, significherebbe abbandonare l’arte ai suoi detrattori.

L’arte, nel contesto dei rapporti sociali prevalenti, svolge il ruolo potenzialmente politico ma, contrariamente alla concezione estetica corrente, il potenziale politico dell’arte consiste nell’arte stessa, nella forma estetica in quanto tale, per cui annullando la forma, che è il suo linguaggio, l’arte sarebbe muta, costretta ad affidarsi solo alla critica  che spesso, nell’interpretarla, inquina significati e travisa il senso.

Si può dire che l’arte è rivoluzionaria in più, sensi. In senso stretto quando rappresenta un mutamento radicale di tecnica e di stile frutto di una genuina avanguardia. O quando  anticipa e riflette mutamenti sostanziali della società in genere.  Così fu per l’espressionismo e surrealismo che anticiparono la distruttività del capitalismo monopolistico e l’emergere di nuove possibilità di trasformazione radicale.  Se ciò non avviene, la definizione tecnica di arte rivoluzionaria, non dice nulla circa la incisività  di un opera, la sua autenticità e verità.

Qualsiasi opera d’arte autentica è  rivoluzionaria, nel senso che contribuisce a modificare del modo di sentire ed è contrasto allo stato quo. Questo vale per il dramma classico come il teatro di Bertod Breck, per “Affinitiva elettive” di Ghoethe,  “Anni da cani” Gunter Grass, per William Blake come per Artur Rimbaud.

Molta acqua era già  passata sotto i ponti delle città europee quando sono arrivati gli americani con tutta la potenza della loro comunicazione, delle loro armi, del loro denaro, hanno imposto la loro arte di consumo affidandosi anche a filosofi , come Arthur C. Danto e  George Dickie. Danto ha dichiarato il suo disprezzo per la metafisica, in realtà disprezzava l’Europa che lo colmava di onori ( il 2 ottobre 2007 l’Università diTorino gli conferì la laurea honoris causa)

E’ vero che anche l’Europa ha contribuito, con Duchamp e le avanguardie, alla dissoluzione della epistemologia dell’arte, ma conservava una traccia di pensiero ermeneutico dell’ontologia dell’arte. L’esibizione di un barattolo di conserva non comunica nulla, tanto meno della vita dell’operaio che l’ha prodotto, né di quella del consumatore, è solo esaltazione del consumo privo di pensiero.

La rinuncia alla forma estetica non colma il dislivello tra arte e vita, ma annulla la differenza tra sostanza e apparenza,   cancella ciò che conferisce valore all’arte.

La resa dell’Europa alla potenza economica e violenza comunicativa degli Stati Uniti, è stata una vera tragedia storica che, gradatamente, ha portato all’insignificanza, anche politica, dell’Europa contemporanea.per newslettere

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Critica pleonastica.  0

Se esaminiamo il gran numero di libri e testi sul tema dell’arte pubblicati negli ultimi 80 anni, periodo durante il quale la fenomenologia dell’arte, vale a dire la disciplina che studia come l’arte si manifesta alla coscienza e come essa costruisce il senso del contesto socio-culturale, ci rendiamo conte del pleonasmo della critica.

L’approccio basato sull’esperienza diretta (“alle cose stesse”), analizza il rapporto tra artista, opera e spettatore, spesso mettendo tra parentesi i giudizi preconcetti per coglierne l’essenza. La fenomenologia dell’arte, radicata nella filosofia di Husserl, dovrebbe diventare  strumento per capire il significato profondo e l’impatto delle produzioni artistiche nel mondo reale. Ma è davvero così?

A partire dal 1960 c.a. l’arte è sempre più diventata evento di massa, spettacolo, ricupero di settori diversi, fumetto, moda, gastronomia. Tuttavia gran parte di ciò che è stato scritto è stato smentito dalla prassi attuata dagli artisti. Anche le ipotesi più estreme dei critici sono state superate. La provocazione di Damien Hirst,che il 26 novembre 2020, collocò in una galleria d’arte uno squalo tigre, lungo più di 4 metri, contenuto in un enorme vasca con  formaldeide dal peso complessivo di oltre due tonnellate.

Il 7 febbraio 2021 Andrea Serrano presenta in mostra Cristo crocifisso immerso nell’urina.

Alla Biennale dell’arte di Venezia del 2012 Joana Vasconcelos, espose un lampadario realizzato con tampax.

Fino a che punto può arrivare l’arbitrio  soggettivo nella creazione artistica ?

Intelletto e ragione dovrebbero saper fare corretto uso della fantasia e arrivare a realizzare opere che non ignorano e non disprezzano,l’epistemologia, e tengono a bada la soggettività deviante.

La critica ha elaborato teorie prolisse sulla soggettività, supponendo che la deduzione artistica obblighi a sviscerare fenomeni soprattutto quando manifestano disprezzo verso la sensibilità collettiva, che, purtroppo, troppo rapidamente si adegua.

 

La sensibilità, dovrebbe essere intesa come intuizione ricettiva, perchè ha sempre avuto una funzione centrale nella produzione artistica, conosceva e sapeva usare la fantasia per realizzare forme significanti.

 

La Critica non si è mai preoccupata di indagare davvero la posizione gnoseologica dell’arte limitandosi a considerare l’aspetto sociale ed estemporaneo, in breve attua una lettura dell’arte attraverso il primato della visibilità, cioè privilegia la facoltà sensibile e quasi ignora l’aspetto razionale. che pure è importante nella lettura dell’arte. Avvoltoio

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