Archives for : gennaio 2020

Religione, arte, storia.  0

Ogni religione ha una propria arte. E’ significativo che la  comune radice, la magia, ispiri forme, per così dire spontaneamente , nelle quali è contenuto ed espresso il pensiero religioso la cui più  o meno raffinata forma  riflette la complessità normativa della credenza  che la ispira. Vediamo le forme terrificanti della  religione dei Maya che richiama il sangue dei sacrifici umani, riti che per altro sono frequenti  in molte religioni, incluso il cristianesimo che però li ha sublimati nella eucarestia.  Le religioni e  culture animistiche dell’Africa si affidano a rozzi totem sul crinale tra magia e religione. Tali rappresentazioni simboliche, alle quali  si richiama anche Freud in “Totem e tabù” ,sono state riprese  tra la fine dell’’800 e l’inizio del ‘900 da molta arte europea, in primis il cubismo. Il richiamo ai Totem delle civiltà primitive africane, costituisce il velleitario tentativo di un ritorno al passato presentato come un’innovazione. Una delle molte contraddizione dell’arte europea che si definisce di avanguardia, mentre in realtà è reazionaria perché la ricerca della purezza primitiva della forma si attua in un contesto  nel quale mancano le motivazioni di fondo, la genuinità non mediata  che sfocia nell’impulso creativo. L’antica saggezza della civiltà indiana  si esprime con un arte prevalentemente scultorea. Grandi sculture di pietra, figure statiche immerse nella meditazione. L’Islam vieta la riproduzione della figura umana. L’arte islamica è costituita per lo più da un raffinato segno astratto, realizzato spesso da mani femminili. Il mosaico è una delle espressioni artistiche diffuse nella civiltà islamica. Nella cultura religiosa cristiana il conflitto tra iconoclasti e tradizionalisti durò secoli. Venne affrontato nel concilio di Hieria. Nel 769 Papa Stefano III dichiarò la liceità della produzione dell’immagine religiosa. Senza quella pronuncia forse  non ci sarebbe stato il Rinascimento italiano durante il quale l’immagine religiosa fu usata dalla Chiesa anche in funzione didattica, considerato il gran numero di analfabeti,  la storia  ed elegia dei santi tramite le immagini  è di grande fascino,  ispirata anche dalla cultura filosofica e storica. La tesi, sostenuta tra gli altri da Schopenhauer,   secondo la quale l’arte si basa sempre sull’ intuizione, mai sul concetto, ha aperto la strada verso il pregiudizio in base al quale l’arte non si giudica essendo libera espressione dell’artista. Qui si aprirebbe un discorso complesso sulla definizione, prima che dell’arte del suo produttore, l’artista. Tema delicato che forse è impossibile chiarire perché attiene alla indefinibile sensibilità dei singoli. E’ come stabilire cosa abbiano in comune un bocciolo di rosa che trema per il peso di una goccia di rugiada con la mano che ferma l’attimo magico. Oggi questo momento magico è facilmente riproducibile dalla tecnica.

Buddha_1500

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Solipsismo creativo  0

Raffaello ci ha rappresentato in un dipinto simbolico il processo originario dell’artista. Nell’opera “Trasfigurazione”, la metà inferiore con il ragazzo ossesso, gli uomini in preda alla disperazione lo sostengono, gli smarriti e angosciati discepoli, ci mostranp il rispecchiarsi dell’eterno dolore originario , dell’unico fondamento del mondo: l’illusione.  Egli rappresenta  un riflesso del  contrasto tra mondo “reale” e illusione. L’artista non interpreta il mondo, lo crea. Egli è strumento della trasformazione della realtà. Per realizzare il passaggio tra l’immanente e il trascendente deve sottostare a un etica della forma, esigenza primaria del conosci te stesso. L’estetica moderna è immersa nella soggettività. L’artista soggettivo è un pessimo artista. Senza oggettività, senza pura e disinteressata contemplazione del reale che deve essere trasformato, non sarà mai possibile una vera produzione artistica degna di questo nome. Schopenhauer suddivide le arti tra oggettive e soggettive. Secondo il filosofo il soggettivo non appartiene all’arte. E’ necessario che l’artista  si liberi  dal solipsismo creativo e diventi un medium attraverso il quale la realtà è assorbita e trasformata. Dunque la tecnica non può essere arte, il ready made non può essere arte. La dignità estetica che costituisce l’arte deve essere preceduta da una epistemologia capace di concretizzare l’idealità del  pensiero in forma: l’eidos. La nostra epoca si crede superiore, usa lo sprezzante epiteto  di “preudoidealismo”, rifiuta ogni forma di spiritualità, si crogiola nella propria inutile abbondanza.  L’odierna accettazione dell’estetico industriale costituisce un ossimoro concettuale. Nonostante il profluvio di testi di filosofia e critica d’arte,  nessuno è ancora riuscito a definire con precisione il sostantivo arte sviluppando un ragionamento semplice e chiaro sul piano della realtà sottratta a intuizioni ingannevoli. Questo perché la semplicità è un concetto complesso.            The-end-500

