Archives for : giugno 2021

Traslitterazione estetica.  0

Una ostinata tradizione dipinge l’atteggiamento estetico come contemplazione passiva del dato immediato apprensione diretta di ciò che viene presentato, incontaminato da qualsiasi concettualizzazione, isolata da tutti gli echi del passato,da tutte le minacce e promesse del futuro.

Non c’è dubbio che filosofia e critica d’arte hanno creato e radicalizzato una serie di luoghi comuni che prescindono dall’osservazione e concretezza operativa e realizzatrice di un’opera d’arte.  E’ certamente difficile tentare di sgomberare il campo da riti falsamente purificatori che pretendono di spogliarsi di ogni pregiudizio nel momento stesso in cui lo creano.

Non esiste la possibilità d’interpretazione basata su una visione originaria, immacolata del mondo. E’ necessario sottolineare ancora una volta le aporie filosofiche e le assurdità estetiche che una siffatta concezione pretende di difendere. A meno che si ritenga di adottare un  atteggiamento passivo di fronte a un opera d’arte, in questo caso significa rinunciare alla comprensione. Forse il giusto atteggiamento è  osservare l’opera e tentare di leggerla cognitivamente al livello di cultura e conoscenza che ciascuno possiede.

Una pittura, tanto quanto una poesia, realizzano un’esperienza estetica dinamica. Dobbiamo quanto meno tentare di operare le necessarie discriminazioni, evidenziare le delicate relazioni, le sottili identificazioni, riesumare sistemi simbolici e caratteri propri che il sistema dell’arte esprime, o dovrebbe esprimere. In breve, dovremmo tentare di porre l’opera all’interno di un sistema di significati, nel contesto del quale è realizzata e, in quell’ottica, tentare una lettura.

In questo processo si denota e si esemplifica l’interpretazione delle opere, si riorganizza nelle opere la lettura del mondo pro quota artistica. Il mondo, e gran parte delle nostre esperienze e delle nostre competenze hanno un ruolo importante, e possono essere trasformate dall’incontro tra l’opera e la nostra interpretazione, questo perché  l’atteggiamento estetico è un atteggiamento mobile di ricerca ed esplorazione.

Cosa distingue l’attività estetica dagli altri comportamenti intelligenti? Qual’è la nostra percezione dei fenomeni della vita quotidiana, la nostra condotta,nel rispetto della rappresentazione estetica? La risposta che viene solitamente data è che l’estetico, contrariamente alle nostre scelte ordinarie, non ha un fine pratico. Non mira alla acquisizione di beni necessari o di lusso, non si pone come obiettivo il   controllo della natura. L’atteggiamento estetico non riconosce  scopi pratici al proprio operare.

Chi scrive ritiene invece che sia frutto di malafede culturale porre l’arte sull’altare della purezza creativa, assumendo che l’artista è avulso dalle realtà quotidiane. La nostra esperienza c’insegna che non è così. Anche senza ricorrere alla boutade di Andy Warhol che recita: “ogni artista è innanzi tutto un uomo d’affari”, sappiamo che l’artista non vive una realtà separata, lo stereotipo dell’artista con la testa nelle nuvole, non interessato e non coinvolto nella realtà, è una immagine falsa e retorica.  Ma anche supponendo assenza di scopi, questo  non è sufficiente a caratterizzare  l’atteggiamento estetico e esplorativo e  dare valore e significato all’opera. Come scriveva Oscar Wilde: “ Le peggiori opera d’arte sono realizzate con le migliori intenzioni. La ricerca di conoscenza, l’accumulo di epistemologia, hanno necessariamente scopi e  conseguenze pratiche, l’artista è interessato al conseguimento di un risultato che acquista significato solo nel momento in cui è condiviso socialmente. Nessun artista lavora solo per se stesso, a meno di considerare rari casi di patologia mentale.

 

Euro- 500

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Rappresentazione e metafora.  0

Le emozioni sono ovunque le stesse ma la loro rappresentazione artistica varia da un’epoca all’altra da un paese all’altro. Siamo educati ad accettare convenzioni in coerenza con la società nella quale viviamo. Purtroppo in questi ultimi decenni abbiamo perso il collegamento psico-sociale  della società così come è andata configurandosi negli ultimi decenni. Sembra che ci sia una diffusa incapacità di capire  cultura e l’arte che sono la nostra storia, la base stessa della nostra civiltà.

