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Galleria PUNTO SULL' ARTE scrive:

VALERIA VACCARO

CARTA, FORBICE, SASSO

a cura di Alessandra Redaelli

Vernissage: SABATO 23 NOVEMBRE 2019, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 24 Novembre – 21 Dicembre 2019
Luogo: PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Orari: Martedì – Sabato: 10-13 | 15-19. Domenica: 15-19
Catalogo: Testo critico di Alessandra Redaelli

È VALERIA VACCARO, una giovane artista del marmo, la protagonista della mostra di Novembre da PUNTO SULL’ARTE. Il VERNISSAGE della sua personale dal titolo CARTA, FORBICE, SASSO si terrà SABATO 23 NOVEMBRE dalle 18 alle 21.
Un lavoro elegante e dalla realizzazione impeccabile in cui il materiale della scultura per eccellenza diventa simbolo della società liquida che ci contraddistingue. La scultura infatti qui rinnega per certi versi se stessa, ripensando il materiale nobile per oggetti che di nobile non hanno nulla: dal pallet alla cassa da imballaggio, dal foglio di carta alla classica busta da ufficio destinata a essere lacerata e poi gettata via. Un’allusione che si fa ancora più sottile nella realizzazione scultorea di vecchi giocattoli, di un triciclo, di un lettino da bambino con le sponde: la cameretta del passato si trasforma qui in una celebrazione del tempo che passa e che rende questi oggetti inevitabilmente inutili. E un senso di spaesamento invade lo spettatore quando si rende conto che ciò che da lontano gli sembrava una giocosa ricostruzione di un ambiente infantile, da vicino si rivela il monumento a un tempo che non tornerà più. La trasformazione, la metamorfosi, il divenire sono evidenziati nel lavoro dell’artista anche dal ricorrere dell’effetto combustione. La sua materia, infatti, appare spesso invasa da una serie di bruciature che ne denotano la fragilità, la destinazione all’impermanenza. Tutta costruita sui contrasti tra pesante e leggero, eterno ed effimero, prezioso e ordinario, dunque, l’opera di Valeria Vaccaro ci mette di fronte all’incertezza del nostro tempo.
Un CATALOGO BILINGUE, con la riproduzione delle opere esposte ambientate e il testo della curatrice Alessandra Redaelli, verrà realizzato da PUNTO SULL’ARTE. L’Artista sarà presente in Galleria in occasione del Vernissage Sabato 23 Novembre.
VALERIA VACCARO nasce nel 1988 a Torino. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico, studia scultura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Espone regolarmente dal 2005. Tra il 2013 e il 2015 partecipa alla Biennale Itinerante Europea JCE Jeune Création Européenne. Nel 2015 espone a Exihibit a Torino e al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivara. Nel 2017, in occasione dell’Art Prize CBM, vince una menzione speciale dalla città di Torino. Nel 2019 inizia la collaborazione con la Galleria PUNTO SULL’ARTE ed espone alla 15° Edizione di ArtVerona. Vive e lavora a Torino.


AF Arte Contemporanea scrive:

Wormhole è un’ipotesi del mondo quantistico che prevede l’esistenza di un tunnel che possa mettere in comunicazione uno spazio o una peculiarità dello spazio con un’altra. Non è solo l’ipotesi di un movimento più veloce tra due punti ma anche una condizione che permette a chi a chi lo attraversa di mutare inclinazione e quindi destino. Questo wormhole nel suo percorso racchiude una singolarità che addensa in un punto quello che non poteva essere contenuto nello spazio.

Amedeo Martegani. A Wormhole
12 ottobre 2019 – 8 febbraio 2020
Orario di apertura: dal martedì al sabato ore 10 – 12.30 | 15.30 – 18.30
AF arte contemporanea, Via dei Bersaglieri 5/E, Bologna


ART1307 scrive:

Titolo: FLUXUS di Max Coppeta
Curatrice: Cynthia Penna di ART1307
Sede: LA Artcore Association @ Union Center for the Arts, DT Los Angeles
Date: 2-29 Ottobre 2019
Conferenza dell’artista: 6 Ottobre 2019 dalle 15 alle 17
Per informazioni: Tel. 081 660216, info@art1307.com, http://www.art1307.com
Fb: https://www.facebook.com/art1307
Instagram: ISTITUZIONE_CULTURALE_ART1307
Pinterest: Art1307

La mostra che Max Coppeta presenta all’Associazione LA Artcore di Los Angeles si ispira al testo di Italo Calvino: “Le città invisibili”.
Cosa sono queste “città” di Coppeta cui l’artista dedica un intero corpus di opere e un massiccio sforzo di produzione?
Più che elementi di staticità del vissuto sono elementi di dinamicità, di trasformazione, di modifica interiore: modifica del presente carico di un passato anch’esso in trasformazione. La memoria del passato (come afferma Calvino), già di per sé trasformata, trasforma il presente e il futuro.
Più che città strutturate esse rappresentano per Coppeta un viaggio intorno all’uomo.
Coppeta “racconta” una sua storia tra il surreale e il metafisico dedicata alle città, ai suoi abitanti, a quel flusso di vita che si dipana e si condensa all’interno di questi strani assembramenti di umanità.
L’intera mostra può suddividersi in capitoli che parlano di flussi, di tensioni e di trasformazioni.
Coppeta è un artista visionario: le sue opere sono scenografie teatrali ridotte in pochi centimetri di materia. La città descrive l’uomo, le sue passioni, le sue paure, le angosce e le emozioni: il continuo rincorrersi di storie, di pezzi di vita raccontati o taciuti, ma comunque vissuti.
Ineludibile, inconsapevole, trascinante, inaccessibile ad una comprensione più profonda, questo flusso inarrestabile di vita ci travolge quotidianamente e noi lo viviamo nella “normalità” delle nostre esistenze all’interno delle città.

Nasce a Sarno nel 1980, vive e lavora a Bellona (Ce). Nel 2002 si laurea in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, con una tesi sul teatro multimediale. Lo stesso anno gli viene assegnata una borsa di studio dall’Istituto Superiore di Design di Torino. È insignito di numerosissimi premi nazionali ed internazionali.
Ha esposto a Houston, Los Angeles, Lancaster, Singapore, Tokyo, Caracas, Valencia, Napoli, Milano, Torino, Venezia. Ha collaborato con l’Università di Salerno, il Politecnico di Milano e il Dams di Torino. La sua attività di ricerca, in costante evoluzione, viene monitorata dalla Fondazione Filiberto Menna di Salerno e dalla Fondazione D’Ars di Milano.
Coppeta esplora le varie possibilità della percezione visiva.
Dalla visione ottica con lavori sulla deformazione della materia, a lavori che esplorano la luce e la capacità di modificazione della realtà data dalla riflessione, e rifrazione della luce sui materiali.
Coppeta si inserisce sempre di più in una corrente di pensiero e di ricerca che parte dal costruttivismo, attraversa l’arte concreta, e sfocia nel cinetismo.
Ma non nega i suoi natali connessi agli studi di scenografia e pertanto fonde atmosfere teatrali e visionarie, con contesti di rigore della forma su cui si innesta il senso della percezione di volta in volta distorta, mutante, irreale e ambigua, ma che crea sempre una profonda emozione in chi guarda.


Galleria PUNTO SULL' ARTE scrive:

RAFFAELE MINOTTO – MEMORIES

Vernissage: SABATO 28 SETTEMBRE 2019, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 1 Ottobre – 9 Novembre 2019
Luogo: PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Orari: Martedì – Sabato: 10-13 | 15-19.
Catalogo: Testo critico di Alessandra Redaelli

Con una pittura pulviscolare e vibrante, RAFFAELE MINOTTO racconta storie sostanziate di memorie e di suggestioni. Il VERNISSAGE della sua nuova mostra personale dal titolo MEMORIES si terrà SABATO 28 SETTEMBRE dalle 18 alle 21 presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese. In mostra saranno presentati 15 dipinti inediti realizzati dall’Artista nel corso del 2019.

Le stanze di un palazzo nobiliare al centro di Padova, sono lo spunto per un’analisi della realtà condotta attraverso l’esperienza della grande storia dell’arte del passato: dall’impressionismo – che Minotto rielabora nella stesura vibrante del colore e nella capacità particolarissima di dare consistenza solida alla luce – all’espressionismo astratto, ripensato nel gesto finale con cui l’artista getta il colore chiaro sulla tela proprio per ottenere gli effetti di luce frammentata. Sostenuti dall’ossatura di un disegno minuziosissimo a carboncino – che qua e là si rivela nel dipinto nei punti di rarefazione del colore – i lavori dell’artista vedono la figura sempre assente, ma costantemente suggerita, evocata. Le sue stanze e le sue tavole imbandite oramai deserte suggeriscono storie, scatenano nello spettatore narrazioni, portano dentro di sé vicende e personaggi. Accanto agli ambienti, l’artista presenta in mostra anche una serie di paesaggi invernali. Lì il manto della neve scompagina prospettive e proporzioni, e mentre la terra brulla fa capolino sotto la coltre semi-sciolta, la pennellata si fa via via più libera e più materica, dando a queste opere una forte connotazione astratta.
La mostra è accompagnata da un CATALOGO BILINGUE realizzato da PUNTO SULL’ARTE contenente il testo critico della curatrice Alessandra Redaelli e la riproduzione delle opere esposte. L’Artista sarà presente in Galleria in occasione del Vernissage Sabato 28 Settembre.

RAFFAELE MINOTTO nasce a Padova nel 1969. Frequenta l’Accademia di Belle Arti, corso di Pittura, a Venezia, dove si diploma nel 1991. Alla pittura affianca l’incisione, dedicandosi soprattutto alla tecnica dell’acquaforte e della puntasecca. Nel 1995 realizza la sua prima mostra personale, presso il Centro di Storia del Costume Ieri Attualità di Padova e da questo momento comincia a esporre con continuità le sue opere. L’intenso lavoro svolto negli anni successivi è ben documentato in Via Euganea, mostra realizzata a Padova nel 2003, a cura di Giorgio Segato. Nel 2009, la pittura di Minotto è stata selezionata per Contemplazioni: ampia esposizione a cura di Alberto Agazzani, che ha proposto nel Castello Sismondo di Rimini un efficace punto di vista sulla pittura italiana. Da tale collaborazione derivano la mostra e il catalogo Riflessioni, con un’analisi delle opere realizzate tra il 2011 e 2012. Nel 2011 viene invitato da Vittorio Sgarbi ad esporre nell’ambito della 54° Biennale di Venezia – Sezione Regione Veneto e l’anno seguente partecipa alla mostra Incontri all’inizio del mondo, presso il Centro Culturale San Gaetano di Padova. A fine 2012 la mostra Riflessioni viene proposta anche nella Galleria Nino Sindoni di Asiago (Vicenza) e, successivamente, presentata sulla rivista AREAARTE (n. 14/Estate 2013). Acque misteriose è il progetto che rappresenta un “ritorno al disegno”, anche di grande formato, attraverso l’analisi del tema dei bagnanti, già affrontato da tempo con altre tecniche. La collaborazione con Stefano Annibaletto, curatore del progetto, porterà nel 2013 alla realizzazione dell’omonima mostra presso la Sala della Gran Guardia di Padova e di un catalogo che documenta e analizza il tema proposto. Lo studio dell’incisione prosegue accanto all’attività pittorica: a giugno 2012 Grafica d’arte dedica alle sue incisioni un’ampia presentazione a firma del prof. Paolo Bellini. Una sua stampa è stata candidata al Premio Leonardo Sciascia 2015-16 e presentata nelle mostre itineranti del Premio nelle città di Palermo, Firenze, Fabriano e Milano. Nel 2017, TG5 Arti-Impressioni su tela, rubrica di Canale 5 a cura di Guido del Turco e riservata al mondo dell’arte, presenta al grande pubblico una selezione delle opere di Minotto dedicandogli una breve intervista. Il suo lavoro è segnalato nei volumi La pittura nel Veneto – Il Novecento (Mondadori Electa, 2006) e La Pittura nel Veneto – Dizionario degli Artisti (Mondadori Electa, 2009). Nel corso della sua carriera artistica ha realizzato numerose mostre personali e collettive e ha esposto in fiere di settore in Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Russia, Austria, Lussemburgo e Svizzera. Vive e lavora a Padova.


Galleria PUNTO SULL' ARTE scrive:

RAFFAELE MINOTTO – MEMORIES

Vernissage: SABATO 28 SETTEMBRE 2019, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 1 Ottobre – 9 Novembre 2019
Luogo: PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Orari: Martedì – Sabato: 10-13 | 15-19.
Catalogo: Testo critico di Alessandra Redaelli

Con una pittura pulviscolare e vibrante, RAFFAELE MINOTTO racconta storie sostanziate di memorie e di suggestioni. Il VERNISSAGE della sua nuova mostra personale dal titolo MEMORIES si terrà SABATO 28 SETTEMBRE dalle 18 alle 21 presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese. In mostra saranno presentati 15 dipinti inediti realizzati dall’Artista nel corso del 2019.
Le stanze di un palazzo nobiliare al centro di Padova, sono lo spunto per un’analisi della realtà condotta attraverso l’esperienza della grande storia dell’arte del passato: dall’impressionismo – che Minotto rielabora nella stesura vibrante del colore e nella capacità particolarissima di dare consistenza solida alla luce – all’espressionismo astratto, ripensato nel gesto finale con cui l’artista getta il colore chiaro sulla tela proprio per ottenere gli effetti di luce frammentata. Sostenuti dall’ossatura di un disegno minuziosissimo a carboncino – che qua e là si rivela nel dipinto nei punti di rarefazione del colore – i lavori dell’artista vedono la figura sempre assente, ma costantemente suggerita, evocata. Le sue stanze e le sue tavole imbandite oramai deserte suggeriscono storie, scatenano nello spettatore narrazioni, portano dentro di sé vicende e personaggi. Accanto agli ambienti, l’artista presenta in mostra anche una serie di paesaggi invernali. Lì il manto della neve scompagina prospettive e proporzioni, e mentre la terra brulla fa capolino sotto la coltre semi-sciolta, la pennellata si fa via via più libera e più materica, dando a queste opere una forte connotazione astratta.
La mostra è accompagnata da un CATALOGO BILINGUE realizzato da PUNTO SULL’ARTE contenente il testo critico della curatrice Alessandra Redaelli e la riproduzione delle opere esposte. L’Artista sarà presente in Galleria in occasione del Vernissage Sabato 28 Settembre.

RAFFAELE MINOTTO nasce a Padova nel 1969. Frequenta l’Accademia di Belle Arti, corso di Pittura, a Venezia, dove si diploma nel 1991. Alla pittura affianca l’incisione, dedicandosi soprattutto alla tecnica dell’acquaforte e della puntasecca. Nel 1995 realizza la sua prima mostra personale, presso il Centro di Storia del Costume Ieri Attualità di Padova e da questo momento comincia a esporre con continuità le sue opere. L’intenso lavoro svolto negli anni successivi è ben documentato in Via Euganea, mostra realizzata a Padova nel 2003, a cura di Giorgio Segato. Nel 2009, la pittura di Minotto è stata selezionata per Contemplazioni: ampia esposizione a cura di Alberto Agazzani, che ha proposto nel Castello Sismondo di Rimini un efficace punto di vista sulla pittura italiana. Da tale collaborazione derivano la mostra e il catalogo Riflessioni, con un’analisi delle opere realizzate tra il 2011 e 2012. Nel 2011 viene invitato da Vittorio Sgarbi ad esporre nell’ambito della 54° Biennale di Venezia – Sezione Regione Veneto e l’anno seguente partecipa alla mostra Incontri all’inizio del mondo, presso il Centro Culturale San Gaetano di Padova. A fine 2012 la mostra Riflessioni viene proposta anche nella Galleria Nino Sindoni di Asiago (Vicenza) e, successivamente, presentata sulla rivista AREAARTE (n. 14/Estate 2013). Acque misteriose è il progetto che rappresenta un “ritorno al disegno”, anche di grande formato, attraverso l’analisi del tema dei bagnanti, già affrontato da tempo con altre tecniche. La collaborazione con Stefano Annibaletto, curatore del progetto, porterà nel 2013 alla realizzazione dell’omonima mostra presso la Sala della Gran Guardia di Padova e di un catalogo che documenta e analizza il tema proposto. Lo studio dell’incisione prosegue accanto all’attività pittorica: a giugno 2012 Grafica d’arte dedica alle sue incisioni un’ampia presentazione a firma del prof. Paolo Bellini. Una sua stampa è stata candidata al Premio Leonardo Sciascia 2015-16 e presentata nelle mostre itineranti del Premio nelle città di Palermo, Firenze, Fabriano e Milano. Nel 2017, TG5 Arti-Impressioni su tela, rubrica di Canale 5 a cura di Guido del Turco e riservata al mondo dell’arte, presenta al grande pubblico una selezione delle opere di Minotto dedicandogli una breve intervista. Il suo lavoro è segnalato nei volumi La pittura nel Veneto – Il Novecento (Mondadori Electa, 2006) e La Pittura nel Veneto – Dizionario degli Artisti (Mondadori Electa, 2009). Nel corso della sua carriera artistica ha realizzato numerose mostre personali e collettive e ha esposto in fiere di settore in Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Russia, Austria, Lussemburgo e Svizzera. Vive e lavora a Padova.


ART1307 scrive:

Titolo: Traveling Canvas
Curatore: Cynthia Penna e jill moniz
Artisti: Marie Fatou Kiné AW, Yuki Kamide, Claudia Meyer, Ana Rodriguez, Carla Viparelli, Dawit Abebe, Dino Izzo, Yasunari Nakagomi, Miguel Osuna, Duane Paul
Sede: CAL STATE University – Ronald H. Silverman Fine Arts Gallery – Los Angeles
Opening: 31 Agosto 2019 – 5 pm to 8 pm
Durata: 19 Agosto 2019 – 25 Settembre 2019
Per informazioni: Tel. 081 660216, info@art1307.com, http://www.art1307.com, http://www.travelingcanvas.art
Fb: https://www.facebook.com/art1307
Instagram: ISTITUZIONE_CULTURALE_ART1307
Pinterest: Art1307

Abbiamo il piacere di inviare il Comunicato Stampa della Mostra Traveling Canvas concepita e promossa da ART1307 che dopo la sua presentazione ufficiale a Napoli a Castel dell’Ovo nell’Aprile 2019 vede l’inizio del viaggio intorno al mondo con prima tappa Los Angeles.

“It is my pleasure to announce that the Ronald H. Silverman Fine Arts Gallery will feature an exhibition of Traveling Canvas, opening on August 19, 2019. This exhibition is curated by Cynthia Penna and jill moniz. The exhibition includes the works of Dawit Abebe from Addis Ababa, Ethiopia; Kiné Aw from Dakar, Senegal; Dino Izzo from Naples, Italy; Yuki Kamide of Tokyo, Japan; Claudia Mayer of Lucerne, Switzerland; Yasunari Nakagomi of Japan, Miguel Osuna from Mazatlán, Mexico; Duane Paul from Jamaica; Ana Rodriguez from Los Angeles, California; and Carla Viparelli of Naples, Italy.

Reception and Curators & Artists Talk: Saturday, August 31, 2019, 5 pm to 8 pm
Dr. Mika Cho, Director of Ronald H. Silverman Fine Arts Gallery @ Cal State LA”


Punto sull'arte scrive:

Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull’arte

Alessandro Costanzo Stefan Milosavljevic
a cura di Martina Campese e Raffaella Ferraro

Galleria Punto sull’Arte, viale Sant’Antonio 59/61, Varese 21100

Opening: giovedì 13 giugno H 18:00 – 21:00
Date: dal 14 giugno al 27 luglio
Orari: martedì-sabato 10-13, 15-19

tel. 0332 320990

All’interno della project room della Galleria PUNTO SULL’ARTE di Varese, il 13 giugno dalle ore 18.00, sarà inaugurata l’installazione site specific Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull’arte degli artisti Alessandro Costanzo e Stefan Milosavljevic, vincitori del Premio Speciale progetto curatoriale Under 30 dell’Arteam Cup 2018, a cura di Martina Campese e Raffaella Ferraro.

Perfettamente in linea con la mission del Premio, si sono creati i presupposti per l’innesto di proficue relazioni collaborative, dove la delicata poeticità dei lavori di due giovani artisti ha incontrato la curiosità e la sensibilità di due giovani curatrici. La project room della galleria è diventata per Alessandro e Stefan un’opportunità di riflessione e di dialogo tra loro e lo spazio. Partendo dall’identificazione di quattro parole chiave, attentamente estrapolate dalle loro ricerche artistiche, identità – casa | luoghi – memoria, gli artisti ne hanno ribaltato il punto di vista, allontanandosi dall’immediata visione introspettiva di casa, intesa come luogo identitario e di memoria. Allargando il campo d’indagine, si sono così proiettati in un contesto nuovo e inesplorato, quello stereotipato e irrealistico legato al concetto universale di “luogo paradisiaco”.
Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull’arte, dunque, è un’installazione immersiva ed esperienziale che permette di superare i limiti dello spazio e di intraprendere un viaggio temporaneo verso un’altra dimensione, quella del sogno e del mito contemporaneo, consentendo di raggiungere una dimensione paradisiaca ideale. Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull’arte restituisce un’immagine paradisiaca imperfetta e volutamente artefatta, che infonde nel fruitore una strana sensazione di incertezza, disorientamento e confusione. Si crea così una riflessione sull’idea di paradiso, che – incarnando una dimensione eterea e innaturale – risulta troppo lontana dalla percezione umana per essere pienamente comprensibile. Gli artisti diventano, quindi, gli interpreti di una credenza mitologica universale, offrendo a tutti, anche solo temporaneamente, l’illusione di aver raggiunto il proprio paradiso.

ALESSANDRO COSTANZO nasce nel 1991 a Catania e dal 2018 si trasferisce a Bruxelles dove vive, studia, osserva e sperimenta nuovi “territori” concettuali e operativi. Iscritto dapprima all’Accademia di Belle Arti di Urbino, prosegue gli studi all’Accademia di Catania, conseguendo la laurea specialistica in Pittura – Arti Visive nel 2016. Tra le attività più recenti: residenza d’artista con Gianni Caravaggio: Ritratto a mano 3.0, Caramanico Terme (2016); Premio ORA, (maggio 2017); vincitore premio speciale BAF 2018 e premio speciale Bonioni Arte ad Arteam Cup 2017, BonelliLab, Canneto sull’Oglio, (ottobre 2017); residenza d’artista del Premio Arti Visive San Fedele, Milano (2017-2018); La sostanza del ricordo, doppia mostra personale insieme ad Andrea Cereda, a cura di Matteo Galbiati, Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia (2018); è finalista e vincitore del Premio speciale progetto curatoriale under 30 @Punto sull’Arte (ex aequo con Stefan Milosavljevic), Arteam Cup 2018, Fondazione Dino Zoli, Forlì (2018). A settembre del 2018 collabora con Arnaud Eeckhout e Mauro Vitturini del collective VOID in occasione della loro partecipazione alla Biennale al Parc d’Enghien “MIROIRS #2 – Tout est paysage”. Da dicembre 2018 è in residenza a Bruxelles presso lo spazio “Arte Contemporanea”, associazione culturale no-profit (IT–BE), diretta da Rosa Anna Musumeci.
STEFAN MILOSAVLJEVIC nasce a Smederevo, in Serbia, nel 1992. Consegue la laurea triennale presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2016 e successivamente frequenta l’università IUAV, sempre a Venezia. Tra le mostre più recenti: Cenere, Galleria Daniele Agostini, Lugano (2019); Appocundria, Casa Testori, Novate Milanese (2019); I lied in a Visa Center, Galleria Più, Bologna (2018); Tra luce e tenebre, Galleria San Fedele, Milano (2018); Eroe del mondo – solo exhibition, Nam Project, Milano (2017); WANNA FIGHT?, Museo di Arte Contemporanea, Lissone (2017); A house, halfway, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2017); 100ma Collettiva Giovani Artisti, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2016).
Si classifica primo al Prize Frase Contemporary Art (2016) e vince il Premio MAC Under 30: solo show nella project room del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone nell’ambito di Arteam Cup (2016). Vince il Premio Speciale San Fedele, Milano (2017); è finalista e vincitore del Premio speciale progetto curatoriale under 30 @Punto sull’Arte (ex aequo con Alessandro Costanzo) ad Arteam Cup 2018, Fondazione Dino Zoli, Forlì (2018).


Punto sull'arte scrive:

All’interno della project room della Galleria PUNTO SULL’ARTE di Varese, il 13 giugno dalle ore 18.00, sarà inaugurata l’installazione site specific Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull’arte degli artisti Alessandro Costanzo e Stefan Milosavljevic, vincitori del Premio Speciale progetto curatoriale Under 30 dell’Arteam Cup 2018, a cura di Martina Campese e Raffaella Ferraro.

Perfettamente in linea con la mission del Premio, si sono creati i presupposti per l’innesto di proficue relazioni collaborative, dove la delicata poeticità dei lavori di due giovani artisti ha incontrato la curiosità e la sensibilità di due giovani curatrici. La project room della galleria è diventata per Alessandro e Stefan un’opportunità di riflessione e di dialogo tra loro e lo spazio. Partendo dall’identificazione di quattro parole chiave, attentamente estrapolate dalle loro ricerche artistiche, identità – casa | luoghi – memoria, gli artisti ne hanno ribaltato il punto di vista, allontanandosi dall’immediata visione introspettiva di casa, intesa come luogo identitario e di memoria. Allargando il campo d’indagine, si sono così proiettati in un contesto nuovo e inesplorato, quello stereotipato e irrealistico legato al concetto universale di “luogo paradisiaco”.
Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull’arte, dunque, è un’installazione immersiva ed esperienziale che permette di superare i limiti dello spazio e di intraprendere un viaggio temporaneo verso un’altra dimensione, quella del sogno e del mito contemporaneo, consentendo di raggiungere una dimensione paradisiaca ideale. Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull’arte restituisce un’immagine paradisiaca imperfetta e volutamente artefatta, che infonde nel fruitore una strana sensazione di incertezza, disorientamento e confusione. Si crea così una riflessione sull’idea di paradiso, che – incarnando una dimensione eterea e innaturale – risulta troppo lontana dalla percezione umana per essere pienamente comprensibile. Gli artisti diventano, quindi, gli interpreti di una credenza mitologica universale, offrendo a tutti, anche solo temporaneamente, l’illusione di aver raggiunto il proprio paradiso.

ALESSANDRO COSTANZO nasce nel 1991 a Catania e dal 2018 si trasferisce a Bruxelles dove vive, studia, osserva e sperimenta nuovi “territori” concettuali e operativi. Iscritto dapprima all’Accademia di Belle Arti di Urbino, prosegue gli studi all’Accademia di Catania, conseguendo la laurea specialistica in Pittura – Arti Visive nel 2016. Tra le attività più recenti: residenza d’artista con Gianni Caravaggio: Ritratto a mano 3.0, Caramanico Terme (2016); Premio ORA, (maggio 2017); vincitore premio speciale BAF 2018 e premio speciale Bonioni Arte ad Arteam Cup 2017, BonelliLab, Canneto sull’Oglio, (ottobre 2017); residenza d’artista del Premio Arti Visive San Fedele, Milano (2017-2018); La sostanza del ricordo, doppia mostra personale insieme ad Andrea Cereda, a cura di Matteo Galbiati, Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia (2018); è finalista e vincitore del Premio speciale progetto curatoriale under 30 @Punto sull’Arte (ex aequo con Stefan Milosavljevic), Arteam Cup 2018, Fondazione Dino Zoli, Forlì (2018). A settembre del 2018 collabora con Arnaud Eeckhout e Mauro Vitturini del collective VOID in occasione della loro partecipazione alla Biennale al Parc d’Enghien “MIROIRS #2 – Tout est paysage”. Da dicembre 2018 è in residenza a Bruxelles presso lo spazio “Arte Contemporanea”, associazione culturale no-profit (IT–BE), diretta da Rosa Anna Musumeci.
STEFAN MILOSAVLJEVIC nasce a Smederevo, in Serbia, nel 1992. Consegue la laurea triennale presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2016 e successivamente frequenta l’università IUAV, sempre a Venezia. Tra le mostre più recenti: Cenere, Galleria Daniele Agostini, Lugano (2019); Appocundria, Casa Testori, Novate Milanese (2019); I lied in a Visa Center, Galleria Più, Bologna (2018); Tra luce e tenebre, Galleria San Fedele, Milano (2018); Eroe del mondo – solo exhibition, Nam Project, Milano (2017); WANNA FIGHT?, Museo di Arte Contemporanea, Lissone (2017); A house, halfway, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2017); 100ma Collettiva Giovani Artisti, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2016).
Si classifica primo al Prize Frase Contemporary Art (2016) e vince il Premio MAC Under 30: solo show nella project room del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone nell’ambito di Arteam Cup (2016). Vince il Premio Speciale San Fedele, Milano (2017); è finalista e vincitore del Premio speciale progetto curatoriale under 30 @Punto sull’Arte (ex aequo con Alessandro Costanzo) ad Arteam Cup 2018, Fondazione Dino Zoli, Forlì (2018).


Punto sull'arte scrive:

GIOVEDÌ 13 GIUGNO 2019, dalle ore 18 alle 21
14 Giugno – 3 Agosto 2019
PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19

La rassegna <20 15×15 / 20×20 | Collezione Punto sull'Arte è giunta quest’anno alla Sesta Edizionee vede riuniti 20 artistiitaliani e stranieri, pittori e scultori con diverse esperienze nazionali e internazionali.
Il vernissage della mostra si terrà Giovedì 13 Giugno dalle ore 18 alle 21 presso la Galleria Punto sull'Arte a Varese – Casbeno.
Come nelle edizioni precedenti, tutti gli Artisti hanno realizzato opere partendo dalle misure standard di 15×15 e 20×20 cm. Ognuno si è espresso liberamente, senza un tema predefinito e senza vincoli di tecnica. Varie sono anche le tecniche e i supporti utilizzati: dai colori a olio all’acquerello, dalle penne colorate alla resina, dal marmo alla tavola, dalla tela alla carta.
Il risultato finale è rappresentato dalla mostra collettiva con cui la Galleria Punto sull'Arte conclude la stagione espositiva prima dell’estate: una mostra costituita da pezzi unici realizzati da ogni artista appositamente, opere personali, inedite e in edizione limitata.
Artisti in mostra: Annalù, Carlo Cane, Anna Caruso, Valentina Ceci, Dario Brevi, Ottorino De Lucchi, Pino Deodato, Michael Gambino, Claudia Giraudo, Federico Infante, Alberto Magnani, Matteo Massagrande, Sabrina Milazzo, Igor Molin, Sergio Padovani, Paolo Quaresima, Brian Keith Stephens, Giorgio Tentolini, Andrea Toniolo, Valeria Vaccaro.


ART1307 scrive:

Titolo: Sospesi sulla storia
Artisti: Mary Cinque, Linda Kunik, Antonella Lucarella, Maidy Morhous, Geppy Pisanelli, Viviana Rasulo, Catherine Rouane, Giuseppe Salviati, Richard Slechta, Stephanie Sydney
Curatore: Cynthia Penna
Organizzatore: Art1307
Sede: Villa di Donato, P.zza Sant’Eframo Vecchio – Napoli
Opening: 29 Maggio 2019
Durata: dal 29 maggio al 10 Giugno 2019
Per informazioni: Tel. 081 660216, info@art1307.com, http://www.art1307.com
Fb: https://www.facebook.com/art1307
Instagram: ISTITUZIONE_CULTURALE_ART1307
Pinterest: Art1307

Con l’autorizzazione dell’uso dell’immagine di Alun Be come immagine focale ed emblema della mostra

Partendo dalla ricerca nella storia del proprio paese, si seleziona un oggetto di arte antica che rappresenti un campo della tradizione culturale del paese e lo si elabora in chiave contemporanea in modo da proiettarne il significato nel futuro dell’arte.
Un ponte tra passato, presente e futuro attraverso un pezzo di storia che rappresenti la base culturale del paese e che va ad incidere non solo sul proprio bagaglio culturale nel presente, ma che può incidere nel futuro della cultura del paese.
In breve: qual è il MARCHIO culturale che nei due paesi la popolazione non potrà scrollarsi di dosso? Qual è l’elemento cardine della base culturale del paese che ha inciso fino ai nostri giorni e che potrà incidere sulla cultura delle future generazioni?
L’elemento a base della cultura e della tradizione del paese: l’elemento marchiante il proprio passato e il proprio destino.
Una volta selezionato il pezzo o il concetto, lo si deve rendere in termini di forza culturale attuale e anche proiettarlo come forza marcante nel futuro.
Creare una sorta di time-line dell’oggetto o del concetto dal passato al futuro passando per il presente.
Trattasi di un progetto sul tempo e sullo spazio.


ART1307 scrive:

Titolo: Family affairs: I Moses
Curatore: Cynthia Penna
Artisti: Ed Moses, Andy Moses, Kelly Berg
Organizzatore: ART1307
Sede: Villa di Donato, P.zza S. Eframo Vecchio, Napoli
Opening: 7 Aprile, ore 18/21
Durata: dal 7 Aprile al 16 maggio 2019
Patrocinio: Consolato Generale Stai Uniti d’America di Napoli
Per informazioni: Tel. 081 660216, info@art1307.com, http://www.art1307.com
Fb: https://www.facebook.com/art1307
Instagram: ISTITUZIONE_CULTURALE_ART1307
Pinterest: Art1307

Affari pittorici di una famiglia di artisti o meglio relazioni di una famiglia i cui membri, in un modo o in un altro, hanno dialogato tra loro, hanno “respirato” la stessa aria, hanno “mangiato” lo stesso cibo, hanno “annusato” il medesimo profumo dell’olio sulla tela. Una famiglia di artisti: tre generazioni a confronto; 3 stili, tre personalità differenti con un ‘unica passione ed un unico scopo nella vita: fare arte. Per loro respirare e vivere significa dipingere, costantemente , continuamente.
Il capostipite Ed Moses : una vita per l’arte: arte come ossessione più che come passione o come lavoro. Il suo legato al mondo e non solo al mondo dell’arte è che le passioni, le necessità interiori vanno perseguite, assecondate e condivise, al di sopra di tutto ed innanzi a tutto. Per dirla con Vasco Rossi: una vita spericolata, una vita disordinata, una vita esagerata, di quelle che non si sa mai…. Eppure una vita ordinata solo dai ritmi scanditi dal bisogno di dipingere, dai tempi selezionati dal cervello per dar ordine alle mani e al corpo di eseguire. Un ordine e una disciplina ferree nello sperimentare quotidianamente e produrre continuativamente. Genialità pura di quelle che si ripetono nel mondo solo in rarissimi casi: la capacità di modificare lo stile, la strategia pittorica, la concezione stessa dell’applicare colore o tratto o materia su un campo o su uno spazio, senza mai scadere nel banale, questo è quanto Ed ha praticato in tutta la sua vita fino a due settimane prima di lasciarci, pensando di inventare e dover scoprire ancora qualcosa di altro e di più, insegnandoci a non arrenderci mai neanche alla fine della vita.
Seguire le orme di un padre tanto geniale e tanto variegato, mutevole, mai uguale a se stesso, e scegliere per sé il medesimo mestiere di artista poteva essere o un atto di follia o un atto di coraggio. Per Andy Moses si è trattato del secondo: un atto di coraggio. Andy, munito di una personalità del tutto autonoma, anziché immergersi in una genialità caotica quanto convulsa, ha optato per una ricerca sistematica e sistemica di colore e forma. Dal padre ha acquisito il senso del dovere della sperimentazione, diventando in poco tempo una delle massime voci in campo coloristico del Sud della California. La sua capacità coloristica e la gestione del colore, le sue particolari miscele impossibili di pittura, la sapienza del gesto e la proprietà unica della gestualità, la capacità di operare, applicare e modificare il colore sulla tela, la padronanza di mano nella meticolosità del gesto, sono tutte caratteristiche peculiari di Andy , nate con lui, di sua sola pertinenza e di particolare personale talento.
Poi per caso, in punta di piedi e delicatamente come le si addice per carattere, è arrivata Kelly in famiglia. La freschezza, la gaiezza, la serenità e l’entusiasmo della gioventù ha portato un soffio d’aria fresca in casa. Kelly Berg, dopo gli studi in Minnesota, paese di nascita, si è trasferita a Los Angeles giovanissima dove ha perfezionato gli studi di arte e design. Più caparbia del marito Andy, ha continuato a studiare e disegnare senza sosta, ad immergersi nei colori e nelle forme per trovare una sua strada differente che non fosse di “accompagnamento” per nessuno: marito o suocero.
Un primo viaggio a Napoli per la mostra di Andy presso l’associazione ART1307, fu per lei a dir poco folgorante: la scoperta del Vesuvio come vulcano attivo ma silente. La potenzialità distruttiva di una forza della natura che sembra dolcemente addormentata sul golfo di Napoli , ma che all’improvviso si potrebbe rivelare catastrofico senza rimedio. Da allora, ed era il 2011, Kelly iniziò il suo percorso di ricerca pittorica tra le forze della Natura che da meravigliose possono modificarsi in catastrofiche nello spazio di un mattino. Nella sua arte si alternano elementi diversi, contrastanti ed estremi: la forma piramidale, triangolare col vertice rivolto verso l’alto se da un lato ricorda la forma di montagne e vulcani, nel contempo rappresenta anche, così dematerializzata, una presenza conturbante: la rappresentazione scenico- pittorica di un ignoto, di una forza misteriosa e incontrollabile. Le fratture profonde del terreno, le esplosioni di lava, le solfatare che emettono miasmi e fumi: il tutto ammantato di una colorazione che tra il rosso, il nero e l’oro drammatizza la scena e focalizza, cattura ed ipnotizza lo sguardo. Nulla in Natura è delicato e lieve come sembra apparire la stessa personalità della Berg: eterea e delicata all’apparenza, ma molto contorta e intricata in profondità. Tre generazioni, tre stili, tre personalità forti e decise che forse si sono reciprocamente influenzate e medesimamente respinte, si sono criticate ed hanno litigato, ma l’uno è entrato nell’altro e nell’arte dell’altro irrimediabilmente.
E soprattutto si sono amati e rispettati molto.


Sentieri A.C.G.T. scrive:

Il Festival Sentieri, organizzato dal Centro Ricerca Arte Contemporanea diretto da Claudio Pieroni e dall’Associazione Feng Huang diretta da Luo Guixia, si propone di portare per un mese (dal 20 Aprile al 19 Maggio 2019) l’arte contemporanea nella cornice atemporale di Amelia (TR), dove la “Via della Seta” e la “Via Francigena” si sono incontrate tracciando un percorso.

A.C.G.T. diviene una dimensione nello spazio occupando l’intero centro storico attraverso l’intervento di una quarantina di artisti emergenti internazionali.

Le opere (dipinti, fotografie, video, installazioni) saranno esposte in androni di antichi palazzi, in spazi in disuso aperti per l’occasione, nelle cisterne romane del II sec a.C. che si snodano sotto le vie della Città di Amelia, e ancora in edifici religiosi sconsacrati, botteghe del centro storico e spazi dimenticati, che riprenderanno vita ospitando colori, persone e figure attuali in ambienti in disuso che invece conservano la memoria di vicende vecchie lontane da noi.

A.C.G.T. – Adenina, Citosina, Guanina e Timina – struttura primaria della molecola di DNA, alfabeto della vita, è la serie ordinata di tutti i segni di cui la vita dispone per le sue variegate espressioni poetiche. È il Sentiero che la vita percorre e ripercorre, l’intreccio di tracce solcate e segnate dal passaggio di incontri mancati.

ARTISTI: Simone Bacco, Silvia Bordini, Cao Peian, Cao Wenhai, Marco Ceccarelli, Floriana Celani, Primarosa Cesarini Sforza, Chen Danqing, Chen Kaimin, Flaminia Cicerchia, Susan Cox, Carlo Deperu, Fan Zhengchen, Andrea Fogli, Gao Shan, Giulia Gallo, Hou Zhiming, Huang Zisheng, Li Jinghua, Li Tianyuan, Luo Guixia, Mattia Malvicino, Nicola Maria Martino, Flavio Orlando, Enrico Partengo, Mario Petrachi, Pasquale Polidori, Michele Prezioso, Elisa Sartori, Song Renwei, Alejandro Tamagno, Damiano Tata, Wang Shijie, Xie Tian, Yang Yang, Yang Zhengjun, Zhang Dongqing, Zhong Xingjun.


Sentieri A.C.G.T. Festival di Arte Contemporanea scrive:

SENTIERI A.C.G.T. La serie ordinata di tutti i segni di cui la vita dispone per le sue variegate espressioni poetiche

Festival di Arte Contemporanea – Amelia (TR)

INAUGURAZIONE – VERNISSAGE: 20 aprile 2019

Il Festival Sentieri A.C.G.T. si propone di portare per un mese (dal 20 Aprile al 19 Maggio 2019) l’arte contemporanea nella cornice atemporale di Amelia (TR), dove la “Via della Seta” e la “Via Francigena” si sono incontrate tracciando un percorso.

A.C.G.T. diviene una dimensione nello spazio occupando l’intero centro storico attraverso l’intervento di una quarantina di artisti emergenti internazionali. Le opere (dipinti, fotografie, video, installazioni) saranno esposte in androni di antichi palazzi, in spazi in disuso aperti per l’occasione, nelle cisterne romane del II sec a.C. che si snodano sotto le vie della Città di Amelia, e ancora in edifici religiosi sconsacrati, botteghe del centro storico e spazi dimenticati, che riprenderanno vita ospitando colori, persone e figure attuali in ambienti in disuso che invece conservano la memoria di vicende vecchie lontane da noi.

A.C.G.T. – Adenina, Citosina, Guanina e Timina – struttura primaria della molecola di DNA, alfabeto della vita, è la serie ordinata di tutti i segni di cui la vita dispone per le sue variegate espressioni poetiche. È il Sentiero che la vita percorre e ripercorre, l’intreccio di tracce solcate e segnate dal passaggio di incontri mancati.


A' Mbasciata Gallery scrive:

A’Mbasciata Gallery
Maurizio Piro – Noumeni

Inaugurazione: venerdi 15
marzo 2019, ore 18.00 Periodo: dal 15 marzo – 16 aprile 2019 luogo: A’Mbasciata Gallery, via Benedetto Croce, 19, Napoli

A cura di Nova Art, A’Mbasciata Gallery è lieta di presentare la personale pittorica dell’ artista Maurizio Piro.

Le opere pittoriche di Piro hanno un significato contemplativo ed enigmatico. La sua ricerca è caratterizzata da un approccio personale fatto di astrazioni e grafemi dettata da influenze esterne.

Noumeno è la sintesi del processo creativo dell’artista che ordina la conoscenza della realtà attraverso la forma, il colore e la scrittura che sono il medium delle opere esposte.

L’esposizione inizia con il “Black mirror” (plexiglas nero riflettente) in cui prevalgono i caratteri che Piro ha sviluppato con il tempo, mentre nelle altre opere si racchiudono in forme intense e materiche.

Maurizio Renzullo in arte Piro nasce a Torre del Greco il 1990. Si laurea in grafica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.


A' Mbasciata Gallery scrive:

A’Mbasciata Gallery
Maurizio Piro – Noumeni

Inaugurazione: venerdi 15 marzo 2019, ore 18.00 Periodo: dal 15 marzo – 16 aprile 2019 luogo: A’Mbasciata Gallery, via Benedetto Croce, 19, Napoli

A cura di Nova Art, A’Mbasciata Gallery è lieta di presentare la personale pittorica dell’ artista Maurizio Piro.
Le opere pittoriche di Piro hanno un significato contemplativo ed enigmatico. La sua ricerca è caratterizzata da un approccio personale fatto di astrazioni e grafemi dettata da influenze esterne.

Noumeno è la sintesi del processo creativo dell’artista che ordina la conoscenza della realtà attraverso la forma, il colore e la scrittura che sono il medium delle opere esposte.

L’esposizione inizia con il “Black mirror” (plexiglas nero riflettente) in cui prevalgono i caratteri che Piro ha sviluppato con il tempo, mentre nelle altre opere si racchiudono in forme intense e materiche.

Maurizio Renzullo in arte Piro nasce a Torre del Greco il 1990. Si laurea in grafica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.


Galleria PUNTO SULL'ARTE scrive:

Colorato, gioioso, spumeggiante, è il Neopop il filo conduttore della mostra con cui la galleria PUNTO SULL’ARTE si presenta al pubblico rinnovata e raddoppiata negli spazi, con le nuove grandi sale al piano superiore pronte ad accogliere nuovi progetti e nuovi artisti.
VERNISSAGE SABATO 30 MARZO dalle ore 18 alle 21.
Se la Pop Art di Andy Warhol nasce come estrapolazione dell’oggetto dal quotidiano per inquadrarlo sotto la nuova luce dell’arte, l’attuale corrente Neopop aggiunge a questo gesto l’intento di giocare con la percezione dello spettatore, e a quella sensibilità solo apparentemente easy sottende sempre profonde stratificazioni concettuali. Come le icone del cinema di DARIO BREVI – esponente di punta del Nuovo Futurismo – che si rivelano, viste da vicino, eleganti assemblaggi di forme astratte. O come i visi e i corpi realizzati da GIORGIO TENTOLINI attraverso sovrapposizioni di rete metallica: incantevoli trappole neo Optical. In un intelligente gioco di identificazione, GIUSEPPE VENEZIANO ci regala un’inaspettata Ragazza con l’orecchino di perla mentre ci mostra il lato B facendosi un selfie allo specchio, e ancora pittura flat e semplificazione formale caratterizzano il lavoro di IGOR MOLIN, e i suoi scorci pensati come intarsi di forme. Sono proprio due ipnotici “lollipop” a catturare l’attenzione della rana nell’opera di MASSIMO CACCIA, e ancora colori intensi, zuccherosi, da negozio di dolciumi caratterizzano le camicie dell’ultimo lavoro di ALBERTO MAGNANI. E mentre MICHAEL GAMBINO, come un mago contemporaneo, fa scaturire sciami di farfalle dai libri, GIORGIO LAVERI e VALERIA VACCARO si ispirano agli oggetti del quotidiano per restituirceli ingigantiti, ripensati; Laveri esaltando la sensualità di una ciliegia o di un rossetto nello splendore laccato della ceramica, Vaccaro spiazzandoci con i suoi fiammiferi e con i bancali che celano sotto l’aspetto ruvido e umile del legno di scarto, la preziosità del marmo di Carrara.
Le nuove sale al piano di sopra ospitano una mostra nella mostra, dando al pubblico la possibilità di scoprire alcuni nuovi artisti che entrano a far parte di PUNTO SULL’ARTE. Insieme a loro ci sono i nomi storici della galleria che presentano dipinti e sculture inedite: Annalù, Matteo Massagrande, Alex Pinna, Claudia Giraudo, Matteo Pugliese, Jernej Forbici e tanti altri.
Artisti che, tra l’altro, saranno quasi tutti presenti personalmente all’inaugurazione: un’occasione unica per il pubblico che avrà così la possibilità di conoscerli.

Vernissage: SABATO 30 MARZO 2019, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 31 Marzo – 27 Aprile 2019
Luogo: PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 | info@puntosullarte.it
Orari: Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19. Domenica 31 Marzo e 7 Aprile: h 15-19.


SBLU_spazioalbello scrive:

Giovanni Valletta – La levità dell’angelo

5 / 22 febbraio 2019
SBLU_spazioalbello
Via Antonio Cecchi 8, Milano
Inaugurazione ore 18.00
Introduzione alla mostra di Flaminio Gualdoni

Associare la scultura alla leggerezza può sembrare un azzardo, soprattutto quando prende forma dal marmo o dall’alabastro. Eppure Flaminio Gualdoni, descrivendo il lavoro di Giovanni Valletta dichiara che allo scultore:”… interessano gli angeli, ovvero una levità e un’intensità poetica che si coaguli in forme essenziali, in se stesse e a se stesse necessarie…”.
Forme generate da geometria pura, oggetti plastici autonomi, frutto di pura invenzione astratta. “Le sue geometrie lasciano in vista il palpitare organico del formarsi, il senso di vitalità oscura della generazione, il confine fervido e ambiguo del biomorfo che cerca la propria pronuncia essenziale, asciutta, schiarita come in virtù di una decantazione insieme intellettuale e poetica”.
Per realizzare le sue opere Valletta utilizza indifferentemente legno laccato, marmo o alabastro, ottone lucidato, mixando i materiali in libertà.
Soprattutto l’ottone lucidato esalta la morfologia delle sue invenzioni, forme concave e convesse, che combina in installazioni particolari, come un percorso di frammenti che si distribuiscono nello spazio, riflettendo l’ambiente circostante e il fruitore che si avvicina.

Un’attitudine all’astrazione che ha avvicinato la ricerca artistica di Giovanni Valletta a quella di Hans Arp e di Constantin Brâncusi. Di quest’ultimo ha raccolto il senso del tempo e della moltiplicazione, affrancando però i pezzi che compongono le sue opere dalla serialità ripetitiva per accogliere il caso e l’unicità dell’essere. Composizioni che, sia che si sviluppino in verticale che nel dipanarsi come sentiero, disegnano un firmamento di corpi celesti, che si liberano della sostanza di cui son fatti per diventare luce pura.
Valletta in mostra, oltre a opere a parete e sculture da terra, propone una installazione site specific che reinventa e offre una suggestione inedita dello spazio espositivo.

Giovanni Valletta
Nasce a San Cesario di Lecce dove vive e lavora. Si diploma all’Istituto statale d’arte di Lecce e completa la sua formazione frequentando l’ambiente artistico napoletano e gli artisti Borelli, Gaetaniello e Perez. Gli esordi lo vedono impegnato sul versante figurativo, ma scopre le radici moderne della scultura grazie al lavoro di Hans Harp e successivamente Brâncusi. La produzione più recente gioca sul filo dell’ambiguità tra bellezza sensibile e puro intelletto. Inizia l’attività espositiva nel 1968 a Rimini e nel 1970 vince la medaglia d’oro alla quarta rassegna di arte contemporanea di Lecce. Da allora si susseguono smostre collettive e personali in Italia e all’estero: in Romania, Inghilterra e Slovenia.
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SBLU_spazioalbello è uno spazio libero per esporre bellezza, con la finalità di diffondere cultura visiva, di provocare dubbi e muovere domande nell’ambito della ricerca del bello, per recuperare la capacità di costruire un’etica della bellezza. SBLU_spazioalbello nasce da un’idea di Susanna Vallebona, visual designer, titolare di Esseblu, che da oltre 30 anni opera nel campo della comunicazione visiva, del design e dell’arte, ed è curatrice dello spazio.
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INGRESSO LIBERO
Inaugurazione 5 febbraio 2019 ore 18.00
La mostra prosegue fino al 22 febbraio 2019: dal lunedì al venerdì su appuntamento
tel 02 48000291
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Per raggiungere via Antonio Cecchi: 58, 50, 61, 67, 90, 91, MM1 Wagner o De Angeli
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SBLU_spazioalbello 02 48000291 – spazioalbello@esseblu.ithttp://www.sblu.it


GALLERIA PUNTO SULL'ARTE scrive:

SOUND OF SILENCE | DANIELE CESTARI
a cura di Alessandra Redaelli

Vernissage: SABATO 26 GENNAIO 2019, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 27 Gennaio – 2 Marzo 2019
Luogo: PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 | info@puntosullarte.it
Orari: Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19. Domenica 27 Gennaio e 3 Febbraio: h 15 – 19.
Catalogo: con testo critico bilingue di Alessandra Redaelli

Per la prima mostra personale del 2019, la galleria PUNTO SULL’ARTE sceglie DANIELE CESTARI, un artista giovane, ma con uno stile strutturato e riconoscibile. VERNISSAGE SABATO 26 GENNAIO dalle ore 18 alle 21.

Ferrarese, trentacinque anni, Daniele Cestari è un fuoriclasse del paesaggio. È questa la sua chiave per interpretare la realtà. Le sue sono vedute urbane ampie, giocate su prospettive potenzialmente infinite, dove gli edifici si rivelano pretesti per un ripensamento dello spazio; oppure montagne iconiche, monolitiche, perse in un altrove che le rende archetipo del paesaggio di montagna e portatrici di simboli e significati sottintesi. Il silenzio della partitura cromatica appena sussurrata – giocata spesso su una gamma ridotta di toni che vanno dai grigi ai bianchi oppure dai bruni agli ocra – si accende all’improvviso nello squillo dei graffi di colore, delle strisce incongruenti, degli addensamenti di materia che costringono lo spettatore a ripensare l’immagine. E la stessa materia pittorica non è mai piana, ma sofferente, grumosa, colante. A volte l’artista sceglie come supporto per la sua pittura carte antiche, vecchie pagine di quaderni vergate con una grafia ordinata, vetusti atti amministrativi, ottenendo il risultato di dilatare il tempo dell’opera fino a un passato lontano, avvolto nel mistero, capace di trasformare l’immagine in un abisso di suggestioni inedite.

DANIELE CESTARI nasce nel 1983 a Ferrara. Si laurea in architettura nel 2009 per poi dedicarsi alla pittura. La sua carriera di artista è strettamente legata ai suoi studi universitari di architettura, che ha portato a compimento con una tesi di laurea in progettazione urbanistica. In questo contesto ha sviluppato la predilezione per l’aspetto fisico della città e per il paesaggio urbano studiando pittura e fotografia. Ha realizzato mostre personali in Italia e all’estero (Boston, Londra, Amsterdam, Mykonos, Sofia). Nel 2011 viene invitato al Padiglione regionale Emilia Romagna per la 54° Biennale di Venezia, e nel 2014 viene invitato a partecipare alla mostra “Ritratti di Città – Urban Sceneries” a cura di Flaminio Gualdoni a Villa Olmo a Como. Vive e lavora a Ferrara.


maria chiara scrive:

Un desiderio senza più tempo

Inaugurazione giovedì 15 marzo 2018

Ore 18.30

6° Senso Art Gallery è lieta di presentare la nuova mostra personale di Mario Sughi che inaugurerà giovedì 15 marzo alle ore 18.30.
In mostra saranno esposti gli ultimi lavori dell’artista, pezzi unici realizzati con la tecnica del new mix media, ottenuta attraverso la pittura digitale e tradizionale, la fotografia e il disegno a mano libera.
Sono tutti lavori caratterizzati da colori allegri e accesi, su superfici piane che mettono in risalto le immagini eleganti, la composizione, la luce, il volume e il senso di profondità. Raffigurano scene di vita quotidiana, dove poche o singole figure prevalentemente femminili, posano in luoghi per lo più aperti come parchi, prati, spiaggie, terrazzamenti. Le figure che l’artista raffigura sembrano essere alla ricerca di un momento di separazione, di riflessione o semplicemente di un posto dove riposare, ma sembrano anche desiderare un momento di distacco dalla vita quotidiana, come a voler fermare il tempo che scorre troppo velocemente e che delle volte sembra sfuggirci e svanire. Quello che interessa maggiormente a Mario Sughi è il gioco di luci, colori e volumi ma anche l’osservazione diretta della realtà quotidiana, del racconto apparentemente casuale delle storie di vita umana.


Agenzia Promoter scrive:

NEW YORK INTERNATIONAL ART EXPO
11 marzo
The Michelangelo Hotel
152 West 51st Street
0424 525190 – info@spoletoarte.ithttp://www.spoletoarte.it

Spoleto Arte: il sogno americano si avvera con la New York International Art Expo

Grande attesa per l’imminente mostra New York International Art Expo che inaugurerà domenica 11 marzo, in concomitanza con la prestigiosa Fiera d’arte Armory Show, presso il rinomato The Michelangelo Hotel in 152 West 51st Street, situato proprio nel fulcro nevralgico della grande metropoli, il Times Square. L’evento è organizzato da Salvo Nugnes, manager della cultura e presidente di Spoleto Arte e vedrà il contributo del prof. Vittorio Sgarbi, del direttore del museo Modigliani Alberto D’Atanasio, di Veronica Ferretti del museo Buonarroti e di José, figlio del grande artista Salvador Dalì.
In mostra un selezionato numero di opere, realizzate da oltre un centinaio di esponenti di talento del panorama artistico contemporaneo internazionale.
Nel commentare i positivi consensi ricevuti, anche nella scorsa edizione della mostra, Nugnes ha dichiarato: “Con questa esposizione vogliamo creare un ponte simbolico di collegamento e condivisione tra Italia e Stati Uniti d’America, dando libera diffusione alle forme espressive ed alla creatività cosmopolita. I significativi risultati ottenuti anche con Miami meets Milano, che si è tenuta in dicembre, in concomitanza con Art Basel a Miami, ci inorgogliscono e ci inducono ad inserire stabilmente questi appuntamenti nel nostro calendario dei nostri eventi”. Il presidente ha spiegato poi come le due città, seppur distanti fisicamente, siano simbolicamente e virtualmente unite da un profondo dinamismo e da uno spirito innovativo, in cui la diffusione dell’arte e della cultura rappresentano obiettivi primari. Finalità di questo progetto, dall’impronta comunque cosmopolita, oltre a ribadire il ruolo fondamentale dell’arte italiana nel mondo, è quella di coniugare passato e presente, tradizione e innovazione con un’attenzione particolare anche alla contemporaneità.
Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190 o scrivere all’indirizzo info@spoletoarte.it oppure visitare il sito http://www.spoletoarte.it.


Agenzia Promoter scrive:

L’ARTE DELLE DONNE
8-29 marzo 2018
Milano Art Gallery
Via G. Alessi, 11
http://www.milanoartgallery.it – 0424525190 – info@milanoartgallery.it

L’arte delle donne: l’8 marzo il vernissage alla Milano Art Gallery

Dall’8 al 29 marzo 2018, in occasione della festa delle donne, la Milano Art Gallery ospiterà la mostra collettiva L’arte delle donne. L’esposizione, organizzata da Spoleto Arte, a cura del professore Vittorio Sgarbi, verrà inaugurata giovedì 8 marzo, alle 18.00 nella storica sede in via G. Alessi, 11, a Milano. A due passi dal Duomo, da San Babila e dalle zone più frequentate della città, la location vedrà la partecipazione di Silvana Giacobini direttrice e giornalista, di Alessandro Meluzzi, autorevole e noto personaggio televisivo spesso ospite di trasmissioni come Quarto Grado e Matrix, della giornalista Vanna Ugolini e del presidente di Spoleto Arte Salvo Nugnes, manager della cultura. Inoltre offriranno il loro prezioso contributo altre personalità di spicco, tra cui l’attrice Alba Parietti, il soprano Katia Ricciarelli e il fotografo Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini.
Tra i significativi commenti a supporto dell’evento non si può fare a meno di riportare quello giunto da Silvana Giacobini, che ha dichiarato: «La ricorrenza prossima dell’8 marzo, festa della donna, è funzionale per mettere l’accento sulla violenza contro le donne e sul femminicidio. Occorre la condanna per gli omicidi delle donne, sempre più frequenti. Manca la cultura del rispetto della donna da parte di mariti, compagni, ex compagni, che non rispettano le loro decisioni e la loro dignità di persone. Spendo una riflessione anche sugli attacchi con l’acido, che mirano a sfigurare e deturpare brutalmente. Devono essere equiparati al reato di omicidio, in quanto uccidono l’identità della persona. Occorrono pene certe, condanne certe, in cui si attui piena giustizia».
Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424525190, scrivere all’indirizzo info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito http://www.milanoartgallery.it.


Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea scrive:

Premio Internazionale Apollo dionisiaco Roma 2018.
L’Annuale di Poesia in voce, Arte in mostra e Critica in semiotica estetica delle opere.

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, polo no profit di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio dell’ANCI, della Regione Lazio e di Roma Capitale, Presidente la prof.ssa Fulvia Minetti, bandisce la V Edizione 2018 del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”, senza scopo di lucro e volto alla valorizzazione del senso dell’espressione creativa. Opere in poesia e opere d’arte visiva, in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite, di autori e artisti di ogni età, formazione e nazionalità, sono attese via email all’indirizzo: accademia.poesiarte@libero.it entro l’8 giugno 2018.

L’evento artistico e letterario celebra il senso della bellezza dell’arte in tutti i suoi linguaggi d’espressione. L’arte è luogo di sintesi fra dionisiaco ed apollineo, fra corpo e mente, e azione rituale di nascita d’identità e di mondo nella trasfigurazione dei significati dell’umana verità.

L’Annuale d’incontro e premiazione di tutti gli artisti selezionati, fra Arte in mostra, Poesia in voce, Diplomi, Critica in semiotica estetica delle opere e i trofei Apollo dionisiaco in pregiata fusione artigianale del Laboratorio orafo di Via Margutta 51 in Roma, si terrà il 3 Novembre 2018, presso il Salone del duecentesco Castello della Castelluccia in Roma.
Il bando del premio è su: http://www.accademiapoesiarte.it

Apre l’Antologia e la Mostra permanente on line al sito: http://www.accademiapoesiarte.com per Poeti e Artisti richiedenti anche fuori concorso.


Galleria PUNTO SULL'ARTE scrive:

SINESTESIE
LUCA GASTALDO
a cura di Alessandra Redaelli

Vernissage: GIOVEDì 1 MARZO 2018, dalle ore 18
Periodo: 2 Marzo – 7 Aprile 2018
Luogo: PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Orari: Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19; Domenica 4 e 11 Marzo h 15-19;
Catalogo: con testo critico di Alessandra Redaelli

Luca Gastaldo torna protagonista da PUNTO SULL’ARTE a Varese – Casbeno con una personale in cui fa il punto del proprio percorso artistico, ricco e coerente, intorno al tema del paesaggio. VERNISSAGE GIOVEDÌ 1 MARZO dalle ore 18.
Capace di gestire con grande padronanza sia le grandi dimensioni che il piccolo formato, l’artista propone in questa mostra un progetto articolato, giocato su dittici posti a costruire installazioni ambientali e sulla visione d’insieme dei piccoli quadretti, completato da materiali naturali che trasformeranno il percorso in un’esperienza sensoriale. Crepuscolari, costruiti in pennellate liquide che fanno pensare all’immediatezza del gesto, intrisi di luci morbide e soffuse ma capaci di accendersi in spiragli accecanti, giocati sul controluce, i paesaggi di Gastaldo sono atmosfere, suggestioni, sogni fiabeschi. Protagonista assoluto è il cielo, grazie ad inquadrature ribassate che spesso relegano la terra a una presenza di contorno. Un cielo vivo, palpitante, nuvoloso, mai calmo, gravido di temporali trattenuti ma pronti ad esplodere, nido di fulmini che non vediamo ma di cui avvertiamo la presenza elettrizzante o – già esplosi – l’abbaglio della luce.

LUCA GASTALDO: Nasce a Milano nel 1983. Si laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera e dal 2006 espone in mostre personali e collettive in tutta Italia e all’estero, tra le quali si ricordano La casa di questa mia sera (a cura di C. Antolini, nel 2008), La luce e il buio, presso la Galleria Bianca Maria Rizzi di Milano e Tra suggestioni romantiche e vibrazioni contemporanee, presso il Parlamento Europeo di Bruxelles (BE) (entrambe a cura di A. Redaelli, nel 2010); infine, La luce e il suo contrario (a cura di E. Ceriani, nel 2011) presso la Fondazione Bandera per l’arte a Busto Arsizio, Varese (IT). Nel 2012 prende parte alla mostra Lucenergia, a cura di D. Croci Silvuni, presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE di Varese (IT). Negli ultimi anni l’artista è stato protagonista di numerose personali su tutto il territorio nazionale, per poi ritornare nel novembre 2017 nella città natale, Milano, con la mostra “Comunque a casa” presso la Galleria Rubin. Nelle opere di Gastaldo, l’orizzonte è immensa quinta illuminata contro la quale si staglia un mondo controluce fatto di ombre. Varie le tecniche e i materiali utilizzati dall’artista: bitume, stracci, acrilici, pennelli, gessetti. Non ne risente tuttavia la carica emozionale delle immagini dipinte, in equilibrio tra visioni romantiche e sensazioni tragiche, tra timore e senso di attrazione verso i fenomeni della natura. Attualmente vive e lavora a Lugano, Svizzera.


Ist. Cu.t. ART1307 scrive:

Titolo: Disturbances / Scompigli
Artisti: Brad Howe e Amedeo Sanzone
Curatore: Cynthia Penna
Organizzatore: Art1307
Sede: Villa di Donato, P.zza Sant’Eframo Vecchio – Napoli
Opening: 15 marzo 2018, ore 18,30
Durata: dal 15 marzo al 15 aprile 2018
Per informazioni: Tel. 081 660216, info@art1307.com, http://www.art1307.com
Fb: https://www.facebook.com/art1307
Instagram: ISTITUZIONE_CULTURALE_ART1307
Pinterest: Art1307

La stagione espositiva 2018 di ART1307 apre con una doppia personale ambiziosa e dal respiro internazionale, in equilibrio sulle contraddizioni della forma e dello spazio e sui punti di congiunzione che spesso si ritrovano proprio in tali contraddizioni.

Il progetto
Un dialogo insolito quello che si intesse in questa occasione fra due artisti con tante evidenti differenze culturali, geografiche ed espressive. Le opere di Brad Howe, che ben rappresentano un minimalismo ultracontemporaneo e profondamente americano, si confrontano con quelle di Amedeo Sanzone, napoletano “verace” e pioniere di una inedita “geometria emozionale”, con cui l’artista americano condivide il minimalismo ma non il percorso attraverso cui a tale minimalismo è approdato. “I due artisti sono stati invitati a dialogare sul senso della costruzione della forma nello spazio. Il supporto, il muro, la stanza diventano un campo pittorico su cui esprimere i propri valori di significato e di senso – spiega Cynthia Penna, curatrice della mostra e direttrice scientifica dell’Istituzione Culturale Internazionale Art1307 – La strabiliante capacità coloristica di entrambi rende le loro opere puri veicoli di emozioni: li definirei “vettori emozionali”. Irresistibili miscele di colore inducono nello spettatore una sensazione di scoperta di nuova linfa vitale; ne attivano i sensi, acuendone la percezione ed anzi favorendo una capacità percettiva finora ignorata. Il dialogo si dipana anche per contrasto: superfici riflettenti, superfici assorbenti; colori pastello, colori irruenti e di forza; materiale plastico e acciaio, duttile ma resistente; nessuna somiglianza, nessun apparente legame tra le opere e gli stili dei due artisti, ma un comune senso di approcciarsi alla materia sfruttandone tutte le capacità. Un comune senso di modifica del materiale; una comune voglia di plasmare la materia e assoggettarla o da essa farsi trascinare verso una nuova scoperta di senso. Tutto alla fine è teso a portare lo spettatore al limite di un engagement emotivo”.

Gli artisti
Compito non semplice quindi quello di mettere insieme l’opera di due artisti dalle personalità artistiche tanto forti in un progetto che valorizzasse l’individualità proprio attraverso un dialogo sia espressivo che estetico. Brad Howe, californiano di Los Angeles, opera attraverso la scultura in acciaio dipinto che va ad interagire con lo spazio circostante; lavori tridimensionali che si introducono nello spazio e dialogano con esso in termini di rapporti spaziali, proporzioni, masse, colore, ombre, e proiezioni. Sono opere plastiche, di un plasticismo tutto contemporaneo, spigoloso o morbido a seconda del caso che prende spunti e si riallaccia alla tradizione americana del ‘900 da Alexander Calder alla POP art. La lezione del minimalismo americano è stata accolta e assorbita in pieno dall’artista che edulcora la rigidità della forma geometrica allo stato puro attraverso colorazioni bizzarre e insolite; con esse Howe introduce un discorso sul colore che spazia dal POP americano di metà ‘900, ai colori primari, fino alle colorazioni tenui, ai mezzi toni che rammentano a noi Europei e Italiani in particolare, nei rosa, nei pallidi verdi e nei turchesi addirittura una certa pittura rinascimentale veneta. Amedeo Sanzone, napoletano di origine e impianto culturale, è figlio della tradizione pittorica napoletana e da quelle scene di paesaggio o di genere parte per un percorso personale che lo conduce, attraverso scarnificazione e sottrazione, verso un minimalismo totale e l’azzeramento di qualsiasi elemento che non riguardi meramente la base strutturale dell’opera stessa.


Agenzia Promoter scrive:

“Carnevale dell’Arte a Venezia”
Conferenza d’eccezione con Silvia Pietrantonio, la voce preferita di Sgarbi
Sabato 3 febbraio, ore 17.00
Scuola Grande di San Teodoro

Fervono i preparativi per l’imminente conferenza in occasione della mostra “Carnevale dell’Arte a Venezia”. L’evento si terrà sabato 3 febbraio, alle ore 17.00, in concomitanza del carnevale più famoso del mondo, presso la rinomata Scuola Grande di San Teodoro (4810, San Marco), in Campo San Salvador, a due passi dal Ponte di Rialto e da piazza San Marco.
L’incontro culturale suscita grande attesa anche per la partecipazione di importanti personalità. A contribuire alla conferenza saranno, infatti, Alberto D’Atanasio del Museo Modigliani, Veronica Ferretti del Museo Buonarroti, Salvo Nugnes, presidente di Spoleto Arte e manager della cultura, la stilista Roberta Camerino, l’ex presidente dell’Accademia di Belle Arti Luigino Rossi, nonché il soprano Silvia Pietrantonio, direttamente dal Gran Teatro di Montecarlo. La voce lirica preferita del professor Vittorio Sgarbi è nota, appunto, anche per le sue esibizioni canore nel programma televisivo Sgarbi quotidiani e in diverse altre trasmissioni nazionali.
La presenza di Silvia Pietrantonio sarà dunque un modo simbolico per rendere omaggio e coniugare insieme arte, cultura, carnevale e musica, linguaggi di comunicazione universale che offrono un intrattenimento piacevole, interessante e stimolante, adatto a tutte le tipologie di pubblico. Gli eventi sono, infatti, a ingresso gratuito.
In esposizione dal 2 al 4 febbraio, nella medesima location, le opere di talentuosi artisti italiani e stranieri. L’iniziativa è inserita all’interno degli appuntamenti di Spoleto Arte a cura del prof. Vittorio Sgarbi.
Per informazioni è possibile chiamare il numero 0424/525190, vedere il sito http://www.spoletoarte.it oppure scrivere a info@spoletoarte.it.


Fondazione Tribaleglobale scrive:

CON BIAGIOLI PARTONO LE RESIDENZE D’ARTISTA A ONZO

Con la mostra Croci Esoteriche dell’Artista toscano Filippo Biagioli, Fondazione Tribaleglobale presenta Mercoledì 22 dicembre alle ore 18 a Onzo nei locali della Canonica in via Capitolo 8 il progetto Residenze per Artisti, nuova struttura operativa di Fondazione Tribaleglobale destinata ad ospitare per brevi periodi Artisti provenienti da tutto il mondo, che lasceranno un’opera nel Piccolo borgo ligure sempre più votato all’arte.

Ci sarà anche un “Presepe”, incardinato secondo la tradizione di Tribaleglobale nel dialogo tra una antica Natività di ispirazione Raffaellesca e sculture di cultura Adan (Togo). La scelta dei Curatori è di focalizzare l’attenzione sulla forza salvifica della Croce, in un momento in cui la sofferenza è purtroppo palpabile e diffusa, per un Natale di riflessione e impegno.

PRESENTAZIONE DELLA LA MOSTRA .

La prima potenza della Croce sta nella sua forma: è indubbiamente il modo più naturale e immediato per interagire con un cerchio, ovvero la forma più “universale” che si possa immaginare, essendo quella dei corpi celesti…segnare un cerchio con una linea orizzontale ed una verticale di fatto significa definire un sopra e un sotto, e conseguentemente posizionare e posizionarsi verticalmente rispetto a questa linea . Siamo già avanti…abbiamo definito con un gesto il cielo e la terra, e quello che sta dentro ad entrambi…proseguendo possiamo concettualizzare vita e morte, bene e male…ma nel segno della Croce abbiamo preso le misure al mondo cercando di definirlo, di interagirci e di concettualizzare questa interazione introducendo anche un giudizio morale. Fin dai tempi remoti è simbolo di umanità e vita: dalla svastica – poi violata dalla barbarie nazista ma per millenni simbolo di pace in diverse culture orientali – all’Ankh egizia, al Tau greco/fenicio poi adottato da San Francesco.

Ma è con la Rivoluzione Cristiana che questo simbolo assume una profondità salvifica, dà un senso alla sofferenza come esperienza resiliente che trasforma l’immanente nel trascendente, collocando il mistero della vita dentro qualcosa di più grande che si può ri/conoscere in ciascuno di noi:

E’ una potenza che continua ad ispirare gli Artisti, sopratutto quelli che non temono il dialogo impegnativo. Filippo Biagioli è certamente tra questi. Lo aiuta il suo sguardo “tribale”, ovvero legato al legame profondo tra il rito e il popolo che lo esprime, e l’assoluta libertà nell’accostare linguaggi artistici apparentemente lontani tra loro. Le Croci Esoteriche oggetto di questa esposizione sono incardinate in questo contesto: sono Croci Cristiane perché ogni simbolo rappresentato rimanda direttamente all’esperienza di Cristo- compresi quelli legati alla Santeria – , sono Croci Esoteriche perché la loro lettura prevede un cammino iniziatico, da “dentro” un Mistero – eṡotèrico agg. [dal lat. tardo esoterĭcus, gr. ἐσωτερικός, der. di ἔσω «dentro»- e grazie all’aiuto di un Maestro. Chi non ha paura delle parole, chi non vuole ridurle al banale senso comune, troverà stimolante e coraggioso il dialogo che Biagioli stabilisce tra il suo sentire e l’archetipo della Croce. Un simbolo indagato con uno sguardo originale e rispettoso, certamente lontano da posizioni mediocremente vicine o altrettanto mediocremente lontane da ciò che la Croce significa per milioni di persone.

Tutte le opere esposte, si possono visionare on-line all’indirizzo: https://www.flickr.com/photos/tribaleglobale/albums/72157661571777017


Galleria PUNTO SULL' ARTE scrive:

JERNEJ FORBICI | Welcome to the final show
a cura di Ermanno Tedeschi

Vernissage SABATO 13 GENNAIO 2018, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 14 Gennaio – 17 Febbraio 2018

Catalogo a cura di ERMANNO TEDESCHI

Nascere in una terra contaminata può portare alla resa o all’impegno: JERNEJ FORBICI ha scelto la seconda via. Nato nel 1980 in Slovenia, vicino a Kidričevo, una cittadina industriale in cui si produce alluminio e oggi circondata dalle discariche di rifiuti tossici, Forbici ha deciso di usare la pittura come forma di denuncia, narrando su tela la lotta di resistenza che la natura compie per rigenerarsi ed esser vitale.
Le opere inedite selezionate per la mostra personale alla galleria PUNTO SULL’ARTE di Varese – VERNISSAGE SABATO 14 GENNAIO 2018 h 18-21 – saranno divise in due spazi espositivi distinti perché narrano, anche cronologicamente, un prima e un dopo: l’attualità del paesaggio, già compromesso dai comportamenti umani, e un futuro in cui fauna e flora potrebbero esser solo un ricordo visibile “sottovetro”.
La laurea all’Accademia di Belle Arti di Venezia porta l’artista ad assimilare codici e canoni espressivi dell’arte paesaggistica italiana dell’ ‘800, mutandone una certa malinconia. La sua personale sensibilità lo spinge però a ritrarre paesaggi meravigliosi solo in apparenza dai quali, ad una seconda lettura, emerge qualcosa di più profondo: le terre, le acque, i cieli sono infatti protagonisti di un’eco-denuncia. Gli stessi elementi – sabbia, terra, segatura – sono imprigionati nelle pennellate rendendo l’opera materia e il messaggio più incisivo.
La personale da PUNTO SULL’ARTE, visitabile fino al 17 Febbraio, si colloca in un excursus espositivo di grande pregio: Jernej Forbici, che vive e lavora tra l’Italia e la Slovenia, ha preso parte a eventi artistici e mostre in tutto il mondo: Stati Uniti, Canada, Argentina, Cile, vari paesi d’Europa e più volte è stato invitato alla Biennale di Venezia.
Al di là della professione artistica, Forbici sente l’obbligo morale di sensibilizzare sui temi dell’ecologia e della salvaguardia dell’ambiente. Per questo motivo le sue opere sono da considerarsi forme di attivismo contro l’irreversibilità dei danni che gli esseri umani possono infliggere alla terra.

JERNEJ FORBICI: Nasce a Maribor (Slovenia) nel 1980. Ha studiato al College for Visual Arts di Lubiana. Si è Laureato con lode in Pittura con il professor Carlo Di Raco, all’Accademia di Belle Arti di Venezia, cui è seguita la Laurea specialistica in arti visive e discipline dello spettacolo. 
Dal 1999 il suo lavoro è presente in numerose mostre personali e collettive in diversi stati europei, negli Stati Uniti, Canada, Argentina e Cina. È stato invitato a partecipare alle Biennali: Hicetnunc, Pordenone (2003), IBCA Biennale internazionale d’arte a Praga, Padiglione tedesco (2005), Accade, 51°Biennale di Venezia (2007), 53° Biennale di Venezia, Padiglione Italia – Accademie (2011). 
Nel 2009 la stessa Accademia di Belle Arti di Venezia ha dedicato a Jernej Forbici una retrospettiva ai Magazzini del Sale, curata da Carlo Di Raco. Nel 2011, dopo aver pubblicato la sua prima monografia e presentato cinque retrospettive in Italia e Slovenia, è stato invitato a partecipare alla mostra Il fuoco della natura a Trieste. Nel 2012 vince una borsa di studio dal Ministero della Cultura Sloveno e viene invitato in residenza a Londra, dove si dedica allo studio dei maestri inglesi. Dal 2013 al 2017 ha presentato diversi progetti in gallerie private e Istituzioni pubbliche in Italia e all’estero (Venezia, Varese, Milano, Latina, Piacenza, Montesarchio, Vienna, Maribor e Lussemburgo) dove Forbici ha presentato lo sviluppo del proprio lavoro pittorico e della propria personale ricerca artistica, che l’ha visto in prima linea protagonista e regista delle mutazioni del paesaggio inteso come evoluzione della vita moderna, della terra manipolata, distrutta e violentata quale risultato della nostra cultura, civiltà e storia. Nel 2017 ha realizzato, tra gli altri, il progetto Auri sacra fames esposto alla Galleria Romberg di Latina dove ha rappresentato la radice del suo messaggio di oggi: l’incoscienza della responsabilità umana verso il luogo (terra) che ci ospita e nutre. I suoi lavori sono al centro dell’interesse del sistema dell’arte internazionale tanto che ad oggi sono presenti in molte mostre, fiere, istituzioni e collezioni. Attualmente vive e lavora tra Kidričevo, Ptuj (Slo) e Vicenza.

Luogo: PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Orari: Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19; Domenica 14 e 21 Gennaio h 15-19


Norma Picciotto scrive:

NORMA PICCIOTTO
interpreta
QOHELET
(colui che prende la parola)

Dal 18 al 30 Dicembre 2017
Galleria Pisacane Arte. Milano
Inaugurazione 18 Dicembre ore 18,30

“C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, c’è un tempo per piantare e un tempo per sradicare, c’è un tempo per piangere e un tempo per ridere”. (Qohelet)

La poetica di Re Salomone (III secolo a.e.v), continua a incantare l’autrice di questa mostra che presenta 10 opere fotografiche – elaborate e fuse su livelli multipli- che si ispirano al “Qohelet”, a completamento e proseguimento della mostra “Cantico dei Cantici” esposta alla Biblioteca Storica Nazionale di Torino.

In questa opera senile di Re Salomone, viene esposto un contraddittorio tra il bene e il male.
La riflessione ruota intorno a due interrogativi: a cosa serve fare il bene e a cosa serve fare il male se la conclusione della vita è uguale per tutti e allora tutto sembra vano.
Re Salomone riflette sull’esistenza umana fragile e caduca, dominata dalla casualità e dalla transitorietà: “Fumo dei fumi, tutto non è che fumo” è la risposta al tormentoso interrogarsi sul senso delle cose terrene perché al pari dell’uomo si dileguano.

Nella foto “Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo”
Delle persone camminano ignare su dei gusci rotti di uova; infatti la rotondità e la continuità della vita possono essere spezzati da minacce incombenti e incontrollabili.

Nella foto “Quello che accade è già stato, quello che sarà già è avvenuto”
Dal mare spuntano dei faraglioni affiancati da arancini di riso e un’antica testa siciliana contornata da cannoli e altri dolci; infatti gli oggetti antichi e le rocce hanno lo stesso grado di precarietà del cibo che è deperibili in pochi giorni.

Nella foto “Il vento va verso sud e piega verso nord. Gira e va sui suoi giri, ritorna il vento”
Un bambino guarda da un fantomatico balcone il vento e l’acqua che girano lungo il loro percorso.

Norma Picciotto è nata a Milano, dove vive e lavora. Negli anni ’70 fonda insieme a Giancarlo De Bellis, l’Agenzia De Bellis: tra le più note agenzie fotogiornalistiche italiane.
Giornalista pubblicista, documenta la storia complessa di Milano fino agli anni ’90.
Dal 2000, si dedica alla fotografia artistica e crea opere in digitale che rappresentano il suo mondo interiore e i legami con le sue radici. Si appassiona all’elaborazione digitale delle immagini di cui esperimenta e approfondisce le potenzialità espressive e nelle sue opere fonde in un’unica immagine vari scatti ripresi in luoghi e in tempi diversi, che plasmano un nuovo mondo visivo, spirituale e di sogno.
Dal 2011 Le sue foto vengono regolarmente esposte in gallerie e Istituzioni pubbliche di vari paesi tra cui Milano, Ferrara, Venezia, Torino, Trani, Colonia, Parigi, Tel Aviv, New York.
Dal 2014 è Membro effettivo della “European Academy of Sciences, Arts and Literature”.

PISACANE ARTE di Roberto Ungaro
Via Pisacane 36 – 20129 Milano

http://www.pisacanearte.it
pisacane36@gmail.com

NORMA PICCIOTTO

http://www.normapicciotto.com norma.picciotto@gmail.com


vi scrive:

Comunicato stampa

Istinti razionali
Fulvio Fanti, Roberta Betti

CHIUSI (SI), Atelier “Il Punto di Fuga”

16 dicembre 2017-24 marzo 2018

Inaugurazione sabato 16 dicembre 2017, ore 18.00

BOLOGNA, Sala Museale del Baraccano

7 aprile 2018-18 aprile 2018

Inaugurazione sabato 7 aprile 2018, ore 18.00

presentazione di Andrea Baffoni

Un doppio appuntamento è quello offerto dalla mostra Istinti razionali, con opere di Fulvio Fanti e Roberta Betti che s’inaugura il 16 dicembre 2017 presso l’Atelier “Il Punto di Fuga” a Chiusi, per poi proseguire nel 2018 a Bologna negli spazi della Sala Museale del Baraccano.
Inedito l’incontro fra i due artisti che per la prima volta mettono a confronto le loro opere, in una mostra dal sapore evocativo dove forme e colori parlano il linguaggio dell’astrazione e della ricerca interiore. Curata dal critico d’arte Andrea Baffoni, l’esposizione mostra la produzione più recente di entrambi, mettendo in gioco un dialogo incalzante dove alle energiche manifestazioni spontanee di Betti si alternano e, a volte, sovrappongono le liriche composizioni di Fanti: “L’incontro fra i dipinti di Roberta Betti e Fulvio Fanti”, scrive il curatore, “lascia emergere l’energia contenuta nell’istinto creativo come stadio primario del processo artistico, subordinato alla costruzione razionale dell’opera e motore primordiale di insostituibile pregnanza. Si è di fronte, in entrambi i casi, ad artisti impegnati in una personale ricerca scaturente dal profondo dell’inconscio, non calibrata sul principio del riconoscere, ma contenuta nel desiderio dell’esprimere”. 
La mostra è corredata da un catalogo e patrocinata dal comune di Chiusi e dal Comune di Bologna Quartiere Santo Stefano.

Per informazioni
339 6738242


ADSUM arte contemporanea scrive:

SMALL ART
VII^ Rassegna Nazionale del piccolo formato
a cura del collettivo ADSUM

Espongono: MARIA ADDAMIANO; DARIO AGRIMI; LOREDANA ALBANESE; COSMO ALLEGRETTA; ENZO ANGIUONI; CATERINA ARCURI; LEONARDO BASILE; BENNA; LUISA BERGAMINI; MARIA BONADUCE; ROSSANA BUCCI; LOREDANA CACUCCIOLO; RAFFAELE CAPPELLUTI; MARIA ELENA COLONNA; MARIO COLONNA; ANGELA CONSOLI; FRANCO CORTESE; CARLO COTTONE; NADIA CULTRERA; ENRICO DE LEO; VITO DE LEO; ANGELA D’ELIA; WANDA DELLI CARRI; DANILO DE MITRI; GIULIO DE MITRI; SILVANA DE PALMA; TEO DE PALMA; PIETRO DE SCISCIOLO; EDOARDO DE STEFANO; SARA DI COSTANZO; NICOLA FILAZZOLA; GIUSEPPE FIORIELLO; LELLO GELAO; SABINO GESMUNDO; PASQUALE GUASTAMACCHIA; MARGHERITA LABBE; ANTONIO LAURELLI; NICOLA LIBERATORE; ORONZO LIUZZI; SALVATORE LOVAGLIO; RUGGERO MAGGI; GIANNA MAGGIULLI; GIUSEPPE MAGRONE; MATTEO MANDUZIO; CRISTINA MANGINI; VITTORIO MANNO; LUCIANA MASCIA; GIOVANNI MORGESE; MAURIZIO MUSCETTOLA; MASSIMO NARDI; MICHELE PALOSCIA; MASSIMO POMPEO; DANIELA RAFFAELE CLITOROSSO; PATRIZIA RICCO; MIRIAM RISOLA; ANGELO RIZZELLI; LUCIA ROTUNDO; ENZO RUGGIERO; GIUSEPPE SCIANCALEPORE; LUIGI SERGI; SALVATORE SIMONETTI; LINO SIVILLI; MARIA TERESA SORBARA; PIETRO TEMPESTA; PAOLO TINELLA; FRANCESCO TULLO; SABRINA VENDOLA; ANNA ZELIGOWSKI.
Video-installazione di GIUSEPPE MAGRONE
Vernissage martedì 5 dicembre 2017 ore 18,30
Presso
ADSUM artecontemporanea
Via Marconi 3/5 (Palazzo della Meridiana) Terlizzi (BA)
visitabile dal 5 dicembre 2017 al 5 gennaio 2018
orari: dal lunedì al sabato 10,00 -12,30 ;18,00 – 20,00 chiuso giovedì pomeriggio e festivi. Durante questo periodo si terranno nella stessa sede altri eventi collaterali.

La galleria ADSUM artecontemporanea ritorna con la sua annuale Rassegna d’arte del piccolo formato: SMALL ART. Questo evento artistico-mediatico è fondato sul concetto del dono, empatico e partecipativo tra gli artisti, offrenti una piccola opera da portare a casa quale augurio di un anno migliore, e i visitatori che, se fortunati, potranno iniziare il nuovo anno con un segno di creativa affettività convissuta. Il nostro obbiettivo è centrare l’attenzione su di un paradosso : la costitutiva essenza plurale di ogni singolare. Vogliamo insistere su quel necessario equilibrio tra il dare e l’avere che è alla base di ogni relazione umana, sul fatto che amare significa modificarsi a vicenda, correre il rischio di sentirsi infranti.
Se anche tu, come noi, credi che l’arte non dia risposte se non ponendo domande, che ogni dubitare sia un creare, che per quanto incompleti e fragili … siamo esseri capaci, tramite la forza delle espressioni artistiche, di trarre una sorta di stabilità da ciò che stabile non è. Se credi in tutto questo, da martedi’ 5 dicembre 2017 vienici a trovare.
Francesco Bonaduce
Collettivo Adsum

Email collettivoadsum.info@gmail.com; adsum.arte@libro.it Tel 3475562001; 3476502478 http://www.retearte.it

Coordinamento: Francesco Bonaduce. Ufficio stampa: Nicolò Marino Ceci; Elisabetta Bonaduce. Comunicazione e marketing: Francesco Parisi; Mara Germinario; Manuela Vista; Maria Calembo; Edoardo De Stefano. Progetto Grafico: Maria Bruna e Roberto Fracchiolla. Web design:Giuseppe Marella.

Sponsor ufficiali: Bar Duomo Molfetta – Pane & amore Molfetta – Azienda agricola Minafra Ruvo di Puglia.


Galleria PUNTO SULL'ARTE scrive:

ALEX PINNA
Knockout
a cura di Alessandra Redaelli

Vernissage: SABATO 25 NOVEMBRE 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 26 Novembre – 30 Dicembre 2017

A due anni e mezzo dalla precedente, una nuova mostra personale vede Alex Pinna protagonista assoluto da PUNTO SULL’ARTE a Varese – Casbeno. VERNISSAGE SABATO 25 NOVEMBRE H 18-21.
L’artista delle silhouette e delle corde intrecciate presenta qui la sua ricerca più recente. Al centro dell’indagine è ancora l’uomo, ma questa volta l’attenzione sembra allargarsi dall’anima (dallo spirito) al corpo. Knockout è un racconto di lotte, di sconfitte e di rivincite, ma è soprattutto analisi di come attraverso la disciplina sportiva corpo e anima diventino una cosa sola, un solo intento. Ecco dunque le ballerine, esili e leggere intorno ai pali. Ed ecco i pugili, per i quali l’artista ha scelto di abbandonare la forma essenziale per una descrizione più definita, restando tuttavia fedele alla resa stilizzata, alla scelta di non dare lineamenti alle figure. Perché in quel pugile pronto all’attacco, come anche in quello colto nell’attimo prima di andare al tappeto, in fondo ci siamo tutti noi.
In mostra, le classiche sculture in corda, i bronzi e una serie di nuovissimi lightbox.

ALEX PINNA: Nasce a Imperia e frequenta i corsi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 1993 espone in mostre personali e collettive di successo in tutta Italia. Tra le ultime si ricordano la mostra Ti guardo, mi guardo allestita presso le sale della Fondazione Mimmo Rotella a Catanzaro, The way to get lost, solo show presso Arte Fiera Bologna e la mostra Estate Italiana presso il MOAH a Lancaster in California, Stati Uniti.
All’estero il suo lavoro è stato presentato a Shanghai, Tel Aviv, Londra, New York, Los Angeles, Colonia e Lugano. È docente incaricato della cattedra di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Vive e lavora a Milano.

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19
Domenica h 15-19


Galleria PUNTO SULL'ARTE scrive:

MATTEO MASSAGRANDE
Di volta in volta
a cura di Alessandra Redaelli

Vernissage: SABATO 7 OTTOBRE 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 8 Ottobre – 18 Novembre 2017
Catalogo con testo critico di ALESSANDRA REDAELLI

A tre anni dalla sua prima mostra a Varese e in concomitanza con la mostra Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh) presso la Basilica Palladiana a Vicenza nell’ambito della grande rassegna Van Gogh. Tra il grano e il cielo, MATTEO MASSAGRANDE torna alla galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese – Casbeno, questa volta con una grande mostra personale, l’unica del 2017 in una galleria in Italia. (VERNISSAGE SABATO 7 OTTOBRE h 18-21).
Quindici dipinti, opere inedite realizzate appositamente dal Maestro Padovano nel corso dell’ultimo anno, saranno visibili a Varese fino al 18 Novembre.
Sostenitore di una pittura contemporanea che sappia fare tesoro, dentro di sé, della preziosa lezione del passato, l’artista padovano ci porta per mano, tavola dopo tavola, lungo un percorso fatto di silenzi e di suggestioni. Da Simone Martini alla grande stagione fiamminga, fino a Jackson Pollock, tutta la storia della pittura respira qui in sottofondo attraverso allusioni appena leggibili ma stranianti, fatte di scorci e di assonanze, di equilibri e di armonie cromatiche. Moderno rappresentante della grande tradizione veneta, Massagrande costruisce i suoi spazi per mezzo del colore e della luce, che diventano di volta in volta oggetto, stanza, prospettiva. Ma una prospettiva irreale, mai banale, multipla, ingannevole, terribilmente seducente, capace di ipnotizzarci fino a farci avere la sensazione di essere noi – qui e ora – dentro quelle stanze vuote, antiche, abbandonate; e che siano i nostri passi a risuonare nella penombra, il nostro gesto a imprimere una vibrazione all’aria.
MATTEO MASSAGRANDE: Nasce a Padova nel 1959. È uno dei maggiori rappresentanti della nuova figurazione italiana. È pittore e incisore, un profondo conoscitore della storia dell’arte antica e contemporanea. Si interessa allo studio di antiche tecniche di pittura, di incisione e all’arte del restauro. La sua pittura viene definita realismo filosofico. Inizia a esporre nel 1973.
Dal 1985 sono numerose le mostre personali in musei e sedi pubbliche in Italia e nel mondo, tra le più recenti si ricordano: l’importante mostra Massagrande, dalle voci di una conchiglia, al Museo al Santo di Padova e al Museo Le Carceri di Asiago a cura di Alberto Buffetto Arte (2006); Massagrande. Scene d’Ungheria in occasione della mostra dedicata agli impressionisti europei dal titolo L’età di Courbet e Monet (2009-2010); Attorno a Vermeer a Palazzo Fava a Bologna nell’ambito della straordinaria rassegna europea di capolavori Da Vermeer a Rembrandt (2014); la mostra al Museo Civico di Palazzo Chiericati a Vicenza come pittore contemporaneo nell’ambito della grande rassegna internazionale dedicata alla notte Tutankhamon Caravaggio Van Gogh (2014-2015) – rassegne a cura di Marco Goldin; la personale presso la Kovacs Gabor Art Foundation a Budapest in Ungheria (2016); Quattro pittori per Parise presso il Museo di Santa Caterina a Treviso in occasione della grande mostra Storia dell’Impressionismo (2016-2017) e Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh). Sette quadri per un monologo teatrale di Marco Goldin presso la Basilica Palladiana a Vicenza nell’ambito della grande mostra Van Gogh. Tra il grano e il cielo (2017-2018).
Parallelamente a quella pittorica sviluppa l’attività grafica iniziata già nel 1974, scandita da numerose esposizioni in tutto il mondo, tra cui la recente mostra Flying Dreams a cura di Stamperia d’Arte Albicocco all’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne e di Sydney (2017). Recentemente alcune sue incisioni sono entrate a far parte del Gabinetto delle Stampe degli Uffizi di Firenze. Negli ultimi anni ha tenuto mostre personali sia di pittura che di grafica a Barcellona, Madrid, Londra, Budapest, Lubiana, New York, San Francisco, Beirut, Taiwan, Melbourne, Seoul, Hong Kong.
Nel dicembre 2011 il New York Times gli dedica l’apertura dello speciale Arte ed è presente alla 54ma Biennale Internazionale d’Arte di Venezia presso il Padiglione Italia a cura di Vittorio Sgarbi. Su richiesta della Pontificia Basilica del Santo di Padova ha eseguito il dipinto Maria, Madre dei Giovani per il Sermig Arsenale della Pace di Torino. Su incarico dell’Ente Nazionale Francesco Petrarca ha eseguito il Ritratto di Laura. Nel 2015 ha eseguito il ritratto ufficiale del Patriarca di Gerusalemme.
Tra i maggiori intellettuali e critici che hanno scritto sulla sua opera si ricordano: Paolo Crepet, Peter Fertöszögi, Marco Goldin, Bruce Helander, Milena Milani, Roderick Conway Morris, Ermanno Olmi, Enzo Siciliano, Edward Lucie-Smith, Mario Rigoni Stern, Anna Szinyei Merse, Dr. Pedro Tseng.
Le sue opere sono ospitate in numerosi musei, chiese, collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.
Vive a Padova e divide la sua attività tra lo studio a Padova e quello di Hajòs (Ungheria).
È pittore del tempo e della luce. Ama la pittura come pochi altri, la coltiva come si coltiva una lingua antica, che non muore mai.

