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Ricorda con rabbia.  0

ll tema del ricordo e della memoria è centrale in letteratura e filosofia, esplorato come strumento di testimonianza, ricostruzione identitaria o nostalgia. Il titolo della newsletter è tratto da un opera teatrale di  John Osborne  del 1956 “Ricorda con rabbia;

L’opera teatrale tenne cartello per 18 mesi a Londra, dopo esser stata rifiutata da molti impresari, e a dispetto delle critiche stroncatorie. Il suo successo era dovuto al fatto che larghi settori di pubblico, specie giovanile e intellettuale, vi trovavano espressi, senza peli sulla lingua, i loro problemi. In quell’opera, come in quelle che seguirono, l’establishment britannico era travolto da un’ondata di ribellione violenta, globale, dissacrante.

In ben altro modo .Thomas Stearns Eliot trattò il tema del ricordo in molte sue opere, in particolare . I Quattro Quartetti un ciclo di quattro poemetti pubblicati tra il 1935 e il 1942, riuniti in volume nel 1943, considerati il testamento spirituale e poetico dell’autore. Le opere  s’intrecciano in meditazione filosofica, ricordi del tempo, misticismo e fede cristiana, insieme offrono un messaggio di speranza. 

Considerato una pietra miliare nella storia della letteratura:“Alla ricerca del tempo perduto”, nel romanzo di Marcel Proust spicca il tema della memoria e della nostalgia,il richiamo a un’epoca, a un certo ambiente aristocratico e borghese della Francia, ormai irrimediabilmente svanito, ma rivissuto nel ricordo, malinconicamente rievocato.

C’è un significativo verso dello scrittore Giovanni Arpino. “ ogni vero ricordo è cenere che brucia ancora nelle ossa”.In effetti ci portiamo dentro i ricordi della nostra vita, li rielaboriamo in rapporto all’umore di quel momento.. Freud sottolinea, infatti, che la memoria umana conserva, non una copia della realtà, quanto piuttosto l’interpretazione che di essa il soggetto ha dato, le percezioni che egli ha vissuto. La memoria spesso tracima in nostalgia.

A ogni generazione è toccato tentare di cambiare il mondo della generazione che l’ha preceduta……”eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo…..”,ma,come scriveva Eliot, siamo costretti a provare e riprovare con logori strumenti che peggiorano sempre. I giovani oggi cominciano a scoprire che  la celebrata tecnologia consente loro di estraniarsi,non di migliorarsi. Questo possiamo tentare di farlo alla vecchia maniera, cercando dentro di noi un equilibrio difficile, spesso siamo colti dalla tentazione di fuggire, allora ci poniamo la domanda che Fulvio Tomizza ha posto come titolo di un suo libro…dove tornare….

 

 

 

Univer5sità di Torino, 1958. “The Way We Were”foto di gruppo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Essere se stessi è spesso prova di coraggio.  0

Le fiabe servono principalmente a strutturare la psiche infantile, aiutando i bambini a esteriorizzare conflitti inconsci, paure e desideri attraverso simboli (lupi, fate, orchi). Esse offrono un senso di sicurezza, mostrano che le difficoltà della vita possono essere superate e stimolano l’immaginazione e l’intelligenza.

Esopo fu forse il più significativo creatore di favole, molti scrittori nell’antichità hanno rielaborato, tramandato o ampliato le sue favole.  Fedro e Aviano i più importanti, seguiti in epoca moderna da Jean de la Fontaine. Questi autori hanno ripreso i racconti del favolista greco (VI sec. a.C.), caratterizzati da animali antropomorfizzati in chiave morale.

In un epoca cinica e amorale come la nostra il richiamo alle favole ha quasi un sapore surreale, anche perchè  oggi anche le favole sono fagocitate dalla tecnologia che le rielabora in chiave di  personaggi, quasi sempre aggressivi,  appartenenti alla realtà virtuale. In questo modo, non solo si disperde il vero significato della favola, ma si trasmettono ai bambini imput negativi ed estranianti.

I più incisivi autori di favole e fiabe dell’età moderna (intesa in senso ampio, dal XVII secolo al Novecento) hanno trasformato il racconto orale in genere letterario, spaziando dalla morale classica alla narrazione fantastica per bambini.

