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Si può discutere sulla verità non sul gusto  0

Cosa intendiamo definire con il concetto di civiltà?  la civiltà non ha nulla di spontaneo, ma è una realizzazione che ha  alla base un emanazione culturale ed etica, venute meno queste due motivazioni la civiltà si riduce a una serie di formule, a un pragmatismo funzionale ai singoli interessi con ricadute dirette sui comportamenti delle masse e nell’operare nei singoli settori.

Va da se che nei comportamenti individuali incide il gusto. David Hume in “ La regola del gusto” scrive: “un uomo privo di gusto è un uomo da poco”. Se, alla luce di questa affermazione, ci guardiamo intorno, osserviamo pubblicità, spettacoli, tv, è inevitabile trarre conclusioni vagamente allarmanti.

Nel ribadire l’antico detto latino, Hume  sosteneva che si può discutere sulla verità non sul gusto Ciò che esiste nella natura delle cose costituisce il criterio del nostro giudizio mentre quello che ognuno sente dentro di sé funge da criterio del sentimento.

Il sedicesimo secolo fu un fiorire di testi relativi al gusto e alla educazione Tra il 1508 e il 1524 Baldassarre Castiglione scrisse “ Il Cortigiano”, nel quale suggeriva come comportasi a Corte. 

Più ampio lo spettro di riferimento del testo di Erasmo da Rotterdam “De civilitate morum puerilium” (“Il galateo dei ragazzi”) del 1530.

Un  richiamo a questi tentativi di educare, fu attuato da Norbert Elias nel 1969 con “La civiltà delle buone maniere”. Se alla luce di queste opere guardiamo la realtà di oggi, pubblicità e spettacoli televisivi, e quotidiano comportamento delle masse, dobbiamo dedurre che non è rimasto nulla.

Spettacoli tv e i concerti sono più che altro esibizione di corpi seminudi in pose sguaiate. Anche il mondo dello sport è coinvolto in questa kermesse di volgarità esibita. Lo spettacolo che ha inaugurato il campionato di calcio 2026 ne è stato un esempio.

Meglio evitare  richiami all’arte contemporanea della quale abbiamo parlato anche troppo. Purtroppo, come scrive Zygmunt Bauman “..il tempo è irreversibile e i cambiamenti che avvengono non possono essere riportati allo stato precedente.  Un triste futuro attende le prossime generazione alle quali forse non basterà la tecnologia per consolarsi.

 

Arte KitschMarilyn deforme 500

 

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Conoscenza e memoria.  0

Quando nel 1835, Hegel scrisse “Lezioni di Estetica” e formulò il concetto di Morte dell’Arte, intendeva riferirsi soprattutto alla crescente discrasia tra arte e società industriale che allora si stava sviluppando

Oggi è diffusa la “cultura” alla cui base c’è un equivoco tra conoscere e capire. I condizionamenti a cui sono sottoposte le masse sono talmente diffusi e profondi da non essere più percepiti.

L’alternativa bersoniana tra memorizzazione e conoscenza non ha alcuna immagine verbale del loro persistere, assomiglia piuttosto a un imago freudiana, la quale è molto meno la rappresentazione di una percezione trascorsa, che un essenza emozionale molto precisa e generale staccata dalle sue origini empiriche.

Se supponiamo che il sistema di percezione abbia come premessa una predisposizione e una  particolare sensibilità che ne favorisce la ricezione,  dovremmo comunque essere consapevoli che ci troviamo pervasi da  una cultura basata su superficialità e apparenza.

Per questo abbiamo difficoltà ad accedere a un testo filosofico, il quale, prima ancora di essere compreso nel suo significato ,  rivela un certo stile ,un primo approccio che permette di entrare, per così dire, nel suo orientamento, la struttura del linguaggio con il quale il filosofo espone il suo pensiero, ne profila il senso. Solo allora  è possibile cominciare a comprendere il contenuto, che si introduce nel modo di esistere del pensiero.