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19
Tutte le domeniche: h 15-19


Alessandra Pugliese scrive:

Si inaugura sabato 7 Ottobre alle ore 18.00, presso Passaggi Arte Contemporanea, la personale di Luca Lupi Finis terrae, a cura di Ilaria Mariotti, prima collaborazione tra l’artista e la galleria.

L’artista presenta un articolato percorso pensato appositamente per gli spazi della galleria e costituito da fotografie che mettono in evidenza alcuni aspetti del suo percorso di ricerca. Il vuoto e il pieno, l’immaterialità, la relazione tra pittura e fotografia in merito alla costruzione dell’immagine attraverso la luce (in pittura mediata dal colore), il paesaggio, il tema del limite e del confine sono tutte questioni importanti nella ricerca di Luca Lupi. Che rimandano contemporaneamente ad esperienze personali e a tutta un’ampia gamma di riflessioni sulla storia dell’arte e dell’architettura e dell’antropologia.

Landscapes è una serie di scatti di tratti di costa visti dal mare. Progetto premiato in numerosi festival internazionali – CIRCULATION(S) 2014 Festival de la June Photographie Europeenne, Parigi; Premio Arte Laguna 2015, Arsenale di Venezia; Premio COMBAT 2015, Museo Civico G. Fattori Livorno; Primo classificato al concorso Italy in a frame 2016, Triennale di Milano; Vincitore della 7° edizione del Photomed Festival 2017, Francia – Landscapes si focalizza sulle coste di tutto il mondo che, qui accostate in sequenza, compongono un orizzonte estremamente basso dove la terra è una striscia esile ma caratterizzata ora da una natura apparentemente incontaminata, ora da trasformazioni del paesaggio attraverso progressive antropizzazioni, ora da frequentazioni temporanee legate alla balneazione. La frontalità dello scatto e la medesima altezza dell’orizzonte fanno sì che il soggetto diventi estremamente ambiguo in termini temporali e di luogo: pare di essere di fronte a immagini dello stesso luogo ripreso in un diverso arco temporale (popolato, antropizzato, solitario ma anche ripreso in diversi momenti della giornata). Oppure la serie dà l’illusione di poter ricostruire un vero paesaggio esteso e variegato.

Gran parte delle immagini sono costituite dalla distesa del cielo che si affaccia su un lembo di terra e di acqua e presentano una dominante cerulea, un colore indefinito che vira ai grigi e ai bianchi.

In Landscapes si concentrano alcuni elementi importanti della ricerca dell’artista: l’attenzione al punto di vista, il tema della percezione del paesaggio e della natura attraverso l’obiettivo (e dunque attraverso la costruzione di una macchina prospettica) quale indagine poetica e tecnica insieme della relazione tra l’uomo e il concetto, la pratica e il genere del “paesaggio”.

La percezione dell’immagine attraverso l’occhio e attraverso la sensibilità personale insieme è esperienza centrale nel percorso dell’artista. Anche nel percorso pensato per la Galleria Passaggi l’esperienza della continuità in sequenza di immagini compatibili tra loro per formato e soggetto e ripresa viene articolato attraverso la presenza di altri formati dell’immagine, quasi concentrazioni dell’obiettivo, a ingrandire particolari minuscoli, a cogliere meglio le forme. In questo andare e venire di attenzioni si affronta lo stesso soggetto ma da un altro punto di vista: il mare visto dalla terra come possibile conquista e sperdimento dello sguardo in un luogo che si rivela parimenti ignoto, misterioso e ambiguo dei lembi di terra rimpiccioliti visti dal mare. In un alternarsi di instabilità dovuto ai passaggi graduali di luce (e quindi allo scorrere del tempo) bagliori di luci artificiali che accendono la notte, disegnano le coste, rivelano la presenza dell’uomo e l’organizzazione del paesaggio.

Finis Terrae è una mostra sui luoghi in cui terra e mare si toccano e si contrastano, su un’opposizione che lascia senza fiato. Ma è, innanzi tutto, una mostra dove i confini sono quelli del nostro sguardo, della nostra percezione e della nostra memoria che proietta in un vuoto e tuttavia organizzato dispositivo (l’immagine) lo sperdimento e la consapevolezza della necessità di cogliere la vastità del mondo che ci circonda così come di abitare, utilizzare, antropizzare, vivere il paesaggio.

Biografia di Luca Lupi

Nato a Pontedera in provincia di Pisa nel 1970, attualmente vive e lavora a Fucecchio, Firenze. Mostre selezionate: 2016 Landscapes, Emon Photo Gallery, Tokyo. Paesaggi, Studio d’Arte Cannaviello, Milano. “Il mare come Caselli non lo fa nessuno”, Cardelli e Fontana Opificio Vaccari, S. Stefano Magra (SP). Still, Cardelli & Fontana artecontemporanea, Sarzana (SP). 2015 Monotype // For Design Week 2015, Twenty 14 Contemporary, Milano. The Wall (archives)#10, Assab One, Milano, curata da Pietro Gaglianò. Infinito Presente Sincresis Arte, Empoli (FI), curata da Alessandra Scappini. 2014 Spazi, Museo di Fucecchio, Firenze, curato da Ilaria Mariotti. Pae-Saggio, Montevarchi, Arezzo, curato da Carles Marco. Landscapes, Anne Clergue Galerie, Arles, Francia. RATP invite, esposizione in 12 stazioni della Metropolitana di Parigi, CIRCULATION(S), Centquatre, Parigi, curata da Marion Hislen. 2011 Sei Gradi di Separazione, Villa Pacchiani Santa Croce sull’Arno, Pisa, curata da Ilaria Mariotti. Viewpoint, Le Murate, Firenze.

Premi: Vincitore della 7° edizione del Photomed Festival 2017, Francia. Primo classificato al concorso Italy in a frame 2016, Triennale di Milano. Premio COMBAT 2015, Museo Civico G. Fattori, Livorno. Premio Arte Laguna 2015, Arsenale di Venezia. B.I.P.A. (Barcelona International Photographic Awards), LensCulture emerging talents 2014. CIRCULATION(S) 2014 Festival de la June Photographie Europeenne, Parigi.

Fiere: 2017 Lucca Art Fair, Galleria Cardelli & Fontana artecontemporanea. ArteFiera Bologna, Galleria Cardelli & Fontana artecontemporanea. 2016 ArtVerona, Galleria Cardelli & Fontana artecontemporanea – Galleria Passaggi Arte Contemporanea. 2015 Fotofever, Sincresis Arte, Carrousel du Louvre, Parigi. ArtVerona, Sincresis Arte. 2014 ArtVerona Sincresis Arte

INFORMAZIONI

Sede espositiva: Passaggi Arte Contemporanea, via Garofani 14, 56125 Pisa

Recapiti: tel+ 39 050 8667468 – cell. +39 338 35 25 236

info@passaggiartecontemporanea.it

http://www.passaggiartecontemporanea.it

Titolo della mostra: Finis Terrae

Inaugurazione: sabato 7 Ottobre 2017 ore 18.00

Durata: dal 7 Ottobre al 2 Dicembre 2017

Orari: dal martedì al sabato 16.00 – 19.30 e su appuntamento


ART1307 scrive:

Titolo: AMBIGUOUS REALITY
Artisti: Jeffrey Thomas Burke Ellen Cantor Emilia Castioni Lello Esposito Jeff Iorillo Dino Izzo Barbara Kolo Miguel Osuna Amedeo Sanzone Nicola Felice Torcoli Carla Viparelli
Curatore: Cynthia Penna
Organizzatore: Art1307
Sede: Villa di Donato, P.zza Sant’Eframo Vecchio – Napoli
Opening: 15 Novembre 2017 dalle ore 18 alle 22
Durata: dal 15/11/2017 al 08/12/2017
Per informazioni: Tel. 081 660216, info@art1307.com, http://www.art1307.com
Fb: https://www.facebook.com/art1307
Instagram: ISTITUZIONE_CULTURALE_ART1307
Pinterest: Art1307

Il tema della mostra rispecchia la società contemporanea e pone quesiti che non si pretende di risolvere e nodi che non si possono certamente dissolvere. Eppure una realtà visivamente rispecchiante o visivamente resa in termini di incertezza, dubbio, ambiguità, appare come un ulteriore tentativo di comprensione di tutto quanto ci circonda. L’arte esprime il suo massimo compito che è quello di guardarsi attorno ed elaborare, non risposte e soluzioni, ma possibilità, denunce, acquisizioni in termini culturali. Trattasi piuttosto di una sorta di “percezioni di stato”, cioè di raffigurazione artistico/visuale di uno stato che non è altro che la società e la realtà contemporanea. 12 artisti di cui 6 Americani e 6 Italiani sono stati invitati a cogliere aspetti di realtà frantumata, frattali di realtà, ambiguità del reale e a confrontarsi con una linea di demarcazione molto sottile tra realtà e irrealtà, non tanto come dicotomia tra realtà e fantasia, ma piuttosto come acquisizione percettiva distorta, ambigua, incerta. Segno marcante della società divisa tra vero e falso, tra verità e menzogna, tra autenticità della percezione e distorsione della stessa dovuta ad interferenze esterne alla stessa realtà. La manipolazione della realtà e la sovrapposizione di realtà virtuali a quelle reali, gli enigmi, i paradossi sono tutti aspetti che l’arte deve sceverare perché anch’essa è parte della società contemporanea. Una fotografia di società resa per immagini visive che lasciano o pongono dubbi sulla percezione stessa è la migliore fotografia della società contemporanea divisa tra incongruità, verità, falsità, ambiguità, enigmi e paradossi. Lo spettatore di fronte a queste opere deve chiedersi cosa stia percependo il suo stesso occhio e cosa stia elaborando il proprio cervello: una immagine pura e semplice oppure piuttosto una personale elaborazione mentale dell’oggetto? Quel che vivo quotidianamente come realtà è poi una realtà vera o una realtà virtuale e fittizia creata da social networks o da sistemi che mi fanno apparire reale quello che non lo è?


Salvatore Marsiglione scrive:

Como 13 Settembre 2017 MAG – Marsiglione Arts Gallery presenta Qiuchi Chen l’ultimo realista cinico a cura di Salvatore Marsiglione Antologica in prima nazionale dell’artista cinese Qiuchi Chen dal 22 settembre al 28 ottobre 2017 Inaugurazione: venerdì 22 settembre 2017 ore 18:30 Como, settembre 2017 – La MAG – Marsiglione Arts Gallery presenta in prima assoluta nazionale, da venerdì 22 settembre a sabato 28 ottobre 2017, la mostra personale dell’artista molto noto in Cina, ma esordiente in Italia, Qiuchi Chen, appartenente al Movimento del Realismo Cinico, con 25 opere dal 2004 al 2016. La mostra che apre la stagione culturale autunno/inverno della galleria MAG, imposta la linea concettuale di questa stagione, ovvero un Focus profondo sull’arte contemporanea in Cina e Giappone con una selezione di artisti con grandi possibilità di ascesa. Il Movimento del Realismo Cinico, in cinese Wanshi Xianshizhuyi 玩世现实主义, si crea autonomamente e si espande da Pechino dopo le note proteste studentesche della Primavera democratica del 1989, sfociate con il massacro di Piazza Tien’anmen del 4 giugno dello stesso anno. Sostenuto dal gallerista anglo-iracheno Charles Saatchi, il Movimento si diffonde rapidamente per tutta la Cina continentale e si espande anche a livello internazionale grazie alla partecipazione di Fang Lijun alla 45esima Biennale di Venezia del 1993 diretta da Achille Bonito Oliva. D’impronta nichilista, ma influenzato dalla cultura orientale, il Realismo Cinico nasce lontano dagli stereotipi dell’arte di regime dei decenni precedenti; ha nella sperimentazione libera, nella denuncia sociale e nell’ironia, i suoi caratteri fondamentali, ed i suoi più famosi capiscuola sono Fang Lijun e Yue Minjun che trainano tutti gli altri artisti cinesi nelle aste di Sotheby’s e Christies confermando l’interesse per i collezionisti internazionali di altissimo livello. Nato a Jiu Tai, nella provincia di Ji Lin nel 1959, Qiuchi Chen frequenta tutte le scuole a Beijing fino a laurearsi alla Facoltà di Arte alla Northeastern Normal University nel 1987. Anche se Qiuchi Chen è cresciuto con gli altri artisti del gruppo, non ha ancora ricevuto il meritato riscontro in Occidente perché ostacolato dal governo cinese in quanto la sua università non è tra quelle selezionate a ricevere l’appoggio istituzionale. Nonostante le difficoltà e le barriere imposte, la sua alta qualità tecnica e i concetti universali espressi, lo hanno portato a esporre diverse volte all’estero in sedi importanti come Hong Kong, Seoul, Londra, Colonia e Berlino, ma mai in Italia. Per la prima volta in Italia e in esclusiva alla galleria MAG di Como, si potranno ammirare 25 opere dipinte tra il 2004 e il 2016, tutte oli su tela e allestite senza telai né cornici, direttamente sulle pareti nude della galleria a rappresentare l’appiattimento della società e il desiderio di eliminare le sovra-strutture che la distraggono e volendo concentrare lo sguardo sull’essenza dell’opera. Artista dal carattere eversivo-concettuale per natura, riflessivo e di indole gentile, Qiuchi Chen affronta con forza e determinazione i temi necessari a far riflettere il pubblico sui valori civili per assicurare pace e sopravvivenza all’intera umanità. Molto critico verso l’arroganza umana, la maleducazione e la tecnologia che in Cina ha già creato una crisi ambientale ed esistenziale dei rapporti umani, l’artista sostiene che il bene più grande che ognuno di noi ha ricevuto – la vita – vada onorata offrendo sempre il meglio di noi stessi e dare il massimo per far bene all’umanità. Guerre, crisi nucleari, demografiche, energetiche, ed ambientali sono le sue principali denunce perché come artista e parte della comunità umana, egli sente forte il dovere di far conoscere e far discutere su questi argomenti con la speranza che servano a smuovere i sentimenti e che l’essere umano possa uscire da questa epoca avida e ritornare a prendersi cura della natura. I dipinti di Qiuchi Chen condividono certamente qualità e temi simili con altri realisti cinici, ma la sua attenzione va al di là dei soggetti ripetuti dagli altri artisti. Tecnicamente invidiabile, l’artista dice sempre quello che è il suo pensiero sugli argomenti di cui ogni individuo dovrebbe parlare e discutere, infatti, le sue “faccine”, che un po’ gli somigliano, dominate dai toni rossi e arancio o a volte grigi o multicolori, sono un simbolo che a seconda dell’immagine che vanno a fagocitare come un virus, esprimono felicità, rabbia o paura. Quando la sua critica è rivolta verso le guerre e le armi, i suoi aerei, fucili e carri armati vengono avvolti da tantissime “faccine” e “umanizzati” fino a fargli perdere il loro potere distruttivo, mentre altre volte vuole semplicemente esprimere i propri sentimenti d’amore verso questo mondo dipingendo fiori sorridenti. Il suo obiettivo è quello di farsi capire con un linguaggio universale, dialogare con l’umanità intera, quindi spesso egli inserisce simboli cinesi e occidentali, mescolando il surrealismo agli elementi pop. Gran parte del lavoro di Qiuchi Chen si concentra visivamente sui contorni della testa umana per riflettere il processo del pensiero esistenziale che lo guida di giorno in giorno e che costituisce il nostro mondo. Qiuchi Chen fa questo, andando oltre i volti ingranditi che si vedono nei quadri dei sui compagni di movimento e dall’arte politica della metà del secolo scorso, egli concepisce caricature con più forme, comprendendo la complessità e la frustrazione della società. La sua mostra alla galleria MAG è la prima mostra in Italia e rappresenta una pietra miliare importante per una voce forte nella cultura contemporanea cinese e mondiale. Salvatore Marsiglione CONTATTI PER LA STAMPA E INFORMAZIONI PRATICHE MAG – Marsiglione Arts Gallery Via Vitani, 31 – 22100 Como http://www.marsiglioneartsgallery.com Tel. +39 328 7521463 – info@marsiglioneartsgallery.com Vernissage della mostra Qiuchi Chen, l’ultimo realista cinico venerdì 22 settembre 2017 ore 18:30 Dal 22 settembre al 28 ottobre 2017 Ingresso gratuito, solo su prenotazione.


Anna Orsi scrive:

11 OTTOBRE 2017 | DA MERCANTE A COLLEZIONISTA:
CINQUANTA ANNI DI RICERCA PER UNA PRESTIGIOSA RACCOLTA

TESTI E IMMAGINI SCARICABILI DAL SITO http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Un percorso di ricerca peculiare, figlio di gusto e passione, ha portato Massimo Vezzosi a scegliere, raccogliere e circondarsi di opere di rara bellezza, un cammino senza soluzione di continuità dalla pittura antica alla scultura antica, per giungere fino agli anni 30 e 40 del Novecento, passando per il XIX secolo più colto e raffinato.
Un viaggio che si può ripercorrere attraverso le opere che Pandolfini ha il piacere di esporre a Palazzo Ramirez-Montalvo dal 7 al 10 ottobre e porre in vendita il giorno seguente.

Seguendo il filo del tempo partiamo da Pietro Grammorseo, documentato fino al 1531 a Casale Monferrato, autore di un prezioso pannello ad olio su tavola, che doveva essere parte di un trittico, raffigurante SAN GREGORIO MAGNO E SANTO STEFANO, che è in catalogo con la stima di 100.000/150.000 euro. Al Cinquecento toscano è da ascrivere SAN GIOVANNI BATTISTA, un olio su tela di buone dimensioni, stimato 25.000/35.000 euro, di Francesco Rustici, detto il Rustichino, pittore senese particolarmente apprezzato dalla famiglia Medici.
Si rivolge a un mondo collezionistico diverso, più legato alla cultura e alle tradizioni lombardo-piemontesi, il dipinto ad olio su tela di Carlo Francesco Nuvolone che rappresenta una FIGURA FEMMINILE CON LIBRO, in catalogo per 20.000/30.000 euro. Del toscano Vincenzo Meucci la raccolta di Massimo Vezzosi conta il grande dipinto VENERE E ADONE datato 1721, come si evince dall’iscrizione posta sul retro della tela “VIN:IO MEUCCI/f: /1721”, stimato 65.000/85.000 euro.
Vi sono poi opere di sicuro interesse come la bella tela a olio raffigurante SAFFO O ALLEGORIA DELLA POESIA eseguita dal lucchese Stefano Tofanelli attivo a cavallo di Sette e Ottocento, che è in catalogo per la cifra di 12.000/18.000 euro, mentre 8.000/10.000 euro è stimato il bel RITRATTO DI DOMENICA BENVENUTI, un olio su tela eseguito nel 1834-35 da Pietro Benvenuti, poco meno 5.000/8.000 euro è la valutazione dell’olio su tela del pittore veneto Natale Schiavoni che immortala GIUDITTA CON LA TESTA DI OLOFERNE. Ancora Ottocento per l’ADONE dipinto a olio su tela del toscano Giuseppe Bezzuoli e in catalogo per 8.000/10.000 euro, mentre entriamo nel XX secolo con il RITRATTO firmato e datato 1932 di Giovanni Guerrini stimato 2.500/3.500 euro.
Giunti al Novecento parliamo di scultura camminando a ritroso partendo dalla potente scultura in marmo bianco di Carrara di Giovanni Maria Benzoni che raffigura un umbratile INVERNO la cui stima è di 10.000/15.000 euro; poco di più, 12.000/18.000 euro, è la valutazione con cui è inserito in catalogo il BUSTO DI DIANA in marmo bianco di Carrara dello scultore toscano, che ha operato a cavallo tra Sei e Settecento, Giuseppe Piamontini.
È un artista fiorentino del XVI secolo l’autore di un bel bassorilievo ovale raffigurante FANCIULLI ALLA FONTE, l’opera, in marmo bianco, è valutata 8.000/12.000 euro, mentre risale a un secolo prima, il Cinquecento, la scultura in legno dorato e dipinto FIGURA DI GUERRIERO, opera di Neri Alberti da Sansepolcro la cui stima è di 14.000/18.000 euro.


Anna Orsi scrive:

28 SETTEMBRE 2017 | OPERE D’ECCEZIONALE INTERESSE STORICO – ARTISTICO

TESTI E IMMAGINI SCARICABILI DAL SITO http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Per Pandolfini il secondo semestre dell’anno si apre all’insegna della novità.
Dopo la prima vendita di “Auto Classiche” che si svolgerà il 27 settembre nella splendida cornice di Villa La Massa alle porte di Firenze, il 28 settembre, tornata nello storico Palazzo Ramirez Montalvo, Pandolfini batterà le aste “Capolavori da Collezioni Italiane” – divenuta in breve un must del calendario internazionale, e “Opere d’Eccezionale Interesse Storico-Artistico”, prima asta di questo tipo in Italia.

La vendita è esclusivamente dedicata a opere d’arte – dipinti, sculture e oggetti d’arredo – vincolate ai sensi della Legge n° 1089 del 1939 e successivo Decreto Urbani o, come è gergo comune tra gli addetti ai lavori, “notificate”, cioè dichiarate da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali di “particolare importanza” nell’ambito del patrimonio culturale italiano.
Allo stato attuale, se da un lato le norme che regolano l’apposizione del vincolo da parte delle Soprintendenze hanno l’indubbio merito di mirare alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico artistico del nostro paese, dall’altro contribuiscono a rendere sempre più difficile selezionare opere significative, con provenienze prestigiose, da proporre con valori realisticamente vicini al mercato.
Seguendo lo spirito innovativo che ne contraddistingue l’attività, Pandolfini ha deciso di presentare questa nuova iniziativa che ritiene possa essere di grande interesse, perché si propone di mostrare al pubblico dei collezionisti italiani, privati e istituzionali – ma anche agli stranieri risiedenti in Italia – la possibilità di entrare in possesso di opere di grande importanza, attribuzione certa, e riconosciute di particolare rilievo per la storia dell’arte italiana, più semplicemente di custodire tra le proprie mura un’opera da Museo.

Pietro De Bernardi, A.D. della società spiega come è nata l’idea progettuale:” Abbiamo notato nella nostra lunga storia aziendale, che negli ultimi anni le opere notificate hanno ottenuto sul mercato un sempre crescente apprezzamento data la loro indiscutibile qualità e importanza. Ricordiamo ad esempio che nel 2006 a tre dipinti del Tiepolo fu apposto il vincolo addirittura in fase d’esposizione, ciò nonostante furono venduti per 5,9 milioni di euro contro i 5/7 milioni di una stima che non poteva certo tenere conto del fatto che sarebbero stati notificati. Lo scorso anno in una delle nostre vendite un dipinto notificato di Antonio Puccinelli, con una stima di catalogo di 10/15 mila euro, è stato aggiudicato per 149.400 euro. Per questo ci siamo convinti che la parola notifica non debba intimorire, ma anzi debba rappresentare per il collezionista o per le istituzioni un certificato di garanzia assoluta. Tutti i dipartimenti si sono impegnati nel progetto per offrire le migliori opportunità di scelta fra opere che lo Stato ha dichiarato di eccezionale interesse storico artistico, nella convinzione che anche questa nostra iniziativa sarà un contributo concreto e positivo al mercato dell’arte italiano.”

In poco più di cento anni, la legge di tutela risale al 1909 nella sua prima formulazione generale, sono state vincolate opere di grandi maestri spesso documentate oltre che da studi moderni da prove di pagamenti e letteratura antica, e dunque al riparo dalle mutevoli opinioni della critica, provenienti da chiese e conventi o più spesso dalle famiglie aristocratiche che attraverso la loro committenza hanno scritto la storia dell’arte italiana.
I Capolavori “Notificati” di Pandolfini sono raccolti in un catalogo che vuole riportare l’interesse verso opere importanti che, pur se vincolate, possono rappresentare un’occasione per coloro che ricercano l’eccellenza e la grande qualità, un’opportunità che i collezionisti dovranno cogliere per accrescere con presenze significative le loro raccolte.

Il catalogo della vendita proporrà, dunque, opere d’indiscusso rilievo e corredate da ineccepibile documentazione, come la VISIONE APOCALITTICA DI GIOVANNI di Luca Giordano, un olio su tela stimato 80.000/120.000 euro che recentemente è stato esposto nella mostra “Rubens e la nascita del Barocco” a Palazzo Reale a Milano.

Per molti “notifica” è sinonimo di “alta epoca” perché presuppongono che più le opere sono antiche più sono rare e preziose, tra queste sono presentati otto Santi a mezza figura di Taddeo di Bartolo, nel catalogo di Pandolfini del prossimo 28 settembre con la stima di 150.000/200.000 euro. Sono otto dipinti a tempera su tavola a fondo oro, databili al 1418, raffiguranti San Pietro Martire, Beato Ambrogio Sansedoni, Santo Vescovo, San Luca, San Matteo, Santo Vescovo, Santo Stefano e San Tommaso d’Aquino che assieme ad altri pannelli, raffiguranti la Madonna con il Bambino e quattro Santi a figura intera oggi conservati in importanti Musei americani, dovevano far parte del polittico purtroppo smembrato nel XIX secolo della Chiesa di San Domenico a Gubbio.
Per i collezionisti e gli amanti della pittura caravaggesca è un’opportunità unica l‘inserimento in catalogo per 80.000/120.000 euro di ALLEGORIA DELL’ESTATE, un bel dipinto di Nicolas Régnier, italianizzato in Nicola Renieri per la sua lunga e proficua attività tra Roma e Venezia.
Oltre al valore indiscusso dell’artista Piero di Cosimo e quello intrinseco alla splendida tempera su tavola, TRITONI E NEREIDI, CON SATIRI E ITTIOCENTAURA è un’opera di grande richiamo per la sua provenienza dalla collezione privata della regina della lirica, Maria Callas. Valutata 130.000/160.000 euro questa spumeggiante opera eseguita tra il 1500 e il 1505 è stata esposta nel 2015 alla Galleria degli Uffizi durante la mostra dedicata al maestro fiorentino. Il dipinto assieme al suo pendant, oggi a Washington D.C., costituiva il complesso decorativo eseguito da Piero nella dimora dei Vespucci, una delle più importanti famiglie nobiliari fiorentine.
“Inciso da Benedetto Eredi come illustrazione dell’Elogio di Michelangelo Cerquozzi pubblicato nella Serie fiorentina, dove è ricordato in casa Capponi a Firenze, il dipinto può forse identificarsi con il “Ritratto, mano et effigie di Michel Angelo delle Battaglie fattosi mentre dipingeva in Roma” offerto in vendita nel 1673 a Giuseppe Maria Casarenghi, agente del cardinal Leopoldo de’ Medici….” Così si apre la scheda di presentazione di AUTORITRATTO NELLO STUDIO, un dipinto di Michelangelo Cerquozzi in catalogo per 15.000/20.000 euro.

Questi sono solo alcuni esempi per questa prima assoluta a cui Pandolfini darà corso il prossimo 28 settembre nei saloni della sua sede di Palazzo Ramirez Montalvo.


Anna Orsi scrive:

28 SETTEMBRE 2017 | CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE

TESTI E IMMAGINI SCARICABILI DAL SITO http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Un mese tra tradizione e innovazione, questo in sintesi potrebbe essere il significato delle vendite che Pandolfini si appresta a battere nel prossimo mese di settembre in concomitanza con la biennale dell’Antiquariato di Palazzo Corsini.

Dopo la prima grande novità rappresentata dalla vendita di “Auto Classiche” del 27 settembre che avrà come palcoscenico Villa La Massa, un gioiello architettonico di epoca medicea alle porte di Firenze, il 28 settembre, Pandolfini torna nello storico Palazzo Ramirez-Montalvo del centro di Firenze per dar corso a due vendite di grande prestigio.
La prima, che cammina nel solco della tradizione ma che al suo esordio nel 2014 rappresentava una grande novità nel panorama delle aste, è “Capolavori da Collezioni Italiane”, una vendita che ogni anno ha rinverdito il pieno successo della prima edizione; la seconda “Opere di eccezionale valore storico-artistico”, è l’altra novità di rilievo in quanto per la prima volta, e non solo in Italia, pone in vendita esclusivamente opere dichiarate di importante interesse storico-artistico per il nostro Paese.
Le due vendite in programma il prossimo 28 settembre sono l’evento di punta dell’intera programmazione di Pandolfini Casa d’Aste e, visti i successi passati e l’interesse che già si percepisce per questa nuova asta, un appuntamento imperdibile per il mondo collezionistico che proprio in quei giorni graviterà a Firenze.

“Capolavori da Collezioni Italiane” è un appuntamento speciale, giunto al quarto anno, che raccoglie pochi lotti selezionati con estrema cura nel corso dell’anno dai dipartimenti; studiate e documentate queste opere trasformano il catalogo in un vero e proprio volume d’arte, che per molti casi diventa un imprescindibile testo critico di riferimento.
Il Vaso Qing del 2014 è memoria che si rinnova, perché tuttora rappresenta il prezzo più alto pagato per un’opera d’arte in asta in Italia, un exploit difficilmente ripetibile ma che ha avuto grandi eredi nei record di aggiudicazione per artisti come Jacopo Vignali, Medardo Rosso, Lodovico Caselli e Bernardo Cavallino o di opere come il raro Libro d’Ore alla maniera di Tours del 1500-1508, o l’altorilievo di Matteo Cividali ora custoditi in Musei e Collezioni Internazionali, mentre altri ora sono esposti in Musei Italiani.

Una teoria di successi che siamo certi non si interromperà nemmeno quest’anno a fronte di opere come APOLLO E MARSIA, un olio su tela dipinto da Luca Giordano nel 1660 circa, in catalogo con stima a richiesta. Capolavoro giovanile del pittore napoletano, torna sul mercato a quasi quarant’anni dalla sua comparsa in asta a Londra nel 1988. Ancor oggi è difficile ricostruire le vicende collezionistiche di quest’opera perché troppo generiche sono le testimonianze dei commerci di questo soggetto, tra Parigi e Londra, per quasi un secolo a partire dalla metà del Settecento, ne è stato dato un significato ed un’appartenenza al numero, si suppone d’inventario, che compare in basso a sinistra, un 366 che lo colloca sicuramente in una ricca e complessa collezione, ma purtroppo a noi ignota.
Il dipartimento di Dipinti del XIX secolo ha selezionato l’opera di Ruggero Panerai RITORNO DALLE CORSE ALLE CASCINE, un olio su tela che rappresenta uno spaccato di vita fiorentina in uno stile robusto e schietto, la cui stima è 150.000/200.000 euro.
Con la stima di 10.000/15.000 euro verrà battuta la prima edizione in italiano del volume DE ARCHITECTURA LIBRI DECE TRADUCTI DE LATINO IN VULGARE AFFIGURATI di Vitruvio, edita in Como da Gottardo da Ponte nel 1521, oltre ad essere celebre per lo splendido apparato illustrativo è importante anche per la sua provenienza, fu infatti appartenuta all’illustre bibliofilo e filantropo svizzero Sergio Colombi.
Splendida è la scultura in avorio con incastonate pietre colorante che raffigura NAPOLEONE BONAPARTE IN VESTE DI IMPERATORE. Sul mantello decorato da api cui poggia il collare di Gran Maestro della Legion d’Onore (ordine creato da Napoleone nel 1802), mentre nella mano destra tiene lo scettro sormontato dall’aquila simbolo sia dell’Impero Romano sia di Carlo Magno. Eseguita nel 1805-1810 l’opera è in catalogo con la stima di 40.000/60.000 euro.

Lo stesso dipartimento propone un mosaico raffigurante LA MADDALENA eseguito da Filippo Carlini nel 1777-1778 racchiuso in una eccezionale CORNICE in bronzo dorato che reca lo stemma di Pio VI, eseguita nel 1780 da Paolo Scarpa. Opera di rara bellezza e importanza sarà in catalogo accompagnata dagli scritti del professor Alvar Gonzales Palacios che l’ha ampiamente studiata.
Non si può parlare di questa vendita di “Capolavori” senza ricordare il TRUMEAUX proposto dal dipartimento di Arredi la cui stima è di 100.000/150.000 euro. È un’eccelsa e importante, anche nelle dimensioni, opera di Ebanisteria Veneziana di metà Settecento lastronata in noce e radica di noce con cimase, che racchiudono specchi incisi, in legno scolpito e dorato come per altro sono anche le rocailles e gli elementi fitomorfi che decorano i montanti di base e alzata.
Non mancheranno di attirare l’attenzione del collezionismo più esigente le tre maioliche rinascimentali che quest’anno sono incluse nella vendita dei Capolavori. Il primo è un PIATTO di Francesco Xanto Avelli, datato 1537, su cui è immortalata “La morte di Proci” il cui valore è di 70.000/100.000 euro, medesima valutazione 70.000/100.000 euro per la COPPA faentina della prima metà del XVI secolo attribuita a Baldassare Manara che raffigura L’Annunciazione, già Collezione Adda di Londra. In ultimo, ma per altro non meno ricercata, è la COPPA lustrata a Gubbio, datata 1535 e siglata del pittore Lu Ur in cui è rappresentata La morte di Porzia che è posta in vendita per 30.000/50.000 euro.
Forte del suo status di leader in Italia anche quest’anno il dipartimento di Orologi può presentare uno dei cronografi più ambiti e ricercati su mercato internazionale, un Rolex COSMOGRAPH DAYTONA con quadrante “Paul Newman Panda” del 1970, la cui stima è di 150.000/200.000 euro.
Il dipartimento di Numismatica per la sua prima presenza a questa prestigiosa vendita ha selezionato una MONETA in oro di estrema rarità coniata per volere del granduca Ferdinando I de’ Medici nel 1591, i cui esemplari esistenti incluso il presente si contano in numero di tre, di cui uno conservato al Museo Nazionale del Bargello di Firenze e l’altro al Museo Nazionale Romano (ex collezione di Vittorio Emanuele III). La grande rarità di questa moneta, in origine emessa con una tiratura di 1.260 pezzi, è quasi certamente imputabile al fatto che tutti gli esemplari in circolazione vennero ritirati e fusi in nuove coniazioni. L’esemplare qui proposto, denominato DOPPIA DA DUE o SCUDO QUADRUPLO, apparso per la prima volta sul mercato nel 1921 nel catalogo di vendita relativa alla prestigiosa collezione Ruchat, è stimato 40.000/60.000 euro.


Anna Orsi scrive:

27 SETTEMBRE 2017 | AUTO CLASSICHE

TESTI E IMMAGINI SCARICABILI DAL SITO http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Pandolfini opera in quasi tutti i settori dell’arte e del collezionismo dal 1924 e negli ultimi 10 anni è divenuta leader del mercato italiano con numeri e performance di livello internazionale nei settori più tipici dell’arte e dell’antiquariato, ma anche in aree innovative per il nostro mercato come i vini da Collezione, l’Arte Orientale o l’Archeologia.
Una strategia e una voglia d’innovarsi che ha trovato continuità nel dipartimento AUTO CLASSICHE, che non può esimersi dal selezionare anche motociclette, memorabilia, documenti, cimeli…

La prima asta di AUTO CLASSICHE, come annunciato in primavera, sarà il 27 settembre a Villa La Massa un capolavoro mediceo adagiato su un’ansa dell’Arno a pochissimi chilometri dal centro di Firenze.
Posseduta e gestita da anni da Villa d’Este, il magnifico Hotel sul Lago di Como che ha vinto i più prestigiosi riconoscimenti dell’Hotellerie mondiale, Villa la Massa offrirà una cornice inimitabile e un altissimo livello di servizio
In esposizione dal 23 settembre circa 40 automobili e 11 motociclette di sicuro interesse: infatti per la prima asta in questo difficile settore, Pandolfini ha deciso di puntare alla qualità più che alla quantità.
Ciò che accomuna tutte le vetture proposte da Pandolfini è la provenienza: contrariamente alle consuete proposte di vetture provenienti da commercianti e presentate nelle Fiere internazionali e nei siti internet, quindi molto ben conosciute, i contatti e la credibilità di Pandolfini hanno permesso di accedere a vetture detenute da collezionisti che sono al di fuori dall’ambiente specializzato delle auto d’epoca.
Una via che permetterà di veder riapparire dopo cinquanta anni o più importanti vetture che si ritenevano scomparse, come molte auto messe in vendita da appassionati che le hanno curate amorevolmente per tantissimi anni.

Regina assoluta dell’Asta sarà una Alfa Romeo 6C 2300 Turismo con una carrozzeria incredibile realizzata dalla Touring e battezzata “Soffio di Satana”: costruita in due soli esemplari era stata creduta persa, mentre è semplicemente stata conservata e coccolata dal suo appassionato proprietario per più di cinquant’anni.
Oltre a tutte le sue qualità motoristiche e tecniche, stilistiche e di conservazione, questa Alfa Romeo mai restaurata e conservata in modo veramente commovente rappresenta un pezzo della Storia italiana del XX Secolo dato che il suo primo proprietario fu nientemeno che il Comandante Gabriele D’Annunzio, Principe di Montenevoso, a fronte di tutto ciò la sua stima è a richiesta.

Ma l’Alfa che ci piace pensare percorrere i viali del Vittoriale non è l’unica auto a brillare in questa prima asta di Pandolfini, il catalogo presenta altre stelle di altissimo interesse collezionistico, veri e propri capolavori della meccanica e dello stile italiano degli anni Venti e Trenta, ma anche una serie di vetture sportive degli anni ’80 e ’90, come non mancano esempi importanti di vetture degli anni del boom o poco prima come la Jaguar XK 120 OTS del 1953, un capolavoro creato in sole due settimane per essere presentato al salone di Londra del 1948, che è in catalogo per la cifra di 85.000/95.000 euro.

Tra le vetture di grande interesse per il pubblico vi saranno alcune Ferrari tra cui due icone degli anni ’80 come la Testarossala cui stima è di 80.000/100.000 euro, la 308 GTS del 1981 e, con stima a richiesta, la rarissima e “esagerata” 599 GTO del 2010.
In catalogo per 18.000/22.000 euro anche una Rolls-Royce Silver Wraith II, modello degli anni ’80 che fu prodotto in soli 2.144 esemplari, la maggioranza dei quali per usi ufficiali, in livrea nera o blu scuro e con divisorio. Questa vettura rappresenta quindi un rarissimo esempio di Silver Wraith II ‘privata’: fu infatti acquistata nel 1980 da una signora che se la fece consegnare ad Hong Kong, e la usò fino al 1989.

Continuando a parlare di vetture sportive non sono da perdere, per i moltissimi collezionisti del Marchio, una serie di Porsche 911, tra le quali una Speedster assolutamente eccezionale anche lei in catalogo con stima a richiesta.
Berline, spider, coupé, persino un classico pulmino Volkswagen in catalogo per 18.000/20.000 euro, e due fuoristrada molto speciali: una Jeep MB restaurata e munita di tutti gli accessori tipici delle vetture utilizzate dagli americani durante la guerra, ed una Campagnola trasformata per l’uso privato di una facoltosa famiglia con un interno arricchito con finiture di lusso la cui stima è di 4.000/5.000 euro.
Ancora, una serie di vetture americane – tra cui una fedelissima riproduzione della Pontiac Fierbird KITT in catalogo per 90.000/110.000 euro – si affiancheranno a vetture italiane economiche ma molto collezionabili, come una Fiat 509 Torpedo, una Lancia Ardea Prima Serie stimata 8.000/10.000 euro e una splendida Fiat 500D Trasformabile la cui valutazione è di 10.000/13.000 euro.
Chiudiamo le anticipazioni di questo catalogo di Auto Classiche allacciandoci alla più stretta attualità svelando la presenza in asta di un’Urbanina, ossia la prima auto elettrica prodotta in tempi moderni, il cui valore è stimato 8.000/10.000 euro.

La vendita di Pandolfini a Villa La Massa il 27 settembre presenterà, in effetti, una grande varietà di automobili, in grado di suscitare l’interesse di tutti gli appassionati, e di tutte le tasche.


Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea scrive:

Annuale d’Arte contemporanea in festa.
Premio Internazionale “Apollo dionisiaco” Roma 2017: il senso della bellezza.

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, Polo di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio dell’ANCI, della Regione Lazio e di Roma Capitale, Presidente fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, Vicepresidente il dott. Renato Rocchi, Direttore Artistico Antonino Bumbica, cerimonia il Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco” sabato 14 Ottobre 2017 dalle ore 15,30 presso il Salone del duecentesco Castello della Castelluccia in Roma.

L’evento culturale, letterario e artistico celebra il senso e il valore della bellezza di opere in poesia, di opere in pittura, scultura, grafica e fotografia, di poeti e artisti affermati ed emergenti sul territorio mondiale.

Fra 554 pregevoli opere dal mondo le Poesie e le Opere d’Arte visiva selezionate dalla Giuria dei Semiologi saranno in voce ed in mostra in corso di cerimonia, premiate con il diploma dell’Accademia, la critica in semiotica estetica della presidente e la pubblicazione sul sito ufficiale dell’Accademia: http://www.accademiapoesiarte.it

Ai vincitori è conferito il trofeo in medaglia scolpita “Apollo dionisiaco”, realizzata con fusione a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta in Roma, che configura il bacio del dionisiaco inconscio e dell’apollineo cosciente e commemora l’atto di nascita ciclica d’identità e di mondo ad opera dell’arte. L’arte, dal sanscrito, è arto del vivere, che muove e congiunge: tocca la vita e nel sentimento infinito di bellezza apre al movimento partecipato dei significati della verità.

Per la sezione poesia il Primo Premio, trofeo aureo Apollo dionisiaco, è conferito a Emilia Fragomeni, con la poesia Lacci, il Secondo Premio, trofeo argenteo, a Filippo D’Attardi, con L’imperfetta ragione e il Terzo Premio, trofeo argenteo brunito, a Laura Pavia, In paludi notturne. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria in ex aequo a: Davide Rocco Colacrai, Gli eterni ritorni (al poeta B., 1945), Emma Mazzuca, Panteismo, Loretta Stefoni, Il profumo del Calicanto, Luciano Monti, Eros, Marcello Di Gianni, Solo un fiore ho amato, Matteo Bona, Echi, Mirco Bortoli, Come farfalle, Nunzio Buono, Sotto gli embrici di Luglio, Stefano Zangheri, Kamaloka, Vincenzo Ricciardi, Prima del diluvio. Il Riconoscimento al Merito ex aequo a Alessandro Inghilterra, Forse a primavera, Alvaro Staffa, Ecce Mater, Anna Maria Colanera, Dolce luna, Antonio Sbarra, Cortina d’autunno, Carmelo Cossa, A te vita mia, Carmen De Matteis, Dissonanze, Daniela Cicognini, Il bosco, Elisa Bassi, Il risveglio del giorno, Ellis Bottazzo, Abiti qui, Filippo Passeo, Arrivi, Franca Donà, E sembra ieri, Francesco Pasqual, Di quando in quando, Franco Pastore, Attendendo primavera, Giulio Bernini, Piove su Roma, Joseph Barnato, Furit Aestus, Lucia Fornaini, Fiori e baci. Luigi Antonio Pilo, Cogitatio in lumine, Marco Bruni, Ver-si d’amore, Mauro Montacchiesi, Venere luminosa, Rosaria Lo Bono, Sboccia la primavera d’amore, Sabrina Balbinetti, Closciarre, Simona Ristori, Fertile, Sonia Giovannetti, L’attesa di una madre, Umberto Druschovic, Velario di stelle, Valerio Calabrò, Finestra aperta sul cuore, Vanessa Mignucci, Visione di un condannato. Le Distinte Partecipazioni in diploma chiamano sul palco i minori: Eleonora Fidelia Chiefari, Gianluca Scalera, Pierfrancesco Cento, Thomas Scarinzi e Flavia Romana Tuzza.

Per la sezione artistica il trofeo aureo del Primo Premio è vinto da Liliana Lucia Consoli, con l’opera Abbraccio, il Secondo Premio è conferito a Alberto Mesiano, con Verso il granaio, il Terzo Premio a Chen Chen, con Friends. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria è assegnato ex aequo a: Annapaola Rescigno, Leggerezza, Carlo Zara (alla memoria), Se non c’è vento, anche la banderuola ha carattere, Gianni Catracchia, Musa, Matteo Bona, Absolving sins, Patrizia D’Andrea, Colorare la vita, Romeo Mesisca, Senza titolo, Valentina Bollea, Cieli coperti, Vito Fulgione, Notturno. Il Riconoscimento al Merito è assegnato ex aequo a: Anna Tonelli, Bosco, Carlo Damaggio, Portobello, Compagni di strada (Maria Grazia Lunghi e Calogero Carbone), Itaca, Eidenai Morlando,Ofelia’s dream, Federica Nardi, Una nuova luce, Giancarlo de Gennaro, Marinaio, Giovanna Ghedini, Inverno, Giovanni Cara, Autoritratto, Giuseppe Festino ‘Fenice’, Testacuore, Giuseppe Galati, Nell’uliveto, Glenda Dollo, Easy Life, Maria Giacoma Vancheri, Coscienza, Marzia Bellesso, Vita, Massimo Fissore, Novalesa, Ofelio Eufemio Federici, Io e il mio paese, Paola Gentile, Ghibli, Patrick Pioppi, Mi guardo, Sebastiano Mendola, L’amicizia, Sibilla Fanciulli, I remember…, Stefania Fienili, Ritratto di tramonto dopo la tempesta, Teresa Rossi, Rosso è il mio cuore, Tiziana Sparacino, Silenzi, Valentino Petrosino, Sguardi, Vincenzo Piatto, Oblio, Yajaira M. Pirela M., L’origine nascosta. Le Distinte Partecipazioni in diploma premiano il minore Alessandro Napoli e valorizzano le opere degli artisti speciali del laboratorio d’arte dell’istituto Don Orione: Joseph Fernando e Marco Bezzecchi.

Ospiti d’onore in cerimonia sono il giornalista Giuseppe Palmieri, già Direttore dell’Agenzia di Stampa AdnKronos e il professor Raffaele Occulto, già Docente Universitario presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre. I musicisti Livia Brunelli al flauto barocco e Simone Colavecchi alla tiorba accompagnano gli ascolti. Pregiatissimi Autori e Artisti internazionali aprono alla partecipazione al sentimento di bellezza dell’arte, per il senso, per il valore, per l’eternazione del vivere.


Galleria PUNTO SULL'ARTE scrive:

Vernissage: SABATO 9 SETTEMBRE 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 10 – 30 Settembre 2017

MAGNA CARTA, una mostra interamente dedicata alle opere realizzate su supporto cartaceo aprirà la stagione espositiva 2017/18 della Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese – Casbeno. VERNISSAGE SABATO 9 SETTEMBRE h 18-21.

11 Artisti della galleria, pittori e scultori, italiani e stranieri, presentano per l’occasione opere realizzate su carta, un materiale tanto delicato e semplice quanto affascinante per la sua straordinaria versatilità.

Diverse le tecniche e gli approcci dei singoli artisti. Dai dipinti realizzati con colori ad acrilico e olio, a quelli con gli smalti; dalle biro colorate agli acquerelli, fino alle varie tecniche di incisione e alla creazione di sculture in cartapesta.

I soggetti sono quelli caratteristici degli artisti protagonisti della mostra: paesaggi di campagna perduti che ci raccontano la bellezza del mondo e la sua distruzione per mano dell’essere umano; animali stilizzati immortalati nelle più assurde situazioni e messi in relazione con oggetti quotidiani su fondali monocromatici; metropoli moderne costruite su un mirabile gioco di equilibri formali; immagini di paesaggi urbani attraversati da surreali figure di struzzi colorati; raffigurazioni di paesaggi boschivi autunnali e invernali dominati dal silenzio, raffinati e malinconici.

Artisti in mostra: Angelo ACCARDI, Massimo CACCIA, Valentina CECI, Daniele CESTARI, Jernej FORBICI, Luca GASTALDO, Johannes NIELSEN, Alex PINNA, Tomàs SUNOL, Marika VICARI, Alice ZANIN.

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19
Domenica 10 e 17 Settembre h 15-19


Alessio Calega scrive:

Per gli ultimi due fine settimana di settembre il Chiostro di Villa Vogel aprirà le su porte per una personale dell’artista Alessio Calega, dal titolo “Punti di Vista”. Come spesso accade nelle sue esposizioni, il tutto sarà accompagnato da performance teatrali collegate al tema in mostra.
L’artista da anni porta avanti progetti e performance legati al mondo del teatro attraverso le sue opere materiche e pittoriche.

In collaborazione con la compagnia Teatrale Santo Stefano

22 – 23 settembre – intervento teatrale di Giuliana Panerai
29 – 30 settembre – intervento teatrale di Sara Guasti

orari: ven-sab 21:00 23:30 ingresso libero

L’esposizione sarà aperta al pubblico anche durante la settimana solo su appuntamento al 3394453757 o info@alessiocalega.it

Chiostro di Villa Vogel Via delle Torri 23 Firenze


Sciancalepore scrive:

COLORI IN MOVIMENTO
Mostra d’Arte contemporanea
Di
Giuseppe Sciancalepore
Museo PINACOTECA MICHELE DE NAPOLI – Terlizzi

Vernissage 11 Agosto 2017 ore 19,00

A cura di Mara Germinario Patrocinio: Comune di Terlizzi,

“Colori in movimento” di Giuseppe Sciancalepore è una mostra personale che dirige gli sguardi verso pensieri lontani. Contestualizzare il tutto in un istituto culturale dal forte valore come la Pinacoteca De Napoli di Terlizzi crea una suggestiva cornice d’insieme data dalla mescolanza di beni storico-artistici e arte contemporanea. Fino a che punto si possa spingere l’intrecciarsi di trame tra passato e presente non è definibile con un limite segnato in chiaro. Tuttavia è certo che, in questo caso, l’uno stia creando valore per l’altro in una logica di gioco dove entrambi i giocatori restano soddisfatti dallo scambio. Cerchiamo, ora, di capire quale sia l’oggetto dello scambio che avviene in quelle sale. Da un lato, l’ammaliante patrimonio della Pinacoteca ci offre il valore dell’eredità culturale. Dall’altro, il processo di creazione di valore è in fieri. Sicuramente non è ancora definibile un valore storico ma, senza ombra di dubbio, dietro le pennellate di Giuseppe Sciancalepore si riconosce il valore del presente.Parlo di un valore non oggettivabile in parametri definiti aprioristicamente. Con “valore del presente” intendo indicare il valore che esiste negli occhi di chi guarda l’arte. Il critico d’arte potrebbe dire che i quadri di Giuseppe Sciancaleporesi colleghino alla discendenza degli artisti afferenti alla corrente nucleare relativa all’era atomica [1951]. Un legame esiste ed è evidente se si pensa al loro universo atomico; ma al contempo esiste un confine di distacco netto dalla corrente: il nostro pittore non considera la forza dell’atomo come punto di distruzionema come vita. Nei suoi quadri i pianeti, le stelle, i meteoriti non sono masse oscure ma luminose fonti di vita primordiale. L’occhio non fugge dai colori, sapientemente intrisi di tocchi caldi e freddi a seconda degli usi, ma è totalmente attratto da quei fulcri di energia pulsante. Pennellate non casuali quelle di Giuseppe Sciancalepore, pittore che colpisce la tela senza esitazione puntando direttamente a dare forma alle astratte idee che affollano la sua mente creativa. Le forme che ne derivano sono frutto di un attento studio visibile sulle realistiche forme dei pianeti o delle costellazioni.
A rendere uniche le sue opere, però, non sono le parole di un critico o di un soggetto chiuso nella sua singolarità. Unico è ciò che i suoi tratti riescono a trasmettere quando gli sguardi si posano e i pensieri iniziano a viaggiare. Quello che le sue astuzie ci concedono sono tracce. Tracce di ricordi legati alla famiglia, punti visibili solo ad occhi attenti da cui tutto ha origine. E il pittore si assicura che questi segni restino indelebilmente scalfiti nell’immensità dell’universo. Come la mente dirige i propri desideri verso l’ignoto quando guarda le stelle cadere e illuminare le speranze, allo stesso modo il pittore ci chiede di lasciare che l’arte svolga la sua funzione catartica. Ci chiede di non interrogarci su cosa si stia guardando, su quale sia il senso di tutto ciò, e di lasciare che i colori ci appaghino la mente e che si possa sospirare sollevati davanti ai suoi quadri, per creare un’atmosfera in cui gli animi possano perdersi e ritrovarsi all’unisono guidati dalla sinfonia di atomi vibranti. Mara Germinario

visitabile dal 11 al 30 agosto 2017
orario: dal martedì al sabato ore 10.00-13.00 / venerdì e sabato anche ore 16.00 – 19.00
(catalogo della mostra Edizioni Pegasus)
Pinacoteca De Napoli, c.so Dante, 9 – Terlizzi
info@pinacotecadenapoli.com -www.pinacotecadenapoli.com –www.sciancalepore.jimdo.com – sciancalepore.giuseppe63@gmail.com – tel 0803542836 – 3408432775


Daniela Madonna scrive:

‘After Hiroshima’: gli immaginari inesplorati dell’atomico

Vernissage: domenica 6 agosto ore 19.00, presso la B#SIDE GALLERY (Via Isola di mezzo 3/5, Treviso).
Orari: La mostra sarà fruibile dal 9 agosto al 31 ottobre da lunedì a venerdì, dalle 09.00 alle 18.00.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

Dopo gli eventi presentati a giugno e a luglio, IoDeposito rimane nel capoluogo trevigiano con il debutto della B#SIDE Gallery, la nuova galleria della Ong. Domenica 6 agosto IoDeposito inaugura ‘After Hiroshima’, mostra internazionale dedicata, a più di settant’anni dal bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, agli immaginari ancora inesplorati dell’atomico. Il vernissage, previsto per le 19.00 alla B#SIDE GALLERY (Via Isola di mezzo 3/5, Treviso), ospiterà uno speciale talk di approfondimento con gli artisti Luca Federici e Elin o’Hara Slavik, che racconteranno la propria esperienza artistica sviluppata in stretta connessione con le testimonianze materiche del bombardamento. Patrocinata dall’UNESCO e realizzata anche grazie al finanziamento della Maypole Foundation e ai prestiti speciali dell’Hiroshima Peace Memorial Museum, la mostra sarà fruibile gratuitamente fino al 31 ottobre, da lunedì a venerdì dalle 09.00 alle 18.00. L’appuntamento trevigiano rientra nell’ambito della terza edizione del B#SIDE WAR FESTIVAL, rassegna artistica e culturale ideata e promossa da IoDeposito Ong attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

Nell’anniversario dell’evento che ha sconvolto Hiroshima e Nagasaki rispettivamente il 6 e il 9 Agosto del 1945, ‘After Hiroshima’ riunisce artisti internazionali in una riflessione inedita e sfaccettata sulle immagini-archetipo legate allo scoppio delle bombe atomiche che dilaniarono le due città giapponesi. Da quel drammatico momento ad oggi, tre sono infatti le immagini cristallizzate nella memoria collettiva della società -non solo giapponese-: l’accecante lampo di luce radioattiva, l’iconica immagine della nube atomica o mushroom cloud, le ombre di corpi e oggetti proiettate su strade ed edifici. Proponendone una rielaborazione contemporanea nell’arte e nella cinematografia, la mostra presenta le opere di artisti che, attraverso l’utilizzo di diversi media (cianotipi, dipinti, collage, manipolazioni fotografiche e video installazioni), sviluppano tali immagini in modo personale e significativo. Veri e propri archetipi della paura, questi scenari si sono radicati nell’immaginario giapponese e internazionale tanto da stimolare artisti e registi a esorcizzarne, metabolizzandoli, la natura mortale e distruttiva.

La mostra si configura dunque come un percorso, un’indagine poli-focale che abbraccia l’arte e le immagini in movimento attingendo ad un ventaglio di artisti con prospettive e Weltanschauung diverse fra loro. Con i suoi cianotipi, l’americana Elin o’Hara Slavick crea un ponte invisibile tra le generazioni di hibakusha, re-illuminando gli oggetti di uso quotidiano colpiti dalle radiazioni della bomba, mentre l’inglese Andrew Cole cattura il flash di luce e dipinge le nere piogge di morte che si riversarono sulla città. Proprio in questo punto si inseriscono allora le due opere cinematografiche ‘Pioggia Nera’ e ‘Children of Hiroshima’, in cui i due registi giapponesi Shohei Imamura e Kaneto Shindō affrontano in modo realistico la rappresentazione del giorno dell’esplosione. Al punto di vista scientifico e minimale con cui l’olandese Deimion van der Sloot raffigura la luce atomica, si affiancano opere che pongono l’accento su come perduri la memoria materica di ciò che accadde attraverso le nuclear shadows impresse sulla città, testimonianza della distruzione e del dolore che seguirono. Tra queste, il lavoro dell’italiano Luca Federici rielabora l’immagine delle ombre attraverso la potenza astratta della macchia che, permeante, evoca paure ataviche. A completare il panorama artistico offerto al visitatore si propongono i contributi cinematografici appartenenti alla new wave dell’horror giapponese, che realizzano in Kurosawa Kiyoshi -uno dei maggiori esponenti del genere- un rinnovato interesse per l’iconografia delle ombre, incarnazione del richiamo al trauma di Hiroshima.

In mostra, opere di: Kurosawa Kiyoshi, Shohei Imamura, Elin o’Hara Slavick, Gordon Belray, Daniel Wechsler, Andrew Cole, Deimion van der Sloot, Kailum Graves, Mary Kavanagh, Luca Federici, Uroš Weinberger.

Contatti
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/2591/
Web: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org
Direzione: info@iodeposito.org
Ufficio stampa: daniela.madonna@iodeposito.org


Daniela Madonna scrive:

ARTE PUBBLICA AI CONFINI DELL’ITALIA: L’INSTALLAZIONE ‘PRISONERS’

Orari: L’installazione sarà fruibile presso la Fortezza di Chiusaforte, dal 29 al 30 luglio dalle 14.00 alle 18.00.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

IoDeposito Ong, in collaborazione con la regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Chiusaforte, inaugura presso la Fortezza di Chiusaforte ‘Prisoners’, opera concettuale di arte pubblica dell’artista Joshua Cesa. Da sabato 29 a domenica 30 luglio l’installazione patrocinata dall’UNESCO sarà fruibile gratuitamente nell’area della Fortezza dalle 14.00 alle 18.00, con visite guidate gratuite sempre disponibili direttamente nel sito. Dopo un intenso tour in diverse città italiane ed estere come Udine, Pirano, Genova e Roma, l’opera giunge ora in una delle location friulane più suggestive e storicamente importanti della regione. L’appuntamento con IoDeposito Ong rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso la sua installazione, l’artista Joshua Cesa coinvolge lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. ‘Prisoners’ nasce infatti dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo e, partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, innesca una riflessione ‘sensoriale’ e contemporanea sull’idea della reclusione, invariabile implicazione di tutti i conflitti. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. «’Prisoners’ riesce a farsi vera e propria esperienza artistica» spiega l’artista Joshua Cesa «portando in sé due linguaggi apparentemente molto diversi: la fissità e la perfezione della figura geometrica dialoga e si relaziona col movimento disperato e primordiale di chi, nello schermo, sa di non potersi liberare».

Inserita nella terra di confine dell’estremo nord-est, l’opera dialoga in modo vibrante con le selvagge Alpi Giulie, dove i lineamenti di Italia, Slovenia e Austria si confondono condividendo un passato storico fatto di migrazioni forzate e di presidio bellico. Quel severo monte su cui si erige la Fortezza ospitava infatti, un tempo, militi e civili costretti a un freddo esilio montano che li derubava non solo delle risorse alimentari ma anche, soprattutto, della loro libertà. I cubi di ‘Prisoners’ diventano allora contenitore e contenuto e ciascun prigioniero, proprio come ciascun visitatore, è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Gli stessi guardiani -deputati all’epoca al controllo a vista- si ritrovarono prigionieri di quello stesso forte che dovevano difendere, in una sensazione di ambivalenza e poli-vocalità della storia resa oggi intensamente dai prisoners dell’opera di Cesa. Vagando per la Fortezza, il visitatore s’imbatte quasi per caso in questi cubi ed è questa la prigione, senza prospettive, che l’artista racconta rivisitando uno scenario di uomini carcerati-carcerieri, che ha segnato la storia -e la memoria collettiva- di questo maestoso territorio di confine.

Contatti
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/prisoners-joshua-cesa-9/
Web: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org
Direzione: info@iodeposito.org
Ufficio stampa: daniela.madonna@iodeposito.org


Daniela Madonna scrive:

I SUONI PRIMORDIALI DELLA GRANDE GUERRA AI CONFINI DELL’ITALIA: L’INSTALLAZIONE ‘PANOPTICO’

Orari: L’installazione sarà fruibile presso il Forte Lago Predil (Cave del Predil, Strada Provinciale 76, Tarvisio, UD), dal 29 al 30 luglio dalle 14.00 alle 18.00.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

IoDeposito Ong, in collaborazione con l’associazione Età dell’Acquario e con il patrocinio del Comune di Tarvisio, presenta ‘Panoptico’ (PAN-ὀπτικός), installazione di sound art dell’artista Greta Lusoli, presso il suggestivo sito di Forte Lago Predil. Organizzata con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio dell’UNESCO, l’opera sarà fruibile gratuitamente dal 29 al 30 luglio, dalle 14.00 alle 18.00. L’evento rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata da IoDeposito Ong e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. L’opera ‘Panoptico’ (PAN-ὀπτικός) si relaziona con quel terribile scenario di guerra tentando di evocare sonoramente (ricostruendola nella mente dell’uditore) l’angosciosa architettura di prigione ideata dal filosofo e giurista J. Bentham alla fine del XVIII secolo. Concepita per rendere più efficienti, economiche e sorvegliabili le carceri, la struttura di Bentham permette a un singolo sorvegliante di controllare contemporaneamente tutti i detenuti pur rimanendo fermo al centro dell’edificio, grazie alla dislocazione che sviluppa le celle ad anello attorno allo spazio centrale. Queste celle divennero dunque trasparenti, comportando la distruzione della privacy dei prigionieri: la protezione della loro intimità (e della loro identità più profonda) svanisce quindi del tutto, contribuendo a quel pericoloso processo di oggettualizzazione e de-umanizzazione del prigioniero. Per evocare la crudele architettura del PAN-ὀπτικός, l’artista proietta nello spazio prossemico del fruitore un suono vibrante, profondo, aspro e sgradevole, capace di evocare segnali d’allarme naturali e primordiali. Un suono emesso ogni 5 minuti e 53 secondi, derivato da una proporzione matematica e concettuale che divide i minuti contenuti in 365 giorni per il numero dei prigionieri che ogni anno muoiono vittime delle guerre. L’implacabile puntualità di questa scadenza sottolinea così la spaventosa quantità di prigionieri di guerra che, ancora oggi, perdono la propria libertà nei conflitti armati. Nella cassa toracica e nella memoria di chi si avvicina risuonano in tal modo echi universali, archetipici, che si pongono quasi come una summa di quei segnali d’allarme prodotti dal mondo animale (compreso quello primitivo, ormai estinto).

L’intervento di arte pubblica della Lusoli offre molteplici piani di lettura, individuando diverse matrici intrinseche in un’opera tanto immateriale e invisibile, quanto emozionalmente complessa. Un ruolo importante gioca la scelta dei luoghi specifici in cui il suono viene proiettato e con i quali l’installazione si relaziona con naturale contiguità: la barriera naturale del lago del Predil divideva le fazioni e costringeva militi e civili a un freddo esilio montano, che li derubava non solo delle risorse alimentari ma anche, soprattutto, della loro libertà. La terra di confine dell’estremo nord-est diventa allora teatro di un intenso dialogo tra l’installazione e le selvagge Alpi Giulie, dove i lineamenti di Italia, Slovenia e Austria si confondono condividendo un passato storico fatto di migrazioni forzate e di presidio bellico. E cento anni più tardi, il grido d’allarme del PAN-ὀπτικός risuona nella Fortezza strategica edificata sul lago e prigioniera, oggi come allora, di un panorama cristallino.

Contatti
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/panoptico-by-greta-lusoli-4/
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Daniela Madonna scrive:

A TREVISO, ARTE E MEMORIA COLLETTIVA DI GUERRA: LA MOSTRA ‘ORGANIC MEMORY’

Vernissage: giovedì 29 giugno ore 19.00, presso lo spazio espositivo TRA del primo piano di Ca’ Dei Ricchi (via Barberia 25, Treviso).
Orari: La mostra sarà fruibile fino al 5 agosto da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. Ogni domenica, dalle 17.00 alle 20.00, aperture straordinarie con visite guidate.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

Giovedì 29 giugno alle ore 19.00, in collaborazione con l’associazione Treviso Ricerca Arte e con il Patrocinio del Comune di Treviso, IoDeposito Ong inaugura la mostra “Organic Memory”, presso lo spazio espositivo TRA al primo piano di Ca’ Dei Ricchi (via Barberia 25, Treviso). Patrocinato dall’UNESCO, questo nuovo appuntamento artistico verrà presentato attraverso un talk di approfondimento e sarà fruibile gratuitamente fino al 5 agosto da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. Sono inoltre in programma aperture straordinarie che interesseranno tutte le domeniche dalle 17.00 alle 20.00, con la possibilità di visite guidate gratuite. La mostra-evento trevigiana rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR FESTIVAL, ideata e promossa da IoDeposito Ong attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

Gran Bretagna, Cina, Canada, Italia, e ancora Slovenia, Belgio, Olanda, Romania, Cambogia: questi i paesi che IoDeposito porta a Treviso attraverso le opere protagoniste della mostra, per riflettere e dialogare sulla memoria collettiva di guerra. “Organic Memory” accoglie infatti immaginari inediti del conflitto e del ricordo bellico, partoriti da artisti nazionali e internazionali molto diversi fra loro per provenienza e vissuto: una riflessione corale sul tema del conflitto e sul rapporto con quest’ultimo, con la tragicità e con la memoria, espressa attraverso linguaggi differenti (dalla scultura e al ready made, dalla video-arte alla fotografia). Il B#SIDE WAR FESTIVAL continua dunque a chiedersi, lavorando sulle guerre che hanno devastato il Novecento con un occhio puntato a quelle che sconvolgono la società contemporanea, cosa significhi oggi -soprattutto per le nuove generazioni- ricordare e parlare di guerra. La prospettiva proposta dalla mostra affronta e si confronta con rielaborazioni artistiche personali dei concetti di identità, memoria, fragilità e appartenenza, attraverso un fil rouge che accomuna tutte le opere: il richiamo (implicito o manifesto) alla natura e al suolo. Allo stesso tempo metafora di vita così come di morte, questi due elementi sono dunque al centro di una dualità profonda che ben rappresenta la complessità delle dinamiche storico-sociali in gioco. Dalla mostra emerge infatti come il paesaggio, gli elementi naturali e gli oggetti materiali che lo hanno popolato durante il conflitto, assorbendo il lutto hanno sepolto e incorporato spoglie e ricordi, rendendo il suolo vero e proprio corpo fisico della memoria del conflitto. La simbologia dell’elemento naturale viene dunque sviluppata dagli artisti -attraverso video e installazioni- nelle sue componenti quasi profetiche, non per forza rassicuranti, sancendo il protagonismo dell’organicità della terra che viene evocata come elemento di protezione e di sopravvivenza ma, anche, di occultamento e soffocamento.

Il protagonismo dell’organicità del suolo si declina proprio in base al ruolo che in ogni opera questo ricopre, a seconda che la terra venga evocata o si integri fisicamente con l’oggetto bellico. Nel lavoro di Ilisie Remus (Romania), l’elemento naturale non è solo richiamato ma proprio mostrato, attraverso la rivisitazione di elementi chiave della divisa del soldato -come gli stivali- in un’accezione ambivalente che, incamerando la memoria, dà vita a qualcosa di nuovo, di organico. La cenere delle opere di Nathalie Vanheule (Belgio) funge invece da elemento simbolico del conflitto: è soffocante, ma è anche legata al fuoco e dunque alla purificazione e alla rinascita. «”Organic Memory” concepisce e presenta la memoria collettiva nella sua dimensione tangibile, rendendola viva e vicina» spiega Chiara Isadora Artico, art director del B#SIDE WAR FESTIVAL «grazie al dialogo schietto tra opera e opera, tra le opere e i visitatori, la mostra mira a coinvolgere il pubblico in modo interattivo, stimolando una riflessione che porti in contatto con la memoria del conflitto in modo inedito, potentemente sensoriale, emotivo, quasi carnale. Un inno alla gioia della vita, costituito da opere che sono immediatamente comprensibili a tutti».

Contatti
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/organic-memory-2/
Web: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org
Direzione: info@iodeposito.org
Ufficio stampa: daniela.madonna@iodeposito.org


anna scrive:

COMUNICATO STAMPA Roma 15 giugno 2017

Galleria Arti in corso – Magliano in Toscana (Gr)
Mostra personale di Giuliano Cardellini
Luce e Blu
17-25 giugno 2017

A cura di Sveva Manfredi Zavaglia
Testo critico di Giusy Emiliano

Magliano in Toscana – Sabato 17 giugno 2017 alle ore 18.30, nell’antico borgo di Magliano presso l’associazione culturale e galleria d’arte contemporanea Arti in Corso, si inaugura la mostra “Luce e Blu” dell’artista Giuliano Cardellini curata da Sveva Manfredi Zavaglia.
Per l’occasione saranno esposte dieci opere scultoree a muro e realizzate con tecnica mista, delle serie : “Ambiente Blu Cardellini”, “Trasparenze metalliche, “Led d’amore” e “Uova di vita” in cui la materia è protagonista assoluta. “L’artista_ come sostiene la curatrice _ propone un’ampia riflessione sui temi che nel tempo hanno coniugato poesia e arti visive, tracciando nuovi modi di vedere l’intangibile”.
“Anima laboriosa” per la ricchezza emotiva e la ricerca rigorosa di linguaggi inediti, Cardellini è un artista poliedrico, di grandissima personalità, pittore, scultore, poeta, sempre alla ricerca di nuovi idiomi artistici e sfide tematiche. Nelle opere in mostra, in cui incide brevi versi poetici, leggibili dall’ombra proiettata sul muro grazie all’incisione o delineati da luci a led, la lamiera sostituisce il supporto tradizionale della tela, Le opere in blu, le stesse che danno ragione del nome dell’esposizione, presentano una gradazione scura ma luminosa, frutto di una precisa ricerca cromatica. Qui la materia diventa spessa e mentre crea figure, compone una sorta di atolli formati da materiali ferrosi e di risulta. Come scrive Giusy Emiliano nel testo critico che accompagna il catalogo: “Egli utilizza oggetti residuali “rubati” alla meccanica come viti, bulloni e dadi, accompagnando il pubblico all’interno di un racconto onirico. La materia, quindi, si adagia sulla tela cristallizzata e viene avvolta da un colore blu intenso, perde il suo peso specifico per definire un nuovo ruolo quale è chiamata a interpretare”.
La tecnica e il linguaggio usati da Cardellini negli ultimi lavori, dove i versi poetici sono presenti nei titoli o si fondono in elaborati materici, creando quadri-scultura in cui anche il colore vivo contribuisce a creare un’unità estetica/concettuale, potrebbero far pensare a una ripresa della corrente della poesia visiva (la corrente di avanguardia degli anni ’60- ’70). Ma ciò avviene solo in parte poiché non solo i toni sono smorzati ma prevalgono connotazioni ironiche e di spirito dissacratorio tipiche di una temperie storica precisa, mentre in Cardellini si predilige l’aspetto intimista e lirico, l’osservazione della natura, la percezione dei sentimenti.

Il 24 giugno, alle ore 18.30, l’artista Giuliano Cardellini terrà una performance poetica, presentata dalla scrittrice e giornalista Dianora Tinti.
Bio
L’artista Giuliano Cardellini vive a Morciano di Romagna, dove continua la sua ricerca e lavora come artista e poeta nel suo Atelir d’Arte GC. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Ha esposto a Pesaro, Cattolica, Rimini, Verona, Gubbio, Osaka, Rio de Janeiro, Londra, Monte Carlo, Reggio Emilia, Preganziol e New York. A settembre sarà anche in mostra a Roma. http://www.giulianocardellini.com.

“Luce e Blu” di Giuliano Cardellini dal 17al 25 giugno 2017
ARTI in CORSO : Piazza del Popolo – Magliano in Toscana (Gr)
Vernissage 17 giugno 2017 alle h. 18.30 – 22
Performance poetica dell’artista : 24 giugno 2017 h 18.30

Info
Orari mostra: dal lunedì al giovedì 18.30 – 21.30
Venerdì-sabato -domenica 11-12.30 /18.30- 21.30
A cura di : Sveva Manfredi Zavaglia- smanfredizavaglia@gmail.com
Testo critico : Giusy Emiliano
Email : giulianocardelliniartista@gmail.com
Press office Artpressagency.it di Anna de Fazio Siciliano –
annasicilianodefazio@gmail.com


Daniela Madonna scrive:

L’INSTALLAZIONE ‘PRISONERS’, DI JOSHUA CESA: A ROMA, ULTIMO APPUNTAMENTO CON IL B#SIDE WAR FESTIVAL

Inaugurazione: sabato 24 giugno ore 11.00, presso il MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove (via Prenestina, 913, Roma). Per l’occasione, una visita speciale all’opera con l’artista
Orari: L’installazione sarà fruibile sabato 24 giugno dalle 10.00 alle 20.00, presso il MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

Dopo il tour a Udine, Gradisca d’Isonzo, Pirano e Genova, B#SIDE WAR FESTIVAL arriva nella capitale. In collaborazione con il MAAM e con il patrocinio dell’assessorato al Primo Municipio di Roma, IoDeposito Ong presenta sabato 24 giugno alle ore 11.00 “Prisoners”, opera concettuale di arte pubblica dell’artista Joshua Cesa, presso il Museo dell’Altro e dell’Altrove (via Prenestina, 913, Roma). L’installazione, patrocinata dall’UNESCO, verrà presentata attraverso un talk speciale con l’artista e sarà fruibile gratuitamente dalle 10.00 alle 20.00. Dopo l’inaugurazione a maggio in Piazza San Silvestro e a giugno presso l’ex Manicomio Santa Maria della Pietà, si concludono gli appuntamenti romani nell’ex mattatoio di periferia. I tre eventi che sanciscono il debutto a Roma di IoDeposito Ong rientrano nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso la sua installazione, l’artista Joshua Cesa coinvolge lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. “Prisoners” nasce infatti dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo e, partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, innesca una riflessione ‘sensoriale’ e contemporanea sull’idea della reclusione, invariabile implicazione di tutti i conflitti. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. “Prisoners” riesce a farsi vera e propria esperienza artistica, portando in sé due linguaggi apparentemente molto diversi: la fissità e la perfezione della figura geometrica dialoga e si relaziona col movimento disperato e primordiale di chi, nello schermo, sa di non potersi liberare.

Un ruolo fondamentale gioca la scelta dei luoghi specifici in cui si è scelto di allestire, di volta in volta, l’installazione. Per il terzo appuntamento non è difficile intuire la forte connessione che vibra tra l’opera e la terza location romana, un ex mattatoio di periferia ora Museo dell’Altro e dell’Altrove: qui, la complessa emergenza sociale dell’immigrazione riscopre il messaggio universale dell’arte, strumento di conoscenza, integrazione e protezione. Ecco che il pensiero corre allora all’emarginazione e alla precarietà quali prigioni da cui uscire appare impossibile, così come in “Prisoners” gli schermi si fanno pareti immobili contro cui il prigioniero si infrange, inutilmente. I cubi diventano allora contenitore e contenuto e ciascun prigioniero, proprio come ciascun visitatore, è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. «Essere qui è un traguardo molto importante per la nostra rassegna, il B#SIDE WAR FESTIVAL: Roma offre orizzonti di riflessione profonda, grazie al caleidoscopico crocevia di culture che ha tessuto, da sempre, la fitta tela della storia di questa città» spiega Giulia Di Paola, responsabile della neo-nata sede romana di IoDeposito Ong «in un territorio la cui identità è tutt’oggi profondamente legata al proprio vissuto bellico, storico e artistico, la riflessione innescata da “Prisoners” sul dramma dei conflitti offre, sicuramente, un nuovo e multifocale punto di vista».

Contatti
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/prisoners-by-joshua-cesa-6/
Web: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org
Direzione: info@iodeposito.org
Ufficio stampa: daniela.madonna@iodeposito.org


Simone Pugliese scrive:

Artrooms 2018: Fiera di Arte Contemporanea per Artisti Indipendenti, Londra
Artrooms è la prima fiera di arte contemporanea per artisti indipendenti interamente gratuita che si tiene a Londra ogni gennaio. La fiera offre un’incredibile opportunità agli artisti che desiderano entrare nel mercato internazionale. Negli anni, Artrooms ha ricevuto oltre 3000 richieste da artisti provenienti da tutto il mondo e per ogni edizione i migliori 70 artisti sono stati invitati a partecipare. Ad ogni artista selezionato viene data un’intera stanza d’albergo che potrà essere trasformata in uno spazio personale e creativo.
L’importante fiducia data dagli artisti negli anni e la crescita delle vendite grazie all’aumento della qualità e dei visitatori, permette oggi al team di Artrooms di lavorare alla quarta edizione (le iscrizioni per partecipare chiuderanno a fine giugno 2017). Cristina Cellini Antonini, fondatrice, spiega: “L’obiettivo di Artrooms è quello di facilitare gallerie e collezionisti nell’individuare la nuova promessa nel mondo dell’arte”.
La fiera sta già riscuotendo importanti risultati, infatti nella sua ultima edizione gli artisti partecipanti sono stati scelti per il mercato UK da diverse gallerie ed acquistati da importanti collezioni private e pubbliche.
L’edizione di Artrooms 2018 si terrà dal 19 al 22 gennaio 2018 presso il Meliã White House di Londra (Regent’s Park).
Per maggiori informazioni, qui a seguire il video dell’edizione precedente: https://vimeo.com/207310110 ed il link al sito web http://www.art-rooms.org.
Inoltre, di seguito i link ai social media:
https://www.facebook.com/artroomslondon/
https://www.instagram.com/artroomslondon/
https://twitter.com/artroomslondon


Simone Pugliese scrive:

Artrooms è la prima fiera di arte contemporanea per artisti indipendenti interamente gratuita che si tiene a Londra ogni gennaio. La fiera offre un’incredibile opportunità agli artisti che desiderano entrare nel mercato internazionale. Negli anni, Artrooms ha ricevuto oltre 3000 richieste da artisti provenienti da tutto il mondo e per ogni edizione i migliori 70 artisti sono stati invitati a partecipare. Ad ogni artista selezionato viene data un’intera stanza d’albergo che potrà essere trasformata in uno spazio personale e creativo.
L’importante fiducia data dagli artisti negli anni e la crescita delle vendite grazie all’aumento della qualità e dei visitatori, permette oggi al team di Artrooms di lavorare alla quarta edizione (le iscrizioni per partecipare chiuderanno a fine giugno 2017). Cristina Cellini Antonini, fondatrice, spiega: “L’obiettivo di Artrooms è quello di facilitare gallerie e collezionisti nell’individuare la nuova promessa nel mondo dell’arte”.
La fiera sta già riscuotendo importanti risultati, infatti nella sua ultima edizione gli artisti partecipanti sono stati scelti per il mercato UK da diverse gallerie ed acquistati da importanti collezioni private e pubbliche.
L’edizione di Artrooms 2018 si terrà dal 19 al 22 gennaio 2018 presso il Meliã White House di Londra (Regent’s Park).
Per maggiori informazioni, qui a seguire il video dell’edizione precedente: https://vimeo.com/207310110 ed il link al sito web http://www.art-rooms.org.
Inoltre, di seguito i link ai social media:
https://www.facebook.com/artroomslondon/
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Daniela Madonna scrive:

A TREVISO, ARTE E MEMORIA COLLETTIVA DI GUERRA: LA MOSTRA ‘ORGANIC MEMORY’

Vernissage: giovedì 29 giugno ore 19.00, presso lo spazio espositivo TRA del primo piano di Ca’ Dei Ricchi (via Barberia 25, Treviso).
Orari: La mostra sarà fruibile fino al 5 agosto da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. Ogni domenica, dalle 17.00 alle 20.00, aperture straordinarie con visite guidate.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

Giovedì 29 giugno alle ore 19.00, in collaborazione con l’associazione Treviso Ricerca Arte e con il Patrocinio del Comune di Treviso, IoDeposito Ong inaugura la mostra “Organic Memory”, presso lo spazio espositivo TRA al primo piano di Ca’ Dei Ricchi (via Barberia 25, Treviso). Patrocinato dall’UNESCO, questo nuovo appuntamento artistico verrà presentato attraverso un talk di approfondimento e sarà fruibile gratuitamente fino al 5 agosto da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. Sono inoltre in programma aperture straordinarie che interesseranno tutte le domeniche dalle 17.00 alle 20.00, con la possibilità di visite guidate gratuite. La mostra-evento trevigiana rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR FESTIVAL, ideata e promossa da IoDeposito Ong attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

Gran Bretagna, Cina, Canada, Italia, e ancora Slovenia, Belgio, Olanda, Romania, Cambogia: questi i paesi che IoDeposito porta a Treviso attraverso le opere protagoniste della mostra, per riflettere e dialogare sulla memoria collettiva di guerra. “Organic Memory” accoglie infatti immaginari inediti del conflitto e del ricordo bellico, partoriti da artisti nazionali e internazionali molto diversi fra loro per provenienza e vissuto: una riflessione corale sul tema del conflitto e sul rapporto con quest’ultimo, con la tragicità e con la memoria, espressa attraverso linguaggi differenti (dalla scultura e al ready made, dalla video-arte alla fotografia). Il B#SIDE WAR FESTIVAL continua dunque a chiedersi, lavorando sulle guerre che hanno devastato il Novecento con un occhio puntato a quelle che sconvolgono la società contemporanea, cosa significhi oggi -soprattutto per le nuove generazioni- ricordare e parlare di guerra. La prospettiva proposta dalla mostra affronta e si confronta con rielaborazioni artistiche personali dei concetti di identità, memoria, fragilità e appartenenza, attraverso un fil rouge che accomuna tutte le opere: il richiamo (implicito o manifesto) alla natura e al suolo. Allo stesso tempo metafora di vita così come di morte, questi due elementi sono dunque al centro di una dualità profonda che ben rappresenta la complessità delle dinamiche storico-sociali in gioco. Dalla mostra emerge infatti come il paesaggio, gli elementi naturali e gli oggetti materiali che lo hanno popolato durante il conflitto, assorbendo il lutto hanno sepolto e incorporato spoglie e ricordi, rendendo il suolo vero e proprio corpo fisico della memoria del conflitto.

Il protagonismo dell’organicità del suolo si declina proprio in base al ruolo che in ogni opera questo ricopre, a seconda che la terra venga evocata o si integri fisicamente con l’oggetto bellico. Nel lavoro di Ilisie Remus (Romania), l’elemento naturale non è solo richiamato ma proprio mostrato, attraverso la rivisitazione di elementi chiave della divisa del soldato -come gli stivali- in un’accezione ambivalente che, incamerando la memoria, dà vita a qualcosa di nuovo, di organico. La cenere delle opere di Nathalie Vanheule (Belgio) funge invece da elemento simbolico del conflitto: è soffocante, ma è anche legata al fuoco e dunque alla purificazione e alla rinascita. «”Organic Memory” concepisce e presenta la memoria collettiva nella sua dimensione tangibile, rendendola viva e vicina» spiega Chiara Isadora Artico, art director del B#SIDE WAR FESTIVAL «grazie al dialogo schietto tra opera e opera, tra le opere e i visitatori, la mostra mira a coinvolgere il pubblico in modo interattivo, stimolando una riflessione che porti in contatto con la memoria del conflitto in modo inedito, potentemente sensoriale, emotivo, quasi carnale. Un inno alla gioia della vita, costituito da opere che sono immediatamente comprensibili a tutti».

Contatti
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/organic-memory-2/
Web: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org
Direzione: info@iodeposito.org
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Galleria PUNTO SULL'ARTE scrive:

GIORGIO TENTOLINI
FINZIONI
a cura di Alessandra Redaelli

Vernissage: GIOVEDÌ 15 GIUGNO 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 16 Giugno – 5 Agosto 2017
Catalogo: Vanilla Edizioni, con testo di ALESSANDRA REDAELLI

Vincitore del “Premio Speciale Punto sull’Arte” al concorso Arteam Cup 2016, GIORGIO TENTOLINI è il protagonista di una mostra personale presso una delle sale della Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese – VERNISSAGE GIOVEDÌ 15 GIUGNO h 18-21.
Infaticabile sperimentatore, l’artista si muove in bilico tra l’impostazione classica del soggetto (figure, nudi, visi, elementi floreali) e un concettuale sottilissimo giocato sulla scelta di materiali inediti. Come la rete metallica, che intaglia a mano e stratifica ottenendo sbalorditivi effetti di chiaroscuro di suggestione fotografica. La sensazione visiva risulta spiazzante perché l’immagine si percepisce chiaramente a una certa distanza, ma avvicinandosi tende a perdere i contorni, a confondersi, dando prevalenza alla fisicità del materiale. Incantevoli i lavori su carta stratificata, delicati soggetti floreali realizzati sempre con la tecnica della sovrapposizione e giocati su sottilissime sfumature di luce.

GIORGIO TENTOLINI: Nasce a Casalmaggiore (Cremona) nel 1978. Dopo essersi formato in Arti Grafiche presso l’Istituto d’Arte Toschi di Parma, si diploma in design e comunicazione presso l’Università del Progetto di Reggio Emilia. Frequenta gli studi di alcuni artisti, tra cui quello di Marco Nereo Rotelli, e inizia una personalissima ricerca artistica realizzando installazioni su base fotografica, per le quali ottiene subito riconoscimenti significativi. Ogni sua opera nasce da una precisa indagine sul tempo come memoria e identità, in un’attenta e lenta ricostruzione che avviene con lo studio della luce e l’incisione di strati di materiali diversi come tessuti, carte e PVC. Sono il tulle, la rete metallica e il nastro adesivo l’attuale medium della sua ricerca per la levità meditativa che i suoi strati restituiscono all’immagine, metafora di luoghi e ricordi, di sogni e visioni. Un lavoro pittorico dunque che vive la realtà della scultura. Vive e lavora tra Casalmaggiore, Reggio Emilia e Milano. Courtesy Colossi Arte Contemporanea, Brescia.

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19


Galleria PUNTO SULL'ARTE scrive:

GIORGIO TENTOLINI
FINZIONI
a cura di Alessandra Redaelli

Vernissage: GIOVEDÌ 15 GIUGNO 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 16 Giugno – 5 Agosto 2017
Catalogo: Vanilla Edizioni, con testo di ALESSANDRA REDAELLI

Vincitore del “Premio Speciale Punto sull’Arte” al concorso Arteam Cup 2016, GIORGIO TENTOLINI è il protagonista di una mostra personale presso una delle sale della Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese – VERNISSAGE GIOVEDÌ 15 GIUGNO h 18-21.
Infaticabile sperimentatore, l’artista si muove in bilico tra l’impostazione classica del soggetto (figure, nudi, visi, elementi floreali) e un concettuale sottilissimo giocato sulla scelta di materiali inediti. Come la rete metallica, che intaglia a mano e stratifica ottenendo sbalorditivi effetti di chiaroscuro di suggestione fotografica. La sensazione visiva risulta spiazzante perché l’immagine si percepisce chiaramente a una certa distanza, ma avvicinandosi tende a perdere i contorni, a confondersi, dando prevalenza alla fisicità del materiale. Incantevoli i lavori su carta stratificata, delicati soggetti floreali realizzati sempre con la tecnica della sovrapposizione e giocati su sottilissime sfumature di luce.

GIORGIO TENTOLINI: Nasce a Casalmaggiore (Cremona) nel 1978. Dopo essersi formato in Arti Grafiche presso l’Istituto d’Arte Toschi di Parma, si diploma in design e comunicazione presso l’Università del Progetto di Reggio Emilia. Frequenta gli studi di alcuni artisti, tra cui quello di Marco Nereo Rotelli, e inizia una personalissima ricerca artistica realizzando installazioni su base fotografica, per le quali ottiene subito riconoscimenti significativi. Ogni sua opera nasce da una precisa indagine sul tempo come memoria e identità, in un’attenta e lenta ricostruzione che avviene con lo studio della luce e l’incisione di strati di materiali diversi come tessuti, carte e PVC. Sono il tulle, la rete metallica e il nastro adesivo l’attuale medium della sua ricerca per la levità meditativa che i suoi strati restituiscono all’immagine, metafora di luoghi e ricordi, di sogni e visioni. Un lavoro pittorico dunque che vive la realtà della scultura. Vive e lavora tra Casalmaggiore, Reggio Emilia e Milano. Courtesy Colossi Arte Contemporanea, Brescia.

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19


Flaminio Balestra scrive:

LE ALI DELLA LIBELLULA
Primavera 2017
incontri con gli autori
a cura di Flaminio e Massimo Balestra

Sabato 10 giugno, ore 19

ALBERTO CORRADI, MASSIMO GIACON E DAVID “DIAVÙ” VECCHIATO
converseranno a margine del volume

XL Comics
(Panini, 2016)

Al termine della presentazione si inaugurerà
XL Comics: una piccola mostra per grandi fumetti
con tavole di AlePop, Alberto Corradi, Pino Creanza, Dr. Pira, Francesca Ghermandi, Massimo Giacon, Ale Giorgini, Maicol & Mirco, Ratigher, Squaz, Davide Toffolo, Tuono Pettinato e David “Diavù” Vecchiato

a seguire
NUNC EST BIBENDUM
Azienda vitivinicola Giarola Umberto, Palazzuolo di Sona VR

FONDAZIONE TITO BALESTRA ONLUS
Galleria d’arte moderna e contemporanea
Castello Malatestiano di Longiano (FC)

ingresso libero

XL comics
Dal 2005 al 2013, le pagine del magazine La Repubblica XL hanno ospitato il meglio del fumetto italiano e internazionale, risolvendo in modo del tutto inatteso l’eterna diatriba tra mainstream e underground. XL Comics, che raccoglie la quasi totalità delle storie a fumetti apparse sulla rivista, presenta gli straordinari frutti di otto anni all’insegna dell’arte del fumetto, dei suoi eventi e della sua anima più squisitamente rock ‘n’ roll. Trenta autori che attraversano trasversalmente gli ultimi trenta anni della storia del fumetto italiano.
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Alberto Corradi
Autore di fumetti, illustratore, visual artist e curatore classe 1971, le sue storie e immagini dal 1993 a oggi sono apparse in Italia e all’estero a cavallo tra graphic novel, riviste, antologie, mostre, graphic design e progetti collettivi. Oltre ad aver creato i temibili personaggi di Mostro & Morto per “La Repubblica XL”, per la storica testata del settore “Linus” dal 2010 al 2013 ha pubblicato la serie Conte Vlad. Ha realizzato il romanzo (autobio)grafico Smilodonte (Black Velvet Editrice) e l’antologia senza parole Regno di Silenzio (NPE). È al lavoro su La Maledizione, un graphic novel ambientato nel Seicento giapponese. Dal 2011 è una stabile presenza sulle pagine dell’agenda Smemoranda per cui nel 2016 ha realizzato una gamma di gadgets tra cui adesivi, spille e gif animate con protagonisti i suoi personaggi e mostriciattoli. Come illustratore per l’infanzia ha collaborato con la Adriano Salani Editore nella collana i Criceti, mentre dal 2013 la sua serie a fumetti per bambini Il mostro nella tazzina esce per il “GBaby”, mensile prescolare delle Edizioni San Paolo. Dal 2011 al 2016 è stato direttore artistico delle mostre internazionali del TCBF Treviso Comic Book Festival. Vive e lavora tra Verona e il mondo.

Massimo Giacon
Massimo Giacon è nato a Padova nel 1961. Fin dal 1980 ha lavorato a Milano come autore di fumetti, artista, Illustratore, designer e musicista. È stato una tra le figure chiave del rinnovamento del fumetto italiano degli anni ’80, collaborando a riviste come “Linus”, “Alter”, “Frigidaire”, “Dolce Vita”, “Cyborg”, “Nova Express”. Ha lavorato per prestigiosi studi di design come Sottsass Associati e Atelier Mendini, e per diverse aziende tra cui Alessi, Artemide, Swatch, Memphis, Olivetti. Dal 1983 ha iniziato un’attività artistica che l’ha portato a diverse personali in Italia e nel resto del mondo. Dal 1983 ha suonato con varie band da lui fondate, e ha inciso due dischi come solista. Le sue attuali attività comprendono la progettazione di oggetti di design, progetti editoriali (libri, riviste, graphic novel), mostre e performance artistiche e musicali in giro per il globo.

Diavù (David Vecchiato)
Diavù è nato a Roma, è pittore, musicista e artista pop. Dagli anni 90 ha fondato e diretto riviste, tra cui “Tank Magazine”, pubblicato fumetti e illustrazioni su varie testate, disegnato cover di libri e dischi ed esposto le sue opere in musei e gallerie italiani e internazionali. È stato curatore dal 2007 al 2012 con Serena Melandri della MondoPop International Gallery con sede a Roma e ha curato lo URBANSUPERSTAR SHOW, prima mostra internazionale dedicata alla Urban Art, Pop Surrealism e Lowbrow Art in un museo italiano, nelle sue edizioni del 2009 e 2010 presso il Museo MADRE di Napoli, e del 2012 e 2013 nella Galleria Provinciale di Cosenza. Vive nel quartiere Quadraro a Roma, da cui è partito, in contemporanea a MondoPop, il suo progetto denominato MURo (Museo di Urban Art di Roma), concept che ha finora coinvolto un nutrito gruppo di noti artisti da tutto il mondo e che dal 2013 è approdato in tv su Sky ARTE nella serie omonima curata da lui stesso. Dal 2014 Diavù ha intensificato la sua attività di street artist: ha dipinto murales in diverse città d’Italia e il suo progetto Popstairs lo ha portato a dare una nuova vita alle scalinate di alcune aree della Città Eterna, da Trastevere a Prati, da Primavalle a Corso Francia.
Ingresso gratuito


Anna Orsi scrive:

12 GIUGNO 2017
ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA: PICASSO, WARHOL E I GRANDI DEL 900 ITALIANO

TESTI E IMMAGINI SCARICABILI DAL SITO http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Il dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea ritorna nel capoluogo lombardo con un catalogo attentamente selezionato che spazia dal primo Novecento al contemporaneo, passando per le correnti degli anni Cinquanta e Sessanta, la pop art italiana, e alcune opere di rilievo internazionale.
Questa vendita giunge dopo la mostra “Omaggio al colore” che il dipartimento ha curato e presentato nelle sedi di Roma prima e Firenze poi. Evento inconsueto per una Casa d’Aste, la mostra è stata accolta in entrambe le città con grande favore e interesse, sentimenti che si sono concretizzati nella felice e costante affluenza di un pubblico numeroso, preparato e competente, sicuramente parte di quel mondo collezionistico, italiano e straniero, che sempre di più premia gli importanti investimenti che Pandolfini sta profondendo nella gestione e attività del dipartimento.
Sull’onda, Pandolfini raddoppia la superficie espositiva del Centro Svizzero di via Palestro dove le circa 350 opere raccolte per quest’asta, che si preannuncia di assoluto rilievo e di particolare interesse per il mondo collezionistico di riferimento, saranno in esposizione da giovedì 8 a domenica 11 giugno prima di essere battute il 12 giugno in due sessioni, una mattutina e una pomeridiana.
Notevole la sezione delle “carte”, tra queste di assoluto rilievo è LES DEJEUNERS, una matita su carta del 1961 di Pablo Picasso, a catalogo per 70.000/100.000 euro. Il confronto con la celebre opera di Manet è un tema assai caro a Picasso e ricorrente nel suo lavoro, tanto che sul retro di una busta della galleria Simon, con ogni probabilità nel 1932, Picasso scrive: “Alla vista della Colazione sull’erba di Manet intravedo dolori futuri”. E’ però solo dal 1954, allorché Picasso esegue i primi disegni sul tema della colazione, che si concretizza il suo desiderio di “confronto” che a più riprese si ripropone fino agli anni 60.
In evidenza anche la matita NUDO DI DONNA A MANI GIUNTE del 1917/18 di Amedeo Modigliani in catalogo per 50.000/70.000 euro, come il nucleo di quattro opere di Lucio Fontana tra le quali segnaliamo CONCETTO SPAZIALE stimato 12.000/16.000 euro e NUDO FEMMINILE di Gianni Dova stimato 4.500/6.000 euro.
Interessante ed emblematico dei tempi è STUDIO PER IL MANIFESTO PER LA SOCIETÀ NAZIONALE GAZOMETRI DI MILANO, una matita e china su carta, in catalogo per 2.500/4.500 euro, che come si legge sul retro era il “bozzetto preliminare per l’arazzo realizzato per il concorso Ali fasciste del 1937”. Il tema fu sviluppato da Depero nel 1934 in occasione della realizzazione del manifesto per la Società Nazionale Gazometri e ripreso nel 1947 per la campagna pubblicitaria degli apparecchi a gas Fargas.
Per gli anni Cinquanta e Sessanta sicuro primo piano per ALFABETO SENZA FINE, un olio del 1969 di Emilio Scanvino la cui stima è di 45.000/70.000 euro, AUTUNNO A VELATE, olio su tela del 1961 di Renato Guttuso la cui stima è di 25.000/40.000 euro, mentre è di 20.000/38.000 euro la valutazione del grande dipinto ad acrilico su tela LA MANO E IL TAVOLO che Renato Mambor, la cui opera si può ascrivere al linguaggio internazionale, eseguì nel 1965.
Poi SENZA TITOLO una carta di Paolo Scheggi la cui stima è di 10.000/15.000 euro ma anche BAIARDO IN SOFFITTA, una tecnica mista su tela del 1966 di Achille Perilli, in catalogo a 15.000/25.000 euro e Fausto Pirandello con la storica natura morta del 1958, LAMPADINE E SCATOLE, un olio su cartone del 1958 pubblicato nel catalogo generale in asta con la stima di 5.000/8.000 euro.
Il movimento ottico cinetico è in catalogo con Marina Apollonio, una delle sue figure più rappresentative e la sua Dinamica Circolare 6RR3, una nitro su perspex, meccanismo rotante del 1966 valutata 20.000/30.000 euro e Dadamaino con due opere: OGGETTO OTTICO-DINAMICO INDETERMINATO, tessere di alluminio fresato su tavola eseguito nel 1961 in catalogo per 25.000/35.000 euro e VOLUME, un tempera su tela bucata valutata 25.000/35.000 euro.

