Archives for : settembre 2015

Logica dell’opera d’arte.  0

Nel 1928 Rudolf Carnap pubblicò “Costruzione logica del mondo” che rimane a mio parere il suo testo più significativo. Egli diede largo spazio alla metodologia, lasciando sullo sfondo l’impostazione filosofica. Il richiamo a Carnap serve a chiarire l’importanza di costruire lo spazio comunicabile della conoscenza, presente anche negli scritti di Schlick. Gli equivoci provocati da certa “filosofia dell’arte” nella quale si confonde l’oggetto con la sua designazione verbale. L’arte dovrebbe essere il tramite attraverso cui si realizza la simbiosi tra sensibilità e razionalità nella forma significante che costituisce l’indicazione di una potenzialità. L’opera può dirsi compiuta nella misura in cui la potenzialità si traduce in espressione intellegibile. Un percorso verso una dimensione reale parallela. Questo assetto sottintende un’ontologia per la quale si possono distinguere le proprietà degli oggetti e strutture e le loro finalità. L’arte come sistema di assetti formali il cui punto di partenza è soggettivo e tuttavia l’opera deve acquisire una intersoggettività perché possa essere percepita come tale, non basta il puro formalismo delle strutture per consentire una reale partecipazione. Ad ogni oggetto compete il suo concetto, non sono che due diversi modalità linguistiche che assumono significato solo con la loro simbiosi. Sulla base della nota distinzione di Frege tra segni saturi e non saturi, l’arte si trova necessariamente nella prima posizione, ed è del tutto arbitraria la tesi secondo cui l’opera si completerebbe con l’apporto del fruitore. Questo presupporrebbe una sorta di gratuità formale, l’incompiutezza in sè. Carnap considera valida la distinzione di Frege tra senso e significato, una distinzione che ripete l’impostazione realistico – fenomenistica secondo la quale il senso è la rappresentazione soggettiva delle cose, quindi una cesura verso la comunicabilità. La filosofia non può intervenire per formulare un significato, il senso del sapere non si traduce ipso facto in ermeneutica dell’invisibile, senza tener conto della configurazione reale. Carnap considera una definizione specifica dell’intersoggettività: gli oggetti fisici sono contrassegni dei processi psichici. Ecco spiegate le opere di Jeff Koons. La semplice rappresentazione soggettiva non ha necessariamente riflessi del reale. Un soggetto può essere definito “conoscitivamente primario” rispetto a un altro “conoscitivamente secondario” quando questo viene riconosciuto per mezzo del primo. In questo consiste la metafora artistica. Ma è necessario che esistano reali rapporti di dipendenza gnoseologica che chiariscano l’affinità tra gli oggetti.