A queste  riflessioni è legata la considerazione sul rapporto tra conoscenza e memoria. Il pensiero tradizionale è essenzialmente arretrato rispetto alla realtà, dovremmo domandarci se l’abituale ritardo del sapere è dovuta al sistema dell’istruzione, a limiti intellettivi, oppure alla pesanti forme di suggestione che condizionano la mente delle masse.

Esiste un’intelligenza prognostica che gradatamente sostituisce la mente umana. Finora per gran parte dell’apprendimento umano vigeva la legge secondo cui solo sbagliando si impara. L’intelligenza prognostica ci dovrebbe aiutare a imparare prima di sbagliare, una novità questa. nella storia della didattica, un modo per addentrarci nella logica dei processi di apprendimento. E’però necessario una critica della ragione profetica, che per lo più si affida ad allarmismi di varia natura.

Una critica dei processi attuale di previsione è stata presentata da Jean Pierre Dupuy  il quale sostiene che è possibile solo agli apocalittici praticare una ragionevole politica per il futuro, poiché hanno sufficiente coraggio per considerare come possibilità reali anche gli esiti peggiori. Le previsioni sembrano realizzabili solo tramite un situazione onirica della ragione, in cui il possibile assorbe in se il reale.immagine per newsletter 500

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Civiltà di scorpioni  0

Problema cruciale nel nostro tempo in cui prevale la fenomenologia dell’apparenza e la sempre maggiore disgregazione sociale, specie dei giovani, dovrebbe essere : educare alla responsabilità.. Sembra che, una certa cultura della tolleranza non abbia tenuto conto della reale natura umana. Quando Kant afferma: “ nessuno riuscirà mai raddrizzare il legno storto dell’umanità”.  Forse aveva in mente la favola di Esopo :

Uno scorpione chiede ad una rana di lasciarlo salire sulla sua schiena e di trasportarlo sull’altra sponda di un fiume. In un primo momento la rana rifiuta, temendo di essere punta durante il tragitto. L’aracnide argomenta però in modo convincente sull’infondatezza di tale timore: se la pungesse, infatti, anche lui cadrebbe nel fiume e, non sapendo nuotare, morirebbe insieme a lei. La rana, allora, accetta e permette allo scorpione di salirle sulla schiena, ma, a metà strada, lui la punge condannando entrambi alla morte. Quando la rana chiede allo scorpione il perché del suo gesto folle, questi risponde: “Non posso farci nulla, è la mia natura!”.

Vi è una realtà dell’essere tipica dell’umanità,  Heidegger si pone il problema e  tenta  di analizzarlo. Unico effetto raggiunto è stato approdo a una riconcettualizzazione dell’intero lessico ereditato dalla tradizione filosofica da Platone Hegel. A parte la complessità del linguaggio particolare usato da  Heidegger, si deve però prendere atto che il problema che egli affronta è fondamentale.

Se anche, come sostiene Maurice –Merleau-Ponty la vita della coscienza ,vita conoscente, agisce sull’impulso intenzionale, non va trascurato il fatto che la coscienza è frutto di una serie di fattori intellettuali ed empirici,  essa agisce in base alla natura dell’accumulo di saperi ed esperienze. Dunque ci troviamo di fronte a un circolo vizioso.

Nel libro, “Principi della filosofia dell’avvenire”Ludwig Feuerbach immaginava una società che, liberata dal bisogno, si sarebbe dedicata alla cultura e all’arte. In realtà l’accresciuto benessere non  ha portato al miglioramento della qualità umana. La tecnologia ha creata una situazione in cui la fantasia diventa morfogenetica; diventa cioè una causa determinante per la forma della società.

Zygmunt Bauman ha coniato il neologismo ; “modernità liquida”.usato come titolo di un suo libro.Di certo in questa società non ha trovata cittadinanza l’auspicio espresso da Hans Jonas in “Il principio di responsabilità.