Notevole è la selezione di opere della pop art italiana a partire da SPAZIO ELASTICO eseguito nel 1974/75 con molle, elastici, chiodi, spago e smalto su tavola da Gianni Colombo che è valutato 90.000/140.000 euro.
Del 1974 è anche FATTI di Emilio Isgrò, una china su libro tipografico su tavola che è in catalogo per 20.000/30.000 euro. Dello stesso periodo ricordiamo K12A del 1975 di Paolo Cotani, autore anche di TENSIONI del 2008. Le due opere, caratterizzate dal gioco di tensioni delle bende elastiche tipico della sua ricerca artistica, sono in catalogo rispettivamente per 5.000/8.000 e 9.000/12.000 euro.
La sezione comprende un buon numero di opere di Franco Angeli tra cui SOUVENIR, uno smalto a spruzzo su tela eseguito tra il 1975-1978 in catalogo con la stima di 5.000/8.000 euro. Tano Festa è presente con alcuni lavori particolarmente interessanti come il RITRATTO DI MARCELLO MASTROIANNI un acrilico e smalto su tela del 1975 e CORIANDOLI acrilico, collage e PVC su tela del ’84, rispettivamente stimati 6.000/8.000 e 8.000/12.000 euro.
E nel solco della pop art ricordiamo la storica wallpaper MAO di Andy Warhol, la carta da parati che fu realizzata dall’artista appositamente come sfondo di allestimento in occasione della sua personale al Musée Galliera di Parigi nel 1974. Opera di gusto e interesse internazionale, MAO come gli altri wallpapers di Warhol si pone sul piano della vera e propria opera d’arte, è a catalogo per la cifra di 60.000/80.000 euro.
Piero Dorazio sarà largamente presente con una ricca selezione di opere di grande formato e dall’articolata tessitura cromatica. Tra tutte ricordiamo CYCLADIC SCURO del 1982, RA I del 1989-1990 e HAREM I del 1991, tre opere a olio su tela a catalogo rispettivamente per 45.000/65.000 e 65.000/85.000 euro e 20.000/30.000 euro.
E ancora ricordiamo il bell’arazzo di Alighiero Boetti, ATTIRARE L’ATTENZIONE del 1989, la cui stima è di 18.000/22.000 euro nonché l’opera T 1982-H49 un acrilico su tela del 1982 di Hans Hartung in catalogo per la cifra di 12.000/18.000 euro.
E del 1982 è anche la deliziosa tela estroflessa BLU, stimata 8.000/12.000 euro di Agostino Bonalumi, autore che proprio nelle vendite di Pandolfini dello scorso anno ha ottenuto risultati veramente eccellenti, e che si possono ipotizzare per l’altra sua opera in catalogo, ROSSO, tela estroflessa del 1982 valutata 50.000/70.000 euro.
Di un decennio posteriore è SENZA TITOLO, una tempera vinilica di Carla Accardi mentre è datato 1999 3 OVALI BIANCHI di Turi Simeti, rispettivamente stimati 10.000/15.000 e 14.000/18.000, chiudiamo non prima di ricordare la presenza in asta di alcuni lotti significativi legati ad artisti italiani e stranieri del primo Novecento, tra tutti poniamo l’accento su una splendida opera di Italo Ferro, in catalogo con la stima di 7.000/10.000 euro, AEROPITTURA, interessante testimonianza del secondo Futurismo per altro rappresentato in diversi altri lotti.


Daniela Madonna scrive:

A Roma, arte pubblica sul tema della prigionia: l’installazione “Prisoners”

Orari: L’installazione sarà fruibile nell’area di Piazza San Silvestro; dal 27 al 28 Maggio 2017, dalle 18.00 alle 22.00.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

IoDeposito Ong, in collaborazione e con il patrocinio dell’assessorato al Primo Municipio di Roma, presenta sabato 27 maggio alle ore 18.00 “Prisoners”, opera concettuale di arte pubblica dell’artista Joshua Cesa, presso Piazza San Silvestro. L’installazione, patrocinata dall’UNESCO, sarà fruibile gratuitamente dal 27 al 28 maggio, lungo i vicoli dell’area di Piazza San Silvestro, dalle 18.00 alle 22.00. Per la prima volta a Roma, questa nuova esperienza artistica è il primo di tre eventi dedicati all’opera, in arrivo nella capitale: il secondo è in programma per il 10 giugno all’ex Ex Lavanderia mentre, il terzo, per il 24 giugno presso il MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove. Gli appuntamenti romani con IoDeposito Ong rientrano nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso la sua installazione, l’artista Joshua Cesa coinvolge lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. “Prisoners” nasce infatti dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo e, partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, innesca una riflessione ‘sensoriale’ e contemporanea sull’idea della reclusione, invariabile implicazione di tutti i conflitti. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. “Prisoners” riesce a farsi vera e propria esperienza artistica, portando in sé due linguaggi apparentemente molto diversi: la fissità e la perfezione della figura geometrica dialoga e si relaziona col movimento disperato e primordiale di chi, nello schermo, sa di non potersi liberare.

Un ruolo fondamentale gioca la scelta dei luoghi specifici in cui si è scelto di allestire, di volta in volta, l’installazione. Il percorso del primo appuntamento si snoda partendo dal centro storico, luogo per antonomasia di raffinatezza ed eleganza, per giungere fino in periferia, concedendo così all’opera di “incontrare” diverse tipologie di fruitori. Inseriti nello spazio urbano della romana Piazza San Silvestro, l’imbattersi casuale negli schermi di “Prisoners” induce a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del passante e la condizione esasperata del prigioniero, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, risvegliando in tal modo una preziosa -seppur scomoda- memoria storica. I cubi diventano allora contenitore e contenuto e ciascun prigioniero, proprio come ciascun passante, è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Percorrendo le vie della città si incontrano, quasi per caso, questi racconti. «Essere qui è un traguardo molto importante per la nostra rassegna, il B#SIDE WAR FESTIVAL: Roma offre orizzonti di riflessione profonda, grazie al caleidoscopico crocevia di culture che ha tessuto, da sempre, la fitta tela della storia di questa città» spiega Giulia Di Paola, responsabile della neo-nata sede romana di IoDeposito Ong «in un territorio la cui identità è tutt’oggi profondamente legata al proprio vissuto bellico, storico e artistico, la riflessione innescata da “Prisoners” sul dramma dei conflitti offre, sicuramente, un nuovo e multifocale punto di vista».

Contatti
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/prisoners-by-joshua-cesa-7/
Web: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org
Direzione: info@iodeposito.org
Ufficio stampa: daniela.madonna@iodeposito.org


Daniela Madonna scrive:

L’APPRODO DEL B#SIDE WAR FESTIVAL A ROMA: L’INSTALLAZIONE “PRISONERS”

ORARI: L’installazione sarà fruibile: dal 27 al 28 Maggio nell’area di Piazza San Silvestro, dalle 18.00 alle 22.00; dal 10 all’11 giugno presso l’ex Manicomio Santa Maria della Pietà, dalle 18.00 alle 22.00; sabato 24 giugno al MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove (via Prenestina, 913, Roma), dalle 10.00 alle 20.00.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

IoDeposito Ong, in collaborazione e con il patrocinio dell’assessorato al Primo Municipio di Roma, presenta sabato 27 maggio alle ore 18.00 “Prisoners”, opera concettuale di arte pubblica dell’artista Joshua Cesa, presso Piazza San Silvestro. L’installazione, patrocinata dall’UNESCO, sarà fruibile gratuitamente dal 27 al 28 maggio, lungo i vicoli dell’area di Piazza San Silvestro, dalle 18.00 alle 22.00. Per la prima volta a Roma, questa nuova esperienza artistica è il primo di tre eventi dedicati all’opera, in arrivo nella capitale: il secondo è in programma per il 10 giugno all’ex Ex Lavanderia mentre, il terzo, per il 24 giugno presso il MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove. Gli appuntamenti romani con IoDeposito Ong rientrano nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso la sua installazione, l’artista Joshua Cesa coinvolge lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. “Prisoners” nasce infatti dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo e, partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, innesca una riflessione ‘sensoriale’ e contemporanea sull’idea della reclusione, invariabile implicazione di tutti i conflitti. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. “Prisoners” riesce a farsi vera e propria esperienza artistica, portando in sé due linguaggi apparentemente molto diversi: la fissità e la perfezione della figura geometrica dialoga e si relaziona col movimento disperato e primordiale di chi, nello schermo, sa di non potersi liberare.

Un ruolo fondamentale gioca la scelta dei luoghi specifici in cui si è scelto di allestire, di volta in volta, l’installazione. Il percorso del primo appuntamento si snoda partendo dal centro storico, luogo per antonomasia di raffinatezza ed eleganza, per giungere fino in periferia, concedendo così all’opera di “incontrare” diverse tipologie di fruitori. Inseriti nello spazio urbano della romana Piazza San Silvestro, l’imbattersi casuale negli schermi di “Prisoners” induce a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del passante e la condizione esasperata del prigioniero, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, risvegliando in tal modo una preziosa -seppur scomoda- memoria storica. I cubi diventano allora contenitore e contenuto e ciascun prigioniero, proprio come ciascun passante, è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Percorrendo le vie della città si incontrano, quasi per caso, questi racconti. «Essere qui è un traguardo molto importante per la nostra rassegna, il B#SIDE WAR FESTIVAL: Roma offre orizzonti di riflessione profonda, grazie al caleidoscopico crocevia di culture che ha tessuto, da sempre, la fitta tela della storia di questa città» spiega Giulia Di Paola, responsabile della neo-nata sede romana di IoDeposito Ong «in un territorio la cui identità è tutt’oggi profondamente legata al proprio vissuto bellico, storico e artistico, la riflessione innescata da “Prisoners” sul dramma dei conflitti offre, sicuramente, un nuovo e multifocale punto di vista».

Contatti:
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/prisoners-by-joshua-cesa-7/
Web: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org
Direzione: info@iodeposito.org
Ufficio stampa: daniela.madonna@iodeposito.org


Galleria PUNTO SULL'ARTE scrive:

<20 15×15 / 20×20
Collezione PUNTO SULL’ARTE 2017
4° EDIZIONE

Vernissage: GIOVEDÌ 15 GIUGNO 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 16 Giugno – 5 Agosto 2017

La Quarta Edizione della rassegna <20 15×15 / 20×20 | Collezione PUNTO SULL’ARTE vede riuniti quest’anno 13 Artisti, pittori e scultori italiani e stranieri, con diverse esperienze nazionali e internazionali.
Il vernissage della mostra si terrà GIOVEDÌ 15 GIUGNO dalle ore 18 alle 21 presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese – Casbeno.
Come nelle passate edizioni, ogni Artista ha realizzato opere partendo dalle misure standard di 15×15 cm e 20×20 cm. Ognuno si è espresso liberamente, senza un tema predefinito e senza vincoli di tecnica. Varie sono anche le tecniche e i supporti utilizzati: dai colori ad olio e ad acrilico, alla resina, dalle biro colorate alla foglia oro, dalla tela al bronzo, fino alle lastre di rame.
Il risultato finale è rappresentato dalla mostra collettiva con cui la Galleria PUNTO SULL’ARTE conclude la stagione espositiva prima dell’estate: una mostra costituita da pezzi unici realizzati da ogni artista appositamente, opere personali, inedite e in edizione limitata.

Artisti in mostra: Angelo ACCARDI, ANNALÙ, Valentina CECI, Manuel FELISI, Max GASPARINI, Claudia GIRAUDO, Federico INFANTE, Andrea MARICONTI, Lara MARTINATO, Kyoji NAGATANI, Alex PINNA, Davide PUMA, Giorgio TENTOLINI.

Durante il Vernissage saranno presenti gli Artisti.

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19


Anna Orsi scrive:

30 MAGGIO 2017 | Pandolfini Casa d’Aste

GIOIELLI: DA FABERGÉ A WEBB

http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Le Wunderkammer di Pandolfini, così si potranno chiamare le stanze al piano nobile di palazzo Ramirez Montalvo che dal 25 al 29 maggio ospitano le esposizioni della nutrita sessione di vendite che la Casa d’Aste ha in programma a fine maggio.
Sono cinque cataloghi distinti che ben coesistono uno a fianco all’altro, legati da un comune senso del bello, dell’elegante, dell’oggetto d’arte con un passato d’uso quotidiano e ora oggetti da collezione, che vanno dagli Argenti alla Numismatica passando da Gioielli, Orologi e Objets de Vertu.

Il 30 maggio, in due sessioni una mattutina e una pomeridiana, saranno battuti circa 400 lotti suddivisi in due cataloghi, un primo di GIOIELLI, che va dall’oreficeria antica a quella contemporanea, e un secondo interamente dedicato alla più esclusiva produzione antica e moderna di OROLOGI DA POLSO E DA TASCA.
Partiamo parlando di un oggetto prezioso ed elegante che non è propriamente un gioiello, ma che per lavorazione e qualità di esecuzione, rientra a tutti gli effetti nella categoria dei prodotti di alta oreficeria: una ampolla porta-profumo di Fabergé in vermeil e smalti, custodita nella sua scatola originale, a catalogo per la cifra di 4.500/7.500 euro.
Nei molti lotti che definiscono le diverse espressioni della gioielleria del ‘900 è importante segnalare la presenza di un nucleo di monili omogeneo per epoca, gli anni ’40, proveniente da una collezione privata. Del nucleo fa parte un bel bracciale realizzato da Mauboussin, in oro rosa dalle caratteristiche linee a carrarmato, decorato da diamanti e rubini carré, valutato 4.500/6.500 euro.
Questo bracciale è spunto per parlare delle grandi firme una delle atout imprescindibili, assieme alle pietre di grande importanza, dei gioielli più ricercati dal mercato e dai collezionisti, quindi anche più di frequente presentati in asta.
In questa del 30 maggio di Pandolfini le proposte sono molte e ben diversificate per foggia, epoca e maison, da Buccellati a Bulgari, da Cartier, Tiffany, Van Cleef and Arples a Webb del qual si propone, tra gli altri, un bracciale Webb degli anni ’80, stimato 32.000/40.000 euro. 31 carati complessivi di diamanti e uno zaffiro cabochon ovale di 17 carati circa ornano questo gioiello in platino e oro dalle forme geometriche.
Tra i gioielli con pietre importanti spicca un anello con un diamante di taglio marquise, di grande fascino, di 5.16 carati con certificato GIA, di colore D e purezza IF, stimato 200.000/300.000 euro.

Per quanto femminile per antonomasia, l’oreficeria conta anche splendidi monili di uso maschile ai quali questa vendita dedica il meritato spazio. In catalogo è inserita un’interessante raccolta di gemelli provenienti da una collezione privata, tra cui alcune creazioni di Fulco di Verdura, una delle icone di stile del XX secolo.
Ancora vi sarà una bella collezione di penne stilografiche di grande pregio, tutte edizioni limitate e delle marche principali come Montegrappa, Montblanc, Omas, solo per citarne alcune.


Anna Orsi scrive:

29 MAGGIO 2017 | Pandolfini Casa d’Aste

OBJETS DE VERTU E OPERE D’ARTE DA COLLEZIONE:
LE WUNDERKAMMER DI PANDOLFINI

http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Le Wunderkammer di Pandolfini, così si potranno chiamare le stanze al piano nobile di palazzo Ramirez Montalvo che dal 25 al 29 maggio ospitano le esposizioni della nutrita sessione di vendite che la Casa d’Aste ha in programma a fine maggio.
Sono cinque cataloghi distinti che ben coesistono uno a fianco all’altro, legati da un comune senso del bello, dell’elegante, dell’oggetto d’arte con un passato d’uso quotidiano e ora oggetti da collezione, che vanno dagli Argenti alla Numismatica passando da Gioielli, Orologi e Objets de vertu.

Nel pomeriggio del 29 maggio sarà il turno di OBJETS DE VERTU E OPERE D’ARTE DA COLLEZIONE, il primo catalogo di Pandolfini dedicato a curiosità e souvenir del Grand Tour, oggetti rari e preziosi degni delle Stanze delle Meraviglie del Secolo dei Lumi.
Corpus centrale dei circa 200 lotti del catalogo è una collezione di micromosaici in larga parte scatole, tabacchiere e placche; un nucleo importante nel quale spicca una grande veduta del Colosseo di scuola romana della seconda metà del XIX secolo stimata 30.000/50.000 euro e una rara opera firmata da Gioacchino Rinaldi e datata 1785 che, al contrario della precedente, è una piccola placchetta raffigurante tre farfalle, in catalogo per 5.000-7.000 euro.
Particolarmente importanti sono due micromosaici in cornice uno è Donna allattante l’altro Moschettiere, stimati rispettivamente 18.000/25.000 e 15.000/20.000 euro.

Numerosa è anche la collezione di oggetti in commessi di marmi e pietre dure, tra questi troviamo una scatola composta da placche fiorentine del XVII secolo montate in Inghilterra all’inizio del XIX, sintesi perfetta dell’oggetto souvenir del Grand Tour, la cui stima è di 12.000-18.000 euro.
Gli Objets de vertu, che esulano da quelli appartenenti alle collezioni appena descritte, sono tabacchiere in oro, argento e porcellana, sigilli, flaconi da profumo, e tante altre piccole opere diverse nei materiali, nelle provenienze e nelle epoche, ma che hanno in comune rarità e preziosità che le rendono uniche e per questo ambite da raffinati collezionisti internazionali.
Tra queste unicità troviamo una coppa in avorio su base d’argento a forma di nave interamente scolpita con figure mitologiche di scuola tedesca realizzata tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo che è a catalogo con la stima di 10.000-15.000 euro.
Molto interessante anche un cofanetto di manifattura napoletana del XVIII secolo, stima 12.000-18.000 euro; sotto al coperchio decorato con putti alati e all’interno del corpo sagomato e decorato a rocaille si nasconde un piccolo vassoietto in tartaruga decorato in oro.

La vendita si completa con un bel numero di opere d’arte, tra queste si trova una vanitas in marmo bianco raffigurante un impressionante busto con un teschio eseguita tra la fine XVII e gli inizi del XVIII secolo, la cui stima è di 2.500-3.500 euro, poi una raccolta di 194 calchi in gesso di Luigi Pichler custoditi in quattro volumi in marocchino rosso che contengono anche gli elenchi manoscritti dei pezzi, la cui stima è di 2.000/3.000 euro.
Particolarmente curioso è il piccolo globo terreste tascabile, J & W Cary Londra 1791, contenuto nel suo astuccio originale in galuchat la cui valutazione è di 3.000/4.000 euro.
Infine ricordiamo una bella collezione di bronzi rinascimentali, una di vetri del ‘600, una pendola da camino francese raffigurante l’Africa il cui valore è di 8.000/12.000 euro, una marescialla, una serie di scatole da tavolo in legno con commessi in pietre dure, tutte fiorentine del XIX secolo che sono stimate 3.000/4.000 euro, mentre sono romane una serie di scatole portagioie in metallo dorato, smalti e micromosaici, come romani sono dei fermacarte dell’ottocento in marmo con micromosaici.


Anna Orsi scrive:

29 MAGGIO 2017 | Pandolfini Casa d’Aste

ARGENTI ITALIANI ED EUROPEI:
DALLE EGOISTE ITALIANE A UN RINFRESCATOIO INGLESE
GIÀ PROPRIETÀ DI ROBERT ALLAN FITZGERALD

TESTI E IMMAGINI SCARICABILI DAL SITO http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Un mese concretamente intenso e ricco di aspettative, a fronte di ottime proposte, quello che Pandolfini si appresta a vivere a maggio; ben sette sono le vendite in calendario divise in due blocchi organici e omogenei per tipologie e tematiche.
Dopo le due vendite dedicate alla pittura nella prima metà del mese, gli ultimi due giorni vedono in scena una cinquina di aste dallo spiccato sapore collezionistico, che fanno della perizia tecnica e della preziosità dei materiali le loro caratteristiche fondamentali.
Così si passa dalla numismatica agli argenti, ai gioielli e agli orologi passando per l’estroso e affascinante catalogo di Objet de vertu senza soluzione di continuità, una figura letteraria che mai come in questa occasione è anche reale, infatti dal 26 al 29 maggio le sale di Palazzo Ramirezz Montalvo ospiteranno l’esposizione di tutte e cinque le vendite.

Il 30 maggio saranno esitati i circa 180 lotti selezionati da Roberto Dabbene con Chiara Sabbadini Sodi per dar corpo a un catalogo di ARGENTI ITALIANI E EUROPEI pronto a ottenere l’accoglienza favorevole e il buon esito di quelli appena precedenti partendo da alcune belle caffettiere, che si confida catalizzeranno l’attenzione e l‘interesse dei collezionisti come avvenne per la collezione di caffettiere presentate lo scorso novembre. Tra le altre in catalogo: una milanese, stimata 2.500/3.500 euro ed eseguita dall’argentiere Gaetano Coppa intorno al 1825, che si distingue per l’eleganza della forma e dei decori risolti con sottili cornici di motivi neoclassici, e una genovese del 1819, caratterizzata dalle grandi foglie d’acanto con cui i tre sostegni s’innestano al corpo globulare, la cui stima è di 2.500/3.500 euro.
Un altro nucleo interessante sarà composto dai lotti che propongono una serie di egoiste, piccole caffettiere, cioccolatiere e teiere, che riprendono le forme e i decori delle sorelle maggiori, ma sono destinate all’uso di una al massimo due persone.
È, invece, di dimensioni convenzionali la zuccheriera, Torino 1780, che reca i bolli del saggiatore Francesco Pagliani, a catalogo per 2.000/2.500 euro, il cui unico decoro è la presa in forma di carnoso bocciolo poggiato su una corona di foglie, riproposte nei quattro corti piedini.
Evidenza, in questo breve sunto, merita anche la coppia di candelieri bolognesi realizzati dall’argentiere Bonaventura Gambari riconoscibile, e diversamente non poteva essere, nel suo bollo di zecca che raffigura un gambero. Caratterizzati da un decoro neoclassico, tipico nel corpo scanalato come nelle foglie d’acqua che ornano la base gradinata, sono in catalogo con la stima di 2.500/3.500 euro.
Un excursus che non si può chiudere senza parlare di uno tra i lotti più interessanti, un rinfrescatoio per bicchieri, realizzato nel 1706 dell’argentiere inglese Isaac Dighton. Per quanto sia una tipologia poco diffusa, perché il suo uso si circoscrive principalmente alle nobili famiglie di Sei e Settecento, un rinfrescatoio londinese del 1686 da Pandolfini ha registrato un importante successo nell’ottobre del 2014 alla prima asta Capolavori da Collezioni Italiane.
Il rinfrescatoio di maggio, la cui stima è di 5.000/7.000 euro, proviene da una principesca famiglia romana dove giunse dopo essere stato di proprietà di Robert Allan FitzGerald, uno dei più illustri giocatori inglesi di cricket di tutto l’Ottocento, cui fu donato dai genitori, com’è chiaramente leggibile nella dedica incisa sotto alla base; anche lo stemma con il motto di Crom Castle, che caratterizza la decorazione, fa riferimento a uno dei rami della famiglia FitzGerald che per matrimonio, nel corso dei suoi diversi secoli di storia, entrò in possesso del castello e dello stemma.


Anna Orsi scrive:

LE COLLEZIONI ORIENTALI
per Milano Asian Art 2017

Il Museo delle Culture di Milano è un centro dedicato alla ricerca interdisciplinare sulle culture del mondo, il
suo patrimonio è costituito da più di 7.000 oggetti che coprono un arco cronologico che va dal 1.500 a.C. al XX secolo. I depositi del Mudec, strutturati seguendo un criterio di natura cronologica e geografica, consentono di ammirare le opere esposte divise per contesti di provenienza: Oceania, Africa occidentale e centrale, America meridionale e centrale, sud-est asiatico e Asia orientale.

La partecipazione del Mudec a Milano Asian Art, dal 11 al 31 maggio, è un’occasione unica per scoprire le collezioni orientali di proprietà del Comune di Milano.
Il Dott. Giuseppe Piva sarà la guida per un viaggio in Oriente attraverso gli oggetti esposti nel percorso permanente del MUDEC e nei depositi, dove sono ospitate la maggior parte delle opere.

Nel percorso permanente scopriremo in quale modo la città di Milano ha conosciuto l’Asia orientale attraverso gli oggetti e le persone che li hanno donati: viaggiatori e commercianti.
Nei depositi invece sarà possibile ammirare l’intera raccolta giapponese: con gli apporti di questi ultimi anni, la collezione, formatasi a partire dalla seconda metà dell’800, oggi si avvicina ai 1500 manufatti. Fra questi si trovano opere di notevole valore come una scatola in lacca attribuita al famoso corredo matrimoniale di Chiyohime, registrato come tesoro nazionale, una rara portantina da donna decorata internamente con dipinti su carta e seta, e preziosi accessori di costume. Più in generale, la raccolta offre un ampio sguardo sulla produzione artistica di periodo Edo (1603-1868) grazie a un’eterogeneità di materiali che comprende costumi di seta, armi e armature dei samurai, bronzi d’altare, ceramiche per la cerimonia del tè, rotoli dipinti e altro.

3 APPUNTAMENTI
Lunedì 15 Maggio, ore 15.30 | Martedì 23 Maggio, ore 15.30 | Martedì 30 Maggio, ore 15.30
Durata della visita di 75 minuti circa; max 15 persone a visita;
Prenotazione: tramite e-mail a “c.museoculture@comune.milano.it”
indicando nell’oggetto: “Prenotazione visita collezione orientale”
e nel testo dell’e-mail: nome, cognome e data prescelta


Anna Orsi scrive:

C’ERA UNA VOLTA IN GIAPPONE
Fotografie e netsuke del XIX secolo

per Milano Asian Art 2017

L’esposizione, che fa parte della rassegna Milano Asian Art 2017 e che sarà aperta fino al 31 luglio, accosta due diverse tipologie di opere d’arte giapponese: una selezione dei netsuke e okimono del Museo Poldi Pezzoli e alcune fotografie – stampe all’albumina colorate a mano da artisti del tempo e collotipi – della Fondazione “Ada Ceschin e Rosanna Pilone” di Zurigo, che promuove lo studio di una delle più grandi collezioni al mondo nel suo genere, concessa in deposito nel 2012 al Museo delle Culture di Lugano.

Le opere in esposizione sono state realizzate da abilissimi artigiani giapponesi e dialogano magnificamente tra loro per lo stile e le iconografie dei soggetti raffigurati. Realizzate tutte in un tempo noto come Periodo Meiji (1868-1912), mostrano scene di vita quotidiana e paesaggi naturali di un Giappone antico e idilliaco, che in pochi decenni sarà spazzato via da una corsa sfrenata alla modernizzazione.
Nel Periodo Meiji il Giappone fu testimone di un insolito connubio tra la tecnica fotografica occidentale e la maestria dei pittori locali, eredi di un’antica e raffinata tradizione, capaci di applicare perfettamente il colore anche su minuscole superfici. I risultati artistici sono di sorprendente bellezza e i soggetti rappresentati così verosimili da non riuscire a distinguerli dalle moderne immagini stampate a colori. La produzione di tali opere rispondeva alle esigenze dei viaggiatori occidentali – i cosiddetti globetrotter – di portare con sé il ricordo di un Paese straordinario. Le fotografie sono infatti perlopiù conservate in splendidi album-souvenir dalle coperte laccate e intarsiate con materiali preziosi – due dei quali saranno esposti nella mostra – che i turisti occidentali riportavano dal Giappone in Occidente.


Anna Orsi scrive:

IL TIBET DI GIUSEPPE TUCCI
Fotografie delle spedizioni degli anni ‘30

per Milano Asian art 2017

Giuseppe Tucci (1894 – 1984) è stato il più importante studioso italiano dell’arte e della religione tibetane.
I suoi numerosi libri di viaggio e di studio, noti in tutto il mondo, sono tuttora indispensabili per comprendere il fascino di una cultura tanto straordinaria quanto profonda.
Tra il 1928 e il 1956 Tucci compie otto spedizioni in Tibet e sei in Nepal, traduce i testi fondamentali del buddhismo tibetano e nel 1957 fonda a Roma il Museo Nazionale di Arte Orientale.
La mostra, aperta fino al 10 giugno, presenta 20 fotografie in b/n scattate durante le sue esplorazioni in Ladakh (India) e in Tibet negli anni ’30.
Sono immagini che mostrano i maestosi paesaggi del “Tetto del mondo” e il fascino di costumi immutati da secoli.


Anna Orsi scrive:

MAKI-E, LACCA D’ORO
per Milano Asian Art 2017

La mostra ha lo scopo mettere in evidenza la raffinatezza degli oggetti laccati giapponesi che dal XVI secolo hanno affascinato le corti europee.
Le lacche esprimono il genio artistico dell’Oriente, del Giappone in particolare e sono strettamente legate alla sua storia, conoscendo sin dall’antichità un enorme successo.
Erano amate da Madame Pompadour e collezionate da Maria Teresa d’Austria che lasciò in redità alla figlia Maria Antonietta l’intera raccolta oggi ammirata nei maggiori musei di Francia.
La decorazione tra le più avvincenti è il Maki-e “pittura cosparsa” dove l’oggetto ricoperto di vernice a fondo bruno viene poi finemente decorato in foglia d’oro o d’argento.
La mostra presenta una raccolta di oggetti in lacca: preziose scatole per la cerimonia del té e dell’incenso, scatole da scrittura, un servizio portavivande, un piccolo stipo portapettini e contenitori per trucco di corredi femminili.


Anna Orsi scrive:

NETSUKE. Creature e miraggi nel profondo del mare
per Milano Asian Art 2017

I netsuke che La Galliavola ha selezionato per questa mostra sono una divertente selezione della sua collezione di netsuke che hanno come filo conduttore il mare.
Accompagnano la nostra selezione di netsuke antichi, pescatrici di conchiglie, kappa, Re Dragoni, polpi, molluschi e conchiglie, una decina di netsuke moderni che raffigurano soggetti marini e che, per tecnica e iconografia, non sono da considerarsi di minor valore.

Il primo di questi, rappresenta un piccolo ippocampo in osso finemente scolpito la cui porosità naturale del materiale rende in modo plausibile l’effetto della superficie del piccolo animale. In un misurato gioco d’intagli, il netsukeshi ha reso con grande raffinatezza la volumetria del cavalluccio marino dalla schiena frastagliata, con la coda arricciata verso l’interno e la testa reclinata sullo stesso lato. Particolarmente apprezzabile è il dettaglio dell’uso della madreperla per gli occhi e il piccolo ippocampo posto sul ventre. Il netsuke è firmato accanto gli himotoshi Rudi Mineur, un netsukeshi di origini australiane. Anche scultori occidentali hanno saputo fare propria con eccellenti risultati l’arte del netsuke, come dimostra in modo esaustivo il pezzo proposto.
Il secondo netsuke è un cesto in avorio che contiene delle foglie e tre piccoli granchi colorati di rosso, con alcune gocce di color oro e sfumature brune sugli elementi vegetali. Il traforo del cesto è reso con minuzia. Il motivo dei granchi su foglie è reiterato anche esternamente, dove un crostaceo si arrampica lungo le pareti. La firma dell’artista Shubi (nato nel 1916) è apposta in un cartiglio in lamina dorata sotto il netsuke.
Un eccellente esempio di volumetrie complesse, ma sapientemente gestite, è il terzo netsuke che vi presentiamo: si tratta di due piovre avvinghiate nell’abbraccio dei loro tentacoli disposti a piccole volute. Il gioco dei dettagli intrecciati è visibile a tutto sesto e particolare attenzione è data alla lavorazione della superficie del legno e dall’espressività degli occhi in pasta vitrea dei due octopus. Il netsuke è firmato Micheal Webb, un artista occidentale che ha saputo guadagnarsi una certa notorietà nel mondo del collezionismo di netsuke contemporanei.
Segue un granchio, questa volta da solo su una conchiglia che, a sua volta, poggia su un’altra più piccola e di diversa forma. Il crostaceo, con gli occhi sporgenti e vivaci dipinti di nero, è colorato di un rosso acceso, mentre le conchiglie sono state lasciate color avorio naturale. Lo stacco cromatico è evidente, ma la giustapposizione dei due colori è parzialmente mitigata da minuscoli intarsi policromi sulla schiena del granchio e sul cono finale della conchiglia. La firma di Godo, artista nato nel 1914, è incisa sotto il pezzo, accanto agli himotoshi.
Sulla scia iconografica di questo netsuke, ecco il polpo avvinghiato ad una conchiglia. In questo caso, l’avorio è stato brunito solo in alcuni punti, a sottolineare i dettagli della conchiglia da cui in parte esce e sulla quale in parte si avvolge l’animale marino. La firma di Seigyoku (nato nel 1933) è incisa all’altezza degli himotoshi, entro un cartiglio.
L’ultimo pezzo Carla e Roberto Gaggianesi presentano in dettaglio è, a loro giudizio, particolarmente interessante sia per il soggetto inedito, sia per la tecnica impiegata per l’elaborata realizzazione. Il netsuke si compone di due razze contrapposte in modo da lasciare una cavità interna fra i pesci. E’ realizzato in avorio e la superficie superiore è stata colorata di marrone per rendere realistica la rappresentazione, inoltre è notevole la minuzia con cui il netsukeshi ha realizzato i dettagli anatomici: le branchie, le code attorcigliate, gli occhi e le loro cavità circostanti, oppure le pieghe delle ali con cui la razza si muove in acqua, sembra davvero che gli animali stiano nuotando carezzati dai flutti che segnano i loro corpi. In una posizione interna, entro un cartiglio in lamina dorata, è apposta la firma del noto artista contemporaneo Kozan.

La mostra non ha l’intento di contrapporre lo stile del netsuke classico e quello contemporaneo, ma solo di fornire qualche elemento per accostarsi a questo genere, forse meno considerato, fornendo alcuni strumenti di valutazione e qualche esempio, mediante la concessione di alcuni pezzi considerevoli da parte di collezionisti privati.
La Galliavola ha voluto solleticare curiosità o anche solo ampliare gli orizzonti dei collezionisti fedeli al netsuke antico.


Anna Orsi scrive:

BYŌBU – PARVENTI GIAPPONESI
per Milano Asian Art 2017

I byŌbu, che anche in giapponese si traduce letteralmente come “schermo per vento”, sono da considerarsi ben più che un arredo o un mobile. Si tratta, infatti, di uno dei principali supporti per la pittura e tutti gli artisti giapponesi di ogni epoca si sono cimentati con questo genere di formato.
La mostra raccoglie un nucleo d’importanti paraventi del periodo Momoyama (1575-1615) ed Edo (1615-1868) di diversi soggetti, forme e dimensioni.

Emblematico della rassegna è un paravento a sei ante del XVII secolo a metà Periodo Edo, Paesaggio con papaveri e crisantemi su fondo oro.


Anna Orsi scrive:

RAQM, NEL SEGNO DEL RICAMO
Dal XV al XIX secolo, ricami preziosi in Oriente e in Europa

per Milano Asian Art 2017

La parola ricamo deriva all’arabo Raqm che significa segno: è il simbolo del prestigio e della dignità di chi indossa abiti preziosi. Esistono fasce decorative risalenti a secoli prima di Cristo; si parla di ricamo nella mitologia, nei poemi di Omero e di Virgilio, e nella Bibbia Mosé descrisse il Santo Tabernacolo: “Lo fece con figure di cherubino, lavoro di ricamatore.”
La mostra Raqm, nel segno del ricamo nasce da una passione personale di David Sorgato, che si traduce in venticinque anni di ricerca e una collezione di ricami tra i più rari e prestigiosi, provenienti da ogni parte del mondo: Persia, Cina, Uzbekistan, Tadjikistan, Afghanistan, Iraq, Algeria, Italia, Francia, Olanda, Inghilterra, solo per citarne alcuni.
Per questo evento David Sorgato ha trasformato ogni ricamo in un oggetto d’arte e di arredo contemporaneo grazie alle abilità di attenti restauratori.
Gli eleganti decori francesi dai fili metallici sono diventati quadri; gli algerini con i fiori colorati sul fondo di lino écru sono pannelli e testate per letti; i tessuti Suzani dell’Asia Centrale, ricamati ad ago Susan, sono ora dei tendaggi unici. Le mantelle matrimoniali cinesi Miao sono state cucite e intelaiate diventando dei quadri tridimensionali, mentre oggi sono utilizzati come coperte i kilim ricamati della Bassa Mesopotamia. Questi ultimi erano realizzati con estro, fantasia, abilità tecnica manuale e memoria dalle ricamatrici che non utilizzavano cartoni ma memorizzavano la posizione di ogni figura che desideravano mostrare sul lavoro finito.
Colorati, decorati con cerchi concentrici e simboli solari sciamanici preislamici, i tessuti Suzani esprimono la forza dell’universo, magica e protettrice. Il sole, la luna, le stelle, i fiori di melograno: qualunque siano i disegni, non sono stati scelti per caso, hanno radici profonde; ogni elemento è una parte del cosmo e l’intera composizione è l’immagine del mondo.
Raqm, nel segno del ricamo è l’unione di due momenti creativi, uno passato carico di senso mistico e sensuale, testimonianza delle credenze e dell’eleganza del secolo a cui appartiene. L’altro attuale che trasforma e rinnova l’uso dei tessuti ricamati secondo l’estetismo e la cultura dei nostri giorni.
Ogni pezzo esposto, nella sua unicità, è il manifesto di raffinatezza e ricerca della bellezza in tutte le epoche


Anna Orsi scrive:

DEI E DEMONI DELL’ASIA
per Milano Asian art 2017

La Galleria Dalton Somarè presenterà una selezione di sculture indo-buddiste in bronzo e pietra con riferimento particolare ad immagini del buddismo tantrico tibetano.
La scelta è in linea con le esposizioni degli anni precedenti e prosegue l’indagine storico artistica della rappresentazione sacra nel territorio indo-tibetano.


Anna Orsi scrive:

Milano asian Art 2017
PER SCOPRIRE A MILANO MOSTRE E TESTIMONIANZE DI ARTE ORIENTALE

Milano si prepara a ospitare dall’11 al 31 maggio una nuova edizione di Milano Asian Art che come tradizione si snoderà nel centro storico cittadino: dal “quadrilatero” a via Tortona, passando dalla zona Magenta.
Dalton.Somaré, David Sorgato, Giuseppe Piva, La Galliavola, Mirco Cattai e Renzo Freschi presentano un cartellone di mostre di qualità, interessanti anche per chi non è esperto d’Oriente ma è amante del bello, della grazie e dell’armonia che queste opere esprimono.
Ed è in virtù del rigore con cui sono pensate che anche nel prossimo maggio la rassegna milanese di arte orientale si avvarrà della partnership di due importanti realtà museali come il MUDEC-Museo Delle Culture e il Museo Poldi Pezzoli.
Ancora una volta le otto mostre tematiche danno vita a un stimolante ventaglio di proposte culturali e artistiche, che proprio perché offerte da realtà differenti, museo e mercato, pongono il visitatore anche di fronte a due modi differenti di approcciare l’opera d’arte. Se da un lato le collezioni dei Musei si possono ammirare e godere esclusivamente con gli occhi, dall’altro quelle nelle Gallerie private consentono un rapporto più intimo: un oggetto d’arte si può toccare percependo quelle sensazioni che talvolta solo la materia, ed il modo con cui è trattata, possono stimolare fino al punto di ambire possederlo…
Così sarà per chi ammirerà la scatola in lacca dorata esposta nelle collezioni permanente del MUDEC e poi visiterà la mostra Maki-e: Lacca d’oro di Mirco Cattai che propone una serie di scatole in lacca d’oro.
Un gioco di sensazioni che si ripresenta passando dai più di 100 netsuke del Museo Poldi Pezzoli alla raccolta de La Galliavola che per la prima volta avvicina ai suoi pezzi antichi alcuni esemplari contemporanei.
Non di meno sono particolarmente affascinanti le fotografie che mostrano scene di vita quotidiana nel Giappone del periodo Meiji esposte al Poldi Pezzoli e provenienti dal Museo delle Culture di Lugano, o quelle che presenta Renzo Freschi scattate agli inizi del ‘900 in Ladakh e Tibet, che sono testimonianze di una cultura immutabile e profonda, mentre sono riferite alla tradizione iconografica del buddismo tantrico tibetano le sculture presentate da Dalton.Somaré.
Non mancheranno di affascinare gli antichi e rari ricami provenienti da Persia, Cina, Uzbekistan, Tadjikistan, Afghanistan, Iraq…e trasformati in oggetti d’arte e di arredo contemporaneo da David Sorgato, mentre sono antichi oggetti d’arte e d’arredo, perché propri all’abitazione giapponese i paraventi protagonisti della mostra ByŌbu di Giuseppe Piva.

Le mostre presentate da Dalton.Somaré, David Sorgato, Giuseppe Piva, La Galliavola, Mirco Cattai e Renzo Freschi, sono frutto di un’accurata selezione e sono costruite con puntuale attenzione critica e storico artistica offrendo interessanti spaccati del mondo orientale visto di volta in volta sotto luci ed aspetti diversi, da quello sociale a quello religioso, a quello artistico spaziando dalle epoche più antiche al mondo contemporaneo, passando dall’India alla Cina, dalla ceramica all’arte tessile, da scultura alla pittura, alla fotografia…
Un ventaglio di espressioni artistiche che oggi, in nome della commistione artistica che intreccia oriente a occidente come accompagna l’antico al moderno, godono il favore delle mode tanto che è in costante ascesa l’interesse del pubblico internazionale per le manifestazioni di arte asiatica, così come la presenza di collezionisti e compratori asiatici sul mercato del Vecchio Continente, Italia compresa.
Dal 11 al 31 maggio presentando un biglietto d’invito di una delle Gallerie che partecipano all’edizione 2017 dell’evento si potrà beneficiare dell’ingresso omaggio per due persone al Museo Poldi Pezzoli.
Mentre il 15, 23 e 30 maggio dalle ore 15.30 il MUDEC ha in programma tre visite guidate alle proprie collezioni, la partecipazione è subordinata alla prenotazione “c.museoculture@comune.milano.it”, indicando nell’oggetto: “Prenotazione visita collezione orientale” e nel testo dell’e-mail: nome, cognome e data prescelta.


Anna Orsi scrive:

17 MAGGIO 2017 | FASCINO E SPLENDORE DELLE MAIOLICHE E DELLE PORCELLANE:
LA RACCOLTA DI PIETRO BARILLA
E UN’IMPORTANTE COLLEZIONE ROMANA

TESTI E IMMAGINI http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Il ricco calendario di Pandolfini per il mese di maggio prevede, mercoledì 17, la vendita di due importanti collezioni di opere in maiolica, porcellana e terraglia del secolo XVIII con qualche importante esempio di opere del XIX secolo, in tutto circa 230 lotti, numero che si discosta per difetto dai reali pezzi posti in asta.
La composizione delle due collezioni ha permesso a Giulia Anversa e Alberto Vianello di produrre un catalogo che documenta in modo ampiamente esaustivo alcune tra le principali manifatture del Secolo dei Lumi quando la produzione di porcellane e maioliche era simbolo di prestigio e nobiltà e le manifatture erano spesso direttamente collegate alle Corti delle famiglie regnati o ai palazzi nobiliari, dove tra boudoir, salotti e salottini la cioccolata diventa un rito e il caffè “bevanda dell’intelletto”.

Le due collezioni presentate in asta sono frutto della passione e dell’attenta ricerca di due grandi appassionati e attenti cultori della materia e si possono dire veramente rappresentative sia per i collezionisti già affermati ma anche per chi volesse avvicinarsi a questo segmento di grande interesse culturale.

La collezione di Pietro Barilla vede protagonista la maiolica con alcuni importanti esempi rinascimentali tra i quali spicca un PIATTO, interamente istoriato al recto con una scena di accampamento romano riferibile all’assedio della città dei Rutuli da parte di Tarquinio il Superbo, eseguito nel 1545 circa nella bottega dell’urbinate Guido da Merlino la cui stima è di 25.000/40.000 euro (lotto 10). Inoltre, questo nucleo rinascimentale si caratterizza soprattutto per le opere, veramente selezionate, che esaltano l’importanza del decoro associato alla morfologia dell’opera, una tipologia che nel vecchio gergo del mercato antiquario era definita ”PEZZI DI FORMA”.
Come sottolineato in apertura il filo conduttore del catalogo, perché corpus centrale di entrambe le collezioni, sono alcune tra le principali Manifatture del Settecento a partire da quelle milanesi che qui brillano con la spettacolare ZUPPIERA a decoro Imari della manifattura di Pasquale Rubati, 1760 circa, in catalogo per la cifra di 3.000/4.000 euro (lotto 66).
Nella collezione Barilla, e d’altro canto diverso non poteva essere, la produzione maggiormente documentata è quella emiliana. In modo particolare colpiscono alcune opere della manifattura dei Conti Ferniani caratterizzate dal decoro “al giardino” o “alla colonna spezzata” come un gruppo di GRANDI CAFFETTIERE FAENTINE, su tutte ne evidenziamo una dell’ultimo quarto del secolo e alta più di trenta centimetri che è stimata 800/1.000 euro (lotto 50), e la superba ZUPPIERA del servizio Pepoli Pamphili, datata 1760-65 di cui si conoscono pochi esempi ora custoditi in musei, in catalogo con la valutazione di 5.000/8.000 euro (lotto 48).
Di grande bellezza e fascino sono anche le DUE RARE CAFFETTIERE, Imola seconda metà del Settecento, con decoro marmorizzato, così incredibilmente attuali come gusto materico e formale, entrambe in catalogo per 3.000/4.000 euro (lotto 34 e 35).
Tra gli esemplari insoliti troviamo il Trompe l’oeil che raffigura una lepre accucciata e che altro non è se non una raffinata ZUPPIERA della manifattura di Pasquale Antonibon di Nove di Bassano, nel periodo della gestione Baccin tra il 1774 e il 1802, la cui stima è di 2.000/3.000 euro (lotto 79).
Nella collezione Barilla la porcellana è poi magistralmente rappresentata da poche e selezionatissime opere come il RINFRESCABICCHIERI della manifattura di Geminiano Cozzi, Venezia 1770-75, decorato all’orlo dei portacalici da mascheroni femminili uniti l’un l’altro da ghirlande di foglie, valutato 5.000/8.000 euro (lotto 84).

Nella collezione romana in vendita prevale invece la porcellana con alcuni significativi e selezionati esempi di opere delle manifatture di Geminiano Cozzi a Venezia e di Pasquale Antonibon a Bassano, poi di Ginori, Meissen, della Real Fabbrica Ferdinandea e di Capodimonte.
Da quest’ultima manifattura è uscita nel 1750 una bella e rara CAFFETTIERA con bocca prominente sottolineata dal decoro sfumato porpora, in catalogo con la valutazione di 2.000/3.000 euro (lotto 110), e con essa il PIATTO, seppur frammentario valutato 3.000/5.000 euro, probabilmente databile al 1750, periodo in cui la Manifattura era diretta da Giovanni Caselli (lotto 111).
Tra le “plastiche” colpiscono le cosiddette “CACCINE DI GINORI” piccoli gruppi raffiguranti scene di caccia con i cani che braccano animali selvatici. Presenti nella manifattura di Doccia fin dal periodo del Foggini, queste piccole sculturine, passate dall’essere pomoli per ciste o zuppiere a oggetti decorativi autonomi, sembrano avere avuto a modello la scultura romana e la numismatica ellenistica. La descrizione delle tre a catalogo, stimate 3.000/5.000 euro, ci viene direttamente dagli inventari della Manifattura, che tra le dieci elencate descrivono le nostre tre, eseguite nel decennio 1760-70, come Manzo con cani, Cani con lepre e Porco con cane (lotto 106).
Interessante è anche l’assortimento di TAZZE rappresentative dei vari decori utilizzati dalla manifattura di Doccia come, ad esempio, le cinque TAZZINE con decoro cosiddetto “ a tavolino” prodotte attorno agli anni 1755-1760, la cui stima è di 1.000/1.500 euro (lotto 139).
Particolarmente significativa è la COPPIA DI ELEMENTI DI BASE in porcellana dura del 1750 circa raffiguranti dei putti musicanti, appartenuti ad una base di ebano che era sostegno della statua “Venere seduta nella conchiglia”, una copia in porcellana della statua degli Uffizi nota come “Venere al bagno”, la loro stima è di 1.000/2.000 euro ( lotto 149). Opere simili sono presenti nelle maggiori raccolte museali europee.
Per le manifatture italiane ricordiamo ancora un importante VASSOIO decorato con un bouquet e ghirlande fiorite, appartenuto al servizio Mocenigo prodotto nelle fornaci di Geminiano Cozzi nel 1770 circa, valutato 1.500/2.500 euro (lotto 204).

Straordinarie sono le CIOTOLINE di Meissen in porcellana molto sottile decorate con scene di porto entro riserve a rocaille in oro e porpora databili al 1740 e stimate 1.500/2.000 euro (lotto 141), come sorprendentemente belle sono le due TAZZINE, sempre Meissen probabilmente databili al 1735, con decoro acromo a fiori di pruno in rilievo sull’esterno e in oro e policromia all’interno e sul piattino, inerite a catalogo per la cifra di 1.200/1.800 euro (lotto 158).
Sempre della manifattura tedesca negli anni tra il 1730 e il 35 viene prodotto il RARO PIATTO decorato nella parte superiore con un motivo Kakiemon con simbologie e caratteristiche orientali note come decoro Flyng Fox, associato nella parte inferiore a un motivo che simula una stoffa quadrettata con elementi di ricamo. Questo decoro deriva esattamente da ornati creati tra il 1680 e il 1725 ad Arita, e la manifattura di Meissen che già nel 1710 era tra i principali importatori di porcellane orientali, incluse fin da subito nei suoi decori d’ispirazione giapponese. Il Victoria & Albert Museun conserva una foglia e un piatto con il medesimo decoro del nostro che è stimato 8.000/12.000 euro (lotto 186).

E come accennato in apertura questa “Tavola settecentesca” lascia spazio ad alcuni importanti esempi del XIX secolo come il bel SERVIZIO DA CAFFÈ, Napoli, Fabbrica Del Vecchio, post 1818: un vero servizio da meditazione con raffigurazioni tratte dagli affreschi pompeiani, che ci rammenta come il gustare il caffè fosse divenuto pratica di cultura di un epoca e non solo di gusto. Lattiera, zuccheriera, caffettiera e dodici tazzine sono in catalogo per 3.000/4.000 euro (lotto 215).


Anna Orsi scrive:

16 MAGGIO 2017 | DIPINTI DEL SECOLO XIX:
IL RITORNO DELLA “MACCHIA” E ALTRE SCUOLE NELL’ITALIA DELL’OTTOCENTO

TESTI E IMMAGINI http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

Gli autori toscani dell’800 costituiscono il nucleo principale dell’asta di DIPINTI E SCULTURE DELL’800 che Pandolfini batterà il 16 maggio nella sede di Palazzo Ramirez Montalvo a Firenze.
Opere di maestri come Fattori, Signorini, Tommasi, Cannicci, Panerai, Lega che in Italia nel corso di tutto il Novecento sono state obiettivo d’importanti acquisizioni museali e fondamento delle più grandi collezioni private di Pittura italiana dell’Ottocento, oggi sono oggetto di un rinnovato interesse e con l’intenzione di consolidarne il valore e l’importanza, Pandolfini, leader nel mercato dei dipinti dell’800 italiano, ha scelto di porli all’attenzione del collezionismo e del mercato nazionale con questa vendita incentrata su opere di qualità ma di piccolo formato.
Trascorsi i momenti in cui la predilezione era per opere di grande respiro, testimonianza d’importanti momenti storici e pittorici, oggi il pubblico è più incline a collezionare quelle di piccole dimensioni dove realismo e macchia trovarono nelle tematiche della natura, scorci e paesaggi in particolare, il loro soggetto d’elezione, come si percepisce scorrendo le tante ed eccellenti opere ampiamente illustrate e documentate nel catalogo della vendita di maggio.
Maestri in piccolo formato a partire da Giovanni Fattori del quale ricordiamo SOLDATO A CAVALLO, un piccolo lavoro la cui stima è di 8.000/10.000 euro.
Non mancano scorci di vita quotidiana, dalle contadine colte nel loro lavoro dei campi, come nel dipinto di Nicolò Cannici FALCIATRICI D’ERBA in catalogo per 6.000/9.000 euro, a quelle ritratte nei momenti di riposo, e ancora casolari solatii e scorci di paese, come nelle due opere in catalogo di Telemaco Signorini e Adolfo Tommasi. La prima è STRADINA DI SETTIGNANO, un piccolo olio su cartoncino stimato 6.000/9.000 euro, mentre la seconda e un olio su tela applicata su cartone e stimata 4.500/6.500 euro, è una STRADA DI SERRAVEZZA.
Queste sono alcune delle testimonianze macchiaiole che Pandolfini pone all’attenzione dei collezionisti il prossimo 16 maggio, esposti a partire dal 12 al piano nobile del palazzo di Borgo degli Albizi.
Inoltre il catalogo della vendita propone una bella selezione di opere napoletane di primo ‘800 provenienti dalla collezione degli eredi di Giacinto Gigante, presente in catalogo come pittore con LA CAPPELLA CARACCIOLO DEL SOLE NELLA CHIESA DI SAN GIOVANNI A CARBONARA, NAPOLI un acquarello e tempera su carta stimato 7.000/9.000 euro, poi due opere di De Nittis, il pastello su carta RITRATTO DI MADAME MANET stimato 8.000/12.000 euro e una piccola tavoletta raffigurante L’ESCURSIONE SUL VESUVIO in catalogo per 10.000/15.000 euro.
Tra le opere di scuola veneta segnaliamo un bozzetto di Favretto, un ritratto di Luigi Nono e il dipinto CORTEGGIAMENTO di Vittorio Emanuele Bressanin la cui stima è di 15.000/20.000 euro.
Ancora, il bolognese Alfredo Protti con LA TOILETTE, opera esposta alla Biennale di Venezia del ’22 oggi stimata 15.000/20.000 euro, e un gruppo di opere di scuola romana di primo Novecento delle quali ricordiamo LEZIONI DI PITTURA un olio su tavola di buone dimensioni di Amedeo Bocchi, la cui stima è di 10.000/15.000 euro. Infine segnaliamo anche due opere di Giovanni Canella il Vecchio, Marina e Paesaggio con viandante, valutate rispettivamente 10.000/15.000 e 9.000/12.000 euro.
Un occhio è rivolto anche all’estero con l’interessante RITRATTO DI JUANA ROMANI dell’artista francese Roybet, la stima di questo olio su tavola a grandezza pressoché naturale è di 18.000/25.000 euro.


Anna Orsi scrive:

16 MAGGIO 2017 | SCULTURE E DIPINTI ANTICHI:
OPERE MAI APPARSE SUL MERCATO, DA ANTICHE PROPRIETÀ ITALIANE

TESTI E IMMAGINI SCARICABILI DAL SITO http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

L’asta di SCULTURE E DIPINTI ANTICHI con cui Pandolfini il 16 maggio si presenta all’appuntamento di primavera vedrà in catalogo un’interessante selezione di opere che vanno dal Cinque al Settecento, molte delle quali provenienti da importanti famiglie italiane nella maggior parte dei casi mai apparse sul mercato.
Apriamo con la RESURREZIONE dipinta su tavola da un artista romano del secondo Cinquecento, raffinato interprete della Maniera diffusa nel cantiere farnesiano di Castel Sant’Angelo, che sarà offerta con una stima di 35.000/45.000 euro.
Allo stesso periodo ma alla scuola di Bologna appartiene la figura allegorica della GEOMETRIA di Lorenzo Sabatini, un olio su tela stimato 30.000/50.000 euro.
Per il Seicento toscano ricordiamo I CARDINALI GUERREGGIANTI un dipinto curioso, non tanto nel soggetto, ma nelle motivazioni della sua realizzazione: fu commissionato a Giovan Battista Vanni dal prelato fiorentino don Lorenzo Corsi per omaggiare se stesso, la sua carriera politica e i legami con la corona francese e la famiglia Barberini. Di notevoli dimensioni questo multiplo ritratto equestre a olio su tela è in catalogo per 30.000/50.000 euro.
Come il precedente dalla collezione Corsi proviene anche LA MORTE AL TAVOLO DELL’AVARO, una curiosa allegoria ad olio su tela di Giovanni Martinelli già nota agli specialisti per essere stata esposta alla mostra dedicata al pittore di Montevarchi nel 2011, in catalogo per la cifra di 50.000/70.000 euro.
Di un’altra antica raccolta fiorentina fa parte il dipinto, di scuola romana, CESARE RIMETTE SUL TRONO CLEOPATRA con ogni probabilità eseguito nella bottega di Pietro da Cortona a memoria della grande scena dipinta per la residenza dei nobili Phélipeaux de la Vrillière a Parigi; la tela dipinta ad olio parte da una base di 15.000 euro.
Sempre da proprietà conservate a Firenze proviene anche il delizioso olio su tela PITTORE NELLO STUDIO, un autoritratto di Michelangelo Cerquozzi che si è raffigurato mentre dipinge dal vero un anziano modello, la stima è di 15.000/20.000 euro.
Inoltre il catalogo offre ai collezionisti o solo estimatori della natura morta un’ampia selezione di opere di scuole diverse proposte con valutazioni allineate alle ultime tendenze del mercato, che nello specifico si traducono in un’ottima occasione per competere su due riscoperti Franz Werner Tamm insolitamente “vivi” per la presenza di figure.
Entrambi dipinti a olio su tela sono FRUTTA E FIORI ALL’APERTO CON UNA FIGURA FEMMINILE e SELVAGGINA E UN CACCIATORE e sono stimati rispettivamente 25.000/35.000 e 15.000/20.000 euro.
Gli esordi romani della Natura Morta sono rappresentati nella vendita da un inedito Agostino Verrocchi, FRUTTA E ORTAGGI SU UN PIANO, un olio su tela di buone dimensioni stimato 10.000/15.000 euro; mentre arrivano da Napoli NATURA MORTA DI PESCI, l’opera firmata da Giuseppe Recco è stimata a 30.000/50.000 euro, e da Bologna una raffinata COMPOSIZIONE DI FIORI di Antonio Mezzadri in catalogo per la cifra di 10.000/15.000 euro.
Completano la selezione delle opere proposte in vendita il 16 maggio la splendida VEDUTA DI CAMPO VACCINO firmata da Jacob van Huchtenburgh, un olio su tela l cui stima è di 25.000/35.000 euro e una VEDUTA COL PONTE DI RIALTO, un olio su tela della scuola di Francesco Guardi in catalogo a 40.000/60.000 euro.
Il BUSTO DEL MARCHESE ANTONIO CORSI, realizzato dallo scultore romano Alessandro Rondoni e stimato 60.000-80.000 euro è, con un nucleo di busti marmorei principalmente ispirati all’antichità classica, parte del bel gruppo di sculture presente in catalogo.


Anna Orsi scrive:

CATTEDRALI DI CARTE e altre opere necessarie
Personale di Matteo Naggi
Galleria Isarte | Corso Garibaldi 2, Milano
19 – 31 maggio
inaugurazione 18 maggio ore 18

Dopo il successo delle mostre dedicate all’arte aborigena australiana e all’outsider art, la Galleria Isarte prosegue la sua ricerca nel mondo dell’arte “non ufficiale” proponendo all’attenzione del pubblico le sculture, i disegni e le incisioni di Matteo Naggi. A questo giovane artista italiano – una vera scoperta – è dedicata la mostra personale Cattedrali di carta e altre opere necessarie, che la Galleria ha il piacere di presentare dal 18 al 31 maggio 2017.
La mostra, curata da Francesco Porzio, si rivolge soprattutto a chi non considera l’arte un brand o un oggetto di consumo, ma è interessato ad artisti che lavorano a proprio rischio, al di fuori del sistema di mercato attuale. Autori che non producono “eventi” pseudo-artistici e slogan concettuali, ma forme significative; e la cui opera è il frutto necessario (di qui il sottotitolo della mostra) di un’esperienza di vita autentica. Artisti di questo tipo, è vero, si trovano più facilmente nell’arte tribale e outsider, ma qualche volta si possono incontrare anche nei dintorni di Milano.
Questa esposizione milanese è la prima vera mostra di Matteo Naggi, trentottenne di Cuggiono, che in precedenza aveva esposto soltanto alcuni lavori in terracotta. Matteo non ha una vita semplice, fa il pizzaiolo per guadagnarsi da vivere e perciò non sempre ha potuto lavorare con continuità. Nonostante il suo naturale talento, non ha ancora avuto l’occasione di esporre le proprie opere come si deve.
La mostra di Isarte è la sua prima vera occasione: ci saranno sei grandi sculture in ferro e carta pressata o macerata (le impressionanti Cattedrali primitive, a metà strada fra la figura umana e l’architettura brut), il monumentale collage intitolato Giardino botanico, alcune splendide incisioni e disegni e a una serie di gioielli-sculture anch’essi in carta e metallo realizzati per la mostra, che rappresentano una novità assoluta nella sua produzione.
Nelle sue drammatiche strutture, antropomorfe e insieme astratte, Naggi riesce a elevare un materiale povero come la carta alla dignità plastica della grande scultura.

«Matteo Naggi – scrive Porzio nel testo critico di presentazione – possiede alcune virtù che si combinano raramente negli artisti d’oggi: l’onestà intellettuale, un’umiltà quasi artigianale e una concezione molto elevata dell’attività artistica. (…). Ha compreso che ciò che conta non è il “senso” pretestuoso che attribuiamo all’arte, ma la sua intima necessità e la convinzione quasi religiosa che essa comporta. Sa che all’uomo tale insensatezza è sacra, perché è il ponte verso un significato altrimenti inesprimibile, profondo; ma sa anche che in nessun modo essa può essere confusa con la gratuità strumentale del linguaggio artistico contemporaneo. (…). Tutto ciò lo rende felicemente estraneo al clima attuale e lo apparenta nobilmente allo spirito perduto delle avanguardie».


Lisa Ciardi scrive:

ATIM’s Top 60 Masters Of Contemporary Art
Il gotha dell’arte contemporanea a Firenze
La mostra sarà inaugurata il prossimo 27 maggio all’Auditorium al Duomo

Firenze, 7 maggio 2017 – La grande arte contemporanea torna ad animare Firenze. ArtTour International Magazine, rivista mondiale rappresentativa sul settore dell’arte, torna in città per presentare i nomi della ATIM’s Top 60 Masters Of Contemporary Art per il 2017. I migliori artisti contemporanei del mondo, pubblicati dalla rivista, si riuniranno negli spazi dell’Auditorium al Duomo di Firenze (via de’ Cerretani 54/r), dove il 27 maggio (ore 18) si terrà la quinta edizione dell’ATIM Masters Award: un’attesissima cerimonia di premiazione annuale, evento di punta di ArtTour International Magazine, che attira artisti e appassionati d’arte provenienti da tutto il mondo.
I destinatari dei premi saranno scelti tra i sessanta inseriti, tra aprile 2016 e aprile 2017, nella pubblicazione annuale ATIM’s Top 60 Masters Of Contemporary Art curata da Viviana Puello, personalità di fama internazionale nel mondo dell’arte, fondatore e redattore-capo di ArtTour International Magazine. Puello è anche un’artista: per questo, in segno di omaggio alla carriera dei propri ‘colleghi’, ha creato un premio unico per gli artisti. Si tratta di una scultura dal titolo “Rising Above”: una figura con le sembianze di un angelo con le ali aperte, realizzata in porcellana e placcata in oro 24 carati. L’opera incarna tutto ciò ArtTour International Magazine rappresenta.
Tra gli artisti presenti ci sarà Fabian Perez (Argentina) definito dai media internazionali “il più grande artista della sua generazione”. Perez, tra i giovani artisti più collezionati in tutto il mondo, ha ritratto alcune tra le persone più influenti come Papa Francesco, il presidente dell’Argentina, e recentemente Sri Sri Ravi Shankar (guru tra i più influenti dei nostri tempi). Parteciperanno all’evento fiorentino anche L Ramachandran (India), il primo fotografo indiano ad essere presente sul magazine Playboy, Sonia Domingues (Portogallo) e Katrin Alvarez (Germania). Fra gli ospiti d’onore la film maker Dana Verde, autrice del film “The Perfect Match” prodotto da Queen Latifah, una commedia romantica americana diretta da Bille Woodruff. Il film è stato scritto da Dana Verde, Brandon Broussard, Gary Hardwick, con stars come Terrence J, Cassie Ventura, Lauren London e Paula Patton.
In occasione dell’evento, si terrà anche il concerto dei Tre Tenori, uno spettacolo magnifico di arie d’opera e canzoni napoletane, capolavori che hanno reso l’Italia celebre in tutto il mondo. Infine ci sarà la musica di Ginevra Pruneti, talentuosa violoncellista fiorentina. La rivista presenterà inoltre una mostra d’arte unica e spettacolare, realizzata appositamente per questo evento e che raccoglierà le opere di artisti di fama provenienti da tutto il mondo.


Pietro scrive:

In occasione dell’allestimento di dodici opere monumentali esposte nel territorio della città di Padova in collaborazione con il Comune di Padova Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche

La Galleria Vecchiato Arte
dedica una personale all’artista Park Eun Sun
Inaugurazione mostra giovedì 20 aprile ore 19.00
Con presentazione del catalogo
Saranno presenti l’artista e i curatori della mostra Chiara Gatti e Massimiliano Sabbion

La mostra resterà aperta fino al 20 maggio 2017

Presso la Galleria Vecchiato Arte saranno presentate trenta opere realizzate negli ultimi dieci anni da Park Eun Sun. Le sculture dell’artista approdano, dopo le recenti esposizioni di Roma e di Firenze, a Padova, una delle più antiche città della penisola e la più antica del Veneto, crocevia di molteplici personalità artistiche che hanno contribuito alla sua crescita culturale e storica.
Sarà possibile ammirare il percorso dell’artista coreano presso la Galleria Vecchiato Arte in una serie di opere scultorie di diverse dimensioni, proseguimento delle opere monumentali esposte in città, ma concepite come lavori a se stanti cui rivolgere lo sguardo: colonne, sfere, cubi sono le forme cui si rivolge la ricerca dell’artista.
Le composizioni in marmo di Park Eun Sun si configurano in strutture lineari e globulari: le colonne e le forme composte appaiono prive di funzionalità portanti ma sostenute da allegorie e costruzioni che sviluppano un’idea concettuale metamorfica di tipo orientale.
Strutture lineari e globulari composte da forme, colonne e monoliti, le sculture sono accentuate da fenditure e squarci che si sviluppano in un’ideologia di tipo orientale.
Nelle sue opere Park Eun Sun ricerca l’armonia e l’equilibrio ed arriva a congiungere lo sguardo a contatto con l’anima con la concretezza degli interventi granitici visibili nel risultato finale dell’opera, in un continuo scambio di interazione tra le culture.
La Galleria Vecchiato Arte presenta le sculture di Park Eun Sun in un contesto intimo e connesso agli spazi della galleria dove si evidenziano la grande forza dei materiali, dal marmo ai graniti, dalle forme ai colori, dalla terra al cielo.
L’inaugurazione della mostra si tiene il 20 aprile presso la Galleria Vecchiato Arte di Padova a partire dalle ore 19.00 con la presenza straordinaria di Park Eun Sun ed i curatori Chiara Gatti e Massimiliano Sabbion. La mostra proseguirà fino al 20 maggio con ingresso libero.

Titolo della mostra: Park Eun Sun – Padova
Artista: Park Eun Sun
Inaugurazione: 20 aprile ore 19:00
Chiusura: 20 maggio
Catalogo: in galleria – testi critici a cura di Chiara Gatti, Massimiliano Sabbion, Ryu Byoung Hak
Sede: galleria Vecchiato Arte, Via Alberto da Padova, 2 – 35137 Padova
info@vecchiatoarte.ithttp://www.vecchiatoarte.it

Biografia:
Park Eun-Sun (Mok-po, Corea del Sud, 1965).
Si è trasferito a Pietrasanta (Lucca) con la famiglia per apprendere le tecniche della lavorazione del marmo della Versilia, si avvicina allo studio dei materiali scultorei conseguendo prima la laurea in scultura presso il Dipartimento di Belle Arti dell’Università di Kyung-Hee a Seoul e, successivamente, diplomandosi all’Accademia di Belle Arti a Carrara.
Park Eun-Sun ha esposto in Italia (Roma, Pietrasanta, Torino, Verona, Genova) e all’estero (Corea, Germania, Olanda, Panama, Svizzera, Stati Uniti).


PUNTO SULL'ARTE scrive:

ANNALÙ – NAGATANI
A cura di Alessandra Redaelli

Vernissage: SABATO 6 MAGGIO 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 7 Maggio – 10 Giugno 2017
Catalogo con testi di Alessandra Redaelli

Due scultori diversissimi, ma accomunati dalla profonda spiritualità, si affiancano nelle sale della galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese – Casbeno (VERNISSAGE SABATO 6 MAGGIO h 18-21): il giapponese KYOJI NAGATANI, che si esprime soprattutto attraverso il bronzo, e ANNALÙ, giovane artista di origine veneziana che ha dato un nuovo volto e una nuova voce alle resine. Se il primo sceglie la compatta impenetrabilità del metallo, la seconda predilige la trasparenza dei materiali sintetici; se lui scandisce il suo racconto in un linguaggio essenziale e minimalista, lei alza il suo canto in toni pieni, avvolgenti, talvolta barocchi; se uno gioca con la luce riflessa e il bruno delle ombre, l’altra si lascia trascinare da una tavolozza selvaggia. Eppure la ricerca di una verità ultima all’interno della natura sottende tutti i lavori di entrambi gli artisti e crea dialoghi segreti tra le sette virtù raccontate dalle Pietre oniriche di Nagatani, appese al soffitto in file eleganti e reinterpretate come forme primordiali di grazia rinascimentale, e i frattali celati dietro i merletti di Annalù; tra il sussurro della materia che brulica sotto la lucida superficie spaccata del bronzo e il vibrare delle farfalle che sciamano nei Dreamcatcher; tra gli impervi speroni di roccia su cui stanno arroccate dimore segrete ma forse penetrabili e quei Fukinagashi (omaggio dell’artista italiana alla cultura orientale) scossi dal vento sulle loro isole fluttuanti come vele durante una tempesta.

ANNALÙ: Nasce a San Donà di Piave, Venezia, nel 1976. Nel 1999 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 2001 espone in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero (Hong Kong, Los Angeles, Naples in Florida, Bologna e San Gimignano). Nel 2001 e 2011 partecipa alla Biennale di Venezia e 2017 a Scope New York. Vince numerosi premi e menzioni tra cui il Premio Arte Laguna 2007 e 2008; Premio Pagine Bianche 2006; Premio Stonefly per l’Arte Contemporanea 2008; Premio Ora 2011; Premio Opera le vie dell’Acqua 2012; Premio Zaha Hadid 2016. Le sue opere sono in esposizione permanente presso il MACS Catania e MIM Museum in Motion Piacenza. Ha esposto in numerosi Musei italiani e stranieri. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Vive e lavora a Passarella di San Donà di Piave, Venezia.

KYOJI NAGATANI: Nasce a Tokyo nel 1950. Si laurea all’Università delle Arti di Tokyo e presso l’Istituto Superiore di Ricerca dell’Università Statale di Belle Arti della capitale giapponese. Nel 1976 consegue il Diploma di specializzazione nella fusione del bronzo. Vince poi una borsa di studio del governo italiano che gli consente, nel 1984, di diplomarsi all’Accademia di Brera a Milano sotto la guida degli scultori Enrico Manfrini e Alik Cavaliere. Fra le sue opere più importanti si ricordano il Monumento per il Teatro Comunale di Hachioji a Tokyo, la Sedia del Vento per il Museo aperto di Utsukushi-ga-hara di Nagano, La Porta del Vento per il Museo aperto di scultura di Hakone, Il Seme per la Scuola Edile di Bergamo (Seriate) e tre monumenti per i Giardini pubblici di Yoshikawa City (Saitama). Nel 2009 vince il Premio delle Arti (settore scultura) del Circolo della Stampa di Milano – Associazione Culturale Indro Montanelli. Vive e lavora tra Milano e Tokyo.

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19
Domenica 7 e 14 Maggio h 15-19


Anna Orsi scrive:

Pandolfini opera in quasi tutti i settori dell’arte e del collezionismo dal 1924 e negli ultimi 10 anni è divenuta leader indiscussa sul mercato nazionale raggiungendo, in alcuni casi, eccezionali esiti di venduto e conseguendo record italiani e internazionali nei settori più tipici dell’arte e dell’antiquariato, ma anche in aree innovative per il mercato italiano.
Risultati che rispondono alla ferma convinzione che una parte preminente dell’impegno della Casa d’Aste sia quella di rispondere con proposte puntuali e innovative alle esigenze di un collezionismo nuovo, colto e preparato.
Questo modus operandi ha portato Pandolfini ha creare per prima in Italia dipartimenti e sessioni di vendita in settori fino allora prerogativa delle sole realtà internazionali come i vini da Collezione, l’Arte Orientale o l’Archeologia. Una strategia improntata l’innovazione che trova continuità nella creazione del nuovo dipartimento AUTO CLASSICHE, e tutto ciò che è legato: motociclette, memorabilia, documenti, cimeli e quant’altro, che sarà guidato da Marco Makaus, uno dei più stimati professionisti del settore.

L’insieme delle peculiarità che contraddistinguono il dipartimento AUTO CLASSICHE di Pandolfini all’interno del mondo dell’Auto d’Epoca si è certi apporterà un contributo positivo al mercato di riferimento offrendo, con una impostazione del tutto nuova, una serie di servizi personalizzati mutuati dalla grande tradizione nel mercato dell’arte.
Grazie a questa sua lunga e brillante attività Pandolfini ha una estesa rete di contatti tra i collezionisti d’arte e di antiquariato in Italia che gli fornisce la possibilità di interagire con nuovi venditori o compratori fino ad ora estranei ai consolidati meccanismi del mercato dell’Auto d’Epoca. Questo permetterà al dipartimenti di AUTO CLASSICHE di intermediare vetture che altrimenti non verrebbero allo scoperto, ed anche di assistere molti clienti esistenti che hanno iniziato ad osservare le Auto d’Epoca come possibile oggetto da collezione e da investimento.

La storia dell’Automobile s’intreccia profondamente con la storia e la società dell’ultimo secolo, tocca quasi tutti gli aspetti della nostra vita, ha molti punti di contatto con le Arti, e alcuni aspetti della meccanica e dello stile automobilistico vengono ormai considerati da molti critici una forma d’arte, non è forse una scultura in movimento una macchina carrozzata Pininfarina?
Il Dipartimento si propone di offrire un qualificato supporto ai collezionisti esistenti e a un nuovo pubblico che ambisca affiancare l’Automobile ad altri interessi e collezioni, iniziativa per la quale Pandolfini con la serietà e l’affidabilità della più antica casa d’Aste italiana e un pool di esperti di grande e provata esperienza, potrà assolvere al meglio.

L’Italia, infatti, rappresenta un importante centro d’interesse in questo campo, sia con i suoi prodotti che con i suoi collezionisti. Le più ricercate auto da collezione – contese dai compratori internazionali – sono italiane, ma anche quelle di maggiore diffusione, come le Fiat, le Lancia e le Alfa Romeo, sono richiestissime dagli appassionati di tutto il mondo, che spesso se ne sono innamorati guardando il grande cinema italiano degli anni ’50 e ’60. L’Italia ha ancora molti tesori automobilistici nascosti nei suoi borghi, nelle città e nei casolari di campagna, e ha moltissimi appassionati che, ricercando sempre nuove esperienze ed emozioni automobilistiche, generano un movimento che è seguito con grande interesse da tutto il mondo.

Non meno importante è il settore motociclistico, in cui il nostro paese ha espresso tecnici, marchi e piloti al vertice assoluto, creando capolavori ricercati dagli appassionati.

Con la creazione di questo nuovo Dipartimento, Pandolfini intende proporsi come un partner affidabile e di grande esperienza, in grado di servire sia i venditori che gli acquirenti, garantendo loro transazioni trasparenti e senza sorprese.
Grandissima attenzione verrà dedicata allo studio preventivo delle vetture offerte e alla loro descrizione fedele inoltre sarà offerta la possibilità di provare ed esaminare dettagliatamente ogni vettura inserita nei cataloghi di vendita, cosa che normalmente non è possibile.

È con piacere, dunque, che Pandolfini annuncia l’inserimento in calendario della prima asta del Dipartimento AUTO CLASSICHE, per il prossimo mese di settembre.


Daniela Madonna scrive:

I SUONI PRIMORDIALI DELLA GRANDE GUERRA OGGI: PANOPTICO, INSTALLAZIONE DI SOUND ART

Vernissage: Sabato 25 Marzo, ore 11.00, presso il Bunker del Castello di Duino (via Duino 32, 34011, Duino Aurisina) – la partecipazione all’inaugurazione è solo su prenotazione, fino al raggiungimento dei posti consentiti
Orari: dal 25 marzo 2017 al 2 aprile 2017; tutti i giorni dalle 9.30 alle 17.30; chiuso il Martedì.
Infoline: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org

IoDeposito Ong, in collaborazione con il Gruppo Ermada Flavio Vidonis e il Castello di Duino, presenta sabato 25 marzo alle ore 11.00 l’installazione sonora “Panoptico” (PAN-ὀπτικός) di Greta Lusoli, presso il bunker del Castello di Duino. L’evento, fruibile gratuitamente fino al 2 aprile (dalle 9.30 alle 17.30, tutti i giorni tranne il martedì), è organizzato con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio dell’UNESCO, e rientra nell’ambito della terza edizione dell’ampia rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata da IoDeposito Ong e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. L’opera “Panoptico” (PAN-ὀπτικός) si relaziona con quel terribile scenario di guerra tentando di evocare sonoramente (ricostruendola nella mente dell’uditore) l’angosciosa architettura di prigione ideata dal filosofo e giurista J. Bentham alla fine del XVIII secolo. Concepita per rendere più efficienti, economiche e sorvegliabili le carceri, la struttura di Bentham permette a un singolo sorvegliante di controllare contemporaneamente tutti i detenuti pur rimanendo fermo al centro dell’edificio, grazie alla dislocazione che sviluppa le celle ad anello attorno allo spazio centrale. Queste celle divennero dunque trasparenti, comportando la distruzione della privacy dei prigionieri: la protezione della loro intimità (e della loro identità più profonda) svanisce quindi del tutto, contribuendo a quel pericoloso processo di oggettualizzazione e de-umanizzazione del prigioniero.

L’intervento di arte pubblica della Lusoli offre diversi piani di lettura, individuando almeno tre matrici intrinseche in un’opera tanto immateriale e invisibile, quanto emozionalmente complessa. La prima chiave interpretativa è di carattere prettamente sensoriale: per evocare la crudele architettura del PAN-ὀπτικός, l’artista proietta nello spazio prossemico del fruitore un suono vibrante, profondo, aspro e sgradevole, capace di evocare segnali d’allarme naturali e primordiali. Nella cassa toracica e nella memoria di chi si avvicina risuonano in tal modo echi universali, archetipici, che si pongono quasi come una summa di quei segnali d’allarme prodotti dal mondo animale (compreso quello primitivo, ormai estinto). Il secondo livello interpretativo sintonizza l’esperienza di questa architettura del XVIII secolo al dramma dei conflitti contemporanei, facendosi simbolo di una realtà non vista e non considerata (ma fin troppo comune nel mondo di oggi). Per mezzo di una proporzione matematica e concettuale che divide i minuti contenuti in 365 giorni per il numero dei prigionieri che ogni anno muoiono vittime delle guerre, il suono viene emesso ogni 5 minuti e 53 secondi. L’implacabile puntualità di questa scadenza sottolinea così la spaventosa quantità di prigionieri di guerra che, ancora oggi, perdono la propria libertà nei conflitti armati. Una terza matrice metaforica riguarda infine la dissociazione delle polarità vedere-essere visti: la vastità dei conflitti che attanaglia il mondo intero non viene oggi colta dai nostri occhi eppure, grazie al suono che prepotentemente giunge a toccare corde profondissime della nostra anima, riesce a essere percepita chiaramente dalle nostre menti, penetrando nella routine della quotidianità che assorbe e isola dai grandi drammi contemporanei.

Un ruolo importante gioca la scelta dei luoghi specifici in cui il suono viene proiettato e con i quali l’installazione si relaziona con naturale contiguità: il Castello di Duino venne prima (nell’arco del primo conflitto mondiale) completamente distrutto a causa della vicinanza col fronte, per essere poi condannato a un susseguirsi di bombardamenti degli alleati sul Monfalcone anche durante la seconda Guerra Mondiale. Chi si trovava in paese si rifugiava nel grande Bunker, inoltrandosi nella profonda grotta e aspettando, al buio, che il peggio passasse. L’installazione sonora, posta nell’ultima sala del sotterraneo, trasporta dunque lo spettatore simultaneamente in un luogo e in molti altri, riuscendo a confrontare l’essere qui fisico e reale con il là delle vittime e dei prigionieri del conflitto. Il suono aspro e tagliente si eleva nel bunker del castello e nella memoria storica ancora aleggiante come una coltre invisibile ma persistente, riflettendo quell’antica paura dissolta solo dalla luce di speranza che vi penetra da una ventosa finestra sul mare.

Contatti:
Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/panoptico-by-greta-lusoli-1/
Web: http://www.iodeposito.org; http://www.bsidewar.org
Direzione: info@iodeposito.org
Ufficio stampa: daniela.madonna@iodeposito.org


Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea scrive:

Il bronzo del maestro d’arte Robert Cook è ancora fluido
(Artista Internazionale Robert Cook. Boston 1921 – Canale Monterano di Roma 2017)

Ci lascia oggi, 7 Marzo 2017, il maestro Robert Cook, esimio scultore americano nato a Boston nel 1921, che ha scelto la vita e il laboratorio nel paese d’arte Canale Monterano di Roma. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Parigi e ha spiccato fra gli artisti di Via Margutta, ha raggiunto la fama in qualità di “artista che cattura il movimento in un bronzo fluido”.
Innovatore nel processo “a cera persa” di fusione, le sue opere vanno da minuziose medaglie a monumenti pubblici di vaste dimensioni e opere museali in tutto il mondo, dalla visitatissima “Dinoceras”, a Park Avenue di New York, fino a Canberra, all’Arabia Saudita e in Italia. Appassionato d’infinite forme dinamiche di animali, ballerini, sportivi, attori, musicisti, lasciava inarrestabile la modulazione della forma artistica alle note libere del jazz. Premiato dal Prix de Rome, dall’Accademia Nazionale delle Arti e delle Lettere e dalla Fondazione Tiffany.
Eppure la dinamica di vita che arde nella sua materia oggi non avrà arresto, poiché è nato il Premio d’Arte Robert Cook in Canale Monterano di Roma, ideato dall’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, intitolato al maestro e lasciato all’interpretazione dei bambini di scuola primaria, che celebra e condivide la dimensione comune e universale dell’essere umano, in qualità di luogo etico, luogo di senso e di verità dell’espressione, oltre le differenze e nel divenire dell’essere, in ricordo e in riconoscimento alla bellezza dell’arte cookiana e alla semantica profonda del movimento dialettico d’eternità che esprime, per viva riconoscenza ispirata delle nuove generazioni.
In basamento della sua opera “In volo” nella piazza del paese è dedicata una poesia al maestro Robert Cook: “Gesta / il cuore palpiti / disvolti in voli. / Cresco / di sorpresa e di grido / lo spazio mediano le cose, / essenziale e indomo / in ali di sole. / E mi corona / infinito / muovere di vita” di Fulvia Minetti.


Anna Orsi scrive:

22 MARZO 2017
LA CORNICE È LA PIÙ BELLA INVENZIONE DELLA PITTURA:
LA RACCOLTA DI FRANCO SABATELLI

Pandolfini Casa d’Aste
Palazzo Ramirez Montalvo – Borgo degli Albizi, 26 – Firenze

“La cornice è la più bella invenzione della pittura”, così, citando Pierre-Auguste Renoir Franco Sabatelli chiosa la sua introduzione al catalogo della vendita che Pandolfini dedica alla sua raccolta il prossimo 22 marzo.

Sono poco più di dieci anni che Franco Sabatelli ha chiuso la storica bottega di Brera nella quale per cinquantacinque anni ha esposto, dopo avere scovato, raccolto, selezionato e studiato, cornici antiche di tutte le epoche e provenienze. Per essere precisi, come lui stesso afferma nel piacevolissimo pomeriggio passato in sua compagnia proprio per scrivere queste righe (che non gli renderanno totalmente merito), quel “tutte” è in relazione alla produzione italiana dal XVI al XIX secolo, il suo ambito collezionistico per eccellenza.
Un ventaglio già ampio che per altro lasciava spazio all’acquisizione di esemplari particolarmente importanti di altre epoche, ma quasi esclusivamente italiani perché altrove, come ci ricorda, la cornice che non viveva di vita propria, ma era subordinata al tema o alla scuola pittorica di riferimento, offriva quindi modelli ripetitivi. Un esempio in catalogo di questi “sconfinamenti” è una bella cornice del Quattrocento.

Le cornici, pur assolvendo al meglio la loro funzione d’interruzione spaziale tra ambiente e dipinto conferendo a quest’ultimo i confini di una giusta lettura, in Italia, o meglio negli Stati in cui era divisa la nostra penisola ognuno con una sua impronta culturale e stilistica, erano arredi compiuti, fini a se stessi, connessi agli stili coevi di mobili e arredi, speso anche a quelli architettonici.
Non stupisce allora che alla domanda se una di queste sue “ragazze” oltre ad aver fatto un buon matrimonio, come gli piace dire, gli è anche rimasta particolarmente cara per quello che era, risponde senza dubbio: “Il Cornicione”, un’opera monumentale – cm 360 x 280, romana del Seicento, decorata in argento, oro, lacca e scolpita a grandi volute e coppie di angeli e putti. Un mobile, un vero e proprio arredo, che per la sua unicità è stato oggetto di notifica ma anche di una storia interessante quanto avventurosa.

Antiquario e mercante, prima di tutto Franco Sabatelli è stato ed è collezionista; oggi conserva per sé una numerosissima serie di piccole cornici di ogni epoca e luogo, alcune nate per racchiudere dipinti, miniature, ritratti… altre create come modelli, e non è da escludere che alcune di queste siano proprio prototipo di quelle presentate nel catalogo della vendita.
Potrebbe essere il caso per due Sansovino entrambe eseguite a Venezia nel XVI secolo, una in legno intagliato e lumeggiato d’oro, intagliata a spirali e centrata nella fascia superiore da una testina di putto alato (lotto 116), l’altra totalmente dorata e intagliata a robuste volute (lotto 15), stimate rispettivamente 3.000/4.000 e 2.500/3.500 euro.
Il parallelismo tra i modelli, ma anche le cornici di dimensioni maggiori che accompagnano il quotidiano di Sabatelli, e il catalogo della vendita potrebbe continuare fino all’esaurimento di entrambi, focalizzandoci quindi sulle cornice che saranno esposte dal 17 al 20 marzo in Borgo degli Albizi ricordiamo una cornice, Bologna XVII secolo, in cartapesta dorata con la fascia percorsa al centro da un motivo di bacche e foglie la cui stima è di 2.000/3.000 euro (lotto 83), mentre è di 3.000/4.000 euro (lotto 146) la cifra con cui è a catalogo un’altra cornice sempre bolognese ma della fine del XVII secolo riccamente intagliata a nastri, volute fogliate e fiori, giocata sulla bicromia di legno scuro e oro.
Restando nel Seicento passiamo a Roma con due esemplari, uno degli inizi del secolo in legno laccato a fondo scuro con decori di ramage fioriti (lotto 21) in catalogo per la cifra di 2.500/3.500 euro, l’altro, che è valutato 3.500/5.000 euro, è di pieno Seicento ed è interamente dorato e decorato da un torchon di foglie e nastri. (lotto 42)

Per chiudere, come ricorda ancora Sabatelli, è importante sottolineare che la cornice è stata “sdoganata” da semplice oggetto d’artigianato divenendo degna di una lettura tecnica e storico-artistica solo negli ultimi decenni del Novecento, quando si è iniziato a farne largo impiego, con un vantaggio reciproco, in abbinamento alle opere di arte moderna e contemporanea, per comprenderlo è sufficiente camminare tra gli Impressionisti del Musée d’Orsay.

Per informazioni:
Ufficio Stampa Casa d’Aste Pandolfini Anna Orsi
tel. +39 0289010225 – cell. +39 335 6783927
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Anna Orsi scrive:

21 MARZO 2017
MOBILI, ARREDI E OGGETTI D’ARTE: TRE PROPRIETÀ FIORENTINE E GLI ARREDI DI BRUNO BUITONI

Pandolfini Casa d’Aste
Palazzo Ramirez Montalvo – Borgo degli Albizi, 26 – Firenze

Da sempre chi frequenta le aste cerca mobili e oggetti provenienti direttamente dalle collezioni private, meglio ancora se da proprietà importanti. E proprio questo sarà il filo conduttore della prossima asta di Mobili, Arredi e Oggetti d’Arte in programma da Pandolfini a Firenze il 21 marzo, con esposizione dal 17 al 20 nelle sale al primo piano di Palazzo Ramirez Montalvo.
Quasi 300 lotti provenienti esclusivamente da affidamenti privati singoli oppure d’intere collezioni, di cui quattro particolarmente nutrite, proposti in un catalogo che spazia dal Trecento fino al secolo scorso mettendo insieme elementi d’arredo e oggetti d’arte, arazzi e tappeti.
Già appartenuto ad Archer Milton Huntington, il CASSONE illustrato nella copertina del catalogo, opera di un intagliatore fiorentino del XVI secolo, merita una segnalazione per la grande qualità degli altorilievi che decorano il fronte e i fianchi, scolpiti nel massello di noce e lumeggiati in oro, raffiguranti l’episodio mitologico di “Apollo e Artemide che trafiggono con le frecce i figli e le figlie di Niobe” la cui stima 30.000/50.000 euro.
Interessante è la PENDOLA in bronzo dorato e brunito eseguita in Francia agli inizi del XIX secolo, il cui modello dedicato “Au Matelot” (Al Marinaio) deriva da un disegno di Jean Simon Deverberie, rinomato bronzista e artigiano francese che fu il primo a introdurre il tema del “Buon Selvaggio” nella costruzione di casse decorative per gli orologi, stimato 4.000/6.000 euro. Una tematica, questa, giunta all’apice del suo successo alla fine del diciottesimo secolo, complici la filosofia romantica e illuminista di Jean-Jacques Rousseau così come le numerose relazioni su viaggi d’esplorazione nelle terre australi che narravano di popoli pacifici perché liberi dalla corruzione generata dalla società. Ai successi letterari nati sulla scia di questo mito, si affianca la fervida produzione di oggetti decorativi, spesso realizzati, come nel nostro caso, in bronzo a creare un felice contrasto cromatico tra la patina scura della pelle del “buon selvaggio” e l’oro con il quale sono raffigurati i suoi accessori.
Sempre della metà del XIX secolo è un OROLOGIO in malachite realizzato in Russia, a catalogo per 3.000/4.000 euro, degno di nota per la provenienza: infatti nella proprietà attuale, fiorentina, arrivò direttamente dalle collezioni di Matteo Bittheuser, segretario intimo del granduca di Toscana Leopoldo II.
La sinuosità della linea, caratteristica principale dei mobili del Settecento, trova la sua più chiara espressione nei mobili a urna, come il CASSETTONE lombardo di pieno XVIII secolo che andrà in asta con la stima di 10.000/15.000 euro. Le filettature a nastro che si snodano sulle superfici in radica di ulivo, sottolineano i moti curvilinei di fianchi e fronte in cui l’assenza della partizione a cassetti da maggior risalto alla pittoricità del legno.
Poi DUE RARI OROLOGIO-QUADRO dell’Ottocento con carillon, entrambi raffiguranti paesaggi marini dipinti ad olio su lamiera, dei quali uno impreziosito dal movimento automatico delle figure in primo piano che animano la scena, stimati 3.000/5.000 euro ciascuno.
E ancora mobili, sculture, cornici e arazzi a completare un catalogo selezionato e al tempo stesso ricco di proposte, tutte di alto livello dal punto di vista della qualità. Insomma una buona occasione anche per chi è stato sempre restio ad avvicinarsi al mondo dell’antiquariato.

Per informazioni:
Ufficio Stampa Casa d’Aste Pandolfini Anna Orsi
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Anna Orsi scrive:

DIPINTI DAL XV AL XX SECOLO: DOPO IL RECORD DE LA SULTANA IN ASTA UN RITRATTO DI LUCHINI E OPERE DELLA COLLEZIONE DI BRUNO BUITONI

1 MARZO 2017
Pandolfini Casa d’Aste
Palazzo Ramirez-Montalvo – Borgo degli Albizi, 26 – Firenze

L’anno si apre il 1 marzo con DIPINTI DAL XIV AL XVIII SECOLO: un viaggio nella pittura italiana ed europea lungo cinque secoli, settori di mercato per i quali, nel corso dell’anno appena terminato, Pandolfini ha registrato molto interesse da parte di collezionisti e operatori, tanto da ottenere nuovi record per alcuni artisti: tra questi anche i 320.000 euro con cui è stata recentemente aggiudicata LA SULTANA di Pietro Luchini.
L’esito e l’eco di questa vendita hanno risvegliato l’attenzione di mercato e collezionisti, tanto che questo primo catalogo dell’anno annovera un altro grande lavoro del pittore bergamasco, RITRATTO DI GENTILUOMO CON MOGLIE E FIGLIE DOPO LA CACCIA.
Il dipinto sarà nelle sale di Palazzo Ramirez Montalvo dal 25 al 28 febbraio quando saranno esposti i circa 300 dipinti che compongono la vendita, 180 per gli antichi e 120 per quello dall’Otto e Novecento.