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Il bambino di Eraclito.  0

Il piacere socratico della conoscenza trasmette un’illusione diffusa di poter guarire l’eterna difficoltà  dell’esistenza, l’arte dovrebbe aiutare con un seducente velo di bellezza. Purtroppo in questo nostro tempo l’arte è degenerata fin dalle fondamenta. C’è stato un tentativo di coraggiosa saggezza da parte di  Kant e Schopenhauer che, senza indulgere all’ottimismo, hanno gettato una tenue luce sul mondo “Come volontà e rappresentazione”.

L’arte come consolazione metafisica si lascia provvisoriamente andare, come Mefistofele  fa con le Lamie tentatrici, ma si arena in  una generale angustia fino a diventare illogica nella sua stessa contraddittorietà perché non ha più nessuna visione. L’artista, insterilito dalla materialità, rinuncia a creare, si affida a precostituite virtualità tecniche, caricature della realtà.

Il deserto del pensiero incapace di imprimere energia all’esistenza banalizzata in frammentato edonismo. L’arte in origine nasce per attutire la tragicità della vita. La convinzione di avere conquistato la natura è la cifra della nostra Era che confonde conquista con distruzione. L’inutilità  dell’ansia di ricostruire il mondo è descritta con una metafora da Eraclito l’oscuro,  descrive un fanciullo che giocando disponga pietre qua e là, innalzi  mucchi di sabbia  per subito dopo disperdere tutto.

Parafrase dell’eterna ripetizione della cultura e della storia anticipata dalle profezie di Socrate sull’arte, riprese dal suo allievo Platone che per poter essere sue  discepolo distrusse le sue poesie.

Una  massima  ispirava la filosofia socratica: “ La virtù è il sapere; si pecca solo per ignoranza; il virtuoso è felice”. Ora è chiara, per chi  la voglia vedere, la ragione dell’inutilità dell’arte contemporanea,  come di gran parte dell’esistenza dei più.       Torrente a Limone

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L’oro di re Mida e la verità di Sileno.  1

In “Nascita della tragedia” Nietzsche scrive: “Io sono convinto dell’arte come compito più alto della vera metafisica di questa vita” . In realtà egli si riferiva a un arte che ha cessato di esistere con l’avvento delle avanguardie.  Fu un atto di estrema dabbenaggine  e insieme di presunzione pretendere di cancellare l’epistemologia dell’arte. Pierre Hadot sottolinea come l’abbandono della trascendenza a favore della totale immanenza abbia amputato la parte creativa degli esseri umani. Il modello etico dei contemporanei  si riduce a una estetica dell’esistenza, una forma di dandismo di massa incolto e tutto sommato triste. Gli antichi consideravano apollinea l’arte della scultura e più in generale figurativa. L’arte musicale era invece ritenuta dionisiaca. Appare ovvio che quando l’arte si affida ai ready made, per ciò stesso rinuncia a creare a favore del recuperare attraverso la parola i resti della produzione di massa. Schopenhauer indica come segno distintivo  dell’artista l’attitudine di rendere naturale il sogno traducendolo in forma. Apollo, come dio di tutte la capacità figurative, e insieme divinanti, corrisponde alla  sua radice etimologica che significa  “splendente”, la divinità della luce, domina anche la bella parvenza del mondo greco e forse fornisce l’estro a Zeusi, Parrassio e gli altri geni dell’arte  che hanno lasciato la loro impronta in una civiltà che stata lievito dell’occidente prima dell’avvento dei Lumi. Forse l’Arcadia, vissuta o immaginata, è stata solo uno sprazzo di luce subito spento dalla nostra ingordigia di esistere. Un’antica leggenda narra che re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dionisio. Quando lo raggiunse il re domando quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l’uomo.  Dopo un lungo silenzio Sileno sbottò in un sorriso beffardo e disse:  Siete una stirpe miserabile ed effimera, figli del caso e della pena, meglio per voi sarebbe stato non essere mai nati. Oggi Apollo, Dionisio, Sileno,  tutta la schiera di dei inventati per consolarci nel buio esistenziale del quale non sappiamo attribuire un senso, sono stati cancellati, così il pensiero creativo e la sapienza della filosofia umanistica che ha tentato inutilmente di raddrizzare il legno storto dell’umanità.    zeusi - 500

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