La nostra “civiltà” si comporta come lo scorpione di Esopo, Ha quasi distrutto il pianeta con l’inquinamento, quasi debellato fauna e flora, invece di tentare di risolvere i gravi problemi che l’assillano, malattie, fame, disperde le risorse in guerre e genocidi

 

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Nulla è più difficile di sapere ciò che vediamo  0

Se accettiamo come valida la metafora della cera usata da Cartesio per dimostrare la superiorità della ragione su emozione percezione,  dovremmo concludere che la maggioranza delle persone non conosce il mondo in cui vive,  ma solo la sua apparenza e superficialità. Come sostiene Maurice-Merleau-Ponty :” Niente è più difficile per sapere esattamente quello che noi vediamo, vi è un intuizione naturale una specie di cripto meccanismo che dobbiamo rompere per giungere alla compressione”.

Inoltre, quando la mia naturale percezione è  interrotta dalla consapevolezza,, vi il è procedere del pensiero. Kierkegaard  aveva affrontato lo stesso tema da una angolatura diversa in Aut-Aut quando sosteneva che il piacere annulla la consapevolezza del pensiero, in quell’attimo vi è come una perdita di coscienza. La percezione è  legata al prevalere del della sensibilità del corpo e non può coesistere con la ragione poiché, mentre la percezione nasce spontaneamente dalla emotività ed  è la reazione spontanea del corpo che attiene all’animale umano, la ragione nasce e si sviluppa attraverso ‘esercizio e gnosi.

Nei fatti si è creata una prassi, o abito mentale, in base al quale ciò che vale è solo la nostra sensazione che, come è noto, è assolutamente soggettiva e corrisponde a una  logica vissuta che non rende conto di se stessa.

E’ dubbio che l’artista abbia maggiore capacità di comprendere, e quindi rappresentare la natura umana. Infatti quando l’artista usa il corpo e lo utilizza come opera, cade di fatto in una sorta di tautologia perché capovolge il senso stesso del rapporto tra io e il mondo.

Si pensi al famoso Passo della poetica di Aristotele quando afferma: “… come anche Sofocle disse, egli rappresentava gli uomini così come dovrebbero essere, mentre Euripide li rappresentava come sono…”  , essi trasformano un atto istintivo in sentimento di amore o di odio.

 

Cervello 500

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L’Origine del romanzo.  0

In principio era il verbo. La narrazione verbale, che  ancora resiste in talune tribù primitive, era l’unica forma di comunicazione prima dell’avvento dei mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo. ..

Nel 1670  Daniele Huet vescovo d’Avanches pubblicò. “Trattato sull’origine dei romanzi” l’opera  ebbe enorme successo. Nel piccolo libro Pierre Daniel Huet affronta un problema storico e filosofo insieme. per nobilitare la fortuna ormai travolgente del romanzo, ne cerca le origini nell’antichità più lontana, nel tempo e nello spazio. risalendo poi dalla fonte che pone in Oriente la prima fioritura  del romanzo, in breve costruisce un monumento di erudizione.

I plagi nascono pressoché contemporaneamente alla bascita delle opere scritte o narrate. Lo storico Fonzio sostiene che Antonio Diogene, vissuto poco tempo dopo Alessandro il Grande,abbia scritto il romanzo di Dinia e Dercillide, imitando l’Odissea di Omero e i viaggi avventurosi di Ulisse..

Alla narrazione di Huet fa da cornice l’idea che gli esseri umani hanno bisogno di produrre consumare finzioni, illusioni,sogni il materiale fantastico confluisce nel romanzo, nell’arte, nel teatro.

Non. essendo uno storico, Huet mette nella sua opera giudizi che. rimandano all’ipotesi di una  precisa teoria del romanzo. Ovviamente, nel corso dei secoli le teorie si sono susseguite numerose e, com’è inevitabile, considerazioni e ipotesi sui romanzi hanno risvolti diversi, spesso in contraddizione tra loro.

Secondo J.J. Rousseau ..” le nazioni corrotte hanno bisogno di romanzi, come malati di medicamenti” E’ interessante notare come alle affermazioni di Rousseau ed alcune considerazioni contenute nel libro di Hue, abbiano reagito indignati molti scrittori e intellettuali. Saint Beuve mosse rilievi piccati , Faubert si affannò a negare che  i suoi romanzi contenessero i difetti che Huet addebita ai romanzi.

