Archives for : ottobre 2023

Arte come relazione simbolica con la realtà.  0

L’arida saggezza per cui non c’è nulla di nuovo sotto il sole, perché tutte le carte dell’assurdo gioco sono state giocate, tutti i grandi pensieri sono stati pensati, le scoperte possibili si possono costruire a priori, e gli uomini sono condannati all’autoconservazione per adattamento. Quest’arida saggezza non fa che riprodurre la fantasia  pret a porter e la ripristina continuamente per contrappasso.

Ciò che già era ciò che potrebbe essere viene programmato, livellato dal sistema globale del quale stampa e tv sono gli strumenti. Tale sistema erige eristicamente i confini dell’esperienza possibile,  il prezzo dell’identità, la qualità della tua esistenza, tutto deve essere identico a se stesso.

 

L’Illuminismo, la prima filosofia moderna della dissoluzione, aveva adottato l’efficace slogan: legalità, fraternità, uguaglianza. A distanza di 234 anni ci ritroviamo la fame e super lusso, a dissolvere la vecchia uguaglianza è subentrato il mito della libertà. La mia vita è laida miserevole vuota, ma sono libero di annientarmi nel vizio e abbruttire la mia umana natura.

 

Ciò che Kierkegaard loda nella sua etica protestante che appare già  leggenda, è uno degli archetipi del potere e precede l’incommensurabile teorica delle possibilità umane.

 

La tecnologia formidabile strumento di manipolazione, è una beffa rivolta a quella società che dichiara di voler fare dell’individuo un individuo, la macchina mutila gli uomini, anche se li sostenta.

 

La tecnologia mette a disposizione gli strumenti del comunicare dei quali però i padroni conservano le chiavi. Chiunque comunichi ciò che non linea con il pensiero globale,viene, ipso fatto, cancellato. La sua liberta è posta in stand-by.

Dall’antica barbarie al trionfo dell’uguaglianza repressiva il dispiegarsi dell’uguaglianza giuridica, l’ingiustizia tramite uguali, il mito di cartapesta scritto nella carte dei diritti dell’uomo, ogni giorno violati da coloro che li hanno redatti. Gli Stati occidentali attuano rappresaglie terribili ogni volta che i popoli oppressi osano una rivolta. Questo gioco crudele, rivela come  la libertà non è che un fragile birillo esposto alle cannonate del conformismo più laido.

 

In che modo l’artista fa sentire la propria voce? Viene meno quella che voleva essere la preistoria favolosa  della relazione simbolica tra realtà ed evento, il rito quotidiano trasformato in una ulteriore e meno triste possibilità. L’artista è ridotto a crocevia di reazioni e comportamenti convenzionali, finte provocazioni,estemporaneità eccentrica, è tutto ciò che  ci si attende da lui. Egli è sempre esposto al rischio di barattare  la libertà vera, con il successo.

La cultura e il progresso si sono accordati da tempo contro la verità e hanno lasciato libero campo alla menzogna. La stessa esistenza della verità è negata da intellettuali da filosofi talmente avvolti nel loro asservimento da definire il servilismo: libertà.

 

E’ la continuità di una situazione culturale che precede l’illuminismo, e che l’illuminismo non ha scalfito, se mai giustificato. ”Filosofia nel boudoir” , fa apparire infantili le pruderie delle sfumature. Donatien-Alphonse–Francois Marchese de Sade rappresenta il soggetto borghese liberato dal controllo della ragione,  la cui definjzione era già presente negli scritti di Machiavelli e Hobbes.Nuova versione

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La concupiscenza dello sguardo.  0

Vediamo ciò che pensiamo attraverso ciò che conosciamo. Lo sguardo come interrogazione, come un passo verso la conoscenza. La costituzione fondamentale della visione si manifesta in una particolare tendenza al “vedere”. Di una persona particolarmente acuta si dice che “sa vedere le cose”. Definiamo la propensione a vedere con il termine: curiosità. E’ la curiosità il principale stimolo alla conoscenza. Noi interpretiamo il fenomeno della curiosità come un fondamento ontologico- esistenziale.

Già nella antichità e nella filosofia greca fu studiata la base del piacere di vedere. Il libro che occupa il primo posto nella raccolta dei trattati aristotelici di ontologia inizia con il fermare l’attenzione sulla visione. Lo sguardo, il vedere, osservare, stimola la riflessione ed è alla origine della scienza come lo è dell’arte. Non è pensabile un pittore privo di vista.

L’interpretazione greca della genesi esistenziale della scienza non è casuale. In essa si fa esplicito ciò che era già delineato nella filosofia di Parmenide. L’essere è ciò che si manifesta alla visione intuitiva pura.

Hans Belting affronta il tema della storia visiva mettendo a confronto diversi aspetti della visione. Nel “I Canoni dello sguardo” (Bollati Boringhieri 2010) usa l’emblema della finestra per sottolineare come mentre nella civiltà occidentale la visione è fondata sul primato dell’occhio e sulla sovranità del soggetto osservatore, la civiltà araba privilegia la luce ed è fedele al grafismo non iconico.