Dopo Luchini, segnaliamo cercando di mantenere un ordine cronologico, Giulio Carpioni presente in catalogo con quattro tele tra cui LA NINFA LIRIOPE ACCOGLIE L’INDOVINO TIRESIA, stimata 6.000/8.000 euro e, come le altre, da tempo restituita al catalogo del pittore, che accanto a scene religiose conta diversi soggetti allegorici e mitologici, presenti nelle collezioni permanenti di diversi musei internazionali.
A cavallo tra Sei e Settecento si colloca SCENA BIBLICA, un olio su tela di Scuola napoletana la cui stima è di 8.000/10.000 euro, attribuita a Domenico Vaccaro da una scritta di collezione al retro della tela; allo stesso periodo risale anche la NATURA MORTA CON CACCIAGIONE E CESTA DI MELE, un olio su tela di Giovanni Agostino Cassana in catalogo con una stima di 8.000/12.000 euro. Il Cassana, pittore di origini genovesi ma di formazione veneziana del quale ancora non è stato ricostruito l’intero catalogo, incentrò la sua attenzione sul mondo animale dando vita a opere con animali vivi, come quelle conservate nei Musei fiorentini, o a nature morte come quella descritta in un inventario del 1697 della collezione dei Medici a Poggio a Caiano o, ancora, quelle conservate in molti musei, da Padova a San Pietroburgo. Per la ritrattistica segnaliamo una bella tela di Scuola europea del XVIII secolo raffigurante RITRATTO DI CARTOGRAFO, stimato 6.000/8.000 euro. Si tratta probabilmente del famoso cartografo tedesco Johann Baptist Homann (1664 –1724) attivo a Norimberga e noto per il “Grande Atlante del mondo” pubblicato nel 1716.
Segnaliamo inoltre un nucleo di 6 sculture dal XIV al XVIII secolo tra cui un altorilievo in marmo di Scuola dell’Italia settentrionale degli inizi del XVI secolo raffigurante un ANGELO la cui stima è di 10.000/15.000 euro.
Chiudono il catalogo di pittura antica opere provenienti dalla collezione di una nobile famiglia genovese e altre dalla collezione di Bruno Buitoni di Perugia come NATURA MORTA DI FRUTTA E UNA BATTAGLIA SULLO SFONDO, un olio su tela stimato 8.000/12.000 euro, del seicentesco pittore romano Bartolomeo Castelli il Giovane.

Per il catalogo della vendita di dipinti del XIX e XX secolo segnaliamo, tra gli autori napoletani, l’olio su tela di Giuseppe Palizzi, RITORNO DALLA FIERA, stimato 15.000/18.000 euro, e le due tempere di Salvatore De Gregorio, SCENA GALANTE e SCENA CON PRELATI, valutate 1.800/2.500 euro. Per quanto riguarda altre opere su carta ricordiamo anche VENEZIA, L’APPUNTAMENTO, di Carlo Bossoli, con stima di 8.000/10.000 euro, e PAESAGGIO CON ALBERI di Plinio Nomellini, con stima di 4.000/6.000 euro. In catalogo è presente anche un piccolo nucleo di scorci di Firenze, di autori quali Lomi, Ricci, Rossi, Brandeis e Gelati.
Tra le opere del XX secolo spiccano i bei nudi di Cipriano Mannucci, autore di ALLEGORIA DELLA VITA, 6.000/8.000 euro, e di Galileo Chini, ADAMO ED EVA e NUDO DI DONNA, stimati 8.000/10.000 euro.

Per informazioni:
Ufficio Stampa Casa d’Aste Pandolfini Anna Orsi
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Anna Orsi scrive:

16 MAGGIO 2017 | SCULTURE E DIPINTI ANTICHI:
OPERE MAI APPARSE SUL MERCATO, DA ANTICHE PROPRIETÀ ITALIANE

TESTI E IMMAGINI SCARICABILI DAL SITO http://www.pandolfini.it/it/press/press.asp

L’asta di SCULTURE E DIPINTI ANTICHI con cui Pandolfini il 16 maggio si presenta all’appuntamento di primavera vedrà in catalogo un’interessante selezione di opere che vanno dal Cinque al Settecento, molte delle quali provenienti da importanti famiglie italiane nella maggior parte dei casi mai apparse sul mercato.
Apriamo con la RESURREZIONE dipinta su tavola da un artista romano del secondo Cinquecento, raffinato interprete della Maniera diffusa nel cantiere farnesiano di Castel Sant’Angelo, che sarà offerta con una stima di 35.000/45.000 euro.
Allo stesso periodo ma alla scuola di Bologna appartiene la figura allegorica della GEOMETRIA di Lorenzo Sabatini, un olio su tela stimato 30.000/50.000 euro.
Per il Seicento toscano ricordiamo I CARDINALI GUERREGGIANTI un dipinto curioso, non tanto nel soggetto, ma nelle motivazioni della sua realizzazione: fu commissionato a Giovan Battista Vanni dal prelato fiorentino don Lorenzo Corsi per omaggiare se stesso, la sua carriera politica e i legami con la corona francese e la famiglia Barberini. Di notevoli dimensioni questo multiplo ritratto equestre a olio su tela è in catalogo per 30.000/50.000 euro.
Come il precedente dalla collezione Corsi proviene anche LA MORTE AL TAVOLO DELL’AVARO, una curiosa allegoria ad olio su tela di Giovanni Martinelli già nota agli specialisti per essere stata esposta alla mostra dedicata al pittore di Montevarchi nel 2011, in catalogo per la cifra di 50.000/70.000 euro.
Di un’altra antica raccolta fiorentina fa parte il dipinto, di scuola romana, CESARE RIMETTE SUL TRONO CLEOPATRA con ogni probabilità eseguito nella bottega di Pietro da Cortona a memoria della grande scena dipinta per la residenza dei nobili Phélipeaux de la Vrillière a Parigi; la tela dipinta ad olio parte da una base di 15.000 euro.
Sempre da proprietà conservate a Firenze proviene anche il delizioso olio su tela PITTORE NELLO STUDIO, un autoritratto di Michelangelo Cerquozzi che si è raffigurato mentre dipinge dal vero un anziano modello, la stima è di 15.000/20.000 euro.
Inoltre il catalogo offre ai collezionisti o solo estimatori della natura morta un’ampia selezione di opere di scuole diverse proposte con valutazioni allineate alle ultime tendenze del mercato, che nello specifico si traducono in un’ottima occasione per competere su due riscoperti Franz Werner Tamm insolitamente “vivi” per la presenza di figure.
Entrambi dipinti a olio su tela sono FRUTTA E FIORI ALL’APERTO CON UNA FIGURA FEMMINILE e SELVAGGINA E UN CACCIATORE e sono stimati rispettivamente 25.000/35.000 e 15.000/20.000 euro.
Gli esordi romani della Natura Morta sono rappresentati nella vendita da un inedito Agostino Verrocchi, FRUTTA E ORTAGGI SU UN PIANO, un olio su tela di buone dimensioni stimato 10.000/15.000 euro; mentre arrivano da Napoli NATURA MORTA DI PESCI, l’opera firmata da Giuseppe Recco è stimata a 30.000/50.000 euro, e da Bologna una raffinata COMPOSIZIONE DI FIORI di Antonio Mezzadri in catalogo per la cifra di 10.000/15.000 euro.
Completano la selezione delle opere proposte in vendita il 16 maggio la splendida VEDUTA DI CAMPO VACCINO firmata da Jacob van Huchtenburgh, un olio su tela l cui stima è di 25.000/35.000 euro e una VEDUTA COL PONTE DI RIALTO, un olio su tela della scuola di Francesco Guardi in catalogo a 40.000/60.000 euro.
Il BUSTO DEL MARCHESE ANTONIO CORSI, realizzato dallo scultore romano Alessandro Rondoni e stimato 60.000-80.000 euro è, con un nucleo di busti marmorei principalmente ispirati all’antichità classica, parte del bel gruppo di sculture presente in catalogo.


Alessio Calega scrive:

Da sabato 11 marzo la Sala dell’Affresco del Palazzo Comunale di Signa ospiterà la mostra personale dell’artista fiorentino Alessio Calega, “Presupposto del riflesso”.
La piccola sala ospiterà una selezione di opere provenienti dalla precedente mostra “Visioni di un’anima” e nuovi lavori creati per l’occasione. Dalla precedente esposizione ispirata a “Il Ritratto di Dorian Gray” in cui l’apparire e l’estetica erano il quesito su cui si basava l’incontro con l’altro,
i visitatori si troveranno di fronte ad un’ evoluzione che si concentrerà soprattutto nel singolo individuo, nel viaggio individuale. La mostra è una tappa fondamentale del percorso logico e poetico di Calega.
La Sala dell’Affresco si arricchirà di preziose opere contemporanee che creeranno un coinvolgimento del pubblico totalmente nuovo e profondo.

Un viaggio attraverso l’utilizzo di materiali di recupero restituiti ad una nuova vita.
Un viaggio di condivisione di paure e consapevolezze.
Un viaggio di innovazione e amore per il proprio lavoro.
Un viaggio di tenacia, ricerca e successi.

Vernissage: sabato 11 marzo ore 17.00
Ingresso libero
Le opere di Alessio Calega saranno visibili fino al prossimo 23 marzo durante gli orari di apertura del Palazzo Comunale.


PUNTO SULL'ARTE scrive:

PAOLO QUARESIMA | Passaggi / Passanti
Vernissage: SABATO 18 MARZO 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 19 Marzo – 22 Aprile 2017
A cura di Alessandra Redaelli

Continua la serie delle grandi personali che scandiranno la programmazione della galleria PUNTO SULL’ARTE per il 2017. Dopo Paola Ravasio è ora la volta di PAOLO QUARESIMA – Vernissage Sabato 18 Marzo dalle 18 alle 21 – che trasformerà gli spazi con le sue nature morte di sapore metafisico. Attraverso il suo pennello delicatissimo e preciso come un bisturi, gli oggetti della quotidianità si trasformano qui in muti testimoni di un vivere intenso e laborioso, quasi ritratti delle persone che li hanno usati. Brocche, teiere, secchielli, innaffiatoi o antichi bricchi smaltati consumati dagli anni diventano i protagonisti di un racconto sussurrato che ci parla di noi. Mentre le soglie davanti alle quali sono ritratti – finestrelle, porte o balconi – si fanno metafore del passaggio e custodi di antichi segreti.
Costruiti su impeccabili equilibri architettonici e su squisiti giochi cromatici, i dipinti di Paolo Quaresima ci regalano la sensazione di un mondo in perfetta armonia, di una bellezza e di un ordine struggenti e rassicuranti.

PAOLO QUARESIMA nasce nel 1962 a Merano. Terminato il liceo classico si diploma nel 1988 all’Accademia di Belle Arti di Venezia e da allora si dedica interamente alla pittura. Negli ultimi anni dell’indagine pittorica di Quaresima ci sono gli oggetti. Oggetti, più che nature morte, perché con questi dipinti lo sguardo si allarga agli strumenti feriali della vita, agli utensili delle giornate. A partire dal 1987 realizza numerose mostre personali e collettive e partecipa a fiere in tutta Italia, in Europa e Stati Uniti. Dal 2008 è presente a tutte le edizioni di Arte Fiera Bologna. Vive e lavora a Merano.

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19
Domenica 19 e 26 Marzo h 15-19


Antonino Sapienza scrive:

Mostre d’arte e percorsi culturali saranno il tema del nuovo ed imperdibile appuntamento al Borgo Medievale di Roccavaldina (ME) che per l’occasione si propone come centro artistico per tutta la Sicilia. Un evento di grande rilevanza legato all’importante ed affascinante storia del Borgo, un esclusivo viaggio guidato tra i meravigliosi siti a partire dall’Antica Farmacia del ’500, attraverso le antichissime Chiese, le Vie del Borgo ed il Castello dei Valdina nel quale sarà allestita un’elegante esposizione dedicata al tema “Paesaggi Siciliani ed oltre….”. Una ricca raccolta di dipinti, sculture e ceramiche uniche nel loro genere proposta in simbiosi con i virtuosismi storici, artistici ed architettonici del luogo.

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Proposta Turistica 3.0 e patrocinata dal Comune di Roccavaldina e dalla Pro-Loco.
Inaugurazione alle ore 11. Visite guidate alle ore 11,30 e 15,30.

Di seguito il programma dettagliato:

Ore 11
Appuntamento e raduno a Piazza del Popolo (fronte Castello), desk informativo.
Benvenuto all’evento.

Dalle ore 11 alle 19 Mostra d’Arte.
Dipinti, sculture e ceramiche sul tema “Paesaggi siciliani ed oltre…..”.
Centaurea, gruppo arte Taormina: Francesco Calabrò, Luigi Grasso, Studio Arte Murganti,
Sebastiano Cavallaro.
Luoghi della mostra: Castello dei Valdina, Casa Vermiglia.

Ore 11,30
Visita guidata
Dettagli
Durata: 1h 30min circa.
Difficoltà percorso: nessuna.
Adatto a tutti.

Itinerario: Antica Farmacia del ’500, Castello dei Valdina, Chiesa della Madonna della Catena, Area panoramica Valle del Mela, Fontana Lea, Le Vie del Borgo, Duomo, Chiesa di Gesù e Maria, Casa Vermiglia.

Costo del ticket unico di accesso a tutti i siti, alla visita guidata ed alle mostre: 3 euro/partecipante.

Ore 15
Degustazione dolci (su prenotazione/richiesta – costo aggiuntivo: 2 euro/partecipante).

Ore 15,30
Visita guidata
Come sopra.

Per info e prenotazioni.
Recapiti telefonici 090 997 7741 – 347 9711320


Dorian Cara scrive:

da Dialettica delle Tendenze a Verifica 8+1
i Protagonisti
mostra a cura di Dorian Cara e Willy Montini

Dal prossimo 2 febbraio 2017 fino al 6 aprile, presso la Galleria TAG TheArtGallery di Lugano sarà ospitata una mostra unica e di fondamentale importanza per raccontare la storia dell’arte cinetica e programmata europea, che ha avuto il proprio apice cronologico ed artistico nel gruppo di Dialettica delle Tendenze e il naturale proseguimento in Verifica 8+1.
La mostra, curata dai critici e storici d’arte Dorian Cara e Willy Montini, con la preziosa collaborazione di Nicoletta Pavan, racconta attraverso l’esposizione di più di 30 opere uniche, e che per la prima volta saranno esposte fuori dall’Italia, la storia di quegli artisti che si riunirono per ricercare e approfondire le personali riflessioni nate intorno agli stimoli dettati dall’arte cinetica e programmata, diffusasi in Europa, a partire dalla metà degli anni ’50.
Dal 1965, grazie ai contributi teorici e al sostegno intellettuale dei critici Domenico Cara e Toni Toniato, sulla spinta delle fascinazioni dell’arte cinetica e programmata europea, un gruppo di artisti veneziani: Sara Campesan, Franco Costalonga, Guido Baldessari, Oddino Guarnieri, Marilla Battilana, Sergio Bigolin, Danilo Dordit, Jacques Engel, Marino e Romano Perusini, hanno segnato un momento importante ed unico per la storia dell’arte contemporanea, reinterpretando il concetto di avanguardia e consegnandoci oggetti d’arte unici, per elaborazione e significati.
Alcuni di quegli stessi intenti artistici torneranno, con rinnovato spirito critico e genio creativo in Verifica 8+1, gruppo composto dagli storici Sara Campesan e Franco Costalonga, insieme alle nuove energie di Nadia Costantini, Nino Ovan, Aldo Boschin, Maria Teresa Onofri, Mariapia Fanna Roncoroni, Rolando Strati, con il coordinamento di Sofia Gobbo. Verifica 8+1, operando dal 1978 al 2008, si è avvalso di uno spazio sperimentale per le arti totalmente autogestito, divenendo luogo d’incontro e di dialogo tra artisti provenienti da ogni dove, impegnati nella ricerca di nuovi linguaggi.
La mostra sarà accompagnata da un esaustivo catalogo, primo importante documento mai realizzato prima sui due gruppi artistici, con i contributi desunti dalle ricerche storiografiche e critiche di Dorian Cara e Nicoletta Pavan, con la presentazione di Willy Montini e una descrizione delle opere esposte di Gabriele Romeo.
In mostra saranno presenti opere di: Guido Baldessari, Aldo Boschin, Sara Campesan, Franco Costalonga, Nadia Costantini, Nino Ovan, Oddino Guarnieri. Una sezione dell’esposizione sarà dedicata ad altri importanti artisti coevi dei due gruppi che hanno segnato quel tempo: Alberto Biasi, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Gianni Colombo, Edoardo Landi, Hugo Demarco, Bruno Munari, Francisco Sobrino.
L’esposizione, nata con l’intento di porre a confronto linguaggi ed esiti delle due esperienze di ricerca, permette finalmente di ricostruire una storia forse poco conosciuta quanto affascinante, meravigliando per qualità, originalità e varietà delle opere presentate, in uno spaccato cronologico della cultura artistica di più di 50 anni.

TAG TheArtGallery
3, via Carlo Frasca 6900 Lugano – Svizzera
2 febbraio – 6 aprile 2017
inaugurazione giovedì 2 febbraio, h. 18.00
orari: 10-18 – ingresso libero

Info:
ArtCom +39 346 2315972 / +39 041 5950322 / info@artcomproject.com
TAG TheArtGallery +41(0)919214775 / info@taglugano.ch / http://www.taglugano.ch / #TAGlugano

Supporto organizzativo Artcom – Venezia
Catalogo Umberto Allemandi & C.


PUNTO SULL'ARTE scrive:

Vernissage: SABATO 14 GENNAIO 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 15 Gennaio – 4 Marzo 2017

Il nuovo anno della galleria PUNTO SULL’ARTE si apre all’insegna delle grandi mostre, con un calendario ricco, composto quasi esclusivamente di personali e dedicato tutto a nomi oramai affermati.
Si comincia dunque SABATO 14 GENNAIO con la personale FORMA MENTIS di PAOLA RAVASIO, artista del territorio ma dal respiro internazionale, seguita dalla galleria fin dalla sua apertura, cinque anni fa. Le sue sculture, figlie della grande tradizione del Novecento italiano ma ripensate dall’artista alla luce dei nuovi materiali dell’arte (la resina, in particolare), sono un’incantevole fusione tra astrazione e sottili suggestioni figurative. Risultato di un procedere lungo e complesso – e tuttavia frutto di un’ispirazione profondamente autentica e istintiva che l’artista riesce a mantenere intatta dal primo schizzo fino all’ultima lucidatura – si presentano agli occhi dello spettatore enigmatiche e misteriose nel loro abbraccio tra linee morbide, curve, sinuosità decisamente biomorfe e solidi geometrici, spigoli vivi, cunei, piani inclinati. La sensazione è quella di un equilibrio perfetto ma dinamico, di trovarsi davanti a qualcosa di assolutamente nuovo, che tuttavia possiede delle radici ben ancorate dentro di noi e nel nostro vissuto. Di qualcosa di apparentemente statico ma in realtà prepotentemente vivo.

PAOLA RAVASIO nasce nel 1978 a Varese. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico Frattini della sua città si trasferisce a Carrara dove apprende le tecniche di lavorazione del marmo. Tornata a Varese prosegue e amplia la propria ricerca presso lo studio-laboratorio dello scultore Pietro Scampini. Realizza numerose mostre personali e collettive in Italia e nel Canton Ticino, in Svizzera e partecipa a numerose Fiere di settore. Nel 2014 è la vincitrice della Prima Edizione del Premio di scultura Giancarlo Sangregorio. Una sua scultura in bronzo è collocata nei giardini pubblici di Sondrio. Vive e lavora a Caronno Varesino (Varese).

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19
Domenica 15 e 22 Gennaio h 15-19


Norma scrive:

Norma Picciotto
CANTICO DEI CANTICI

12-28 Gennaio 2017

Biblioteca Nazionale Universitaria Torino

Con la collaborazione della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali

Inaugurazione 12 Gennaio ore 18:30

Quando Re Shlomò scrisse Il Cantico dei Cantici volle suscitare l’interesse di tutte le nazioni verso il profondo amore che lega Israel al Creatore. Pertanto compose per similitudine, questo poema d’amore allegorico in cui descrisse l’amore e la passione che lega due fidanzati.
Norma Picciotto presenta 20 fotografie lavorate in digitale sovrapponendo immagini su livelli multipli e interpreta i versi del più celebre poema con sensibilità e forza visiva.
Un volo di colombe che si alza inseguendo i filari di vitigni, una rosa rossa che si affaccia furtiva in cima a una scala ricoperta di muschio, la luna rossa incastonata come una pietra preziosa tra gli acini di un grappolo sul tralcio, mentre sui pampini d’uva si alza lo svolazzante alito di pagine di antichi testi come farfalle che si posano sui filari. I grappoli maturi abbracciano l’albero del melograno e la dolcezza dei declivi gioca con le simbologie cosmiche che da sempre fanno parte dell’immaginazione creativa dell’autrice. I due amanti biblici non compaiono, ma compare la loro ombra opposta e complementare, chiara e oscura come il bene e il male che fanno parte dell’umanità.

Nella tradizione ebraica il Cantico dei Cantici è considerato una metafora del legame tra Dio e il popolo d’Israele. Attribuito a Salomone, fu composto intorno al IV secolo a. C. ed è uno degli ultimi testi agiografi accolti nel Canone della Bibbia. (Agiografi)
“E’ poesia erotica il Cantico, eppure l’amore umano non ne è che l’ombra sul muro. Dio nel Cantico non c’è eppure Dio lo riempie.”¬¬

Nel Cantico, il vino viene paragonato ai migliori piaceri terreni, alle azioni misericordiose e ai miracoli; al frutto offerto a Dio, ai Giusti del popolo; all’insegnamento sereno e dolce impartito alla gente dai saggi e alla dimostrazione dell’amore verso l’Altissimo. Le vigne vengono paragonate alle case di studio e il melograno ricco di chicchi succosi ai 613 precetti.
Norma riporta il concetto di amore anche sul piano terreno e inserisce nelle foglie di vite frasi d’amore incise da coppie di innamorati sui fusti degli alberi, sui muretti e sulle panchine come a rendere indelebile e immortale il loro amore.

Norma Picciotto è nata a Milano dove lavora. Cofondatrice dell’agenzia De Bellis, una tra le più note agenzie fotogiornalistiche italiane. Giornalista pubblicista, documenta la storia sociale di Milano fino agli anni ’90. In seguito ottiene la rappresentanza in Italia di alcune tra le più importanti agenzie fotografiche internazionali, tra cui l’Agence France Press Photo, la più avanzata in campo tecnologico, con la quale importa dai primi anni ’90 fotografie d’attualità da tutto il mondo in formato digitale.
Dal 2000 si dedica alla fotografia artistica e dopo avere documentato per tanti anni il mondo esterno decide di rappresentare il suo mondo interiore e i legami con le sue radici. Unisce quindi il taglio della fotografia giornalistica con la sperimentazione di una nuova figurazione di grande potenzialità espressiva; nelle sue opere fonde infatti in un’unica immagine vari scatti ripresi in luoghi e in tempi diversi che plasmano un nuovo mondo visivo spirituale e di sogno. Dal 2011 le sue foto vengono regolarmente esposte in gallerie e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero, ad esempio a Milano, Ferrara, Venezia, Torino,Colonia, Parigi, Tel Aviv, New York.
La mostra è stata esposta al Polo Museale di Trani Palazzo Lodispoto e al Medieval Jewish Museum di Lecce Palazzo Taurino.

Degustazione di vini a cura di Vietti

DAL 12 AL 28 GENNAIO 2017 – Biblioteca Universitaria di Torino – Auditorium Vivaldi – Piazza Carlo Alberto 3/5, Torino

Dalle ore 10 alle 18 – Sabato dalle ore 10 alle 13 – domenica chiuso

http://www.normapicciotto.com norma.picciotto@gmail.com


Norma scrive:

Norma Picciotto: CANTICO DEI CANTICI

12-28 Gennaio 2017

Biblioteca Nazionale Universitaria Torino

Con la collaborazione della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali

Inaugurazione 12 Gennaio ore 18:30

Quando Re Shlomò scrisse Il Cantico dei Cantici volle suscitare l’interesse di tutte le nazioni verso il profondo amore che lega Israel al Creatore. Pertanto compose per similitudine, questo poema d’amore allegorico in cui descrisse l’amore e la passione che lega due fidanzati.
Norma Picciotto presenta 20 fotografie lavorate in digitale sovrapponendo immagini su livelli multipli e interpreta i versi del più celebre poema con sensibilità e forza visiva.
Un volo di colombe che si alza inseguendo i filari di vitigni, una rosa rossa che si affaccia furtiva in cima a una scala ricoperta di muschio, la luna rossa incastonata come una pietra preziosa tra gli acini di un grappolo sul tralcio, mentre sui pampini d’uva si alza lo svolazzante alito di pagine di antichi testi come farfalle che si posano sui filari. I grappoli maturi abbracciano l’albero del melograno e la dolcezza dei declivi gioca con le simbologie cosmiche che da sempre fanno parte dell’immaginazione creativa dell’autrice. I due amanti biblici non compaiono, ma compare la loro ombra opposta e complementare, chiara e oscura come il bene e il male che fanno parte dell’umanità.

Nella tradizione ebraica il Cantico dei Cantici è considerato una metafora del legame tra Dio e il popolo d’Israele. Attribuito a Salomone, fu composto intorno al IV secolo a. C. ed è uno degli ultimi testi agiografi accolti nel Canone della Bibbia. (Agiografi)
“E’ poesia erotica il Cantico, eppure l’amore umano non ne è che l’ombra sul muro. Dio nel Cantico non c’è eppure Dio lo riempie.”¬¬

Nel Cantico, il vino viene paragonato ai migliori piaceri terreni, alle azioni misericordiose e ai miracoli; al frutto offerto a Dio, ai Giusti del popolo; all’insegnamento sereno e dolce impartito alla gente dai saggi e alla dimostrazione dell’amore verso l’Altissimo. Le vigne vengono paragonate alle case di studio e il melograno ricco di chicchi succosi ai 613 precetti.
Norma riporta il concetto di amore anche sul piano terreno e inserisce nelle foglie di vite frasi d’amore incise da coppie di innamorati sui fusti degli alberi, sui muretti e sulle panchine come a rendere indelebile e immortale il loro amore.

Norma Picciotto è nata a Milano dove lavora. Cofondatrice dell’agenzia De Bellis, una tra le più note agenzie fotogiornalistiche italiane. Giornalista pubblicista, documenta la storia sociale di Milano fino agli anni ’90. In seguito ottiene la rappresentanza in Italia di alcune tra le più importanti agenzie fotografiche internazionali, tra cui l’Agence France Press Photo, la più avanzata in campo tecnologico, con la quale importa dai primi anni ’90 fotografie d’attualità da tutto il mondo in formato digitale.
Dal 2000 si dedica alla fotografia artistica e dopo avere documentato per tanti anni il mondo esterno decide di rappresentare il suo mondo interiore e i legami con le sue radici. Unisce quindi il taglio della fotografia giornalistica con la sperimentazione di una nuova figurazione di grande potenzialità espressiva; nelle sue opere fonde infatti in un’unica immagine vari scatti ripresi in luoghi e in tempi diversi che plasmano un nuovo mondo visivo spirituale e di sogno. Dal 2011 le sue foto vengono regolarmente esposte in gallerie e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero, ad esempio a Milano, Ferrara, Venezia, Torino,Colonia, Parigi, Tel Aviv, New York.
La mostra è stata esposta al Polo Museale di Trani Palazzo Lodispoto e al Medieval Jewish Museum di Lecce Palazzo Taurino.

Degustazione di vini a cura di Vietti

DAL 12 AL 28 GENNAIO 2017 – Biblioteca Universitaria di Torino – Auditorium Vivaldi – Piazza Carlo Alberto 3/5, Torino

Dalle ore 10 alle 18 – Sabato dalle ore 10 alle 13 – domenica chiuso

http://www.normapicciotto.com norma.picciotto@gmail.com


MCAV scrive:

A 16 METERS HIGH GUILLAUME BOTTAZZI’S PAINTING IN PROCESS IN BRUSSELS

The French artist Guillaume Bottazzi is producing a painting 16 meters high and 7 meters wide sited at the emblematic Place Jourdan, the most pleasant of Brussels’ squares.

This painting will have a “dopamine” effect in its appeal to the senses. The work will inspire pleasure and a sense of well-being.

This painting is to see in process until end-December and then permanent in the European District in Brussels.

More reading: http://www.guillaume.bottazzi.org


MCAV scrive:

Guillaume Bottazzi is producing a painting 16 meters high and 7 meters wide sited at the emblematic Place Jourdan, the most pleasant of Brussels’ squares.

With the partnership of European Commission and French Embassy in Belgium

This painting will have a “dopamine” effect in its appeal to the senses. The work will inspire pleasure and a sense of well-being.

The 16m high painting is producing by the artist Guillaume Bottazzi as a performance. The artist works by himself on a monumental work site, with no assistants.

To see in process until end of December and then permanent in the European Quarter in Brussels.

More reading: http://www.guillaume.bottazzi.org


Flaminio scrive:

PRESEPE D’ARTISTA
UNA MOSTRA STRAORDINARIA DELLA FONDAZIONE TITO BALESTRA ONLUS
NELLA RASSEGNA LONGIANO DEI PRESEPI

Mostra
IL PRESEPE SFOLGORANTE DI GIULIA NAPOLEONE
E UN’ANTOLOGICA DI DISEGNI E OPERE GRAFICHE
A cura di Giuseppe Appella

Domenica 18 dicembre alle ore 16:30 la Fondazione Tito Balestra Onlus, in collaborazione con il Museo Internazionale del Presepio “Vanni Scheiwiller” di Castronuovo Sant’Andrea, inaugura Il Presepe Sfolgorante di Giulia Napoleone e un’antologica di disegni e opere grafiche

Saranno presenti l’artista e lo storico dell’arte Giuseppe Appella.

Da domenica 18 dicembre, con la collaborazione del Museo Internazionale del Presepio “Vanni Scheiwiller”, nella ex Chiesa Madonna di Loreto, Giulia Napoleone espone il suo “presepe sfolgorante” realizzato nel 2010. Splende, all’improvviso, il grande cielo di Giulia Napoleone, e si fa tutt’uno con la terra. È un istante felice, una gioia nuova, simile a un lago di stelle che cinge il globo, inonda l’anima di chi guarda, attonito, e si fa assorbire dal grande gorgo nel quale trova requie la lenta onda del cuore.
Un segno dopo l’altro, un raggio di luce incastonato in mille barlumi indirizzati verso la parte più intima della scena dove un sole sfolgorante – Gesù Bambino – assorbe, filtra e restituisce i guizzi che attraversano la Madonna, S. Giuseppe, il bue e l’asino, personaggi trasparenti eppure reali, mille volte ingranditi da uno specchio circolare, lo spazio, che abbraccia l’universo.
Il Bambino, all’epicentro della imponente spirale che si aggomitola in una immota sfera, mostra così il suo ruolo di Salvator Mundi, quanto sia insieme un punto di arrivo e di partenza al quale Giulia Napoleone, prima di tutti noi, perviene dalle musicali e estenuate ragioni di una linea che è idillio e nostalgia del tempo perduto, reiterato equilibrio che esprime da sé la ricerca dell’assoluto nella bellezza.

In mostra una selezione di opere che ripercorrono il percorso artistico di Giulia Napoleone.

Giulia Napoleone è nata a Pescara nel 1936. Compie studi artistici e si diploma a Roma nel 1957. Inizia a incidere nel 1962. Frequenta dal 1965 la Sala Studio della Calcografia Nazionale di Roma, segue un corso di perfezionamento in tecniche grafiche presso il Rijksmuseum di Amsterdam (1967), partecipa ai Corsi Internazionali di Urbino (1976, 1977, 1983). Ha insegnato al I Liceo Artistico di Roma, all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, alla Calcografia Nazionale di Roma, all’Università de la Laguna, Tenerife (Spagna), alla PUSA University, Aleppo (Siria). È Accademico Nazionale di San Luca.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2017

Il presepe è accompagnato da un volumetto pubblicato dalle romane Edizioni della Cometa, con una introduzione di Giuseppe Appella, la preghiera a Gesù Bambino scritta dall’artista e le notizie biobibliografiche.

Ingresso al presepe gratuito negli orari di apertura della fondazione

Orario di visita Fondazione Tito Balestra Onlus a Longiano:
da martedì a domenica e festivi: 10.00/12.00 – 15.00/19.00; lunedì chiuso; la biglietteria chiude mezz’ora prima.

Biglietti: Intero €.7,00 – ridotto €.5,00 – ridotto speciale €.3,00
Gratuito: Residenti nel Comune di Longiano – Bambini fino ai 13 anni (accompagnati) – Giornalisti – Persone con disabilità e accompagnatori.


ulisse scrive:

Mercoledì 14 dicembre 2016 , ore 18.00 presso la Ulisse Gallery Contemporary Art , sede dell’Archivio Storico Ugo Attardi, verrà inaugurata la mostra UGO ATTARDI – Mito & Poesia (a cura di Carlo Ciccarelli e Silvia Pegoraro), che resterà allestita fino al 25 febbraio 2017.

In occasione del Decennale della scomparsa dell’artista, saranno esposte una cinquantina di opere tra dipinti, sculture e disegni, tutte facenti parte dell’Archivio Storico Ugo Attardi di Roma (di cui è presidente Carlo Ciccarelli e vicepresidente Andrea Attardi, figlio dell’artista). Nucleo della mostra, una trentina di tavole dedicate da Attardi alla Divina Commedia di Dante, sino ad oggi completamente inedite.

La mostra è promossa dalla Fondazione Ulisse e dall’Archivio Storico Ugo Attardi, con il contributo del celebre couturier pour homme Gaetano Aloisio, dell’Azienda Vinicola Falesco e di MCP Industrie Cornici.
L’evento ha ottenuto il Patrocinio della Camera dei Deputati, della Regione Lazio, del Consiglio Regionale del Lazio, dell’Assemblea Regionale Siciliana e Comune di Roma, Assessorato alla Crescita Culturale del Comune di Roma.

COMUNICATO STAMPA:
Ugo Attardi (1923-2006), pittore e scultore di fama internazionale – di cui cade quest’anno il Decennale della morte – è stato uno dei più validi e poliedrici artisti italiani del Novecento, legato a un concetto di arte come “viaggio” e ricerca interminabile . Come scrive Carlo Ciccarelli, procuratore dell’Archivio Storico Ugo Attardi e Presidente della Fondazione Ulisse: “L’aspetto più importante del lascito umano ed artistico di Ugo Attardi, per chi l’abbia conosciuto, è la solida voglia di vivere che ha animato la sua vita e che traspira dalle sue opere; una voglia inevitabilmente percorsa da angosce, frutto, molto spesso, del desiderio di vincere la volgarità dei soprusi”. Intensa e celebrata è stata la sua passione per il mito, e in particolare per il mito di Ulisse, personaggio animato da un’inestinguibile sete di conoscenza e di scoperta, inquieto e tormentato come fu lo stesso Attardi. Un mito, un destino, si potrebbe dire, perché sin dalla più tenera infanzia la vita di Attardi è animata dal viaggio, dal mare, dalle partenze e dai ritorni, i mitici nòstoi (νóστοι) che ognuno di noi ricorda connaturati al “polytropos Odysseus”, cioè colui che “molto ha errato”, ma anche “il multiforme”. Ulisse e il tema del viaggio come scoperta sono legati, nell’ immaginario occidentale, anche a Dante Alighieri, soprattutto all’indimenticabile Canto XXVI dell’Inferno – nel Poema fondativo della lingua e della letteratura italiana, che narra a sua volta un incredibile viaggio del suo protagonista: la Divina Commedia . Proprio alla Divina Commedia Attardi ha dedicato una trentina splendide tavole rimaste sino ad oggi assolutamente inedite (mai esposte né pubblicate), che costituiranno il nucleo della mostra con la quale la Fondazione Ulisse e l’Archivio storico Ugo Attardi hanno deciso di celebrare il Decennale della sua scomparsa.
L’opera di Attardi – che fu anche pregevole scrittore, vincendo il Premio Viareggio per la Narrativa nel 1971, con il romanzo L’erede selvaggio (1970) – ci appare come uno straordinario e multiforme incrocio di mito e letteratura, di storia reale e immaginaria, che rispecchia pienamente la complessità culturale dell’originaria Sicilia . Oltre quelli a Dante, i riferimenti alla letteratura e alla poesia nell’arte di Attardi sono molteplici: in primis quelli alle grandi letterature classiche, greca e latina, e ai loro poemi fondanti, L’Iliade e l’Odissea di Omero, l’Eneide di Virgilio – che per tanti aspetti stanno alla base della Commedia di Dante, e di molte altre sue opere – con le loro interpretazioni degli antichi miti. Ugo Attardi è fra gli artisti contemporanei che meglio hanno saputo appropriarsi del mito e della letteratura attraverso le immagini, creando un eccezionale trait-d’union tra il mito stesso, il mondo dell’ignoto, del sogno e della magia, della grandezza e dell’orrore, e la realtà cruda e prosaica della contemporaneità. In quello che si potrebbe definire il realismo visionario di Attardi, il dispositivo che mette in comunicazione arte e vita sembra dunque essere proprio il mito, il racconto, costantemente collegato al motivo del viaggio – dantesco, omerico, virgiliano… Il mito di Ulisse è il mito-paradigma scelto da Ugo Attardi, o da cui, forse, lui stesso è stato “scelto”: “Avevo sei anni quando mi persi in mare”, racconta l’artista in un bellissimo testo del 1996-97, dedicato all’eroe omerico e scritto in occasione dell’installazione della sua scultura monumentale Ulisse al Battery Park di New York.

NOTA BIOGRAFICA
UGO ATTARDI (Sori, Genova, 1923 – Roma, 2006)
Nato presso Genova da genitori siciliani, all’età di un anno si trasferisce con loro a Palermo, dove il regime fascista li costringe a tornare, a causa dell’attività sindacale del padre. Fondamentale nel suo percorso d’artista l’approdo a Roma, nel 1945, dove frequenta lo studio di Guttuso, e già nel 1947 entra nel vivo del dibattito artistico partecipando (insieme ad Accardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo e Turcato) alla fondazione di “Forma 1”, il primo gruppo astrattista italiano del secondo dopoguerra. Poco dopo avverte però un rinnovato impulso verso la figurazione, sia pure visionaria e problematica, e si allontana definitivamente dall’esperienza astratta, senza tuttavia dimenticarne alcune conquiste formali: dà vita a una personale poetica “classico-espressionista”, fondata su una drammatica compresenza degli opposti: bellezza “classica” e deformità, tenerezza e violenza, fisicità e onirismo.
A partire dagli anni Cinquanta partecipa più volte alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, e tiene grandi mostre personali nei più importanti spazi espositivi italiani. Nel 1961 aderisce al gruppo “Il Pro e il Contro”, accanto a Calabria, Farulli, Gianquinto, Guccione e Vespignani.
Scrive il romanzo L’erede selvaggio, pubblicato nel 1970, e per il quale ottiene nel 1971 il Premio Viareggio per la narrativa.
Nel 1967 avvia una fervida attività di scultore e nascono, dopo L’ Addio Che Guevara del 1968, alcuni gruppi lignei tra cui L’Arrivo di Pizarro del 1969-71, e bronzi improntati a forte sensualità.
Sue sculture monumentali sono collocate nelle principali capitali europee e mondiali. Fra di esse Il Vascello della Rivoluzione (1988), a Roma, presso il Palazzo dello Sport; Nelle Americhe, del 1992, a Buenos Aires; il celebre Ulisse, del 1996, a New York; Enea (2004), presso il porto della Valletta (Malta). Il grande Cristo del 2002 è entrato a far parte delle collezioni dei Musei Vaticani.
Nel 2006 l’artista riceve dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi il titolo di Grand’Ufficiale della Repubblica, per i suoi meriti artistici e per aver saputo diffondere e valorizzare in tutto il mondo il genio e la creatività italiani.
Muore a Roma il 21 luglio dello stesso anno.

SCHEDA TECNICA
Mostra: UGO ATTARDI. Mito & Poesia
A cura di: Carlo Ciccarelli, Silvia Pegoraro
Sede: ULISSE GALLERY CONTEMPORARY ART, Via Capo le Case 32, Roma
Periodo espositivo: 14 dicembre 2016 – 25 febbraio 2017
Inaugurazione: mercoledì 14 dicembre, ore 18.00
Orari: dal lunedì al venerdì, ore 11.00- 19.00
Ingresso: libero
Informazioni: Tel. +39.0669380596 ; E-mail info@ulissegallery.com ; Sito: http://www.ulissegallery.com
Catalogo in galleria

https://www.facebook.com/events/1833465673568448/


Andrea scrive:

Alda Merini fin da giovane ha conosciuto i primi turbamenti dell’anima: La depressione e l’inquietudine esistenziale l’accompagneranno per tutta la vita, come la sua amata Milano, città in cui si rifugiava dopo ogni soggiorno negli ospedali psichiatrici.
Le frasi più belle di Alda Merini: “Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire”…
http://www.ricordidivita.it/articolo-le-frasi-piu-belle-di-alda-merini-milano-32396.html


licia scrive:

Si chiude un anno di ricorrenze speciali, 100 anni dalla nascita di Eugenio Montale e 400 dalla morte di William Shakespeare e il marchio editoriale ‘Arte Libro unaluna’, prosecuzione della prestigiosa casa editrice fondata nel 1995 a Milano da Alessandro Sartori, lascia il segno con due cartelle d’arte, primi numeri di una collana ‘Anniversari In Versi’, destinata a proseguire nel tempo.
Un omaggio speciale per far dialogare versi famosi con due artisti contemporanei, un binomio perfetto nelle scelte testuali ed estetiche: un’acquaforte di Walter Valentini dal titolo ‘L’occhio del cielo’ per il poeta inglese e un’acquaforte con retouche in acquerello di Oscar Piattella ‘Crocustella’ per il premio Nobel italiano.
Tiratura limitata per entrambe: 100 pezzi in numeri arabi e 50 in numeri romani, rigorosamente stampate al torchio e a caratteri mobili per le parti testuali, materia prima in pregiate carte di cotone, ormai pressoché introvabili.
Un omaggio speciale per intenditori e amanti del bello ‘unique’.
‘Arte Libro unaluna’ una realtà nel ‘segno del libro perfetto’
La strada è stata tracciata dall’editore Alessandro Sartori, che con il marchio editoriale ‘unaluna’ fondato a Milano nel 1995, ha dato vita a titoli prestigiosi e di grande pregio, apprezzati in tutto il mondo. Contenuto e forma vanno di pari passo nella stampa di produzioni di eccellenza, a tiratura limitata, conosciuti e richiesti per il pregio dei materiali usati, a partire dalla carta di cotone a pH neutro. Passando, poi, per la composizione a caratteri mobili, la stampa al torchio tipografico, fino alla legatura a mano e agli interventi in acquaforte. L’idea umanistica ed etica alla base del lavoro di Sartori è ora trasferita a Gubbio, consegnata all’associazione ‘Arte del Libro” e alla moglie Anna, con il compito di tramandare opere d’ingegno e manufatti di stampa, nella consapevolezza di aver accolto un’eredità di grande valore, affidata alle mani di giovani apprendisti.
“L’ispirazione per realizzare l’acquaforte “L’occhio del cielo” proviene dal lavoro svolto in tutti questi anni – ha spiegato l’artista Valentini – è un percorso che compio da molto tempo sulla ricerca dello spazio celeste e di quello che succede intorno a noi attraverso il cielo.” Un rapporto importante quello che si è instaurato nel tempo tra Valentini e Sartori: “Ricordo che una volta venne nel mio studio e vide un libro che feci su Leopardi con un altro editore, ne rimase affascinato e da lì è iniziato il nostro percorso insieme e la sua infinita voglia di pubblicare “libri d’arte”.”
Oggi il marchio editoriale “Arte Libro unaluna” è affidata alla moglie Anna Buoninsegni Sartori e Walter Valentini continua ad appoggiare tutte le attività che si susseguono nel tempo. “Il campo della grafica e dell’editoria d’arte è molto difficile e ci vuole una grande forza per portare avanti progetti così delicati e allo stesso tempo importanti – ha spiegato Valentini – ma so per certo che adesso “l’eredità” di Sartori è nelle mani di una donna coraggiosa.”
LA STORIA raccontata da Anna Buoninsegni Sartori e i giovani apprendisti del Liceo artistico ‘G. Mazzatinti’
Penso che nulla accada per caso. E se oggi io, giornalista con la passione della scrittura, mi trovo nella bellissima città medievale di Gubbio, alla guida di un’associazione legata alla tradizione tipografica, lo devo all’incontro con mio marito Alessandro Sartori: un passato di regista alle spalle, animato da una inquieta ricerca del bello e del vero, finché trovò la sua strada. Dal nostro amore sconfinato, dall’ammirazione per la capacità visionaria e geniale di Alessandro e dal disperato distacco per la sua scomparsa, trovo oggi alimento per restituire il dono ricevuto: trasmettere, soprattutto ai giovani, lo stupore e la meraviglia nel creare opere con il carattere di unicità. I nostri laboratori hanno, infatti, trovato ‘casa’ nel Liceo artistico della città. Qui sono tanti gli studenti che sperimentano l’unione ‘mente / mano’ e diventano ‘impressori’ sotto la guida dello stampatore Piero o imparano i segreti degli amanuensi con Antonella, Roberta, Giulia e Letizia, Maria Assunta grazie alle loro lezioni di calligrafia e miniatura. Nella ricerca di ‘antichi mestieri per nuovi lavori’, è soprattutto quest’ultima al centro del design e della produzione, dando nuova vita, attraversi moderni ‘scriptorium’ con pennelli, pigmenti e foglia d’oro, a quel sigillo assegnato alla città di Gubbio da Dante, attraverso l’incontro nel canto XI del Purgatorio con il miniatore Oderisi, “l’onor d’Agobbio e l’onor di quell’arte ch’alluminar chiamata è in Parisi”. Come dire, le radici del passato sbocciano e diventano fiore e frutto.


Anna Orsi scrive:

L’asta del DIPARTIMENTO DI ARTE ORIENTALE chiude il semestre e di conseguenza l’intera programmazione annuale.
Come di consueto il catalogo della vendita è rappresentativo dei diversi volti del mondo collezionistico legato all’arte orientale, più ampio e articolato di quanto non lo sia da un punto di vista puramente geografico in virtù dell’ampio arco di tempo lungo cui si snoda l’intera storia delle civiltà orientali e le contaminazioni che hanno, in determinati luoghi e epoche, stratificato e sdoppiato la prodizione artistica.

Il catalogo del 19 dicembre offre una visione composita per matrici culturali, anche se come spesso accade la parte predominante dei lotti è da ricondurre all’arte del Celeste Impero, e si presenta completo per tecniche e materiali proponendo bronzi, marmi e pietre, giade e lacche, porcellane e avori, tappeti…
Un affascinante mondo di oggetti e opere d’arte che sempre più spesso intrecciano il lato artistico e collezionistico con il gusto e la moda, con le tendenze alla contaminazione subentrate al più sterile minimalismo.

Tra le eccellenze della vendita segnaliamo un grande INTAGLIO in avorio eseguito in Cina nel corso del XIX secolo durante la Dinastia Qing. Alto 140 centimetri questa opera di straordinaria finezza e perizia tecnica raffigura Avalokitesvara, ovvero il Bodhisattva Trascendente della grande compassione in una delle sue forme più diffuse quella di Sahasrabujia dalle molteplici braccia che, reggendo ognuna oggetti differenti, simboleggiano la sua disponibilità ad accogliere le richieste di aiuto di tutti gli esseri viventi. La figura del Bodhisattva Trascendente inoltre è caratterizzata da dieci teste l’ultima delle quali, al suo apice, raffigura il Buddha Trascendente Amitabha in piedi sopra un loto, aspetto chiamato “Raigo Amida”. Ai lati dell’imponente base sono rappresentati i due seguaci: Nagakanya e Sudhanakumara. Il lotto ha una stima di 10.000-15.000 euro.

Grande eleganza e maestria tecnica caratterizzano anche la bella PLACCA IN TURCHESE, cinese eseguita tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX durante il Regno Qianlong, stimata 6.000/8.000 euro. La placca, che è sostenuta da una base di legno, è intagliata a bassorilievo raffigura sul lato frontale un paesaggio montano con alberi e due contadini mentre su quello posteriore è decorata in oro con motivi beneauguranti di pipistrelli e nuvole.

Di notevole impatto è la GIARDINIERA, cinese della XIX secolo Dinastia Qing, in porcellana celadon di grandi dimensioni, a catalogo per 4.000-6.000 euro. La vasca di forma lineare è decorata in leggero rilievo con un motivo stilizzato e senza soluzione di continuità di draghi e onde. La base in legno, altrettanto essenziale nella forma, è intagliata con estrema finezza a motivi di pipistrelli e monete.

È cinese ma del XVII secolo anche la COPPIA DI SCULTURE in bronzo a patina scura con trace di cromia che raffigura due guardiani abbigliati con eleganti quanto maestose armature complete di elmi. Entrambe le figure poggiano su una base a forma di roccia e tengono tra le dita l’attributo del guardiano, la loro stima è di 8.000-12.000 euro.


Anna Orsi scrive:

Dopo i brillanti risultati dello scorso giugno, Pandolfini Casa d’Aste torna a Milano al Centro Svizzero con il secondo e ultimo appuntamento del 2016 di Arte Moderna e Contemporanea.
L’asta avrà luogo nel pomeriggio del 5 dicembre, mentre dal 1 dicembre, dalle 10 alle 19, sarà aperta l’esposizione dell’intero catalogo.

I 184 lotti rigorosamente selezionati contano una notevole selezione di opere della Pop Art italiana, annoverando alcuni dei maggiori esponenti della scuola romana: Tano Festa, Franco Angeli, Giosetta Fioroni e Mario Schifano, ai quali si affiancano altri celebri rappresentanti come Mimmo Rotella, Renato Mambor e Concetto Pozzati.
Nello specifico ricordiamo per Tano Festa alcuni lavori storici come i due splendidi OMAGGIO AL COLORE, entrambi dei primi anni Settanta, dedicati uno a CEZANNE e uno a EDUARD MANET stimato 8.000-12.000 euro o la FINESTRA polimaterica stima 8.000-12.000 euro, mentre di Mario Schifano la grande opera degli anni Settanta SENZA TITOLO a catalogo con la stima di 35.000-45.000 euro, proveniente da una prestigiosa collezione privata.
La selezione, oltre a proporre un interessante spaccato del panorama artistico coevo alla pop art italiana, offre l’occasione per presentare anche un nucleo di opere dal carattere storico come la FIGURA di Emilio Scanavino valutato 18.000-25.000 euro, l’acrilico e collage su tavola TROIS NEZ DESQUELS UN DÉCORÉ di Enrico Baj la cui stima è di 15.000-20.000 euro o SPAZIO PRIGIONE (SPAGNA 1962) N. 2, di Emilio Vedova, del 1962, magistrale nel gioco del bianco e nero. Ancora ricordiamo l’imponente opera di Enzo Cucchi, MURO GRANO, un prezioso encausto su cemento, intarsi e dischi di ferro, del 1987, dalla ricca storia e bibliografia la cui stima è di 60.000-100.000 euro.

Alcuni dei lotti più significativi in catalogo offrono una panoramica esaustiva delle più importanti ed apprezzate correnti artistiche italiane e straniere del primo Novecento e degli anni Cinquanta e Sessanta, tra questi alcune opere storiche come una interessante testimonianza del secondo Futurismo, la splendida AEROPITTURA dell’artista torinese Italo Ferro in catalogo per 5.000-8.000 euro. In asta anche il celebre e splendido affresco di Mario Tozzi, LA CARMEN, del 1935 la cui stima è di 60.000-80.000 euro.
In primo piano tra gli esponenti di spicco degli anni Cinquanta e Sessanta, e artisti sui quali in questo momento il mercato sta concentrando la sua attenzione, dobbiamo ricordare Alberto Biasi presente con tre opere dal raffinato gioco ottico e, indiscusso protagonista, Lucio Fontana del quale il catalogo annovera CONCETTO SPAZIALE una ricercata ceramica di rara eleganza la cui valutazione è di 110.000-180.000 euro.

Concludiamo questa panoramica con altri artisti d’interesse sul mercato internazionale ma più recenti come Fernandez Arman in catalogo con FANFARE del 1989, un elaborato assemblaggio su tela emblematico della produzione di questo artista l cui stima è di 25.000-35.000 euro.


Ellecistudio scrive:

La mostra L’anima del segno. Hartung │Cavalli │ Strazza rende omaggio al segno primordiale, al gesto creatore nella seconda metà del Novecento. Con l’incontro tra l’artista ticinese Massimo Cavalli (*1930), l’italiano Guido Strazza (*1922) e il precursore franco-tedesco Hans Hartung (1904-1989), Bellinzona (Svizzera Italiana) diventa il centro virtuale di un dialogo artistico tra cultura italiana e francese.

Il progetto – che mette in dialogo Massimo Cavalli (*1930), Guido Strazza (Santa Fiora, Grosseto, *1922) e Hans Hartung (Lipzia 1904 – Antibes 1989) – si inserisce in un’importante indagine sulla questione del segno nel ventesimo secolo e sulla nozione di incisore-pittore. Nel catalogo ragionato dell’opera grafica di Massimo Cavalli, a cura di Matteo Bianchi (editore di Pagine d’Arte), pubblicato nel 2014, Michel Melot sottolineava «Di quella che ormai si può chiamare la scuola francese dell’astrazione, si può dire che uno dei suoi rappresentanti più completi e dotati sia uno svizzero (…)». Punto di partenza di questa mostra è proprio questa doppia appartenenza di Cavalli al linguaggio artistico sia italiano che francese.

Il dialogo che apre L’anima del segno non è solo culturale e artistico, ma è anche un dialogo che sta a cuore del Museo di Villa dei Cedri: l’indagine della relazione di scambio e complementarità tra grafica e pittura. Adam Bartsch, all’inizio dell’Ottocento, usa l’espressione storica di peintre-graveur per descrivere i grandi pittori che praticavano l’incisione sempre mantenendo la pittura come sede prioritaria della loro ricerca. L’espressione ribaltata di ‘incisore pittore’ sottolinea invece lo stretto rapporto tra le due tecniche nella pratica artistica di Hans Hartung, Massimo Cavalli e Guido Strazza, dove le due tecniche si influenzano reciprocamente. I tre artisti in effetti si esprimono in parallelo con la pittura, il disegno e l’incisione, dove una tecnica è al contempo prolungamento e terreno di sperimentazione dell’altra e viceversa.

La mostra invita quindi il pubblico ad avvicinarsi ai processi creativi, ad un’esplorazione parallela dei materiali e degli strumenti espressivi dei tre artisti e – per estensione – ad un viaggio nel loro linguaggio segnico, seguendo un percorso cronologico che ne evidenzia tematiche e motivi ricorrenti.

«Appunto alla metà del secolo, Hans Hartung s’impone sulla scena artistica come uno dei precursori dell’arte informale, in particolare con le tele degli anni 1953-1959 esposte alla Documenta di Kassel nel 1959. In quel periodo, Massimo Cavalli completa i suoi studi a Brera (1954) ed espone negli anni 1960-70 nella prestigiosa galleria milanese Il Milione, nota
per il suo ruolo di primo piano nello sviluppo e la conoscenza dell’arte italiana del XX secolo, e in particolare per aver esposto opere dell’ultimo naturalismo, come lo ha definito Francesco Arcangeli. Nel 1954, Guido Strazza è a Venezia, reduce da un soggiorno di diversi anni in America latina. Frequenta Tancredi Parmeggiani, Edmondo Bacci, nonché Emilio Vedova, che si ritrovano alla Galleria Il Cavallino. Così, sia Hartung che Cavalli o Strazza, tutti e tre a un crocevia del loro percorso, si trovano associati alla poetica informale. In questo contesto, tuttavia, essi sono degli autentici rivoluzionari, in particolare perché, contrariamente ai loro pari, si muovono per sottrazione piuttosto che per aggiunzione di materia, procedendo verso l’origine del segno, e, lungi dall’adottare un espressionismo sfrenato, si caratterizzano attraverso una spontaneità misurata, controllata. Non è neanche questione, per loro, di fare tabula rasa della tradizione artistica: si interessano a Morandi o a Braque (Cavalli), a Frans Hals e a Goya (Hartung), a Rembrandt (Hartung, Strazza) o a Piranesi (Strazza). Si tratta soprattutto di indagare i fondamenti della pittura, il segno, il gesto che lo traccia, la luce».
(Estratto dal contributo di Carole Haensler Huguet, “Hans Hartung – Massimo Cavalli – Guido Strazza. Riflessioni sull’essenza del segno grafico” nel catalogo che accompagna la mostra L’anima del segno. Hartung │Cavalli │Strazza, a cura di Carole Haensler Huguet, Tesserete/Parigi, Pagine d’Arte, 2016).

Con la programmazione 2016, il Museo Civico Villa dei Cedri afferma il suo interesse per la valorizzazione dei suoi fondi monografici e dell’opera su carta, che lo distinguono in Ticino e non solo. Con la mostra autunnale, rende omaggio al primo fondo monografico, creato nel 1996 con una donazione di Massimo Cavalli di un centinaio di stampe, nonché dipinti e altri lavori su carta. Da allora, il fondo si è arricchito ulteriormente e regolarmente e conta oggi ben 319 opere. Con la pubblicazione del catalogo ragionato dell’opera incisa di Massimo Cavalli nel 2014 a cura di Matteo Bianchi, realizzato in stretta collaborazione con l’artista, e la presente mostra si conclude una grande fase di ricerca e rivalorizzazione dell’opera dell’artista ticinese, entrato nel 2015 anche nelle collezioni grafiche della Bibliothèque Nationale de France.

INFORMAZIONI & CONTATTI
L’anima del segno
Hartung │Cavalli │ Strazza

Museo Civico Villa dei Cedri, Bellinzona
8 ottobre 2016 – 29 gennaio 2017
Ingresso: CHF 10.- / € 9.- ; ridotto CHF 7.-/ € 6.-
Orari Museo: mercoledì – venerdì: 14.00-18.00 | sabato, domenica e festivi: 11.00-18.00 | lunedì e martedì chiuso

Museo Civico Villa dei Cedri
Piazza S. Biagio 9 | CH-6500 Bellinzona
Tel. +41 (0)91 821 85 18/20
E – Mail: museo@villacedri.ch | Web: http://www.villacedri.ch

Contatto stampa
Ellecistudio
Tel. +39 031 301037
chiara.lupano@ellecistudio.itdenise.peduzzi@ellecistudio.it
http://www.ellecistudio.it


Salvatore Marsiglione scrive:

Como, 5-11-2016

La galleria MAG di Como
presenta:

Altri Sud
Mostra di Tina Sgrò e Salvatore Alessi
 
Mostra a cura di Salvatore Marsiglione

Inaugurazione: Giovedì 10 novembre ore 18:30 presso la galleria MAG in Via Vitani, 31 a Como.

La mostra proseguirà fino al 3 dicembre 2016

Orari di apertura: da martedì a sabato, 10 – 13 e 15 – 19:30

Info line : +39 3287521463  info@marsiglioneartsgallery.com   http://www.magcomo.it
 
Con il Patrocinio dell’Associazione Archivio Luigi Russolo di Como

Altri Sud
Tina Sgrò e Salvatore Alessi

La mostra di due artisti preannuncia diversità e contrasto tra la loro espressione, e anche questa mostra alla galleria MAG di Como, segue questa linea concettuale, ma il principale interesse del curatore è stato quello di dare attenzione a due artisti passionali, due artisti che hanno radicati in loro gli elementi distintivi di un caloroso e coinvolgente Sud.
La passione e la forza espressiva sono le caratteristiche che inequivocabilmente uniscono i lavori di Tina Sgrò e Salvatore Alessi; poche tinte, ma carica di gestualità la prima e ricco di colore e di tensione il secondo, trasmettono entrambi l’energia di un territorio che va oltre il carattere, ma che individua uno stato esistenziale che ci accomuna tutti.

Tina Sgrò nasce a Reggio Calabria nel 1972, dove consegue gli studi accademici e inizia il suo percorso artistico ed espositivo; vincitrice del Premio Arte Mondadori nel 2006. Sue opere sono nella sede della Corte dei Conti di Potenza e nella sede della Questura di Grosseto grazie all’aggiudicazione dei rispettivi concorsi.
Partecipa alla 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia / Calabria presso Villa Zerbi a Reggio Calabria. La sua cura nel selezionare gallerie di prim’ordine, la porta ad esporre con mostre personali in alcune delle più importanti d’Italia.
Nelle dieci opere in mostra, Tina Sgrò ci narra le sue storie; fatte di oggetti e di ambienti classici, di interni dove la presenza dell’individuo non è figurativa, ma poetica, dove i ricordi sono costruiti dal fruitore, con loro forma e significato.
La presenza dell’essere umano, non è tangibile con la figura, bensì grazie alla costruzione mentale ed emozionale del fruitore, sono gli oggetti e gli ambienti a ricordarci la sua presenza e a farci riflettere su chi è passato da quei luoghi o su un azione compiuta da qualcun altro.
Le tracce della memoria, sono tangibili grazie alla luce che irrompe con forza e ne crea forma, aspetto e direzione; il suo segno pittorico, nervoso e gestuale e la personale tavolozza sempre monocroma, è modellata dai bianchi incandescenti e dalle ombre scure e si arricchisce con un elemento in evidenza definito con tinta di contrasto a quella dominante.
L’ignoto prevale, le mete lontane, sfocate nella materia, sembrano irraggiungibili e devono esserlo per poter avere un obiettivo lontano, difficile da raggiungere e offrire stimoli maggiori a dare il meglio di sé. In questo, Tina Sgrò si rivede e ne usa l’energia per affrontare la vita e la sua esigenza nel dipingere, raccontando l’essenziale poetico che è in ognuno di noi e volendolo raffrontare nel contrastato mondo contemporaneo.

Salvatore Alessi, nasce nel 1974 a San Cataldo nel cuore della Sicilia, in quell’entroterra aspro, fatto di terra e fuoco, di roccia e di sole, dove chi vi nasce e dimora ne prende le sembianze e le caratteristiche, dove il tempo segue ancora il naturale ciclo degli eventi e dove la riflessione introspettiva è possibile grazie ai rapporti umani. Frequenta l’Accademia di Palermo dove si laurea in scenografia e incomincia il suo percorso artistico, lavorando per il teatro Politeama di Palermo e il teatro Massimo di Catania, per poi arrivare al cinema facendo la regia del film “Un uomo nuovo”.
La passione per la pittura lo segue da sempre e questo lo porta a partecipare ad importanti concorsi fino ad essere finalista del Premio Arte e del Premio Lissone.
Partecipa a numerose mostre collettive, la sua prima personale é a Roma nel 2011 e da lì una serie di esposizioni in luoghi istituzionali e in gallerie di prestigio, quali la 54°edizione della Biennale di Venezia a Torino presso la “Sala Nervi”, finalista nel 2016 al concorso “Figurativas” in Spagna e al Premio Combat, ma è negli Stati Uniti che trova il suo maggior successo con una galleria che lo promuove in tutto il mondo.
Nelle dieci opere dell’allestimento, Salvatore Alessi ci fa conoscere la sua ricerca, che parte da una sua necessità: l’istintiva e liberatoria lotta quotidiana con la pittura.
Partendo dall’immagine dell’essere umano, egli ne crea un contrasto, quello che trova dentro sé e quello che vede negli altri, la ragione e la sostanza.
La sua cifra stilistica Realista e non Iper, eclettica e statica, dialoga tra diversi linguaggi e sfonda la figurazione con la rarefazione dei pixel a formare il vero messaggio, perché l’opera è in movimento come i frame della pellicola cinematografica. Il suo essere umano è in contrasto con sé stesso e con la società liquida e alienata che ci circonda.
Nei soggetti, non è mai sottolineata la fisicità, ma l’espressione; loro non sono i protagonisti, ma lo è la loro essenza. Il messaggio che arriva subito allo spettatore è il contrasto tra la loro sostanza e come si posizionano all’interno della società.
La sua forza espressiva, che si fonda nell’oscurità delle tonalità, emerge proprio con il silenzio, con la staticità della quiete; rispecchia moltissimo l’atteggiamento tipico degli uomini siciliani che con il silenzio dicono tante cose.

Salvatore Marsiglione


Gloria scrive:

Museo della Carta di Mele
presenta
Gloria Veronica Lavagnini
in
IO SONO QUI: da una memoria sociale ad una personale

Inaugurazione:
Sabato 22 ottobre 2016 – ore 17.30

Finissage:
Domenica 6 novembre 2016 – dalle ore 15.00

Periodo e orari:
Dal 22 ottobre al 6 novembre 2016
Da mercoledì a domenica – dalle 11.30 alle 17.00

Dove:
Museo Carta Mele – via Acquasanta 251, Mele (GE)

Costi:
Inaugurazione e finissage gratuito – ingresso euro 3 / ingresso + visita guidata euro 5

Info e contatti:
museocartamele@comune.mele.ge.it
http://www.museocartamele.it

Gloria Veronica Lavagnini è un’artista emergente. Lo scorso Aprile ha conseguito la Laurea di II livello specialistico in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e ad oggi lavora tra le città di Milano e Genova.
Per questa personale la giovane artista ha voluto proporre un allestimento ed un percorso poetico site-specific. L’intera mostra è giocata al fine di richiamare nello spettatore la memoria di un sito e di un lavoro ricco di storia ormai perduta.
Un fermo-immagine bloccato nel tempo e nelle mura di un luogo che abbiamo la fortuna di poter ancora ammirare. Il pavimento ed il soffitto in legno ed il vecchio
mulino funzionante collegato alle macchine del primo piano, rispolverano il ricordo di un passato più o meno vivo ancor oggi in ognuno di noi.
Così, approfittando anche del suono dello scorrere d’acqua del fiume, Lavagnini può collegarsi ad una delle sue ricerche ad oggi più complete dedicate alle alluvioni genovesi: la omonima Serie Alluvioni. Al primo piano quindi un’arte come denuncia ambientale e sociale che racconta dei danni e delle conseguenze delle calamità naturali sulla città di Genova. In questo piano del museo lo spettatore troverà le due Serie Orizzonti Sommersi, la Serie Ascendenze e la Serie delle Anime posizionate come immagini di una pellicola cinematografica sui polverosi teli dei macchinari.
Come la maggior parte dei lavori della giovane artista, le opere esposte sono costituite dagli oggetti stessi del loro enunciare, in questo caso relazionate ad oliere, nastri, setacci e telai che diventano preziosi simboli. Ogni traccia, ogni colore, ogni materiale non è mai casuale nella poetica di Lavagnini bensì è Lì ed Ora per auto-raccontarsi.
Sempre in questo piano opere dalla Serie Riflessioni e l’opera principe che racchiude e segna il passaggio da ciò che è esterno, sociale, oggettivo ed universale a ciò che è estremamente intimo, personale, unico, insostituibile: Senza titolo (Pettine), posizionato in una zona di bilico tra il primo ed il terzo piano che dedicherà interamente alla memoria personale.
Si perché, in contemporanea ai temi sociali, Lavagnini insegue un percorso intimo, legato al proprio passato, alle proprie radici, alla propria famiglia, ai propri luoghi ed alla casa. Al terzo piano, quindi, una proiezione video affiancata all’opera originale dedicata al nonno, libri d’artista ed opere reduci da attimi di riflessioni profonde, viscerali, impulsive, scavate, difficili da ammettere, esternate e cancellate l’attimo seguente per paura che qualcuno potesse mai decifrarle. Nomi, oggetti, ritratti ancora una volta simboli di una memoria estremamente interiore che per uno strano filo sottile la unisce e trasforma in una memoria oggettiva ed universale.
Io sono qui: da una memoria sociale ad una personale si fa luce e si ribalta di continuo in quella che più semplicemente l’essere umano chiama vita, al di là di ogni cultura, sia essa presente, passata o futura.


Anna Orsi scrive:

CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE
Cercando di seguire un ordine cronologico e toccando alcuni dei diversi ambiti artistici e collezionistici che saranno oggetto dell’asta partiamo dal dipartimento di Archeologia Classica e Egizia segnalando, per la sua eccezionale bellezza e la rarità sul mercato internazionale, la GRANDE ANFORA PSEUDOPANATENAICA LUCANA A FIGURE ROSSE del Pittore di Amykos (stima 30.000-50.000 euro).
L’hydra della fine del V secolo a.C., che presenta su un lato un giovane tra due fanciulle mentre sull’altro è raffigurata una scena di palestra, è uno dei rarissimi esemplari conservati in collezione privata attribuiti all’artista greco, di formazione ateniense, che ha operato in Lucania e che deve il suo nome a un’hydria conservata al Cabinet des Medailles a Parigi.
Fedele alla sua tradizione di eccellenza, il dipartimento dei Dipinti Antichi presenta anche quest’anno due lotti scelti al fine di rispondere al meglio alle sfide del collezionismo contemporaneo e alla crescente richiesta per opere di alto livello qualitativo, per quanto possibile inedite al mercato. In asta, quindi, è proposta MADONNA COL BAMBINO di Bernardo di Stefano Rosselli, attivo a Firenze tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.
Questa piccola tavola di devozione domestica è stata restituita al catalogo del Maestro grazie agli studi compiuti in questa occasione da Andrea De Marchi, cui si deve la scheda in catalogo. Notevole per l’armonia delle figure divine, la tavoletta si distingue per la raffinatezza delle soluzioni adottate dall’artista in dettagli di contorno, quali lo splendido paesaggio di fondo, e per la preziosità dei materiali impiegati, esaltati da uno stato conservativo del tutto eccezionale (stima 60.000-80.000 euro).
Ai fasti della pittura barocca rimanda, invece, la sapiente COMPOSIZIONE CON VASO DI FIORI E ALTRI VASI METALLICI di Andrea Scacciati, capolavoro dell’artista fiorentino di cui reca la firma e la data del 1679 (stima 40.000-60.000 euro).
Assente dal mercato da oltre trent’anni, il dipinto rinnoverà presumibilmente il successo raggiunto nell’autunno del 2015 da due composizioni di fiori del suo più diretto concorrente, Bartolomeo Bimbi, aggiudicate in queste sale a 57.500 e 62.500 euro.
AMORE E PSICHE, una delle più belle storie della mitologia greca narrata ne “Le Metamorfosi” del poeta latino Apuleio, è il soggetto della prima opera presentata dal dipartimento di Dipinti del XIX Secolo. La trasposizione pittorica è del pittore veneto Domenico Pellegrini (stima 60.000-80.000 euro).
Questo soggetto è particolarmente caro al pittore che ritrasse nelle vesti dei due giovani anche Vettor e Caterina Pisani in un’opera conservata ancora oggi nel palazzo avito della famiglia a Venezia.
E se Pellegrini durante il suo soggiorno romano instaurò un rapporto di cordiale amicizia – ben documentata in un carteggio – con Antonio Canova il più grande artista italiano del Neoclassicismo, Eugène Boudin fu colui che indirizzò il giovane Claude Monet alla pittura, quella pittura en plein air che lui anticipò in molti dei sui dipinti come in TROUVILLE, LE RIVAGE, firmato e datato 1896 (stima 100.000-150.000 euro).
La stazione balneare di Trouville è un soggetto frequente nella produzione del maestro francese, una di queste “scene dal vivo”, La plage de Trouville, è oggi parte della collezione permanente del Musée d’Orsay.
Parigi è trait d’union con l’ultima opera presentata dal dipartimento, IL GUADO, splendido olio su tavola che Antonio Fontanesi presentato nel maggio del 1861, anno in cui lo dipinse, al Solon parigino. Un anno questo particolarmente importante per il maestro emiliano che vide due sue opere entrare nelle collezioni di Vittorio Emanuele II – ora alla Galleria di Arte Moderna di Firenze e nella collezione di Francesco Saverio De Sanctis, allora Ministro della Pubblica Istruzione, che lo destinò alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Torino. IL GUADO, che per altro gode di una altrettanto importante vicenda collezionistica, è uno straordinario capolavoro nel quale i giochi di luci, mezze luci e ombre portano sguardo dopo sguardo a scoprire sempre nuovi particolari, uno più bello e poetico dell’altro (stima 130.000-150.000 euro).
Con un passo a ritroso di circa centocinquanta anni passiamo al dipartimento di Stampe e Disegni che per l’asta del 9 novembre presenta COPPIA DI MUSICANTI, un disegno a gessetto nero e rialzi in bianco di Giovanni Battista Piazzetta (stima 25.000-35.000 euro). Quest’opera inedita di Giovanni Battista Piazzetta testimonia il gusto rinnovato della grande committenza privata veneziana a partire dal primo ventennio del XVIII secolo.
Il registro compositivo e la complessità del suo ductus grafico concorrono a presentare questo disegno come un’opera autonoma destinata all’arredo di un grande palazzo veneziano. La figura del giovane flautista in primo piano, ritrae Giacomo Piazzetta, il figlio dell’artista intorno ai 17 anni; circostanza che consente una datazione dell’opera intorno al 1742.

Il dipartimento di Mobili, Arredi e Oggetti d’Arte è quello con il maggior numero di offerte in questa vendita, presentando opere di alto livello qualitativo e tali da ricoprire le diverse specialità che rappresenta. Alla produzione dell’Italia settentrionale sono da ricondursi la rara COPPIA DI SPECCHIERE veneziane della prima metà del ‘700, in legno di noce ebanizzato, dipinto e dorato, con decorazioni in policromia e intarsi di madreperla a formare dei motivi floreali “alla orientale” che si dispiegano lungo tutte le fasce e nella ricca cimasa a ricciolo (stima 70.000-100.000 euro), e l’eccezionale SCRIVANIA DA CENTRO lombarda della metà del XVIII secolo, decorata a intarsi con raffinate rocaille sparse e con stemma gentilizio sul fronte (stima 60.000-90.000 euro).
All’Italia meridionale dobbiamo invece l’importante MONETIERE napoletano del XVII secolo, in legno ebanizzato e tartaruga, la cui imponente struttura architettonica è cadenzata da una bellissima serie di vetri dipinti con scene mitologiche alla maniera di Luca Giordano (stima 80.000-120.000 euro) e lo SCRITTOIO NUZIALE in legno, corallo, tartaruga e pietre dure realizzato dalla Scuola di incisione del Corallo nel 1891 (stima 40.000-60.000 euro).
Due importanti lotti sono dedicati al raffinato gusto internazionale degli “objets montés”, in particolare la rara COPPIA DI GRANDI GIRANDOLES francesi della seconda metà del ‘700 a forma di vasi neoclassici in granito verde montati in bronzo dorato, (stima 80.000-120.000 euro) e l’elegante COPPIA DI VASI DECORATIVI russi della prima metà del XIX secolo, in malachite con montatura in bronzo dorato (stima 20.000-30.000 euro).
Concludono questa eccellente selezione di arredi, due “objets de vertu”: un raro PIATTO di Limoges della metà del XVI secolo, in rame smaltato e dorato, raffigurante la scena di Giunone in atto di respingere Psiche (stima 12.000-18.000 euro) e la nota TABACCHIERA “DEGLI ERESIARCHI” realizzata dalla Manifattura di Ginori a Doccia verso il 1760 (stima 20.000-30.000 euro).

Per quest’asta, il dipartimento di Argenti ha puntato i riflettori su tre importanti opere di gusto internazionale, tutte inglesi. Il primo dei tre lotti in catalogo è costituito da una BROCCA CON BACILE in vermeil realizzati a Londra nel 1755 dall’argentiere Aymé Videau, uno dei più raffinati argentieri Ugonotti operanti a Londra (stima 28.000-35.000 euro).
La seconda opera è in MESCI ACQUA a elmo realizzato nel 1700 da David Willaume (stima 10.000-15.000 euro), molto simile a uno del medesimo autore conservato al Victoria and Albert Museum di Londra. Sono due opere legate tra loro: Videau iniziò il suo apprendistato nel 1723 nella bottega di Willaume, dove a portarlo con ogni probabilità fu la condivisione delle origini famigliari.
Infine ci sarà un CENTROTAVOLA di Paul Storr realizzato nel 1805 (stima 12.000-18.000 euro).

Sempre con il Settecento, ritorniamo alla Serenissima con Giacomo Favretto, autore di due acquarelli che, assieme a oltre sessanta importanti autografi, decorano un GRANDE VENTAGLIO (stima 20.000-30.000 euro). Questo prezioso oggetto e l’opera CAMPI PHLEGRAEI. OBSERVATIONS ON THE VOLCANOS OF THE TWO SICILIES di Sir William Hamilton (stima 50.000-70.000 euro) sono i due lotti scelti dal dipartimento Libri, Autografi e Manoscritti per questa vendita, unica per importanza.
Il volume di Hamilton, ben noto a tutti i collezionisti e mercanti di questo settore, è un saggio rivoluzionario sui vulcani italiani pubblicato nel 1776 e illustrato da tavole così spettacolari che, spesso, sono state sottratte agli esemplari per essere vendute singolarmente. La copia presentata, perfetta con tutte le sue 59 tavole ed anche con il SUPPLEMENT TO THE CAMPI PHLEGRAEI, è non solo in ottimo stato di conservazione ma anche eccezionalmente marginosa. Nessuna grande collezione di illustrati del Settecento può dirsi completa se priva di questa magnifica pubblicazione, ideata e realizzata con impegno e passione da Sir William, affascinante diplomatico, vulcanologo ed antiquario.

Molto importanti anche i lotti presentati dal dipartimento Gioielli e Orologi, che per questi ultimi ha scelto un OROLOGIO DA POLSO CON CRONOGRAFO Patek Philippe (stima 130.000-180.000 euro). L’orologio ha un design raffinatissimo e innovativo per l’epoca in cui è stato prodotto, il 1946, una modernità che ne fa uno dei modelli più ricercati tra i cronografi Patek Philippe vintage; e questo, in oro rosa e acciaio con quadrante rosè, è una variante molto rara della quale ad oggi si conosce l’esistenza di soli altri nove pezzi.
Anche per i gioielli si è scelto una firma prestigiosa, Van Cleef end Arpels. Della storica maison di Place Vendôme sarà posta in vendita una DEMI-PARURE, composta da una collana la cui parte centrale può essere utilizzata come bracciale e un paio di orecchini pendenti, in oro giallo, turchesi ovali taglio cabochon e diamanti taglio brillante tondo (stima 130.000-180.000 euro). Le pietre sono montate in gradazione all’interno di castoni a corolla con brillanti così come le coppie di foglie che li uniscono, mente gli orecchini sono composti da una coppia di corolle.
Chiudiamo con una GANDE SCULTURA, in bronzo laccato e dorato, eseguita in Cina nel XVII secolo durante la Dinastia Ming (stima 60.000-80.000 euro). Raffigura, assiso sul dorso di un elefante con tre coppie di zanne, un BODHISATTVA TRASCENDENTE SAMANTABHADRA vestito da un’elegante veste drappeggiata e ornato da gioielli, come la nobile corona decorata con la figura del Buddha Trascendente Amitabha in posizione Padmasana.
È un oggetto di rara qualità e dimensione, il cui soggetto è di grande fascino, in particolare per il mercato asiatico, oggi uno dei primi referenti del dipartimento di Arte Orientale.
Non meno affascinante è l’altro oggetto scelto dal dipartimento, un INTAGLIO della fine della Dinastia Qing in corallo rosso su base in avorio (stima 15.000-20.000 euro). In un ramo di poco più di cinque centimetri è intagliato con grande finezza ed estrema abilità tecnica il tema di WangMuZhuShou (王母祝寿), che significa l’Anniversario Celeste della Regina Madre dell’Ovest. Wangmu, abbigliata e acconciata sontuosamente con un tralcio di peonie tra le mani, è accompagnata da figure secondarie, altrettanto acconce, che reggono a loro volta fiori e lanterne. Al centro, inginocchiata e adorante, vi è una divinità maschile che porta nella cinta delle pesche, simbolo di lunga vita.


Anna Orsi scrive:

IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI

Quest’anno Pandolfini propone un importante catalogo monografico dedicato alla maiolica italiana rinascimentale: 45 lotti rigidamente selezionati tra il materiale visto e raccolto a partire da ottobre dell’anno scorso, che andranno a comporre un registro rappresentativo delle più importanti botteghe ceramiche attive in Italia tra Quattrocento e Cinquecento.
Una sezione importante del catalogo di vendita, curato come di consueto da Giulia Anversa e Alberto Vianello, sarà dedicata a un nucleo di opere toscane, databili tra il 1430 e il 1560, realizzate principalmente in area fiorentina e nelle fornaci di Cafaggiolo, Firenze e Montelupo: albarelli, orcioli e piatti ricchi di storia e in parte provenienti da collezioni storicamente importanti.
All’interno di questo ambito spicca un ORCIOLO di Montelupo del 1480-90 (stima 18.000-25.000 euro). Decorato in policromia con il motivo “a penna di pavone”, l’orciolo presenta sul fronte all’interno di una riserva circolare uno scudo araldico del tipo “a testa di cavallo” con l’emblema dei Ridolfi di Piazza di Firenze.
Non ci si può esimere dal menzionare anche uno splendido BOCCALE a zafferà blu e verde di area fiorentina, DUE RINFRESCATOI sempre a zaffera blu e verde; e un ALBARELLO con decoro moresco che costituisce un unico esempio di lustro dorato probabilmente creato in antico in sostituzione di un opera spagnola.

Molto ben rappresentato anche quest’anno il decoro istoriato rinascimentale, con eccellenze nelle maioliche di Deruta, Castelli e Faenza, che vede tra i pezzi più importanti una COPPA faentina in maiolica decorata in policromia con la scena “Il figlio di Fabio Massimo di fronte ad Annibale” (stima 120.000-180.000 euro). A oggi si conoscono solo quattro piatti recanti questa decorazione ispirata a un affresco di Gerolamo Genga conservato a Palazzo Petrucci a Siena: uno notissimo è quello nella collezione del British Museum, uno formalmente nella collezione Damiron, uno conservato al Museo del Louvre con data 1524 e infine l’opera in asta, oggetto del desiderio di molti collezionisti.

Oltre a qualche lustro proveniente da Gubbio, la parte del leone come al solito spetta ai PIATTI ISTORIATI di Urbino: da Xanto Avelli al Pittore di Zenobia, passando attraverso l’opera dei Fontana, dei Patanazzi e di tanti altri straordinari pittori maiolicari.
Su tutti ricordiamo la riscoperta di un’opera da collezione, transitata sul mercato ai primi del Novecento e poi assente, oggi di grande interesse per i collezionisti più colti e preparati, il PIATTO ISTORIATO con “La sconfitta dei Cananiti”, eseguito da Luca Baldi probabilmente a Urbino per il Cardinale Robert di Lenoncourt nel 1550 (stima 40.000-60.000 euro). Il piatto, che sul retro reca la scritta ” judas dux jstraelitarum expugnat Chananeos”, e sulla tesa uno stemma che lo identifica come parte del servizio del cardinale de Lenoncourt, permette e promuove nuovi importanti studi rivolti a una miglior identificazione delle personalità artistiche che hanno operato nella bottega urbinate durante la prima metà del Cinquecento.


Anna Orsi scrive:

CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE
IMPORTANTI MAIOLICHE RINAACIMENTALI

Le due vendite in programma il prossimo 9 novembre sono diventate l’evento di punta dell’intera programmazione di Pandolfini Casa d’Aste, ma i successi ottenuti nei due precedenti appuntamenti ne fanno, di diritto, gli eventi più importanti del calendario delle aste italiane di respiro internazionale.

CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE è un appuntamento speciale, giunto al terzo anno, che raccoglie pochi selezionatissimi lotti per ogni dipartimento, mentre il suo catalogo è un vero e proprio volume d’arte per l’ampia documentazione storico artistica che accompagna ogni opera.

Il primo appuntamento, nell’ottobre 2014, con questo nuovo approccio al mercato ha legato la sua memoria alla vendita record del Vaso Qing e agli exploit di molte altre opere con record di aggiudicazione per artisti come Jacopo Vignali, la cui splendida opera è stata acquisita da un museo statunitense, Medardo Rosso e Lodovico Caselli le cui sculture soo state acquistate da un collezionista svizzero e da no newyorchese. Anche l’edizione del 2015 si ricorda per le tante aggiudicazioni clamorose, come quella del particolare quanto raro Libro d’Ore alla maniera di Tours del 1500-1508, che Jörn Günter, uno dei più importanti operatori sul mercato internazionale, si è aggiudicato dopo una serratissima gara o come quella dell’altorilievo di Matteo Cividali acquistato da un museo italiano o, ancora, quella del notevole dipinto di Bernardo Cavallino che adesso fa bella mostra di se in un museo Lussemburghese.

La medesima importanza in ambito collezionistico, senza distinzione tra pubblico e privato, riveste anche la vendita di IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI che, a differenza di tutte le vendite riservate all’arte ceramica, raccoglie solo opere di notevole prestigio per un periodo ben circoscritto, il Rinascimento italiano. E se è vero che in epoca rinascimentale molte erano le botteghe che in Italia creavano opere mirabili, è altrettanto vero che oggi è difficile comporre un catalogo in grado di raccoglierne ancora un elevato numero di oggetti d’arte ceramica importanti, in buono stato di conservazione, ben documentati, assenti dal mercato per diverso tempo e talvolta inediti.
In questo senso resterà nella memoria il record per la maiolica rinascimentale ottenuto nella vendita del 2014 da una Coppa lustrata di Mastro Giorgio del 1526.


sissi scrive:

Museo galleria La Vite
Via Vittorio Emanuele 102, Catania

COMUNICATO STAMPA

BELLEZZA e EROS

Forme dell’immaginario-Paesaggio dei sensi

Venerdì 4 novembre 2016, ore 18:30
Progetto di Mauro Lombardo
Mostra e cura di Sissi Aslan

4 novembre 2016 – 15 gennaio 2017
mar.- sab. 10:00 -12:30/16:00-20:00; dom. 10:00 -13:00

“Chi non ha mai guardato un kùros con desiderio di possedere la sua perfezione e la sua bellezza? Uomo o donna. Poco importa. E un kùros di marmo con gli occhi azzurri? Di quelli
arcaici senza tempo con le treccine che scendono lungo il collo. Kùros d’Anavyssos di marmo pario. Il corpo nudo stante e possente come solo un giovane guerriero o un giovane atleta,
futuro Apollo. Oggi calciatore pallanuotista o centometrista. E chi non ha mai guardato una
kòre di marmo pario con gli occhi azzurri? Bella come la giovane Venere che poi diverrà. Kòre
682 dell’Acropoli di Atene. Volto ridente, capelli a treccine, stante e vestita, come una colonna
del Partenone. Giovane donna, madre moglie, offerente. La bellezza è soggettiva, senza un
canone, è una visione personale. Ma i Kùroi e le Kòrai sapevano bene che con loro nasceva
l’archetipo del gusto estetico. Non erano artefatti. Ancora non classici. Erano. La loro bellezza
non era solo perfezione della forma ma movimento anche solo accennato, gesto.
L’atteggiamento della mano, il movimento della gamba, l’espressione del volto” – scrive Sissi Aslan
nel testo.

La mostra Bellezza e Eros, presso il Museo galleria La Vite di Catania, Via Vittorio Emanuele II
102/108, mostra la diversità dei concetti che vengono espressi attraverso le due categorie. Per questo le
opere esposte si basano su visioni plurali, non focalizzandosi necessariamente ed esclusivamente sul
corpo femminile, nudo o vestito, e/o sulla sessualità. Il sottotitolo Forme dell’immaginario -
Paesaggio dei sensi, quindi, contiene il concetto primario ma anche il ventaglio di possibilità molteplici
che tale titolo e il suo sottotitolo aprono alla lettura della mostra. Quindi nudi di donna e/o di uomo ma
anche immagini simboliche della bellezza e/o dell’erotismo – una mano, un paesaggio, un vestito vuoto,
un sorriso, una scarpa eccetera. Insomma la mostra presenta il detto e il conosciuto ma anche il non
detto e l’immaginato.
Pensata secondo le categorie Moderno e Contemporaneo (Incisioni, Dipinti e Sculture
dell’Ottocento e del Novecento/Duemila), ambedue le sezioni sono caratterizzate dal concetto di
simbologia e metafora della Bellezza e dell’Erotismo. I nomi vanno da Goya a Picasso a Grosz,
Guttuso, Bellmer, Bodini, Lazzaro, Loosli, Masci, Messina, Ziveri, Vespignani, Vacchi,
Colagrossi, Santacroce, Levi, Greco, Guccione, Calabria, Pissarro, Besnard, Manzù, Magni
e altri per circa 200 opere in totale.

“Ho la sensazione di ritrovare il sapore prezioso delle cose del passato trasfigurato di modernismo non
brutale della realtà di immagini mitizzate dal ricordo di passioni lontane”, incipit del gallerista Mauro
Lombardo per il pannello che introduce l’esposizione.


Galleria d'Arte Maggiore G.A.M. scrive:

Sissi
Motivi ossei
opening 19 Novembre – ore 18.00 19 novembre 2016 – 14 gennaio 2017
La Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. propone per la prima volta una mostra personale di Sissi, giovane artista che ha già attirato su di sé e sul suo originalissimo lavoro l’attenzione internazionale. Nata a Bologna nel 1977, oggi l’artista vive e lavora tra l’Italia e Londra portando avanti una ricerca intima e interiore, capace però di straordinarie aperture e di farsi universale toccando corde emozionali condivise. La mostra, a cura di Maura Pozzati, è basata su una grande installazione, un paesaggio di germinazione ossee che comprende opere inedite in ceramica, create appositamente per quest’occasione, ma derivate dall’ultimo lavoro di performance di Sissi: “L’Imbandita”, presentata a Bologna durante l’ultima edizione di Artefiera a Bologna.
Al centro del lavoro di Sissi, nome d’arte dell’artista Daniela Olivieri, c’è da sempre una ricerca – quasi scientifica per cura e meticolosità e poetica per interpretazione – sul tema del corpo, intesa sia come superficie su cui sperimentare durante le sue celebri performance, sia come interiorità da indagare negli aspetti identitari. Prendendo a prestito gli strumenti di discipline come l’archeologia e l’anatomia, nella sua opera l’artista approda ad una dimensione immaginifica, che indaga il difficile e precario equilibrio dell’individuo nella realtà che lo circonda, così come nel proprio universo interiore. Il continuum della sua opera si sviluppa attraverso diversi mezzi espressivi che includono la performance, l’installazione, la fotografia, il disegno, la pittura e il libro d’artista, ma anche le tecniche della tradizione artigianale italiana. Linguaggi artistici eterogenei basati su una manualità che diventa quasi una dimensione introspettiva del fare, ma universalmente leggibili sul piano emozionale. Al confine tra una dimostrazione scientifica e una visione poetica, la predilizione per le tecniche manuali, per gli aspetti tattili e concreti, realizzati in prima persona da Sissi, distinguono l’artista da quelle tendenze che delegano la realizzazione pratica a favore del valore principe dell’idea e dall’utilizzo di mezzi “freddi” di provenienza tecnologica, creando un linguaggio personale ed ancestrale. Dopo aver indagato diversi aspetti della tradizione artigianale italiana, l’artista prende ora possesso di un altro materiale tipico: la ceramica. Sissi riprende i resti ossei del banchetto della sua ultima performance “L’imbandita” – tenutasi a Bologna, presso l’oratorio di San Filippo Neri – per riportarli a nuova vita in un’installazione inedita. La sala principale della galleria diventa quindi il punto di vista privilegiato su un vasto paesaggio di germinazioni ossee, creato attraverso un gruppo di opere realizzate per l’occasione nella storica Bottega Gatti di Faenza.
La carriera di Sissi può già vantare prestigiosi riconoscimenti come il premio New York (2006), il Rome Prize all’American Academy (2006), il Gotham Prize del Ministero degli Affari esteri (2012). Tra le mostre più importanti vanno sicuramente citate “Manifesto Anatomico” nel 2015 in diverse sedi a Bologna, “Aspiranti aspiratori” a Shanghai nel 2013, “Addosso” alla Fondazione Pomodoro a Milano nel 2010, “Nidi” al Macro di Roma e numerose altre tra Tokyo, New York, Amsterdam e l’Italia. L’artista vanta anche interessanti collaborazioni con aziende quali Furla, che dopo il premio che porta il nome del noto brand di pelletteria vinto da Sissi nel 2002, affida all’artista la creazione della collezione di accessori Primavera-Estate 2010.


Necrologi scrive:

Omaggio evento a Salvador Dalì

Dalì Experience, in programma dal 25 novembre del 2016 al 7 maggio dell’anno 2017, Bologna ospita il famoso artista surrealista catalano Salvador Dalì.
Ci saranno le 200 opere esposte presso il Palazzo Belloni (in via de’ Gombruti 11).
Una modalità, inedita e originale dove i visitatori faranno un viaggio che passerà tridimensionalità delle sculture alla dalla bidimensionalità delle opere grafiche, fino ad arrivare alla quarta dimensione virtuale.

Fonte notizie:
http://www.ricordidivita.it/articolo-salvador-dali-uno-dei-artisti-piu-discussi-del-900-19086.html


Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea scrive:

Mostra d’arte e poesia in voce.
Premio Internazionale “Apollo dionisiaco” Roma 2016

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, Polo di libera creazione, formazione, ricerca e significazione del linguaggio umano, poetico e artistico, in Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio dell’ANCI, della Regione Lazio e di Roma Capitale, Presidente fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, Vicepresidente il dott. Renato Rocchi, Direttore Artistico Antonino Bumbica, cerimonia il Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco” sabato 26 Novembre 2016 dalle ore 15,30 presso la Sala Aurea dell’Excel Roma Montemario.

L’evento letterario e artistico celebra la significazione e il valore profondo di opere in poesia, opere in pittura, scultura, grafica e fotografia, di poeti e artisti affermati ed emergenti sul territorio mondiale.

Difficilissima è stata l’opera di selezione della Giuria fra 723 pregevoli opere, partecipanti da tutto il mondo. Le Poesie e le Opere selezionate saranno in voce ed in mostra ed ai vincitori sarà conferito il trofeo “Apollo dionisiaco”, il diploma dell’Accademia, la significazione critica della presidente, la pubblicazione sul sito ufficiale dell’Accademia: http://www.accademiapoesiarte.it

L’effigie del trofeo in medaglia scolpita “Apollo dionisiaco” dell’architetto e orafo Marco Rocchi, realizzata con fusione a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta in Roma e da un disegno di Fulvia Minetti, è configurazione e commemorazione della funzione dell’arte: fondazione ciclica d’identità e di mondo. È sintesi delle opposte dimensioni del dionisiaco emozionale, notturno, inconscio e dell’apollineo solare, cosciente, sublimato in forma. L’arte sa toccare la vita e nel sentimento d’infinito e di bellezza apre al divenire dei significati della verità: rifigura uomo e mondo.