I più conosciuti sono stati  i Fratelli Grimm (Biancaneve, Cenerentola), Hans Christian Andersen (La Sirenetta, Il brutto anatroccolo) e Charles Perrault (Cappuccetto Rosso, Cenerentola). Altri autori fondamentali sono Giambattista Basile, Aleksandr Afanas’ev e, per l’Italia, Italo Calvino e Gianni Rodari, noti per la riscoperta del folklore e la creazione di fiabe moderne.

La letteratura russa dell’età moderna (iniziata convenzionalmente col XIX secolo) ha visto una straordinaria fioritura di favole e fiabe, trasformando il folclore orale in alta letteratura poetica.

Alcuni dei più significativi autori russi di favole e fiabe dell’età moderna (XIX-XX secolo) sono stati,Aleksandr Sergeevič Puškin (1799–1837): Considerato il padre della letteratura russa moderna, Puškin ha elevato la fiaba popolare russa a opera d’arte poetica. Le sue fiabe in versi sono icone della cultura russa, tra cui La fiaba dello zar SaltanLa fiaba del pescatore e del pesciolino e La fiaba del galletto d’oro.Ivan Andreevič Krylov (1769–1844): considerato Il più grande favolista russo, spesso paragonato a La Fontaine. Le sue favole in versi, caratterizzate da satira tagliente e personaggi animali, criticano i vizi della società russa del XIX secolo, come in Il lupo e l’agnello o Il quartetto.

Un posto di rilievo spetta anche a Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev (1826–1871)Iovič Eršov (18151869): Noto quasi esclusivamente per il suo capolavoro, Il cavallino gobbo.

Altri importanti autori hanno allietato l’infanzia dei bambini russi forse  più ingenui dei bambini occidentali  ai quali benessere e degrado sociale hanno deturpata l’infanzia.

Natale in Russia 500

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La magia della parola.  0

La glottologia è una scienza di grande fascino. Tentare di capire, o più probabilmente solo  immaginare, il meraviglioso percorso che, come una magia, ha trasformato il grugnito inarticolato dei primi nostri antenati, in parole in grado di descrivere ciò che esiste e ciò che immaginiamo articolando il suono che producono le nostre corde vocali in significati e poesia.

Lo studio scientifico e storico delle lingue, focalizzato sulla loro evoluzione diacronica, comparazione e relazioni genealogiche, spesso sinonimo di linguistica storica. In Italia il termine persiste nell’ambito accademico per indicare l’analisi del mutamento linguistico, con particolare attenzione alle lingue indoeuropee e ai metodi di ricostruzione.

Il termine è stato coniato da Graziadio Isaia Ascoli nel XIX secolo, segnando l’inizio dello studio accademico delle lingue in Italia, che si concentra sul metodo storico comparativo l’etimologia, il mutamento fonologico, morfologico e sintattico.

Noam Chomsky ha ipotizzato una spontaneità del linguaggio con la sua teoria della grammatica generativa. Egli sostiene che l’uso del linguaggio, per il pensiero interno, funziona  come collante

cognitivo che lega insieme altri sistemi cognitivi deputati alla percezione e  elaborazione dell’informazione.

Solo l’essere umano possiede lo strano oggetto biologico chiamato linguaggio, nessun altra specie animale, compresi i primati non umani, visto che uno scimpanze non sfiora neppure la capacità

sintetiche di un bambino di 3 anni.

Anche il linguaggio fa da spia alla degenerazione della civiltà. I dizionari registrano termini improbabili e   il linguaggio quotidiano, film e tv, sono intrisi di riferimenti escrementizi e genitali. La letteratura, un tempo ricca di riferimenti storici e culturali, oggi in gran parte declina nell’intimismo, quando non in pornografia.

coltivare la parola- 500

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C’era una volta l’Europa…..  0

Per chi ha trascorso una vita a coltivare la passione dell’Arte è forte la tentazione, vista la situazione odierna, di porsi una domanda retorica: ha  ancora senso l’arte oggi?  La risposta potrebbe essere un secco: no. per chiudere un discorso anch’esso inutile. La resa, perché di questo si tratterebbe, sarebbe un errore, significherebbe abbandonare l’arte ai suoi detrattori.

L’arte, nel contesto dei rapporti sociali prevalenti, svolge il ruolo potenzialmente politico ma, contrariamente alla concezione estetica corrente, il potenziale politico dell’arte consiste nell’arte stessa, nella forma estetica in quanto tale, per cui annullando la forma, che è il suo linguaggio, l’arte sarebbe muta, costretta ad affidarsi solo alla critica  che spesso, nell’interpretarla, inquina significati e travisa il senso.