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Coerenza di vita.  0

Nella filosofia buddista si dice:” Se un uomo fosse trafitto da una freccia non pretenderebbe, prima di farsela estrarre, di sapere chi ha tirato la freccia, se è sposato, grande, piccolo, biondo, vorrebbe liberarsi al più presto della freccia”. L’insegnamento conduce all’essenza di ciò che davvero è indispensabile agli esseri umani. Non certo cupidigia, passioni sfrenate, vizi, depravazione. L’appagamento del corpo uccide l’anima qualsiasi cosa intendiamo con questo termine. Capita, afferma la filosofia buddista, che coloro che sanno non parlano, coloro che parlano non sanno. Riflettiamo sul bailamme di rumori, che noi chiamiamo comunicazione. C’è un detto cinese : “ solo un nobile silenzio non vìola la Verità”. E’ preoccupante non tanto cosa accade intorno a noi, ma l’entusiasmo con cui accettiamo ogni cosa abbia l’etichetta di nuovo o venga considerato tale. La dialettica è la forma logica associata ai filosofi, Zenone, Elea, Hegel. Ma il loro pensiero è oggi travisato. Siamo prevenuti circa l’idea di etica, pressoché abolite espressioni come” libertà dello spirito”, timorosi di tutto ciò che consideriamo un limite alla nostra libertà. Quando parliamo di libertà abbiamo in mente soprattutto il corpo, la sessualità. Nella filosofia di Aristotele l’apparenza è trattata come fattore che contrasta con l’essenza delle cose. Da qui deriva l’importante corollario che nega il sé e tutte le altre simili teorie. Hume nega l’esistenza dell’ego come unità distinta. Si avvicina alla dottrina buddista dell’Anatta che rappresenta l’esatto opposto di quanto sostiene Kant nella Critica della Ragion Pura( Logica trascendentale). Kant afferma “Io sono”, con ciò egli intende esprimere la coscienza che accompagna ogni pensiero del sè. La differenza con i filosofi buddisti consiste nell’uso che si fa della preposizione filosofica “sé”, una volta che è stata enunciata. Ma il punto focale è un altro. L’uomo occidentale è da tempo abituato alla completa scissione tra la teoria dei principi e l’atteggiamento concreto nella prassi quotidiana. Schopenhauer e Herbert Spencer vengono subito in mente come esempio negativo. Nel buddismo l’essere umano non è giudicato dal suo stile o dalla sua erudizione, e neppure dalla coerenza interna della sua dottrina, ma soltanto dall’accordo di questa con la sua vita. L’obiettivo dei buddisti è imparare a comportasi come se non esistesse l’ego. Viene in mente la dichiarazione del regista che ha presentato al Festiva del cinema di Venezia nel 2015 un film in cui un uomo diventa donna. Per motivare il film costui ha affermato: ciascuno deve avere la possibilità di liberarsi dalla prigione del proprio corpo. Affermazione che ricalca le teorie gender prodotte dal femminismo. Dice Chanfort:” Chissà perché quando si vìolano le norme non è mai per elevarsi, ma sempre per scendere più in basso”. L’Europa non ha mai avuto pensieri spirituali autoctoni, è stata piuttosto assorta dall’economicismo e materialismo. Tutto ciò che di spirituale è apparso in Europa è preso a prestito dall’Asia, Gesù Cristo incluso. Il materialismo dell’occidente ha comunque finito per prevalere, tanto che anche il cristianesimo si è fatto istituzione, insediandosi con fasti e lussi in prestigiosi palazzi e chiese. Ne deriva che la progressiva degenerazione socio- culturale del nostro tempo, l’arte di oggi lugubre espressione della tecnica e del materialismo dominante, è la naturale conseguenza del vizio di origine. aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaala-bandiera-della-madre

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Il mondo in un diagramma.  0

Con una certa frequenza la cronaca riporta episodi  criminali in famiglia, suicidi e azioni autolesionistiche. Siamo così immersi nel rumore della modernità, nel bailamme di superficialità, da aver persa l’abitudine a pensare, tanto che, chi affronta le questioni basiche dell’attuale situazione di esistenza dei più,  è percepito  come un pedante chiliasta .Tutte le filosofie hanno affrontato il  tema base dell’esistenza, sotto diverse ottiche. Osservando l’arte e la letteratura contemporanea con un minimo di distacco, appare di solare evidenza  la banalità di forme e parole forgiate quasi esclusivamente per lucro. Cultura e arte non costituiscono il tentativo di offrire effettivo contributo al miglioramento in senso positivo  della società, anzi l’orientamento è esattamente opposto, un continuo  elogio di devianze e alla trasgressioni . Non è il caso di  affrontare un  tema così complesso che appare una sorta di cortocircuito tra cultura – società – cultura, in cui è inclusa ovviamente anche la produzione artistica, condizionata e condizionante il sistema sociale nel suo complesso. Il filosofo cinese Shao Yung (1011-1079 sviluppò una filosofia che aveva come riferimento complicati diagrammi nei quali  - segno- forma-pensiero, costituiscono tutt’uno all’interno di precisi parametri . La più grande opera di Shao Yung è un elaborato diagramma  cronologico del mondo esistente. Secondo questa  cronologia l’età d’oro del mondo è già trascorsa da tempo; essa fu realizzata al tempo Yao, il re filosofo della tradizione  che regnò, secondo gli studiosi, nel XXIV secolo a.C. Oggigiorno siamo in un periodo che corrisponde al diagramma Po, epoca di declino. La maggior parte dei filosofi cinesi  considerano la storia umana come un processo di continua degenerazione. La teoria secondo cui ogni cosa implica la sua propria negazione ha sapore hegeliano ma,  mentre secondo  Hegel la negazione di una cosa dà origine a una nuova cosa  di più alto livello, secondo Lao-tse e le appendici del “Libro delle mutazioni” , la cosa nuova non fa che ripetere quella che l’ha preceduta in modo più degradato. Tale teoria non vale solo per il mondo cinese. Se noi mettiamo a confronto i progressi della tecnica nelle  società occidentali con l’attuale condizione della natura umana,  ci rendiamo conto dell’evidente regressione. A fare, per così dire, da paravento, è lo sviluppo della scienza e della tecnica in grado di rimediare ad errori e nefandezze di vario genere. Resta vero che sotto il profilo umano ed etico la decadenza è palese. Nell’ambito artistico siamo al grado zero di sensibilità e immaginazione creativa. Gli esempi sono innumerevoli. Ricordiamo due personaggi che hanno legata la loro notorietà ad  un ’orinatoio. L’imperatore Vespasiano che primo ebbe l’idea dei  gabinetti pubblici, suo il detto “pecunia non olet”   Duchamp, il quale,  con il decisivo supporto della critica e  filosofia dell’arte, elevò un orinatoio a dignità artistica .  Per i tempi  della storia, e ancora di più dell’evoluzione della specie, i due “inventori” sono quasi contemporanei,  entrambi appartengono a pieno titolo al mondo occidentale, un dettaglio che merita riflessione.  diagramma