Per la sezione poesia il Primo Premio, trofeo aureo Apollo dionisiaco, è conferito a Stefano Zangheri, con la poesia come foglia, il Secondo Premio, trofeo argenteo, a Matteo Bona, con Rinascita Assoluta e il Terzo Premio, trofeo argenteo brunito, a Marcello Di Gianni, Su di una sponda amara. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria in ex aequo a: Loretta Stefoni, La melopea dell’ora, Nunzio Buono, Se rimani, Leone D’Ambrosio, Salverei il silenzio più della parola, Vincenzo Ricciardi, nel passare, Gianni Terminiello, Fili di viali… seduti al sole, Sandro Montanari, Per essermi vicino, Michela Zanarella, Nel domani, Tiziana Gabrielli, Giovane è il tempo. Il Riconoscimento al Merito ex aequo a Daniela Cicognini, Riflessione, Massimo Mezzetti, Cogito, Giuseppina Crifasi, Metamorfosi, Antonietta Pastorelli, Che non sia l’ultimo verso, Luigi Lemetti, Amantes, Enea Solinas, Il mio dolore pre-ferito, Gabriella Cantoni, Uno strappo alla fodera del tempo, Giuseppe Melardi, Veduta, Valentina Lepri, Io sono qui, Gianluca Regondi, Le nuvole appese al vento, Stefania Calesini, Senza una ragione apparente, Paola Aglieri Rinella, Un giorno ancora, Massimiliano Testa, Sonetto imperfetto II, Daniela Basti, Ha un suono differente oggi il respiro, Alessandra Scarano, La madreperla, Rosaria Lo Bono, Tenero bacio di primavera, Giulio Bernini, Padre, Sonia Giovannetti, Il tempo, Francesco Pasqual, Più lunga è l’ombra di quand’eri, Franca Donà, Fragili cose, Manuela Magi, Ancora adesso, Gabriella Capone, Parole. Le Distinte Partecipazioni in diploma chiamano sul palco i bambini: Gianluca Scalera, Valeria Maria Gallo ed Elsa Berardi.

Per la sezione artistica il trofeo aureo del Primo Premio è vinto da Romeo Mesisca, con l’opera Alla finestra, il Secondo Premio è conferito a Liliana Lucia Consoli, con Anima nuda, il Terzo Premio a Patrizia D’Andrea, con Pensieri in ombra. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria è riconosciuto ex aequo a: Runqi Liu, Piangere, Stefania Fienili, Stanze segrete, Cesare Cassone, Summer 4, Valentina Bollea, Dove. Il Riconoscimento al Merito è assegnato ex aequo a Calogero Carbone, Visioni dionisiache, Ofelio Eufemio Federici, I clandestini, Vassiliki Kyriaki – Bitzarou, Vaso preistorico II, Grazyna Federico, Estate, Pierre-Paul Marchini, Passion, Andrea Riccò, Ade, Cristiana Rinaldi, Nudo di donna, Gianni Cara, Sedia con panneggio, Maria Giacoma Vancheri, Rosso e Nero, Carlo Damaggio, Almerina, Carmine Antonio Carvelli, Onironauta, Federica Fidanza, Luce, Dalila Bencivenga, Ricci di mare, Chen Chen, Color in her eyes, Luciano Pizzuti, Le Bosquet de Lautréamont, Irina Kopeykina, Il posto per sognare, Alberto Mesiano, Pourquoi, Gaetano Infantino, Convergenze spaziali, Anna Tonelli, Inquietudine, Alessandro Paolone, Luce nei capelli, Santina Bartolomei, Ammirarsi, Giuseppe Galati, Madre di montagna, Simona Fiore, Medusa, Alessandra Barucchieri Il destino si aggira come perso, Domenica Vivace, Creazione pagana, Lia Fantoni, Il canto degli alberi luce. Le Distinte Partecipazioni in diploma premiano i minori Patrizia e Federica Orofino e valorizzano gli artisti speciali del laboratorio d’arte dell’istituto Don Orione: Emiddio Aloia, Manolo Valente, Oreste Agnello.

Ospite d’onore in cerimonia è il prof. Tony Brophy, docente in Letteratura all’American University di Roma. Conduttrice della premiazione è Adea Nicoletti e i musicisti Livia Brunelli al flauto barocco e Simone Colavecchi alla tiorba accompagnano gli ascolti. Autori e Artisti insieme donano un inestimabile sentimento di bellezza, in valorizzazione, in significazione, in eternazione della vita.


Flavio scrive:

Buongiorno. Segnalo la mostra “Immaginario,
Dodicesima Giornata del Contemporaneo”.

Non copio la realtà quale è per comprenderla meglio, non scelgo la mimèsis, mi servo di immagini distaccate da essa. Credo che se si vuole riflettere sul senso della realtà non serve imitarla. Per la Dodicesima Giornata del Contemporaneo (quindici ottobre) Fa(r)volare, già dal due ottobre, propone Immaginario, Luigi Impieri e le favole di Renata Franca Flamigni, quarta e ultima mostra in programma all’Azienda USL della Romagna per raccontare attraverso la “metafora illustrata” la favola contemporanea. Parte considerevole del progetto Fa(r)volare è infatti rappresentata da Matite (s)popolano (in) Pediatria, una sorta di sorprendente quadreria che colorerà tutto il 2016.

Arte utile ad appagare l’anima e per migliorare le sorti del mondo, ad iniziare dal microcosmo in cui viviamo. Le opere esposte in Pediatria dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni, dal due ottobre, dialogano con bambini, famiglie e visitatori, complice la favola contemporanea grazie a Luigi Impieri, artista e insegnante, che con una ricerca sulle storie di Renata Franca Flamigni evidenzia un’inedita espansione narrativa del colore. Guardando le opere, finestre iconografiche aperte da Pediatria sulle storie e sul mondo, ci si interroga sulle capacità di visione e sull’arte anche come cura dei luoghi che viviamo ed abitiamo, ricorda l’artista, che oggi appaiono anemici e dunque ammalati, anche per assenza di bellezza.

In mostra si incontra un’indagine che dialoga con la proposta Fa(r)Volare, un percorso di ricerca sulla favola contemporanea che affronta alcuni dei perché è importante “favolare”. Fa(r)Volare, con il patrocinio di Ausl Romagna, Liceo Classico G. B. Morgagni e Gruppo cultura Ausl Romagna, è proposto dall’Associazione Fantariciclando con Pediatria dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni, Action Line, Homeless Book, Metamuseo girovago, Pato Lógico, PuntoDonna, Tank – Sviluppo immagine. La strabiliante Quadreria in Pediatria presso Azienda USL della Romagna, Reparto di Pediatria Ospedale Morgagni-Pierantoni, via Forlanini, 34 – Forlì, è ad ingresso libero in orario di apertura al pubblico del Reparto.


Chiara Ceneroni scrive:

ISBN Mediterranei, tra memoria e futuro: personale di Corrado Veneziano a Roma dal 9 al 19 ottobre
Dall’artista dei codici a barra, una suggestiva raccolta di opere dedicata al Mediterraneo, tra parole, algoritmi e simboli, come omaggio alla sua funzione millenaria di crescita e confronto di civiltà

9–19 ottobre
VERNISSAGE: domenica 9 ottobre dalle ore 17 alle ore 19
SPAZIO VENEZIANO – VIA RENO 18/A – ROMA
INGRESSO LIBERO tutti i giorni, dalle 16 alle 19
Per info e prenotazioni: tel. 347 7429039, spazioveneziano1@gmail.com
http://www.corradoveneziano.it http://www.spazioveneziano.com

Dopo aver portato nelle gallerie del mondo, declinati nelle più svariate forme ed evocazioni, gli algoritmi dei codici Isbn, l’artista Corrado Veneziano torna a Roma, allo Spazio Veneziano dal 9 al 19 ottobre, nel suggestivo quartiere Coppedè, con la mostra pittorica “ISBN Mediterranei”, un omaggio, più che mai attuale, al Mediterraneo come culla secolare di crescita, scambio e confronto di civiltà.

Le opere esposte si concentrano su due temi specifici: l’astrologia del “Tetrabiblos” di Tolomeo (il primo libro “scientifico” dedicato alle stelle e al rapporto fra essere umano e astrologia), e “Le Terre dell’Ulivo”, con gli incipit di testi religiosi, storici e poetici, che spaziano dal Vecchio Testamento a Tucidide, da Ovidio al Corano.

In un sapiente gioco di sovrapposizioni e galleggiamenti, nelle tele di Corrado Veneziano pittura e letteratura si incontrano e si elevano a forme nuove. “La pittura è poesia muta” diceva il poeta lirico Simonide di Ceo, quattro secoli prima di Cristo. Ed ecco che i codici ISBN, le barre che identificano la produzione libraria, protagonisti di buona parte della produzione pittorica di Veneziano, diventano i tramiti per raccontare mondi antichi e nuove speranze, e si trasformano in pesci, chele, trecce nei segni zodiacali (tra astronomia e magia); oppure si fanno steli, rami, petali nelle opere che raccontano il Mediterraneo come “terra dell’ulivo, dell’olio e del miele”, con le parole sempre incastonate come pietre preziose. “Ho messo insieme tutte le mie esperienze più profonde – le mie radici meridionali, la scrittura e i miei studi di fonetica, l’attenzione per i simboli e la serialità delle immagini – e ne è venuta fuori una dimensione contraddittoria ed evocativa, dai codici tecnologici di massa ai testi fondanti del Mediterraneo”, spiega Veneziano. “E se quest’ultimo, il mare del Mediterraneo, è oggi sempre più luogo di dolore e fatica, non possiamo non ricordarne la sua funzione millenaria di scambio, confronto, crescita. Guardare i mie quadri, spero abbia un ruolo di sollecitazione e slancio: politico, oltre che estetico e filosofico”.

La mostra è visitabile tutti i giorni con ingresso libero dalle 16 alle 19, presso lo “Spazio Veneziano”, in via Reno, 18/A.

Corrado Veneziano (Tursi 1958) è artista, docente, regista teatrale (più volte con la Biennale di Venezia), televisivo (con Rai3), ed è autore di molteplici pubblicazioni su comunicazione e arti espressive. Nel 2013 ha reso pubbliche le sue opere pittoriche, raccogliendo l’attenzione lusinghiera dell’antropologo Marc Augé e del critico Achille Bonito Oliva, il quale, in un suo testo critico, di lui ha scritto: “le opere di Corrado Veneziano massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva”. Le sue tele sono state esposte a Roma, Parigi, Bruxelles e San Pietroburgo, raccogliendo sempre grandi consensi, per quella capacità unica (come ha sottolineato Derrick dee Kerckhove), di “educare allo sguardo”, svelare, raccontare, evocare. Nel 2015, la Rai gli ha commissionato l’immagine-simbolo del Prix internazionale della produzione televisiva


Anna Orsi scrive:

UN SECOLO TRA COLLEZIONISMO E MERCATO ANTIQUARIO A FIRENZE
Pandolfini Casa d’Aste
Firenze – borgo degli Albizi, 26

esposizione 14 – 19 ottobre
asta 19 ottobre ore 17.30

Il 19 ottobre, nella sede fiorentina di Palazzo Ramirez Montalvo, alle 17.30 sarà battuto il primo dei 121 lotti che compongono il catalogo dedicato alla Raccolta degli antiquari fiorentini Salvatore e Francesco Romano, una vendita che testimonia il nascere e l’evolversi del gusto che ha caratterizzato il primo Novecento.

Un catalogo d’interesse storico non solo per l’importanza delle opere presentate ma perché è stato realizzato in piena collaborazione con Andrea Bacchi – professore presso l’Università di Bologna e direttore della Fondazione Federico Zeri, e Giancarlo Gentilini – professore presso l’Università degli Studi di Perugia.
Il catalogo realizzato da Pandolfini Casa d’Aste è forse il primo nella storia delle vendite all’asta realizzato con la completa collaborazione di due studiosi così importanti, tra i più profondi e stimati conoscitori della storia della scultura italiana rinascimentale e non solo, un’operazione che sottende al fatto che questo catalogo diventi in futuro un vero e proprio volume d’arte.
Pandolfini Casa d’Aste apre, dunque, la seconda metà dell’anno con una vendita di grande prestigio, particolarmente significativa per il mercato antiquario, il collezionismo italiano e internazionale, e gli studi in materia di arte antica italiana.

La Raccolta Romano s’inizia a formare negli anni ’20 del Novecento quando Salvatore, con il figlio Francesco, si trasferisce da Napoli a Firenze dove, in breve, per il gusto raffinato e il garbo che lo distingue entra in quella ristretta cerchia di antiquari, studiosi e mercanti che fanno del capoluogo toscano il cuore del mercato antiquariale e collezionistico internazionale. Con la medesima attenzione e scrupolosità con cui suggerivano come integrare e far crescere le collezioni di coloro che li avevano eletti referenti privilegiati, Salvatore prima e Francesco poi, costruirono, modificarono, accrebbero una loro collezione privata.
É proprio parte di questa raccolta di famiglia, cifra distintiva del gusto raffinato che ha contraddistinto senza soluzione di continuità la vita lavorativa e personale dei Romano, che costituisce in corpus centrale dell’asta che Pandolfini Casa d’Asta ha il piacere di presentare al suo pubblico più colto e preparato.

Il punto focale della vendita sono le opere scultoree ma non mancano gli arredi, in particolare fiorentini, l’alta epoca e i dipinti antichi, in maggioranza toscani e napoletani, i due ambiti culturali più vicini alla sensibilità e alla tradizione dei Romano.

La ricchezza del catalogo crea imbarazzo, ma partendo dal SAN SEBASTIANO di Pietro Lombardo si è certi di dare l’imprinting corretto alla vendita. La scultura di grandi dimensioni – alta 178 cm – del maestro veneto, in pietra dipinta in policromia che raffigura il santo nella sua effige più classica legato al palo dl martirio, ha una stima di 80.000/120.000 euro.
Sempre in ambito scultoreo è importante ricordare la MADONNA CON BAMBINO in legno dipinto e dorato di scultore marchigiano della prima metà del XV secolo, forse Domenico da Presepio; l’opera è a catalogo con la stima di 60.000/80.000 euro. È, invece, di 25.000/35.000 euro la stima della CROCIFISSIONE, un gruppo scultoreo in alabastro di Pietro Orlando, uno dei più noti e importanti scultori siciliani del Seicento che con grande abilità e perizia tecnica riusciva a dare realismo ed espressività ad ogni sua opera perché, come scriveva: “…Allora il piacere non sarà effimero ma reale…”.
Da Trapani a Genova con Anton Maria Maragliano, autore della VISIONE DI GESÙ BAMBINO DI SANT’ANTONIO DA PADOVA. Il suo è un gruppo scultoreo in legno dipinto e dorato in cui il Santo è raffigurato inginocchiato di fronte a una consolle, affiancata da due angioletti, su cui poggia una nuvola e due cherubini che reggono il Bambino Gesù. La stima dell’opera è di 18.000/20.000 euro.
In ultimo ricordiamo la bella terracotta raffigurante ABACUC, l’ottavo dei dodici profeti minori. La scultura, opera di un artista romano della seconda metà del Seicento è tratta dall’Abacuc e l’Angelo di Gian Lorenzo Bernini che spicca nella Cappella Chigi nella Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma.

Passando ai dipinti ricordiamo in primis il SAN LORENZO del maestro bolognese Ubaldo Gandolfi, un olio su tela centinata a catalogo per 120.000/150.000 euro.
D’interesse anche il bel dipinto ad olio di Giuseppe Porta detto Il Salviati, GIUSEPPE ACCOGLIE I FRATELLI IN EGITTO. Sul retro della tavola, quadrata, vi sono etichette e timbri in ceralacca che rimandano alla collezione dei principi di Hanover, alla Galleria Fidecommissaria della Casa di Braunschweig-Luneburg e alla medesima collezione nel castello di Blankenburg. La stima di questo dipinto è di 25.000/35.000 euro.
Segnaliamo anche la NATURA MORTA CON PESCI, RECIPIENTI DI RAME E UN GATTO del napoletano Giuseppe Recco, la cui stima è di 40.000/60.000 euro.

Infine un accenno doveroso agli arredi partendo da un CASSONE NUZIALE del primo quarto del XV secolo eseguito da un artista della cerchia di Antonio Pisano detto Pisanello. In legno, il cassone ha il fronte dipinto ad olio con una scena galante centrata da uno stemma nobiliare e i fianchi decorati con ramage. La stima è di 90.000/120.000 euro. Non meno rappresentativo è il RARO E GRANDE LAMPADARIO (h. 230 cm) in vetro di Murano di pieno Settecento a catalogo per 40.000/60.000 euro. Eseguito da Giuseppe Briati, il più importante maestro del vetro muranese. La” chiocca”, com’era uso chiamare i grandi lampadari in lingua veneziana all’epoca in cui il Briati lo eseguì, ha ventisei bracci in vetro trasparente disposti su due palchi, da ogni braccio pende una piccola corolla in vetro trasparente colorato, come colorati, in vetro trasparente e non, sono i fiori che arricchiscono la già importante struttura.
Un accenno anche a Firenze e alla Toscana del XVII secolo ricordando una grande CREDENZA in legno di noce la cui stima è di 18.000/25.000 euro. L’arredo dalla struttura compatta presenta sul fronte due ante la cui superficie è mossa da una motivo a rombo, riproposto anche sui fianchi.
Nella fascia sottopiano sono inseriti due cassetti grandi e tre piccoli in corrispondenza delle lesene, intagliate a motivo di squame, poste ai lati delle ante. Il piano a sua volta è ornato da un doppio ordine di greche, di cui quella inferiore a ovuli.
Chiudiamo questo breve sunto con l’ARAZZO di Bruxelles, “Il trionfo di Giuditta”, dell’arazziere Martin Reynbouts a catalogo per 40.000/60.000 euro.


Fondazione Tito Balestra Onlus scrive:

IDENTITÀ. Incontri
Sabato 1 ottobre alle ore 18
Sala dell’Arengo
Castello Malatestiano di Longiano (FC)

Alice Di Stefano
presenta il romanzo di Francesca Vignali Albergotti
Nonostante tutto
(Fazi Editore, Roma, 2015)
Sarà presente l’autrice
Ingresso libero

Nonostante tutto è il romanzo d’esordio di Francesca Vignali Albergotti, pubblicato da Fazi editore.
Dodici personaggi per dodici storie: una più appassionante dell’altra, una più cruda dell’altra. Così si apre questo potente romanzo d’esordio in cui, come in un girotondo, Susy (intrepida ragazza di una certa età) è la moglie di Carlo (un playboy disarmato), che è padre di Leonardo (un uomo che sembra triste, e infatti lo è), che è in cura da Paola (un’abile psicologa, purtroppo innamorata di lui), madre di Camilla (la ragazzina alla quale non manca niente) e di Gianmaria (la promessa del calcio) nonché moglie di Edoardo (un ingegnere che funziona) che, a sua volta, ha un’amante, Rebecca (la donna sola), ex fidanzata di Andrea (un uomo pentito), convivente di Irina (una gran bella ragazza), ex amica di Peppe (un uomo ricco che suda tanto), sposato da anni con Gloria (la brava moglie).
Un libro vero e amaro che, con occhio lucido e senza pregiudizi, descrive vite apparentemente slegate ma in realtà vicine. Dalle vicende dei protagonisti, il cui ritratto è sempre completato e a volte addirittura ribaltato da quello successivo, a sottolineare l’incomunicabilità e la solitudine del tempo presente, emerge una visione cupa e quasi cinica della vita, anche se a venir fuori, alla fine, è l’idea che “nonostante tutto” ci possa ancora essere speranza e addirittura amore.
Nella seconda parte, che corre verso un’imprevista risoluzione, il finale tragico avvicinerà i personaggi di questo romanzo bruciante attraverso una scrittura calda, emozionante, che finirà per capovolgere lo stile volutamente secco, freddo e un po’ asettico dei racconti iniziali, proprio a dimostrare che, non appena si liberano le emozioni, la visione delle cose, a volte, cambia completamente.

Al termine dell’incontro seguirà, in collaborazione con l’Enoteca Millevoglie di Cesena, una degustazione di vini della cantina Braschi di Mercato Saraceno.

Alice Di Stefano scrittrice e saggista italiana.
Dopo la laurea in Lettere sui rapporti tra Manzoni e il melodramma e un dottorato di ricerca sulle favole del ’700, ha insegnato Letteratura contemporanea presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, con corsi presso l’università La Sapienza di Roma e l’Università degli Studi di Bergamo, dedicandosi contemporaneamente all’attività saggistica con numerosi contributi e scritti critici.
Dal 2008 si occupa della narrativa italiana alla Fazi Editore. Nel 2012, per la casa editrice romana, ha dato il via a una collana di libri denominata “Le Meraviglie”. Nel 2013 pubblicò il suo primo romanzo, Publisher, biografia romanzata di Elido Fazi.

Francesca Vignali Albergotti, nata a Verona, ha vissuto a Bologna e negli Stati Uniti prima di trasferirsi ad Arezzo, dove vive in una grande dimora-albergo risalente al 1100. Amante della musica, legge molto e dorme poco, cucina e scrive ossessivamente.

FONDAZIONE TITO BALESTRA ONLUS
GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
CASTELLO MALATESTIANO DI LONGIANO

Orari di apertura:
dal 1º Settembre al 31 luglio – dal martedì alla domenica e festivi ore 10-12 e 15-19
dal 1º al 31 agosto – dal martedì alla domenica e festivi ore 16 – 20

Tariffe d’ingresso:
ingresso intero 7,00 €
ridotto 5,00 € – over 65 anni, docenti, gruppi 10 persone min., convenzioni
ridotto speciale 3,00 € – studenti
gratuito – under 13 anni accompagnati, disabili e accompagnatori, giornalisti, residenti nel Comune di Longiano
FTB card 15,00 € – ingresso per un anno alle mostre e alle collezioni – sconto del 20% sulle edizioni della fondazione Tito Balestra Onlus


Anna Orsi scrive:

Il 19 ottobre, nella sede fiorentina di Palazzo Ramirez Montalvo, alle 17.30 sarà battuto il primo dei 121 lotti che compongono il catalogo dedicato alla Raccolta degli antiquari fiorentini Salvatore e Francesco Romano, una vendita che testimonia il nascere e l’evolversi del gusto che ha caratterizzato il primo Novecento.

Un catalogo d’interesse storico non solo per l’importanza delle opere presentate ma perché è stato realizzato in piena collaborazione con Andrea Bacchi – professore presso l’Università di Bologna e direttore della Fondazione Federico Zeri, e Giancarlo Gentilini – professore presso l’Università degli Studi di Perugia.
Il catalogo realizzato da Pandolfini Casa d’Aste è forse il primo nella storia delle vendite all’asta realizzato con la completa collaborazione di due studiosi così importanti, tra i più profondi e stimati conoscitori della storia della scultura italiana rinascimentale e non solo, un’operazione che sottende al fatto che questo catalogo diventi in futuro un vero e proprio volume d’arte.
Pandolfini Casa d’Aste apre, dunque, la seconda metà dell’anno con una vendita di grande prestigio, particolarmente significativa per il mercato antiquario, il collezionismo italiano e internazionale, e gli studi in materia di arte antica italiana.

La Raccolta Romano s’inizia a formare negli anni ’20 del Novecento quando Salvatore, con il figlio Francesco, si trasferisce da Napoli a Firenze dove, in breve, per il gusto raffinato e il garbo che lo distingue entra in quella ristretta cerchia di antiquari, studiosi e mercanti che fanno del capoluogo toscano il cuore del mercato antiquariale e collezionistico internazionale. Con la medesima attenzione e scrupolosità con cui suggerivano come integrare e far crescere le collezioni di coloro che li avevano eletti referenti privilegiati, Salvatore prima e Francesco poi, costruirono, modificarono, accrebbero una loro collezione privata.
É proprio parte di questa raccolta di famiglia, cifra distintiva del gusto raffinato che ha contraddistinto senza soluzione di continuità la vita lavorativa e personale dei Romano, che costituisce in corpus centrale dell’asta che Pandolfini Casa d’Asta ha il piacere di presentare al suo pubblico più colto e preparato.

Il punto focale della vendita sono le opere scultoree ma non mancano gli arredi, in particolare fiorentini, l’alta epoca e i dipinti antichi, in maggioranza toscani e napoletani, i due ambiti culturali più vicini alla sensibilità e alla tradizione dei Romano.

La ricchezza del catalogo crea imbarazzo, ma partendo dal SAN SEBASTIANO di Pietro Lombardo si è certi di dare l’imprinting corretto alla vendita. La scultura di grandi dimensioni – alta 178 cm – del maestro veneto, in pietra dipinta in policromia che raffigura il santo nella sua effige più classica legato al palo dl martirio, ha una stima di 80.000/120.000 euro.
Sempre in ambito scultoreo è importante ricordare la MADONNA CON BAMBINO in legno dipinto e dorato di scultore marchigiano della prima metà del XV secolo, forse Domenico da Presepio; l’opera è a catalogo con la stima di 60.000/80.000 euro. È, invece, di 25.000/35.000 euro la stima della CROCIFISSIONE, un gruppo scultoreo in alabastro di Pietro Orlando, uno dei più noti e importanti scultori siciliani del Seicento che con grande abilità e perizia tecnica riusciva a dare realismo ed espressività ad ogni sua opera perché, come scriveva: “…Allora il piacere non sarà effimero ma reale…”.
Da Trapani a Genova con Anton Maria Maragliano, autore della VISIONE DI GESÙ BAMBINO DI SANT’ANTONIO DA PADOVA. Il suo è un gruppo scultoreo in legno dipinto e dorato in cui il Santo è raffigurato inginocchiato di fronte a una consolle, affiancata da due angioletti, su cui poggia una nuvola e due cherubini che reggono il Bambino Gesù. La stima dell’opera è di 18.000/20.000 euro.
In ultimo ricordiamo la bella terracotta raffigurante ABACUC, l’ottavo dei dodici profeti minori. La scultura, opera di un artista romano della seconda metà del Seicento è tratta dall’Abacuc e l’Angelo di Gian Lorenzo Bernini che spicca nella Cappella Chigi nella Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma.

Passando ai dipinti ricordiamo in primis il SAN LORENZO del maestro bolognese Ubaldo Gandolfi, un olio su tela centinata a catalogo per 120.000/150.000 euro.
D’interesse anche il bel dipinto ad olio di Giuseppe Porta detto Il Salviati, GIUSEPPE ACCOGLIE I FRATELLI IN EGITTO. Sul retro della tavola, quadrata, vi sono etichette e timbri in ceralacca che rimandano alla collezione dei principi di Hanover, alla Galleria Fidecommissaria della Casa di Braunschweig-Luneburg e alla medesima collezione nel castello di Blankenburg. La stima di questo dipinto è di 25.000/35.000 euro.
Segnaliamo anche la NATURA MORTA CON PESCI, RECIPIENTI DI RAME E UN GATTO del napoletano Giuseppe Recco, la cui stima è di 40.000/60.000 euro.

Infine un accenno doveroso agli arredi partendo da un CASSONE NUZIALE del primo quarto del XV secolo eseguito da un artista della cerchia di Antonio Pisano detto Pisanello. In legno, il cassone ha il fronte dipinto ad olio con una scena galante centrata da uno stemma nobiliare e i fianchi decorati con ramage. La stima è di 90.000/120.000 euro. Non meno rappresentativo è il RARO E GRANDE LAMPADARIO (h. 230 cm) in vetro di Murano di pieno Settecento a catalogo per 40.000/60.000 euro. Eseguito da Giuseppe Briati, il più importante maestro del vetro muranese. La” chiocca”, com’era uso chiamare i grandi lampadari in lingua veneziana all’epoca in cui il Briati lo eseguì, ha ventisei bracci in vetro trasparente disposti su due palchi, da ogni braccio pende una piccola corolla in vetro trasparente colorato, come colorati, in vetro trasparente e non, sono i fiori che arricchiscono la già importante struttura.
Un accenno anche a Firenze e alla Toscana del XVII secolo ricordando una grande CREDENZA in legno di noce la cui stima è di 18.000/25.000 euro. L’arredo dalla struttura compatta presenta sul fronte due ante la cui superficie è mossa da una motivo a rombo, riproposto anche sui fianchi.
Nella fascia sottopiano sono inseriti due cassetti grandi e tre piccoli in corrispondenza delle lesene, intagliate a motivo di squame, poste ai lati delle ante. Il piano a sua volta è ornato da un doppio ordine di greche, di cui quella inferiore a ovuli.
Chiudiamo questo breve sunto con l’ARAZZO di Bruxelles, “Il trionfo di Giuditta”, dell’arazziere Martin Reynbouts a catalogo per 40.000/60.000 euro.


Oliver scrive:

Vi segnalo la mostra “Pensiero e Materia”, ideata dall’IGAV, l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive.

Pensiero e Materia. Visioni Contemporanee alla Certosa
11 settembre – 30 ottobre 2016
Capri, Certosa di San Giacomo
INAUGURAZIONE: Sabato 10 settembre ore 19:00

Pensiero e Materia. Visioni Contemporanee alla Certosa è la terza edizione della collettiva di arte contemporanea che quest’anno mette a confronto artisti italiani e argentini. La rassegna è ideata e realizzata dall’IGAV- Istituto Garuzzo per le Arti Visive con il Polo museale della Campania, in collaborazione con la Città di Capri, ed è curata da Alessandro Demma e Massimo Scaringella con il coordinamento tecnico-scientifico di Patrizia Di Maggio.

L’esposizione, sostenuta da SisalPay, presenta quattordici artisti argentini e quattordici artisti italiani che testimoniano le ‘forme in divenire’ delle ricerche artistiche nei due Paesi e offrono lo spunto per una riflessione sul modo di creare, leggere e interpretare le immagini, intesa come attività essenziale della vita contemporanea.

Artisti argentini in mostra: Chiachio&Giannone; Marcolina Dipierro; Juan Doffo; Estanislao Florido; Bruno Gruppali; Pablo Insurralde; Carolina Magnin; Fabian Marcaccio; Alexis Minkiewicz; Ernesto Morales; Eduardo Pla; San Poggio; Alejandro Schianchi; Marcela Sinclair.

Artisti italiani in mostra: Marisa Albanese; Silvia Camporesi; Fabrizio Corneli; Sebastiano Dammone Sessa; Aron Demetz; Shay Frisch; Paolo Grassino; Raffaele Luongo; Domenico Antonio Mancini; Raffaela Mariniello; Luigi Pagliarini; Tamara Repetto; Francesco Sena; Giuseppe Stampone.

I curatori, Alessandro Demma e Massimo Scaringella, descrivono così il concept artistico della mostra: “La rassegna Pensiero e Materia nasce da una riflessione teorica di Jean-Luc Nancy dedicata all’analisi filosofica tra pensiero, realtà e materialità. Il confronto, il dialogo, il dibattito, lo scambio del sé con l’altro da sé, sono le questioni centrali di queste “tracce d’esistenza” che, direbbe ancora Nancy, danno vita al nostro essere singolare plurale. Proprio il rapporto tra il pensiero artistico singolare plurale di questi 28 artisti italiani e argentini diventa il corpo fondamentale di questa mostra, la volontà di indagare analogie, differenze e di elaborare un confronto internazionale in grado di arricchire le nostre esperienze culturali”.

Patrizia Di Maggio, direttore della Certosa di San Giacomo, afferma “il richiamo internazionale della Certosa sarà di certo rafforzato da eventi culturali come le rassegne annuali proposte dall’IGAV, che sono in grado di attirare, oltre ai turisti occasionali, i visitatori che frequentano l’isola anche fuori stagione, un pubblico che nella visita al monumento sarà anche attratto e affascinato dalle singole manifestazioni artistiche”.


raffaella caruso scrive:

Il 24 e 25 settembre 2016 il Centro Fiera del Garda (BS) ospiterà nel padiglione centrale la prima edizione di EXPOARTE Moderna e Contemporanea. L’esposizione firmata DEA Servizi, sarà animata da 70 tra le più prestigiose gallerie d’arte provenienti da tutta Italia e da un ricco programma di eventi collaterali.
Sotto la direzione artistica di Giovanni Zucca e grazie all’esperienza maturata dagli organizzatori di PaviArt, (l’appuntamento di arte più esclusivo della provincia di Pavia che anno dopo anno conferma una grande vitalità sia in termini di presenze che di contatti d’affari) anche Expoarte sarà un appuntamento unico per appassionati e collezionisti, un connubio tra arte, cultura e passione dalle ricche articolazioni tematiche per confrontare le molteplici anime dell’arte del Novecento e del contemporaneo.
Ben due dunque le mostre collaterali presentate a sottolineare il valore culturale dell’evento: Giuseppe Chiari, Antologica a cura di Armanda Gori e Gianni Bertini-Donne e motori… prodotta da Eidos Immagini Contemporanee e a cura di Raffaella A. Caruso. Dunque uno dei maggior esponenti Fluxus e il padre della Mec art raccontati per immagini e con opere di rilievo museale.
Dopo l’esordio figurativo nel 1946 e i Gridi del ’48-’49 pitture astratte attraversate da numeri e cifre, tra la denuncia e il dada, con cui anticipa di vent’anni il lavoro di Robert Indiana, Gianni Bertini (Pisa, 31 agosto 1922 – Caen, 8 luglio 2010) si trasferisce a Milano e aderisce nel 1950 al MAC, partecipando come concretista alla biennale di Venezia dello stesso anno. Insofferente però alla teoria astratto-concreta, in cui coglieva il rischio di un’involuzione del linguaggio, realizza pitture con sgocciolatura che sono tra le prime manifestazioni di pittura informale e nucleare realizzata in Italia. Sul finire del 1951 si trasferisce a Parigi e nel maggio 1952 ha luogo la sua prima mostra personale parigina alla Galerie Arnaud. A Parigi conosce Atlan, Hartung, Soulages, Poliakoff, Schneider, De Stäel e inaugura con la partecipazione al Salon de Mai, cui sarà sempre successivamente invitato, la sua vita parigina. Tra il ’54 e il ’59 produce opere gestuali, dalle quali affiora già prepotente il mondo della macchina: con queste partecipa alla Biennale di Venezia del ’58. Sempre nel ’54 incontra Pierre Restany, compagno del cammino verso Nouveau Réalism e Mec-Art. Nel ’60 infatti stufo di un informale che ha perso ogni vis polemica, introduce nel suo campo visivo la realtà, preparando la tela con immagini tratte dai giornali. Su questa pittura dalle infinite possibilità combinatorie si innestano nel 1963 i primi riporti fotografici su tela emulsionata. Le sue opere infatti, stilisticamente e temporalmente, a latere di quelle dei neo-dadaisti statunitensi e dei Nouveaux Réalistes francesi, pongono le basi per lo sviluppo della stagione d’oro della Pop Art italiana (1960-1966). Scoperto il concetto classico della contaminazione, Bertini decide di ampliare le già notevoli possibilità combinatorie del proprio linguaggio, trasferendo sulla tela mediante emulsione l’immagine fotografica, meccanica. È del 1965 il primo manifesto Mec-Art, con cui Bertini teorizza e impugna le possibilità del linguaggio fotomeccanico.
Donne e motori…presentata con il supporto scientifico dell’ Associazione Gianni Bertini, nell’intendimento del curatore vuole essere dunque non solo una prima rilettura di un grande che ha attraversato da protagonista e spesso da antesignano tutti i movimenti del XX secolo (astratto-geometrico, nucleare, informale, pop), ma anche un omaggio a Brescia, città delle Mille Miglia, studiato per incuriosire gli amanti dell’arte, delle belle auto e perché no delle belle donne! Ingranaggi, bielle pistoni furono per Bertini un’ossessione, forse eredità del futurismo, forse della formazione accademica che fu scientifica. Laureato alla normale di Pisa, abituato alla fluidità matematica il suo gesto muove subito naturalmente in tondo, trasformandosi in strutture semi-bullonate, in pezzi di bielle e di ingranaggi. È giovane Bertini, ma l’ossessione per i motori e la velocità propria del futurismo prima e del pop dopo gli rimarrà anche più avanti, nelle macchine, nei centauri, nelle amazzoni, eroi e semidei imprigionati nella contemporaneità. Così all’aspetto per così dire epico del suo lavoro, sottolineato dall’uso ironico dei titoli, si sovrappongono lucide e feroci critiche al contemporaneo, la possibilità di punti di vista molteplici e altri, con una ricca sovrapposizione dei piani narrativi che il pop statunitense non ebbe. Tutto in una leggerezza e freschezza iconografica disincantata che non mancherà di affascinare sia il collezionista più accorto (in un momento peraltro di grande attenzione speculativa del mercato al pop italiano), sia il visitatore neofita sicuramente attratto dall’attualità di questa multiforme e poliedrica figurazione.

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: Dea Servizi – Cura Carpignano – Pavia
info@deaservizi.ithttp://www.expoartemontichiari.it
0382.483430 – 348.9719961
Direttore Artistico: Giovanni Zucca 320.0190275
ORARI:
23 settembre ore 19 PREVIEW SU INVITO
24-25 settembre dalle 10 alle 20
INGRESSO: intero 8 euro – 5 euro ridotto
CENTRO FIERA S.p.A.
Via Brescia, 129 – 25018 Montichiari (BS) – Italia


PUNTO SULL'ARTE scrive:

PARÀDEIGMA
una performance di GIOVANNA LACEDRA

SABATO 22 OTTOBRE 2016 H 18.00
Catalogo con testo critico di Alessandra Redaelli

Sabato 22 ottobre alle ore 18 presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese (Casbeno), nel contesto della mostra DAIMON (in corso fino al 5 novembre, protagonisti Claudia Giraudo e Matthias Verginer), si svolgerà la perfomance PARÀDEIGMA di GIOVANNA LACEDRA.
L’infanzia, il passato, gli incubi, ma anche i traumi irrisolti, la violenza di genere, i disturbi alimentari; Giovanna Lacedra non ha paura di toccare con il suo lavoro di pittrice e di performer i temi più difficili di quella che si potrebbe definire la femminile quotidianità. E di fare del proprio corpo un prezioso strumento al servizio dell’arte.
Una delle prime performance con cui si è fatta conoscere, Io sottraggo, affrontava senza sconti il dramma durissimo dell’anoressia. Esile fino alla trasparenza, fino all’annullamento, lei incantava il pubblico costringendolo a fissare lo sguardo su un male dell’anima che non è circoscritto e lontano, ma al contrario subdolamente radicato nella società contemporanea. La poesia struggente di Sylvia Plath è al centro di potenti lavori installativi e di una performance sull’amore malato, L’aspirante, dove l’artista, sposa dal volto tumefatto, lavando coltelli insanguinati ascolta le parole dell’uomo, dure come schiaffi. E ancora Non sono mai stata una bambina, ricostruzione incantata e tragica di un’infanzia rubata.
Temi insidiosi, sempre gestiti da Giovanna Lacedra con impeccabile grazia. Come accade nella nuova performance PARÀDEIGMA, dove due voliere – simbolo delle gabbie in cui sigilliamo le nostre vocazioni più autentiche – si spalancano davanti agli occhi dello spettatore, e dove lui è invitato a cercare tra le foglie la parola emblematica del proprio destino, la chiave della propria realizzazione, mentre l’artista, sacerdotessa e fata, muovendosi leggera sulle note del violino ci aiuta a riaccendere dentro di noi quella fiamma che non dovrebbe spegnersi mai.

GIOVANNA LACEDRA: Venosa (PZ), 1977. Ha conseguito il diploma di laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze (2000) e l’abilitazione all’insegnamento di Storia dell’Arte e Disegno presso l’Università di Pisa (2004). È artista visiva, performer, autrice e docente di storia dell’arte e disegno presso un Liceo Scientifico Statale. Scrive per Wall Street International Magazine, sezione Arte e cura un proprio Blog, titolato Ellepourart e dedicato esclusivamente all’arte e alla poesia fatte dalle donne. Vive e lavora a Milano.

PUNTO SULL’ARTE
http://www.puntosullarte.it
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19


Edoardo De Pascale\ scrive:

Settembre

pitture astratte di

Paulo Pasta

a cura di Cristina Barros-Greindl

Galleria Candido Portinari | Palazzo Pamphilj | Piazza Navona 10

Inaugurazione: 6 settembre 2016_ore 19-21
(evento riservato a invitati)

Apertura al pubblico: dal 7 settembre al 4 ottobre 2016
da lunedì a venerdì

dalle 10 alle 17

Ingresso libero

In questa sua prima mostra individuale a Roma intitolata Settembre, Paulo Pasta, artista brasiliano e nipote di italiani, presenta nella Galleria Candido Portinari di Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile in Italia, un insieme inedito di 16 dipinti astratti, olio su tela di differenti grandezze. I più grandi, come quello che dà il titolo alla mostra, hanno più di 2 metri di larghezza, mentre i più piccoli misurano 20 x 30 cm. Così come nella sua individuale presso la Galeria Millan di San Paolo nel novembre del 2015 (Há um fora dentro da gente e fora da gente um dentro – C’è un fuori dentro di noi e fuori di noi un dentro), i lavori sono caratterizzati da una intensa e ambigua atmosfera cromatica e da raffinate strutture geometriche, elementi che giustificano il ruolo da protagonista assunto da Paulo Pasta nella pittura contemporanea brasiliana.
Nelle tele astratte esibite presso l’Ambasciata del Brasile è possibile percepire una maggiore libertà rispetto ai lavori precedenti. Il contrasto cromatico è più intenso, i colori sono più luminosi e intraprendenti. Paulo Pasta non è un artista astratto nel senso puro del termine. Le sue forme sorgono necessariamente dal mondo, sono ispirate da piccoli dettagli, immagini catturate qua e là e poi rielaborate. Croci, ogive o pezzi di azulejo – la tipica piastrella di ceramica smaltata della tradizione iberica – sono temi ricorrenti nella sua produzione.
Tra le sue ricerche più recenti (la mostra riunisce solo opere del 2016) emerge, ad esempio, il tema ricorrente dell’Annunciazione. Valendosi delle diverse rappresentazioni dell’annunciazione dell’angelo alla Vergine Maria, nelle quali i due personaggi sono sempre separati da una colonna, Pasta ricrea uno spazio sintetico, benché scenico e con un leggero carattere tridimensionale a causa dell’uso inedito della linea diagonale nelle sue opere. Come una sorta di “preghiera”, la tela infonde pace a colui che la osserva con la necessaria attenzione.
Allo stesso modo, la tela Setembro (Settembre) richiama i colori emblematici della capitale italiana, tanto ricordata per i suoi templi dalle colonne marmoree e per gli edifici dai colori terrei. Un’altra forte influenza nella traiettoria di Pasta è quella dell’italiano Giorgio Morandi (1890-1964). Così come Paulo Pasta, suo “discepolo”, anche Morandi apprezzava le strutture geometriche e non usava colori primari, preferendo toni pastosi e con vari strati di tinta sovrapposta, fino a raggiungere i colori desiderati, ibridi e complessi.

PAULO PASTA (Ariranha, Brasile, 1959) ha conseguito un dottorato in Arti Visive presso l’Università di San Paolo (USP), città dove vive e lavora. Nel 1988 ha ricevuto la Borsa Emile Eddé di Arti Plastiche del Museo di Arte Contemporanea della USP. Tra le recenti esposizioni a cui ha partecipato si ricordano le individuali nella Galeria Millan e Anexo Millan (San Paolo, 2015); nel SESC Belenzinho (San Paolo, 2014); nella Fondazione Iberê Camargo (Porto Alegre, 2013); nel Centro Universitario Maria Antonia (San Paolo, 2011); nel Centro Cultural Banco do Brasil (Rio de Janeiro, 2008); nella Pinacoteca dello Stato di San Paolo (2006), oltre alla partecipazione a collettive (come “Panorama dos Panoramas”, Museo di Arte Moderna di San Paolo, 2008) e a edizioni della Biennale di San Paolo, Mercosul e Cuenca. Come docente ha insegnato pittura nella Facoltà Santa Marcelina (1987-1999) e nella USP (2011-2012) nonché disegno presso l’Università Presbiteriana Mackenzie (1995-2002). Dal 1998 al 2012 è stato professore della Fondazione Armando Álvares Penteado (FAAP). Alcune sue opere appartengono alle collezioni della Pinacoteca di Stato di San Paolo, dei Musei di Arte Moderna di San Paolo e di Rio de Janeiro, del Museo di Arte Contemporanea dell’Università di San Paolo, del Museo di Belle Arti di Rio de Janeiro, della Colección Patricia Phelps de Cisneros e del Kunsthalle di Berlino.


Edoardo De Pascale\ scrive:

Immagine


Alessio Calega scrive:

Venerdì 14 ottobre 2016 verrà inaugurata all’interno di CiviCa, Biblioteca di Calenzano, “Visioni di un’anima”. Esposizione artistica di Alessio Calega.
Una mostra che interpreta un romanzo del passato estremamente attuale. Elementi de “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde riportati su tela con installazioni materiche. La condizione attuale dell’uomo, viene presa dall’artista nuovamente in esame attraverso la rilettura di un capolavoro letterario. Interessante leggere il parallelismo tra la nostra società e quella descritta da Wilde di fine ’800. Durante il vernissage sarà possibile assistere ad una performance teatrale di Neri Batisti alle ore 21.
I visitatori riflettendo la propria immagine nelle opere, renderanno questa mostra partecipativa e quindi viva e reale. Soggetti veri inseriti in un contesto ideato e poi realizzato con la costruzione materiale di diversi elementi di recupero. Viene offerta ai visitatori un esperienza nuova, rendendo ognuno di noi il fulcro della mostra e degli interrogativi esistenziali dell’artista. La mostra rimarrà visitabile fino al 28 ottobre seguendo gli orari di apertura della biblioteca.
Orario:
lunedì 15 – 19
dal martedì al venerdì 9 – 19
sabato 9 – 13


Susy Fabiani scrive:

Inaugurazione: 16 settembre h 18:30
Quindici opere di Marco Gastini. 1969-1978, un decennio.
A cura di Andrea Alibrandi e Alessio Marolda
Galleria Il Ponte, via di Mezzo 42b, Firenze – tel. 055240617; http://www.galleriailponte.com, info@galleriailponte.com

La Galleria Il Ponte, per l’inizio della nuova stagione espositiva 2016/2017, presenta un importante nucleo di opere di Marco Gastini, realizzate fra il 1969 e il 1978. Un decennio fondamentale all’interno della lunga carriera dell’artista che, in un suo personale percorso, trova consonanze con la pittura di ricerca degli anni Settanta, la Pittura analitica, definita anche “pittura-pittura”, di cui è sicuramente una punta di diamante.
Le sue “figure” si riducono a punto e linea, proposte quali costanti di una pittura dove «l’attenzione stacca il gesto, l’azione distanzia lo sguardo indifferenziato, lo spazio oppone un altro spazio, a sua volta discontinuo…». I suoi segni, scarni, sensibili, sembrano inseguire le sedimentazioni di un gesto, le tracce di un pensiero pensato, ma non espresso. «Tracciare quei punti per me significa pensare a uno spazio, “vedere” uno spazio»…
Fra le opere esposte vi sono alcuni plexiglas, un supporto peculiare di Gastini per la sua trasparenza, presentato distanziato dalla parete, in cui prima le macchie (1969) e i graffi (1972) paiono “galleggiare” e il durcot crea una nuova superficie tattile su cui si definiscono i segni di Gastini (1973-74); una delle grandi tele bianche del 1973, resa vibratile dai punti di un nuovo spazio; alcune carte japan del 1974 di grandi dimensioni, dove ampie campiture bianche sono luogo di incisioni e segni, fino alle due grandi opere su carta del 1977/78, in cui il segno e la composizione assume struttura e vigore, anticipando l’uso della materia negli anni Ottanta.
Marco Gastini nasce nel 1938 a Torino. Frequenta il Liceo Artistico e poi la Scuola di Pittura dell’Accademia Albertina di Torino, con una precedente esperienza formativa tecnico-professionale nel laboratorio del padre marmista. I suoi esordi pittorici avvengono in un clima tardo informale con la realizzazione di quadri astratti densi cromaticamente, per passare ad una pittura meno materica espressa in nudi femminili o paesaggi presentati da Paolo Fossati e Enrico Crispolti nelle prime personali del 1967 e 1968 nelle Gallerie della Steccata di Parma, Il Girasole Arte Contemporanea di Roma e Pozzi Arte Contemporanea di Novara. Alla fine degli anni Sessanta, l’indagine sul segno, la presenza spaziale, l’azzeramento cromatico, lo portano ad una personale ricerca sulla pittura con sperimentazioni dalle tele dipinte a spray (Paesaggio, Galleria Il Punto di Torino, 1968) agli smalti e ai floccaggi su plexiglas, legno o vedril (Linea d’aria, Salone Annunciata di Milano, 1969). La pittura si addensa su vetri, neon o cassette di plexiglas in macchie di colore di piombo e antimonio. Nei primi anni Settanta, fra i pionieri della “pittura analitica”, si inseriscono lavori su parete, rigorose quadrettature e tracciati elementari in polvere di cemento, carboncino o conté (18 x 18 / 3 rossi + 1), preceduti da lastre progettuali in durcot su plexiglas (Progetto per parete); l’artista non perde di vista la tela, intervenendo con esili segni che constatano lo spazio, lo misurano attraverso semplici geometrie (Acrilico n. 5, 10/1, AYZ), mentre ancora sui plexiglas graffiati il gesto “vive” e si rivela sul supporto invisibile. La sperimentazione procede con l’utilizzo del pigmento “pearl white”, madreperla, dal 1977 applicato su tele, carte o sul muro, rappresentando l’uscita dal “non colore”. In questo anno l’artista tiene la prima personale alla John Weber Gallery di New York – con la quale collabora per molti anni a seguire – che ne sigla l’inizio di una serie in terra straniera dagli anni ’70 agli anni ’80, da Argès e Baronian di Bruxelles, a Annemarie Verna di Zurigo, D + C Mueller-Roth di Stoccarda, a Walter Storms di Monaco di Baviera. Personali e collettive si alternano costantemente in Italia e all’estero per i decenni successivi. Si citano quelle allo Studio Grossetti di Milano (la cui collaborazione é cospicua nel tempo), alle gallerie Primo Piano e Sperone di Roma, a Il Banco di Brescia, alla Christian Stein di Torino. Del 1976 é la prima monografia di Paolo Fossati, edita proprio da Christian Stein, cui seguirà quella del 1988 per le Edizioni Essegi di Ravenna. Ancora nel ’76, Gastini partecipa con una sala personale alla XXXVII Biennale di Venezia. Filiberto Menna recensisce la personale alla Galleria E Tre di Roma (1977) e Pier Giovanni Castagnoli quella allo Studio G7 di Bologna (1979). Alla fine del decennio la pittura ormai sconfina dalla superficie della tela, della carta o degli altri supporti, e conquista la parete; al contempo, l’utilizzo di deiversi materiali quali la pergamena, il vetro, i metalli quali ferro, rame e stagno, gli elementi organici come il carbone, i vegetali simili a carrube, ed in seguito la pietra, siglano la sua cifra stilistica (il suo linguaggio artistico). Talvolta accumulati in un’unica opera per le loro tipicità formali a favore di suggestioni emotive. All’inizio degli anni Ottanta viene recuperato il colore, l’impasto pittorico più complesso, materico e cromaticamente acceso, con pigmenti e leganti. In questo decennio, e a seguire, tante le personali e collettive in Italia e all’estero che ne confermano la fama artistica: nel 1982 partecipa nuovamente alla XL Biennale di Venezia ed esce la monografia di Tommaso Trini. Ancora, la Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco di Baviera ospita la sua prima grande retrospettiva, a cura di Helmut Friedel; seguono la personale alla Galleria Civica di Modena (1983), accompagnata da un catalogo con testo critico di Flaminio Gualdoni, e al PAC di Milano (1984). In questo periodo Gastini realizza anche le grandi dimensioni: del 1987, a Castel Burio, é La nave vichinga solca i filari, installazione site-specific all’aperto e in stretto dialogo con l’ambiente, e del 1988, a San Gimignano, in Piazza Pecori il grande lavoro che si ispira al gioco dei bambini per le strade (Il sogno respira nell’aìre). Ancora lavori in grande scala negli anni Novanta, anni nei quali si affianca una produzione caratterizzata dall’uso del ferro. Un susseguirsi di esposizioni in Nord Europa, Italia e oltreoceano denota la costante attività espositiva dell’artista: Galerie Branstetter & Wyss, Zurigo, John Weber Gallery, New York (1990); Studio La Città, Verona (1991); Galleria Civica d’Arte Moderna, Bologna (1992, con testo critico di Pier Giovanni Castagnoli); Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento (a cura di Danilo Eccher), Kunstverein, Francoforte e Sangallo (1993, a cura di Peter Weiermair, Petra Kirchberg, Roland Waspe); Studio G7, Bologna (1996); Galleria Il Cenacolo, Trento (1999). Il nuovo secolo conta, tra le varie, la retrospettiva alla GAM di Torino (Palazzina della Società Promotrice delle Belle Arti) e la Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco (2001), a cura di Pier Giovanni Castagnoli e Helmut Friedel; quella al CAMeC di La Spezia e alla Kunsthalle di Göppingen presentata da Bruno Corà e Werner Meyer (2005). Per le gallerie private, si citano le personali alla Galleria dell’Oca di Roma (2005), alla Otto Gallery di Bologna (2006), alla Galleria 2000 & Novecento di Reggio Emilia (2007), alla Galleria Giorgio Persano di Torino (2008), alla Galleria dello Scudo di Verona (2008-09), alla Galleria Progettoarte-elm di Milano (2012), alla Galleria Antonella Cattani Contemporary Art di Bolzano (2014), alla Galleria Il Ponte di Firenze (2016). Gastini realizza ancora installazioni, come nella chiesa di San Giacomo a Treville (2005) e nel bosco di Bossolasco (2008); a Torino, per Luci d’Artista, dal 2009 -permanente- un tappeto di segni blu a neon modellato si irradia verso il soffitto della Galleria Subalpina. Dal 2005, l’artista ritorna al dialogo con lo spazio della tela singola, grande: una serie di lavori si caratterizza per un fregio composito nella parte alta (con la presenza anche della terracotta), mentre nella parte bassa si stende una velatura pittorica sui toni del bianco, attraversata da tratti finissimi, a ricordo dei lavori degli anni Settanta (Stoicheion, Arché, I tempi delle attese). Le tele, come già in passato, vivono di pieni e vuoti, di estremamente leggero contro estremamente pesante, e sembrano sostenersi da sé nel vuoto. Cromaticamente predomina il blu, un pigmento blu oltremare utilizzato con la spugna, abbinato al nero: insieme, si staccano dall’impasto di bianchi spalmato con le mani e si protendono idealmente verso gli elementi tridimensionali. Frequente l’impiego dell’alluminio, fuso in calchi, dell’ardesia e del vetro, materiali che nei lavori ultimi sono conficcati di taglio nella tela. La pittura inonda lo spazio, ma si fissa nella percezione di un istante sul quadro, immobilizzata da lame di pietra; si addensa in zone di colore e ombre di materia.


Arti e Pensieri scrive:

Una “POrta” sul Grande Fiume. Dal 29 agosto al 15 novembre 2016, Antonella De Nisco protagonista a Piacenza con un progetto d’arte ambientale teso a dare voce al paesaggio e segnare un percorso di riavvicinamento al Po, custode di un’identità ancestrale da riscoprire e valorizzare.
L’evento è parte della rassegna “Il Po ricorda”, vincitrice del bando “Giovani per il Territorio”, indetto dall’Istituto Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna (IBACN). La manifestazione, giunta alla quarta edizione, è promossa dall’Associazione Culturale Arti e Pensieri in collaborazione con il Comune di Piacenza, con il patrocinio del Festival Europeo della Via Francigena ed il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e del Consorzio di Bonifica, oltre all’ormai consolidata rete di collaborazioni con enti e associazioni sia pubbliche che private del territorio.
Piacenza, fondata su un terrazzo fluviale del Po, deve a questa posizione strategica la propria ragion d’essere. In città esistono diverse tracce dell’antico rapporto con il fiume, che è profondamente inscritto nell’assetto urbanistico, contenuto nella storia dei monumenti e attestato da reperti archeologici e opere d’arte. La rassegna si propone di mettere a sistema questo patrimonio culturale per riscoprire l’importanza del Po, oggi in parte dimenticata, nel processo storico di formazione dell’identità locale. A tale scopo sono organizzati spettacoli multimediali, performance artistiche, mostre tematiche, tavole rotonde, conferenze e laboratori didattici.
Il progetto di Antonella De Nisco si articola in quattro punti, accomunati dal tema dello sguardo, inteso come osservazione della realtà, ma anche come visione immaginifica e mentale, radicata nella memoria individuale e collettiva. Punto di partenza, la veduta di Piacenza dal Po che si trova nel dipinto raffigurante “La Beata Vergine e Cristo intercedenti” (1603) di Giovanni Battista Trotti detto il Malosso, conservato presso la Pinacoteca dei Musei Civici di Palazzo Farnese. Secondo punto di interesse, il “Binocolo”, collocato nel cortile di Palazzo Farnese. Un’opera che invita a rivolgere lo sguardo verso le rive del fiume, che in linea d’aria distano poche centinaia di metri, ma che risultano di fatto lontane a causa delle barriere architettoniche, del traffico e, soprattutto, dell’abitudine a non considerare questo spazio naturale come una risorsa reale. Il terzo punto del percorso individuato da Antonella De Nisco è dislocato alla Porta del Soccorso, situata lungo il tracciato delle mura cinquecentesche e significativamente rivolta verso il Po. Anche in questo caso l’installazione, che si intitola “Periscopio”, rimanda al tema della visione, sottolineandone le valenze storiche, in quanto l’atto di guardare è soggetto ai condizionamenti culturali delle diverse epoche. La tappa finale del processo fisico e ideale di riavvicinamento al fiume è costituita da un’ulteriore installazione collocata tra gli alberi sulla riva del fiume e intitolata “Spiatoio”. Ancora una volta, si tratta di un dispositivo pensato per creare un punto di vista privilegiato sulle acque del Grande Fiume.
«Come artista – scrive Antonella De Nisco – non realizzo sculture dentro al paesaggio ma cerco tracce che trasformino lo spazio in scultura. La pratica manuale è il mezzo, l’intervento operativo attraverso il quale esprimere un pensiero sottile e, a volte, provocatorio. Mi piace lavorare sull’ambiente e con le persone, che diventano così parte integrante dell’opera che realizzo durante i laboratori. Il “fare” serve a capire, cambiare, trasformare lo spazio per arricchire, ritrovare, riconoscere il senso dell’artificiale e del naturale. Si tratta di interventi temporanei in quanto realizzare l’effimero, il transitorio, comporta quella leggerezza estetica che io vedo come una grande qualità».
Il progetto sarà presentato alla stampa lunedì 29 agosto, alle ore 11.00, nella Pinacoteca di Palazzo Farnese, “sala del Malosso”, alla presenza della direttrice dei Musei Civici, Antonella Gigli, e dell’Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Piacenza, Tiziana Albasi. A seguire, visita guidata gratuita aperta al pubblico.
Fino al 15 novembre 2016 sarà possibile fruire autonomamente del percorso installativo mediante le mappe in distribuzione presso i Musei di Palazzo Farnese. Visite guidate gratuite saranno organizzate ogni sabato di settembre e ottobre (programma completo ed orari: http://www.artiepensieri.com). Sabato 17 settembre, in particolare, sarà dedicato al progetto “POrta” con visita guidata mattutina alla presenza dell’artista e tavola rotonda, alle ore 16.00, su Lungo Po, dedicata al tema del paesaggio fluviale indagato attraverso vari punti di vista: dalla Land Art all’ecologia, sino alla progettazione urbanistica. A seguire, laboratori, bicitour e navigazioni fluviali.
Per informazioni: tel. 333 6738327 (Micaela Bertuzzi), tel. 340 6160854 (Mariarosa Lommi), artiepensieri@virgilio.it, http://www.artiepensieri.com.
Antonella De Nisco vive a Reggio Emilia. Artista e docente di storia dell’arte, affianca alla pluriennale attività espositiva la realizzazione di progetti, installazioni site-specific, eventi e lezioni. Insieme a Giorgio Teggi ha ideato il LAAI, Laboratorio di Arte Ambientale Itinerante, con il quale realizza, insieme a gruppi di cittadini/e, installazioni territoriali intrecciate, tessute, assemblate. È autrice di articoli e ricerche sulla formazione e la didattica dell’arte. Raccoglie le sue esperienze artistiche nella serie di pubblicazioni tascabili “Collane di Plastica”.
Arti e Pensieri è un’Associazione culturale nata nel 2004 a Piacenza. Offre servizi di tutela sugli scavi archeologici, ricerca in campo storico artistico e archeologico, catalogazione, restauro, formazione, studio e riproduzione di antiche tecniche di lavorazione artigianale, progetti di riqualificazione di siti e paesaggi culturali. Si occupa della valorizzazione del Patrimonio Culturale mediante l’elaborazione di progetti di didattica museale e divulgazione scientifica rivolti a bambini e adulti, conferenze e convegni, percorsi museografici esperienziali, allestimento museale, ideazione e realizzazione di prodotti editoriali e mostre. Organizza eventi culturali tra cui “Il Po ricorda”, manifestazione volta al recupero dell’identità fluviale di Piacenza, che giunge quest’anno alla quarta edizione, “Vivere il confine”.


Comune di San Polo d'Enza scrive:

“Phone and… / Oltre il ponte”: dal 26 agosto al 25 settembre 2016 le antiche sale del Castello e della Torre dell’Orologio di San Polo d’Enza (RE) ospiteranno la mostra personale dell’artista Oscar Piovosi, originario del luogo. Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di San Polo d’Enza, l’esposizione sarà inaugurata venerdì 26 agosto alle ore 18.00 nella Sala degli Affreschi, all’interno del Castello.
Il titolo della mostra è riconducibile al vissuto personale dell’autore e alla passione per il viaggio, divenuta nel tempo elemento fondante della sua ricerca. «Ho sempre amato viaggiare – spiega Piovosi – e, nella mia testa, c’è il ricordo di quando, da bambino, attraversavo con mia madre il ponte di San Polo d’Enza, dove sono nato, che divide le province di Reggio Emilia e Parma. In lontananza, vedevo le luci di un paese lontano e, poco a poco, è nata in me la curiosità di andare a scoprire cosa ci fosse laggiù».
Il percorso espositivo si articola nelle due sedi, presentando in tutto una cinquantina di opere ad acrilico su tela, realizzate dal 2010 ad oggi. Nel Castello, la serie “Phone and…” che evidenzia nuove forme di dipendenza generate dall’uso incontrollato della tecnologia. Opere che raccontano l’era degli smartphone e di una nuova incomunicabilità causata dallo strumento di comunicazione per eccellenza. Nella Torre dell’Orologio, lavori riferibili ai cicli “ViaggiaMente” ed “Up”, insieme ad alcune opere di matrice informale, nelle quali l’autore sperimenta senza regole, liberando la mano.
Come si legge in una nota critica scritta nel 2013 da Alberto Agazzani, scomparso recentemente, «La poetica pittorica di Oscar Piovosi si concentra principalmente sulla rappresentazione di quell’invisibile stato di assenza in una dimensione del quotidiano che sconfina con l’altrove. Attimi di un racconto che non è più e non è ancora, sospesi in non-luoghi nei quali il pensiero e l’animo umani diventano protagonisti. Stupori fulminei, inquietudini pensierose, financo il sovrappensiero sono i personaggi ai quali corpi e figure danno forma e sostanza. Una metafisica del visibile e del quotidiano che, lontana da ogni tentazione narrativa o letteraria, trasforma la pittura in uno strumento evocativo e suggestivo, per rappresentare ciò altrimenti impossibile da cogliere».
La personale sarà visibile nei seguenti orari: nel Castello (Piazza IV Novembre, 1) negli orari degli uffici comunali; nella Torre dell’Orologio (Piazzetta Torre dell’Orologio) giovedì ore 10.00-12.00, sabato 16.00-19.00, domenica 10.00-12.00 e 16.00-19.00. L’ingresso è gratuito. Sarà disponibile in mostra una pubblicazione monografica (Edizioni Bertani, 2016) dedicata alla ricerca di Oscar Piovosi. Nell’ambito dell’esposizione si terrà, inoltre, una conversazione con esperti del settore sulle dipendenze dalla tecnologia e dai social media. Per informazioni: Biblioteca comunale (tel. 0522 241729, biblioteca@comune.sanpolodenza.re.it, http://www.comune.sanpolodenza.re.it). Per approfondimenti: http://www.oscarpiovosi.it.


Villa Genesio scrive:

“IN ART nel segno del contemporaneo”: dal 3 al 18 settembre 2016 le stanze seicentesche di Villa Genesio a San Polo d’Enza (RE) si aprono per il secondo anno all’arte contemporanea con opere di diciotto artisti, diversi per esperienza e linguaggio. Curata da Lia Bedogni, Elisabetta Margini e Riccardo Varini, l’esposizione sarà inaugurata sabato 3 settembre alle ore 17.00. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Comune di San Polo d’Enza, prevede anche visite guidate, incontri e dibattiti.
«La mostra – spiegano i curatori – si propone di realizzare, attraverso le varie esperienze artistiche generazionali, una “contaminazione”, dove il gesto creativo e la parola si intersecano senza interruzione di continuità tra le varie personalità. Un dialogo aperto a confronti ed approfondimenti in un luogo in cui si respira un passato, un passato diventato contemporaneo».
Il percorso espositivo si articola in tre sezioni: nelle stanze recentemente recuperate dall’ex casa del custode gli artisti definiti “postmoderni”, nelle camere al primo piano della villa le giovani generazioni, al secondo piano la fotografia. Il salone al piano terra ospita, invece, un’esposizione collettiva per facilitare quella “contaminazione” auspicata dagli organizzatori.
Coordinata da Elisabetta Margini, la prima sezione ospita le opere di Oscar Accorsi, Luciano Bertoli, Oscar Ferrari, Augusto Giuffredi, Giordano Montorsi, Sandra Moss, Pietro Mussini, Enzo Silvi e Wal, artisti nati negli anno ’40 e ’50 ed attivi sul territorio reggiano. Ricerche che affondano le loro radici nelle avanguardie storiche, senza soffermarsi sul concetto di “stile” così caro al mercato. Dall’informale alla pop art, dal concettuale alla neofigurazione, dai media alle ultime contaminazioni dei linguaggi, ma sempre rielaborati in chiave personale. Tratto comune, la concettualità, evidente anche nell’approccio interdisciplinare tra pittura, scultura e design.
La seconda sezione, coordinata da Lia Bedogni, comprende opere di Mirko Baricchi, Alle Basso, Carlo Cane, Antonella Cinelli, Laura Forghieri e Matteo Messori. Attraverso la ricerca artistica di alcuni protagonisti del panorama italiano, la storica dimora si arricchisce di nuove storie: dai paesaggi di Mirko Baricchi, che invitano all’ascolto e alla riflessione, alle fotografie surreali di Alle Basso, dalle atmosfere visionarie di Carlo Cane alle installazioni di Antonella Cinelli sul tema della memoria, fino alle carte di Laura Forghieri che raccontano lo scorrere del tempo.
La fotografia è, infine, protagonista della terza sezione, coordinata da Riccardo Varini. In mostra, opere di Gian Franco Iori, Maurizio Strippoli e dello stesso Varini. Dalla “Fantacittà” di Iori, i cui palazzi sono ripresi di notte da punti di vista insoliti e stampati in bianco e nero, “À la Maison” di Strippoli, in cui l’autore scavalca con ironia la malinconia di oggetti abbandonati, sino alle “Assenze” di Varini, esposte nel 2014 alla Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia. Stanze vuote, personaggi distanti che ricordano Hopper, dove aleggia però sempre un fiato di mistero.
Villa Genesio (Via Don P. Borghi 14, San Polo d’Enza, Reggio Emilia) sarà aperta al pubblico da lunedì a venerdì ore 16.00-20.00, 10 e 11 settembre ore 10.00-22.00, 17 e 18 settembre ore 10.00-20.00. Ingresso libero. Nell’ambito della mostra, si terranno i seguenti eventi: domenica 4 settembre, ore 17.00, “Esperienze nel Postmoderno”, Tullio Masoni dialoga con gli artisti; sabato 10 settembre, ore 17.00, visita guidata con Lia Bedogni; sabato 17 settembre, ore 17.00, “Fotografia lenta”, Lara Ferrari e Tullio Masoni dialogano con Riccardo Varini; domenica 18 settembre, ore 17.00, “Tullio Masoni: qualche poesia” ed aperitivi d’arte dalle ore 18.00. Per informazioni: tel. 0522 241729, biblioteca@comune.sanpolodenza.re.it, http://www.comune.sanpolodenza.re.it, http://www.facebook.com/villagenesio.
Villa Genesio è un’antica dimora residenziale con giardino risalente al XVII secolo di proprietà della famiglia Margini-Villa, il cui cognome ha origine dal luogo di provenienza “Villa delle Ville”. Tommaso Villa e successivamente il figlio Genesio modificarono in piccola parte, nel corso del XIX secolo, l’impianto originale. L’attuale configurazione risale ad ulteriori interventi eseguiti nel XX secolo ad opera degli eredi. La grande cantina con il pozzo e la raccolta di reperti lapidei sono documento storico di notevole interesse. Nel 2015 Villa Genesio ha ospitato la mostra d’arte contemporanea “Who Où. Arte fuori luogo”, promossa dall’Associazione Culturale Merende d’Artista in collaborazione con il Comune di San Polo d’Enza.


PUNTO SULL'ARTE scrive:

DAIMON
CLAUDIA GIRAUDO – MATTHIAS VERGINER
con performance di GIOVANNA LACEDRA

VERNISSAGE: Sabato 24 settembre 2016, dalle ore 18 alle 21
PERIODO: 25 settembre – 5 novembre 2016
PERFORMANCE: Sabato 22 ottobre 2016
A cura di Alessandra Redaelli

La nuova stagione di PUNTO SULL’ARTE apre con una mostra intensa. Sabato 24 Settembre dalle 18 alle 21 sarà inaugurata la doppia personale DAIMON, con protagonisti gli artisti CLAUDIA GIRAUDO e MATTHIAS VERGINER. Il tema è quello del destino, raffigurato nell’incontro tra la persona e il suo daimon, l’animale simbolo guida dell’anima. Ecco allora Claudia Giraudo, con i suoi oli su tela profondi e senza tempo, dove figure leggiadre che incarnano la giovinezza incontrano farfalle, lepri, camaleonti, rospi smeraldini e germani reali, intrattenendo con loro dialoghi silenziosi sul futuro. Ecco Matthias Verginer: nelle sue sculture in legno di tiglio l’incontro tra l’uomo e il suo daimon si colora in tinte pop e si declina in toni scanzonati, facendo apparire la bella ragazza nuda, tonda e atletica, come una domatrice di belve e di insetti giganti o come una condottiera in piedi sul dorso di una balena. Completa la mostra la performance di GIOVANNA LACEDRA, dal titolo “Paràdeigma”. Pittrice, disegnatrice, ma soprattutto performer, l’artista si esibirà Sabato 22 ottobre incantando e coinvolgendo il pubblico con un’azione inedita dedicata al nostro destino più autentico, alle nostre vocazioni profonde, e alle gabbie che troppo spesso le soffocano.
Durante il vernissage, sabato 24 settembre, saranno presenti gli Artisti.
CLAUDIA GIRAUDO: Nasce a Torino nel 1974. Nel 2001 si laurea presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e in seguito intraprende il suo percorso di ricerca nell’ambito della pittura figurativa formandosi attraverso lo studio delle opere dei maestri Rinascimentali e Nordeuropei; background che emerge sia nella tecnica che nella scelta dei soggetti, pur mantenendo la sua personale cifra stilistica. Espone con frequenza in fiere d’arte, gallerie private e in luoghi istituzionali pubblici. Le sue opere si trovano in collezioni permanenti ed acquisizioni museali nazionali ed internazionali, tra cui l’Harmony Art Foundation di Mumbai (India), il Museo MACIST di Biella, il Museo Eusebio di Alba (Cn), la Sala del Consiglio di Bossolasco (Cn) e il Museo Civico di Bevagna (Pg). Vive e lavora a Torino.
MATTHIAS VERGINER: Nasce a Bressanone nel 1982. Si specializza in scultura presso la Scuola d’Arte di Selva in Val Gardena e nel 2001 inizia l’apprendistato presso lo studio del padre, il famoso scultore Willy Verginer. Dal 2002 al 2003 collabora con Aron Demetz e nel 2010 collabora con gli Artisti Reza Aramesh e Pietro Roccasalva. Ha iniziato a esporre il suo lavoro nel 2001. Ha realizzato mostre personali e collettive e fiere di settore in Italia e all’estero (Belgio, Germania, Lussemburgo, Olanda, Svizzera, Turchia e Taiwan). Vive e lavora a Ortisei (BZ).

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61 – 21100 Varese
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Mar – Sab H: 10-13 e 15-18
Apertura Dom 25/09 e 02/10 H: 15-18


Farmacia Meltias Conselve scrive:

“Le intenzioni più vere” dell’artista veneziano Franco Beraldo dal 26 agosto al 1 ottobre 2016 alla Farmacia Meltias di Conselve (PD). La mostra, realizzata con il patrocinio della Città di Conselve e della Provincia di Padova, è parte del progetto “Un artista per le farmacie Meltias” che, dal 2014 ad oggi, ha coinvolto Alessandra Lazzarin, Sonia Strukul e Carla Rigato. Curata da Sonia Strukul, l’esposizione sarà inaugurata venerdì 26 agosto alle ore 18.30, nell’ambito della Fiera di Sant’Agostino.
Il titolo, scelto dall’artista stesso, dichiara esplicitamente l’intenzione di mettere a nudo la sua pittura, il suo operare, le diverse fasi di un percorso di ricerca condotto con coerenza attraverso il ‘900 per affacciarsi al nuovo millennio.
In mostra, una ventina di opere di piccole e medie dimensioni, dalle nature morte ai paesaggi, fino alle carte che – spiega la curatrice – «rappresentano l’intensa e variegata ricerca del maestro che ha esplorato le profondità dell’olio e dell’affresco in paesaggi che sfumano nell’astratto. Una lunga ed inarrestabile ricerca incentrata sul colore e sulla sua espressione sempre più libera e piena, dalle nature morte di matrice morandiana ai paesaggi, fino alle tempere diluite sulle carte strappate e ricomposte».
Nell’intensa vicenda artistica di Franco Beraldo non si può prescindere, inoltre, dal suo incontro con il vetro: anche qui, come nelle nature more e nei paesaggi, le pennellate alludono ad una vitalità pittorica e ad un’anima segreta del colore che, come nella tradizione veneta, si evolve nella trasparenza del vetro in soluzioni non figurative.
Il percorso espositivo è completato da un video a ciclo continuo che presenta ai visitatori le soluzioni tecniche adottate dall’artista.
La mostra è visitabile da lunedì a sabato con orario 8.30-12.45 e 15.30-19.45. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 049 5384165, conselve@farmaciemeltias.it, http://www.farmaciemeltias.it. Per informazioni sulle opere esposte: Sonia Strukul (tel. 392 4541345).
Nell’ambito dell’esposizione, sabato 2 settembre, alle ore 18.30, si terrà l’incontro con lo scrittore Matteo Strukul sul tema “Letteratura e territorio”, realizzato in collaborazione con la Libreria Mondadori di Padova. Matteo Strukul illustrerà ai presenti le trame dei suoi romanzi ambientati in Veneto, per raccontare il territorio e conservarne la memoria.
Franco Beraldo nasce nel 1944 a Meolo (VE), un piccolo paese della campagna veneta. Ancora ragazzo, si trasferisce con la famiglia a Mestre, dove attualmente vive e lavora. Per la sua formazione artistica è stato importante l’incontro con il pittore Guido Carrer e fondamentali i suoi viaggi nell’Italia del sud e soprattutto in Sicilia. Inizia l’attività artistica nel 1965, partecipando a concorsi, rassegne, mostre personali e collettive ed ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Burano per la Pittura (1981). Dal 2006 si avvicina al modo del vetro di Murano, collaborando con i maestri più rappresentativi del settore.
Matteo Strukul (Padova, 1973) è scrittore e sceneggiatore di fumetti. Ha pubblicato per Mondadori “La giostra dei fiori spezzati” (2014), per Multiplayer “I Cavalieri del Nord” (2015), per Fanucci “Il sangue dei baroni”. Scoperto da Massimo Carlotto, ha pubblicato per le edizioni e/o i tre romanzi della serie di Mila: “La ballata di Mila” (2011), “Regina nera” (2013) e “Cucciolo d’uomo” (2015), in corso di pubblicazione in 20 Paesi ed opzionati per il cinema. Nel 2017 uscirà per Mondadori un suo libro dedicato a Casanova. Fondatore del movimento letterario “Sugarpulp” e direttore artistico dell’omonimo festival, collabora con diverse testate, tra cui “Il Venerdì di Repubblica” e “FilmTv”.
Le Farmacie Meltias propongono un approccio olistico al benessere dei propri clienti. Un insieme di spazi, professionisti, servizi e prodotti d’eccellenza. In questo contesto, per volontà del dott. Lucio Merlo e del dott. Roberto Sannito, nel 2014 è stato creato uno spazio dedicato ad eventi culturali e formativi, dove ritrovare utili informazioni e, al contempo, visionare opere d’arte per perseguire il proprio benessere. La farmacia quindi come luogo del benessere sia fisico che emotivo.


Museo PierMaria Rossi scrive:

L’Associazione Culturale Sentieri dell’Arte presenta, dal 23 luglio al 25 settembre 2016, presso il Museo PierMaria Rossi di Berceto (PR), “Storie di vite usate – la diversità in mostra”, esposizione etnologica che, richiamando gli antichi zoo umani, ripropone in chiave moderna la necessità di considerare “l’altro” non più come un nemico o un diverso.
Realizzata con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, del Comune di Berceto e dell’Associazione Borghi Autentici, in collaborazione con Survival Italia e Collezione Radauer di Vienna, la mostra sarà inaugurata sabato 23 luglio alle ore 17.00, alla presenza di Francesca Casella, Presidente di Survival Italia, e di Viviano Domenici, scrittore e giornalista.
In esposizione, materiali storici originali inerenti alle mostre etnologiche del secolo scorso, inseriti in un suggestivo percorso. Durante la programmazione della mostra il Museo PierMaria Rossi ospiterà, inoltre, conferenze di antropologi, scrittori e sociologi, nonché proiezioni di film e documentari inerenti l’argomento. Programma completo: http://www.museopiermariarossi.it.
Un commerciante di Amburgo, Carl Hagenbeck, riforniva di animali selvaggi i giardini zoologici di mezza Europa. Intorno al 1874 ebbe l’idea di esporre anche alcuni indigeni dell’isola di Samoa presentandoli come individui “puramente naturali”. Si rese presto posto conto di quanto potesse essere lucroso esporre uomini di etnie differenti da quella europea e inventò di fatto “gli zoo umani”, che divennero presto una delle maggiori attrazioni delle prime Esposizioni Universali. Dalla metà dell’Ottocento fino agli anni ‘40 del Novecento, gli zoo umani si diffusero in tutta Europa, venendo a costituire una sorta di rappresentazione del razzismo propagandato dalle teorie scientifiche dell’epoca.
Al Museo PierMaria Rossi è possibile ripercorrere la vita di intere famiglie alle quali sono state tolte le loro radici. Uomini e donne portati lontano dai paesi d’origine, considerati “diversamente umani”, in alcuni casi spacciati dal mondo scientifico come anelli mancanti tra l’uomo e la scimmia in una logica di darwinismo sociale.
Nonostante siano trascorsi molti anni dalle ultime grandi esposizioni etnologiche, la globalizzazione, nel bene o nel male, mette continuamente a confronto realtà e radici differenti, a volte con scambi culturali di grande respiro che portano ad una crescita individuale e ad una nuova consapevolezza collettiva, a volte con risultati disastrosi di intolleranza, fino ad arrivare al deprecabile fenomeno del razzismo.
Ancora oggi il “diverso” incute paura, disagio e pregiudizio. L’obiettivo della mostra è sensibilizzare i cittadini sulla necessità di considerare “l’Altro” non più come nemico in base alla sua appartenenza etnica, sociale, religiosa e politica.
L’esposizione è visitabile tutti i giorni con orario 10.30-12.30 e 16.00-20.00, chiuso lunedì mattina. Per l’occasione è stato stampato un catalogo di 200 pagine disponibile nel bookshop del museo. Per informazioni: tel. 335 6237878, tel. 393 6710042, segreteria@museopiermariarossi.it, http://www.museopiermariarossi.it.
Il Museo PierMaria Rossi si trova a Berceto, un piccolo ma importante paese della Provincia di Parma, ricco di storia e crocevia geograficamente strategico in quanto tappa importante della Via Francigena, a metà strada tra Parma e La Spezia. Dal 2014 la gestione è affidata all’Associazione Culturale Sentieri dell’Arte, presieduta da Giuseppe Bigliardi e Claudia Majavacchi. Negli spazi del Museo vengono allestite mostre e organizzati eventi artistici e culturali di grande respiro, pensati per essere itineranti e sempre arricchiti da conferenze ed eventi collaterali. Oltre ad affrontare tematiche originali e spesso dimenticate, un’attenzione particolare è rivolta all’antica Via Francigena per la quale è in corso un progetto che vede coinvolti al momento oltre 50 Comuni italiani. Fino al 20 settembre 2016 sono aperte le iscrizioni al concorso gratuito per acquerellisti avente come tema “Maria Luigia d’Asburgo nelle sue stanze” che prevede momenti espositivi presso il Museo PierMaria Rossi ed il Museo Glauco Lombardi di Parma.


Sibilla Arte scrive:

L’Associazione Culturale Sibilla Arte di Carassai (AP) presenta, dal 23 luglio al 10 settembre 2016, presso la storica sede di Palazzo Andreani (Via Roma, 3) e nell’annessa Cantina del Torrione, “Fuori dalle radici”, doppia personale dell’artista tedesco Achim Ripperger e della fotografa italiana Rita Antonioli.
Curata da Adriana Braga, l’esposizione sarà inaugurata sabato 23 luglio alle ore 18.00, alla presenza degli autori. L’evento è patrocinato dal Comune di Carassai (AP) e dal Comune di Pedaso (FM), che ospiterà alcune opere di Achim Ripperger.
«Una mostra che – spiega la curatrice – sebbene sia legata al territorio marchigiano che Sibilla Arte intende tutelare e valorizzare, si propone di uscire dai canoni classici, dall’uso consueto di forme e materiali, per proporre ai visitatori un percorso originale, fisicamente e metaforicamente fuori dalle radici».
In esposizione, una quarantina di opere: dipinti e sculture di Achim Ripperger che trasferiscono l’anima e l’energia della natura in forme umane e fotografie di Rita Antonioli della serie “Cloudskeeper”, dedicata alle nuvole.
Attraverso la ricerca artistica, Achim Ripperger vuole rendere visibile la natura umana e creare canali di intuizione profonda del presente e del futuro dell’umanità. Modellati in creta, i suoi corpi prendono forma da rami e radici di recupero, da legni portati dall’acqua. Le opere su tela, invece, nascono da un ricco substrato di forme e colori che si fondono in una superficie quasi pietrificata da cui emergono figure vitali.
Per molti anni Rita Antonioli ha collezionato nuvole, in giro per il mondo così come dalla finestra di casa. «Le nuvole – dichiara la fotografa – passano indisturbate sopra le nostre teste e chi le osserva, così come i bambini, immagina e crea mondi possibili». Il percorso espositivo corrisponde, dunque, ad un viaggio molto particolare perché, citando Einstein, la logica ti può portare da A a B, l’immaginazione dappertutto.
Parte del progetto è anche una grande radice recuperata da Achim Ripperger sulla spiaggia di Pedaso (FM) e lavorata dall’autore nel giardino comunale di Carassai (AP). L’opera, diretta citazione dello sradicamento provocato dalla forza del fiume, è anche metafora del percorso umano ed artistico, obbligato oppure volontario, che porta ad abbandonare sedi di origine e sicurezze per nuovi orizzonti.
La mostra è visitabile fino al 10 settembre 2016, da giovedì a domenica con orario 18.00-22.00 o su appuntamento. Per informazioni: tel. 339 6391290, info@sibilla-arte.com, http://www.sibilla-arte.com.
Alcune opere di Achim Ripperger saranno esposte dal 24 luglio al 3 agosto 2016 presso la Sala Bimp di Pedaso (Via De Gasperi, 41), per raccontare le “Anime del fiume”.
Nato a Francoforte sul Meno nel 1968, Achim Ripperberg ha compiuto gli studi all’Accademia di Arti Visive di Francoforte. Il focus tematico del suo lavoro è la ricerca umana della conoscenza di sé. Realizza sculture, dipinti e sta attualmente lavorando alla sua prima graphic novel. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, nonché riconoscimenti per la realizzazione di monumenti in spazi pubblici.
Rita Antonioli vive e lavora a Milano. Dopo studi professionali di fotografia, è stata assistente di Sofia Riva e Armin Linke. Come freelance ha lavorato nei teatri milanesi sviluppando “A glance from the stage”, una ricerca personale focalizzata sui visi e le espressioni, pubblicata nel 2006 con una prefazione di Patti Smith. Altri suoi progetti sono “Normal but Special”, “Urban Dynamism” e “Drag Queen: recognition of human variety”.
L’Associazione culturale Sibilla Arte di Carassai (AP), presieduta da Adriana Braga, ha sede dal 2014 negli spazi ottocenteschi di Palazzo Andreani (Via Roma, 3). Una dimora di famiglia aperta al pensiero e all’invenzione artistica, perché la bellezza possa essere fruita da tutti. Inaugurata l’attività espositiva con i “Paesaggi umani” di Mauro Terzi ed Andrea Capucci, l’Associazione ha proposto nel primo biennio diversi progetti ponendo in dialogo artisti e fotografi.


MAPP scrive:

Visite guidate al MAPP tra ordinario e straordinario.

Il parco e i padiglioni dell’ex Ospedale Psichiatrico di Milano ospitano più di 140 opere di importanti esponenti del panorama artistico contemporaneo nazionale e internazionale, tra cui Enrico Baj, Emilio Tadini, Bernd Zimmer, Paul Goodwin e Martin Disler. Le opere rientrano nel progetto di riqualificazione di un’area, un tempo associata all’idea di chiusura e sofferenza, che oggi si presenta come luogo di incontro e approfondimento delle molteplici tematiche legate all’arte per adulti, ragazzi e bambini mossi dall’interesse di scoprire e comprendere l’arte contemporanea e i suoi protagonisti.

Sarete accompagnati alla scoperta di questo luogo di incontro e dialogo da guide speciali: i Facilitatori Arte-Salute del MAPP.

Orario di apertura: lunedì – venerdì 9.30 – 16.00 Il parco è aperto tutti i giorni dalle 8.00 alle 19.00

Come arrivare: Con i mezzi pubblici Linea M3 metro gialla fermata “Affori FN”, uscita via Ciccotti Passante Ferroviario Linea S4 e S2 fermata “Affori” schema rete metropolitana Autobus linee 40, 41, 52, 89. In auto Superstrada Milano-Meda uscita “Affori”. Autostrada A4 Torino-Venezia uscita “Cormano”.

Il MAPP si trova in via Ippocrate 45, padiglione 7.

Sito internet: http://www.mapp-arca.it
Per informazioni: 02 6444 5326

Per tutti
Le visite guidate si effettuano dal venerdì alla domenica, per gruppi di almeno 10 persone. (a pagamento, su prenotazione)
Durata: 1 ora e mezza circa.
Periodo consigliato: da marzo a ottobre, escluso agosto.

Per le Scuole
Le visite guidate per le scuole si effettuano di venerdì, per gruppi di massimo 25 studenti con insegnanti. (a pagamento, su prenotazione)
Durata: 1 ora e mezza circa.
Periodo consigliato: da marzo a ottobre, escluso agosto.

Si richiede di prenotare almeno con una settimana di anticipo.

Vi aspettiamo!


ADAMstudio11 scrive:

Nascono in un cubo sospeso tra i rami di pino, in una delle valli più belle della Majella Occidentale, i progetti artistici di Francesca Consigli e William Santoleri, fondatori di ADAMstudio11 (www.adamstudio11.com).
Dopo il successo riscosso all’Istituto Italiano di Cultura di Praga, con la mostra “Desert – The Last Remaining Snow” (2015), i due artisti aprono per la prima volta al pubblico il loro studio, denominato “PineCube”, un luogo di meditazione immerso nella natura, costruito nel 2012 all’interno del Parco Nazionale della Majella.
L’Open Studio si terrà martedì 12 luglio 2016, con orario 20.00-22.00. Nel corso della serata, i due autori illustreranno ai presenti la loro storia, a partire dal progetto “Eremo” (Eremo di San Bartolomeo in Legio, Roccamorice, Pescara, 2012) che ha segnato l’inizio di un percorso artistico congiunto come ADAMstudio11. A coadiuvare le parole, la videoproiezione dell’esperienza, le cui immagini scorreranno sulle ampie vetrate della struttura, posta al centro della valle. Sarà possibile raggiungere la location con un breve transfer in fuoristrada ed un tratto a piedi di circa dieci minuti. È necessaria la prenotazione: cell. 320 8134997, adamstudio11@gmail.com.
Francesca Consigli e William Santoleri hanno raggiunto l’Eremo di San Bartolomeo (N42°10’55’’ – E14°2’21’’) l’8 maggio 2012 per suggellare l’avvio della loro collaborazione. Nel massimo rispetto del luogo, i due artisti hanno steso dalla sommità del monumento un drappo color magenta di oltre cento metri che, adagiandosi morbidamente sulla roccia e sul terreno, si è riversato nel torrente sottostante per arricchirsi con l’acqua di altre fonti. Un’installazione site specific che, traendo la nota cromatica dagli alberi di giuda in fiore, ha interessato il paesaggio per poche ore, dalle 7.35 alle 10.52, così da restituire rapidamente il luogo sacro ai visitatori. Per maggiori informazioni: https://youtu.be/jqPJtgtXWN0.
ADAMstudio11 nasce nel 2011 dall’incontro di Francesca Consigli e William Santoleri, accomunati dall’interesse per l’arte e per il camminare nella natura, cuore della loro ricerca. Nel 2012 progettano e costruiscono il PineCube. Come collettivo realizzano diverse performance ed installazioni: “Eremo” (Eremo di San Bartolomeo in Legio, Roccamorice, Pescara, 2012), “Tholos” (Cavallara, Roccamorice, Pescara, 2012), “Figure of 8” (Appennino parmense, 2012), “Skins. Scotland 1975 – Abruzzo 2013-2014” (PineCube, 2013-14), “Desert – The Last Remaining Snow” (Abruzzo, 2012-15). Per approfondimenti: http://www.adamstudio11.com.
Francesca Consigli nasce a Londra e studia Graphic Design presso Hornsey College of Art e Middlesex University, ottenendo una laurea in Arte ed un successivo master al Royal College of Art di Londra. Lavora per diversi anni come illustratrice per importanti riviste ed aziende prima di trasferirsi in Italia e concentrasi su pittura, scultura ed installazione.
William Santoleri nasce a Guardiagrele (Majella Orientale), frequentata l’Accademia di Belle Arti e si laurea in Storia dell’Arte presso La Sapienza di Roma. Ottiene diversi riconoscimenti artistici nazionali ed internazionali. È membro del Collegio Guide Alpine d’Abruzzo. Oggi utilizza la pratica del camminare come fonte inesauribile del fare artistico.


Galleria Marcantoni Arte Contemporanea scrive:

La Galleria Marcantoni Arte Contemporanea di Pedaso (FM) presenta, dal 19 giugno al 3 luglio 2015, “Poesie Scomode”, doppia personale degli artisti David Pompili e Paolo Maccari.
Lavori pensati e creati appositamente per la Galleria Marcantoni sono il risultato di due modi diversi di operare, ma accomunati dallo stesso filo rosso di pensiero. Un pensiero “infiammabile” per l’uno, con lavori omaggianti Emilio Isgrò, e di riflessione simbolica per l’altro. Un creare per ritaglio ed assemblaggio. Temi e personaggi della contemporaneità dipinti per far riflettere, per sbeffeggiare, per rimandare a situazioni di… “poesie scomode”.
David Pompili e Paolo Maccari nascono, vivono e subiscono con stupore la provincia dell’Italia centrale. Facendo propria la cultura Pop internazionale degli anni Settanta e Ottanta, diventano architetti, chi a Roma e chi a Firenze, trasformando l’arte in un momento di evasione e di fuga. Frequentando poi il ritratto, cioè il “paesaggio delle facce”, indagano l’umanità rappresentandone i volti, svelandone caratteri, vite, scontri, sfide, le vittorie e le sconfitte. Quando si incontrano e si rendono conto di aver percorso la stessa strada e vissuto le medesime realtà, capiscono però di averle osservate da due prospettive opposte, diverse e speculari. David Pompili, infatti, aggredisce la materia e, intervenendo quasi fisicamente, incide, elimina e toglie. Il vuoto che si crea è l’assenza del volto stesso del protagonista. Proprio quel vuoto diventa così lo spazio che attira tutti i figuranti della “corte dei miracoli” della cultura Pop, il vissuto dell’artista e del personaggio ritratto. Le figure di Paolo Maccari nascono, invece, dall’acqua mista alla terra e, come mattoni, vanno a costruire le strutture dei volti che, con le loro espressioni, riempiono il foglio di carta. Solitarie però nel vuoto del cartoncino da acquerello, emergono a rappresentazione della discutibilità e della relativa scomodità sociale, acquisendo da questa carattere e peculiarità.
Come di consueto, la Galleria Marcantoni affianca un evento musicale all’esposizione artistica, ospitando, in occasione del vernissage, il duo “Rosamunde”, composto da Melissa Galosi (piano) ed Elena Antogirolami (violoncello). Il duo si è costituito nel 2013 per la volontà delle due giovani musiciste di esplorare il repertorio per violoncello e pianoforte del romanticismo tedesco, ma ben presto il loro interesse si è allargato al novecento storico e contemporaneo, senza tralasciare la musica della grande tradizione italiana. Attento al contesto storico e culturale in cui si inseriscono i brani che va ad eseguire, il duo è solito presentare ed illustrare di volta in volta al pubblico i propri concerti. Il duo “Rosamunde” si perfeziona frequentando corsi e masterclass tenuti da docenti di fama internazionale quali Angelica Merkle, Marco Rogliano, Enrico Bronzi, Francesco Pepicelli. Vincitore di premi in concorsi nazionali e internazionali, si esibisce con successo ed apprezzamento di pubblico in concerti nell’ambito di festival e in diverse realtà del territorio italiano.
La mostra, che sarà inaugurata domenica 19 giugno dalle ore 18.00, sarà visitabile fino al 3 luglio 2016, tutti i giorni con orario 17.00-20.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 349 4306492, info@galleriamarcantoni.it, http://www.galleriamarcantoni.it, http://www.facebook.com/galleriamarcantoni.


Gianfranco Peiretti scrive:

E’ una fortuna che esistano ancora persone serie.
g.p.