Si può dire che l’arte è rivoluzionaria in più, sensi. In senso stretto quando rappresenta un mutamento radicale di tecnica e di stile frutto di una genuina avanguardia. O quando  anticipa e riflette mutamenti sostanziali della società in genere.  Così fu per l’espressionismo e surrealismo che anticiparono la distruttività del capitalismo monopolistico e l’emergere di nuove possibilità di trasformazione radicale.  Se ciò non avviene, la definizione tecnica di arte rivoluzionaria, non dice nulla circa la incisività  di un opera, la sua autenticità e verità.

Qualsiasi opera d’arte autentica è  rivoluzionaria, nel senso che contribuisce a modificare del modo di sentire ed è contrasto allo stato quo. Questo vale per il dramma classico come il teatro di Bertod Breck, per “Affinitiva elettive” di Ghoethe,  “Anni da cani” Gunter Grass, per William Blake come per Artur Rimbaud.

Molta acqua era già  passata sotto i ponti delle città europee quando sono arrivati gli americani con tutta la potenza della loro comunicazione, delle loro armi, del loro denaro, hanno imposto la loro arte di consumo affidandosi anche a filosofi , come Arthur C. Danto e  George Dickie. Danto ha dichiarato il suo disprezzo per la metafisica, in realtà disprezzava l’Europa che lo colmava di onori ( il 2 ottobre 2007 l’Università diTorino gli conferì la laurea honoris causa)

E’ vero che anche l’Europa ha contribuito, con Duchamp e le avanguardie, alla dissoluzione della epistemologia dell’arte, ma conservava una traccia di pensiero ermeneutico dell’ontologia dell’arte. L’esibizione di un barattolo di conserva non comunica nulla, tanto meno della vita dell’operaio che l’ha prodotto, né di quella del consumatore, è solo esaltazione del consumo privo di pensiero.

La rinuncia alla forma estetica non colma il dislivello tra arte e vita, ma annulla la differenza tra sostanza e apparenza,   cancella ciò che conferisce valore all’arte.

La resa dell’Europa alla potenza economica e violenza comunicativa degli Stati Uniti, è stata una vera tragedia storica che, gradatamente, ha portato all’insignificanza, anche politica, dell’Europa contemporanea.per newslettere

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Critica pleonastica.  0

Se esaminiamo il gran numero di libri e testi sul tema dell’arte pubblicati negli ultimi 80 anni, periodo durante il quale la fenomenologia dell’arte, vale a dire la disciplina che studia come l’arte si manifesta alla coscienza e come essa costruisce il senso del contesto socio-culturale, ci rendiamo conte del pleonasmo della critica.

L’approccio basato sull’esperienza diretta (“alle cose stesse”), analizza il rapporto tra artista, opera e spettatore, spesso mettendo tra parentesi i giudizi preconcetti per coglierne l’essenza. La fenomenologia dell’arte, radicata nella filosofia di Husserl, dovrebbe diventare  strumento per capire il significato profondo e l’impatto delle produzioni artistiche nel mondo reale. Ma è davvero così?

A partire dal 1960 c.a. l’arte è sempre più diventata evento di massa, spettacolo, ricupero di settori diversi, fumetto, moda, gastronomia. Tuttavia gran parte di ciò che è stato scritto è stato smentito dalla prassi attuata dagli artisti. Anche le ipotesi più estreme dei critici sono state superate. La provocazione di Damien Hirst,che il 26 novembre 2020, collocò in una galleria d’arte uno squalo tigre, lungo più di 4 metri, contenuto in un enorme vasca con  formaldeide dal peso complessivo di oltre due tonnellate.

Il 7 febbraio 2021 Andrea Serrano presenta in mostra Cristo crocifisso immerso nell’urina.

Alla Biennale dell’arte di Venezia del 2012 Joana Vasconcelos, espose un lampadario realizzato con tampax.

Fino a che punto può arrivare l’arbitrio  soggettivo nella creazione artistica ?

Intelletto e ragione dovrebbero saper fare corretto uso della fantasia e arrivare a realizzare opere che non ignorano e non disprezzano,l’epistemologia, e tengono a bada la soggettività deviante.

La critica ha elaborato teorie prolisse sulla soggettività, supponendo che la deduzione artistica obblighi a sviscerare fenomeni soprattutto quando manifestano disprezzo verso la sensibilità collettiva, che, purtroppo, troppo rapidamente si adegua.

