La glottologia è una scienza di grande fascino. Tentare di capire, o più probabilmente solo immaginare, il meraviglioso percorso che, come una magia, ha trasformato il grugnito inarticolato dei primi nostri antenati, in parole in grado di descrivere ciò che esiste e ciò che immaginiamo articolando il suono che producono le nostre corde vocali in significati e poesia.
Lo studio scientifico e storico delle lingue, focalizzato sulla loro evoluzione diacronica, comparazione e relazioni genealogiche, spesso sinonimo di linguistica storica. In Italia il termine persiste nell’ambito accademico per indicare l’analisi del mutamento linguistico, con particolare attenzione alle lingue indoeuropee e ai metodi di ricostruzione.
Il termine è stato coniato da Graziadio Isaia Ascoli nel XIX secolo, segnando l’inizio dello studio accademico delle lingue in Italia, che si concentra sul metodo storico comparativo l’etimologia, il mutamento fonologico, morfologico e sintattico.
Noam Chomsky ha ipotizzato una spontaneità del linguaggio con la sua teoria della grammatica generativa. Egli sostiene che l’uso del linguaggio, per il pensiero interno, funziona come collante
cognitivo che lega insieme altri sistemi cognitivi deputati alla percezione e elaborazione dell’informazione.
Solo l’essere umano possiede lo strano oggetto biologico chiamato linguaggio, nessun altra specie animale, compresi i primati non umani, visto che uno scimpanze non sfiora neppure la capacità
sintetiche di un bambino di 3 anni.
Anche il linguaggio fa da spia alla degenerazione della civiltà. I dizionari registrano termini improbabili e il linguaggio quotidiano, film e tv, sono intrisi di riferimenti escrementizi e genitali. La letteratura, un tempo ricca di riferimenti storici e culturali, oggi in gran parte declina nell’intimismo, quando non in pornografia.