Villa Argentina scrive:

Le “Identità alterate” dello scultore Emanuele Giannelli dall’11 giugno al 31 luglio 2016 nella storica sede di Villa Argentina a Viareggio (LU). Curata da Niccolò Bonechi, la mostra sarà inaugurata sabato 11 giugno alle ore 17.30.
La personale, promossa dalla Provincia di Lucca con il patrocinio dei Comuni di Lucca, Viareggio, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Seravezza e Camaiore, raccoglie una ventina di opere in resina, oltre ad alcune sculture in bronzo e terracotta, tutte realizzate dal 2009 al 2016.
Il titolo dell’esposizione – “Identità alterate” – fa riferimento alla ricerca dell’artista, tesa a rappresentare esseri dalle sembianze umane, ma appartenenti ad una realtà “altra”, futuribile. Le sue figure, infatti, presentano elementi di dissonanza, metafora della difficoltà dell’uomo d’oggi ad affrontare la propria contemporaneità.
«Identità alterate – spiega il curatore – è una mostra monografica dell’artista Emanuele Giannelli, non un’antologica, da cui peraltro si è cercato di prendere nettamente le distanze. Non vi è qui autoreferenzialità, tanto meno alcun intento celebrativo. Giannelli è un artista che non ha tempo per guardarsi alle spalle, ma punta deciso verso nuove opportunità: tramite il medium della scultura, intende indagare gli sviluppi della società contemporanea, avendo pur sempre come riferimento unico l’essere umano».
Il percorso espositivo si sviluppa al primo ed al secondo piano della villa liberty, recentemente restaurata ed adibita a sede espositiva. Dai lavori museali (“Mr Kiribaty”, 2016), allestiti nelle prime sale, ad “Haida” (2009), “I visionari” (2012), “Sospesi” (2014), “Dizzy two” (2014) e “Polaroid” (2015). Opere caratterizzate da un’anatomia mutante, gruppi scultorei in cui la figura umana viene replicata perché, dichiara l’autore, «l’uomo è produttore ed allo stesso tempo consumatore, oggetto che fa mostra di sé all’interno dello scaffale di un supermercato».
La mostra, realizzata con il contributo di Banca di Credito Cooperativo Versilia, Lunigiana e Garfagnana e La Stanza dei Bambini (Forte dei Marmi e Querceta), sarà visitabile fino al 31 luglio 2016, da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.00-24.00, domenica orario 16.00-24.00, chiuso lunedì. Ingresso libero.
La presentazione del catalogo bilingue italiano / inglese con un testo di Niccolò Bonechi si terrà domenica 3 luglio con una performance di danza del gruppo Keos Dance Project.
Per contattare la sede espositiva: T. +39 0584 48881, musei@provincia.lucca.it. Per maggiori informazioni: T. +39 366 1843396, emanuele.giannelli@virgilio.it, http://www.emanuelegiannelli.it.
Emauele Giannelli nasce a Roma nel 1962. Nel 1981 si trasferisce in Toscana, dove si laurea all’Accademia di Belle Arti di Carrara, sezione Scultura. Nel suo lavoro ha espresso contenuti che vanno dalla pop art all’industriale, ripetizioni seriali dove l’uomo, ingranaggio, ha comunque il suo centro. In seguito la sua ricerca artistica si è indirizzata verso la cultura cibernetica: visioni aeree di città industriali, scenari alla Philip K. Dick dove l’uomo è costretto continuamente a ridiscutere il proprio ruolo e la propria esistenza. I materiali prediletti da Giannelli sono anche oggetti di recupero: scarti di una società industriale e consumistica che divora a ritmo vertiginoso i propri prodotti. Negli ultimi anni, a partire da “Sospesi” ed “Haida”, è ritornato alla figurazione classica. Lavora gesso, resina, bronzo e terracotta. Ha al suo attivo numerose mostre in Italia e all’estero. Tra le recenti personali si segnalano “To lie or not to lie” (Galleria Emmeotto, Palazzo Taverna, Roma, 2015, a cura di Gianluca Marziani), “Piccole opere” (Marina di Carrara, 2015), “To lie or not to lie” (Palazzo Collicola, Spoleto, 2015). Tra le recenti collettive, “Collettiva” (Galleria Numero 38, Lucca, 2015), “Guerra e Pace” (La Spezia, 2015, a cura di Mara Borzone), “Imago Mundi” (Fabrica, Torino, 2015, a cura di Luca Beatrice), “La scultura è una cosa seria” (Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia, 2016, a cura di Niccolò Bonechi). Vive e lavora nelle vicinanze di Pietrasanta.


Fabio scrive:

START!
ART DISTRICT

MOSTRA DI ARTE MOBILE ALL’ANGOLO VIA ALESSANDRIA/VIA REGGIO EMILIA

Il 16 giugno dalle 18.00 alle 21

Fino al 28 giugno

GALLERIA IL SOLE – Marco Ferri | Stefano Pilato | Via Alessandria 110/c
HOTEL APOGIA LLYOD- Luca Bellandi | Via Alessandria 110
ERAMECCANICA – Arianna Matta | Via Reggio Emilia 32 d
DUE CONCEPT STORE – Giuseppe Palermo | Via Reggio Emilia 32 c

START! è il primo di una serie di tre appuntamenti dedicati all’arte, il design e la moda promossi e organizzati da PERONI DISTRICT ROMA, che riunisce aziende attive nel settore, concentrate nell’angolo via Alessandria/Via Reggio Emilia.

Cinque artisti esporranno le loro opere in quattro spazi diversi e attigui, trasformati per l’occasione in un circuito di gallerie d’arte aperte ai visitatori.
Le opere materiche di Marco Ferri, reduci dei successi ottenuti all’Art Fiera di Bologna e le sculture marine di Stefano Pilato animeranno gli spazi della Galleria Il Sole. Il fascino degli abiti senza tempo di Luca Bellandi vivrà nella hall dell’Hotel Apogia Llyod mentre le strutture post industriali di Arianna Matta trovano il loro habitat ideale accanto agli arredi proposti da ERAMECCANICA. Nel Due Concept Store le ceramiche di Giuseppe Palermo dialogheranno con abiti e accessori.

Start! è l’inizio di un percorso che ha l’obiettivo di utilizzare in modo nuovo il tessuto urbano promuovendo scambi, ibridazioni, connessioni tra attività e spazi differenti tutti da scoprire.

upcoming events

Settembre 2016: Design District
Dicembre 2016: Fashion District


Atipografia scrive:

“Archè, Ben prima del nome chiamato”: mostra personale di Mirko Baricchi dal 9 giugno al 17 luglio 2016 presso gli spazi di Atipografia ad Arzignano (VI).
Accompagnata da un giornale con testi di Luca Beatrice (storico e critico d’arte), Marco Mioli (critico d’arte) ed Elena Dal Molin (direttore artistico Atipografia), l’esposizione sarà inaugurata giovedì 9 giugno alle ore 18.30. La presentazione si terrà alle ore 19.30.
La mostra è parte di una programmazione annuale dedicata all’epochè, ovvero alla sospensione del giudizio, considerata come necessaria data l’assoluta incertezza di ogni conoscenza concernente la realtà esterna. Un tema precedentemente analizzato da Denis Riva con “Carte sospese” e da Elisa Bertaglia ed Enrica Casentini con “Erranza”.
Con “Archè” Mirko Baricchi ricerca un momento, un non-tempo, in cui galleggiano tutti gli ingredienti che improvvisamente costituiranno l’immagine. «L’epidermide della carta – spiega l’artista – lascia trasparire, avvilisce o evidenzia processi precedenti, alcuni dei quali ormai scomparsi, altri in potenza che diventano improvvisamente atto». In un momento storico segnato da una profonda assenza di valori, da fedi religiose contrapposte e da grande incertezza, l’autore sente l’esigenza di “porre tra parentesi il mondo” (Edmund Husserl), concentrandosi sulla pittura come medium, come materia ancor prima che linguaggio.
In esposizione, una decina di grandi opere a tecnica mista su carta, quasi tutte realizzate nel 2016, unitamente ad alcune tele in formato 30×40 cm, afferenti ad un ciclo dedicato alla natura morta e al paesaggio, oltre al video “De Rerum” (2015), realizzato in collaborazione con Uovo Quadrato, in cui una lepre, elemento ricorrente nella poetica di Baricchi, ruota in loop sul proprio asse, immersa in una sorta di nebbia, in un liquido amniotico che culla lo spettatore con una ninna nanna composta dall’artista a partire da carillon rallentato. L’allestimento, pensato nel rispetto dei muri di Atipografia, ricchi di storia e memoria, gioca con la luce, dando ampio respiro alle opere esposte.
Come spiega Elena Dal Molin, «L’anno dell’epochè non poteva che chiudere con Mirko Baricchi. La carta, resa trasparente, si apre a più piani pittorici: l’uso della grafite e della tempera separatamente danno una forte sensazione di tridimensionalità. Ci appare un paesaggio surreale, sospeso, dove ci si sente stranamente a proprio agio. Nei colori, quasi primari, e nei segni semplici in grafite riconosciamo forme primitive che si accordano immediatamente, forme archetipe».
La personale, realizzata grazie anche al supporto Cardelli & Fontana artecontemporanea e Bonioni Arte, sarà visitabile da venerdì a domenica con orario 11.00-19.00, gli altri giorni su appuntamento. Ingresso libero. Per informazioni: T. +39 0444 1240019, info@atipografia.it, http://www.atipografia.it.


PUNTO SULL'ARTE scrive:

<20 15×15/20×20
Collezione PUNTO SULL’ARTE 2016

Inaugurazione: GIOVEDÍ 9 GIUGNO, dalle 18.00 alle 21.00
Periodo: 10 GIUGNO – 6 AGOSTO 2016

La felice formula della rassegna “<20 15×15/20×20 | Collezione PUNTO SULL'ARTE” è giunta quest'anno alla Terza Edizione e vede raccolti 14 Artisti con molteplici esperienze nazionali e internazionali. L’inaugurazione della mostra si terrà GIOVEDI’ 9 GIUGNO dalle 18 alle 21 presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese.
Gli Artisti hanno ricevuto dalla galleria tele e tavole quadrate, delle misure di 15×15 cm e 20×20 cm, su cui potersi esprimere liberamente senza temi predefiniti e senza vincoli di tecnica. Ognuno di loro si è espresso con la propria poetica, utilizzando tecniche che vanno dalla pittura ad olio e ad acrilico a quella con smalti, dal watercolor drybrush all'utilizzo della resina, ognuno attraverso il proprio linguaggio e il proprio stile.
Il risultato finale è rappresentato anche quest'anno in una grande mostra collettiva, con cui la Galleria PUNTO SULL'ARTE conclude la stagione espositiva annuale; una collezione costituita da opere uniche fortemente personali, inedite, realizzate in edizione limitata e sul medesimo supporto e tutte pubblicate in catalogo.

Artisti in mostra: ANNALÙ, Matthias BRANDES, Massimo CACCIA, Daniele CESTARI, Ottorino DE LUCCHI, Ilaria DEL MONTE, Marica FASOLI, Claudia GIRAUDO, Federico INFANTE, Matteo MASSAGRANDE, Nicola NANNINI, Alex PINNA, Paolo QUARESIMA, Tomàs MARTÍNEZ SUÑOL.

PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it I puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19

Catalogo PUNTO SULL’ARTE


PUNTO SULL'ARTE scrive:

MARIO BRANCA | UNDERWATER

Inaugurazione: Giovedí 9 Giugno, dalle 18.00 alle 21.00
Periodo: 10 Giugno – 6 Agosto 2016

Inaugura GIOVEDÌ 9 GIUGNO presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese, per concludersi sabato 6 agosto, la mostra personale di MARIO BRANCA – “UNDERWATER”.
Dopo aver presentato – poco più di due anni fa – le sue opere ispirate al mondo vegetale, Branca propone ora un ciclo di sculture legate all’ambiente sottomarino. Una decina di sue opere raffiguranti pesci pappagallo, pesci scatola, pesci scorpione e pesci palla, insieme a grandi gorgonie, andranno ad occupare lo spazio di una delle sale della galleria per ricreare un vero e proprio fondale marino.
Si avrà come l’impressione di entrare in un mondo magico e sospeso, da attraversare e da scoprire con quella curiosità e meraviglia tipica di un bambino. Il segno profondo della scultura di Mario Branca risiete proprio nell’equilibrio perfetto tra sogno e realtà, tra verità e artificio. Da sempre appassionato alle tecniche di lavorazione dei metalli, realizza le proprie opere forgiandole direttamente. Il rame e l’acciaio nelle sue mani diventano capaci di preziosi trucchi mimetici e di incantesimi cromatici.

MARIO BRANCA nasce a Milano nel 1977. Si laurea in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 2001. La sua produzione comprende sculture monumentali progettate per gli spazi pubblici e opere di medio e piccolo formato dove la leggerezza della linea e i cromatismi dell’opera risultano i veri protagonisti. La sua ricerca affonda le proprie radici nel mondo dell’infanzia, letto e interpretato attraverso lo sguardo di scrittori come Hemingway, Jules Verne, Eliot, ed altri protagonisti della letteratura. Numerosi sono i premi e le segnalazioni ricevute, tra i quali il concorso Zurich Club Top 30, la menzione speciale per la scultura all’ultima edizione del Wannabee Prize nel 2001 e la commessa per la scultura monumentale per la facciata del Teatro di Pinzolo Madonna di Campiglio (TN). Ha realizzato numerose mostre personali e collettive. Sue opere pubbliche si trovano a Settimo Milanese, Vighignolo (MI), Casalmaiocco (LO), S. Donato Milanese, Santa Margherita Ligure, Terlago (TN), Piacenza, Rho (MI), Madonna di Campiglio Pinzolo (TN), Pieve di Bono (TN), Pergine (TN). Vive a lavora tra Piacenza e Milano.

PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it I puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19

Catalogo PUNTO SULL’ARTE


Galleria Bonioni Arte scrive:

La Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 43) presenta, dal 27 maggio al 24 luglio 2016, “La scultura è una cosa seria”, esposizione collettiva a cura di Niccolò Bonechi.
Una ricognizione attraverso il medium espressivo, dalle opere dei maestri (Alik Cavaliere, Arnaldo Pomodoro, Daniel Spoerri) alle giovani generazioni (Luca Freschi, Andreas Senoner), con un occhio rivolto anche all’uso di sostanze particolari, come il nastro adesivo (CCH), la carta (Nicola Bolla, Amanda Chiarucci) e le resine (Emanuele Giannelli, Renata e Cristina Cosi).
Il titolo della mostra, tratto da una celebre frase di Bruno Munari (“Il gioco è una cosa seria”), intende porre l’accento sull’aspetto ludico del fare scultura, una pratica che, come spiega il curatore, «proietta la memoria di tutti verso la propria infanzia, verso quei momenti di svago e apprendimento che attraverso l’uso della materia e della relativa manipolazione rendevano capaci di liberare la fantasia ed allo stesso tempo di prendere coscienza dello spazio tridimensionale».
In esposizione, opere realizzate da una ventina di artisti contemporanei, diversi per esperienza e linguaggio: dalle sculture in acciaio di Eduard Habicher ed Iler Melioli alle composizioni con cannucce di Francesca Pasquali, dal lavoro ironico di Corrado Bonomi al marmo rivisitato da Michelangelo Galliani, dalle macchine di Umberto Cavenago alle lettere di Rudy Pulcinelli, dalle sculture su lastra specchiante di Bonzanos Art Group alle installazioni concettuali di Giordano Montorsi.
Completano il percorso, i lavori di alcuni artisti conosciuti per la produzione pittorica ma che, saltuariamente, hanno fatto incursioni anche nel campo della scultura, come Getulio Alviani e Concetto Pozzati, oltre ai più giovani Mirko Baricchi e Luca Moscariello.
La collettiva, che sarà inaugurata venerdì 27 maggio alle ore 18.00, sarà visitabile fino al 24 luglio 2016, da martedì a domenica ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì. In occasione dei “Mercoledì Rosa”, dal 15 giugno al 20 luglio 2016, la galleria rimarrà aperta anche il mercoledì sera con orario 21.00-23.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 435765, http://www.bonioniarte.it, info@bonioniarte.it.


Galleria d'Arte 2000&Novecento scrive:

La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) presenta, a partire da sabato 21 maggio 2016, e per tutto il periodo estivo, la mostra “Chromatic Harmony. Pittura tra equilibrio e misura”.
Con undici protagonisti dell’arte del nostro tempo, l’esposizione si propone di offrire al pubblico una carrellata di “visioni contemporanee” dove le opere in mostra, attraverso “assonanze cromatiche” si legano l’una all’altra tramite un profondo ritmo armonico.
Armonie cromatiche che si ritrovano nella densa qualità pittorica de “Il gesto del pugno” di Marco Gastini – in cui l’impasto pittorico aumenta di complessità ritrovando un acceso cromatismo e rinnovata matericità – accostato a “Tre linee con arabesco n°877” di Giorgio Griffa, dove il libero narrare di segni sulla tela avviene secondo raffinate scelte tonali, tipiche di un artista attento alla calda materialità della pittura più che all’idea o al concetto. La sapiente tessitura, la rigorosa divisione dello spazio e l’armonia cromatica presenti in “Atlantico” – piccolissimo olio su tela di Enrico Della Torre – dialogano con un grande lavoro di Mario Schifano, artista tra i più poliedrici ed innovativi del panorama artistico internazionale della seconda metà del XX secolo. Così come un “Paesaggio” di Carlo Mattioli, realizzato con una vena pittorica sospesa tra formale ed informale e forti ispessimenti materici, colloquia in perfetta sintonia con un “Paesaggio con cavallo e contadino” di Antonio Ligabue, testimonianza di un mondo semplice e rurale, dipinto con pathos espressionista e con quella sua tipica capacità di intercettare le forze segrete della natura e di farne narrazione.
Il percorso espositivo comprende anche opere di Herbert Hamak, Omar Galliani, Nunzio, Piero Ruggeri e Walter Valentini.
La collettiva sarà visitabile fino al 31 luglio 2016 con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi. Ingresso libero. Per informazioni: 0522 580143, duemilanovecento@tin.it, http://www.duemilanovecento.it.


raffaella caruso scrive:

Inaugura giovedì 19 maggio presso Eidos Immagini contemporanee ( http://www.galleriaeidos.com) Baroque personale di Chiara Dynys a cura di Raffaella A. Caruso. In mostra gli ormai celebri Poisoned Flowers declinati dall’artista in tre versioni, messe per la prima volta a confronto. I “monocromi” tout court dove l’immagine appare e scompare seguendo il movimento dello spettatore, i “pittorici” dove l’immagine fotografica ritorna alla pittura, e i “barocchi” dove la Dynys, assecondando le possibilità offerte dal lenticolare, ottiene con sofisticati passaggi un’immagine che prima di annullarsi nel monocromo conquista la terza dimensione. Il tema dello spazio, della sua percorribilità da parte dello spettatore è suggerita dalle grandi cornici in metacrilato che conferiscono all’opera l’allure della scultura facendola vivere anche di un forte momento installativo. Il percorso espositivo è accompagnato da un catalogo con testo di Raffaella A. Caruso in cui vengono evidenziati in parallelo la dimensione metafisica e onirica di questo interessantissimo ciclo e il senso quietamente drammatico dell’annullamento, della cancellazione, dell’inevitabile scomparire nel nulla, anche della Bellezza e del magnifico: “Il Barocco è un concetto molto interessante in un contemporaneo che vive di continue contaminazioni e comunque non può prescindere dalle linee guida di quanto fu nel seicento, dall’esuberanza di un colore quasi lascivo, dal senso di smarrimento e dalla conseguente estasi, dalle linee di un labirinto fisico e mentale, dal procedere per stanze di matrice plotiniana”. Il senso barocco della meraviglia è infatti l’imput iniziale fornito dal curatore allo spettatore che sarà guidato dallo stupore di fronte all’innegabile bellezza e felicità di queste opere tra alcuni dei temi più cari a Chiara Dynys: la percorribilità dello spazio pittorico che diviene con l’interazione dello spettatore spazio temporale, l’azione della luce, il duale, l’alterità, il recupero dell’identità tramite il confronto con l’opera, lo smarrimento e il labirinto. Come scrive ancora Caruso in catalogo “Visione, dualità, confine: c’è tutta l’epistemologia del contemporaneo in questi lavori.”
Chiara Dynys, una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate nel mondo, vive e lavora a Milano. Conduce la sua ricerca su due binari, entrambi riconducibili ad un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso dell’anomalia, della variante, del limen che consente alla mente di passare dalla realtà al metafisico. Per fare questo utilizza i materiali più vari, luce, vetro, specchi, ceramica, fusioni, tessuto e media quali video e fotografia, mantenendo ugualmente intatta una cifra stilistica fatta di equilibrio e rarefatta eleganza. Intento dell’opera è restituire allo spettatore il senso della sua presenza. Tra le principali e più recenti personali pubbliche si ricordano: Centre d’Art Contemporain, Ginevra (1996); Expression – Centre d’Exposition, Saint-Hyacinthe, Canada (1997); Museo Cantonale, Ala Est, Lugano, 2001; Museum Bochum, Bochum (2003); Kunstmuseum, Bonn (2004); Wolfsberg Executive Development Centre, Wolfsberg (2005); Rotonda di Via Besana, Milano (2007); Museo Bilotti, Roma; Palazzo Reale, Milano (2008); ZKM – Museum für Neue Kunst, Karlsruhe (2009); Archivio Centrale di Stato, Roma; Centro Italiano Arte Contemporanea, Foligno (2010); Casa della Memoria, Fondazione Mimmo Rotella, Catanzaro (2012); Museo Poldi Pezzoli, Milano (2013); Museo d’Arte Contemporanea, Lissone (2014); Museo Bilotti-Aranciera di Villa Borghese; M.AR.CA, Catanzaro; Galleria Nazionale di Cosenza, Cosenza (2015). Impossibile citare seppur velocemente le personali in gallerie private e le innumerevoli collettive. Sue opere sono in importanti collezioni tra cui: Civiche Raccolte d’Arte, Milano; MART, Rovereto; UBS, Milano, Manno, Zurigo; Kunstasammlung, Weimar; Banca Intesa San Paolo, Milano; Terna Energia, Roma; Museo Cantonale, Lugano; Collezione Panza, Varese; Fondazione Rocco Guglielmo, Catanzaro; Collezione Poldi Pezzoli, Milano; VAF-Stiftung, Francoforte; Collezione Volker W. Feierabend, Francoforte; ZKM, Karlsruhe; Galleria d’Arte Moderna, Roma.

Chiara Dynys – BAROQUE
A cura di Raffaella A. Caruso
19 maggio – 19 giugno 2016
Inaugurazione giovedì 19 maggio – ore 18.30
Eidos Immagini Contemporanee
Asti – Piazza Roma 11
tel/fax +39 0141 354176
Orario 10.30-12.30/ 16.00-19.30
Lunedì mattina chiuso


Fulvia Minetti scrive:

Premio d’Arte Robert Cook 2016
Giovane Arte in mostra e Poesia monumentale di Fulvia Minetti in Canale Monterano di Roma

In Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio di Roma Capitale, Assessorato Scuola Infanzia Giovani e Pari Opportunità, dell’ANCI, del Comune di Canale Monterano e dell’Istituto Comprensivo di Manziana, l’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, in collaborazione con l’Associazione Culturale Nobile Contrada Carraiola, cerimoniano la prima edizione del Premio d’Arte Robert Cook con mostra artistica plurilinguista dal vivo degli allievi di quinta classe della Scuola Primaria, presso il Teatro Fiorani in Canale Monterano di Roma il 23 Maggio 2016 alle ore 10,30.

Identità o differenza? Identità della differenza. Abbraccio di sostanza e di relazione: un divenire dell’essere. Il Premio a tema “L’Identità: io sono…” è celebrazione e condivisione della dimensione comune e universale dell’umano, in qualità di luogo ontico, etico, semantico e veritativo dell’espressione oltre le differenze e insieme conquista gnoseologica e valorizzazione dell’identità, dall’incontro dialogico con l’alterità.

La giovane Arte in concorso riceve la critica della presidenza accademica in diploma e le medaglie cookiane inedite in pregiata fusione ed incisione artigianale del laboratorio orafo Rocchi di Via Margutta in Roma. L’Arte in mostra è meraviglia, dedizione e gratitudine, poiché offre una possibilità aperta di creazione, di affermazione, di significazione e di conoscenza, di rinascita nella dialettica fra sé e mondo: ogni opera è un racconto configurante e vicendevole, per una rifigurazione protagonistica di sé e della propria vita.

In omaggio all’esimio artista contemporaneo Robert Cook, che intitola il Premio d’Arte, la poetessa Fulvia Minetti, presidente dell’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, fa dono pubblico del suo componimento In volo, ispirato all’arte del maestro, in apposizione al basamento della scultura monumentale del paese d’arte Canale Monterano di Roma.


BFMR & Partners Dottori Commercialisti scrive:

Volti sublimi e dignità dolente dell’umano nelle immagini di Ermanno Foroni, autore reggiano che da oltre trent’anni ha fatto della fotografia la ragione della sua vita, girando il mondo alla ricerca della verità, impressa sui volti e sulle mani di milioni di persone che vivono in povertà e sofferenza.
Dal 13 maggio al 25 novembre 2016, BFMR & Partners Dottori Commercialisti, studio professionale che dal 2010 sostiene “Fotografia Europea” promuovendo anche esposizioni fotografiche presso la propria sede in Piazza Vallisneri 4 a Reggio Emilia, ospita una quarantina di fotografie analogiche in bianco e nero, oltre ad alcuni scatti a colori, realizzati dal 1986 ad oggi.
Presentata da Sandro Parmiggiani, la mostra s’intitola “Se questi sono uomini” in riferimento alla celebre opera memorialistica di Primo Levi, punto di partenza per una riflessione che si estende, più in generale, alla condizione umana.
«Ermanno Foroni (Reggio Emilia, 1958) – scrive Sandro Parmiggiani – si è incamminato, per la prima volta trent’anni fa e poi con tenacia e passione fino a fare della fotografia la ragione e il destino della propria vita, sulle strade aspre, spesso ostili, di un mondo in cui la fatica e la sofferenza ancora sono il pane quotidiano di milioni di persone, non certo per scelte e colpe nitidamente loro attribuibili. Partendo dal Brasile dei garimpeiros, che cercano l’oro in un ambiente che pare avere trasformato in realtà i gironi dell’Inferno immaginati da Dante, Ermanno si è calato con i “dannati della terra” nelle viscere di altre miniere (di carbone in Romania, d’argento in Bolivia, di zaffiri in Madagascar, d’oro e di coltan in Congo, di diamanti in Sierra Leone), e si è messo sulle tracce degli offesi e degli umiliati, dei vinti, a Sarajevo, in Palestina, Romania, Turchia, Marocco, Salvador, India, Bangladesh, Yemen, Kenia, Saharawi, Sierra Leone, Sud Africa, Afghanistan, Portogallo, e in “città-universo” quali New York, Parigi e Napoli. Non insegue, questo globetrotter, nella sua immersione “senza rete” nel reale, il fascino formale di immagini edulcorate, né la ricerca della “posa” o della “bella fotografia” – né tantomeno fa ricorso alle manipolazioni dell’elettronica –, ma la verità e l’immediatezza di occhi, visi, mani, corpi di persone che vivono immersi nel dramma della guerra e della povertà, e che davanti al suo obiettivo rivelano il volto sublime e la dignità dolente dell’umano».
In occasione del vernissage su invito, previsto per venerdì 13 maggio a partire dalle ore 19.00, sarà presentata l’anteprima della mostra, visitabile da lunedì a venerdì con orario 10.00-12.00 e 16.00-18.00. Per informazioni: http://www.bfmr.itinfo@bfmr.it – tel. 0522 455000.
Ermanno Foroni nasce a Reggio Emilia nel 1958. Si accosta alla fotografia negli anni ‘80 e da subito evidenzia una particolare attenzione ai temi sociali, compiendo ricerche intorno all’emarginazione, allo sfruttamento e al disagio di vivere delle popolazione del così detto terzo e quarto mondo. Nel 1986 un viaggio in Brasile trasforma l’interesse per la fotografia in passione ed impegno sociale. Seguono negli anni successivi veri e propri reportage. Tra i tanti, Sud Africa, India, Romania, Afghanistan, Palestina, Sierra Leone e Congo. Le sue fotografie sono raccolte nei volumi “La fatica di vivere: immagini dal Bangladesh” (FIAF, 2000), “Uomini senza” (Unesco Reggio Emilia, 2002), “Lukanga” (2003), “Madagascar. I colori del nero” (Diocesi, Centro Missionario, 2005), “Sighetu Marmatiei – Il ritorno del sogno” (2006), “E le stelle stanno a guardare” (Galleria Mazzoli Editore, 2014). Fra i temi più indagati è il lavoro nelle miniere, che conta ben sette diverse ricerche distribuite tra il 1986 e il 2008. Alcune sue opere sono apparse sui più diffusi quotidiani nazionali. Vive e lavora a Reggio Emilia.
BFMR & Partners è uno studio di Dottori Commercialisti fondato da Gian Matteo Bonomo, Silvio Facco, Luigi Attilio Mazzocchi e Leonardo Riccio. Accanto all’attività professionale, sostengono da anni l’arte e la cultura attraverso la promozione di esposizioni dedicate ad artisti e fotografi (Daniele Vezzani, Carlo Mastronardi, Nani Tedeschi, Angelo Davoli, Nadia Rosati, Wal, Toni Contiero, Riccardo Varini, Richard B. Datre, Giuliano Della Casa, Marco Paoli, Carlo Ferrari, Luca Gilli, Corrado Tagliati, Stanislao Farri, Carlo Vannini, Domenico Grenci) e la sponsorizzazione di rilevanti iniziative culturali (Attività di Palazzo Magnani 2009 e 2010, “Fotografia Europea” 2010-2016).


Cantina Albinea Canali scrive:

“Degustazioni d’Arte” alla Cantina Albinea Canali (Via Tassoni 213, Reggio Emilia) che, dal 14 maggio al 12 giugno 2016, ospita un’esposizione collettiva di pittura, scultura e fotografia, curata da Luigi Borettini con opere di Marco Arduini, Massimo Canuti, Daniele Cestari, Loretta Costi, Lorenzo Criscuoli, Nicla Ferrari, Marino Iotti, Daniele Lunghini, Carlo Maestri, Epifanio Mestica, Maria Pellini e Donatella Violi.
Realizzata con il patrocinio del Comune di Albinea (RE), la mostra sarà inaugurata sabato 14 maggio alle ore 17.00. Saranno presenti, oltre agli artisti invitati, Luigi Borettini (curatore), Stefano Colli (Event Manager Cantina Albinea Canali), Ottavia Soncini (Vicepresidente dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna), Federica Franceschini (Presidente della Commissione Scuola, attività ed istituzioni culturali, sport e tempo libero del Comune di Reggio Emilia), Elisabetta Farioli (Direttore dei Musei Civici di Reggio Emilia) ed altri rappresentanti delle Istituzioni.
Una cinquantina di dipinti, fotografie e sculture allestite al primo piano, nella Sala Cavalieri e negli ampi spazi della Sala Ottocento, con funzione di Sala Congressi, tra dialoghi inattesi, assonanze e rimandi.
Dai racconti di viaggio di Marco Arduini, ambientati nei mitici anni ’60, ai dipinti di Daniele Cestari che, lasciati da parte i grandi scenari urbani, si concentra ora sulle persone, fino alla recente produzione di Nicla Ferrari, dedicata a temi della mitologia e della natura. E poi i paesaggi onirici di Donatella Violi, le navi volanti dipinte a china su carta da Daniele Lunghini, le epifanie figurali di Massimo Canuti e le pennellate nitide di Epifanio Mestica che descrive il regno animale. Si prosegue, quindi, con le stratificazioni materiche di Marino Iotti, le forme allusive di Maria Pellini, le tensioni cromatiche di Loretta Costi, le “pittosculture” di Lorenzo Criscuoli, che celano pensieri ed inquietudini, e le fotografie di Carlo Maestri che, seguendo le Naiadi, si addentra nei paesaggi liquidi del Grande Fiume.
La mostra sarà visitabile fino al 12 giugno 2016, da martedì a sabato ore 9.00-12.00 e 15.00-18.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 569505, canali@riunite.it, scolli@riunite.it, http://www.albineacanali.it.
Domenica 29 maggio 2016, in concomitanza con l’evento “Cantine Aperte”, la Cantina Albinea Canali ospiterà un’estemporanea di pittura sul tema “La Campagna, il Paesaggio e la Natura”, rivolta ai ragazzi dai 9 ai 14 anni. Sarà possibile iscriversi, a titolo gratuito, fino al raggiungimento del numero massimo di 30 partecipanti, entro e non oltre il 25 maggio 2016. Una giuria professionale, presieduta dal maestro Alfonso Borghi, premierà le opere migliori. Per maggiori informazioni: canali@riunite.it, scolli@riunite.it.
Situata sulla principale strada di collegamento tra Reggio Emilia ed Albinea, la Cantina Albinea Canali nasce nel 1936 ad opera di Lorenzo Motti e Riziero Camellini, che riunirono diversi vignaioli del Lambrusco e dell’Ancellotta, arrivando a contare, negli anni successivi, centosettanta conferenti. La Cantina Albinea Canali raccoglie le uve di un ristretto bacino, in una delle aree di maggior pregio, sotto il profilo dei suoli e del clima, dell’intera provincia reggiana. Dopo un accurato intervento di restauro conservativo, la sede affianca oggi alla produzione di vini di qualità anche una vasta gamma di servizi al pubblico, tra cui l’enoteca, la sala degustazione ed il Centro Convegni Albinea Canali, con sette ambienti, dotati di moderni impianti tecnologici, ideali per ospitare meeting e grandi eventi.
Marco Arduini, pittore, nasce a Reggio Emilia nel 1959. Lavora su tavola, tela e carta antica. Ha esposto alla 54. Biennale di Venezia – Padiglione Emilia Romagna.
Massimo Canuti, pittore ed incisore, nasce a Guastalla (RE) nel 1959. Tra le recenti mostre, “Il rischio della forma” (Correggio, 2012) e “Gotico Padano” (Boretto, 2013).
Daniele Cestari, pittore, nasce a Ferrara nel 1983. Si laurea in Architettura nel 2009, studiando fotografia e pittura come autodidatta. Dal 2003 tiene mostre in Italia e all’estero.
Loretta Costi nasce a Casalgrande (RE) nel 1949. Fotografa professionista, porta avanti anche una ricerca pittorica. Ha partecipato a diverse edizioni di “Fotografia Europea”.
Lorenzo Criscuoli nasce a Reggio Emilia nel 1966. Forma espressiva d’elezione, la “pittoscultura”, assemblaggio di tecniche e materiali. Numerose le mostre personali e collettive.
Nicla Ferrari, pittrice, nasce a Cavriago (RE) nel 1960. Dal 2000 si dedica esclusivamente all’attività artistica. Ha esposto al Centre du Livre et du Tourisme di Bécherel (Francia, 2013).
Marino Iotti, pittore, nasce a Reggio Emilia nel 1954. Dal 1978 tiene numerose mostre. Tra le personali, “Risonanze del Visibile” (Chiostri di San Domenico, Reggio Emilia, 2011).
Daniele Lunghini, illustratore e video maker, nasce a Roma nel 1967. Numerosi i riconoscimenti per i suoi cortometraggi in 3D. Organizza mostre tematiche e flash mob.
Carlo Maestri nasce a Guastalla (RE). Fotografo professionista dal 1979, si dedica ora alla sua ricerca personale. Ha preso parte a numerose edizioni di “Fotografia Europea”.
Epifanio Mestica, pseudonimo di Enrico Manicardi (Reggio Emilia, 1939). Architetto Urbanista, Pubblico Amministratore e Dirigente in Società di Capitali, ha dipinto quando possibile parallelamente all’attività professionale.
Maria Pellini, pittrice, nasce a Reggio Emilia nel 1963. Dal 1999 conduce una ricerca personale con mostre a livello nazionale. Tiene laboratori dedicati ad adulti e bambini.
Donatella Violi, pittrice, nasce ad Ovada (AL). Si trasferisce a Milano e successivamente a Reggio Emilia. Dal 1983 prende parte a mostre in Italia e all’estero.


ufficio stampa Vanessa Rusci scrive:

Vanessa Rusci e Michelangelo Bonitatibus

Il giorno 28 Aprile Vanessa Rusci presenterà il proprio percorso artistico fotografico artistico presso la Maison du Quartier de la Jonction di Ginevra.
La presentazione partirà dai suoi primi esperimenti di istallazioni con proiezioni analogiche, passando attraverso le sue opere relazionali sociali, alle sue ricerche di nuovi linguaggi, fino al suo ultimo progetto realizzato a Londra in collaborazione con il poeta Italo inglese Michelangelo Bonitatibus.

La presentazione fa parte di un progetto di promozione Svizzera della cultura italiana.


Luca Curci scrive:

International ArtExpo, It’s Liquid Group, Venice Art House and Ca’ Zanardi, are proud to announce the opening of CONTEMPORARY VENICE – Architectures of Identities, international art exhibition of photography, video art, installation, painting and performance art.

The opening of the event will be on April 30, 2016 at Palazzo Ca’ Zanardi in Venice, starting from 06:00 PM (free entry).

organizers: It’s LIQUID Group & International ArtExpo
partners: Ca’ Zanardi, Venice Art House
curators: Luca Curci, Andrea Chinellato

project coordinator: Carmela Loiacono
graphic designer: Domenico Fallacara
collaborators: María Bermúdez Ramírez, Veronica Comisso, Chiara Colussi, Giorgio Dariol, Agnese Prendin

press office: It’s LIQUID

venue:
– Palazzo Ca’ Zanardi, Cannaregio 4132 – 30121 Venice, Italy
dates:
– Palazzo Ca’ Zanardi, from April 30 to May 19, 2016; from 11.00 AM to 06.00 PM; closed on Monday; free entry

The event is curated by Arch. Luca Curci (director of International ArtExpo and It’s LIQUID Group) and Andrea Chinellato (director of Venice Art House and Ca’ Zanardi).

CONTEMPORARY VENICE – Architectures of Identities will be focused on all the different facets of social, physical and cultural identities of our contemporary societies. Everyday we deal with a multitude of different identities and roles: we face the public life creating and adapting our social identities; our body and aesthetic tastes modify and are modified by our physical and sexual identities; our whole being evolves as well as contemporary cultures and modern cities do. Differences create new compounds and exchange possibilities.


It’s LIQUID Group scrive:

Opening: CONTEMPORARY VENICE – Architectures of Identities
Palazzo Ca’ Zanardi, Venice: April 30, 2016

International ArtExpo, It’s Liquid Group, Venice Art House and Ca’ Zanardi, are proud to announce the opening of CONTEMPORARY VENICE – Architectures of Identities, international art exhibition of photography, video art, installation, painting and performance art.

The opening of the event will be on April 30, 2016 at Palazzo Ca’ Zanardi in Venice, starting from 06:00 PM (free entry).
Click here to follow our event live on Facebook.
CONTEMPORARY VENICE – Architectures of Identities, international art exhibition of photography, video art, installation, painting and performance art, will be hosted in Venice, at Palazzo Ca’ Zanardi, from April 30 to May 19, 2016.
organizers: It’s LIQUID Group & International ArtExpo
partners: Ca’ Zanardi, Venice Art House
curators: Luca Curci, Andrea Chinellato

project coordinator: Carmela Loiacono
graphic designer: Domenico Fallacara
collaborators: María Bermúdez Ramírez, Veronica Comisso, Chiara Colussi, Giorgio Dariol, Agnese Prendin

press office: It’s LIQUID
venue:
– Palazzo Ca’ Zanardi, Cannaregio 4132 – 30121 Venice, Italy
dates:
– Palazzo Ca’ Zanardi, from April 30 to May 19, 2016; from 11.00 AM to 06.00 PM; closed on Monday; free entry
The event is curated by Arch. Luca Curci (director of International ArtExpo and It’s LIQUID Group) and Andrea Chinellato (director of Venice Art House and Ca’ Zanardi).
CONTEMPORARY VENICE – Architectures of Identities will be focused on all the different facets of social, physical and cultural identities of our contemporary societies. Everyday we deal with a multitude of different identities and roles: we face the public life creating and adapting our social identities; our body and aesthetic tastes modify and are modified by our physical and sexual identities; our whole being evolves as well as contemporary cultures and modern cities do. Differences create new compounds and exchange possibilities.

FEATURED ARTIST
Antonia Pia Gordon . UAE

ARTISTS
Glynis Ackermann . Switzerland | Mohammad Ali Famori . Iran | Gulay Alpay . Turkey | Sara Antunes . Portugal | Kati Bruder . Austria | Esther Bunting . UK | Caity Carter . USA | Eleni Chamou . Greece | Patricia Creyns . Belgium | Jessica Dickinson . USA | Veronica Hodges . Denmark | Christian Mélot . France | Vincent Messelier . Belgium | Mika Qatsi . Italy | Miriam Robinson . USA | Faris Salim Nakamura . Singapore | Maria Tsepennikova . Ukraine | Greetje van den Akker . The Netherlands | Shanglie Zhou . Belgium

Starting from 2001, Luca Curci with International ArtExpo and It’s LIQUID Group, have curated and organized more than 120 contemporary art events, with the participation of about 4.000 international artists from all-over the world (UK, Spain, Italy, France, Austria, Portugal, The Netherlands, Finland, Sweden, Norway, Denmark, Switzerland, Greece, Germany, Turkey, Poland, USA, Argentina, Brazil, Peru, Israel, UAE, Russia, Thailand, etc.) with an average of 45 artworks exhibited in each show (with a maximum of 108 artists involved in the great MORPHOS festival held in Venice during the Architecture Biennale 2014). The organization has international partnerships with art venues in Italy, Turkey, USA, Spain, Argentina, UK, Middle East, etc., and collaborates with museums, galleries and institutions such as MuMo – Museum Montanelli in Prague, Laura Haber Gallery in Buenos Aires, MIXER gallery in Istanbul and MECA art center in Almeria.

Palazzo Ca’ Zanardi (Cannaregio 4132, Venice) is a residential palace dating back to the 16th century which, over the centuries, has been added on to by various noble Venetian families and is one of the most evocative and beautiful palaces in the city of Venice. Sumptuous and possessing particular charm, Ca’ Zanardi is located in a most peaceful setting and has its own delightful private garden as well as a magnificent terrace full of sun and colour. Ca’ Zanardi is located close to the Ca’ D’Oro, the splendid 15th century gothic palace along the Grand Canal. It is easily reachable by foot, after a two minute walk from the Ca’ D’Oro water bus stop, or by boat using the palazzo’s private pier positioned along the fetching Santa Caterina canal. The refined elegance of the palazzo’s halls and common areas and the delicacy of its original 16th century furnishings create a fascinating setting.


PUNTO SULL'ARTE scrive:

APNEA
MASSIMO CACCIA | ALICE ZANIN

INAUGURAZIONE: Sabato 7 maggio 2016, dalle ore 18 alle 21
PERIODO: 8 maggio – 4 giugno 2016
A cura di Alessandra Redaelli

A due anni esatti dall’ultima mostra insieme a Varese, MASSIMO CACCIA e ALICE ZANIN sono di nuovo protagonisti alla galleria PUNTO SULL’ARTE di Varese di una doppia mostra personale dedicata agli animali – INAUGURAZIONE SABATO 7 MAGGIO DALLE 18 ALLE 21.
Nata in parallelo con un’altra doppia personale – che nello stesso periodo vede Zanin e Caccia anche a Biella, a Palazzo Ferrero – questa mostra si snoda intorno alla riflessione sul nostro rapporto con gli animali, non tanto quanto altro da noi, ma piuttosto come riflesso delle nostre paure, delle nostre ansie e delle nostre idiosincrasie; attraverso due autori diversissimi per temi e linguaggi, sebbene simili nella scelta di un tono pop e di una decisa stilizzazione formale. Le giraffe, le zebre, i levrieri in cartapesta di Zanin raccontano una fisicità stilizzata fino quasi all’annullamento del sé che si traduce in una leggerezza soave. I musi allungati, gli arti affusolati, spesso librati in aria, improvvisano danze in installazioni lievi e fortemente concettuali che rimandano alla vita circense. Immediati, grafici, scanditi in cromie potenti, gli animali dipinti da Caccia regalano invece gustosissimi scorci di umana quotidianità. Colti in situazioni emblematiche, in simbolici dialoghi con oggetti incongruenti, sono lo specchio di quelle piccole e grandi frustrazioni di cui è costellata la nostra esistenza.

MASSIMO CACCIA nasce nel 1970 a Desio (MI). Frequenta l’Accademia di Brera a Milano diplomandosi in pittura nel 1992. Impegnato principalmente in ambito pittorico, espone in numerose mostre personali e collettive e in fiere di settore. Protagonisti delle sue opere sono animali immortalati nelle più assurde situazioni, posti in relazione con oggetti quotidiani su fondali uniformi, spesso monocromatici. Oltre a dipingere, crea titoli di testa per cortometraggi, disegna scenografie e realizza marionette. Nel 2001 realizza un’animazione per la campagna pubblicitaria natalizia di TELE+. Nel 2007 crea la graphic novel Deep Sleep (Grrrzetic Editrice), e nel 2009 inizia la collaborazione con la casa editrice Topipittori che porta alla pubblicazione di tre libri illustrati. Nel 2012 viene selezionato da Miroglio TEXTILE, per il progetto “Metri d’Arte” dove, lavorando a stretto contatto con i designer, realizza dei tessuti d’artista presentati in anteprima a Parigi in occasione di Premiere Vision. Attualmente collabora con il Corriere Della Sera realizzando illustrazioni per il supplemento domenicale laLettura. Nei tempi morti prende oggetti comuni (tavoli, sedie, divani) e li trasforma in animali. Vive e lavora a Vigevano (PV).

ALICE ZANIN nasce nel 1987 a Piacenza. Autodidatta di formazione, sperimenta diversi mezzi espressivi fra cui anche la pittura, fino a scegliere di concentrarsi pressoché esclusivamente sulla tecnica della cartapesta a partire dagli inizi del 2012. Nella prima parte della sua produzione (la serie dei “verba volant scripta…”) l’autrice costruisce attraverso animali di parole un ironico discorso sull’idea di effimero, transitorio e mutevole al quale la componente verbale nel suo valore umano è assolutamente riconducibile. Raggiunge nel tempo risultati più minuziosi e raffinati eliminando le parti testuali dei quotidiani dalle coperture dei pezzi, allo scopo di ottenere superfici più lievi, come epidermici giochi di colore per mezzo di accordi cromatici tra le carte. Attualmente il lavoro dell‘artista, pur restando a tutti gli effetti scultoreo, tende all’installazione soprattutto in termini espositivi, costruendo un dialogo tra opere e oggetti sulla base del registro dell’incongruenza o dell’associazione di idee. Le scelte quasi “automatiche” degli oggetti infatti, sovente, conducono ad un travisamento della loro convenzionale destinazione d’uso, ottenendo tra questi e il soggetto animale una relazione oscillante tra il reciproco imbarazzo e una galante ironia. Ha realizzato mostre personali e collettive e ha partecipato a fiere in Italia. Sue opere fanno parte di collezioni private in Italia, Austria e Venezuela. Vive e lavora a Podenzano (PC).

PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it I http://www.puntosullarte.it
Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19
Apertura Domenica 8 e 15 maggio: h 15-19


Circolo degli Artisti Reggio Emilia scrive:

La Casa di Cura Privata Polispecialistica Villa Verde e il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia presentano, dal 28 aprile al 14 maggio 2016, “Nostalgia canaglia”, esposizione personale del medico ed artista genovese Ezio Marrè.
Allestita nella Sala Esagono al terzo piano di Villa Verde (Viale Lelio Basso, 1 – Reggio Emilia), la mostra sarà inaugurata giovedì 28 aprile, alle ore 17.00, alla presenza di Fabrizio Franzini (Presidente Villa Verde), Enrico Manicardi (Presidente Circolo degli Artisti), Giuseppe Berti (storico dell’arte) ed Ezio Marrè (artista).
In esposizione, una selezione di opere pittoriche, nate dal paziente “lavoro di commesso”, come avrebbe detto Giorgio Vasari, ossia dall’accostamento di tasselli di legno con forme e colori diversi.
«Nostalgia canaglia – scrive Giuseppe Berti – che riporta al palato un aroma che sa di New York, un sapore che ancora impasta il ricordo di nomi e di eventi: la Factory di Andy Wharol e delle sue invenzioni seriali, la pop art e i suoi miti, gli artisti che dipingono la bellezza, golosa e sfacciata, di un prodotto di largo consumo, che fanno il verso alle immagini glamour di una pubblicità in formato king size […]. Ed eccoli sfilare pure davanti agli occhi e alle mani di Ezio Marrè quegli artisti che hanno fatto la storia del Pop; ecco riprendere forma e colore quelle loro opere, le loro still life fragranti di acrilico e nitro, i ritratti e i corpi scanditi da tavolozze brillanti; ecco riprendere forma quelle icone squadernate su grandi superfici pittoriche, e racchiuse nell’à plat delle due dimensioni. Ezio Marrè si “diverte” dunque a citarli, uno ad uno, quegli autori della nostra nostalgia, si “diverte” insomma a rifarne le opere, ad imitarne lo stile, mettendoci pure una dose q.b. – quanto basta, cioè – di arte italiana».
La mostra – spiega Fabrizio Franzini – «Nasce da una collaborazione importante che la Casa di Cura Polispecialistica Villa Verde ha da anni con il Circolo degli Artisti. Un collaborazione che si estrinseca nell’esposizione di quadri nei corridoi dell’ospedale, in conferenze di storia dell’arte ed in mostre personali».
«Villa Verde – aggiunge Enrico Manicardi – è Casa di Cura Polispecialistica e Laboratorio di Arti applicate. La collaborazione con il Circolo degli Artisti non nasce per caso: deve rispondere alla domanda di sollievo che l’arte porta alla malattia e a tutti coloro che la combattono. Un’ottima medicina naturale che si può assumere senza ricetta medica».
La personale, visitabile fino al 14 maggio 2016 negli orari di apertura della Casa di Cura, è accompagnata da un catalogo con testi di Giuseppe Berti, Fabrizio Franzini ed Enrico Manicardi. Ingresso libero. Per informazioni: http://www.villaverde.it, http://www.circolodegliartisti.re.it.
Ezio Marrè nasce a Lavagna (GE) nel 1953. Dopo l’ammissione al Collegio San Francesco di Rapallo, frequenta l’Università degli Studi di Genova, conseguendo la laurea in Medicina e Chirurgia. La vocazione per la pittura, sogno giovanile, si è mantenuta negli anni parallelamente all’attività professionale, attraverso la ricerca personale e la partecipazione a mostre collettive e personali. Si esprime usando legno e colori acrilici per trasformare visivamente le sensazioni che sono corpose e molto accentuate nell’esecuzione coloristica.


Proloco Bergamo scrive:

ART2NIGHT 2016:

“Art2Night”, è la Notte Bianca dell’ Arte di Bergamo, giunta quest’anno alla sua terza edizione. Un evento unico, promosso dalla divisione Art & Culture di Proloco Bergamo, in collaborazione con Teamitalia che si terrà SABATO 9 LUGLIO 2016. Una notte dedicata all’arte, una notte dedicata a tutto ciò che di bello e suggestivo può offrire il capoluogo orobico: musei, fondazioni, chiese, monumenti, gallerie, spazi espositivi, siti archeologici, teatri, laboratori di restauro, dimore storiche, biblioteche e chiostri apriranno le loro porte al pubblico offrendo la possibilità di fruire delle loro bellezze artistiche in orari insoliti. Un’occasione unica per immergersi nella cultura e nella storia di Bergamo. L’atmosfera notturna renderà ancora più magico l’incontro con l’arte, esaltandone gli aspetti più nascosti: un’illuminazione per stimolare le menti e mettere sotto i riflettori un patrimonio unico. Siamo con la presente a chiederVi la possibilità di sostenere l’evento con un accordo di mediapartnership, supportandoci a livello mediatico, comunicando e promuovendo l’evento in tempo per la buona riuscita dell’iniziativa, garantendovi in cambio visibilità sul materiale promozionale dell’evento online e offline. In caso di Vostro interesse siamo a disposizione per verificare con Voi le più opportune modalità di collaborazione, anche in base a Vostre specifiche esigenze di comunicazione, al fine di dar vita a un evento che sappia raccogliere le migliori sinergie del territorio. Auspicando un riscontro positivo viste la rilevanza e le potenzialità del progetto che Vi abbiamo presentato, conferiamo la nostra piena disponibilità per qualsiasi chiarimento e rimaniamo in attesa di un cortese riscontro. Nel caso in cui foste interessati a scoprire di più sulla nostra iniziativa, saremo ben lieti di fornirvi una presentazione completa dell’evento e un link in cui potrete visionare la manifestazione svoltasi lo scorso anno.

Nadia Mangili,
Proloco Bergamo.


CSArt scrive:

Il Palazzo Ducale di Sabbioneta (Mantova) ospita, dal 17 aprile al 29 maggio 2016, “Da’at, I numeri della creazione”, mostra personale di Tobia Ravà, a cura di Maria Luisa Trevisan e Mario Romanini. Promossa dal Comune di Sabbioneta e da Viaggiare nell’Oglio Po, in collaborazione con PaRDeS, Laboratorio di Ricerca D’Arte Contemporanea, con il patrocinio della Provincia di Mantova, l’esposizione sarà inaugurata domenica 17 aprile, alle ore 11.00, presso il Teatro all’Antica di Sabbioneta.
«La mostra – spiega Maria Luisa Trevisan – fa esplicito riferimento all’albero sefirotico, composto dalla sfere che si possono visualizzare come degli ascensori che portano all’elevazione dell’essere umano. L’albero sefirotico è una delle immagini più complesse ed affascinanti della “Kabbalah”, che significa, tradizione, “ciò che abbiamo ricevuto”. L’esposizione prende il nome dalla “Sephirah Da’at”, conoscenza, che nasce dall’unione di “Chokmah” (sapienza) e “Binah” (intelligenza), sopra le quali sta “Keter”, corona, l’emanazione superiore. Insieme formano le emanazioni intellettuali più elevate, che danno agli esseri umani la possibilità di essere “appena al di sotto degli angeli”. Di solito si dice che l’albero sia composto di dieci sfere non considerando “Da’at”, che è l’undicesima, forse perché non è posta sull’Albero della vita, ma rimane nascosta, invisibile, situata dietro le quinte, ma – come sostiene Roy Doliner – ogni cabalista è sempre consapevole della sua esistenza, poiché essa è “l’impulso di accumulare e conservare il sapere per noi stessi, il nostro futuro e quello dei nostri figli e di tutta l’umanità”. “Da’at” è la soglia per accedere alle sfere più alte. In “Da’at” c’è il segreto sia della generazione sia della rigenerazione, la chiave della manifestazione di tutte le cose tramite la differenziazione nelle coppie di opposti e la loro unione».
Il titolo dell’esposizione è stato scelto in piena sintonia con la storica città di Sabbioneta, la seconda in provincia per importanza dal punto di vista storico-artistico, dopo Mantova, eletta quest’anno Capitale della Cultura, ed entrambe ricche di fascino, arte e storia, tanto da essere inserite nella World Heritage List dell’Unesco nel 2008. Sabbioneta, capitale dell’omonimo staterello, fu la dimora della famiglia regnante e il fulcro dell’organizzazione politica, amministrativa e cortigiana del ducato.
Anche le opere esposte si pongono in dialogo con il territorio, come i pioppeti caratteristici della Pianura Padana, con la cittadina, costruita in base ai principi umanistici della città ideale rinascimentale, ma anche con il contenitore della mostra, il Palazzo Ducale (1559-1578, primo significativo edificio fatto realizzare da Vespasiano Gonzaga, 1531-1591, figlio di Rodomonte e di Isabella Colonna, educato a Fondi dalla famosa zia Giulia Gonzaga), la sua storia e le opere delle collezioni permanenti in esposizione nelle sale.
In mostra, opere recenti tridimensionali, pittoriche e specchianti che trattano soggetti architettonici, animali e vegetali. L’allestimento comprende, inoltre, alcuni boschi recenti specchianti e sculture in bronzo, sempre supportati da un percorso numerico legato alla “ghematria” ed alle leggi naturali.
La ricerca di Tobia Ravà non si deve intendere affatto come riduzione del mistico al misterico, all’esoterico, ma come visualizzazione di una profonda consapevolezza che la mistica è, secondo la definizione di Platone, e nel suo senso originario e autentico, ricerca della saggezza – “esercizio di vita ed esercizio di morte”, “l’universale della ragione, ovvero ciò che è propriamente umano”.
Dopo aver sperimentato molti percorsi creativi inerenti al rapporto arte e scienza, dal 1998 l’artista ha avviato una ricerca rivolta alle correnti mistiche dell’ebraismo: dalla “Kabbalah” al chassidismo, proponendo un nuovo approccio simbolico attraverso le infinite possibilità combinatorie dei numeri. La logica letterale e matematica, che sottende le opere di Ravà, è intesa come codice genetico e raccoglie elementi sia filosofici sia linguistici che vanno a costituire una sorta di magma pittorico, fatto di lettere e numeri che si cristallizzano sulla superficie “grandangolata” di vedute di canali e boschi. L’artista sviluppa un percorso simbolico a rebus, costruito su piani di lettura diversi attraverso la “ghematria” (“gimatreya”), criterio di permutazione delle lettere in numeri in uso fin dall’antichità nell’alfabeto ebraico, secondo cui ad ogni lettera corrisponde un numero, così ogni successione alfabetica può considerarsi una somma aritmetica.
La personale sarà visitabile fino al 29 maggio 2016, da martedì a venerdì ore 9.30-13.00 e 14.30-18.30, sabato e festivi 9.30-13.00 e 14.30-19.00, chiuso lunedì. Catalogo Grafiche Turato Edizioni, Rubano (PD), 2016, a cura di Maria Luisa Trevisan.
Per informazioni: Comune di Sabbioneta, Ufficio Eventi Culturali (tel. 0375 52599, http://www.comune.sabbioneta.mn.it, a.ghizzardi@comune.sabbioneta.mn.it).
Nell’ambito della mostra, in data 21 maggio 2016, presso il Teatro all’Antica di Sabbioneta, si terrà “L’inghiottitoio”, dramma corale di Davide Antonio Pio, con la partecipazione di Tobia Ravà. Il protagonista dello spettacolo è Gionata Berni, personaggio ispirato al Giobbe biblico, eroe della pazienza, della fiducia e della conoscenza, della simbologia dei sogni.


Galleria 8,75 Artecontemporanea scrive:

La Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4) presenta, dal 30 aprile al 1 giugno 2016, “Via Emilia Souvenir Shop”, mostra personale di Kai-Uwe Schulte-Bunert, inserita nel Circuito Off di “Fotografia Europea”. Curata da Chiara Serri, l’esposizione sarà inaugurata sabato 30 aprile alle ore 17.00.
Per l’occasione, la Galleria si trasforma in un inedito “Souvenir Shop”, dove le memorie personali del fotografo, raccolte negli anni lungo la direttrice storica della via Emilia, si associano allo sguardo del visitatore, che ha la possibilità di fare proprio il ricordo perfetto, l’immagine che meglio sintetizza il suo viaggio.
In esposizione, un’ampia selezione di fotografie scattate negli ultimi dieci anni. Dalla serie “Passaggi” (2005-2006), che documenta il rapido cambiamento all’interno dei primi cantieri di Santiago Calatrava, a “Fondo vivo” (2009) e “Normale” (2012), che colgono istanti unici di banale quotidianità, fino all’anteprima del progetto “In between” (2014-2015), dedicato alle Officine Meccaniche Reggiane. La mostra si completa, inoltre, con “11×11” (2011) e “Baustelle” (2012), progetti dedicati allo scorrere del tempo, e con l’anteprima della serie “Colonia” (2014), incentrata sull’uso del colore da parte dell’architetto Edoardo Gellner all’interno del Villaggio Eni di Borca di Cadore (BL).
«Opere – scrive Chiara Serri – tra loro molto diverse, ma che presentano alcune costanti riferibili agli interessi dell’autore e alle scelte linguistiche maturate nel tempo. In primo luogo l’odore del cemento, il fermento del cantiere, la possibilità di rendere eterni attimi che non torneranno più, quindi l’idea stessa del muro, che si carica di ulteriori significati se associata alla storia di un fotografo nato in Germania Est. E poi la teatralità della scena, l’equilibrio compositivo, la visione ampia che dal particolare muove all’universale, alla società, al rapporto tra l’uomo (grande assente) e il paesaggio che porta le sue tracce».
L’esposizione sarà visitabile fino al 1 giugno 2016, di martedì, mercoledì, venerdì, sabato ore 17.30-19.30, oppure su appuntamento; sabato 7 e domenica 8 maggio ore 10.30-12.30 e 17.30-19.30. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, http://www.csart.it/875.
Kai-Uwe Schulte-Bunert nasce nel 1969 in Germania Est. Studia storia dell’arte e pubblicità. Dal 1999 si dedica esclusivamente alla fotografia. Nel 2002 avvia una personale ricerca sulle relazioni tra uomo, architettura e paesaggio, prendendo parte a mostre personali, collettive e festival fotografici italiani ed internazionali. Pubblica diversi libri e cataloghi. Vive tra Reggio Emilia e Berlino.


CSArt | ClubArt scrive:

“Dreamscape”: mostra personale dell’artista Aqua Aura, dal 29 aprile al 10 luglio 2016, presso la sede congiunta di CSArt e ClubArt a Reggio Emilia (Via Emilia Santo Stefano, 54). Realizzata in collaborazione con la Galleria VV8 artecontemporanea, in occasione di “Fotografia Europea”, l’esposizione sarà inaugurata venerdì 29 aprile alle ore 18.00.
Dalle finestre che si aprono sulla via Emilia, luogo di storie e memorie, un viaggio immaginario in una terra di confine, dove scenari primordiali diventano immagine di un possibile futuro.
In mostra, una selezione di fotografie delle serie “Scintillation” (2015-16) e “Frozen Frames” (2011-14). Paesaggi silenziosi, ipnotici, irreali ed allo stesso tempo estremamente verosimili. Composizioni nate dall’elaborazione digitale di ritagli fotografici autografi, attraverso una lenta costruzione dell’immagine.
Come spiegano Chiara Serri e Paolo Barilli, «Le opere della serie “Scintillation”, benché strettamente legate a “Frozen Frames”, presentano un carattere di sostanziale novità, ossia la riduzione delle componenti drammatiche, per lasciare campo ad atmosfere sospese, in cui la visione diviene stupore».
Nella nuova produzione è stata, inoltre, riposta grande attenzione alla scelta della carte e degli inchiostri, nonché alle cornici floccate che, come spiega l’autore, presentano un’epidermide vellutata, anch’essa parte dell’opera.
La personale sarà visitabile fino al 10 luglio 2016, da lunedì a venerdì ore 10.00-12.00, oppure su appuntamento; sabato 7 e domenica 8 maggio ore 16.00-18.30. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 1715142, info@csart.it, http://www.csart.it, info@clubart.it, http://www.clubart.it.
Aqua Aura si diploma al Liceo Artistico di Bergamo e all’Accademia di Brera. Prosegue la sua formazione in giro per il mondo, tra grandi musei e spazi naturali. Le sue investigazioni si nutrono di fisica astronomica, fisica delle particelle, biogenetica, filosofia e psicologia della percezione. Si esprime attraverso fotografia, Arte Digitale e video. Vive e lavora tra Milano ed Akureyri (Islanda).


Palazzo Mazzetti scrive:

Dal 16 aprile al 2 ottobre 2016 Palazzo Mazzetti (Corso Vittorio Alfieri 357, Asti) ospita la mostra ”Gioielli Fantasia. Sogni americani”: oltre 500 esemplari di Gioielli Fantasia provenienti dalla Collezione personale di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.
L’esposizione, promossa da Palazzo Mazzetti e Città di Asti, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, è realizzata con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti.
Collane, spille, orecchini e bracciali tracciano l’evoluzione della Costume Jewelry e raccontano una storia articolata e affascinante, dalle riproduzioni di gioielli classici alle creazioni pop degli anni ’50 e ’60, concepite ed elaborate dai più importanti designer, come Trifari, Marcel Boucher, Coro, De Rosa, Eisenberg, Miriam Haskell, Eugène Joseff, Kenneth J. Lane, Pennino, fino a Wendy Gell e Iradj Moini.
La storica dimora astigiana, scrigno di raffinate raccolte di intagli, tessuti antichi e ceramiche, si offre come luogo ideale per un’esposizione dedicata ad un settore particolare delle arti decorative come quello del “gioiello fantasia”.
Il percorso espositivo accompagna il visitatore alla riscoperta della produzione di costume jewelry, fenomeno socio-culturale nato negli Stati Uniti all’indomani della grande crisi del 1929-1939: con la drastica riduzione del mercato dei prodotti di lusso, la sperimentazione con materiali non preziosi diventa l’unica via di sopravvivenza per i gioiellieri, ma anche stimolo per la fantasia e per la messa a punto di nuove tecniche. Nascono ornamenti bellissimi e poco costosi che gli studi cinematografici di Hollywood non esitano ad adottare, facendoli diventare protagonisti della stagione d’oro del cinema americano. Sono gioielli molto grandi e vistosi, visibili durante le riprese e in grado di far risparmiare il denaro precedentemente speso per il noleggio di gioielli veri.
Nonostante l’utilizzo di pietre e leghe di costo contenuto, l’accuratezza delle finiture e il formato sorprendente sono il segno evidente delle straordinarie capacità creative dei designer dell’epoca e di una maggiore libertà di sperimentazione di nuovi materiali. Sono i gioielli indossati sugli abiti di scena dalle dive del cinema come Greta Garbo, Marlene Dietrich, Bette Davis e Vivien Leigh. Il leggendario Joseff crea monili per centinaia di pellicole di grande successo, tra cui “Via col Vento”. Ma anche le first ladies, come Mamie Eisenhower e Jacqueline Kennedy Onassis, non perdono l’occasione di esibirli in occasioni pubbliche.
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo ha sviluppato l’interesse per questi gioielli fantasia «perché rappresentano un patrimonio culturale che ci riporta a tempi difficili e a grandi cambiamenti sociali… É importante il significato e il contenuto che essi trasmettono, la loro aderenza e precisione col momento storico in cui sono stati realizzati. Nella Costume Jewelry ricerco la creatività, la fantasia e apprezzo l’uso di materiali innovativi, come la gomma vulcanizzata, gli strass, la celluloide, la bachelite, il plexiglas e l’acrilico, capaci di anticipare tante tendenze future. Sono gioielli “poveri ma belli”, accessibili e alla portata di tutti».
Splendidamente falso, Trifari da Napoli a New York, Il gioiello va in scena, Dalla creatività al design, Ditelo con i fiori: sono solo alcune delle sezioni del percorso espositivo arricchito pannelli illustrativi, immagini e proiezioni.
La mostra sarà visitabile da martedì a domenica con orario 9.30-19.30 (ultimo ingresso ore 18.30), chiuso il lunedì ad eccezione del 25 aprile e del 15 maggio. Biglietto intero € 5.00, ridotto € 3.00. Catalogo edito da Sagep, Genova. Per informazioni: tel. 0141530403, info@palazzomazzetti.it, http://www.palazzomazzetti.it.


Stabat Mater 15-18, Donne in guerra scrive:

Lo spazio WoPa Temporary di Parma (Via Palermo, 6) ospita, dall’8 al 24 aprile 2016, “Stabat Mater 15-18, Donne in guerra”, installazione audiovisiva di Pietro Bandini e Mauro Casappa dedicata alle donne che hanno vissuto la Grande Guerra e, per estensione, a tutte le donne che vivono oggi conflitti armati.
Realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale “Workout Pasubio” (Temporary) e le Officine On/Off di Parma, l’esposizione sarà inaugurata venerdì 8 aprile alle ore 18.00.
A partire dalle fotografie di Pietro Bandini, tratte dalla serie “Animha” (2012-2015), un’installazione audiovisiva di Mauro Casappa che porta le donne in prima linea, evidenziando sacrifici e responsabilità pari a quelle dei soldati.
Con il progetto “Animha” Pietro Bandini racconta la difficoltà di essere realmente liberi, di esprimere se stessi al di là dei condizionamenti imposti dal vivere contemporaneo. Figure femminili che abitano luoghi sospesi, dove l’assenza di indicazioni spazio-temporali ed il mascheramento del volto portano ad associare all’immagine carattere di universalità. Ottenute in fase di ripresa su pellicola in bianco e nero, attraverso la doppia esposizione dello stesso fotogramma, le opere di Pietro Bandini sono stampate su supporti metallici corrosi ed irregolari, la cui materia densa e stratificata rivela brandelli di memoria.
In esposizione, sette fotografie appese a telai di ferro di grandi dimensioni (cm. 300x200x100), disposti a ferro di cavallo. Come spiega Mauro Casappa, ogni lastra è percossa da un frammento di rosario, azionato da un motore elettrico a velocità modulata. Un memento mori, ma anche una generale invocazione al bene, che trova riscontro nell’illuminazione periodica delle opere. Dal fondo buio e fumoso emergono, di tanto in tanto, voci e suoni lontani, ottenuti dalla registrazione di un brano per coro femminile sovrapposto centinaia di volte.
Nel corso della mostra si terranno tre eventi collaterali: domenica 10 aprile, ore 21.00, “Stabat Mater 15-18, SELF”, concerto quadrifonico per danzatrice e tavolo amplificato (ideazione, regia e musiche Mauro Casappa, coreografia e danza Nicoletta Cabassi); venerdì 15 aprile, ore 21.00, performance “Stabat Mater 15-18, Donne in guerra” (ideazione, regia e musiche Mauro Casappa, testi poetici di Karima Cristina Crosali, riproduzione 3D Oscar Accorsi, con Annalisa Pelacci, Francesca Grisenti, Gianfranco Tosi); venerdì 22 aprile, ore 21.00, performance di danza “Stabat Mater 15-18, Lucia” e “Stabat Mater 15-18, Chiara” (regia e musiche Mauro Casappa, coreografie ed interpretazioni Lucia Nicolussi Perego e Chiara Montalbani).
L’esposizione è visitabile fino al 24 aprile 2016, di mercoledì ore 16.00-23.30, giovedì ore 19.00-23.30 e domenica ore 16.00-23.30, oppure su appuntamento (cell. 347 4589365, stabatmater15.18@gmail.com). Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0521 283087, info@workoutpasubio.it, http://www.wopa-temporary.org. Per contattare Pietro Bandini: cell. 335 5800756, pietro.bandini@phocusagency.com. Per contattare Mauro Casappa: cell. 347 4589365, maurocasappa@libero.it.


Ikoncomunicazione scrive:

QUOTIDIANA 2016 – UN PROGETTO PER L’ARTE CONTEMPORANEA A PADOVA, DAL 18 MARZO AL 21 MAGGIO

L’arte contemporanea protagonista a Padova dal 18 marzo al 21 maggio 2016 con “QUOTIDIANA”, progetto che intende promuovere e valorizzare le esperienze più innovative di giovani artisti emergenti del panorama italiano, offrendo anche occasioni di incontro e dialogo per gli operatori della cultura.
Promossa e realizzata dall’Assessorato alle Politiche giovanili – Ufficio Progetto Giovani del Comune di Padova in collaborazione con l’associazione Gai-Giovani artisti italiani, l’iniziativa è realizzata in partnership con SID-Scuola italiana design e Nac Foundation di Rotterdam, e gode del patrocinio dell’Università degli studi di Padova e del Dipartimento dei Beni culturali dell’Università di Padova.

Al centro del progetto Q esposizione, la mostra collettiva di arti visive che vede in rassegna 22 artisti under 35, selezionati tra oltre cento partecipanti di un concorso nazionale. Curata da Caterina Benvegnù, Letizia Liguori, Elena Squizzato e Stefania Schiavon, è allestita fino al 6 maggio presso il Centro culturale Altinate/San Gaetano di Padova (ingresso libero). Installazioni, sculture, fotografie, videoproiezioni, pitture a olio, collage digitali: un interessante osservatorio sull’arte contemporanea e sulle sue direzioni, che evidenzia una tendenza alla contaminazione di diversi linguaggi (compreso quello della scienza), tecniche e tecnologie, discipline, da parte di artisti che prevalentemente si interrogano intorno ai temi del paesaggio, il ritratto e l’identità, la memoria, la “soglia”. Artisti che chiedono di essere “ascoltati” nel loro ruolo di mediatori possibili tra l’uomo e la realtà in trasformazione. E un filo rosso sembra disegnarsi lucido lungo il percorso della mostra e tessere una precisa narrazione: quella della complessità della realtà presente, dentro alla quale i giovani artisti scelgono di stare e che vogliono far comprendere. Perciò il pubblico è invitato all’ascolto, a una fruizione che vuole essere lenta e meditata, in chiara contrapposizione a un’epoca di fuga e di velocità.

Per tutti gli artisti selezionati “Quotidiana” è anche occasione di confronto e formazione, come la possibilità di partecipare al workshop “Arte contemporanea, cantiere mobile: prassi creativa e sperimentazioni critiche negli spazi del senso”, condotto da Gianluca D’Incà Levis, curatore del laboratorio d’arti visive in ambiente “Dolomiti Contemporanee”. Per uno di loro, inoltre, l’opportunità di essere selezionato per un’esperienza di residenza artistica presso la Nac Foundation di Rotterdam.

Accanto alla mostra collettiva, a partire dal mese di aprile, “Quotidiana” propone Q a parole: un ciclo di incontri e seminari condotti da esperti e operatori di fama internazionale, per offrire punti di vista trasversali sull’intreccio tra arte, urbanistica, scienze sociali e diritti umani, interrogarsi sui temi della rigenerazione urbana e raccontare esperienze dove l’arte e la pratica culturale si inseriscono sempre più nel nostro modo di vivere la città. A sottolineare, in coerenza con quanto emerge nell’esposizione, come l’arte e la cultura possano e debbano essere al centro della vita delle persone dei territori, leggendone e accompagnandone i cambiamenti.

E in un’iniziativa che ha nel proprio dna la vocazione a mettere al centro l’idea di un’arte di tutti e per tutti – “quotidiana”, appunto – non poteva mancare Q aperta: curata dagli studenti della Scuola italiana Design di Padova coordinati da Andrea Maragno (Joe Velluto Studio), è la sezione dedicata agli interventi di arredo urbano nelle strade cittadine a partire dal 22 aprile, in partnership con l’azienda Euroform W che realizzerà i prototipi.

Spazio, infine, ai laboratori creativi e ai percorsi didattici per i bambini delle scuole primarie e i ragazzi delle secondarie curati dall’artista Anna Piratti, nella sezione Q didattica.


Pro Loco Guastalla scrive:

“Phone and… / Informale”: mostra personale di Oscar Piovosi dal 9 al 25 aprile 2016 nella Galleria del Palazzo Ducale di Guastalla (RE). Promossa dalla Pro Loco, con il patrocinio del Comune di Guastalla, l’esposizione è curata da Sergio Zanichelli. Il vernissage si terrà sabato 9 aprile, alle ore 17.30, alla presenza dei autorità cittadine, dell’artista e del curatore.
In mostra, una quarantina di opere tratte da due recenti serie realizzate dall’artista: “Phone and… / Distanze”, ciclo esposto nel 2015 alla Galleria L’Ottagono di Bibbiano (RE), ed “Informale”, un percorso inedito attraverso il quale il pittore abbandona temporaneamente la figura, lasciandosi andare alla libertà del gesto.
I dipinti della serie “Phone and… / Distanze” descrivono, come spiega l’artista, «l’era del tutti con il telefonino, l’era degli smartphone, dei telefonini intelligenti […], l’era di una nuova incomunicabilità causata dallo strumento di comunicazione per eccellenza». «Se la pittura, nel suo aspetto espressivo dipende dal proprio tempo – aggiunge Sergio Zanichelli – il lavoro di Piovosi esprime in modo diretto i comportamenti e le azioni della nostra società».
Le opere di matrice informale nascono, a livello pratico, dal tentativo di recuperare il colore acrilico che rimane sulla tavolozza, steso il giorno successivo su tele anch’esse di recupero. Una ricerca che, a livello concettuale, rivela il desiderio di sperimentare senza regole, liberando la mano.
Due cicli, tra loro molto distanti, che trovano un punto d’incontro nel colore.
Nell’ambito della mostra si terrà una conversazione sulle dipendenze dalla tecnologia e dai social media, organizzata dalla Pro Loco in collaborazione con l’Ufficio Cultura, Teatro, Museo del Comune di Guastalla. Saranno presenti il dott. Luigi Petazzini, Psicologo-Psicoterapeuta presso il Sert dell’AUSL di Reggio Emilia (Distretto Correggio-Guastalla), l’artista, il curatore e i rappresentanti della Pro Loco e delle Istituzioni. Data e orario saranno comunicati in occasione del vernissage.

L’esposizione sarà visitabile fino al 25 aprile 2016 presso il Palazzo Ducale di Guastalla (Via Gonzaga, 16), mercoledì ore 10.30-12.30, sabato e domenica ore 10.30-12.30 e 15.30-18.30. Ingresso gratuito. Per informazioni: Pro Loco Guastalla (cell. 328 7943204 / 340 8547295, http://www.prolocoguastalla.com, info@prolocoguastalla.com). Per contattare l’artista: Oscar Piovosi (cell. 338 4906665, http://www.oscarpiovosi.it, info@oscarpiovosi.it).
Oscar Piovosi nasce nel 1944 a San Polo d’Enza (RE). Apprendista in uno studio fotografico, acquisisce il gusto e il piacere dell’immagine. Dal 1960 al 1975 lavora creta e gessi in un laboratorio di ceramica artistica. Autodidatta, inizia a dipingere nel 1974 trovando la sua espressione ideale nella figura umana. Partecipa a concorsi e mostre fino al 1982, anno in cui intraprende una nuova attività professionale che lo porta a viaggiare, costringendolo ad interrompere la sua ricerca in ambito artistico. Riprende a dipingere nel 2007. Nel 2009 tiene la prima personale, iniziando ad esporre i nuovi lavori. Prende parte a mostre personali e collettive. Le sue ultime ricerche sono racchiuse in tre serie tra loro in dialogo: “ViaggiaMente”, “Up” e “Phone and… distanze”. Il suo nuovo progetto, “Informale”, si allontana dall’ambito figurativo, liberando il gesto. Vive e lavora a Reggio Emilia.


Galleria d'Arte 2000&NOVECENTO scrive:

La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO e Progetto Pulcino onlus di Reggio Emilia organizzano “Arte e Vita”, lotteria di beneficenza di opere d’arte per l’acquisto di un lettino da rianimazione da donare al reparto di Neonatologia dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.
In palio, otto opere d’arte grafica di grandi artisti italiani (Floriano Bodini, Xavier Bueno, Franco Gentilini, Umberto Mastroianni, Francesco Messina, Giuliano Vangi) perché l’arte e la beneficenza siano alla portata di tutti.
I biglietti sono in vendita al costo di € 5 presso la nuova sede della Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO (Via Sessi, 1/F) tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30 e presso il negozio Albero Azzurro (Via Farini, 2/a) il giovedì con orario 10-12.
L’estrazione si terrà giovedì 21 aprile 2016, alle ore 20, alla presenza dei campioni della Grissin Bon. La serata avrà inizio, alle ore 19, con aperitivo ed intrattenimento offerto da Musicali Domestici grazie alla disponibilità delle arpiste Elena Bondavalli, Elisabetta e Nicole Pedroni.
L’obiettivo della lotteria è l’acquisto di un sistema di rianimazione neonatale chiamato LifeStart, strumento importantissimo per assistere lo staff medico ed il neonato nella pratica del taglio ritardato del cordone ombelicale. Un apparecchio innovativo in quanto il neonato, ancora collegato alla propria madre attraverso il cordone ombelicale, continua a ricevere il nutrimento e l’ossigeno di cui ha bisogno, essendo contemporaneamente sottoposto alle manovre rianimatorie necessarie per garantire la sua stabilizzazione respiratoria ed emodinamica. In tali condizioni si riducono sensibilmente i rischi di sviluppare severi quadri di sofferenza ipossica neonatale.
L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia. Per informazioni ed acquisto biglietti: Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO (tel. 0522 580143, duemilanovecento@tin.it), Erika Rossi (cell. 333 9656593), Progetto Pulcino onlus, Cristiana Magnani (cell. 347 2332022).
I numeri dei biglietti vincenti saranno pubblicati su http://www.progettopulcino.org, http://www.facebook.com/ProgettoPulcinoOnlus, http://www.duemilanovecento.it, http://www.facebook.com/duemilanovecento.
Progetto Pulcino nasce nel luglio 2008 per volontà della dottoressa Cristiana Magnani, pediatra neonatologa per 35 anni attiva nel reparto di Neonatologia dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. L’obiettivo peculiare dell’Associazione è quello di raccogliere fondi per l’acquisto di macchinari, attrezzature e conferimento di borse di studio a favore della Struttura Complessa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Di rilevanza, nel 2010 la partecipazione all’acquisto della RETCAM, innovativa attrezzatura per la diagnosi della retinopatia del prematuro, nel 2011 l’acquisto del Cooling con registrazione EEG integrata apparecchio che serve a limitare i danni della grave asfissia perinatale mediante trattamento con ipotermia, nel 2013 l’acquisto di un sistema di monitoraggio intensivo centralizzato composto da 18 monitor polifunzionali e due centrali di monitoraggio e nel 2015 l’acquisto di un Ecografo per lo studio delle cardiopatie neonatali e dei flussi cerebrali del pretermine. Sono inoltre finanziati al reparto contratti a progetto per una psicologa ed una fisioterapista.


Galleria 8,75 Artecontemporanea scrive:

La Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4) presenta, dal 12 marzo al 9 aprile 2016, la collettiva “Cromie”, con opere realizzate dagli artisti iscritti all’omonima associazione, da oltre vent’anni luogo d’incontro e confronto.
In esposizione, opere pittoriche di Giorgio Bonilauri, Attilio Braglia, Antonella Davoli, Gino Di Frenna, Giovanna Magnani, Maurizio Magnani e Francesco Andrea Zambuto, autori diversi per esperienza e linguaggio, ma accomunati dall’interesse per il colore.
Giorgio Bonilauri nasce nel 1940 a Reggio Emilia. Pittore che ama la figura ed il corpo, espone una selezione di opere dedicate al paesaggio urbano. Dipinti ad acrilico su tavola, quasi astratti, caratterizzati dalla massima attenzione rivolta alla forma e alla sperimentazione cromatica.
Attilio Braglia, nato nel 1943 sulle colline reggiane, analizza paesaggi naturali e scenari marini all’interno di partiture definite. Una ricerca caratterizzata dalla definizione calligrafica del dettaglio. Illusioni ottiche che trovano compimento nelle opere tridimensionali, quinte teatrali e teche della memoria.
Antonella Davoli, nata a Reggio Emilia, da anni si dedica al tema del corpo, scomposto e ricomposto sulla tela secondo costruzioni visive che, attraverso lievi sfasamenti, fanno eco allo stato di generale alienazione che caratterizza la società contemporanea.
Gino Di Frenna, nato in Sicilia nel 1940, vive a Reggio Emilia. La sua pittura di paesaggio nasce da una ricognizione aerea del territorio ed, in particolare, delle terre ferrose dell’Etna. Suggestioni tradotte in chiave astratta con interventi a tempera ed applicazioni di plastica, retaggio di civiltà industriali.
Giovanna Magnani nasce a Reggio Emilia, dove vive e lavora. Le sue tele, caratterizzate da un olio estremamente rarefatto, descrivono paesaggi incantati e figure femminili la cui dominante cromatica è data dall’uso di colori caldi e terrosi. Busti e mezzi busti immersi in una luce ovattata che si accende sulle chiome.
Maurizio Magnani, nato a Montecchio Emilia (RE) nel 1961, vive e lavora a Bibbiano (RE). Da anni conduce una ricerca pittorica sulla figura femminile, scomposta in una texture cromatica che rivela continue sovrapposizioni di colore e tensioni di sottofondo.
Francesco Andrea Zambuto, nato a Comiso (RG) nel 1971, vive e lavora a Reggio Emilia. Un moderato iperrealismo che si rivolge a giocattoli ed oggetti, ma anche a figure umane, ritratte dal vero attraverso una tecnica pittorica di matrice rinascimentale, ottenuta per velature successive.
La collettiva, che sarà inaugurata sabato 12 marzo alle ore 17.30, sarà visitabile fino al 9 aprile 2016, di martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30, oppure su appuntamento. Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, http://www.csart.it/875.


Susy Fabiani scrive:

Inaugurazione 2 aprile 2016, h 18.00
Galleria Il Ponte
via di Mezzo 42b, Firenze; 055240617

Con la mostra Bernard Joubert. La pittura al limite, la galleria Il Ponte riallaccia un filo, interrotto alla fine degli anni ’70, tra l’artista francese e l’Italia. Con sguardo retrospettivo, ripercorre attraverso una ricca selezione di opere oltre quaranta anni di attività, includendo lavori dai primi anni ’70 al 2015. Nella mostra è dedicato ampio spazio, al piano terreno della galleria, alle opere degli anni Settanta: dalle prime pitture su tela libera ai rubans (nastri di tela dipinta, alcuni dei quali mai esposti prima) e una selezione di opere su carta e fotografie degli stessi anni nella zona lounge. Il piano inferiore, é invece dedicato alle opere più recenti, 2010-2016, interventi pittorici su stampe e riproduzioni di dipinti delle epoche passate.
Questa esposizione presenta gli aspetti vitali e attuali di una ricerca che pur forzando in modo radicale i confini del medium pittura non lo trasforma mai in qualcosa d’altro, ma operando un’apertura (sia concettuale che materiale) ingloba nella sua anatomia strutturale elementi che vanno ad incrementare articolazioni nuove per il pensiero e per lo sguardo.

Bernard Joubert, nasce a Parigi nel 1946, dove attualmente vive e lavora. All’inizio degli anni Settanta dipinge su tela libera, tracciando linee direttamente con il tubetto di colore. Nel 1972 la tela comincia ad aprirsi sul muro e dal 1973 inizia la serie dei Rubans (Nastri), che prosegue fino al 1981. Questi nastri di tela dipinta delimitano delle superfici geometriche, quadrate, rettangolari, ecc… senza che i loro perimetri siano completamente chiusi. Questi lavori saranno esposti per la prima volta nel 1974 alla sua prima personale presso galleria Yvon Lambert di Parigi. Questa mostra inaugura la collaborazione con Lambert che presenterà gli sviluppi del suo lavoro con altre tre personali fino al 1981. Anche altre gallerie sostennero in quegli anni il lavoro dell’artista: Françoise Lambert a Milano (1974, 1975, 1979), Albert Baronian a Bruxelles (1975, 1977), Rolf Ricke a Colonia, Ugo Ferranti a Roma (1977), Hal Bromm a New York (1978).
Nella seconda metà degli anni ’70 è invitato a partecipare ad importanti esposizioni internazionali: Contemporeana a Roma (1974), Biennale di Parigi (1975), Plan & Space a Gand (1977), The Art of the Performance a Venezia (1979), Europa ’79 a Stuttgart (1979). I musei di Saint Etienne e di Grenoble organizzarono, rispettivamente nel 1975 e1976, un’esposizione delle sue opere. Nel 1974 alcuni suoi disegni sono acquistati dal MOMA di New York, e nello stesso anno numerose sue opere entrano a far parte della collezione Panza di Biumo. Parallelamente alle esposizioni in luoghi istituzionali, Bernard Joubert, a partire dal 1974, fotografa i suoi nastri installati in strada. Il Musée d’Art Moderne di Paris nel 2013 acquisisce nella sua collezione il Carré (200×200 cm) del 1974 e una serie di trenta fotografie di questo quadrato scattate nelle strade di Strasburgo o in case private. A partire dal 1976, fotografa il rettangolo 200×4,5 cm delimitato da un nastro bianco e un nastro nero nelle vie di Parigi, New York, Bruxelles, Venezia. Dal 1980 la superficie dei nastri si allarga e la monocromia sarà spezzata da campiture di colori diversi.
Negli ultimi anni i suoi tocchi di colore si sovrappongono e distribuiscono sulla superficie indipendentemente dal supporto. Nel 2012-2013, per esempio, dipinge sulle tavole floreali di un’enciclopedia botanica. Dal 2013, realizza le «peintures écrasées» (pitture schiacciate), dove la pittura ad olio, posata su incisioni antiche o vecchie riproduzioni fotografiche, crea un accorpamento tra la carta delle stesse ed il vetro. Il tutto viene poi ricollocato nella sua cornice originaria restituendo un’ambiguità che a ben vedere si ricollega a quella dei suoi primi lavori.

Ufficio stampa Susanna Fabiani (susy@galleriailponte.com) – dettagli e materiale fotografico disponibili su richiesta.


Galleria d'Arte 2000&Novecento scrive:

La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) presenta, dal 27 febbraio al 10 aprile 2016, “Colori polari”, esposizione collettiva con opere di Mario Ballocco, Pino Pascali, Pino Pinelli, Antonio Sanfilippo ed altri autori contemporanei.
Il titolo della mostra – “Colori polari” – fa riferimento alla dominante cromatica delle opere esposte, accomunate dalla presenza del bianco, del rosso e del nero, ossia dei tre “poli” attorno ai quali si articolano tutti i sistemi simbolici legati all’uso del colore sino all’epoca altomedievale, con numerosi rimandi in fiabe, miti e leggende.
In mostra, gli “inganni” della visione di Ballocco, artista milanese che concepiva il quadro come verifica percettiva di un risultato sperimentale, due tempere del 1963 di Pascali, bozzetti realizzati per la copertina della rivista dell’INAPLI (Istituto Nazionale per l’Addestramento e il Perfezionamento dei Lavoratori dell’Industria), un dittico tattile di Pinelli che vede l’utilizzo congiunto di pigmenti e materia plastica, nonché una grande tempera su tela del 1961 di Sanfilippo, maestro dell’Astrattismo europeo.
Il percorso espositivo comprende, inoltre, opere selezionate di Enrico Della Torre, Massimiliano Galliani, Omar Galliani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Antonio Ligabue, Carlo Mattioli, Nunzio, Paola Pezzi e Piero Ruggeri.
Nell’ambito della mostra, sabato 5 marzo 2016, alle ore 18, si terrà la presentazione della nuova produzione litografica di Massimiliano Galliani, nata da un’analisi lenticolare della “Gioconda” di Leonardo Da Vinci. Ad illustrare le opere, Alberto Zanchetta, Direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone e curatore delle personali dell’artista recentemente allestite presso lo Spazioborgogno di Milano e la Sinagoga di Reggio Emilia. Nel corso della serata, si terrà un intervento di Massimiliano Galliani su una litografia originale.
Le opere pittoriche e le litografie della serie “Le Strade Del Tempo” riproducono le screpolature formatesi negli anni sul capolavoro del Louvre. Affascinato dalla casualità delle linee, l’artista ha deciso di esplorare questo intrico di strade avvalendosi di diversi supporti e materiali.
«Di primo acchito – scrive Alberto Zanchetta – nei quadri di Massimiliano Galliani non è possibile riconoscere lo sguardo ipnotico, seducente e sibillino della Gioconda. Dobbiamo frapporre tra lei e noi una distanza, non solo corporea ma persino cronologica. Più ci avviciniamo ad essa e più ci smarriamo nei suoi intrichi di segni. In queste crepe-rughe, l’artista ha riconosciuto delle Strade, “percorsi” che da lontano si infittiscono fino a farci riconoscere il luogo-volto dipinto da Leonardo, da vicino perdono invece ogni connotazione somatica, si astraggono facendo perdere noi stessi dentro loro…».
La mostra è visitabile fino al 10 aprile 2016, tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 580143, duemilanovecento@tin.it, c http://www.facebook.com/duemilanovecento.


Museo Il Correggio scrive:

“Hyena, Solo Show. 2001 – 2016, quindici anni di opere” è il titolo della mostra monografica dedicata a Hyena in occasione dei suoi primi quindici anni di attività artistica. Promossa dal Comune di Correggio nella Galleria Espositiva del Museo “Il Correggio” (Palazzo dei Principi, C.so Cavour, 7, Correggio), l’esposizione è curata da Margherita Fontanesi.
La mostra, che inaugura sabato 27 febbraio alle ore 17, ripercorre le tappe principali della storia dell’artista novellarese, attraverso i suoi più fortunati progetti di ricerca, arrivando a presentare anche “Vanitas”, suo ultimo lavoro.
Il percorso espositivo si apre con “Catone e la Route 181”, progetto con il quale Hyena mosse i primi passi nell’arte contemporanea, con scatti realizzati nel sud della Francia, a Saint Marie de la Mer, durante il raduno dei gitani per la festa di Santa Sara nel 2001.
Ampio spazio è dedicato alle serie sul nudo femminile, con opere che hanno reso famoso l’artista e che celebrano la donna sotto diversi aspetti, da quello di “dea madre” a quella di “compagna e amante”.
Presenti, inoltre, opere della serie “Landscape”, che coniuga suggestioni padane con il paesaggismo giapponese passando attraverso echi nordeuropei, accanto alle opere della suggestiva serie “Roots” con i suoi alberi dalle radici fluttuanti nel vuoto ed opere che ritraggono Luciano Ligabue, con il quale Hyena ha collaborato in diverse occasioni, producendo opere ruvide e poetiche allo stesso tempo.
La passione per la musica, che da sempre accompagna Hyena accanto a quella per la fotografia, ha dato vita alla serie “II/IV/I” dedicata al jazz e alla danza contemporanea con le prime opere che contengono movimento e un accenno di colore.
Ultimo lavoro, infine, la serie “Vanitas”, nature morte di ispirazione rinascimentale che riflettono sulla caducità della vita. In mostra anche diverse curiosità, importanti nel percorso artistico di Hyena, dai libri d’artista a video e cortometraggi.
La mostra è realizzata grazie al sostegno di Banca Generali Private Financial Planner, in collaborazione con la Galleria de’ Bonis di Reggio Emilia, che ha promosso e accompagnato Hyena nel suo percorso artistico.
La sede espositiva è aperta al pubblico il sabato ore 15.30-18.30 e la domenica ore 10-12.30 e 15.30-18.30; gli altri giorni su appuntamento (tel. 0522 691806). Ingresso libero. Catalogo disponibile in mostra. Per informazioni: museo@comune.correggio.re.it, http://www.museoilcorreggio.org.
Hyena (Novellara, Reggio Emilia, 1965) inizia a fotografare alla fine degli anni ‘70 con una ricerca sulla scena musicale dei gruppi emergenti. Dalla fine degli anni ‘90 lavora come freelance nei settori della moda e dello spettacolo collaborando con alcuni tra i maggiori artisti italiani come Luciano Ligabue e Piero Pelù. Le sue fotografie sono state pubblicate su Corriere della Sera, Max, Trends, Must e Fotopratica. Dal 2001 inizia un percorso creativo che lo porta a contaminare le proprie fotografie con tecniche di restauro e pittura. Collabora oggi con gallerie nazionali ed internazionali. Hyena ha un percorso ricco e importante che comprende pubblicazioni su riviste italiane e straniere, numerosi cataloghi monografici, la partecipazione all’edizione di Fotografia Europea 2011 nel circuito ufficiale e la realizzazione di un’opera pubblica permanente: l’installazione site-specific per l’Aula della Memoria di Colle Ameno (BO).


Comune di Montecchio Emilia scrive:

Con la mostra personale di Graziano Pompili, in programma fino al 28 febbraio 2016 al Castello Medievale di Montecchio Emilia (RE), si apre la rassegna “Profeti in patria – Cammini d’artista a Montecchio Emilia” promossa dall’amministrazione comunale. L’intento del progetto è quello di permettere ai cittadini di conoscere gli artisti che vivono ed operano nel Comune non solo attraverso la loro opera ma anche grazie a momenti di incontro e confronto personali.
Curata da Sandro Parmiggiani, l’esposizione presenta una selezione di opere in terracotta realizzate negli anni ’70 e ’80. Come scrive, infatti, il curatore, «A partire dal 1978, e per almeno un decennio, la terracotta diventa il materiale elettivo di Pompili, che dà vita a un ciclo di particolare fascino, le “Ri-archeologie”, terrecotte che ripropongono lo splendore delle sembianze dell’antico, riemerso dagli abissi del tempo: mostrano, infatti, ferite e mutilazioni, accentuate dal fatto che l’artista le riduce in frammenti all’uscita dal forno di cottura, per poi ricomporle con ganci di ferro».
Il percorso espositivo, pensato per gli spazi del Castello, comprende un’opera monumentale nell’atrio d’ingresso (“Domotica”, 2008), la sequenza ritmica di “Archeologia del ‘900” nella stanza laterale e tre opere riferibili alla prima metà degli anni ’80 – “Grande scudo”, “Acrolito”, “Emmaus” – immerse nell’ombra dei sotterranei.
«Queste cinque opere sul tema delle Ri-archeologie – spiega Graziano Pompili – realizzate più di vent’anni fa, dopo essere state esposte in decine di spazi pubblici e privati, sia in Italia che all’estero, trovano ora posto all’interno del piccolo Castello medievale di Montecchio Emilia, un luogo “ideale” nel quale si instaura un dialogo privilegiato tra la scultura e lo spazio che la contiene».
Domenica 21 febbraio, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00, l’artista sarà presente in mostra ed accompagnerà i visitatori alla scoperta delle opere esposte.
La personale è visitabile fino al 28 febbraio 2016 di lunedì e giovedì ore 9.00-13.00 e 15.00-18.00, martedì e venerdì ore 15.00-18.00, mercoledì ore 9.00-13.00, sabato ore 9.00-12.00. Ingresso libero. Per informazioni: Biblioteca Comunale di Montecchio Emilia (tel. 0522 861864, biblioteca@comune.montecchio-emilia.re.it, http://www.comune.montecchio-emilia.re.it).
Il ciclo di iniziative che il Comune di Montecchio Emilia ha inteso dedicare a Graziano Pompili proseguirà fino a giugno 2016 con mostre temporanee, appuntamenti ed incontri. Il prossimo evento espositivo sarà dedicato alla “Via Crucis” realizzata dall’artista nel 2003. L’opera sarà allestita dal 19 marzo 2016 negli spazi di Casa Cavezzi, quattrocentesco palazzo nel centro storico di Montecchio Emilia.