 

La sensibilità, dovrebbe essere intesa come intuizione ricettiva, perchè ha sempre avuto una funzione centrale nella produzione artistica, conosceva e sapeva usare la fantasia per realizzare forme significanti.

 

La Critica non si è mai preoccupata di indagare davvero la posizione gnoseologica dell’arte limitandosi a considerare l’aspetto sociale ed estemporaneo, in breve attua una lettura dell’arte attraverso il primato della visibilità, cioè privilegia la facoltà sensibile e quasi ignora l’aspetto razionale. che pure è importante nella lettura dell’arte. Avvoltoio

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Promotrici della Cancel culture.  0

Secoli di forbito disfattismo culturale e conati di pseudo rivoluzioni spinti da esagerato egocentrismo, hanno prodotto il mondo di oggi in cui si confrontano, spesso a mano armata, egoismi individuali e collettivi.

 

La stupidità di massa, spinta dalle suggestioni dei media, attua una sorta di oclocrazia.

Quando il 25 maggio del 2020 a Minneapolis (Minnesota – USA) la polizia venne accusata di aver ucciso uno spacciatore nero, certo George Floyd, nelle fasi dell’arresto, in tutto il mondo si scatenarono proteste nelle piazze, a maggioranza femminile, con scene francamente ridicole. In Italia l’ex presidente della Camera Laura Boldrini si inginocchiò platealmente in piazza per rendere omaggio a George Floyd al quale In USA vennero eretti monumenti.

 

La base organizzativa di queste proteste è costituita da quattro donne nere, insieme fondarono il Black Live Mater.  Alicia Garza, Patrizia Cullonrs, Opan Tometti si allearono a  Burke Stock,  fondatrice del movimento femminista Me Too..

Queste quattro donne sono le stesse che hanno avviato il movimento della “Cancel Culture” scatenando una sorta di censura, anche violenta, nei confronti di letteratura, cinema, arte e finanche fumetti e favole..

 

Così mentre si abbattono i monumenti dei protagonisti della storia, si erigono monumenti  allo spacciatore nero George Floyd, la cui famiglia, per cessare distruzioni e manifestazioni violente nelle piazze, pretese la somma di 27 milioni di dollari quale “risarcimento”.

 

Come  scritto più sopra, secoli di cultura hanno creato le condizione perché queste quattro donne nere si possano ergere a giudici dell’ intera civiltà occidentale e arrogarsi la pretesa di cancellare non solo la storia, ma  anche la cultura creata nei secoli dai nostri antenati. Queste quattro Torquemada in gonnella non hanno capito che è stata proprio questa cultura che ha reso loro possibile  fare ciò che stanno facendo.

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Black live matter500

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L’arte procede a ritroso.  0

Quando nelle lezioni berlinesi del 1800 1829 Hegel dichiarò la morte dell’arte, non intendeva esprimere un giudizio estetico, bensì una constatazione storica che come tale era in divenire.

Hegel Infatti era convinto che proprio le modalità dello sviluppo sociale, il sistema economico e di produzione, fossero antitetici all’arte,  i fatti hanno dimostrato la correttezza della sua tesi.

A partire dalle avanguardie, l’arte accentua la componente materiale. ferro da stiro  di Man Ray,orinatoio a ruota della bicicletta di Duchamp, la compressione della materia di Cesar e Arman, avanzi di cibo di Daniel Spoerri, s’innesta un procede a ritroso.

Quando Daniel Spoerri attribuisce agli avanzi di cibo lo status di opera d’arte forse non è consapevole che in realtà il cibo,si presta a ben più radicale metafora. L’essere umano è inchiodato dalla natura alla propria insignificanza ontologica che egli tenta di superare con gli espedienti della retorica immaginifica. Noi ingurgitiamo prodotti della terra, verdure dai profumi e sapori deliziosi, animali innocui dalla forma graziosa, trasformiamo tutto questo un sterco maleodorante che mettiamo in barattoli e collochiamo in musei come opera d’arte. Questo è l’essere umano. Il resto è tecnologia .

Certo, quando Einstein disse che l’immaginazione è più importante della conoscenza, non pensava a ciò che l’arte sarebbe diventata.