Oggi la nostra società è femminilizzata, lacrime ed emozioni sono provocate dai più futili  stimoli. Ciò che accade ai confini dell’espressione,nella differenza del possesso del sapere, il metaforismo è sfumato nella estemporaneità e non meditata superficialità. La lettura dell’arte non è in chiave culturale ma mondana il che impedisce di veder le differenze sostanziali. Un quadro di Albert ha una determinata costruzione, certi colori, in che misura siamo in grado di leggere la relazione tra forme, dimensione, colori? La lettura di un’opera non è sempre facile, lo status di una proprietà non è solo la rappresentazione letterale, ma il significato che in qualche caso ha aspetti oscuri e profondi che andrebbero indagati.

Esprimere significa interpretare. La natura dell’arte è essenzialmente metaforica, intrepido scavalcamento dei confini della ordinaria visione.  Un acquarello di Dὔrer, un dipinto di Jackson Pollock, una litografia di Soulage, pur nella diversità della forme espressive e di valore, rappresentano un tentativo che verrà, o dovrebbe  essere sottoposto al giudizio critico.

Le analisi delle funzioni simboliche dell’arte sono state radicalmente sostituite da stereotipi convenzionali. Alcuni studiosi, in conformità al temperamento e alla loro cultura, hanno considerato l’espressione come qualcosa di superato, pleonastico,nella società del frettoloso consumo di immagini. E’ in questo modo che si è finito per attuare una sorta di traslitterazione dal pensiero creativo all’adattamento mondano. Basta variare l’etichetta applicarla a qualsiasi oggetto. Certa arte pretende di attuare una metafora letterale, il che è semplicemente un ossimoro. Si dimentica la differenza tra espressione e rappresentazione. Esprimere significa mostrare, raffigurare. Possono esserci  rappresentazioni stereotipate e pur tuttavia, anzi proprio perché stereotipate, possono più facilmente entrare nell’immaginario collettivo. La strada del successo può essere più facile con la banalizzazione. Warhol e molta arte statunitense ha percorso con successo questa strada. Come già detto, l’esemplificazione scontata è in genere più eloquente, può essere stimolante anche se banale. Una proprietà espressa per quanto debba trovarsi in una relazione costante con forme letterali, non coincide necessariamente in estensioni con alcune prevedibili descrizioni letterarie della natura della metafora che l’arte dovrebbe esprimere. La scopa di Robert Rauschenberg è una banalissima provocazione. L’attitudine caratteristica dell’espressione letterale quasi sempre include insinuazioni elusive e intrepido scavalcamento dei fondamentali.Gonzales - 500