Galleria de' Bonis scrive:

Dopo il successo riscosso ad “Arte Fiera”, la Galleria de’ Bonis di Reggio Emilia (Viale dei Mille, 44/B) presenta, dal 13 febbraio al 3 marzo 2016, “Provocators. Capolavori dell’astrazione italiana”, con opere di Salvatore Scarpitta, Piero Dorazio, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Giuseppe Amadio, Umberto Mariani e Getulio Alviani.
L’esposizione, che prende il nome da un capolavoro di Achille Perilli (“Provocators”, 1957), propone un’interessante incursione nel panorama dell’astrazione italiana, dallo storicizzato ai giorni nostri, attraverso alcuni nomi-chiave.
Una mostra essenziale con opere selezionate di autori che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea italiana. Accanto a questi, anche i lavori di alcuni artisti che si stanno imponendo all’attenzione del grande pubblico e che la Galleria de’ Bonis ha già trattato, come Giuseppe Amadio e Umberto Mariani.
Storia e contemporaneità si affiancano in un discorso per immagini.
Salvatore Scarpitta, genio dell’astrazione italiana, scoperto nientemeno che da Leo Castelli, che sarà a lungo il suo gallerista di riferimento e che gli organizzerà una decina di personali, è presente in mostra con un’opera pittorica del 1949 sui toni del grigio e del nero.
Piero Dorazio che, fin dal 1945, ha contribuito all’affermazione dell’astrattismo in Italia benché in una prima fase avesse aderito al realismo socialista e fosse uno dei frequentatori dello studio di Guttuso. Nel 1947 è fra i firmatari del manifesto del gruppo Forma 1. In mostra, una tecnica mista su carta intelata del 1957.
Achille Perilli, un altro dei membri fondatori del gruppo Forma 1. L’artista è presente in mostra con un’interessante opera di grande formato del 1957, che presta il nome alla mostra stessa e fa parte della serie “Fumetti” nella quale le rigorose geometrie che lo caratterizzano si stemperano in forme morbide e colori più tenui.
Antonio Sanfilippo, uno degli artisti più importanti dell’arte italiana ed europea del secondo dopoguerra, partecipa alla Biennale del 48 e a quelle del 1954 e del 1964. Anch’egli aderisce al formalismo e firma il manifesto del gruppo Forma 1. In mostra, una delle prime opere del gruppo: un pezzo del 1948.
La Galleria de’ Bonis, che identifica le proprie scelte artistiche nella figurazione italiana, non è nuova ad aperture ad altri ambiti di ricerca. Accanto ai “mostri sacri” dell’astrazione italiana – Scarpitta, Dorazio, Perilli, Sanfilippo – sono stati accostati tre artisti contemporanei sulla cresta dell’onda: Giuseppe Amadio, Umberto Mariani e, a sorpresa, Getulio Alviani, presente con due piccoli “gioielli” che brillano fra tutti come scelta inconsueta. I tre rappresentano la nuova frontiera dell’astrazione e sviluppano il discorso pittorico dei loro predecessori attraverso le estroflessioni (Amadio) e i nuovi materiali come il piombo (Mariani) e l’alluminio (Alviani).
La mostra, sarà visitabile fino al 3 marzo 2016, da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00. Per informazioni: tel. 0522 580605, info@galleriadebonis.com, http://www.galleriadebonis.com.


Galleria Marcantoni Arte Contemporanea scrive:

A dieci anni dalla mostra inaugurale, la Galleria Marcantoni Arte Contemporanea di Pedaso (FM) festeggia il decennale con una nuova personale dell’artista bolognese Paolo Baratella ripartita su due sedi: negli spazi della galleria, un approfondimento dedicato a “Gli anni della passione”, nella Sala Cola dell’Amatrice nel complesso francescano di Ascoli Piceno, la sezione “Compianto – quattordicidiciotto – la Grande Guerra”, allestita con il patrocinio del Comune di Ascoli Piceno.
Curata da Claudio Marcantoni, la mostra sarà inaugurata sabato 20 febbraio, alle ore 18.00, in galleria e domenica 21 febbraio, alle ore 18.00, nella Sala Colla dell’Amatrice. In occasione del vernissage, sarà presentato al pubblico il catalogo, arricchito da un dvd multimediale con le opere esposte ed una selezione di brani scritti appositamente dal compositore siciliano Dario Arcidiacono.
«La pittura di Baratella – scrive il curatore – è un racconto per immagini della storia socio-politica dell’Europa venuta fuori da due grandi totalitarismi, quali il fascismo e il nazismo, e proiettata a vivere il periodo utopistico “dell’uguaglianza di classe” avvallato dall’Unione Sovietica. Il suo è un punto di vista critico, una presa di coscienza, di giudizio. […] Nel corso della sua lunga carriera, fa sue tutte le esperienze e le innovazioni tecnologiche che incontra. Le possiede e le converte sottoforma di linguaggio artistico. I suoi quadri sono delle enormi lenti di ingrandimento, dei fermo-immagine che fanno parte di un più grande schermo che è quello del reale […]».
La sezione della mostra allestita in galleria comprende dipinti su tela riferibili agli anni ’60 e ’70, “Gli anni della passione”, un periodo fervido e fecondo di idee rivoluzionarie, di cambiamenti sociali, di lotte che hanno notevolmente influenzato il mondo artistico e culturale. Opere che raccontano la sofferenza, il non riconoscersi in una realtà stretta e bugiarda, la continua ricerca di giustizia di un artista colto e sensibile. Un costante rimando alla mitologia, ad eroi parafrasati e smitizzati, figure moderne che rivivono in un mondo antico, idilliaco, popolato da fiere e personalità meschine, dittatori del mondo contemporaneo.
La sezione della mostra allestita ad Ascoli Piceno è dedicata al “quattordicidiciotto”, gli anni della “Grande Guerra”. Il motivo dell’interesse artistico per questo lacerante periodo storico va ricercato nella storia personale dell’autore, cresciuto in una famiglia toccata direttamente da questo sinistro evento del quale si evocava in continuazione il dramma. Opere di grande formato di recente produzione attraverso le quali l’artista vuole fare riemergere dal vuoto buio del tempo la temperie del dramma e, soprattutto, intonare attraverso le immagini un “compianto” per le vittime di un conflitto tra popoli che ha cancellato una generazione di giovani, cosiddetta “carne da cannone”. L’attenzione di Baratella è rivolta, inoltre, ai sopravvissuti, “feriti nella mente”, ai soldati che hanno patito la condizione traumatica della staticità nelle trincee di tutta Europa a fronte della dinamica tecnologica del bombardamento incessante sulle postazioni nemiche.
Con la mostra di Paolo Baratella la Galleria Marcantoni festeggia dieci anni di coerenza, di scelte artistiche difficili, ma coscienziosamente volute, mai orientate alle mode del momento. La qualità e la consapevolezza dell’importanza storica degli autori affrontati è garanzia di un lavoro serio e costante che la galleria continuerà a proporre nel tempo.
L’esposizione sarà visitabile fino al 10 marzo 2016, alla Galleria Marcantoni da martedì a domenica ore 17.00-20.00, chiuso il lunedì, nella Sala Cola dell’Amatrice da venerdì a domenica ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00. Ingresso libero. Catalogo con testo di Claudio Marcantoni e dvd multimediale con musiche di Dario Arcidiacono. Per informazioni: tel. 349 4306492, info@galleriamarcantoni.it, http://www.galleriamarcantoni.it.
Paolo Baratella nasce a Bologna nel 1935. Artista militante nel senso culturale e creativo del termine, è figlio della Milano post bellica, dell’atmosfera di ricostruzione intellettuale della Brera anni ‘60. Inserito storicamente nel “Gruppo dei milanesi”, insieme ad Umberto Mariani, Giangiacomo Spadari e Fernando de Filippi, dai primi anni ’70 intraprende un’intensa attività espositiva che lo porta nelle principali città italiane ed internazionali. Hanno scritto del suo lavoro Enrico Crispolti, Walter Guadagnini, Giorgio Di Genova e numerose figure di intellettuali, critici e storici dell’arte. Le sue opere sono esposte in diversi musei nazionali ed in importanti collezioni private.


Fulvia Minetti scrive:

Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco” 2016

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, Polo di libera creazione, formazione, ricerca e significazione del linguaggio umano, poetico e artistico, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio dell’ANCI e dell’Assessorato Scuola Infanzia Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale, Presidente Fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, Vicepresidente il dott. Renato Rocchi, Art Director Antonino “Totò” Bumbica, bandisce la III Edizione 2016 del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”, per poesie e per opere d’arte visiva in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite, di autori ed artisti internazionali emergenti.

L’evento artistico-letterario significa e valorizza l’arte in tutti i suoi linguaggi espressivi, luogo fra dionisiaco e apollineo e rituale della fondazione e rifondazione di linguaggio e d’identità.

Il 26 Novembre 2016 in cerimonia e mostra a Roma, presso la Sala Aurea dell’Excel Roma Montemario Hotel, ai Poeti e agli Artisti vincitori e meritevoli sarà conferito il Diploma dell’Accademia, la Critica all’opera con pubblicazione gratuita sul sito ufficiale dell’Accademia e il Trofeo aureo, argenteo e argenteo brunito “Apollo dionisiaco” dell’architetto e orafo Marco Rocchi, da un disegno di Fulvia Minetti, in pregiatissime fusioni a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta in Roma.

Si realizza via e-mail invio delle opere e iscrizione, entro il 3 Settembre 2016. Il bando è pubblicato sul sito dell’Accademia: http://www.accademiapoesiarte.it


Sopralluogo scrive:

“Sopralluogo” di Alfredo Pini alla Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4). La storica galleria reggiana ospita, dal 6 febbraio al 5 marzo 2016, la personale dell’artista originario di Mirandola (MO), ma da molti anni residente a Ferrara. Curata da Chiara Serri, la mostra sarà inaugurata sabato 6 febbraio alle ore 17.00.
In esposizione, una selezione di dipinti ad olio su tela, molti dei quali inediti, che hanno come protagonista il paesaggio metropolitano. Immagini riprese da un punto di vista ravvicinato che permette di vedere la scena nella sua interezza, senza annullare, tuttavia, quella sana distanza che consente di interpretarla, decifrarla, ascoltarla.
«La ricerca di Alfredo Pini – scrive Chiara Serri – non mira alla riproduzione della realtà, quantomeno non alla riproduzione della realtà nella sua interezza, ma attraverso un filtro individuale che, sorvolando sui dettagli, coglie l’essenza della scena, condensando in una sola istantanea diversi fotogrammi di uno stesso film. Ecco allora l’idea di movimento, il continuo mutamento, le strade che si sollevano e le scie di colore lasciate dalle fronde scosse dal vento. Tracce di una contemporaneità senza limiti e senza tempo, avvolta da un grigiore diffuso interrotto solo da scritte strappate ai muri della città e da mirate accensioni cromatiche nei toni del turchese, del fucsia e del porpora».
Una stesura pittorica caratterizzata da pennellate veloci che corrono lungo la tela, abbozzano le figure e muovono le auto, lasciando segni indelebili di un presente ormai passato.
L’esposizione sarà visitabile fino al 5 marzo 2016, di martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 17.00-19.30, oppure su appuntamento. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, http://www.csart.it/875.
Alfredo Pini nasce a Mirandola (MO) nel 1958. Si diploma all’Istituto Commerciale G. Luosi di Mirandola nel 1977. Per sei anni lavora presso banche ed aziende private. Nel 1985 abbandona l’attività professionale per dedicarsi alla pittura, sua autentica passione. Nel 1986 si trasferisce a Ferrara dove apre la galleria Lacerba, che tuttora gestisce. Nel 1987 si iscrive al DAMS di Bologna, dove segue i corsi di pittura di Gianni Guidi. Dal 1990 si dedica anche alla tecnica della litografia e della serigrafia. Dal 1993 inizia la collaborazione con diverse gallerie d’arte e la partecipazione a fiere di settore. Nel 2001 collabora, in qualità di illustratore, con la casa Editrice Rainermann con sede a Bielefeld, in Germania. Da segnalare la mostra personale allestita nel 2004 a Villa Colombaia ad Ischia, residenza di Luchino Visconti, dedicata alla cinematografia del regista. Nel 2010 tiene una mostra personale al Museo Magi900 di Pieve di Cento (FE), curata da Vittoria Coen. Nel 2011, in occasione di una grande manifestazione Jazz, presenta una mostra al Museo Bellini di Comacchio (FE). Nel 2015 si segnalano, infine, due importanti mostre personali a Palazzo Scroffa (FE) e al Castello di Nervi (GE). Vive e lavora a Ferrara.


Museo Il Correggio scrive:

Dal 23 gennaio al 21 febbraio 2016 la Galleria Espositiva del Museo “Il Correggio” (Palazzo dei Principi, C.so Cavour, 7, Correggio) ospita la mostra “Il segreto dei Giusti”, una collettiva a cura di Margherita Fontanesi, promossa dal Comune di Correggio in occasione della Giornata della Memoria (mercoledì 27 gennaio).
L’esposizione, che sarà ufficialmente inaugurata domenica 24 gennaio alle ore 17.00, propone opere di Mirko Baricchi, Paul Beel, Ariela Böhm, Alfio Giurato, Fosco Grisendi, Ester Grossi, Lea Golda Holterman, Federico Infante, Massimo Lagrotteria, Marco Martelli, Matteo Massagrande, Sonia Maria Luce Possentini, Matteo Pugliese, Tobia Ravà, Max Rohr, Matteo Tenardi, Wainer Vaccari. Si tratta di artisti di rilievo internazionale, le cui opere hanno il compito di illustrare l’importantissimo ruolo dei Giusti fra le Nazioni, non ebrei che, durante la Seconda Guerra Mondiale, salvarono tantissimi ebrei dall’Olocausto.
Accanto alla pittura sono stati selezionati per la mostra anche sculture, fotografie e video, offrendo diversi mezzi espressivi e coinvolgendo nuove tipologie di artisti.
Da alcuni anni il Comune di Correggio ha scelto l’arte contemporanea come linguaggio complementare per parlare di Shoah, accanto ai veri e propri approfondimenti storici: se questi ultimi sono essenziali per la narrazione e la conoscenza dei fatti, il linguaggio dell’arte permette di creare quella giusta empatia che tocca le corde più profonde dell’animo umano e apre la strada alla comprensione della storia.
“Il tema, ampio e delicato, è stato affrontato mettendone in evidenza un aspetto in particolare, cioè il ruolo chiave dei Giusti fra le Nazioni che hanno salvato tantissime vite umane rischiando la propria”, commenta il sindaco di Correggio, Ilenia Malavasi. Non solo protagonisti storici dunque ma grandi esempi morali. Pur non dimenticando i sei milioni di morti della Shoah, la mostra spazia su storie a lieto fine, per ricordare come di fronte al Male si può dire anche no”.
Gli artisti selezionati da Margherita Fontanesi, ebrei e non ebrei, rappresentano bene il panorama dell’arte figurativa contemporanea: “Attraverso le loro opere”, continua il sindaco, “la mostra vuole invitare a conoscere meglio le storie dei Giusti e suggerisce spunti di riflessione su alcuni elementi chiave del loro modo di agire: l’importanza di soccorrere i più deboli, l’anonimato del bene, il coraggio del libero pensiero. Celebrare la Giornata della Memoria, quindi, non significa solo ricordare ciò che è stato, gli orrori che guerra e discriminazioni razziali hanno causato a milioni di innocenti, ma rappresenta un dovere istituzionale perché quelle testimonianze e quell’esperienza sono fondamentali per interpretare l’attualità e le sfide che questa ci pone”.
La mostra è realizzata grazie alla disponibilità di Bonelli Lab (Canneto sull’Oglio, MN), Bonioni Arte (Reggio Emilia), Cardelli & Fontana Arte Contemporanea (Sarzana, SP), Galleria de’ Bonis (Reggio Emilia), Federico Rui Arte Contemporanea (Milano), M77 Gallery (Milano), Punto sull’Arte (Varese), Galleria Restarte (Bologna), Spazio Testoni (Bologna), Zanini Arte (San Benedetto Po, MN).
La sede espositiva è aperta al pubblico il sabato ore 15.30-18.30 e la domenica ore 10-12.30 e 15.30-18.30. Apertura straordinaria, con orari domenicali, mercoledì 27 gennaio, Giornata della memoria. Gli altri giorni su appuntamento (tel. 0522 691806). Ingresso libero. Per informazioni: museo@comune.correggio.re.it, http://www.museoilcorreggio.org.
Come ideale finissage della mostra, sabato 20 febbraio, alle ore 17, nella sala conferenze “A. Recordati” di Palazzo dei Principi, il dott. Fausto Ciuffi, direttore della Fondazione Villa Emma di Nonantola, terrà una conferenza sul ruolo storico dei Giusti fra le Nazioni.
La Fondazione Villa Emma nasce nel 2004, ispirandosi alla solidarietà che sessant’anni prima aveva portato la comunità di Nonantola ad accogliere 73 giovani ebrei, provenienti da Germania, Austria e Jugoslavia, alla ricerca di un rifugio nel nostro Paese. La Fondazione Villa Emma opera nei settori della ricerca storica, della formazione e della progettazione didattica; promuove iniziative culturali, con attenzione alla storia e alle memorie della seconda guerra mondiale, ai conflitti attuali, al dialogo tra le diversità e alle problematiche interculturali; intrattiene rapporti e scambi con istituzioni che in Italia e all’estero adottano analoghe prospettive di ricerca, con l’obiettivo di raccogliere e documentare i più importanti risultati dei loro studi.


Palazzo Mazzetti scrive:

Dal 25 gennaio al 29 maggio 2016 Palazzo Mazzetti di Asti (Corso Alfieri, 357) ospiterà la mostra collettiva “Ricordi Futuri”, a cura di Ermanno Tedeschi. L’esposizione, allestita in occasione della Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio in commemorazione delle vittime dell’Olocausto, è promossa dalla Fondazione Palazzo Mazzetti e dalla Città di Asti, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e con la collaborazione di Banca CRAsti. La collettiva, che sarà inaugurata domenica 24 gennaio alle ore 11.00, gode del Patrocinio della Regione Piemonte e della Provincia di Asti. Progetto di allestimento e multimediale di Interactive sound. Media Partners: La Stampa e Astigiani. Catalogo Gli Ori editori, a cura di Paola Gribaudo.
Il fil rouge che collega le opere dei trentaquattro artisti in mostra è l’idea della memoria e del ricordo, che lega ogni persona alle proprie origini e tradizioni, intesa come unico strumento di conoscenza che l’uomo ha a disposizione, in quanto rende ciascun individuo consapevole delle proprie esperienze passate e solo così pronto ad affrontare quelle presenti e quelle future.
La collettiva comprende diversi ambiti della vita umana e diverse discipline. Si parte dall’arte figurativa e concettuale, per passare attraverso le percezioni sensoriali di oggetti (giocattoli, libri, scritti, architettura), fino ad arrivare a suoni, immagini, video interviste, fotografie, sculture e dipinti.
“Una mostra di racconto, composita” – osserva il curatore Ermanno Tedeschi – “che si sviluppa attraverso un linguaggio tecnologico immersivo ed opere ad elevato impatto emozionale”.
Gli elementi di questo percorso espositivo, ospitato a Palazzo Mazzetti, sono di provenienza diversa, nazionale ed internazionale, con una particolare attenzione al tema dell’Olocausto, ma anche con un occhio rivolto alla cultura e alla tradizione astigiana.
La collettiva “Ricordi Futuri” è suddivisa in nove sezioni, con opere di artisti provenienti da differenti discipline artistiche e con personaggi della cultura internazionale.
Si parte dall’installazione di Gianluigi Colin, che tappezzando muri e soffitto di fotografie e fogli testimonia eventi di un passato lontano e di un presente che è quasi futuro. Si passa poi alle “video interviste”, presenti lungo il percorso della mostra, ad illustri esponenti della cultura contemporanea (Daniel Libeskind, architetto; Arturo Schwarz, studioso, filosofo e poeta; Emilio Isgrò, artista; Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz – Birkenau; Maria De Benedetti, psicologa, già vicesindaco di Asti dal 1994 al 1998).
La seconda sezione è dedicata al “Gioco come segno del tempo”, con la presenza di quadri dell’artista israeliano Itshak Yarkoni. Nei dipinti esposti l’autore ha inserito giocattoli antichi (i cui originali sono presenti in mostra) nella realtà di oggi cercando un rapporto tra passato e futuro.
Un’attenzione particolare viene dedicata al “Ricordo attraverso la fotografia”, che rappresenta la terza sezione della mostra, con alcune immagini scattate da Vardi Khana che, con il suo progetto One Family, ripercorre la storia della sua famiglia scampata alla Shoah. Una documentazione unica sono le fotografie del canadese Yuri Dojc e di Bruna Biamino; il primo testimonia come i libri resistano alle guerre ed alle più turpi ingiurie, mentre la seconda ci mostra come Israele ha voluto ricordare la Shoah attraverso la realizzazione del Museo di Yad Va Shem. Norma Picciotto ha invece realizzato delle fotografie in cui simboli della storia e dell’arte antica e contemporanea giacciono su un tappeto di foglie secche e bianche.
“Il segno e la scrittura come testimoni del tempo” sono il titolo della quarta sezione e sono rappresentati dagli artisti Barbara Nejrotti con le impronte di un bambino, di una donna ed un uomo impresse su una tela con cucito e pittura, dalle sculture di Tobia Ravà, che si distingue per un linguaggio originale, utilizzando numeri e lettere ebraiche, dal lavoro di Nicole Riefolo, costruito assemblando illustrazioni originali digitalizzate del manoscritto Voynich, opera quattrocentesca il cui idioma sconosciuto non è stato ad oggi decifrato. Ed inoltre: dalle opere dell’artista Moshe Gordon, realizzate utilizzando due vecchi libri su uno dei quali compare la parola ebraica “iskor” (ricordo), dall’opera di Antonio Meneghetti padre dell’Ontoarte, dai lavori di Marina Munoz, che trasforma libri e ritagli di carte e legno, e dalle opere dell’artista americano Eugene Lemay. Il padre dell’arte israeliana Menashe Kadishman è presente con la Sua scultura Shachelet (foglie cadute), composta da un gran numero di pesanti dischi di metallo di forma circolare, aventi le sembianze di un volto convulso che urla.
“Generazioni” è il titolo dedicato all’installazione di Jessica Carroll e Riccardo Cordero, che rappresenta la quinta sezione della mostra, nella quale i lavori dei rispettivi padri sono esposti insieme ai loro, creando così un dialogo generazionale tra il passato, il presente ed il futuro.
“Il ricordo attraverso la scienza” è il titolo della sesta sezione ed è rappresentato dall’opera di Anna Rierola, artista visiva che unisce insieme arte e scienza, creando uno scenario fotografico unico.
La settima sezione intitolata “L’arte per ricordare e costruire il futuro” è il titolo dello spazio dedicato alle opere dei maestri Aldo Mondino, Giorgio Griffa, Vik Muniz, Emilio Isgrò, Francesco Vezzoli, Giulio Paolini, Luigi Mainolfi, Valerio Berruti, Ezio Gribaudo e Daniel Schinasi, Francesca Duscià, Isabella Traglio Vismara e Pietro D’Angelo.
La sezione “27 gennaio Giornata della Memoria” è l’ottava sezione della collettiva, dedicata all’Olocausto, ed ospita un’istallazione multimediale costituita da due binari sui quali scorrono documenti e immagini della vita delle famiglie prima della Shoah. Un’opera da segnalare in questa sezione è il ritratto di Primo Levi dell’artista Francesca Leone. La musica che si ascolta in questa sala, simbolicamente rappresentata da un piccolo violino ritrovato in un campo di sterminio, è il risultato di un monumentale lavoro del Maestro Francesco Lotoro, massima autorità nella ricerca musicale concentrazionaria, autore dell’Enciclopedia geografica KZ Musik contenente la produzione musicale nei Campi di concentramento dal 1933 al 1945.
L’esposizione vede la collaborazione dell’ISRAT (Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Asti) nel programma di formazione e aggiornamento “Ricordi futuri: la memoria, istruzioni per l’uso”: iniziativa rivolta a insegnanti e studenti, ma aperta a tutti.
La collettiva è visitabile da martedì a domenica dalle 10.30 alle 18.30 (fino al 28 febbraio), dalle 9.30 alle 19.30 dal 1 marzo. Chiuso il lunedì tranne il 25 gennaio, il lunedì di Pasquetta e il 25 aprile 2016. Ingresso: euro 7,00. Il biglietto di ingresso alla mostra consente l’accesso gratuito al Museo Civico di Palazzo Mazzetti. Per informazioni: tel. 0141 530403, info@palazzomazzetti.it, http://www.palazzomazzetti.it.
Palazzo Mazzetti, di proprietà della Fondazione della Cassa di Risparmio di Asti, ospita importanti collezioni, tra cui le raccolte civiche e mostre temporanee. La Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, proprietaria del palazzo, dopo un lungo e accurato restauro avviato nel 2003 e proseguito dal 2005 al 2011, lo ha restituito alla cittadinanza nel suo antico splendore. L’edificio è visitabile dalle suggestive cantine, oggetto di scavi archeologici musealizzati, al piano terreno, sede di esposizioni temporanee, al piano nobile con stucchi dorati, affreschi e le raccolte civiche quali dipinti, la collezione orientale, tessuti antichi e le microsculture di Giuseppe Maria Bonzanigo. Il secondo piano ospita i dipinti dell’Otto e del Novecento. Le recenti esposizioni hanno sempre raccontato storie suggestive del nostro passato remoto e recente: la civiltà etrusca ed il cibo degli antichi, la cultura figurativa astigiana tra Sei e Settecento, le produzioni del Novecento e l’affermazione di prodotti originali italiani diventati icone internazionali del made in Italy. Ancora, più recentemente, l’esposizione di Domenico Quirico ha raccontato il lavoro quotidiano del cronista di guerra, mentre “Asti Contemporanea. Collezioni private” ha presentato opere dell’arte italiana dal secondo dopoguerra agli anni Settanta provenienti esclusivamente da raccolte astigiane.


Leo van Moric© scrive:

Dopo il successo riscosso nella Cappella dell’Incoronazione del Museo Riso di Palermo, la mostra di Aldo Palazzolo e Fabio Iemmi “I Santissimi” approda, dal 22 gennaio al 19 febbraio 2016, allo spazio “Workout Pasubio” (Temporary) di Parma (Padiglione Nervi, Ex Manzini, Via Palermo).
L’esposizione è promossa da Leo van Moric© in collaborazione con l’Associazione Culturale “Workout Pasubio” (Temporary), con il patrocinio del Comune di Parma.
Un progetto nel quale l’arte incontra la tecnologia attraverso la fusione di fotografia, pittura e 3D projection mapping. In mostra, una decina di tavole di grandi dimensioni che rendono omaggio ad importanti testimoni della cultura e dell’arte internazionale dalla seconda metà del XX secolo ad oggi, come Patti Smith, Rudolf Nureyev, Manlio Sgalambro e Julian Beck.
Le opere esposte nascono dalle fotografie analogiche trattate da Aldo Palazzolo, ritrattista e sperimentatore, stampate su carta con una personalissima tecnica denominata “Liquid Light”, «capace di riflettere sullo sgomento della creatività delle origini» (Henry Favrod). Lavori rielaborati manualmente da Fabio Iemmi attraverso l’uso di intonaci naturali e tessuti scelti in base a trame ed orditi.
Il percorso espositivo, ideato da Studio GAAU, prevede la suddivisione dell’aula unica del Padiglione Nervi in una ritmata sequenza di cappelle laterali che culminano in una sorta di abside, nella quale è collocata l’opera transustanziale di Luigi Bertogalli.
Per 3D projection mapping s’intende una tecnica di proiezione su superfici non convenzionali, nello specifico una scultura pensile polimaterica creata da Fabio Iemmi. Luigi Bertogalli, applicando le ultime tecnologie al mondo dell’arte, ha prodotto una sintesi rielaborata dei ritratti, degli intonaci e dei pattern.
La pianta da cattedrale romanica e l’illuminazione dal basso vestono le figure di una profonda aura sacrale, alimentata anche dall’ambiente sonoro “Hanamichi” creato da [ guido.lusetti ] | [ loalue ] e da inedite percezioni olfattive.
La mostra, che sarà inaugurata venerdì 22 gennaio alle ore 18.00, sarà visitabile fino al 19 febbraio 2016, da mercoledì a venerdì ore 16.00-20.00, sabato ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00, domenica ore 16.00-20.00. Ingresso libero. Per informazioni: Leo van Moric© (tel. +39 348 0948950, info@leovanmoric.it, http://www.leovanmoric.it). Il progetto sarà successivamente proposto ad Arezzo ed in altre città.


Archivio Omar Galliani scrive:

Omar Galliani, artista che ha portato la grande tradizione del disegno italiano nel mondo, è stato invitato a dialogare con la collezione di disegni antichi dei Musei Civici di Reggio Emilia. Trecento opere dal Cinquecento ad oggi, esposte dal 19 dicembre 2015 al 28 marzo 2016 nel Palazzo dei Musei e raccolte nel volume “La linea continua. Disegni antichi dei Musei Civici di Reggio Emilia” (ed. Skira), promosso dalla Fondazione Manodori in collaborazione con i Musei Civici.
Nel Palazzo dei Musei (via Spallanzani 1, Reggio Emilia), dal 19 dicembre 2015 al 28 marzo 2016, una grande mostra dal titolo “La Linea Continua. Disegni dei Musei Civici di Reggio Emilia. Da Lelio Orsi a Omar Galliani” per scoprire circa 300 disegni di diversi autori, dal Cinquecento ai giorni nostri, in un ideale dialogo tra opere antiche, opere del XIX secolo e del Novecento e disegni contemporanei. L’esposizione sarà inaugurata sabato 19 dicembre alle ore 17.00, alla presenza dei promotori, dei curatori Alessandra Bigi Iotti, Elisabetta Farioli, Alessandro Gazzotti, Giulio Zavatta e dell’artista Omar Galliani.
All’interno del ricco corpus di disegni conservati negli archivi del Museo, Omar Galliani ha selezionato un foglio a matita su carta di Antonio Fontanesi, dal quale ha tratto ispirazione per realizzare alcune opere originali. La sezione dedicata all’autore propone, inoltre, una selezione di carte realizzate negli anni Settanta che si pongono in serrato dialogo con alcuni disegni antichi e dieci tavole tratte dal libro in poesia di Gian Ruggero Manzoni “Nel vortice delle acque superiori” (Raffaelli Editore, Rimini, 2015).
«Cosa avrà letto – si chiede Omar Galliani – la fanciulla seduta con in mano un libro nel piccolo disegno di Antonio Fontanesi? Forse aspettava qualcuno? Lo stesso Antonio che poi l’avrà fatta posare per qualche istante prima di chiudere il cavalletto sul tocco di biacca dell’ultimo paesaggio della sera? Quale era il suo nome? Non lo sapremo mai. Antonio non ha dipinto molte figure preferendo paesaggi, paesaggi dell’anima, direi, più che en plein air. Forse tra le mani stringeva l’album di schizzi di Antonio? Un’amante segreta? Una figlia senza nome? Forse l’avrà dipinta a Tokyo ed è oggi appesa in qualche collezione di quel lontano paese dove la pittura era d’inchiostro e le donne vestivano di sete fiorite e i fiori di pesco si sostituivano ai pioppi della sua grande pianura? I disegni a volte nel tempo restano muti per sempre e nel loro siderale silenzio compiono viaggi straordinari che non riusciremo mai a ricostruire. La rivisitazione dell’opera esige rispetto. Il suo silenzio chiede rispetto. Sta a noi cercare quel piano inclinato tra ieri e oggi che possa rigenerarsi all’interno dell’opera stessa».
Nei Musei di Reggio Emilia è conservato un tesoro nascosto: una raccolta di disegni, studi preparatori per dipinti, bozzetti d’architettura e di scenografia che coprono l’arco cronologico che va dal Cinquecento al Novecento. “La linea continua” è il concetto che unifica l’esposizione, poiché una caratteristica peculiare del collezionismo e della pratica del disegno a Reggio Emilia è, fin dai secoli trascorsi, quella di ispirarsi alla grande tradizione per creare opere moderne.
La Fondazione Manodori, in collaborazione con i Musei Civici, ha promosso la realizzazione di un volume, edito da Skira, dal titolo “La linea continua. Disegni antichi dei Musei Civici di Reggio Emilia”, che analizza, in particolare, il fondo dei disegni antichi dal XVI al XVII secolo, formato da duecento fogli di notevole pregio, quasi del tutto sconosciuti; un “tesoro nascosto” che finalmente viene proposto all’attenzione del pubblico e della critica. Il libro sarà presentato sabato 19 dicembre, alle ore 11.00, nell’Aula Magna dell’Università di Reggio Emilia. Interverranno Gianni Borghi, presidente della Fondazione Manodori, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Marzia Faietti, direttore del Gabinetto delle Stampe degli Uffizi, Elisabetta Farioli, direttore dei Musei Civici. Ad illustrare l’opera sarà Giulio Zavatta, che ha curato il volume insieme ad Alessandra Bigi Iotti.
La mostra sarà visitabile da martedì a venerdì con orario 9.00-12.00, sabato, domenica e festivi ore 9.00-12.00 e 16.00-19.00; 1 gennaio 2016 apertura solo al pomeriggio ore 16.00-19.00. Ingresso gratuito. Sono in programma visite guidate e laboratori didattici. Per informazioni: http://www.musei.re.it, http://www.omargalliani.com.


Caffè Art É scrive:

“Arte in Dono”: il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia per la Fondazione Guido Franzini Onlus.
Venerdì 11 dicembre 2015, alle ore 17.30, presso il Caffè Art É (via Battaglione Toscano, 1/A), nel cuore di Reggio Emilia, si terrà un’asta di beneficenza di opere d’arte, aperta al pubblico, a sostegno delle attività sanitarie offerte alle persone bisognose dalla Fondazione Guido Franzini Onlus.
Nel corso dell’evento, organizzato dal Circolo degli Artisti, saranno messi all’asta dipinti, sculture e fotografie realizzati da numerosi autori afferenti all’associazione reggiana, con base d’asta a partire da 50 euro. La presentazione delle opere sarà di Fabrizio Fontana, professore d’arte. Saranno presenti Fabrizio Franzini (Presidente Fondazione Guido Franzini) ed Enrico Manicardi (Presidente Circolo degli Artisti).
Tutte le opere – generosamente donate da Camilla Adorni, Franco Andreoli, Monica Benassi, Ivano Bolondi, Lucio Braglia, Luis Mario Borri, Marisa Bottazzi, Ermanno Canuti, Giacomina Caputo, Gianni Catellani, Loretta Costi, Silvio D’Amico, Guido Ferrari, Fabrizio Fontana, Nero Levrini, Roberta Lodi Rizzini, Vainer Marconi, Epifanio Mestica, Carmen Panciroli, Eugenio Paterlini, Federica Pigmei, Cesare Pinotti, Oscar Piovosi, Rodolfo Pisi, Sergio Rabitti, Claudio Salsi, eredi Nanda Tosi Truppi, Bruno Vagnini, Enzo Zanni – saranno esposte, fino al 10 dicembre 2015, presso la Casa di Cura Privata Polispecialistica Villa Verde (Viale Lelio Basso, 1), ormai stabile dimora di attività culturali.
In mostra, paesaggi e vedute cittadine, ritratti e nature morte, composizioni astratte, sculture realizzate con materiali di recupero, fotografie ed opere grafiche.
Le opere sono visionabili in anteprima sul sito web del Circolo degli Artisti (www.circolodegliarti.re.it), sul sito della Fondazione Guido Franzini Onlus (www.fondazioneguidofranzini.it) e sulla relativa pagina Facebook.
Al termine dell’asta verrà offerto un brindisi di ringraziamento e di auguri ai donatori delle opere, ai collaboratori e al gentile pubblico presente. Le opere invendute saranno disponibili fino al 24 dicembre 2015 presso La Bottega del Natale (Vicolo Trivelli, 4). L’iniziativa è realizzata con la collaborazione di Associazione La Bottega del Natale Onlus, Binini Partners, Casa di Cura Privata Polispecialistica Villa Verde.
Per informazioni: Fondazione Guido Franzini (tel. 0522 328682, info@fondazioneguidofranzini.it), Circolo degli Artisti (tel. 0522 554711, info@circolodegliartisti.re.it).
La Fondazione Guido Franzini Onlus dal 2008 lavora per dare assistenza sanitaria gratuita a persone in evidente stato di povertà. Attraverso la collaborazione con la Caritas Diocesana di Reggio Emilia e Guastalla ed il Centro Famiglie Straniere dell’AUSL, nel 2014 ha accolto più di duecento persone per prestazioni ambulatoriali e in qualche caso per interventi chirurgici nella provincia di Reggio Emilia.
Il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia si pone come fine l’avvicinamento delle persone all’arte mediante la programmazione di corsi, l’allestimento di mostre e l’approfondimento storico-artistico. L’attività è garantita da numerose sinergie, instaurate negli anni con le massime Istituzioni culturali, civili e religiose della città, con importanti realtà aziendali e con l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.


Inside Consulting Reggio Emilia scrive:

Inside Consulting Reggio Emilia (Via Alberto Pansa, 55/I), società specializzata in consulenza strategica di direzione, ospita, dal 12 dicembre 2015 al 15 gennaio 2016, “ImmaginateVI artisti”, ovvero “Immaginate 6 artisti”, esposizione collettiva con opere di Marco Arduini, Daniele Cestari, Lorenzo Criscuoli, Nicla Ferrari, Daniele Lunghini e Michele Sassi.
Curata da Luigi Borettini, la mostra sarà inaugurata sabato 12 dicembre alle ore 17.00, alla presenza di Erio Mazzoli (titolare Inside Consulting Reggio Emilia), degli artisti e del curatore.
«Come Agente delle Assicurazioni Generali di Reggio Emilia – spiega Mazzoli – ho organizzato decine di mostre ed eventi, sponsorizzando iniziative culturali di rilievo per la città. Una buona consuetudine che desidero portare anche nella nuova esperienza lavorativa con Inside Conculting Reggio Emilia, così da ringraziare i nostri clienti per la fiducia accordata attraverso l’invito ad una serata d’arte e cultura».
«L’esposizione – scrive Borettini – presenta una selezione di opere di diversi artisti che si conoscono da tempo e si stimano reciprocamente. Il nostro tentativo è stato quello di ricreare un’antica Agorà, uno spazio in cui scambiarsi liberamente opinioni ed idee».
Marco Arduini (Reggio Emilia, 1959), pittore, presenta una selezione di opere a tempera ed acrilico legate alla Pop Art americana. Daniele Cestari (Ferrara, 1983), pittore, dipinge città avvolte nella nebbia, in un naufragio urbano che comprende architetture, segni e storie. Lorenzo Criscuoli (Reggio Emilia, 1966), pittore e sculture, realizza “pittosculture”, ossia assemblaggi apparentemente ludici che celano pensieri ed inquietudini. Nicla Ferrari (Cavriago, Reggio Emilia, 1960), pittrice, dopo un lungo percorso sul corpo umano, presenta ora opere in cui elementi descritti nel dettaglio si alternano a tratti di materia fluida o vibrante. Daniele Lunghini (Roma, 1967), artista poliedrico e videomaker, propone paesaggi onirici, ambientati in un Medioevo futuribile. Michele Sassi (Sassuolo, Modena, 1970), scultore, crea animali e figure di terracotta o di marmo che, attraverso traslazioni e rimandi, propongono una riflessione sulla società contemporanea.
L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 15 gennaio 2016, da lunedì a venerdì con orario 9.00-12.00 e 15.00-18.00, oppure su appuntamento. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 1841772, info@inside.re.it, http://www.inside.re.it.


Saletta Galaverni scrive:

Dal 5 al 31 dicembre 2015, presso la Saletta Galaverni di Reggio Emilia (Via Dell’Aquila, 6/c), si terrà la mostra collettiva “Dialoghi visivi” con opere scelte di Valerio Adami, Davide Benati, Gabriella Benedini, Enrico Della Torre, Iler Melioli ed Emilio Tadini.
Il titolo, in questo caso, non investe soltanto i contenuti espressivi nelle diverse declinazioni poetiche degli autori in esposizione, ma apre anche lo sguardo verso un preciso modo di fruirla.
Come spiega, infatti, il gallerista Libero Galaverni, «Esistono percorsi dialogici che in taluni casi accumunano le ricerche dei diversi artisti: il tema della natura, ad esempio, nel lavoro di Davide Benati ed Iler Melioli, l’iconismo “popolare” nei dipinti di Valerio Adami ed Emilio Tadini, il rapporto tra figura ed astrazione nelle opere di Enrico Della Torre e Gabriella Benedini».
Accostamenti non casuali, itinerari di incontro e confronto tra autori diversi per esperienza e linguaggio, che offrono al fruitore l’opportunità di vedere “oltre” il dato apparente.
L’esposizione, che sarà aperta al pubblico sabato 5 dicembre alle ore 17.00, sarà visitabile fino al 23 dicembre 2015, tutti i giorni con orario 9.30-12.30 e 16.00-19.30, chiuso giovedì pomeriggio. Ingresso libero. Per informazioni: cell. 335 6388448, info@galaverni.com.


Galleria 8,75 Artecontemporanea scrive:

La Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4) ospita, dal 5 dicembre 2015 al 16 gennaio 2016, la consueta collettiva di Natale, con opere pittoriche, scultoree e fotografiche di quaranta artisti contemporanei, da Davide Bramante, Luca Caccioni e Giovanni Frangi a Fausto Melotti, Mauro Reggiani e Francesco Stefanini.
L’esposizione s’intitola “Marea” in riferimento ad un verso poetico del noto scrittore e poeta spagnolo Antonio Machado (Siviglia, 1875 – Collioure, 1939), il cui incipit recita “Sappi sperare, attendi che cresca la marea…”.
In mostra, opere di noti artisti come Assadour, Arcangelo, Davide Benati, Luca Caccioni, Giovanni Frangi, Omar Galliani, Franco Guerzoni, Felice Levini, Fausto Melotti e Mauro Reggiani, accanto alle ricerche di autori internazionali come Julia Bornefeld, Sandra Brandeis Crawford, Gunther Dollhopf, Peter Goi, Ludmila Kazinkina, Nataly Maier, Heiner Meyer. In galleria saranno, inoltre, esposti dipinti e carte di Sergio Agosti, Mirko Baricchi, Giuseppe De Luca, Maty Fernandi, Candida Ferrari, Marino Iotti, Vinicio Momoli, Simone Pellegrini, Graziano Pompili, Enzo Silvi, Sebastiano Simonini, Francesco Stefanini e Nani Tedeschi, le sculture Giordano Montorsi, nonché le fotografie di Davide Bramante, Silvia Camporesi e Riccardo Varini.
Il percorso espositivo si arricchisce, inoltre, con le ricerche di Giorgio Bonilauri, Attilio Braglia, Antonella Davoli, Gino Di Frenna, Giovanna Magnani, Maurizio Magnani e Francesco Andrea Zambuto, artisti e soci che animano gli spazi dell’Associazione Culturale 8,75 Artecontemporanea con momenti di dialogo e riflessione.
La collettiva, che sarà inaugurata sabato 5 dicembre 2015 alle ore 17.00, sarà visitabile fino al 16 gennaio 2016, martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30, oppure su appuntamento (tel. 340 3545183, http://www.csart.it/875, ginodifrenna875arte@yahoo.it).


BFMR & Partners scrive:

BFMR & Partners, studio di Dottori Commercialisti Revisori Legali che fa capo a Gian Matteo Bonomo, Silvio Facco, Luigi Attilio Mazzocchi e Leonardo Riccio ospita, dal 4 dicembre 2015 al 30 aprile 2016, “Gli inafferrabili enigmi del volto femminile” di Domenico Grenci, giovane artista calabrese da anni residente a Bologna.
Un impegno per l’arte e la cultura che lo studio professionale di Piazza Vallisneri porta avanti da anni, attraverso la promozione di esposizioni dedicate ad artisti e fotografi (Daniele Vezzani, Carlo Mastronardi, Nani Tedeschi, Angelo Davoli, Nadia Rosati, Wal, Toni Contiero, Riccardo Varini, Richard B. Datre, Giuliano Della Casa, Marco Paoli, Carlo Ferrari, Luca Gilli, Corrado Tagliati, Stanislao Farri, Carlo Vannini) e la sponsorizzazione di rilevanti iniziative culturali (Attività di Palazzo Magnani 2009 e 2010, “Fotografia Europea” 2010-2015).
Presentata da Sandro Parmiggiani, la mostra propone una trentina di opere pittoriche su tela e su carta, a volte con interventi a collage, accomunate da un’ossessiva indagine sul volto della donna, tra fascino, manipolazione e mistero. Una tecnica personale che vede l’uso congiunto di materiali tradizionali, come il carboncino e la sanguigna, accanto all’utilizzo del bitume, elevato a medium artistico.
Come spiega, infatti, Parmiggiani, «Disegnatore di sicuro talento – che pare guardare, tra le tante possibili suggestioni che potrebbero citarsi, a Egon Schiele, Manolo Valdés e Marlene Dumas –, Grenci ha scelto di utilizzare un materiale del tutto insolito, il bitume, le cui cupezze lasciano, dentro il corpo e ai margini della forma, aloni di mistero, essudazioni che ne prolungano l’eco, stemperando le peculiari sembianze di un volto nel vuoto della tela o della carta, fino a farle diventare una sorta di apparizione che ci affascina e che siamo indotti a scrutare e a introiettare, prima che si dissolva, perdendone per sempre la memoria».
In occasione del vernissage su invito, previsto per venerdì 4 dicembre a partire dalle ore 19.00, sarà presentata l’anteprima della mostra, visitabile da lunedì a venerdì con orario 10.00-12.00 e 16.00-18.00. Per informazioni: http://www.bfmr.itinfo@bfmr.it – tel. 0522 455000.
Domenico Grenci nasce ad Ardore (RC) nel 1981. Vive e lavora a Bologna. Allievo di Davide Benati e Riccardo Camoni, nel 2005 si diploma all’Accademia Clementina di Bologna, iniziando a collaborare con diverse gallerie italiane. Nel 2007 vince il “Goldener Kentaur: European Academic Award” a Monaco di Baviera. Dal 2008 alcune sue opere sono in mostra permanente nella sala dalla sede europea di Tetrapack a Modena. L’invito ad esporre alla “54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia”, nel Padiglione Accademie, segna una tappa importante nel suo percorso. Tra le recenti mostre personali: “Solitudini di Venere” (Galleria Movimento Arte Contemporanea, Milano, 2012) e “Profilature” (Catania Art Gallery, Catania, 2013, a cura di Beatrice Buscaroli). Tra le recenti collettive: “Paesaggi mai visti, Giulia Dall’Olio Domenico Grenci” (Spazio Vibra, Ravenna, 2014, a cura di Eleonora Frattarolo), “Lost beauty” (Visionnaire home filosophy, Milano, 2014, a cura di Marco Morandini), “Muse inquietanti, ritratte da uomini inquieti” (Nuova Galleria Morone, Milano, 2014; Galleria Goethe, Bolzano, 2014, a cura di Chiara Gatti), “Una solitudine troppo rumorosa” (Nuova Galleria Morone, Milano, 2014, a cura di Angela Madesani), “Selvatico: 3 una testa che guarda” (Museo San Rocco, Fusignano, 2014, a cura di Massimiliano Fabbri) e “L’Orlando Furioso: incantamenti, passioni e follie. L’arte contemporanea legge l’Ariosto” (Palazzo Magnani, Reggio Emilia, 2014-2015, a cura di Sandro Parmiggiani).


Museo Il Correggio scrive:

Il mito di Matilde rivive, dal 5 dicembre 2015 al 17 gennaio 2016, nella galleria espositiva del Museo Il Correggio (Palazzo dei Principi, Piazza Cavour 7, Correggio), attraverso le opere realizzate da otto giovani artisti, allievi di Omar Galliani alle Accademie di Belle Arti di Brera e Carrara.
Promossa dal Comune di Correggio, in collaborazione con l’Associazione Amici di Matilde di Canossa e del Castello di Bianello e con il Centro Turistico “Andare a Canossa”, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Brera, la mostra sarà inaugurata sabato 5 dicembre, alle ore 17.00, alla presenza di Ilenia Malavasi, Sindaco del Comune di Correggio, di Omar Galliani, in veste di curatore, e degli artisti invitati.
In esposizione, opere di Sofia Bersanelli, Luca Caniggia, Dellaclà, Dhan Fabbri Adhikary, Miriana Gamiddo, Caterina Sbrana, Antonio Sidibè e Matteo Tenardi.
Nel 2012 Omar Galliani fu invitato da Mario Bernabei a lavorare all’interno della Torre del Borgo Medievale di Canossa (RE). Nei mesi invernali, quando le nebbie avvolgono le colline, l’artista riscoprì la Grancontessa, figura di grande attualità, energia e tenacia costruttiva, tracciando un suo ritratto a carboncino nel bookshop del Centro Turistico “Andare a Canossa”.
Un’esperienza condivisa con i suoi migliori studenti, invitati a percorrere i sentieri del Castello per seguire due successivi workshop (gli studenti di Carrara nel 2013, gli studenti di Brera nel 2014) alla scoperta di Matilde. Da questi periodi di studio e condivisione sono nate le opere esposte a Correggio contestualmente ad un piccolo disegno realizzato da Galliani stesso.
«Cercare Matilde – spiega il curatore – al di là delle solite righe della sua storia, pur sempre ben raccontate da nobili penne, non è cosa facile. La sua leggendaria storia si sovrappone al volto che resta sfuggente e non rivelato. Si sottrae al biografo o allo scultore, al pittore o al poeta, lasciando soltanto deboli tracce. Questa mostra non è e non vuole essere una rabdomantica improbabile ricerca di un profilo o del colore dei sui capelli, ma un avvicinamento sottile e sensibile al suo sentire, al suo guardare. I segni dell’arte si avvicinano di più ai sogni perché cercano nelle cavità o nell’ombra di ciò che è stato senza indizi, ma soltanto attraverso l’emozione».
L’esposizione sarà visitabile fino al 17 gennaio 2016, sabato ore 15.30-18.30, domenica e festivi ore 10.00-12.30 e 15.30-18.30. Ingresso libero. In contemporanea, nel Salone degli Arazzi del Museo Il Correggio, saranno esposti oggetti relativi a Matilde provenienti dalla Collezione di Giuliano Grasselli. Per informazioni: tel. 0522 691806, museo@comune.correggio.re.it, http://www.museoilcorreggio.org.


Galleria d'Arte 2000&Novecento scrive:

La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) presenta, dal 28 novembre 2015 al 31 gennaio 2016, “Linearità flessibile”, esposizione collettiva che ripercorre la storia dell’arte italiana dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, con particolare attenzione alle opere di Marco Gastini, Giorgio Griffa, Elio Marchegiani e Vittorio Matino, riconducibili all’ambito della “Pittura Analitica”, detta anche “Pittura pittura”.
Curata da Erika Rossi, la mostra s’intitola “Linearità flessibile” in riferimento alla ricerca di Vittorio Matino, caratterizzata da linee quasi rette, da un ordine rigoroso che sottende tuttavia ulteriori significati. Un ossimoro teso a collocare la pittura in una dimensione concettuale, generata da una profonda riflessione sul concetto stesso del dipingere, scevro da ogni riferimento realistico o naturalistico.
In esposizione, oltre ad una grande opera ad olio su tela del 1976-977 di Vittorio Matino, la densa materia coloristica di Marco Gastini, l’essenzialità del segno di Giorgio Griffa e le raffinate grammature di colore di Elio Marchegiani. Il percorso espositivo si completa, quindi, con alcune piccole opere di Enrico Della Torre, due paesaggi di Carlo Mattioli, una struttura modulare di Paolo Scheggi ed una composizione spaziale di Walter Valentini.
Una panoramica sul secondo Novecento italiano e gli inizi del XXI secolo è, infine, offerta da opere selezionate di Omar Galliani, Luigi Ghirri, Renato Guttuso, Antonio Ligabue, Alberto Manfredi, Pino Pinelli, Angelo Savelli, Ettore Spalletti e Jorrit Tornquist.
La mostra, che sarà aperta al pubblico a partire da sabato 28 novembre dalle ore 10, sarà visitabile fino al 31 gennaio 2016, tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 580143, duemilanovecento@tin.it, http://www.duemilanovecento.it, http://www.facebook.com/duemilanovecento.
Nell’ambito dell’esposizione, sabato 5 dicembre, alle ore 18, si terrà il concerto di Annalisa Ferrarini (soprano) ed Elisa Montipò (pianoforte) per ringraziare tutte le persone che hanno partecipato con grande generosità alla raccolta fondi e giocattoli in favore di AGEOP Ricerca Onlus (www.ageop.org), associazione che da oltre trent’anni accoglie e assiste i bambini e i ragazzi malati di tumore e le loro famiglie e finanzia la ricerca scientifica nella lotta al cancro infantile. L’evento è parte di “Musicali Domestici”, rassegna di concerti privati nelle case di Reggio Emilia, nata da un’idea di Francesca Codeluppi, Elena Bertacchini ed Elena Boni.


Galleria de' Bonis scrive:

La Galleria de’ Bonis presenta, dal 28 novembre al 17 dicembre 2015, nel suo spazio di viale dei Mille 44/B a Reggio Emilia, una mostra personale di Giuseppe Amadio, uno degli artisti più in voga del momento, rappresentante di quella “non-pittura” che sta facendo record di aggiudicazioni nelle aste europee e americane.
Il titolo della mostra, “La Nuova Pittura Oggetto”, si rifà alla calzante definizione di Gillo Dorfles di quel fenomeno pittorico degli anni Sessanta che riguardava artisti come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani, che ruotavano intorno alla rivista “Azimuth” (fondata nel 1959 proprio da Castellani e Manzoni). Questi artisti erano autori di oggetti aniconici, opere tridimensionali e monocromatiche che modulavano la superficie della tela, bucandola, increspandola o estroflettendola ponendo sul retro centine, chiodi, lamine a creare modulazioni luminose.
Da qualche anno a questa parte la pittura oggetto è tornata ad essere una tendenza trainante e Giuseppe Amadio (Todi, Perugia, 1944) si è affermato come erede contemporaneo di questi grandi maestri raccogliendone il testimone.
Oggi Amadio, fra i primi 15 artisti italiani nel primo semestre 2015 per vendite, sta vivendo il suo momento d’oro.
In mostra alla Galleria de’ Bonis, opere recenti, per lo più di grandi formati, estremamente rappresentative dell’attuale percorso dell’artista.
Giuseppe Amadio con la sua astrazione riesce a trasformare il rigore formale in poesia. La sua ricerca è stata molto apprezzata da Piero Dorazio, con il quale ha collaborato per oltre un ventennio. Amadio ha assorbito diverse istanze poetiche del Maestro facendole proprie e rimeditandole nella sua originale cifra stilistica.
Con questa mostra la Galleria de’ Bonis propone un’interessante digressione rispetto al suo percorso abituale, incentrato sulla figurazione italiana, dimostrando come una galleria specializzata su un settore storico possa essere attenta anche al contesto contemporaneo e alle diverse forme espressive.
La mostra, che sarà inaugurata sabato 28 novembre alle ore 17.00, sarà visitabile fino al 17 dicembre 2015, da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00, 8 dicembre aperto. Per informazioni: tel. 0522 580605, info@galleriadebonis.com, http://www.galleriadebonis.com.


Galleria Marcantoni scrive:

La Galleria Marcantoni Arte Contemporanea di Pedaso (FM) presenta, dal 21 novembre al 13 dicembre 2015, “Astrattismi”, esposizione collettiva di artisti del XX secolo, a cura di Claudio Marcantoni.
In mostra, opere realizzate da Renato Barisani, Agostino Bonalumi, Eugenio Carmi, Piero Dorazio, Gianni Dova, Hans Hartung, Fernand Léger, Alberto Magnelli, Giuseppe Santomaso, Gino Severini, Graham Sutherland, Luigi Veronesi e molti altri.
Come spiega Claudio Marcantoni, «L’esposizione è l’esito di un collezionismo che, negli anni, ha avuto nella scelta di opere astratte il suo lietmotiv. Dipinti che sono entrati a far parte della raccolta della galleria strizzando l’occhio al mercato, ma senza trascurare mai l’importanza storica dell’artista. Carte e tele che raccontano l’arte del secolo scorso. Un linguaggio, quello astratto, che ha influenzato numerosi artisti nel loro modo di raccontare, affrontare e leggere la realtà. Nel XX secolo, infatti, l’arte abbandona i modelli della tradizione ed intraprende la sua più grande rivoluzione. “Astrattismi” vuol essere una promenade, un excursus storico che presenti due facce predominanti del linguaggio aniconico: quello geometrico e quello lirico. L’Astrattismo geometrico è dominato da un rigore e da un controllo razionale dell’espressione assoluti. La matematica e la geometria, intesa come indagine dei rapporti numerici, e lo studio delle proporzioni e delle misure tra sagome e colori sono punti di riferimento centrali e irrinunciabili per i pittori che seguono questa strada. L’Astrattismo lirico, da parte sua, lascia ampio spazio alla fantasia e all’universo personale dell’artista. Il termine “lirico” fa riferimento ad un atteggiamento poetico del pittore che trapela anche dai segni e colori stesi sulla tela, suggerito dalla relazione tra l’uomo e le forme. I mezzi espressivi utilizzati sono il colore, le linee, le forme e gli andamenti compositivi. A questi elementi è affidato il compito di esprimere significati; le forme astratte devono provenire da un’esigenza spirituale dell’uomo; si studiano le affinità tra pittura e musica: anche questa, infatti, suscita sensazioni senza voler imitare nulla».
La collettiva, che sarà inaugurata sabato 21 novembre alle ore 18.00, sarà visitabile fino al 13 dicembre 2015, tutti i giorni con orario 17.00-20.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 349 4306492, info@galleriamarcantoni.it, http://www.galleriamarcantoni.it, http://www.facebook.com/galleria marcantoni.


Circolo degli Artisti Reggio Emilia scrive:

La Casa di Cura Privata Polispecialistica Villa Verde e il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia rendono omaggio alla pittrice reggiana Nanda Tosi Truppi a trent’anni dalla sua scomparsa.
Nella Sala Esagono al terzo piano di Villa Verde (Viale Lelio Basso, 1 – Reggio Emilia), dal 13 al 29 novembre 2015, saranno presentate al pubblico “20 opere di Nanda Tosi Truppi”. Ritratti, paesaggi e nature morte ad olio su tela che rivelano ideali corrispondenze con i petits-maitres dell’arte reggiana della prima metà del secolo scorso, tra eleganza d’antan e bon ton borghese.
La mostra sarà inaugurata venerdì 13 novembre 2015, alle ore 17.30, alla presenza di Fabrizio Franzini (Presidente Villa Verde), Enrico Manicardi (Presidente Circolo degli Artisti), Giuseppe Berti (storico dell’arte) e Francesca Tosi (figlia dell’artista e pittrice).
«Riservate emozioni – scrive Giuseppe Berti – venate talvolta da un senso di sottile elegia e condotte, spesso, sul filo di un chiarismo intimista, forse di derivazione lombarda, pacato e sereno […]. Un’arte di sentimenti che intende parlare al cuore con lirici registri – di luce, di colore, di tono – che quasi mai cedono ad un banale sguardo mimetico sulle cose del mondo».
La retrospettiva di Nanda Tosi Truppi, così come l’approfondimento dedicato a Dante Salamini nel 2013, è parte di una serie di mostre che Villa Verde intende dedicare agli artisti della città, per ampliare la conoscenza di opere che, come spiega Fabrizio Franzini, «si inseriscono a pieno titolo nel panorama pittorico reggiano del secondo Novecento».
L’esposizione ribadisce, inoltre, la validità della collaborazione consolidata negli anni tra il Circolo degli Artisti e Villa Verde, da sempre attenta ad iniziative volte a rallegrare l’ambiente ospedaliero. «Un fortunato percorso culturale che – conclude Enrico Manicardi – lascia intravvedere interessanti novità».
La mostra, visitabile fino al 29 novembre 2015 negli orari di apertura della Casa di Cura, è accompagnata da un catalogo con testi di Giuseppe Berti, Fabrizio Franzini, Enrico Manicardi, Francesca Tosi. Ingresso libero. Per informazioni: http://www.villaverde.it, http://www.circolodegliartisti.re.it.
Nanda Truppi nasce a Reggio Emilia il 2 febbraio 1925 da madre reggiana e padre pugliese. Diplomatasi maestra, nel primo dopo guerra lavora presso un laboratorio fotografico come ritoccatrice; da questa esperienza deriva la perizia per la tecnica della miniatura su avorio. Negli anni ‘50 si dedica alla pittura ad olio e riceve incoraggiamenti e consigli da Remo Tamagnini, tanto che si può riconoscere al pittore il ruolo di guida nella sua formazione artistica. Nel 1952 sposa Lanfranco Tosi e nel 1956 nasce Francesca. Risale al 1967 la prima mostra personale nella galleria “Il portico” di Gianni Ruspaggiari e Nino Squarza e l’ultima nel 1973 al “Voltone”. Nell’estate del 1977 accusa i sintomi della malattia che otto anni più tardi, il 25 maggio 1985, la condurranno alla morte. (Note biografiche a cura di Francesca Tosi)


Anna Orsi - PressArt scrive:

ISARTE in collaborazione con Galerie Polysémie di Marsignli
presenta la mostra

PHILIPPE AZÉMA | DAVIDE CICOLANII
opere recenti

6-21 NOVEMBRE 2015
Galleria Isarte | Corso Garibaldi, 2 – Milano | ma-sa 10.30 -14 e 15-19

INAUGURAZIONE 5 NOVEMBRE 2015 | DALLE ORE 18
Dopo avere presentato la prima mostra monografica dello scultore autodidatta Umberto Gervasi e la prima collettiva di artisti outsider organizzata in una galleria milanese, Isarte prosegue la sua ricerca sulle frontiere inesplorate dell’arte non ufficiale. Anche questa volta si tratta di due novità assolute, due straordinari artisti che espongono per la prima volta in Italia.
Philippe Azéma ha una storia espositiva soprattutto in Francia ed è già presente in alcune importanti collezioni di art brut, mentre per Davide Cicolani si tratta di una delle primissime apparizioni in pubblico. Di ciascun artista verrà presentata un’attenta selezione di dipinti di diversa tecnica e formato eseguiti negli ultimi anni di attività, per un totale di circa 25 opere.

L’opera dei due artisti proposti da Isarte s’impone al primo sguardo per la grande personalità e forza espressiva. Ognuno di loro, in modo diverso, ha saputo creare un linguaggio assolutamente originale. Anche se per definirli impieghiamo il termine outsider, vorremmo che questi autori fossero considerati in primo luogo come eccellenti artisti del nostro tempo, ingiustamente trascurati. Essi hanno operato in totale libertà. La loro produzione disinteressata e ricca di creatività ci ispira fiducia e ci autorizza a credere che l’arte di oggi non sia soltanto quella, per noi molto meno interessante, che viene concepita come un prodotto destinato a un consumatore.

GLI AUTORI
Philippe Azéma (francese, nato nel 1956) mostra interesse per l’arte fin da bambino. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Toulouse ma poco dopo se ne allontana deluso. Si rifiuta di adattarsi alla vita d’ufficio e vive come operaio agricolo. Nel tempo libero continua a disegnare e dipingere in un modo che lui stesso definisce ossessivo. Per molto tempo non ha voluto cedere i suoi lavori ed è vissuto in totale isolamento.
Azéma dipinge su grandi carte sottili, spesso incollate in modo irregolare su lenzuola di cotone. Su di esse applica vaste campiture dei suoi colori preferiti, giallo vivo e rosso-arancio, su cui traccia graffiti con inchiostro e tecniche miste (acrilico, olio), servendosi di bastoncini e pennelli. Ne escono curiose mitologie arcaiche e insieme personali, realizzate con segni grafici accompagnati da parole misteriose e da poesie, immagini dal sapore preistorico e infantile, gremite di figure sognanti e grottesche.

Davide Cicolani (italiano, nato nel 1978) nasce a Roma e trascorre un’infanzia difficile. A sei anni viene colpito da un fulmine e l’anno dopo gli viene diagnosticata una nefrite. Durante i lunghi periodi di ricovero comincia a disegnare. A diciassette anni sceglie di lavorare come operaio nel turno di notte di una fabbrica, il che gli permette di dedicarsi all’arte durante il giorno. Nel 2006 si licenzia e si trasferisce a Parigi, dove continua a dipingere passando da una casa occupata all’altra.
Cicolani predilige materiali di recupero come carte stradali, disegni di progetti e vecchi registri contabili. Su questi supporti già carichi di memoria l’artista sovrappone arabeschi di inchiostro di china, stilemi grafici potenti e figure oniriche e inquietanti, talvolta realizzate con intarsi di colore simili a quelli delle antiche vetrate.

L’ARTE BRUT E OUTSIDER
Si considerano brut o outsider le opere prodotte da autori autodidatti e marginali, estranei alle convenzioni estetiche e culturali, ai circuiti artistici ufficiali e sostanzialmente liberi e indifferenti alla destinazione pubblica delle loro opere. Gli artisti brut e outsider non si esprimono per ottenere un posto nell’Olimpo della Cultura o per pavoneggiarsi nella società, come fanno molti “artisti” contemporanei. Alcuni di loro cominciano a dipingere da anziani o quasi per caso, altri vivono di espedienti ai margini della società, altri ancora trovano nell’arte una forma di insperata salvezza lungo un cammino di sofferenza. Forse è questo il segreto della freschezza che ci trasmettono le loro opere: osservandole, avvertiamo che questi creatori lavorano semplicemente per piacere e per necessità.


MonaLisaGlobal scrive:

MONA LISA GLOBAL: collection di quadri
realizzati da Beppe Bonazzoli. In mostra
alla Galleria Molino di Milano (19/31 ottobre)

La collection MONA LISA GLOBAL nasce dalla seguente considerazione: il dipinto di Leonardo Da Vinci e’ uno dei quadri piu’ famosi al mondo – ormai considerato patrimonio dell’umanita’ sul quale si e’ tanto scritto, analizzato e discusso – nel corso dei secoli e’ diventato, anche, un simbolo universale della figura femminile.

MONA LISA GLOBAL, che dal dipinto originale viene reinterpretato nelle piu’ svariate e contemporanee declinazioni, non vuole essere una violenza o dissacrazione del capolavoro originale, ma lo spunto per una reinterpretazione – anche ironica – della figura femminile che nell’evoluzione dei nostri tempi ha acquisito sempre piu’ rilevanza e dignita’.

In sintesi, la collection propone differenti interpretazioni della MONA LISA quale nuova donna del nostro secolo, rielaborata in molteplici prototipi sul versante della nuove realta’ della globalizzazione. I quadri, cm 60 x 80, sono realizzati con una tecnica mista: stampa su tela dell’originale, pittura acrilica e olio con l’inserimento, per ciascun dipinto, di un collage di accessori reali, immagini e scritte a tema per ogni soggetto.

Temi della collection

Mona Lisa Diving – Mona Lisa Punk – Mona Lisa Press – Mona Lisa Doctor
Mona Lisa Violence – Mona Lisa Sexy – Mona Lisa Manager – Mona Lisa Chef
Mona Lisa Muslim – Mona Lisa Guerrigliera – Mona Lisa Plastic Surgery
Mona Lisa Thai

L’autore

La collezione MONA LISA GLOBAL nasce da un’idea di Beppe Bonazzoli. Giornalista appassionato d’arte, vi si e’ dedicato dopo aver viaggiato nel mondo per realizzare reportage, aver scritto testi teatrali, trasmissioni radiofoniche e televisive e aver pubblicato diversi libri. Beppe Bonazzoli vive da qualche anno in Thailandia, a Phuket.
Le opere sono state realizzate con la preziosa collaborazione dell’artista italiano Corrado Andriani.


Mostrami scrive:

Siamo lieti di segnalarvi due Call per una nuova mostra organizzata da Mostrami per Fondazione Bracco. La mostra raccoglierà le opere di pittura, scultura, fotografia dedicate al tema “L’ARTE DELLA BELLEZZA”, allestita presso il Centro Diagnostico Italiano, via Saint Bon 36 – Milano, da metà dicembre 2015 a fine marzo 2016.

TEMA:
“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà” – Peppino Impastato

La bellezza come spinta energica alla vita e come possibilità di speranza per migliorare il mondo che ci circonda. Il significato di bellezza si eleva, diventando obiettivo quotidiano dell’uomo, stimolo a trovare la forza per raggiungere la felicità e serenità profonda ogni giorno della propria vita.

- CALL LABORATORIO “LA BELLEZZA IN FACTORY”:
4 giorni – sabato 24, domenica 25 e poi sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre 2015 – per realizzare presso Mostrami Factory @Folli 50.0 (via Egidio Folli 50 – Milano) il progetto da proporre per la Mostra “L’ARTE DELLA BELLEZZA”. 1° premio: 500€
Termine per inviare la candidatura: 18 ottobre.

Qui il link alla Call completa: http://www.mostra-mi.it/main/?p=14462

- CALL MOSTRA “L’ARTE DELLA BELLEZZA”:
Mostra “L’ARTE DELLA BELLEZZA” allestita presso il Centro Diagnostico Italiano da metà dicembre 2015 a fine marzo 2016. 1° premio: 500€ – 2° premio: 300€
Termine per presentare la candidatura: 2 novembre.

Qui il link alla Call completa: http://www.mostra-mi.it/main/?p=14462


Circolo degli Artisti Reggio Emilia scrive:

Il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia, in collaborazione con L’Ottagono, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Bibbiano (RE), presenta, dal 17 al 31 ottobre 2015, presso la sede universitaria reggiana di Palazzo Dossetti (Via Antonio Allegri, 9), la mostra “UNIMORE1” con opere realizzate da trenta artisti del territorio ed un ospite di fama nazionale ed internazionale, Saturno Buttò.
In esposizione, dipinti, sculture e composizioni digitali di Franco Andreoli, Marco Arduini, Enzo Barbanti, Cinzia Belloni, Alberto Bertolotti, Luis Mario Borri, Marisa Bottazzi, Loretta Costi, Antonella Davoli, Nicla Ferrari, Sara Giuberti, Luisa Guidetti, Nero Levrini, Margareta Lillieskold, Laura Lucchi, Daniele Lunghini, Epifanio Mestica, Aida Palmieri, Carmen Panciroli, Eugenio Paterlini, Federica Pigmei, Cesare Pinotti, Oscar Piovosi, Rodolfo Pisi, Sergio Rabitti, Massimo Ragionieri, Roberta Lodi Rizzini, Maurizia Rocchi, Vladimiro Vigna, Angelo Zani.
Come scrive Enrico Manicardi, Presidente del Circolo degli Artisti, «Le mostre collettive rispondono a un bisogno individuale di espressione e comunicazione che esiste ed è sempre più forte. Il Circolo degli Artisti, molto umilmente, si sforza di rispondere a questa domanda di promozione sociale, mettendo gli artisti di fronte alla prova, a volte anche sgradevole, del confronto e della riflessione, sempre mirando alla crescita qualitativa».
Ospite d’eccezione, l’artista veneto Saturno Buttò, invitato ad esporre a Bibbiano (RE) nell’aprile del 2015. «Le sue tecniche pittoriche – spiega Silvio Panini, curatore de L’Ottagono – si rifanno al periodo dei Grandi Maestri veneti del classicismo, ed anche al Caravaggio stesso, nella ricerca della luce. Opere forti, trasgressive, se vogliamo anche irriverenti, che ammiccano ad un immaginario surreale».
L’esposizione, che sarà inaugurata sabato 17 ottobre alle ore 17.00, sarà visitabile fino al 31 ottobre 2015, da lunedì a sabato con orario 9.00-19.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 554711, cell. 346 0142189, info@circolodegliartisti.re.it, http://www.circolodegliartisti.re.it.


Circolo degli Artisti Albisola scrive:

importante occasione d’incontro al Circolo degli Artisti, Pozzo Garitta di Albissola Marina di cui ci pregiamo fornirvi in allegato locandina/invito o, nel caso, di semplice informazione.
Il vernissage sarà integrato dall’intervento di Ines Patrucco, Maria Assunta Rossello e Gianluca Nasuti che leggeranno alcune poesie del grande poeta cileno, accompagnati dalla chitarra classica del M.° Dario Caruso.
Introdurra Giancarlo Berruti.
Saranno esposte 10 opere di Giam…
Altro…


TORRE STROZZI Centro d'Arte scrive:

PREMIO ROBERTO ZAMBELLI per le Arti contemporanee

BANDO DI CONCORSO – scadenza 27 ottobre 2015

Il Centro d’Arte TORRE STROZZI dedica un Premio al suo fondatore, Roberto Zambelli, prematuramente scomparso due anni fa. Roberto, uomo di
grande cultura e sensibilità, nella ferma convinzione che senza arte e cultura l’uomo, la vita, la società ingrigiscono e si deformano, prese la Torre (risalente al XIII secolo) ridotta quasi a rudere e con anni di intenso lavoro l’ha portata ad essere un Centro di Arte e Cultura contemporanea di prestigio.

Il PREMIO ROBERTO ZAMBELLI è stato creato con l’intento di promuovere l’Arte contemporanea dando spazio e visibilità a proposte artistiche interessanti ed originali. La qualità nella ricerca stilistica e nell’esecuzione, l’originalità dei contenuti e dell’estetica complessiva saranno criteri fondamentali della selezione.

Il Premio è aperto ad artisti italiani e stranieri, senza limiti di età o di curriculum, che si esprimono nelle varie tecniche accettate: pittura, scultura, grafica, fotografia, elaborati digitali, tecniche miste polimateriche.
Le opere presentate possono essere anche non inedite, purchè rappresentative del percorso attuale dell’artista.

Il Premio prevede un evento espositivo, che si svolgerà dal 15 novembre al 13 dicembre 2015, presso il Centro d’Arte Contemporanea TORRE STROZZI, a Perugia.
Ad esporre saranno gli artisti selezionati al Premio, per un totale indicativo di 40 opere, numero che potrebbe subire variazioni in relazione alle dimensioni delle opere selezionate ed all’allestimento.

Durante l’evento espositivo verranno individuati 5 finalisti, e fra questi un vincitore unico:

- Il vincitore unico riceverà un premio di 400 euro e una mostra personale.
- I 4 finalisti saranno premiati con una mostra collettiva.

Le mostre avverranno nel corso del 2016, con date da concordare, presso TORRE STROZZI.

Il vincitore e i finalisti avranno uno spazio personale nel sito del Centro di Cultura e Arte Contemporanea TORRE STROZZI(www.torrestrozzi.com), nella sezione riservata al Premio.
Tutti gli artisti selezionati saranno nominati nella pagina web del Premio con link interattivo al sito web o pagina di social network dell’artista.

Il Bando completo è scaricabile dal sito del Centro d’Arte TORRE STROZZI:
http://torrestrozzi.com/premio_roberto_zambelli_2015.html

INFO
premiorobertozambelli@gmail.com

TORRE STROZZI – Centro di Cultura e Arte Contemporanea – Perugia
http://www.torrestrozzi.cominfo@torrestrozzi.com


Associazione Culturale Extramoenia scrive:

Un nutrito programma di spettacoli alla Chiesa Badia di Sant’Agata
per la regia di Agostino De Angelis

La Chiesa Badia di Sant’Agata, capolavoro di ricostruzione tardo barocca Catanese e destinata, per volontà dell’arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, ad attività di culto e come centro diocesano per speciali attività culturali, ospiterà, proprio al fine di rispettare tale nobile destinazione d’uso, “Luoghi, Memorie e Personaggi della Storia”: programma di eventi religiosi e laici, per la regia e adattamento di Agostino De Angelis, i cui appuntamenti si terranno da Ottobre a Maggio. Gli spettacoli teatrali multimediali, diversi l’uno dall’altro per contenuto e struttura, vedranno, come la maggior parte degli adattamenti del De Angelis, la fusione di più forme d’arte, dall’interpretazione di brani in voce recitante, al canto, alla musica dal vivo, ed ancora il movimento coreografico e videoproiezioni di immagini e/o filmati. In seguito al successo di “Lectura Dantis” nella straordinaria terrazza panoramica della Chiesa Badia, andata in scena il 4 Agosto e replicata il 10 e 11 Settembre, l’Associazione Culturale Extramoenia, organizzatrice, in collaborazione con la Chiesa Badia di Sant’Agata, nella persona del rettore Padre Massimiliano Parisi, ha annunciato tale programma che si aprirà giovedì 29 Ottobre con “S.Francesco – Santa Chiara e la Regula Francescana”, una rappresentazione teatrale multimediale sulla vita e le opere del fondatore dell’ordine francescano e dell’ordine delle monache clarisse di Santa Chiara, che mira a far conoscere, attraverso le fonti storiche, il poverello di Assisi nonché Patrono d’Italia. Le altre date di questo nutrito calendario di eventi vedranno poi susseguirsi, con la cadenza di uno al mese, adattamenti presentati in prima nazionale quali “S.Agata, Vergine e Martire di Catania” e “Ulisse, Odisseo, Nessuno…quale identità?” e altri che hanno invece già riscosso grande successo di pubblico in location d’eccezione come “La Donna nella Storia”, “Santa Lucia tra Venerazione, Grazia e Martirio”,“Oltre il Mare”, “San Paolo, da Persecutore ad Apostolo” e “Novecento” ( già patrocinato della Camera dei Deputati) – tutti spettacoli ideati e diretti dal Maestro De Angelis. Un programma, questo, in cui la conoscenza storica, il credo e l’arte si mesceranno profondamente per rendere al pubblico uno spettacolo che possa essere spunto di riflessione e allo stesso tempo momento di alta cultura. Info e prenotazioni: badia@diocesi.catania.it – 348.7967711 / 338.1441760 ; http://www.extramoenia-sr.it


CSArt scrive:

Dopo il successo della prima edizione, torna “In Contemporanea”, un percorso espositivo che unisce sette gallerie d’arte di Reggio Emilia. Galleria de’ Bonis (www.galleriadebonis.com), Galleria d’Arte 2000&NOVECENTO (www.duemilanovecento.it), Bonioni Arte (www.bonioniarte.it), Galleria 8.75 Artecontemporanea (www.csart.it/875), RezArte Contemporanea (www.galleriarezarte.it), dispari&dispari Project (www.dispariedispari.org) e 1.1_ZENONEcontemporanea (www.zenonecontemporanea.it) inaugureranno la prima mostra della stagione autunnale sabato 10 ottobre, a partire dalle ore 16.00. L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia. In mostra, alla Galleria de’ Bonis “Olio su tela”, una monografica di Renato Guttuso, alla Galleria d’Arte 2000&NOVECENTO la collettiva “Tante sfumature di grigio…” (Marco Gastini, Giorgio Griffa, Nunzio, Giuseppe Spagnulo, Walter Valentini), alla Galleria Bonioni la collettiva “Tensioni” con opere di venticinque artisti attivi dagli anni ’50 ai giorni nostri, alla Galleria 8.75 la personale di Candida Ferrari “Foglio su foglio”, presso dispari&dispari Project “Public Environment (opere pubbliche della collezione dispari&dispari)”, allo spazio 1.1_ZENONEcontemporanea “Altre visioni”, mostra personale di Riccardo Freddi, alla Galleria RezArte Contemporanea “The Art of Food Valley”, mostra a cura di Chiara Canali. Nel corso della manifestazione, ogni fine settimana, incontri, performance, presentazioni e visite guidate. #InContemporaneRE


CSArt scrive:

Dopo il successo della prima edizione, torna “In Contemporanea”, un percorso espositivo che dal 10 ottobre al 15 novembre unisce sette gallerie d’arte moderna e contemporanea di Reggio Emilia.
Galleria de’ Bonis (Viale dei Mille 44/B, http://www.galleriadebonis.com), Galleria d’Arte 2000&NOVECENTO (Via Sessi 1/F, http://www.duemilanovecento.it), Bonioni Arte (Corso Garibaldi 43, http://www.bonioniarte.it), Galleria 8.75 Artecontemporanea (Corso G. Garibaldi 4, http://www.csart.it/875), RezArte Contemporanea (Via Emilia Ospizio 34/D, http://www.galleriarezarte.it), dispari&dispari Project (Via Vincenzo Monti 25, http://www.dispariedispari.org) e 1.1_ZENONEcontemporanea (Via San Zenone 11, http://www.zenonecontemporanea.it) inaugureranno la prima mostra della stagione autunnale sabato 10 ottobre, a partire dalle ore 16.00. L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia.
In mostra, alla Galleria de’ Bonis “Olio su tela”, una monografica di Renato Guttuso, alla Galleria d’Arte 2000&NOVECENTO la collettiva “Tante sfumature di grigio…” (Marco Gastini, Giorgio Griffa, Nunzio, Giuseppe Spagnulo, Walter Valentini), alla Galleria Bonioni la collettiva “Tensioni” con opere di venticinque artisti attivi dagli anni ’50 ai giorni nostri (Giuseppe Capogrossi, André Masson, Georges Mathieu, Mario Nigro, Achille Perilli, Sam Francis, Hans Richter, Mario Schifano, Giulio Turcato, Emilio Scanavino, Daniel Spoerri, Omar Galliani, Eduard Habicher, Giorgio Laveri, Paolo Cotani etc.). Alla Galleria 8.75 la personale di Candida Ferrari “Foglio su foglio”, presso dispari&dispari Project “Public Environment (opere pubbliche della collezione dispari&dispari)”, una mostra che presenta al pubblico pitture, sculture e installazioni di grande formato prodotte dalla galleria nel corso degli anni per contesti pubblici, privati, musei festival ed eventi d’arte contemporanea. Allo spazio 1.1_ZENONEcontemporanea “Altre visioni”, mostra personale di Riccardo Freddi, che propone una ricerca tesa ad individuare il momento germinale del divenire astratto. Alla Galleria RezArte Contemporanea “The Art of Food Valley”, mostra collettiva a cura di Chiara Canali, che rientra nel palinsesto di Città Expo, nella quale ventitré artisti riflettono su venti prodotti tipici DOP e IGP compresi nel territorio della Food Valley.
La scelta di inaugurare nello stesso giorno vuole offrire al pubblico l’opportunità di passeggiare fra le gallerie di Reggio Emilia per scoprire le proposte di ciascuna per la nuova stagione, in un piacevole circuito urbano.
Nel corso della manifestazione, ogni fine settimana, le diverse gallerie proporranno, alternandosi, ciascuna nel proprio spazio espositivo, un’iniziativa per la città: incontri con artisti, performance, presentazioni di libri e visite guidate, animando la rassegna e assicurandole vivacità.
E così sabato 10 ottobre alle ore 18.30, presso la galleria 8.75, si potrà assistere alla performance di Cinzia Longhi (danzatrice, mimo) su musiche composte per l’occasione da Simona Simonini ed eseguite al flauto da Sara Brusamolino. Sabato 17 ottobre, alla Galleria de’ Bonis, si potrà approfondire, con un incontro a tema, il mondo e le opere di Renato Guttuso. Sabato 24 ottobre, alla Galleria RezArte, si potrà incontrare l’artista Annalù in occasione della presentazione del libro “Annalù Works 1994-2014”, a cura di Martina Cavallarin, edizioni Silvana Editoriale. Sabato 31 ottobre, alle ore 18.00, alla Galleria d’Arte 2000&NOVECENTO, si terrà la presentazione performativa del libro “La strada collettiva” di Francesca Proia, Anastasia Mostacci, Adele Cacciagrano. Sabato 7 novembre, alle ore 17.00, negli spazi della galleria dispari&dispari project, Andrea Sassi condurrà il pubblico in una visita speciale alla mostra “Public Environment (opere pubbliche della collezione dispari&dispari)”.
In Contemporanea quest’anno sarà arricchita da un’offerta in più: una serie di visite guidate in lingua inglese, curate da Gestimpresa S.r.l. per anglofoni e… aspiranti tali! Per informazioni e prenotazioni info@gestimpresa.biz.
La kermesse si completa quest’anno con una iniziativa collaterale: la presentazione di un muro in Via Filippo Re, dipinto dallo street artist Bibbito e promosso dalla Galleria de’ Bonis, sul tema della cooperazione, caro alla rete delle gallerie e alla città.
Il filo conduttore dell’Arte Contemporanea accomuna le sette gallerie che, con le loro proposte, evidenziano il proprio indirizzo e le proprie scelte artistiche, tutte diverse ma complementari, in un’epoca come la nostra che ha reso il “fare rete” la propria forza.
L’inaugurazione di “In Contemporanea”, che coincide con la Giornata del Contemporaneo (sabato 10 ottobre) promossa da AMACI – Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani, vuole offrire una visione d’insieme di ciò che queste gallerie d’arte di Reggio propongono, del loro modo di lavorare e di scegliere gli artisti, contribuendo a dare un indirizzo al percorso odierno dell’arte. Le sette gallerie partecipanti hanno creato quindi un circuito per offrire a Reggio Emilia una proposta culturale di qualità che si vada ad aggiungere al calendario istituzionale.


Palazzo Mazzetti scrive:

La storia dell’arte italiana, a partire dal secondo dopoguerra, attraverso una settantina di opere provenienti dalle collezioni astigiane. A Palazzo Mazzetti (Corso Vittorio Alfieri, 357 – Asti), dal 17 ottobre al 29 novembre 2015, “ASTI CONTEMPORANEA. Collezioni private”, esposizione collettiva curata da Maria Federica Chiola con un testo critico di Raffaella A. Caruso.
Promossa da Fondazione Palazzo Mazzetti e Città di Asti, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti, la mostra sarà inaugurata venerdì 16 ottobre alle ore 18.00.
In esposizione, settantadue opere realizzate da cinquantuno artisti, tra i quali Giuseppe Capogrossi, Carla Accardi, Giulio Turcato, Piero Dorazio, Mimmo Rotella, Afro, Lucio Fontana, Piero Gilardi, Valentino Vago, Getulio Alviani, Giorgio Griffa, Alighiero Boetti e Paolo Cotani.
Il progetto nasce dal profondo interesse che la città di Asti nutre per l’arte a partire dagli anni ’40, con mostre, premi ed un collezionismo radicato. Ne costituiscono un esempio la “Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea e di Scenografia”, inaugurata nel 1949 per celebrare il bicentenario della nascita di Vittorio Alfieri, e la prima edizione del Premio Alfieri (1950).
“ASTI CONTEMPORANEA” va dunque a rileggere, in sale organizzate per anni e per temi, la storia dell’arte italiana dal dopoguerra al boom economico e ai nuovi linguaggi, attraverso gli occhi del collezionismo di soli prestatori astigiani, le cui opere si sono rivelate espressione della valenza del territorio attraverso arte e cultura.
Come scrive Raffaella A. Caruso nel testo critico in catalogo, «Raccogliere un’opera d’arte, farla propria, permetterle di dialogare con sue simili, creare connessioni impreviste, ambientare il lavoro in contesti spesso improbabili significa espandere la possibilità di comunicazione dell’opera stessa, concorrere a una funzione educativa nel proprio contesto sociale, migliorare nel bello la propria qualità di vita, restituire ai posteri uno spaccato della società con una personalissima sensibilità, spesso precorrere i tempi, anticipare le tendenze, poter dire vent’anni dopo io c’ero».
Il filo rosso della mostra, interpretato graficamente dalla curatrice nella scomposizione del logo di Palazzo Mazzetti, che ricorre negli allestimenti e nel catalogo, rappresenta il persistere di un’idea che, sin dall’origine, intendeva identificare Palazzo Mazzetti come luogo d’arte e cultura. «Un sottile filo rosso – spiega Maria Federica Chiola – da subito parte del progetto e chiaro nella mente, ha tenuto insieme tutti gli elementi, quadri e pensieri, fino alla realizzazione del percorso. Da architetto so che non esiste mai un progetto che venga realizzato come inizialmente pensato: c’è come una provvidenziale forza che guida e raccoglie tutte le energie».
Un percorso metaforico che si concretizza in “Fil-Rouge”, opera in realtà aumentata realizzata per l’occasione dall’artista Aidan che rende il catalogo della mostra interattivo, regalando allo spettatore emozioni inattese e permettendogli di rivivere l’intera esposizione.
Il visitatore sarà guidato di sala in sala da alcune pareti rosse a ricordare, insieme al bianco, i colori della città di Asti, a cui è dedicata una piccola stanza. Il percorso espositivo comprende anche tre opere (Giuseppe Capogrossi, Antonio Corpora, Giuseppe Santomaso) da cui sono stati tratti alcuni degli arazzi realizzati nel 1960 per la nave transoceanica Leonardo da Vinci dall’arazzeria Scassa, vanto della città, a partire da una selezione operata da Giulio Carlo Argan.
La mostra sarà visitabile da martedì a domenica con orario 10.30-18.30 (ultimo ingresso ore 17.30). Il biglietto d’ingresso al Museo Civico di Palazzo Mazzetti (€ 5.00) consente di accedere gratuitamente alla mostra “ASTI CONTEMPORANEA”. Catalogo di 303 pagine con presentazione di Maria Federica Chiola, testo critico di Raffaella A. Caruso e ricco apparato iconografico. Media partner: “La Stampa”. Per informazioni: tel. 0141530403, info@palazzomazzetti.it, mazzetti@fondazionecrasti.it, http://www.palazzomazzetti.it.
Opere di: Carla Accardi, Getulio Alviani, Enrico Baj, Paolo Baratella, Afro Basaldella, Vasco Bendini, Aldo Bergolli, Gianni Bertini, Alberto Biasi, Renato Birolli, Alighiero Boetti, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Bruno Cassinari, Enrico Castellani, Antonio Ciarallo, Antonio Corpora, Paolo Cotani, Roberto Crippa, Dadamaino, Sergio Dangelo, Lucio Del Pezzo, Piero Dorazio, Gianni Dova, Lucio Fontana, Reale Franco Frangi, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Umberto Mastroianni, Aldo Mondino, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Gualtiero Nativi, Ugo Nespolo, Mario Nigro, Claudio Olivieri, Tancredi Parmeggiani, Cesare Peverelli, Pino Pinelli, Mimmo Rotella, Piero Ruggeri, Antonio Sanfilippo, Giuseppe Santomaso, Emilio Scanavino, Mario Schifano, Giacomo Soffiantino, Giulio Turcato, Valentino Vago, Emilio Vedova, Claudio Verna, Luigi Veronesi.