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La sapienza dell’antica filsofia cinese.  0

Mencio, filosofo cinese (371 -  289 a.C.) attribuiva agli esseri umani quattro semi, oggi diremmo  potenzialità, che possono inaridire o svilupparsi. Il seme della sensibilità. Il seme della correttezza. Il seme della saggezza. Il seme della rettitudine. I quattro semi diventano, nel loro perfetto dispiegarsi, le quattro virtù costanti  che caratterizzano il saggio. Secondo il filosofo Kao-tse, la natura umana non è nè buona nè cattiva quindi la moralità è qualcosa di aggiunto dal di fuori di essa. Sembra di leggere il Vattimo cinese. L’Università di Harvard ha attivato di recente un seminario che si propone d’indurre gli studenti a “riflettere sulla vita” , per trovare la strada della saggezza. Manca solo il manuale “Come essere saggio con dieci lezioni”. La modernità è talmente inquinata dalla funzionalità tecnologica che è maturata la convinzione che esistano soluzione tecniche  e rapide per tutto. Michel Foucault è uno dei molti esempi  di “saggezza moderna”,  scrisse interessanti saggi,  “Le parole e le cose” , “Sorvegliare e punire” , e molti altri, nei quali esprimeva le sue lezioni di vita, o, come scrive in uno dei saggi “la cura di se”. La sua vita smentiva il suo pensiero,  era infatti tutt’altro che saggio. Omosessuale, faceva uso di droghe,  si abbandonava a orge sado-maso, compì ripetuti tentativi di suicidio. Appare quindi il perfetto paradigma contemporaneo. Gli adulti, se questa parola ha ancora senso, si dimostrano indignati per la morte per alcol e droghe di giovanissimi frequentatori di discoteche, ma nei loro comportamenti danno pessimi esempi ai giovani i quali vedono continuamente comportamenti spregevoli. Il filosofo cinese Yang Chu (500 a.C. circa) scriveva: “ Se anche potessi salvare il mondo strappandomi un solo pelo, non lo farei”. Lezione di preveggente pessimismo dell’ Aretino cinese. Ma non è stato il solo nella storia del pensiero. Meno pessimisti sono stati intellettuali e filosofi che si perdevano in complicate ed estranianti teorizzazioni, Hegel  e  Kant sono un  esempio.  Schopenhauer invece aveva marcata propensione al pessimismo, oltre che alla misoginia. Ma vi furono studiosi ancora più radicali. L.E.j. Brouwer  affermava: “ la logica non insegna nulla al mondo, serve ad avvocati e demagoghi”. La stessa tesi  dei filosofi cinesi della “Scuola dei nomi”. Prosegue Brouwer : “detesto la maggioranza delle persone,  la degenerazione dell’uomo è iniziata quando ha abbandonato lo stato naturale, spezzando l’equilibrio imposto dalla natura” . Brouwer era un valente logico matematico (1881-1966) affermava che “quando gli uomini perdono i loro desideri primari, per timore della solitudine diventano automi”. La riconciliazione con il mondo, scrive in “Vita,arte, mistica” , “avviene con il riconoscimento  e la soggezione al Karma, stabilito per ciascun uomo”. Va da se che, nel nostro mondo caotico e programmaticamente degenerato, nulla è più estraneo della ricerca del  Karma. aaaaaaaaaaaaaaaaaGeisha

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