Agostino si interroga sulla concupiscenza dello sguardo, come il vedere influisca profondamente sui nostri pensieri. Oggi che viviamo nella civiltà delle immagini ci troviamo a dover affrontare le volgarità che incessantemente vengono trasmesse da cinema e tv . Tali martellanti visioni  si riflettono nei  gesti, linguaggio, comportamento quotidiano delle masse.

I sistemi complessi che sovraintendono la produzione di immagini hanno fagocitato anche l’arte. Gli artisti hanno adattato gli occhi sugli strumenti tecnici rinunciando alla visione immaginifica che guida la mano creatrice. Si è attuato una sorta di incapsulamento tecnologico che ci assorbe e ci distrae, soprattutto diventa un “bisogno” per riempite la mente di illusioni che non sappiamo più creare. Queste emozioni indotte ci rendono gradatamente psicolabili. Siamo abituati a vedere ovunque persone di ogni età e condizione  concentrate sul proprio telefono, compulsare sulla tastiera per trasmettere il nulla. La  visione del mondo si è ridotta per molti allo spazio di cm7 X11 dello schermo del telefono.

 

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L’impotenza della filosofia.  0

In un certo senso la “Fenomenologia dello spirito” di Hegel potrebbe essere vista come una sorta di storia della filosofia. Hegel traccia una serie di passaggi  seguendo l’evoluzione del pensiero filosofico e politico di epoca in epoca.

L’impressione è che sopravaluti la creatività filosofica, ovvero la capacità dei filosofi d’incidere sul comportamento umano, dà per scontato, come quasi tutte le storie della filosofia, che la creatività filosofica degli autori coincida con la situazione culturale e civile dell’epoca,

in cui i vari filosofi sviluppano le loro teorie. L’esperienza insegna che non è così.

Gran parte delle esortazioni dei filosofi sono rimaste lettera morta. Molti filosofi hanno affrontato il tema della verità. Nel v secolo a.C. Parmenide pubblicò un poema; La verità e l’opinione. Egli sosteneva che ciò che regola la verità e  la conoscenza è la verità ontologia, la verità dell’oggetto.

Cinque secoli dopo Pilato si chiede: cos’è la verità? Nel 2005, il pragmatismo americano emerge con Pascal Engel e Richard Rorty che pubblicano: “A cosa serve la verità?”.

Posizione più radicale  del torinese Gianni Vattimo, che nel 1983  pubblicò il libro: “Il pensiero debole”. Sviluppando elaborate argomentazioni, sostenne che non esiste  verità, e neppure i valori che dovrebbero orientare il comportamento delle masse.

Verso la seconda metà dell’800 di fronte all’oppressività  del mondo industriale, alle metropoli percorse da folle immense e anonime, vi fu un tentativo di reazione alla prorompente modernità. Gli artisti si isolarono, esaltarono l’arte per l’arte, assunsero atteggiamenti snob.  Come Villiers de L’isle Adam, il quale scrive: “Vivere? Ci pensano i nostri servi per noi”. Paul Verlaine paragona la sua epoca al mondo della decadenza romana e bizantina.

Hegel sosteneva che l’arte moderna ha avuto inizio con il cristianesimo in opposizione all’arte classica greca, La fine dell’arte quindi coincide  con il venir meno dell’influenza politica e culturale del cristianesimo diventato istituzione, come tale condizionato da pragmatismo politico, quindi incapace di ispirare ancora l’idealità che è precondizione per la creatività. Finiscono per prevalere aspetti estranei all’arte. L’artista si rifugia nella provocazione destinata a fallire perché subito fagocitata dalla nascente borghesia, alla fine nel mondo dell’arte, prevale la rassegnazione, l’artista rassegnato ricorre alla  tecnologia.

L’arte, com’è stata intesa nei millenni, è giunta dunque all’epilogo, immaginare che  abbia subito un mutamento radicale per adeguarsi ai tempi, non basta a spiegare lo stato attuale della produzione artistica.cielo artificiale500

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Considerazione sull’Arte nr. 16  0

Per Democrito e manifesto per chiunque,  ciò che l’uomo è lo è riguardo al suo aspetto,poiché non vi è alcun dubbio che egli ci sia noto e familiare in base al suo colore alla sua figura.  Aristotele però obietta: “anche il cadavere di un uomo ha pur sempre lo stesso aspetto, la stessa figura non di meno non è un uomo”.

L’arte celebra i morti, essa sembra avere sua principale funzione di interpretare l’umanità in svariati modi.

Nietzsche in “ Crepuscolo degli idoli” scrive: “ Nel bello, l’umano pone se stesso come norma della perfezione e adora se stesso”.Attraverso il cervello l’essere umano prende contatto con la realtà e la modifica a proprio uso, così preso di se, da esaltarsi di più di fronte un paesaggio o un immagine dipinta che di fronte all’originale.

