E’ apparentemente azzardato l’accostamento arte e mutande. L’arte contemporanea paragonata alle slip delle donne, un tempo capo di abbigliamento per riparare e proteggere, oggi,ridotto a trasparenze e in dimensioni minuscole, trasformato in strumento di seduzione, ma inutile per il fine per il quale era stato pensato. Metafora dell’arte oggi. Riproduciamo alcune opere dell’artista polacco Janus Haka. Icastica conferma dell’assunto. L’arte, per essere seducente, deve far ricorso alla pornografia, che, more solito, una fitta schiera di intellettuali, critici, filosofi, si affretta a giustificare con speciose argomentazioni. L’accostamento arte mutande non è certo elegante, ma la metafora è azzeccata, anche quando l’articolo in questione non è direttamente rappresentato. Sull’inutilità dell’arte, nella forma che è andata assumendo, pochi oggi azzardano dubbi. D’altra parte siamo circondati da una pluralità di oggetti inutili, se non dannosi. Si moltiplicano effimere ritualità sociali. Assembramento di masse vagolanti che qualcuno, facendo ricorso a un termine ispanico, ha definito: “movida”. Nelle antiche osterie ci si radunava tra amici per gustare un bicchiere di vino, e giocare una partite a carte. Oggi anche il bere, è diventato rito di massa e di eccessi. Si beve per la strada, uomini e donne in gruppi vocianti bevono fino alla stordimento. Questi squallidi riti non hanno critici, solo celebranti. Uno dei tanti segni della deriva di una società che ha smarrito la ragione. 



Considerazioni sull'arte


L’esperienza vissuta di due realtà, contiene necessariamente un riferimento a una sola realtà effettiva. La distanza fra le due “realtà” può essere grande, ma il rispecchiamento del ricettore implica l’esattezza della comprensione, la sua corrispondenza al linguaggio, nel senso più ampio del termine. La ricezione dell’opera d’arte si affida alla semantica del segno formale proprio dell’opera, e determina il rispecchiamento ricettivo. Dove manca l’efficacia della comunicazione non è possibile la ricezione del significato. Non basta che il critico, filosofo, diano una loro interpretazione più o meno aderente alla realtà oggettiva, anche l’accettazione dell’ermeneutica transitiva, distrae, ovvero, è altra cosa dalla diretta fruizione dell’opera in quanto tale. La sensibilità estetica agisce in modo più o meno profondo, ma nei casi in cui è affidata pressoché esclusivamente all’impressione, viene meno il valore fondante dell’opera che non può, non deve essere, solo affidato all’impatto emotivo. Il problema è dunque in che misura sono conciliabili, il bello, l’estetico, l’artistico. Tre sfere delle sensibilità che tendono a confondersi. Il bello è affidato alla effimera transitorietà del gusto. L’estetico è categoria vasta che include l’utile, un auto, un vestito, un mobile. L’arte è in qualche misura la sintesi. Quello che la distingue è la sintassi propria dell’arte che prescinde dalle categorie ed esprime la forma dell’inesistente. Quando si parla, sia pure in modo eccessivamente enfatico ed improprio della creazione, ci si riferisce a questa capacità di sintesi che distingue l’arte da ogni altra forma di espressione.












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