L’immaginazione è una sorta di intelligenza creativa infinita, mentre la conoscenza è più natura, ed è finita, oltre che non sempre corretta, è possibile infatti avere conoscenze imprecise o errate delle cose. L’arte non tradisce se stessa quando crea la propria “realtà” attuando il compito dell’artista  che consiste nel dare forma e significato all’immaginazione.  Però l’arte non è sola immaginazione,  ma capacità di tradurre l’immaginazione in una forma che abbia un significato. Tuttavia, la creatività non cambia l’ontologia dell’essere umano che resta un animale capace di compiere azioni terrificanti anche contro se stesso.

 

 

Daniel Spoerri . Eat Art 1965Daniel Spoerri 500

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Linguaggio e civiltà.  0

Il linguaggio è lo strumento che ha aggregato gli esseri umani e permesso la nascita della civiltà. Troppo spesso è usato in modo improprio e prolisso. Oscar Wilde in “Penna,matita e veleno” critica la prolissità in letteratura.

A Guglielmo da Occam, un frate filosofo inglese del XIV secolo,  è attribuito un principio filosofico spesso citato in vari ambiti della scienza e della filosofia. Tale principio sostiene che “tra diverse ipotesi plausibili, la più semplice è da preferire”. In sintesi, quando ci troviamo di fronte a diverse spiegazioni o soluzioni, quella semplice è quella giusta.

Dovremmo sempre tener conto che le parole sono imposte arbitrariamente e non rispecchiano sempre la realtà ma, più spesso, riflettono nostre idee e pregiudizi. Il significato delle parole,è nel’idea che esse evocano nella mente di chi parla e ascolta.

Il linguaggio è strumento fondamentale per la società, ma, per essere efficace deve indurre a condividere la medesima idea di chi parla e chi ascolta, quindi attuare un processo comunicativo che include un tentativo di convinzione.

Locke sosteneva che i termini generali e universali sono prodotti dell’astrazione mentale, non essenze reali delle cose, avverte quindi che il linguaggio può essere usato anche impropriamente,incorrendo in ambiguità,di conseguenza diventare fonte di confusione anziché di conoscenza. Ne abbiamo esperienza quotidiana su giornale e tg.

Sono stati molti i filosofi e studiosi che hanno affrontato il tema del linguaggio, tra i più importanti Ludwig Wittgenstein, Ferdinand de Saussure e Noam Chomsky, essi hanno rivoluzionato la comprensione della relazione tra parole, pensiero, realtà. Figure storiche come Platone, Aristotele, Eraclito, e filosofi moderni come John L. Austin, Hans-Georg Gadamer e Jacques Derrida hanno anch’essi dato contributi fondamentali, indagando la natura dei segni, la semantica e l’uso del linguaggio..

Centrale il “Tractatus Logico-Philosophicus”  di Wittgenstein nel quale il linguaggio è definito: come immagine del mondo. Tema ripreso dal filosofo con la teoria dei “giochi linguistici” nelle Ricerche filosofiche, dove il significato è dato dall’uso.

Il logico Gottlob Frege ha affrontato il tema della distinzione tra senso e significato-

Noam Chomsky, ha rivoluzionato la linguistica introducendo l’ipotesi della grammatica generativa, teorizzando un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio.

Ma, il precursore della linguistica moderna, è stato senza dubbio Ferdinand de Saussure che, ha definito il linguaggio come un sistema di segni, separando il significante dal significato.

Emilio Isgro, “Odissea cancellata”.Emilio Isgro Odissea cancellata. 2004

 

 

 

 

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Immaginazione e creatività.  0

Contrariamente a quanto sostenuto da Max, i filosofi non hanno descritto il mondo, tanto meno lo hanno cambiato, si sono limitati a costruire teorie con, e nelle quali, hanno immaginato un mondo e un essere umano inesistenti, irrealizzabili, un mondo astrattamente perfetto che scompare quando si chiude il libro. Anche per questo, forse, il progresso è andato nella direzione sbagliata.

Per quelli della mia generazione, cresciuta tra gli orrori e la miseria della guerra, la fantasia era dote necessaria alla sopravvivenza, proprio per questo la nostra è stata un’infanzia felice. Ai bambini di oggi hanno sottratto la fantasia. Quando li vedo armeggiare con Playstation e telefoni provo una profonda pena, gli è stata loro rubata l’infanzia, quando hanno dato loro uno strumento che  apre una finestra sulle brutture del mondo delle quali il web è una ricca vetrina.