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Farfalle e avvoltoi.  0

Non c’è dubbio che la morale fai da te ha il vantaggio della comodità. Risponde a pieno titolo al mito della libertà assoluta che ha radici antiche. Francois Rabelais indica la regola dei telemiti, scritte sul frontone dell’abbazia di Theleme: “ Fa’ quello che vuoi”. Thelème  deriva dal greco “desiderio”. Se il mito della libertà non è mai stato facilmente realizzabile, tanto più difficile è oggi far coincidere libertà e complessità della vita moderna. Si è indotti a credere che la morale fai da te si applichi solo alla vita privata, ai gusti sessuali. In realtà non è così. Sollevare la questione se la morale abbia o meno radici religiose, addurre che, essendo nata dal pensiero umano, ha valore transitorio, è come parlare del sesso degli angeli, pleonasmi che preludono alla applicazione del detto dei telemiti. I fatti lo dimostrano. In politica, economia, nelle scuole di ogni ordine e grado, succedono cose impensabili fino a qualche decennio fa. E’ in corso una feroce polemica sui giornali che si occupano di finanza. E’ risultato chiaro che, alla base del disastro provocato dalla questione subprime, c’è stata totale assenza di moralità economica. Tempo f  le Borse di tutto il mondo furono sconvolte da un improvvisa crisi economica e bancaria. Uno dei responsabili del disastro, il signor James Cayne, ovviamente statunitense, mentre fioccavano i suicidi lui si dedicava al gioco del golf, al bridge, alla marijuana, come lui,  altri alti dirigenti responsabili del crollo che ha colpito molti risparmiatori. E’ di pochi giorni fa la notizia di un aereo in volo sul cielo di Washington  con il primo e secondo pilota che non rispondevano alla torre di controllo semplicemente perché dormivano. Alcuni tra i più importanti Istituti finanziari americani hanno fuorviato il mercato per il proprio tornaconto. Gli USA,che fanno guerre per esportare la democrazia, poi si ritrovano ai vertici di importantissime istituzioni finanziarie personaggi privi di moralità che con il loro comportamento producono danni enormi ai risparmiatori, e in definitiva alle economie di tutto il mondo. Non è necessario aver letto i libri che teorizzano e giustificano la morale fai da te, basta il martellamento dei media, la pressione verso il pensiero unico, in questo modo si creano situazioni ambientali, abitudini e tolleranze che si generalizzano. Forse la teoria delle catastrofi, il famoso esempio della farfalla che provoca l’uragano, vale anche in ambito sociale. Forse il richiamo molto più realistico ed efficace non è alla farfalla, ma agli avvoltoi.  america armata 500

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A priori epistemico.  0

Le parentele filosofiche si rivelano piuttosto insidiose per sostenere un certo livello di approfondimento traendolo dal brodo di coltura e ricostruzioni di varia natura e provenienza. Il rischio è di inscatolare  ipotesi empiriche in arzigogolate parafrasi astratte, poggiando per così dire il cappello dove più fa comodo. Le teorie che vogliono costituire le basi ermeneutiche del processo creativo, risultano piuttosto instabili perché non si servono della conoscenza, ma della congettura, cercando di portare ai confini estremi  le possibilità di teorie che, prive di fondatezza, restano nel campo delle supposizioni, fuori della portata di ogni verifica razionale. E’ quanto emerge dalla lettura dei libri di Danto, sui quali avremo modo di ritornare. Quello che viene proposto come il superamento della prassi, trascura di chiarire perché continuiamo ad usare lo stesso lessico, gli stessi riferimenti, le stesse forme di ragionamento, sia pure parzialmente capovolto, ma mai annullato. Detto in altri termini se riteniamo che l’epistemologia del fare artistico sia da annullare, dovremmo rinunciare per affrontare l’ermeneutica artistica  a costruire strutture verbali che si avvalgono degli stessi riferimenti.  Non si spiega altrimenti perché le teoria sembra aver come unico scopo sostituire un mito con un altro a scapito di razionalità ed empiria. L’esperienza di per sé non è in grado di fornire una giustificazione, di conseguenza, certe forme di ragionamento appaiono piuttosto conati conoscitivi  il cui scopo  è far spazio ad apodittiche realtà che non reggono ad analisi concettuali e sono   prive di motivazioni razionali, anzi, spesso costituiscono vere e proprie favole con morale prestabilita.  La percettività appartiene ad un altro ordine di fattori, materiali derivanti da singole esperienze. Il fatto che questi tentativi non abbiano alcuna giustificazione  nella realtà ontologica delle opere,  rende tutto il processo esclusivamente verbale e piuttosto confuso. Sarebbe necessario sviluppare considerazioni autenticamente epistemologiche  su possibilità e limiti  di una teoria rigorosamente verificabile, appaiono di difficile definizione certi procedimenti teorici ripetitivi e molto simili a truismi.  Gran parte della filosofia dell’arte sembra non disporre delle risorse concettuali sufficienti per tentare di costruire una teoria che abbia un  riscontro e un fondamento plausibili. La piattezza del tentativo di definizione porta inevitabilmente  ad a priori che finiscono per essere accettati anche se non verificabili. Tanto che ormai non c’è più distinzione tra fumetti, street-art, realtà virtuale. Un pot-pourri  culturalmente piuttosto insipido.

 

Immagine :Tadaomi Kawasaki. Senza Titolo. S.d.

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