L’opera d’arte dovrebbe nascere dal raccordo mano- mente, azione-pensiero. Anche se per Platone, l’artista, creando un opera realizza una  doppia illusione. L’oggetto dell’Opera non è l’idea, ma la forma. Platone sostiene che è l’idea l’unica realtà, non la cosa. L’opera è imitazione della cosa, non la cosa stessa.

La nostra civiltà, molto più delle civiltà che ci hanno preceduto, abbonda di cose, scarseggia di idee, ovvero secondo l’ottica di Platone vive lontana dalla realtà, nell’illusione delle cose.

L’uomo è  uomo in quanto ha la capacità e il potere di realizzare se stesso, di programmare e realizzare la propria vita. Privato di queste capacità e possibilità, l’uomo cambia natura diventa per così dire più animale, oggi è un animale tecnologico che trova appagamento sempre più lontano dalla natura, di conseguenza la sua visione del mondo e di se stesso muta radicalmente.

La prima Estetica del brutto fu elaborata nel 1853 da Karl Rosenkrantz, il quale tracciò una analogia tra il brutto e l’amorale. Non c’è dubbio che la modernità conferma la tesi di Rosenkrantz. Oggi le immagini ci sovrastano. Un flusso continuo e caotico inonda l’etere, la carta stampata, ogni luogo pubblico e privato.

La rinuncia ai valori, che erano prerogativa dell’uomo reale,è l’inevitabile conseguenza. Infatti l’etica è legata alla natura dell’uomo dalla quale l’umanità si è allontanata,creando condizioni di vita artificiali e artificiose. In tale contesto                                                                                                                                                     diventa opinabile anche il genere sessuale che in natura caratterizza ogni specie animale.

L’uomo ha seguito un percorso di abbandono della natura. La filosofia naturale fiorì per un periodo breve. Socrate distolse lo studio dalla ricerca della natura e l’orientò al problema dell’etica. Fu quindi  responsabile di trasformare la filosofia  in un’ambiziosa ricerca di nuove opinioni che inevitabilmente finirono esprimersi  avverse all’etica. La natura non fu più guida, la filosofia nemmeno.

Nessuno è in grado di valutare le conseguenze della massiccia presenza della tecnologia nella nostra esistenza. La facilità con la quale si  reperisce ogni informazione tramite i motori di ricerca finisce per scoraggiare l’uso della memoria. La realtà artificiale ha modificata anche quella che per Francesco Bacone era una qualità importantissima per l’uomo: l’immaginazione. Questo percorso è destinato a renderci sempre più dipendenti dalla tecnologia, e ridurrà la nostra autonomia. mentale. Per Paracelso l’arte è “l’uomo aggiunto alla natura”, venuta meno la natura è venuta meno l’arte, anche se ancora non ne siamo consapevoli.

L’aver affermato l’eterogeneità fra natura e arte ha condotto la filosofia a concepire l’arte come una mera aggiunta alla realtà e ha privato gli uomini della speranza di poter fruire di tutte le potenzialità che il rapporto arte e natura può comunicare.per NEWSLETTERE DEL 8 OTTOBRE

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Nouveau réalisme, vieux nihilisme.  0

Simulazione disincantata: la pornografia, più vera del vero, il colmo del simulacro. Simulazione incantata: il trompe-l’oeil, più falso  del falso, il segreto dell’apparenza contro cui già si scagliava Platone.  Nessuna favola, racconto, composizione, scena teatro, azione di happening si sottrae alla necessità dell’inganno proprio della rappresentazione. L’arte contemporanea ha creduto di sottrarsi all’inganno offrendo rappresentazioni minori, contorni, dettagli. Rifiutando le raffigurazioni  delle grandi opere del passato, eliminando il discorso della pittura, rifiutando la sfida di misurare la manualità con la tecnica. Non raffigurano più, non sono più oggetti, solo segni bianchi, segni vuoti, espressione dell’antisolennità, anti rappresentazione sociale. Detriti della vita sociale . Gli artisti si rivoltano contro, fanno la parodia dell’arte, rinnegano l’essenza del proprio agire convinti in questo modo di compiere un gesto di verità. Tutto questo è privo di senso. Non descrivono nessun tipo di realtà. Non ingannano. Non rappresentano nulla. Sono figure banali, lontane dalla scena del mondo, spettri che ballano nel vuoto. La loro non è seduzione estetica, ne pittura, ne rassomiglianza, è soltanto una metafisica abolizione del reale. Oggetti effimeri che si contrappongono anche alla reversione, irreali. La loro insignificanza è offensiva per chi non rinuncia a pensare. Oggetti senza referente, spogliati di significati, vecchi giornali, vecchi libri, vecchi manifesti, resti di cibo, oggetti caduti in disuso, fantomatici nella loro posizione di estraneità. Potevano rappresentare il ricordo di una realtà perduta, l’ombra di una vita interiore, il conato di un pensiero creativo, ma lo spregio d’uso ha annullata anche questa possibilità. Resta la resa alla tecnica che ha cancellato il tutto per sostituire, come scriveva Pierre Charpentrat “ l’opacità inafferrabile d’una non Presenza”. Purea apparenze, senza l’ombra di ironia per troppa realtà.Zebra in metro 500

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