 

La fantasia ha una funzione di importanza decisiva nella struttura psichica,  essa collega gli strati più profondi dell’inconscio con i prodotti più alti della coscienza, il sogno con la realtà, conserva gli archetipi specifici, le idee esterne non represse nella memoria vigile individuale.  Ma perchè vi sia una memoria individuale è necessario vi sia un individuo, un essere umano educato ad affrontare la vita per quello che è. I bambini oggi, sono sommersi  da consumi superflui, ma non hanno futuro, i loro compagni di giochi saranno i robot   .

 

L’arte è (era) il più visibile effetto di una fantasia guidata da intelligenza e sapere sul piano individuale, quanto su quello storico, l’immaginazione artistica da forma all’inconscio e crea uno spazio per l’essere umano come soggetto libero

 

Come fenomeno estetico la funzione critica dell’arte sconfigge se stessa. Proprio il fatto che l’arte non dipenda dalla forma, costituisce uno spazio di libertà creativa.

Tra le colpe delle avanguardie è stato  aver supposto di usare l’arte, come  strumento politico senza in realtà averne le capacità, senza saper resistere alle tentazioni di mammona.

Cos’ì l’arte, anche, come opposizione allo status quo, ha fallito. Tale fallimento ha finito per spingere l’immaginazione verso un uso favorevole alle tendenze regressive. Questo fenomeno è stato ampiamente approfondito e descritto Carl Jung, il quale ha messo in evidenza il progressivo inaridirsi negli artisti delle qualità fantastiche dell’immaginazione.. .

 

I surrealisti si resero conto delle implicazioni rivoluzionarie delle scoperte di Freud sull’immaginazione, essi si domandarono provocatoriamente se non fosse possibile applicare il sogno anche alla soluzione dei problemi fondamentali della vita, pretesero di applicarlo alla realtà. Ma l’estremismo della avanguardie che pretendevano di allearsi alla rivoluzione,finì per scendere  a compromessi sporcando l’arte senza incidere minimamente su politica e capitale.

immagine per newsltter 500

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Pedagogia e libertà.  0

La rivoluzione è una metafora affascinante e ambigua, anche perché in realtà non abbiamo idee chiare su cosa significhi rivoluzione in politica, senza contare che, come è noto, l’originale revolutio indica il tornare di un corpo celeste alla posizione iniziale, dunque La rivoluzione è in origine qualcosa di molto simile alla restaurazione. E’ un fatto che tutte le rivoluzioni hanno fallito, nel senso che, o è seguita la restaurazione, come in Francia e Inghilterra, oppure non hanno raggiunto i livelli di  libera e democrazia che si  erano prefissi.

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Quando la razionalità scientifica della civiltà occidentale cominciò a intraprendere la trasformazione razionale dell’ambiente umano e naturale si rivelò come un soggetto essenzialmente aggressivo e offensivo, le cui azioni erano orientate al dominio.

Anche Hegel, nella Fenomenologia dello spirito” spiega la struttura della ragione come struttura di dominio, egli però  sostituisce all’idea di progresso l’idea di uno sviluppo ciclico che, bastante a se stesso, si riduce a riproduzione e consumazione.

 

Nietzsche prende le distanze da Hegel, e da tutta dalla psicologia sociale accademica,  la sua posizione è volta a sostenere un principio della realtà fondamentalmente antagonistico rispetto a quello della civiltà dell’occidente prevedendo il progressivo ingabbiamento delle masse in un sistema nel quale i condizionamenti avvengono attraverso la suggestione di edonismo e consumo.

 

Dovremmo chiederci quanto hanno inciso sullo sviluppo pedagogico, culturale, artistico, le teorie dei filosofi il cui “ottimismo” li ha indotti a immaginare una crescita psicologica e culturale dell’umanità. Secondo Freud gli uomini sono difficilmente influenzabili da argomenti ragionevoli dato che vivono completamente sottoposti al dominio del loro desideri istintuali, egli sostiene che due fattori, biologico e fisiologico, si sono uniti a quello sociologico e si sono fusi nella storia della civiltà, ma la loro unione è diventata innaturale da tempo  così che nonostante gli sviluppi tecnico scientifici, la modificazione dell’umanità è stata di segno negativo.

Hegel e adorno hanno descritto l’esito mortuario della tecnologia, che mette la ragione in conflitto con se stessa creando una realtà tanto falsa quanto coinvolgente.

 

 

 

mondo conteso

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