Galleria 8,75 Artecontemporanea scrive:

La Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4) presenta, dal 10 ottobre al 15 novembre 2015, “Foglio su foglio”, esposizione personale di Candida Ferrari, artista parmigiana che ha fatto della plastica il suo materiale d’elezione.
Curata da Chiara Serri, la mostra sarà inaugurata sabato 10 ottobre, alle ore 17.00, nell’ambito della rassegna “In Contemporanea” che coinvolge diverse gallerie d’arte della città.
Il corpus principale delle opere esposte è costituito da una selezione di “Gocce”, alcune delle quali inedite, unitamente ad una serie di “Colonne”, all’installazione “La luce della leggerezza” (2011), in cui si sommano diversi filamenti plastici privi di peso materiale, e a due composizioni intitolate “Foglio su foglio” che danno il titolo al progetto.
«Nelle mani di Candida Ferrari – scrive la curatrice – lo scarto industriale diviene elemento sontuoso, che si solleva a creare gocce e filamenti di luce. […] Scaldando e modellando il plexiglass, piegando i fogli di acetato, colorando le superfici con pigmenti acrilici e colature di bitume liquido, l’artista dipinge ciò che immagina, dando corpo a composizioni e collage tridimensionali caratterizzati da continue trasparenze e rifrazioni. […] Un lieve fiato di vento e i fogli vibrano, la forma respira. Lo spettatore, catturato dalle superfici metallizzate, diviene esso stesso parte dell’opera».
Una ricerca estremamente rigorosa ma, allo stesso tempo, aperta al gioco, al piacere della realizzazione, ad un fare manuale che, foglio su foglio, stratifica tracce di infinito.
La serata inaugurale sarà animata, alle ore 18.30, da una performance di Cinzia Longhi (danzatrice, mimo) su musiche composte per l’occasione da Simona Simonini ed eseguite al flauto da Sara Brusamolino.
L’esposizione sarà visitabile fino al 15 novembre 2015, di martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 17.30-19.30, oppure su appuntamento. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, http://www.csart.it/875. Sabato 14 novembre visita guidata alla mostra in lingua inglese a cura di Gestimpresa (per prenotazioni: info@gestimpresa.biz).
Candida Ferrari nasce a Parma. La sua formazione artistica avviene a Milano, dove si diploma con Guido Ballo all’Accademia di Brera con una tesi su Atanasio Soldati. Tra le recenti mostre: “Eros” (Villa Olmo, Como, 2013; Le Befrois, Montrouge, Parigi, 2014, a cura di Luciano Caramel e Artearte), “Fragilità” (Chiostri di San Domenico, Reggio Emilia, 2012, a cura di Giorgio Bonomi ed Umberto Nobili), “La luce della leggerezza” (Galleria Varart, Firenze, 2011, a cura di Giorgio Bonomi), “Venetiandream” (Yerebatan Cistern, Istanbul, 2010, concept di Simonetta Gorreri), “Aphrodite, mostra internazionale di Water Art” (Isola di Sant’Erasmo, Venezia, 2009, concept di Simonetta Gorreri). Lavora tra Parma e Milano.


iTAM scrive:

Messina – L’ex Filanda Mellinghoff è pronta a riaprire i battenti. Dopo i lavori di ristrutturazione e adeguamento realizzati dal Museo Regionale di Messina, progettati e diretti dall’arch. Giovanni Anastasio, la struttura si avvia a diventare sede di mostre ed eventi, luogo di offerta culturale e vitale contraltare alla esposizione permanente delle collezioni del museo, nel nuovo edificio di prossima apertura. Evento inaugurale della futura destinazione dell’Ex Filanda la mostra “L’invenzione futurista. Case d’arte di Depero”, promossa dal Museo Regionale di Messina in collaborazione con il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
Alla mostra sarà dedicata l’intera giornata di venerdì 2 ottobre. Di mattina, con inizio alle ore 10:30, nell’aula magna dell’Università di Messina, si terrà l’assise di presentazione. Interverranno il Rettore dell’Università degli studi di Messina, Pietro Navarra, Gaetano Pennino, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Gianfranco Maraniello, Direttore del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, le curatrici Nicoletta Boschiero responsabile Mostre e Collezioni del Mart e responsabile della Casa d’arte Futurista Depero, e Caterina Di Giacomo, direttrice del Museo regionale di Messina. La relazione centrale sarà tenuta da Enrico Crispolti, storico dell’arte, Professore Emerito dell’Università degli Sudi di Siena (“Il Futurismo come reinvenzione dell’universo”). Venerdì 2 ottobre alle ore 18:00 avrà luogo l’inaugurazione nella sede del Museo, alla presenza dell’Assessore regionale Beni Culturali Antonio Purpura e delle autorità regionali e cittadine, e la mostra sarà free entry fino alle ore 22.
La mostra “L’Invenzione Futurista. Case d’Arte di Depero”, è ispirata al ruolo di tramite dell’estetica decorativista e totalizzante futurista rivestito da Fortunato Depero (Fondo 1892- Rovereto 1960), nella atipica realtà messinese, città che “azzerata” dalla calamità del 1908, si impose con la sua ansia ricostruttiva all’attenzione del rivoluzionario movimento avanguardista.
Una suggestiva sezione introduttiva fornisce i parametri di comprensione delle origini teoriche attraverso l’esposizione di opere significative del Primo Futurismo (Giacomo Balla, Ardengo Soffici, Enrico Prampolini, Gino Severini).
Seguono sezioni esplicative dell’accezione del manifesto “La Ricostruzione futurista dell’Universo” del 1915 nel fenomeno delle Case d’Arte di Depero a Rovereto e a New York, nella Reclame e Pubblicità, nell’Editoria e fino agli esiti dell’Aereofuturismo. Si innesta a conclusione la vicenda messinese affidata ad un gruppo di intellettuali, già a ridosso del sisma pronti a dare vita alla rivista del Movimento, organo ufficiale in sostituzione di “Lacerba”, in una città che, rasa al suolo dal terremoto ed “emancipata” dal suo passato, si propone prepotentemente nell’immaginario collettivo avanguardista come simbolo della Rinascita
Oltre 100 opere (dipinti su tavola e tela, grafiche, fotografie, manufatti, arredi, bozzetti) selezionate nella collezione del Mart, datate dal 1914 al 1944, documentano la lunga e versatile esperienza artistica di Depero che, sottoscritto con Balla il Manifesto del 1915, ha dato vita ad una forma d’arte totale spaziando dalla pittura al teatro, dalla scenografia alle arti applicate, dall’editoria alla pubblicità divenendo uno dei protagonisti del movimento. A Rovereto nel 1919, finita la guerra, Depero dà vita a un suo grande sogno, quello di aprire una casa d’arte, chiamata la “casa del mago”, specializzata nel settore della grafica pubblicitaria, dell’arredo e delle arti applicate e , in particolare, in quello delle tarsie in panno. Le collaborazioni dell’artista con alcune importanti ditte come la fabbrica di mattoni Verzocchi, la Magnesia San Pellegrino, la ditta di dolciumi Unica e Campari, gli consentono un ritmo di lavoro serrato.
A New York nel 1928, dopo i successi ottenuti nelle principali esposizioni nazionali e internazionali, Depero e la moglie Rosetta si trasferiscono negli Stati Uniti aprendo la Depero’s Futurist House, una sorta di filiale americana della casa d’arte di Rovereto. L’impegno pubblicitario di Depero si concretizza, grazie a collaborazioni con i marchi di spicco, prepara numerosi progetti di copertine per la Condè Nast Publications, la casa editrice di Vanity fair e Vogue ma anche per l’azienda produttrice di matite Venus Pencil e News Auto Atlas che realizzava guide e carte stradali.
La sezione si avvale di materiale documentario inedito e di alcune opere provenienti da istituzioni e collezioni private siciliane.
La mostra sarà aperta sino a giorno 15 novembre (dal martedì al sabato biglietteria ore 9,00/18,30 e chiusura 19,00, domenica e festivi biglietteria ore 9,00/12,30 e chiusura ore 13,00, lunedì chiusura, biglietti intero euro 8,00, ridotto euro 4,00, gratuità ex D.M. 20 aprile 2006, n. 239, prenotazioni tel. 090 361292 – fax 090 361294, mail museo.messina@regione.sicilia.it, urpmuseome@regione.sicilia.it).


Galleria d'Arte 2000&Novecento scrive:

Sabato 10 ottobre 2015, aderendo all’iniziativa “In Contemporanea” – un percorso espositivo che unisce diverse gallerie d’arte moderna e contemporanea di Reggio Emilia – la Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO inaugurerà alle ore 18.00, nella sua nuova sede, la mostra “Tante sfumature di grigio…”.
L’esposizione ammicca senza dubbio al noto libro da cui è anche stato tratto un film di successo, soprattutto per le sue valenze erotiche ma, in questo caso, le sfumature di grigio che si leggono nelle opere di Marco Gastini, Giorgio Griffa, Nunzio, Giuseppe Spagnulo e Walter Valentini, esprimono ben altre emozioni e ben altri concetti.
Oltre a ricordarci il nostro fumoso presente, ci parlano del grigio come colore dell’urbanistica contemporanea per la natura dei suoi materiali, di regni impenetrabili, di spazi inviolati, di mondi cosmici, che sono così da sempre, di un elemento privo di consistenza e di spessore come la cenere, residuo di fuochi che ardono altrove.
Quando però il grigio accenna alle tonalità dell’argento, allora ritroviamo le cifre dell’energia, del brio e della velocità delle luci che connotano questo metallo, creando mutevolezza e movimento.
Non ci dimentichiamo anche che l’infinito labirinto del nostro inconscio ci viene incontro con i toni di un grigio profondo e stimolante. Le immagini che troviamo nelle opere dei sopraddetti artisti appartengono dunque a una lingua lontana dalla nostra quotidianità, anche da quella muta delle cose che ci assalgono, e del corpo. Eppure queste emozioni cromatiche spesso convergono in un punto, o in un luogo mentale a noi prossimo, legate indissolubilmente al vissuto della memoria e ad un mistero che regola le vicende sotterranee di questo vissuto.
La mostra avrà luogo nella nuova sede espositiva della Galleria che, dopo quasi sedici anni trascorsi nella storica sede di Via Emilia San Pietro si é trasferita in Via Sessi 1/F, nel cuore pulsante della città.

Con questa esposizione la Galleria partecipa all’undicesima edizione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI.
La collettiva sarà visitabile fino al 15 novembre 2015 con orario 10.00-12.30 e 16.00.19.30, aperto anche domenica e festivi. Per informazioni: tel. 0522 580143, duemilanovecento@tin.it, http://www.duemilanovecento.it, http://www.facebook.com/duemilanovecento.
Sabato 31 ottobre, alle ore 18.00, si terrà la presentazione del libro “La strada collettiva” di Francesca Proia, Anastasia Mostacci, Adele Cacciagrano (Il Vicolo Editore, collana “Le Ricordanze”, 2015). Volume con introduzione di Hshewa Sinbeauti, Luigi De Angelis e postfazione di Marisa Zattini. Un libro a tre voci che parla di differenti percezioni, di sogno lucido, di corpi sottili, di punto-sorgente e del soffio, capace di modificare ciò che crediamo essere la realtà.


Bonioni Arte scrive:

La Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 43) presenta, dal 10 ottobre al 29 novembre 2015, la collettiva “Tensioni” con opere di venticinque artisti attivi dagli anni ’50 ai giorni nostri.
Curata da Federico Bonioni, la mostra sarà inaugurata sabato 10 ottobre, alle ore 17.00, nell’ambito della rassegna “In Contemporanea” che coinvolge diverse gallerie d’arte della città.
L’esposizione prende il titolo da una grande opera di Paolo Cotani (“Tensioni”, 2007) costituita da cinghie montate su una struttura in acciaio. Tensione del segno, tensione verso l’infinito, tensione elettrica che percorre numerose opere realizzate a partire dalla metà del ‘900.
In mostra, una composizione di Mario Radice, dipinti degli anni ’50 di Giuseppe Capogrossi, André Masson, Georges Mathieu, Mario Nigro e Achille Perilli, opere degli anni ’70 di Sam Francis, Hans Richter, Mario Schifano e Giulio Turcato, ricerche di Emilio Scanavino e Daniel Spoerri degli anni ’80, un volto a matita su tavola di Omar Galliani, le sculture a muro di Eduard Habicher e le ceramiche smaltate di Giorgio Laveri.
Presenti anche gli artisti più giovani, come Mirko Baricchi, Marco Bolognesi, Giacomo Cossio, Josè Demetrio, Marco Ferri, Fosco Grisendi, Pietro Iori, Luca Moscariello e Simone Pellegrini.
La collettiva, inserita nel calendario della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, sarà visitabile da martedì a domenica con orario 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì. Ingresso gratuito. Per informazioni: tel. 0522 435765 – http://www.bonioniarte.itinfo@bonioniarte.it.
Nel 2015 Bonioni Arte parteciperà alle fiere Immagina Arte in Fiera (Reggio Emilia, 26-28 settembre 2015), Art Parma Fair (Parma, 3-11 ottobre 2015), Art Verona 2015 (Verona, 16-19 ottobre 2015), Forlì Arte Contemporanea (Forlì, 6-9 novembre 2015), BAF – Bergamo Arte Fiera (Bergamo, 28-30 novembre 2015).


VV8artecontemporanea scrive:

La Galleria VV8artecontemporanea di Reggio Emilia (Cortile di Palazzo Borzacchi, Via Emilia S. Stefano, 14) presenta la mostra personale di Alberto Zamboni, che sarà inaugurata sabato 10 ottobre, alle ore 18.00, alla presenza dell’artista. Evento organizzato in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI.
“Deep” è il titolo dell’esposizione che presenta una nuova produzione di opere, tutte di grande formato, realizzate nel 2015, attraverso l’utilizzo di colori ad olio, ossidi e acrilici su tela. L’autore nei suoi lavori nasconde; non svela o svela solo in parte. Piuttosto: confonde. Ci avvolge di piacevole mistero, diventa quasi un alibi, una rappresentazione confusa, comunque evocativa.
Di certo è un universo “liquido” quello di Zamboni; non soltanto quando inquadra le “profondità”, ma ogni volta che ci mostra le sue visioni.
Il progetto espositivo, che conferma la proficua collaborazione tra l’autore e la Galleria, promuove la ricerca sul contemporaneo che VV8artecontemporanea sostiene dal 2007.
L’esposizione sarà visitabile fino al 10 novembre 2015, da martedì a sabato con orario 10.30-13.00 e 16.30-20.00, oppure su appuntamento. Per informazioni: tel. 0522 432103, info@vv8artecontemporanea.it, http://www.vv8artecontemporanea.it.
Alberto Zamboni nasce nel 1971 a Bologna, dove vive e lavora. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, prende parte a numerose mostre personali e collettive, nonché alle più importanti fiere d’arte, come “Arte Fiera” (Bologna) e “MiArt” (Milano). Selezionato alla IV edizione del Premio Cairo, è stato invitato ad esporre in spazi pubblici e privati come Museo della Permanente (Milano, 2005), Museo d’Arte Contemporanea di S. Marino (S. Marino, 2005), Museo Michetti (Francavilla al Mare, 2007), Galleria Il Segno (Roma, 2002, 2006, 2009), Galerie Carzaniga (Basel, 2002, 2004, 2007, 2010), Galleria VV8artecontemporanea (Reggio Emilia, 2010, 2012) e Galleria Grafique (Bologna, 2011). I suoi dipinti sono presenti presso le collezioni d’arte di UniCredit Private Banking e Fondazione Carisbo.


Lorenzo Bocca scrive:

Trittico, composizione 11-12-14/2015, acrilico e china su tavola, 150 cm x 50 cm (Museuom of Geometric and Madi Art, Dallas, texas)


Lorenzo Bocca scrive:

Giovedì 1 ottobre 2015 la Galleria Delle Arti, via Bonomelli 8, Cremona inaugura dalle ore 18.00 con la personale “Sperimentare Geometrie” di Lorenzo Bocca.
Con l’occasione verrà presentato il libro di Lorenzo Bocca Sperimentare Geometrie (testo di Francesco Pagliari, edizioni Scoglio di Quarto)
Con questa mostra prosegue la collaborazione tra la galleria Delle Arti di Cremona e la galleria Scoglio di Quarto di Milano, a cui la galleria Delle Arti ha affidato la gestione delle mostre che verranno allestite nei propri spazi.
inaugurazione giovedì 1 ottobre, dalle ore 18,00
1 ottobre – 30 novembre 2015

“…La geometria è “misura del mondo”. È in questa tautologica verità linguistica che la pittura di Lorenzo Bocca sviluppa la sua onirica precisione. Bocca denuncia subito il suo Pantheon, il suo tempio custode della “totalità degli dei”. Da Alberto Sartoris architetto razionalista alla magia delle costruzioni Borrominiane spinte all’inganno ottico delle costruzioni di Escher. Insieme a loro l’eclettismo disciplinare di Franco Albini architetto, pittore, fotografo e non solo fin al pellegrinaggio intellettuale di padre Truchet e alla visione di Borges e della sua sfuggente Babele. In ultimo Giorgio Scarpa pittore di cui indaga i segreti. Non Parlo di Pantheon a caso visto che è edificio simbolo dell’armonia dei canoni classici iscritto com’è in una sfera perfetta. L’altezza dell’edificio è uguale al suo diametro e misura 43,44 m per 43,44 m. Nel Pantheon questi principi sono sintetizzati dalla armonia delle linee e dal calcolo perfetto delle geometrie delle masse. Pantheon quindi come paradigma generatore di senso ed è in questo senso che nel binario della matematica poetica Lorenzo Bocca dispiega la sua continua indagine tra forma e colore. Sui pannelli solitamente quadrati (e come potrebbe essere diversamente!) cerchi, quadrati, ovali, rettangoli, triangoli avviano un dialogo fatto di sottrazioni, aggiunte, sovrapposizioni e intersecazioni unendo il piano geometrico a quello cromatico. Colori caldi, freddi, primari e secondari uniti li immagino metafore emotive che cambiano insieme alle forme come noi stessi cambiamo con la presenza di un altro accanto a noi. Lorenzo Bocca costruisce una grammatica visiva con cui spiega e “misura” il mondo. Quello che ai più può sembrare esercizio sterile, è in verità a mio parere una testimonianza di fiducia nella capacità dell’uomo di comprendere l’uomo stesso e il suo cosmo. Potete ben farvi una vostra opinione visitando il blog di Bocca (http://boccalorenzo.blogspot.it/ ). Quello che a me interessa notare e una forza e una debolezza dell’opera di Lorenzo. La forza è in quello scarto tra il progetto e la costruzione dei suoi dipinti e quella leggerissima ma fondamentale imprecisione dei contorni delle forme. Mi spiego meglio, in un epoca di computer e stampanti ad alta definizione o addirittura tridimensionali l’usare l’acrilico e il pennello per rappresentare forme geometriche e varianti di colore potrebbe sembrare antiquato oltre che inutile. Se la forza di questi dipinti è la loro perfetta costruzione geometrica e cromatica queste opere dovrebbero a rigor di logica esprimere al massimo la loro “bellezza” attraverso la produzione digitale e meccanica. In parole povere opere disegnate con il computer e stampate con una stampante magari ad alta definizione. Ma perché non è così? Perché è proprio in quella imprecisione dovuta alla tensione del gesto manuale, che aspira alla precisione del segno, che vibra l’anima dell’opera. La leggera vibrazione data dal “rumore” che il pennello che riempie di colori le forme geometriche lascia ai bordi delle superfici, la quantità di grafite che si deposita ai lati del segno che aspira ad essere netto, rende vivo, vibrante, direi musicali le “composizioni” di Lorenzo Bocca. Una partitura dell’anima che gioca tra cervello e cuore attraverso l’occhio ma negando l’occhio al tempo stesso. In ultimo la forza di queste opere è sottile e anche rischiosa perché la musica può diventare immediatamente silenzio se il gioco delle proporzioni non è trattato con rigore e sapienza. In questi giorni mi sono soffermato più volte a “guardare” le composizioni di Bocca e se una critica mi sento, umilmente, di farli è su una certa paura ad usare il bianco che in quanto totalità di colori avrebbe la forza di esaltare le sue opere. Vi invito a guardare una bizzarria (che forse è servita a Lorenzo a liberarsi) “Composizione n. 10/2013 (su un vecchio bidone del latte)“ che trova te qui: http://boccalorenzo.blogspot.it/2013/08/composizione-n-102013-su-un-vecchio.html . Forse scartare il rigore concettuale per far tuffare la propria grammatica formale nell’accecante bianco potrebbe far risuonale in maniera più cristallina la propria voce.”
Antonio Minervini


Circolo degli Artisti Reggio Emilia scrive:

A Reggio Emilia, all’interno dei Chiostri di San Domenico (Via Dante Alighieri, 11), dal 10 al 25 ottobre 2015, “Donne e Motori. Storie di gioie tra grandi dolori”, una mostra collettiva per ribaltare un luogo comune di vecchia data e riportare al giusto piano di lettura due elementi di grande nobiltà.
Curata da Daniele Lunghini, la collettiva è promossa dal Circolo degli Artisti di Reggio Emilia in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, che ha messo a disposizione gli spazi espositivi.
In mostra, una selezione di dipinti, fotografie, video, sculture, installazioni ed opere digitali realizzati per l’occasione da una ventina di autori afferenti all’associazione reggiana (Marco Arduini, Luis Borri, Maria Grazia Candiani, Silvio D’Amico, Maria Grassi, Nero Levrini, Roberta Lodi Rizzini, Daniele Lunghini, Eugenio Paterlini, Rodolfo Pisi, Andrea Poletti, Marco Reverberi, Beatrice Riva, Michele Sassi, Enzo Zanni), ai quali si aggiungono alcuni invitati (Alessandro Alghisi, Sofia Bolognesi, Greta Catellani, Fausto Franzosi, Elisabetta Trevisan, Donatella Violi).
Spiega il curatore a proposito del titolo, «La lingua fa di questi scherzi. Nel prendere due valori materiali, Donne e Motori, dal significato comune infinitamente alto, li pone sugli immaginari assi cartesiani delle convenzioni borghesi dando loro un senso positivo nell’uso quotidiano, ma rendendoli specularmente di segno opposto nel momento in cui unendoli dà loro un’accezione morale di segno negativo». Un binomio fastidioso – continua Lunghini – che è necessario prendere di petto per proporre una contro-verità e fare definitivamente lo scalpo ad un detto estremamente provinciale.
La mostra sarà inaugurata sabato 10 ottobre alle ore 17.00. La serata sarà animata da un set fotografico allestito dai fotografi del Circolo degli Artisti e da una performance di Maria Antonietta Centoducati e Gianni Binelli intitolata “3donne”. Da un testo di Daniele Lunghini, la vita di Amelia Earhart (aviatrice), Janet Frame (scrittrice) e Nellie Bly (giornalista), tre donne che hanno vissuto storie, hanno subìto storie e hanno fatto la storia nella società sostanzialmente maschilista del primo Novecento.
Nel chiostro, grazie al supporto del Museo dell’automobile di San Martino in Rio (RE), saranno inoltre collocate due importanti autovetture – Ansaldo 4H (1927) e Fiat/NSU Ardita 527 (1934) – e due motociclette d’epoca provenienti da una collezione privata.
La collettiva sarà visitabile fino al 25 ottobre 2015. Ingresso gratuito. Brochure con testi di Enrico Manicardi (Presidente del Circolo degli Artisti), Daniele Lunghini (Curatore) e Carlo Baja Guarienti (Storico). Orari: sabato e domenica ore 10.00-13.00 e 15.00-20.00. Per informazioni: tel. 0522 554711, cell. 346 0142189, info@circolodegliartisti.re.it, http://www.circolodegliartisti.re.it.


Musei Civici Reggio Emilia scrive:

Dalla “Gioconda” di Leonardo Da Vinci, un progetto di Massimiliano Galliani per ripercorrere “Le Strade Del Tempo”.
Dopo la preview allo Spazioborgogno di Milano, la mostra “LSDT – Le Strade Del Tempo”, a cura di Alberto Zanchetta, approda, dal 3 ottobre al 1 novembre 2015, negli spazi ottocenteschi della Sinagoga di Reggio Emilia (Via dell’Aquila, 3/a).
Realizzata in collaborazione con Comune di Reggio Emilia – Musei Civici, la personale sarà inaugurata venerdì 2 ottobre alle ore 18.00, con una performance musicale di Erich Galliani (chitarra).
In esposizione, una selezione di opere pittoriche che riproducono le screpolature formatesi nel tempo sul capolavoro del Louvre. Affascinato dalla casualità delle linee, l’artista ha deciso di esplorare questo intrico di strade attraverso percorsi tecnici che gli hanno consentito di avvalersi di differenti supporti e materiali, dalla pittura ad olio alla foglia d’oro, dal vetro opaco alla polvere di marmo. A seconda della distanza con cui fruisce l’opera, lo spettatore può passare agilmente da un’esplicita figurazione (gli occhi di Monna Lisa) ad una lirica astrazione (le linee involontarie cagionate dal Craquelè).
Come scrive il curatore, «Il volto umano è segnato dalle rughe, che sono i segni del tempo, dell’esperienza, della vita trascorsa. Anche i ritratti – che la storia dell’arte ci ha tramandato in effigie – recano le tracce di questa “fatica d’esistere”; volti d’uomini e donne che sembrano aver visto tutto e di tutto, come fossero i testimoni di un passato che si riversa nel presente».
«Percorrere le strade del tempo nel campo dell’arte – conclude Massimiliano Galliani – rende sempre più acuta la curiosità nel portare alla luce i percorsi più affascinanti».
L’esposizione, che partecipa all’undicesima edizione della “Giornata del Contemporaneo” promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, è visitabile da venerdì a domenica con orario 10.30-12.30 e 16.00-19.30. Ingresso libero. Catalogo a tiratura limitata con testo di Alberto Zanchetta. Per informazioni: Musei Civici Reggio Emilia (tel. 0522 456477, musei@municipio.re.it, http://www.musei.re.it).


Collezione Maramotti scrive:

PROGETTO HOFESH SHECHTER
3-5 novembre 2015
Un progetto per Collezione Maramotti e I Teatri di Reggio Emilia in prima ed esclusiva nazionale

Il progetto Hofesh Shechter, incluso nel calendario del Festival Aperto 2015, nasce da una collaborazione tra Collezione Maramotti, Max Mara e Fondazione I Teatri e prevede una esclusiva performance site specific negli spazi della Collezione (dal 3 al 5 novembre – quattro repliche) e la prima italiana dello spettacolo deGeneration al Teatro Cavallerizza (7-8 novembre). La sinergia tra questi tre soggetti ha avuto inizio nel 2009 con il coinvolgimento di Trisha Brown Dance Company, e si è consolidata negli anni con appuntamenti biennali, Shen Wei Dance Arts nel 2011 e Wayne McGregor | Random Dance nel 2013, con l’obiettivo di vivificare un dialogo fra coreutica e arte visiva.

Gli spazi della Collezione Maramotti accoglieranno una performance site specific originale, creata da Shechter appositamente per questo luogo, in dialogo con le opere d’arte e l’architettura che le ospita. È un’esperienza unica per la Collezione Maramotti: la sola precedente occasione in cui la compagnia si è confrontata con uno spazio non teatrale è stata la presentazione di alcuni estratti di Political Mother adattati agli ambienti della Saatchi Gallery di Londra. Le quattro repliche della creazione site specific in Collezione rappresenteranno un’irripetibile occasione per assistere a performance nello spazio a esse ispirato e dedicato, che lo stesso Shechter visiterà in settembre per idearne coreografia e musica. Accanto ai danzatori di Shechter Junior, su speciale richiesta del coreografo, ci sarà Sita Ostheimer, già danzatrice della Hofesh Shechter Company e direttore delle prove di Shechter Junior.

deGeneration sarà presentato al Teatro Cavallerizza (in prima ed esclusiva italiana). Si compone di tre parti: Cult (2004) e Fragments (2003), due tra i lavori di Shechter meno noti, accanto al premiato Disappearing Act (2015).

I temi principali di Cult (2004) sono i giochi di potere nella società e le lotte da essi provocate, e riportano a dinamiche ricorrenti nell’opera del coreografo: l’individuo con o contro il gruppo, il tentativo di unirsi per dare senso alla vita e raggiungere un’armonia personale e sociale. Fragments (2003) è un duetto che esplora la relazione intima tra un uomo e una donna, in cui si alternano gravità e ironia, gioco di potere e di seduzione, pragmatismo e sensualità. Disappearing Act (2015) riprende i motivi dei due pezzi precedenti in uno slancio più corale basandosi su una creazione del 2012 appositamente riadattata a e ispirata dai giovani interpreti della nuova formazione Shechter Junior.

Hofesh Shechter è spesso definito “coreografo israeliano”, anche se vive a Londra da oltre quindici anni. Lo stile che lo ha consacrato trae ispirazione dalla danza popolare mediorientale e nordeuropea, ripresa in chiave contemporanea attraverso vigorose coreografie di gruppo e contrappunti solistici permeati da un ritmo intenso e trascinante. Le spettacolari coreografie che porta in scena sono interpretate da danzatori “abitati” da un’energia elettrica, una fisicità quasi selvaggia, e sono accompagnate da musiche potenti, spesso a cura dello stesso Shechter, che le compone. “La musica per me è una sorta di carburante emozionale. Agisce come una struttura, scandisce i ritmi e crea un’atmosfera, delle regole, dei pensieri. La musica è importante come la danza ed è un grande elemento di connessione. Essere capaci di vedere un lavoro come una totalità, visiva e sonora, significa che esso è più completo nel suo riuscire a trasmettere energia. La musica è la ragione per cui io mi occupo di danza” (H. Shechter).
Il lavoro intenso di Shechter, percorso dalle tensioni e dalle inquietudini che attraversano il mondo odierno, indaga gli aspetti oscuri dell’agire umano sul piano psicologico, sociale e antropologico. Le composizioni spesso evocano una necessità di protezione e riparo dell’individuo che, di fronte all’ostilità del mondo e alla propria insicurezza emozionale, tende a ripiegare su se stesso.
Come forte risposta verso le scarse opportunità offerte ai giovani nel mondo della danza, nel 2015 Hofesh Shechter ha creato la Shechter Junior, una compagnia di danzatori internazionali tra i 18 e i 25 anni selezionati tra oltre mille, di cui è alla guida. Il progetto, nato per la formazione professionale dei giovani più talentuosi, rappresenta per Shechter uno strumento formidabile per incanalare la vitalità giovanile dei danzatori e lo scambio reciproco di energia tra le due compagnie, la Hofesh Shechter Company e la Shechter Junior. Quest’ultima sarà la protagonista di entrambi gli appuntamenti in calendario a Reggio Emilia, per una precisa scelta del coreografo.

3-5 novembre 2015 (Festival Aperto 2015)
Collezione Maramotti
“A Site Specific Performance”
prima assoluta
martedì 3 novembre, ore 20.30
mercoledì 4 novembre, ore 16.30 e 20.30
giovedì 5 novembre, ore 20.30

coreografia Hofesh Shechter
interpretata da Shechter Junior


Collezione Maramotti scrive:

CORIN SWORN | SILENT STICKS

4 ottobre 2015 – 28 febbraio 2016
Corin Sworn, vincitrice della quinta edizione del Max Mara Art Prize for Women, dopo la prima tappa londinese alla Whitechapel Gallery (20 maggio-19 luglio 2015) presenta la grande installazione Silent Sticks alla Collezione Maramotti, di cui diverrà parte della collezione permanente.

In continuità con la sua ricerca artistica, che intreccia storia, memorie, frammenti di racconti veri o immaginati, Corin Sworn per questa nuova opera si ispira ai personaggi e ai racconti della Commedia dell’Arte, una forma teatrale basata sull’improvvisazione sviluppatasi in Italia nel XVI secolo e che ancora oggi continua ad avere importanza culturale; le figure della Commedia hanno continuato a influenzare artisti e scrittori per centinaia di anni, da Shakespeare e Marlowe a Goya e Picasso.
L’opera è il risultato della residenza dell’artista in Italia nel 2014, durante la quale Sworn ha esplorato in profondità la cultura di Roma, Napoli e Venezia, studiando le opere teatrali tradizionali e incontrando attori ed esperti della Commedia dell’Arte.

Sworn è interessata al gioco dello scambio di identità e all’utilizzo frequente di questo artificio letterario delle produzioni teatrali della Commedia dell’Arte: i primi attori e i personaggi, con parvenze radicalmente diverse (una donna vestita da uomo, un padrone vestito da servo o un nobile con l’aspetto di un mendicante), giocavano con la percezione di rigidità legata al rango e allo status sociale e rappresentavano le ansie connesse all’instabilità che caratterizzava la società del tempo ammiccando alla libertà e alla mobilità sociale. Ispirato a questi temi, Silent Sticks riadatta la storia di un famoso caso di impostura del XVI secolo e si presenta come una scena teatrale con oggetti scenici, costumi, elementi sonori e video. In particolare i costumi, disegnati dall’artista che si è documentata su molteplici fonti storiche e iconografiche e ha tratto ispirazione dal testo Il teatro delle favole rappresentative di Flaminio Scala, sono stati realizzati a mano in collaborazione con un team di stilisti e artigiani Max Mara.

Accompagna la mostra un libro a documentazione dell’esperienza di Sworn, della la sua residenza in Italia, delle fonti di ispirazione e delle fasi di ideazione del progetto. La pubblicazione include un’intervista con l’artista della Guest Curator Bina von Stauffenberg e un testo di Daniel F. Herrmann, Eisler Curator alla Whitechapel Gallery.

In occasione dell’inaugurazione della mostra si terrà una conversazione tra Corin Sworn e Daniel F. Herrmann, Eisler Curator e Head of Curatorial Studies di Whitechapel Gallery, che parleranno della realizzazione della nuova opera commissionata Silent Sticks. Sworn – una delle maggiori esponenti di una pratica basata sulla ricerca presente oggi nel Regno Unito – parlerà del suo metodo di lavoro e del suo sviluppo a partire dalla residenza, attraverso sceneggiatura, performance, film e produzione di oggetti. Rivelando le influenze accademiche e storiche sulla sua ripresa profondamente contemporanea della Commedia dell’Arte, Sworn e Herrmann esploreranno il concetto di ‘oggetti come impostori’ e il ruolo delle proprietà sceniche nelle installazioni artistiche.

Private view ad invito: 3 ottobre 2015, ore 18.00.
A seguire, alle ore 19.00, Corin Sworn e Daniel F. Herrmann in conversazione.

4 ottobre 2015 – 28 febbraio 2016
La mostra, ad ingresso libero, è visitabile negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 1 novembre, 25-26 dicembre, 1 e 6 gennaio


Collezione Maramotti scrive:

INDUSTRIALE IMMAGINARIO

4 ottobre 2015 – 24 aprile 2016
La mostra consta di opere della Collezione Maramotti mai esposte in precedenza; alcune di queste appartengono al primo nucleo storico di acquisizioni della Collezione, altre sono acquisti recenti o commissioni. La forbice temporale è vasta: dal lavoro di Nuvolo datato 1958 a quelli più recenti di Laure Prouvost ed Elisabetta Benassi del 2013.
Le opere sono state selezionate con l’obiettivo di esplorare ed esemplificare una parte della ricerca nell’arte contemporanea che si misura con l’impiego di materiali tipicamente industriali, col ri-uso di oggetti di matrice industriale decontestualizzati dalla loro funzione primaria, col confine liminale tra manufatto artigianale e prodotto industriale nel processo di realizzazione dell’opera.
Gli esiti formali, i codici linguistici e gli statement degli artisti sono molto articolati: dalla ricerca intimamente connessa alla definizione di memoria individuale e collettiva, alla riflessione di tipo politico e sociale sulla elaborazione e l’uso delle informazioni, dal ciclo di vita degli oggetti e della loro caducità, alla ricerca della rappresentazione della realtà e della sua percezione tra naturale e artificiale, per approdare, all’unisono, alla polisemia dell’opera.

Opere in mostra:
Vincenzo Agnetti, Dati due istanti-lavoro vi sarà sempre una durata-lavoro contenente gli istanti dati (1963)
Elisabetta Benassi, Untitled (The Innocents Abroad) (2011), Make War Together, Make Peace Together (2013)
Wim Delvoye, Indodiva (1991), X Rub-se (1992)
Lara Favaretto, Gummo III (2008)
Paolo Grassino, Analgesia (2003-2004)
Gregory Green, Suitcase Bomb #31 (NY) (1996), Nuc.Dev.Ed. #3 (10 kilotons, Plutonium 239) (1997)
Peter Halley, Snap (1996)
Kent Henricksen, Edge of Town (2006)
Matthew Day Jackson, Cult of Death (2007)
Kaarina Kaikkonen, From Generation to Generation (2001)
Krištof Kintera, Small Factory (Personal Industry L.T.D.) (2009)
Annette Lemieux, Motherland (1993)
Nuvolo, Senza titolo (1958)
Carl Ostendarp, Constancy to an Ideal Object (1991)
Laure Prouvost, car mirror eat raspeberries (2013)
Tom Sachs, Hello Kitty 20th Anniversary Model (1996)
Vincent Szarek, Amorphous and Fumed (2006)
Andrea Zittel, A-Z Wagon Station customized by Hal McFeely (2003)

4 ottobre 2015 – 24 aprile 2016
La mostra, ad ingresso libero, è visitabile negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 1 novembre, 25-26 dicembre, 1 e 6 gennaio


Arnaldo Pavesi scrive:

Giovedì 24 settembre 2015, alle ore 19.00, la Galleria Pavesi (via Guido d’Arezzo 17 -20145 Milano) riapre dopo la pausa estiva e inaugura la stagione autunnale con Alpha, prima personale del fotografo e designer Amedeo Abello (1986). Un’attenta selezione di opere sottolineano non solo le qualità tecniche ed estetiche già pienamente acquisite dal giovane fotografo, ma svelano un pensiero articolato proprio di un artista maturo, dove la fotografia diviene lo strumento principe prima e l’ esito poi, di una ricerca artistica e ancor prima filosofica, quanto mai analitica e consapevole.
Torinese di nascita, Amedeo Abello si forma tra Torino, Parigi e Venezia approfondendo la storia e la tecnica della fotografia, il design e le nozioni della comunicazione visiva, ambiti i cui elementi s’incontrano nella sensibilità di un artista attento a temi quali l’Identità e l’Immagine, la realtà contemporanea e i complessi legami che li governano, concorrendo tutti alla realizzazione di opere che vanno dalla fotografia all’ installazione.
Curioso, talvolta persino ossessivo nella cura dei dettagli, l’artista fa della progettazione, mai lasciata al caso, un’opera d’arte che nel Caso trova il suo soggetto, il suo campo d’indagine privilegiato in una contrapposizione netta ma equilibrata, dicotomia solo apparentemente insanabile.
La mostra, tal titolo così emblematico, presenta Ida Identity’s Alphabet – Ricerca fotografica sull’alfabeto delle identità, progetto nato nel 2013 dalla necessità di indagare il profondo legame tra identità, immagine e nome proprio.
Protagonisti sono i segni grafici delle ventuno lettere che compongono l’alfabeto italiano. Ogni grafema – dalla A alla Z – è composto a sua volta dall’accostamento di negativi di una pellicola (35mm) a 36 fotogrammi in bianco e nero, accostamento che per riuscire segue un preciso e voluto “programma di errori”. Soggetto di ogni composizione è il ritratto di un individuo, il cui nome e cognome, alla stregua di Amedeo Abello, presenta la stessa iniziale. E così, grazie alla forte consapevolezza della loro peculiarità, ventuno persone distanti e sconosciute non solo tra loro, ma anche all’artista, si trovano parte di un progetto comune.
Il progetto, la cui esecuzione ha impiegato l’artista per più di nove mesi, è la naturale evoluzione e conseguenza del secondo esperimento visuale in mostra, LIFE, che, seppur in dimensioni più contenute, presenta la stessa tecnica esecutiva. Realtà concreta- life e realtà virtuale- file, s’incontrano in un’installazione luminosa composta da otto lightbox – una per ogni lettera – che testimoniano come lo stretto legame letterale sia solo uno dei numerosi livelli che uniscono due realtà, tradizionalmente percepite antitetiche, che per l’artista, tuttavia, si compenetrano e sovrappongo nella vita di ciascuno.
Ancor più raffinato Photomaton, progetto ospite a Villa Testori durante la rassegna Giorni Felici (2014) ed eseguito tra le vie e i percorsi sotterranei di Parigi. L’artista, con un procedimento assai inusuale si appropria delle cabine fotografiche e incredibilmente del loro obbiettivo, per natura pensato autonomo e autosufficiente. Grazie a uno specchio posato secondo diverse angolature davanti all’obbiettivo, ogni fototessera cattura per un’istante un momento di vita ordinaria, casuale assolutamente imprevedibile, ma al contempo ricercato con sofisticata metodologia. Ancora una volta protagonista è il progetto, è l’idea a muovere la mano del fotografo.
A concludere il percorso espositivo una selezione contenuta di scatti fotografici, prevalentemente in bianco e nero, scelti per la loro capacità evocativa, perché come afferma Italo Zannier in un saggio a lui dedicato “Ci sono immagini nel portfolio di Amedeo Abello che hanno il fascino raro della poesia, quella emozione che la fotografia è sempre in grado di esprimere nel suo linguaggio secondo lo sguardo e il tatto delicato dell’operatore. Che non scatta ma esprime se stesso, in un racconto di immagini, che esorbita da ogni pacchiana massificazione”* e poco importa che a realizzarle sia una professionale Leica del 1953 o una banale macchinetta per fototessere, “Evviva!”, esclamava e proseguiva il maestro riferendosi al lavoro dell’artista, “fotografo tout-court … che vola imperturbabile nel suo paesaggio mentale”*.


Tiziana Severi arte contemporanea scrive:

In occasione di “C9 | arte a corte a settembre”, rassegna ideata da Tiziana Severi Arte Contemporanea con il patrocinio del Comune di Rubiera (RE), sabato 26 settembre, alle ore 18.00, si inaugura la mostra “Explorando”, a cura di Chiara Canali, all’interno del complesso monumentale dell’Ospitale di Rubiera (Via Fontana, 2).
La mostra costituisce il secondo appuntamento della rassegna di arte contemporanea “C9 | arte a corte a settembre”, evento con cadenza annuale che si tiene a Rubiera nel mese di settembre e presenta artisti di fama nazionale e internazionale per diffondere la conoscenza dell’arte contemporanea sul territorio.
Quest’anno il titolo del progetto espositivo è “Explorando”, in omaggio a EXPO 2015 – l’esposizione universale che si tiene a Milano fino ad Ottobre 2015 – unione tra le due parole “Expo” ed “esplorando”, con l’intento di operare una ricognizione generale sui linguaggi segnici più freschi, attuali e innovativi del panorama artistico contemporaneo.
L’esposizione mette a confronto i codici visivi di otto artisti italiani di due generazioni, una di autori nati a inizio anni Settanta (Eloisa Gobbo, Massimo Caccia), precursori di una contaminazione formale tra il linguaggio della pittura e quello dell’illustrazione e della grafica, contraddistinti da uno stile pop e minimale, dove le campiture piatte si intersecano a un forte segno grafico; la seconda costituita da artisti nati a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta caratterizzati dalla “esplorazione” di linguaggi e tecniche espressive borderline tra pittura post-figurativa, disegno a matita e biro, fumetto e street art: Alessio Bolognesi, padre del famoso personaggio Sfiggy, alter ego del protagonista; Marino Neri, vincitore di diversi premi per il fumetto e l’illustrazione; Valentina Biasetti, pittrice parmigiana che privilegia il segno e il disegno a matita; Andrea La Rocca, autore di una ricerca che contamina acquerello, china e grafite su carta; Matteo Beltrami, giovane pittore reggiano dalla pittura fluida ed evanescente; Matt Verginer, scultore altoatesino che colora ad olio e acrilico la sua scultura in bronzo e legno.
Agli artisti è stato chiesto di mostrare la loro visione dell’uomo e del mondo attraverso la realizzazione di opere su carta e cartone, alcune delle quali anche di grandi dimensioni (2×6 metri), che verranno appositamente realizzate per la mostra e applicate ai pannelli di sala come veri e propri wall drawings.
L’evento è ideato e organizzato dalla Galleria Tiziana Severi Arte Contemporanea e da Giorgia Beltrami, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Rubiera che mette a disposizione gli spazi dell’Ospitale.
La serata inaugurale prevede una performance con creazioni di Vally Valli, accompagnamento musicale di Giuliano Nora e set fotografico per gli ospiti.
La collettiva sarà visitabile fino al 25 ottobre 2015, sabato ore 16.00-19.00, domenica ore 9.30-12.30 e 16.00-19.00. Venerdì 9 ottobre apertura straordinaria della mostra (ore 18.00-22.00), visita guidata su prenotazione (tel. 0522 622211), degustazione emiliana (ore 19.30) ed intrattenimento musicale Isotope trio (ore 21.00).
In occasione della mostra sarà presentato il catalogo ebook edito da Vanilla Edizioni, con testo critico di Chiara Canali e apparato iconografico delle opere in mostra.
Per informazioni: Tiziana Severi arte contemporanea (tel. 0522 629392, cell. 339 4953893, http://www.tizianaseveri.it).
Opere di Matteo Beltrami, Valentina Biasetti, Alessio Bolognesi, Massimo Caccia, Eloisa Gobbo, Marino Neri, Andrea La Rocca, Matt Verginer.


CSArt scrive:

Il Castello di San Pietro di Ragogna (UD) ospita, dal 29 agosto al 30 ottobre 2015, la mostra “Incontri”, promossa dal Comune di Ragogna, dall’Associazione Arte Comelico Ladino, dalla Pro Loco di Ragogna e dall’Associazione Ragogna Aiuta Ragogna.
Coordinata da Aldo Drigo (Presidente Associazione Arte Comelico Ladino), Mario Clara (Presidente Associazione Ragogna Aiuta Ragogna) e Marco Pascoli (Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Ragogna), e diretta da Gianluca Glerean (Associazione GiocArti), la manifestazione sarà presentata al pubblico sabato 19 settembre alle ore 18.00.
Il titolo del progetto – spiega Aldo Drigo – vuole sintetizzare in una sola parola «la disponibilità dell’Amministrazione Comunale di Ragogna, le potenzialità del sito storico monumentale del Castello di Ragogna, la qualità del dialogo instaurato, la disponibilità delle strutture culturali ed associative che si sono incontrate […]. Una semplice parola: incontri».
In mostra, dipinti, oggetti di artigianato artistico e fotografie realizzati da Carlo Baggio, Marinella Baggio, Claudio Biason, Gianberto Centis, Giusto De Bettin, Ebe De Monte, Annamaria De Zolt, Mario Fait, Nadia Fantini, Sergio Ferraro, Donatella Fioranzato, Mauro Gentile, Gianluca Glerean, Sonia Luce, Renata Olivotto, Alfio Piccolo, Renzo Pomarè, Fosca Sacco Sonador, una ventina di artisti provenienti da Comelico e Cadore, Friuli collinare, Veneto ed Emilia Romagna.
Unica fotografa, Nadia Fantini, che presenta una selezione di opere tratte dalla mostra “Nature”, presentata a Palazzo Casotti di Reggio Emilia nel 2013 con un testo di Sandro Parmiggiani. Immagini scattate negli untimi vent’anni a partire da un’attenta osservazione della natura, che ha trovato terreno favorevole nel corso di numerosi viaggi. Visioni ravvicinate (fori, foglie, frammenti di tronchi), a volte paesaggi, diario di un personale viaggio alla scoperta del bello e del perenne mistero delle cose.
La collettiva sarà visitabile fino al 30 ottobre 2015, sabato ore 14.30-17.30, domenica ore 10.30-12.30 e 14.30-17.30. Ingresso libero. Per informazioni: http://www.comune.ragogna.ud.it.
Nadia Fantini nasce a Rimini, consegue studi classici a Bologna e si laurea in Architettura a Firenze. Parallelamente all’attività professionale, che la vede impegnata in ristrutturazioni, arredamenti e progettazione di giardini, indirizza il suo interesse all’osservazione della natura. Nascono, così, numerosi reportage fotografici, realizzati in orti botanici, parchi naturali, prati, boschi, aiuole cittadine e foreste pluviali. Tra le principali esposizioni, “Fiori dall’Australia” (Galleria Angelo Fabbri, Ravenna, 2004; Torre civica e Biblioteca, Molinella, 2004), “Floressence” (Orto Botanico Giardino dei Semplici, Firenze, 2005-2006), “Telinfiore” (Palazzo Ex Borsa, Ferrara, 2006), “Dal mondo naturale” (Museo di Storia Naturale, Ferrara, 2006), “I colori del verde” (Sala Viscontea, Bergamo, 2006), “Fiori & Verdi” (Centro Culturale Mercato, Argenta, 2009), “Oltre la siepe” (Galleria Comunale S. Croce, Cattolica, 2010), “Parliamo di palme” (Orto Botanico Giardino dei Semplici, Firenze, 2011), “Immagini dagli Orti Botanici” (Archivio Storico, Minerbio, 2011), “Nature” (Palazzo Casotti, Reggio Emilia, 2013, testo di Sandro Parmiggiani). Ha inoltre realizzato l’apparato fotografico per il libro “Terra nata specula Dei” di Paolo Luzzi, presentato a Firenze (2010), Lucca (2010), Boston (2011) ed all’interno dei Musei Vaticani (Città del Vaticano, 2012) con contestuale evento espositivo. Attualmente vive e lavora in provincia di Bologna.


ADAMstudio11 scrive:

L’Istituto Italiano di Cultura di Praga ospita, dal 24 settembre all’8 ottobre 2015, la mostra d’arte “Desert – The Last Remaining Snow” di Francesca Consigli e William Santoleri, fondatori di ADAMstudio11. Curata da Chiara Serri, l’esposizione sarà inaugurata giovedì 24 settembre alle ore 17.00.
Il progetto nasce da un cammino di alcune decine di migliaia di passi sull’altopiano della Majella (Abruzzo), nel cuore dell’Appennino centrale, in un deserto di pietra ad oltre 2500 metri di altitudine. Alla ricerca dell’ultima neve estiva, i due artisti ne hanno rilevato la forma e misurato lo spessore in diversi momenti della giornata.
Cammino e ricerca artistica ripetuti a più riprese dal 2012 al 2013 ed ora raccolti in un’esposizione che comprende materiali documentari (carte topografiche, fotografie in bianco e nero, ritagli, appunti di viaggio, campioni), installazioni a quattro mani ed opere pittoriche realizzate individualmente dai due autori nel 2015. Il lavoro è stato pensato all’interno del PineCube, uno “studio” sospeso tra i rami di un pino, un pensatoio dove leggere, scrivere e progettare le opere.
Il percorso espositivo prevede una prima sezione nella Sala Capitolare e nella stanza antistante, con video, reperti e documenti; una seconda sezione nella Cappella, con una decina di opere a tecnica mista distribuite nelle nicchie sui due lati.
Come scrive la curatrice, «Sulle tele di Francesca Consigli affiorano a poco a poco i ricordi dell’altopiano della Majella, sotto forma di residui di neve, curve di livello, segni incisi nella profondità delle paste. Nessuna mimesi fotografica, nessun intento descrittivo, piuttosto la volontà di riprodurre la sensazione di un deserto di sabbia e di vento. Senza avvalersi di disegni preparatori, l’artista sovrappone tratti a matita e strati di colore acrilico – grigio, ocra, sabbia – lasciando campo al caso, alla memoria involontaria, al ricordo improvviso e spontaneo. Il lavoro di William Santoleri nasce, invece, da una fotografia apparentemente semplice, con chiazze di neve e terreno sassoso. Senza essere distratto dalla bellezza dei luoghi, l’artista lavora sulle forme bianche: moderne Sainte-Victoire riprese in diversi momenti della giornata. Dagli schizzi a matita sino alla stesura del colore, attraverso un procedimento che, pur mantenendo linee prospettiche e neve risparmiata, porta l’opera ai limiti dell’astrazione. Parallelamente ai dipinti, Santoleri realizza anche alcune lastre, più libere nella composizione, dove il colore è dato dall’ossidazione, la neve da frammenti di carta».
Ispirati da una poesia di Rainer Maria Rilke (“Spaziergang”, 1924), i due artisti hanno pensato di esporre proprio a Praga il loro nuovo progetto, con il proposito di completare il lavoro con un altro cammino sui monti dei Giganti in Repubblica Ceca, così da creare un legame Majella- Krkonoše.
La mostra sarà visitabile da lunedì a giovedì ore 10.00-13.00 e 14.00-17.00, venerdì ore 10.00-14.00. Ingresso libero. Per informazioni: http://www.iicpraga.esteri.it, http://www.adamstudio11.com.
Francesca Consigli nasce a Londra e studia Graphic Design presso Hornsey College of Art e Middlesex University, ottenendo una laurea in Arte ed un successivo master al Royal College of Art di Londra. Lavora per diversi anni come illustratrice per importanti riviste ed aziende prima di trasferirsi in Italia e concentrasi su pittura, scultura ed installazione.
William Santoleri nasce a Guardiagrele (Majella orientale), frequentata l’Accademia di Belle Arti e si laurea in Storia dell’Arte presso La Sapienza di Roma. Ottiene diversi riconoscimenti artistici nazionali ed internazionali. È membro del Collegio Guide Alpine d’Abruzzo. Oggi utilizza la pratica del camminare come fonte inesauribile del fare artistico.
ADAMstudio11 nasce nel 2011 dall’incontro di Francesca Consigli e William Santoleri, accomunati dall’interesse per l’arte e per il camminare nella natura, cuore della loro ricerca. Nel 2012 progettano e realizzano il PineCube, un esclusivo studio-pensatoio sospeso tra i rami di un pino in una valle delle montagne d’Abruzzo. Come collettivo realizzano diverse performance ed installazioni. Per maggiori informazioni: http://www.adamstudio11.com.


Luca Curci scrive:

OPENING: Venice Experimental Video and Performance Art Festival
Palazzo Ca’ Zanardi, Venice: September 04, 2015

It’s Liquid Group, International ArtExpo, Venice Art House and Ca’ Zanardi, are proud to announce the opening of:

Venice Experimental Video and Performance Art Festival, international art exhibition of video art, performance art, installation, painting and photography, hosted in Venice, at Palazzo Ca’ Zanardi, from the 04th to 13th of September 2015.

The opening of the event will be on September 04, 2015 at Palazzo Ca’ Zanardi, starting from 06.00 PM (free entry).

The festival consists in ten days: the first three days (September 04-05-06, 2015) will be dedicated to live art performances and video art works; and painting, installation and photo works will be exhibited until September 13, 2015. Venice Experimental Video and Performance Art Festival will be hosted in Venice, during the same period of the 72nd Venice International Film Festival.

organizers: It’s LIQUID Group & International ArtExpo
partners: Ca’ Zanardi, Venice Art House
curators: Luca Curci, Andrea Chinellato

project coordinator: Carmela Loiacono
graphic designers: Domenico Fallacara, Desiree Sisto
collaborators: Elena Artuso, María Bermúdez Ramírez, Anna Bertoldini O’Connor, Martina Bressanutti, Veronica Comisso, Caterina Corrata, Alessio Fasano, Martina Nikolic, Adua Martina Rosarno, Arianna Santi, Ilary Traverso

press office: It’s LIQUID

venue:
- Palazzo Ca’ Zanardi, Cannaregio 4132 – 30121 Venice, Italy
date:
- Palazzo Ca’ Zanardi, from the 04th to the 13th of September 2015; from 11.00 AM to 06.00 PM; closed on Monday; free entry

The festival is curated by Arch. Luca Curci (director of International ArtExpo and It’s LIQUID Group) and Andrea Chinellato (director of Venice Art House and Ca’ Zanardi), and supported by Comune di Venezia and Provincia di Venezia.

Media partner: ESPOARTE

It’s possible to organize private visits of the show during the period of the event, contact us at lucacurci@lucacurci.com or +39.3387574098, to know more.

VIDEO AND PERFORMANCE ARTISTS
Rodrigo Nicolas Albornoz . Nederlands | Karin Bandelin . Germany | Alexandra Beriault . Canada | Josh Booth . USA | Cynthia Chong . Mexico | Irene Curto . Italy | Adam Filek . Canada | Eypraksia Kontsa . Greece | Linda Paganelli . Italy | Daniel Pešta . Czech Republic | Peekok YouthARTS Iniziatives . Nigeria

ARTISTS
Laura Hospes . The Netherlands | Sabrina Vivian Richter-Groh Bello . Germany | Hira Tahir Mirza . Pakistan | Edmée van Rijn . The Netherlands

After many years of research and exhibitions about the evolution of the idea of identity, we ask artists to share their personal tales through artworks; to create a link between the personal experience and the audience; to tell us which are the stories and reasons beneath their works. More info about SELF festival: http://www.itsliquid.com/call-self-venice-2015.html

Palazzo Ca’ Zanardi (Cannaregio 4132, Venice) is a residential palace dating back to the 16th century which, over the centuries, has been added on to by various noble Venetian families and is one of the most evocative and beautiful palaces in the city of Venice. Sumptuous and possessing particular charm, Ca’ Zanardi is located in a most peaceful setting and has its own delightful private garden as well as a magnificent terrace full of sun and colour. Ca’ Zanardi is located close to the Ca’ D’Oro, the splendid 15th century gothic palace along the Grand Canal. It is easily reachable by foot, after a two minute walk from the Ca’ D’Oro water bus stop, or by boat using the palazzo’s private pier positioned along the fetching Santa Caterina canal. The refined elegance of the palazzo’s halls and common areas and the delicacy of its original 16th century furnishings create a fascinating setting.

Starting from 2001, Luca Curci with International ArtExpo and It’s LIQUID Group, have curated and organized more than 80 contemporary art events, with the participation of about 4.000 international artists from all-over the world (UK, Spain, Italy, France, Austria, Portugal, The Netherlands, Finland, Sweden, Norway, Denmark, Switzerland, Greece, Germany, Turkey, Poland, USA, Argentina, Brazil, Peru, Israel, UAE, Russia, Thailand, etc.) with an average of 45 artworks exhibited in each show (with a maximum of 108 artists involved in the great MORPHOS festival held in Venice during the Architecture Biennale 2014). The organization has international partnerships with art venues in Italy, Turkey, USA, Spain, Argentina, UK, Middle East, etc., and collaborates with museums, galleries and institutions such as MuMo – Museum Montanelli in Prague, Laura Haber Gallery in Buenos Aires, MIXER gallery in Istanbul and MECA art center in Almeria.

It’s LIQUID Group
c/o Luca Curci Architects
Corso Vittorio Emanuele II, 33
70122 Bari (Italy)
+39.0805234018
+39.3387574098
lucacurci@lucacurci.com
http://www.itsliquid.com


Quello Che Non Ho scrive:

Tradizione e innovazione, sapienza tecnica e arte: una nuova identità per il “distretto della maglieria” di Carpi (MO) che, aprendo il “Labirinto della Moda” a dieci autori contemporanei, lancia un ponte tra passato, presente e futuro.
Il Comune di Carpi, in collaborazione con Carpi Fashion System, presenta, dal 12 settembre al 1 novembre 2015, presso l’Appartamento inferiore di Palazzo dei Pio (Piazza dei Martiri), “Trame e Colori. Intrecci tra Arte e Maglieria”, progetto ideato dal Circolo Arci “Quello Che Non Ho”.
Realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, la mostra sarà inaugurata sabato 12 settembre dalle ore 18:30 alle ore 24:00, alla presenza degli artisti.
In esposizione, una ricca selezione di punti e tessuti a maglia provenienti dal “Labirinto della Moda”, archivio in fase di catalogazione con materiali dagli anni Sessanta ad oggi, unitamente ad opere realizzate per l’occasione da Carlotta Bertelli / Gianluca Guaitoli, Luigi Bertogalli, Giamprimo Bertoni, Dario D’Incerti, Fabio Iemmi, Stefano Mariani, Claudia Marini, Mr Fijodor, Ketty Tagliatti ed Elena Viappiani.
La mostra – scrive Simone Morelli, Assessore alla Cultura e all’Economia del Comune di Carpi – «fa parte di un percorso il cui scopo prioritario è perseguire politiche che valorizzino il saper fare e la capacità di innovazione del settore tessile-abbigliamento, anche negli aspetti interpretativi e culturali, proponendo chiavi di lettura di una moda che sempre più intreccia i contenuti produttivi e commerciali a quelli culturali, emozionali ed artistici, in un processo di contaminazione ed interazione continuo, ora a disposizione di tutti i cittadini».
Come spiega il curatore Pierluigi Sgarbi, «Trame e Colori non è una collettiva di autori vari, ma una sequenza di opere progettate per le sale che occupano». Agli artisti selezionati sono stati infatti sottoposti alcuni significativi campioni, con l’invito a declinarli in pittura, scultura, installazioni, incisioni, collage, fotografie, ceramica, video e street art.
L’elemento generatore è costituito dal “Labirinto della Moda” che – spiega la responsabile Deanna Borghi – non è solo una fonte di informazione, ma anche di grandi emozioni. […] Uno spazio in cui trovare un supporto per l’attività progettuale, studiare l’evoluzione del costume e delle tecniche produttive, le trasformazioni del settore a livello nazionale e quelle del distretto, ma anche un luogo in cui incontrarsi e dar vita ad iniziative di carattere culturale e formativo».
Il percorso espositivo si snoda attraverso le quattro stanze che compongono l’Appartamento inferiore di Palazzo dei Pio. Nella Sala dei Cervi sono messi a confronto campioni e materiali inerenti alla produzione con un’installazione di Elena Viappiani, fotografie di Pierluigi Sgarbi ed opere tessili di Ketty Tagliatti, oltre ad un pannello in ceramica Monolite Ipergres elaborato da Laboratorio Pesaro. Come attivo tappeto di sottofondo, l’audio realizzato da Dario D’Incerti. Nella Sala degli Stemmi sono presentati ulteriori campioni unitamente ad un’opera incisoria di grandi dimensioni di Elena Viappiani, un trittico fotografico di Stefano Mariani, collage di Claudia Marini ed una seduta in ceramica di Fabio Iemmi realizzata da Laboratorio Pesaro. Nella Sala dei Gigli sono esposte una fotografia di Carlotta Bertelli / Gianluca Guaitoli, un pannello di Mr Fijodor, un video di Dario D’Incerti e sedute realizzate da Pierluigi Sgarbi. Nella Sala delle Muse, per finire, le sculture in ferro di Giamprimo Bertoni dialogano con un’installazione di Fabio Iemmi ed un’opera 3D di Luigi Bertogalli. Le stanze, messe gentilmente a disposizione da “I Musei di Palazzo dei Pio”, sono state allestite da Fabio Iemmi, Pierluigi Sgarbi ed Elena Viappiani.
A mostra conclusa, il “Labirinto della Moda” riceverà un’opera da parte di ogni artista. Un primo lascito per la creazione di un’esposizione permanente, motivo di attrazione e manifesto di ricerca creativa.
La collettiva è visitabile di sabato e domenica con orario 10:00-13:00 e 15:00-19:00. Aperture speciali per “Festival Filosofia” (18-19 settembre, ore 10:00-23:00; 20 settembre ore 10:00-20:00) e “Festa del Racconto” (3 ottobre, ore 10:00-23:00; 4 ottobre ore 10:00-19:00). Sono inoltre in programma tre serate letterarie a cura di Aporie: 25 settembre, ore 21:15-22:30, “Una seconda pelle – Storie di anime, abiti ed accessori”; 9 ottobre, ore 21:15-22:30, “L’arte addosso – La moda narrata da artisti, stilisti e correnti letterarie”, con la partecipazione di Agatha Bocedi (arpa); 23 ottobre, ore 21:15-22:30, “Trame di donne – racconti di tradizione e di rivoluzione”. Ingresso libero alla mostra e alle iniziative collegate. Catalogo disponibile in sede con testi di Simone Morelli, Pierluigi Sgarbi, Deanna Borghi e schede dedicate alle opere. Per informazioni: tel. 059 649357, tel. 059 649966 (mostra), pier@piersgarbi.it, http://www.facebook.com/tramecolori.
Carpi Fashion System è un progetto promosso dalle Associazioni imprenditoriali del territorio CNA, Cofimi impresa, Confindustria e Lapam, in collaborazione con il Comune di Carpi.


Merende d'Artista scrive:

Una storica villa di San Polo d’Enza (RE) si apre all’arte contemporanea nel segno di Calvino. Merende d’Artista, che per l’occasione si costituisce in Associazione Culturale, ed il Comune di San Polo d’Enza presentano, dal 6 al 13 settembre 2015, “Who Où. Arte fuori luogo”, esposizione collettiva curata da Claudia Carpenito e Mariaelena Raimondo.
La mostra è allestita grazie alla disponibilità di Elisabetta Margini e della sua famiglia che ha raccolto la sfida di Merende d’Artista, ospitando a Villa Genesio una ventina di autori contemporanei.
In esposizione, dipinti, sculture, video ed installazioni di artisti che hanno già partecipato a Merende d’artista (Pietro Anceschi, Davide Fontanili, Fosco Grisendi, Angelo Massaro, Silva Nironi, Corrado Tamburini), unitamente ad alcuni invitati (Maddalena Artusi, Corrado Askerz, Alle Basso, Alessandra Binini, Lorenzo Criscuoli, Riccardo Freddi, Sandra Moss, Luigi Oliverio, Beppe Villa).
Completa la mostra, una sezione fotografica coordinata da Riccardo Varini (Associazione Culturale ARTyou) con opere di Marco Borciani, Silvia Casali e Corrado Moscardini, oltre ad alcune fotografie dello stesso Varini.
Il titolo delle collettiva – “Who Où. Arte fuori luogo” – fa riferimento ad un progetto che, nello spirito di Merende d’Artista, intende portare l’arte in luoghi non istituzionali. Un intreccio di linguaggi che allude anche all’opera letteraria sottoposta agli artisti invitati, ovvero “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino (Einaudi, 1973).
Come scrive Chiara Serri, «Il castello dei destini incrociati è un romanzo fantastico, un’opera metaletteraria in cui l’autore-testimone, per usare le parole di Friedman, si imbatte in un castello intriso di nobile cavalleria ed atmosfere ariostesche. Ponte levatoio, scalinata, ampia sala con desco ed ospiti. Non ultimo, un senso di sottile straniamento, dato dallo sfarzo inatteso e, allo stesso tempo, da un parziale stato di abbandono. La stessa sensazione che si prova visitando Villa Genesio a San Polo d’Enza (RE) […]. Una casa completamente arredata e funzionale – i cuscini sul divano, gli orologi a parete, gli elenchi del telefono – ma da anni disabitata, o abitata solo per brevi periodi. Qui, si respira l’assenza, l’eco di un recente passato, le storie di Tommaso, Genesio e dei loro eredi, così come la vita di una piccola comunità. Destini incrociati, presenze e assenze, ambienti domestici e familiari, da approcciare in punta di piedi o da far rivivere con coraggio. Certo, un sfida. Muti come i protagonisti dei brevi racconti di Calvino, ai quali la traversata del bosco era costata “la perdita della favella”, gli artisti sono invitati a raccontare ciascuno la propria storia, non con le parole, ma con i dipinti, le fotografie, i video e le installazioni. […] Il ruolo del visitatore? Leggere ed interpretare. Scritta una storia, si ricomincia da capo…».
Villa Genesio (Famiglia Margini, Via Don P. Borghi 14, San Polo d’Enza, Reggio Emilia) sarà aperta al pubblico domenica 6 settembre con orario 10.00-20.00. L’inaugurazione ufficiale si terrà alle ore 16.00 con la performance “Mirabilia” di Cristian Levrini. La mostra sarà successivamente visitabile fino al 13 settembre 2015, tutti i giorni ore 17.00-20.00, domenica 13 settembre ore 15.00-20.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 334 3931705, tel. 340 8020080, merendedartista@gmail.com, http://www.facebook.com/merendeartista.


CSArt scrive:

Un colore assoluto, che è sostanza, materia, corpo opaco toccato dalla luce e trasformato in vibrazione luminosa. Con le opere pittoriche di Sonia Costantini si inaugura sabato 19 settembre, alle ore 18.00, la sede congiunta di CSArt – Comunicazione per l’Arte e ClubArt – the modern art community nel centro storico di Reggio Emilia (Via Emilia Santo Stefano, 54).
Curata da Chiara Serri e Paolo Barilli, l’esposizione s’intitola “Absolute Color” in riferimento ad un sapiente uso del colore, svincolato da riferimenti figurali o narrativi.
In mostra, una selezione di dipinti ad acrilico ed olio su tela di recente produzione, riconducibili all’ambito della pittura monocroma, sebbene da essa si distinguano per l’artigianalità di un processo creativo consolidato negli anni.
Colpi di spatola brevi e regolari alimentano una gestualità rituale che misura la superficie ricoprendo la tela e i bordi senza interruzioni, per alludere ad uno spazio “altro”, profondo e spirituale.
La personale sarà visitabile fino al 13 novembre 2015, da lunedì a venerdì ore 10.00-12.00 oppure su appuntamento. Sabato 10 ottobre, in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, la mostra verrà straordinariamente aperta con orario 16.00-18.30. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 1715142, info@csart.it, http://www.csart.it, info@clubart.it, http://www.clubart.it.


Anna Rebuf scrive:

QUINTA
RASSEGNA
DI ARTE
CONTEMPORANEA
#R5

5 – 13 settembre 2015
Ca’ dei Carraresi TREVISO

Evento promosso da
ARTIKA EVENTI

Con il sostegno di
FONDAZIONE CASSAMARCA
CA’ DEI CARRARESI
REGIONE VENETO
CITTA’ DI TREVISO
PROVINCIA DI TREVISO

a cura di
Daniel Buso
R5
QUINTA RASSEGNA DI ARTE CONTEMPORANEA ospiterà 80 artisti provenienti da 10 nazioni del mondo.
La cura dell’evento è affidata al direttore artistico di ARTIKA EVENTI, Daniel Buso; già curatore delle precedenti quattro rassegne, del ciclo IL MUSEO IN VETRINA (Ca’ dei Carraresi), di progetto inSTABILE (Spazio inSTABILE, Preganziol) e curatore in residenza presso STUDIO IROKO (Milano) e DOMUS TALENTI (Roma).
QUINTA RASSEGNA DI ARTE CONTEMPORANEA continua un percorso intrapreso dal 2011 per portare l’arte contemporanea emergente internazionale a Treviso. I criteri di selezione, come evidenziati dal tema della mostra (POLIMANIA) privilegiano una visione totalizzante dell’arte contemporanea. Con l’ambizione di trattare tutti i generi della storia dell’arte reinterpretati dagli 80 artisti in mostra con stili innovativi e supporti non convenzionali.
Il progetto, anche in base alla sua brevità cronologica, vuole essere una scossa per la città. Un’opportunità esclusiva di entrare in contatto con artisti da poco affacciatisi ai circuiti espositivi contemporanei.
In sinergia con il progetto RASSEGNA CONTEMPORANEA, ARTIKA EVENTI propone, dal 2014, un progetto collaterale (IL MUSEO IN VETRINA) sempre a Ca’ dei Carraresi.
IL MUSEO IN VETRINA consiste in una seria di mostre personali dedicate ad artisti che hanno partecipato alla RASSEGNA o altri selezionati per l’occasione.
Una presenza costante lungo tutto il corso dell’anno per consentire uno scambio più puntale con i partners e diventare un punto di riferimento per l’arte contemporanea emergente a Treviso.

POLIMANIA
La società contemporanea è caratterizzata da una proliferazione di immagini e stimolazioni sensoriali che invadono lo spazio della quotidianità senza tregua. Ne deriva un’amplificazione delle capacità che ogni singolo individuo ha di leggere ed interpretare le immagini, ma al tempo stesso questa situazione produce un’assuefazione retinica che può provocare un atteggiamento di rifiuto e distacco anche inconsapevole.
L’artista, a questo punto, può scegliere se rifiutarsi di produrre a sua volta nuove stimolazioni (ispirandosi ai canoni del minimalismo) o gettarsi nella mischia per creare la sua dose di immagini.
La quinta rassegna propone una selezione di 80 artisti internazionali che hanno scelto la seconda istanza. Continuare a produrre immagini! Rielaborare le visioni contemporanee in nuove ed inaspettate combinazioni, in sintonia con il principio modernista della contaminazione.
Sullo sfondo: un’attenzione particolare ai materiali utilizzati ed alla raffinatezza delle tecniche artistiche.

STORIA DEL PROGETTO
Il progetto RASSEGNA DI ARTE CONTEMPORANEA è nato nel 2011 da una collaborazione tra ARTIKA EVENTI ed il museo CA’ DEI CARRARESI. Ogni edizione ha registrato un numero di 2.500 visitatori e 80 artisti partecipanti. Gli artisti selezionati hanno inviato le loro opere da più di 20 paesi internazionali. Il curatore del progetto, a partire dal 2012, è Daniel Buso, direttore artistico di ARTIKA EVENTI. Dal 2013 è stata aperta una convenzione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia per la realizzazione di un servizio stage nel museo. Gli enti che hanno patrocinato l’iniziativa sono stati la Regione Veneto, la Fondazione Cassamarca, la Città di Treviso, la Provincia di Treviso e l’Associazione Melograno. Hanno presenziato alle inaugurazioni gli assessori alla cultura della Città di Treviso Stefano Pimpolari e Luciano Franchin.
Il progetto intende porsi come vetrina annuale ed esclusiva per la presentazione di stili, tecniche ed esperienze estetiche contemporanei nella Città di Treviso, dotando la città di uno strumento di ricognizione del panorama artistico internazionale, relativamente all’arte emergente.

GLI ORGANIZZATORI
Artika Eventi è un’associazione culturale che promuove l’arte contemporanea emergente a Treviso.
Organizza mostre d’arte personali e collettive di artisti con-temporanei italiani e internazionali, anche in collaborazione con istituzioni ed enti pubblici e privati.
Un’attività continua di progetti e manifestazioni per creare una rete di connessioni locali e coinvolgere la città di Treviso in un dialogo internazionale.
Artika nasce nel 2010 con l’intento di promuovere l’arte emergente del territorio veneto. Dal 2011 inizia la collaborazione con il museo trevigiano Ca’ dei Carraresi e con la Fondazione Cassamarca per la realizzazione di un ciclo di esposizioni a carattere nazionale. Dal 2012 al 2014 cura Spazio inSTABILE, un centro di promozione e produzione di installazioni e performance con artisti internazionali.
Le prospettive per il futuro prevedono l’apertura di nuovi canali espositivi e relazioni con città limitrofe a Treviso e l’inizio di un progetto di comunicazione internazionale.
Per realizzare questi obiettivi, nel 2014, è nato un progetto di collaborazione con la curatrice egiziana Enas Elkorashy, in vista di un rapporto di scambio con Il Cairo e con gli artisti partecipanti al Padiglione Nazionale Egiziano della Biennale di Venezia 2015.
Nel 2015 è nata una seconda collaborazione con Sigillum, società diretta dal curatore Adriano Madaro, per dar vita ad un percorso culturale che possa mettere in connessione l’Italia con la Cina. Quest’ultimo progetto intende svilupparsi a compimento del lungo ciclo di grandi mostre dedicate all’Oriente tenutesi a Ca’ dei Carraresi, dal 2005 al 2015.

Info: http://www.artikaeventi.com/
Facebook: https://www.facebook.com/artika.eventi
Twitter: https://twitter.com/artikaeventi


Gabriele scrive:

Villa San Giovanni in Tuscia (VT) dal 15 al 23 agosto 2015

Presso la Sala Mostre dell’edificio scolastico di Villa San Giovanni in Tuscia (VT) si terrà la personale dell’artista Agnese Urbani.
Questa mostra segna definitivamente la rottura con lo spazio convenzionale precedentemente rappresentato e mostra un nuovo carattere dell’artista delineatosi nel corso degli anni e in continua e progressiva evoluzione.
Nella due parole molteplicità scenica si riassume questo “nuovo” modo di esprimersi che, impresso nella tela, non rappresenta qualcosa di astratto e incomprensibile, ma concreti stati d’animo che emergono dalla profondità del quadro. Le pennellate, a volte secche e coincise, a volte lunghe e indefinite, danno forma ai soggetti protagonisti delle opere. Impossibile non notare l’influenza delle avanguardie del ‘900, in modo particolare il Futurismo Italiano e Russo, con un pizzico di presenza scenografica.

Non resta che visitare la mostra!

L’inaugurazione sarà sabato 15 agosto alle ore 18.00.

La mostra seguirà i seguenti orari:
Sabato 15 agosto: 18.00-22-30, Domenica 16 agosto: 9.00-12-30/17.00-20.00/21.00-22-30, Lunedì 17 e Martedì 18 agosto: 17.00-20-00, Mercoledì 19 e Giovedì 20 agosto: Chiusa, Venerdì 21 agosto: 17.00-20.00, Sabato 22 agosto: 10.00-12-30/17.00-22-30, Domenica 23 agosto: 9.00-12.30, 17.00-22-30
Link di approfondimento: http://www.agneseurbani.it


Fulvia Minetti scrive:

Poesia in teatro ed Arte in mostra.
Sensi in festa al Premio Internazionale “Apollo dionisiaco” Roma 2015

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, Polo di libera creazione, formazione, ricerca e significazione del linguaggio umano, poetico e artistico, in Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio dell’ANCI, dell’Assessorato Scuola Infanzia Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale e della Provincia di Roma, Presidente fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, cerimonia il Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco” sabato 19 Settembre 2015 dalle ore 15,30 presso il Teatro Don Orione a Roma.

L’evento artistico-letterario volge alla valorizzazione dell’espressione e dei significati profondi di opere in poesia, opere in pittura, scultura, grafica e fotografia, di poeti e artisti emergenti oltre ogni differenza e cultura.

Fra 496 pregevoli opere partecipanti dal mondo, le Poesie e le Opere selezionate saranno in lettura teatrale e in mostra ed ai vincitori sarà conferito il trofeo “Apollo dionisiaco”, il diploma dell’Accademia, la significazione critica della presidente, la pubblicazione sul sito ufficiale dell’Accademia http://www.accademiapoesiarte.it

La magnifica effigie del trofeo in medaglia scolpita “Apollo dionisiaco” dell’architetto e orafo Marco Rocchi, realizzata con fusione a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta in Roma e da un disegno di Fulvia Minetti, è simbolo di celebrazione della potenza dell’arte, evento rituale di fondazione ciclica d’identità e di mondo. È un basciante connubio delle opposte dimensioni del dionisiaco emozionale, notturno, inconscio e dell’apollineo solare, cosciente, sublimato in forma. L’arte conosce l’intensità della vita e nel sentimento irriflesso di bellezza riapre al transito inarrestabile dei significati della verità, del sapere e del sapersi.

Per la sezione poesia il Primo Premio, Trofeo aureo Apollo dionisiaco, sarà conferito a Daniele D’Ignazi con la poesia M’illude l’attimo, il Secondo Premio a Daniela Cicognini, con Immagine e il Terzo Premio a Marella Nappi con Di un cielo che è altrove. L’Alto Riconoscimento al Merito in ex aequo a: Marcello Di Gianni, Ondeggiando cadono le foglie, Anna Santarelli, Forse la solitudine, Gennaro De Falco, Quella via, Corrado Avallone, Dietro le quinte della notte, Paolo Passanisi, Eros, Emiddio Aloia, Dovrei richiedere, Marzia Loretelli, Binario 22, Chiara Zanini, Tu, Nunzio Buono, Nessun inchiostro, Giannicola Ceccarossi, Sapessi almeno dove sei, Alessandra Scarano, Caput mundi, Maurizio Bacconi, Respiro, Celestino Magliacane, Dietro la maschera, Paola Aglieri Rinella, È ancora l’alba, Stefano Baldinu, Milonga, Massimiliano Testa, Amore nudo, Loretta Stefoni, Oltre i confini della notte, Afroditi Mermiga-Vlachaki da Atene, Lì ti ho visto, Maria Carmela Mugnano, Attesa sul lago, Fabiano Braccini, Sentiero di lucciole e luna, Teresa Riccobono, Sulla porta, Giulio Bernini, Luna silente, Sandro Rippa, L’ora breve del riprendersi, Franca Maria Canfora, Tu resterai. Le Distinte Partecipazioni in diploma chiameranno sul palco i bambini: Pierfrancesco Cento con Numeri senza nome e Valeria Récine con La musica fa sognare i bambini.
Per la sezione artistica il Primo Premio è vinto da Emanuela de Franceschi, con l’opera Un incedere apollineo, il Secondo Premio sarà conferito a Mimma Nonini, con Efebo, il Terzo Premio a Lizi Budagashvili dalla Georgia, con Zenith. L’Alto Riconoscimento al Merito ex aequo a: Riccardo Capparella, Il salto, Manuel Vertemara, La grazia guarda il fiore, Michele Riefolo, Para-cuore, Maria Grazia Lunghi, Città metropolitana, Liliana Lucia Consoli, Studio di volto 6, Stefania Fienili, Storia di foglia, Giuseppe Cocco, San Giovanni in Ottavo, Roland Ekstrom dalla Svezia, Amore è, Margherita Rosito, La rosa mistica, Michele Di Tonno, Lovers, Alessandro Battistini, Riflesso di natura, Carla Fabbrini, Meteore, Roberto Ponzi, El tango apasionado, Giovanni Pace, The Spirit, Nikolay Deliyanev dalla Bulgaria, Vibrafusion 012, Maria Nilde Randazzo, Donna in rosso, Diana Tonutto dalla Svizzera, Un cielo da riscrivere, Aldo Ronchin, Il discobolo del mare, Guido Coniglio, Viaggi custoditi nella mente, Sibilla Fanciulli, Geheimnis, Giuseppe Digiacomo, Rinascita, Rossana Corsaro, La primavera nell’anima, Alberto Mesiano, Magia, Giovanni Vescio, Incanto, Lia Fantoni, Acqua. Le Distinte Partecipazioni in diploma valorizzeranno gli artisti speciali del laboratorio d’arte dell’istituto Don Orione: Franco Lalli, Gianluca Rella, Joseph Fernando, Luigi Villonio, Michelangelo Nasto, Oreste Agnello, Riccardo De Pascale.

Dal riconoscimento alla riconoscenza per l’arte: Autori ed Artisti tutti offriranno ai sensi in festa tanta significante bellezza in eternazione degli istanti di vita.


Raffaella Caruso scrive:

I DEFEND 2015: arte e gastronomia, celebrities e grandi esponenti della cultura mondiale per la prima edizione del gala i cui proventi sosterranno il Robert F. Kennedy Human Rights Europe.
Il 16 luglio a Monte Carlo, nella suggestiva location del Riva Tunnel

Difendere lo straordinario valore dell’etica e dei principi umani, unendolo al bello di quanto l’uomo nelle arti ha saputo produrre. Ecco I Defend Gala 2015, una nuova serata a sostegno delle attività del Robert F. Kennedy Human Rights Europe che promuove progetti di educazione ai diritti umani. Dopo I Have a Dream presentato a Milano a Palazzo Reale, il 16 luglio sarà la volta di I defend ospitato da Lia Riva nel Monaco Boat Service, location ricca di una storia che dagli anni 50 ad oggi unisce il celebre cantiere navale italiano al Principato di Monaco. A presiedere la serata Kerry Kennedy figlia di Robert Kennedy, attivista, scrittrice e presidente della Robert F. Kennedy Human Rights. A supportare con la sua presenza I Defend Gala sarà eccezionalmente Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto II di Monaco.
Un gala ideato all’insegna dell’eccellenza di arte gusto moda design (grazie al supporto di partner tecnici quali Maserati, Hotel Fairmont Montecarlo, Alitalia, Londa International, Artcurial e di Radio Montecarlo, media partner) che vede numerose personalità coinvolte: da Alan Friedman, giornalista di fama internazionale e conduttore della serata, a Frank La Rue, direttore della sede europea del Robert F. Kennedy Human Rights, avvocato tra i più esperti nei diritti umani e dal 2008 Special Rapporteur dell’ONU in materia di diritto alla libertà di espressione e di opinione, alla cantante Ilaria della Bidia, all’attrice Giorgia Surina e all’attore hollywoodiano Martin Sheen. Dopo un intervento di Kerry Kennedy, prenderà il via l’asta con opere selezionate dalle curatrici Melissa Proietti e Raffaella A. Caruso e battute da François Tajan, Co-Presidente della casa d’aste Artcurial. Dieci i lotti: un’opera di Michelangelo Pistoletto, una di Marco Nereo Rotelli e sei scatti del noto fotografo Harry Benson, presente con un cospicuo corpus di opere e ospite della serata, un bracciale Vhernier e il primo modello della nuovissima Fiat 500 lanciata il 4 luglio, certificata da John Elkann e personalizzata con interni in pelle dall’artista Stefano Conticelli.
A seguire una cena ideata dalla geniale creatività di Gualtiero Marchesi per 200 ospiti internazionali che nel corso della serata potranno aggiudicarsi mediante dispositivi digitali in asta silenziosa le opere in esposizione di Roberto Baronti, Matteo Basilé, Harry Benson, Blue and Joy, Jacopo Cascella, Bruno Ceccobelli, Antonio Ciarallo, Angelo Cricchi, Walter Di Giusto, Francesca Romana Di Nunzio, Stefano Esposito, Ottavio Fabbri, Fabio Ferrone Viola, Massimo Listri, Florencia Martinez, Giuliano Menegon, Patrizia Molinari, Claudio Palmieri, Matteo Peretti, Marcello Reboani, Alessandro Sansoni, Giorgio Tentolini.

Dai contributi in catalogo
Kerry Kennedy, presidente di Robert F. Kennedy Human Rights: “Sono grata a Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto di Monaco per aver dato il proprio sostengo a questo evento, così come a Lia Riva per la sua generosità nell’accogliere la stessa serata nel bellissimo Tunnel Riva. Questo gala avrà una grande importanza per sostenere la causa della libertà d’espressione dei diritti umani, in Europa come nel resto del mondo”.
Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto II di Monaco: “Ho portato volentieri il mio supporto all’iniziativa della Fondazione Robert F. Kennedy Human Rights nel Principato di Monaco. La serata permetterà di trovare fondi destinati a condurre numerose attività internazionali, in particolare per la libertà d’espressione dei diritti dei migranti. Invito tutti a manifestare il proprio incoraggiamento alla Fondazione e a sostenerla nella messa in opera dei suoi meritevoli progetti, ringraziando tutte le persone che si sono adoperate per la messa in opera di questo evento”.
Federico Moro, organizzatore di I Defend Gala: “L’obiettivo di I Defend Gala è di portare all’attenzione pubblica le storie di persone, organizzazioni e aziende che operano per ottenere qualcosa di concreto in favore di sconosciuti, delle proprie comunità o dell’ambiente, con un impatto misurabile. I Defend Gala premierà ogni anno coloro che a livello internazionale hanno dimostrato di agire per il bene pubblico e i cui risultati abbiamo dato vita ad un Impatto Sociale Misurabile.”
Melissa Proietti e Raffaella A. Caruso, curatori d’arte: “I Defend nella forza che oppone la parola alla violenza, il colore al sangue, la materia alla distruzione aspira a diventare una sorta di libero movimento cui aderiscano nel tempo via via sempre più artisti. Tutti con la consapevolezza che il mondo sta nuovamente cambiando, spinto ancora una volta verso la deriva da odio, fanatismi, prevaricazioni, tutti con l’ambizione di poter costruire con la lingua dell’arte un alfabeto nuovo, nella piena libertà espressiva che è la prerogativa dell’inventiva e dell’ingegno. Gli artisti sono gli interlocutori privilegiati della salvaguardia dei diritti e della libertà perché immediatamente senza barriere e senza preconcetti riescono a toccare l’humanitas.”

Tunnel Riva, Monaco-
Monte Carlo, 8, quai Antoine 1er
press@the-style-lab.com
montecarlogala@rfkhumanrights.org
http://rfkcenter.org/


Galleria d'Arte Maggiore G.A.M. scrive:

Antoni Clavé. Alchimia della materia
Durante la 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia
Scoletta dell’Arte dei Tiraoro e Battioro Campo San Stae 1980, 30135, Venezia
6 maggio – 31 ottobre 2015
5 maggio inaugurazione – su invito

Antoni Clavé (Barcellona 1913 – Saint Tropez 2005), è tra gli artisti più interessanti su cui si accenderanno i riflettori durante la 56. Biennale di Venezia. È infatti protagonista di una grande retrospettiva organizzata dalla Galleria d’Arte Maggiore di Bologna presso i magnifici spazi della Scoletta dell’Arte dei Tiraoro e Battioro a Venezia . Tra i maggiori protagonisti dell’arte dello scorso secolo, Clavé è un artista dalla personalità poliedrica capace di scarti inaspettati e di inesauribile complessità, uno spirito curioso e sempre voltato verso la sperimentazione. La mostra veneziana vuole mettere in luce la continua sfida ai processi artistici tradizionali operata da Clavé per tutto l’arco della sua carriera, spaziando attraverso le diverse produzioni dell’artista.
Pochi sono gli artisti che nel corso del XX° secolo sono riusciti, come Antoni Clavé, a coniugare un’altissima coerenza artistica e intellettuale con una mai sopita tendenza alla sperimentazione. Ed è proprio quest’unità, nella complessità, ad essere protagonista della mostra organizzata durante la 56. Biennale d’Arte di Venezia. Aperta dalla grande scultura in bronzo, “Guerrier et bouclier”, in esposizione si troveranno gli oli in omaggio al grande maestro Greco, assieme alle sperimentazioni degli anni ’70 a tecnica mista, con l’utilizzo del collage e dei rilievi su foglia d’alluminio e le grandiose tele degli anni ’90. Se la scultura ha per tema la figura umana – un guerriero, ultimo erede di una civiltà scomparsa, una composizione ricca di mistero eppure pervasa di ironia -, le opere degli anni ’70 recano, letteralmente, in assenza le tracce degli oggetti che compongono la quotidianità dell’artista. Si prosegue poi con gli omaggi a Greco, ripetuto in varianti sempre diverse, come un leitmotiv o un’ascendenza che pervade la sua produzione. Si vede così come Clavé sia preso in una riscrittura della proprie influenze, come sia capace di far proprio l’esempio dei maestri, perché anch’egli maestro. Nelle opere più recenti, grandi tele a olio, la figurazione si perde, diluitasi in una mai perduta gestualità pittorica, in cui si inseriscono collage e si intersecano tecniche diverse: ogni decennio apre a nuove sperimentazioni, ogni tecnica è assunta dall’artista come mezzo per conoscere ed esprimere il mondo. Vu à Vicky Street, con il suo rosso – colore simbolo per chi conosce l’opera dell’artista – presenta una gestualità non furiosa, ma guidata da un’istintualità artistica, pensata, dove il pennello segna le linee del mondo e del pensiero. In queste opere, dalle notevoli dimensioni, rivivono elementi e suggestioni che hanno pervaso tutta la carriera di Clavé, i suoi colori notturni, la sua capacità di far convivere la materia con l’intelletto, il mondo con la sua sublimazione artistica, la tradizione storica con le scoperte dei suoi viaggi, come quello compiuto negli anni ’80 a New York dove scopre i muri, i manifesti, i graffiti che diventano parte dell’opera d’arte.
Mai come in Clavé vediamo un’applicazione di quella che Henri Focillon chiamò «poesia dell’azione»; se ci dovesse essere una conferma che l’animo prende forma attraverso le mani e le mani sono la forma dell’animo d’artista, la produzione dell’artista sarebbe il documento decisivo, un elogio della mano, per dirla con le parole del critico francese. In Clavé, il gesto è la prosecuzione del pensiero, un’organizzazione del caos, una chiamata a cui l’artista non abdica mai, fino alla fine della sua carriera. Clavé indaga, dunque, il fondo della realtà con gli oggetti, con gli strumenti o con un’idea e riscopre laggiù la grazia che si mostra nel disordine dirompente: così le macchie chiare e le punte di rosso che illuminano di bagliori inaspettati i toni bruni, il nero, il grigio e il blu di Prussia, come stelle. Una produzione generosa e irrompente, ricca di svolte e fatta di sperimentazioni ardite con tanti slanci verso il nuovo e l’inconsueto, il tutto filtrato dal ricordo della calda terra natale.


Galleria d'Arte Maggiore G.A.M. scrive:

Roberto Sebastian Matta
Sculture
Evento Collaterale della 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia
Giardino di Palazzo Soranzo Cappello, Santa Croce 770 (Rio Marin), 30135, Venezia

Sede della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso – MiBACT
opening 8 maggio 2015 – solo su invito
9 maggio – 15 ottobre 2015 – ingresso libero

La 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia rende omaggio a un protagonista fondamentale dell’arte del XX secolo: Roberto Sebastian Matta. Inserito nel calendario degli Eventi Collaterali ufficiali della 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia, la mostra organizzata dalla Fondazione Echaurren-Salaris, in collaborazione con la Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna, e curata da Flaminio Gualdoni con Alessia Calarota, sceglie di focalizzarsi sulla produzione scultorea del maestro per offrire una lettura più articolata sulla sua intera opera. La mostra è ospitata in un contesto di grande pregio: il Giardino di Palazzo Soranzo Cappello, sede della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso – MIBACT.

«Matta è colui che maggiormente tien fede alla propria stella, che è forse sulla strada migliore per arrivare al segreto supremo: il controllo del fuoco» è con queste parole che, nel 1944, André Breton descrive l’artista Robert Sebastian Matta. Architetto, pittore e, infine, mastro talentuoso nell’uso del bronzo e dei metalli, è nella produzione scultorea dell’artista che si trova la conferma delle parole del padre del surrealismo: le sue figure sembrano provenire da una profondità magmatica, risalire a ere geologiche antiche, a religioni terrene, mitologiche – l’artista controlla, conosce queste forze e le forgia in figure e strutture primarie. Le sculture sono figlie di una realtà pericolosa, dalle domande dell’uomo, ma anche dalle esplosioni vulcaniche della natura e della terra, che Matta ha il compito di interrogare: le sue figure contorte, articolate ricordano gli incubi primitivisti dell’avanguardia parigina e accompagneranno l’artista fino alla fine della sua carriera. Sono figure nate da episodi reali, non dettati dall’inconscio: se infatti molti dei surrealisti lavoreranno sui temi del sogno, Matta si rifarà invece a temi politici e storici. Le sue sculture ricordano divinità antiche, che sembrano provenire dai passati mitici della Grecia, da antichità mediterranee o dalle culture del Sud America: un eclettismo di immaginari, che è il segno di un’unica eterna provenienza di archetipi umani. Animali, figure mitologiche, madri che vivono nelle profondità della terra, pietre filosofali e guerrieri: anche i loro titoli abbracciano le diverse culture di cui Matta si è abbeverato, tanto da poterlo definire un “nomade”, le cui peregrinazioni incrociano le più diverse rotte, dalla madrepatria cilena all’Europa continentale, alla Russia, dalla Scandinavia fino agli Stati Uniti. Da “Mater Nostrum”, una variazione su quel mare nostrum che lambisce le coste della sua amata Italia, a “Perù”, “Inca” o “Colomberos”. Con le sue sculture – il cui bronzo richiama echi preistorici di epoche arcaiche e primitive – Matta anima una produzione che include pezzi come “Cromagnak” o “Ganesha”, fino alle poltrone “Floricor” e “Margarita”. Qua sta la grande arte di Matta, seguendo le parole di Breton: aver seguito la sua stella, essere tornato indietro, al passato – mitico e inconoscibile – che ci precede, per trovare una eco comune, un fil rouge che combini le identità, le diverse appartenenze in un unico profilo d’artista. Aver forgiato il bronzo in un fuoco antico, primario, e dunque eterno.


Circolo degli Artisti Reggio Emilia scrive:

Sulle orme del Barone Rampante, con Antonella De Nisco e Giorgio Teggi, dal 24 giugno al 30 settembre 2015, il Parco della Casa di Cura Polispecialistica Villa Verde (Via Lelio Basso, 1 – Reggio Emilia) per la prima volta ospita un’installazione di land art.
“RIPArami”, gioco di parole che allude ad accadimento ed accudimento, è il titolo del progetto promosso dalla Casa di Cura nell’ambito di un ricco calendario di iniziative culturali realizzate in collaborazione con il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia.
Il vernissage si terrà mercoledì 24 giugno, alle ore 18.30, nell’Atrio Esagono al terzo piano di Villa Verde, e rientra nelle manifestazioni organizzate in occasione dei “Mercoledì Rosa”. Saranno presenti, oltre ad Antonella De Nisco e Giorgio Teggi (fondatori del LAAI – Laboratorio di Arte Ambientale Itinerante), Fabrizio Franzini (Presidente Villa Verde), Enrico Manicardi (Presidente Circolo degli Artisti), Giuseppe Berti (Storico dell’arte) e le lettrici dell’Associazione Culturale Degustibook di Reggio Emilia, presieduta da Luisa Reato, che intratterranno i visitatori con brevi testi inerenti natura, salute e benessere.
«Già da diversi anni – spiega Fabrizio Franzini – la proficua collaborazione con il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia contribuisce ad abbellire i nostri ambienti […]. Questa nuova iniziativa ci porta nel nostro giardino con installazioni su piante che delineano un percorso simbolico in un rimando evocativo della cura e dell’attenzione che dedichiamo quotidianamente ai nostri pazienti». «La land art – aggiunge Enrico Manicardi – irrompe fra i maestosi cedri del parco e li abbraccia teneramente: siamo ancora vivi; l’arte non muore mai e lotta qui con noi per custodire il creato».
Parte della mostra, oltre all’intervento ambientale con sviluppo di circa 35 metri, anche due installazioni site-specific, pensate per la sala esagonale al terzo piano. “RIPArami” nasce da un paziente lavoro di tessitura ed intreccio di tessuti e materiali vegetali che, come scrive Giuseppe Berti, «prendono la forma di esili reti, di fantastiche ragnatele, di aerei sentieri, di filiformi giunzioni tra albero e albero». L’Atrio Esagono ospita, invece, “Aspettando la primavera”, leporello disegnato a penna a sfera, ed ancora “RIPArami”, questa volta sottoforma di un trittico composto da tavole dipinte. Il disegno avvolge le persone “in attesa”, mentre il midollino tessuto fra gli alberi predispone un riparo provvisorio nel parco.
L’esposizione si completa con la pubblicazione della Collana di Plastica N. 16, in cui si descrive l’intervento mediante immagini, fotomontaggi e parole (prefazione di Fabrizio Franzini ed Enrico Manicardi, testi di Giuseppe Berti e Giorgio Teggi).
Segnalare, far riposare e riparare i luoghi sono le finalità principali del lavoro artistico del Laboratorio di Arte Ambientale Itinerante. Le costruzioni realizzate tramite un gioco di intrecci e tessiture rispettano i luoghi, richiamano valori simbolici ed accrescono la coscienza ambientale.
Lunedì 22 e martedì 23 giugno 2015, dalle ore 17.00 alle ore 19.00, sarà possibile partecipare ai laboratori tenuti da Antonella De Nisco e Giorgio Teggi nel parco, apportando un proprio contributo alla realizzazione dell’opera.
L’installazione nel parco sarà fruibile tutti i giorni senza vincolo di orario; le opere allestite nell’Atrio Esagono (al terzo piano) saranno a disposizione dei visitatori negli orari di apertura della Casa di Cura Villa Verde. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 554711, tel. 0522 328611, info@circolodegliartisti.re.it, http://www.circolodegliartisti.re.it, http://www.villaverde.it.
Antonella De Nisco vive a Reggio Emilia. Artista e docente di storia dell’arte, affianca alle attività espositive collaborazioni in progetti, installazioni, eventi, lezioni e pubblicazioni. Giorgio Teggi, architetto, vive a Reggio Emilia. Insieme hanno ideato LAAI – Laboratorio di Arte Ambientale Itinerante, con il quale realizzano, con gruppi di cittadini/e, installazioni territoriali intrecciate, tessute, assemblate.