Nel trattato viene sottolineato come l’origine dei romanzi va cercata nella natura dell’intelletto umano inventivo, amante delle novità, delle passioni, e desideroso di apprendere di comunicare quanto ha inventato e quanto ha appreso, è questa l’inclinazione comune a tutti gli uomini di ogni tempo e luogo ma ad essa gli orientali sono più soggetti di altri popoli, lo conferma l’antica raccolta di storie con il titolo “Mille e una notte”.

 

 

 

Telemaco Signorini : “Bimba che scrive”Signorini_Bambina_che_scrive 500

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Ricorda con rabbia.  0

ll tema del ricordo e della memoria è centrale in letteratura e filosofia, esplorato come strumento di testimonianza, ricostruzione identitaria o nostalgia. Il titolo della newsletter è tratto da un opera teatrale di  John Osborne  del 1956 “Ricorda con rabbia;

L’opera teatrale tenne cartello per 18 mesi a Londra, dopo esser stata rifiutata da molti impresari, e a dispetto delle critiche stroncatorie. Il suo successo era dovuto al fatto che larghi settori di pubblico, specie giovanile e intellettuale, vi trovavano espressi, senza peli sulla lingua, i loro problemi. In quell’opera, come in quelle che seguirono, l’establishment britannico era travolto da un’ondata di ribellione violenta, globale, dissacrante.

In ben altro modo .Thomas Stearns Eliot trattò il tema del ricordo in molte sue opere, in particolare . I Quattro Quartetti un ciclo di quattro poemetti pubblicati tra il 1935 e il 1942, riuniti in volume nel 1943, considerati il testamento spirituale e poetico dell’autore. Le opere  s’intrecciano in meditazione filosofica, ricordi del tempo, misticismo e fede cristiana, insieme offrono un messaggio di speranza. 

Considerato una pietra miliare nella storia della letteratura:“Alla ricerca del tempo perduto”, nel romanzo di Marcel Proust spicca il tema della memoria e della nostalgia,il richiamo a un’epoca, a un certo ambiente aristocratico e borghese della Francia, ormai irrimediabilmente svanito, ma rivissuto nel ricordo, malinconicamente rievocato.

C’è un significativo verso dello scrittore Giovanni Arpino. “ ogni vero ricordo è cenere che brucia ancora nelle ossa”.In effetti ci portiamo dentro i ricordi della nostra vita, li rielaboriamo in rapporto all’umore di quel momento.. Freud sottolinea, infatti, che la memoria umana conserva, non una copia della realtà, quanto piuttosto l’interpretazione che di essa il soggetto ha dato, le percezioni che egli ha vissuto. La memoria spesso tracima in nostalgia.

A ogni generazione è toccato tentare di cambiare il mondo della generazione che l’ha preceduta……”eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo…..”,ma,come scriveva Eliot, siamo costretti a provare e riprovare con logori strumenti che peggiorano sempre. I giovani oggi cominciano a scoprire che  la celebrata tecnologia consente loro di estraniarsi,non di migliorarsi. Questo possiamo tentare di farlo alla vecchia maniera, cercando dentro di noi un equilibrio difficile, spesso siamo colti dalla tentazione di fuggire, allora ci poniamo la domanda che Fulvio Tomizza ha posto come titolo di un suo libro…dove tornare….

 

 

 

Univer5sità di Torino, 1958. “The Way We Were”foto di gruppo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Essere se stessi è spesso prova di coraggio.  0

Le fiabe servono principalmente a strutturare la psiche infantile, aiutando i bambini a esteriorizzare conflitti inconsci, paure e desideri attraverso simboli (lupi, fate, orchi). Esse offrono un senso di sicurezza, mostrano che le difficoltà della vita possono essere superate e stimolano l’immaginazione e l’intelligenza.

Esopo fu forse il più significativo creatore di favole, molti scrittori nell’antichità hanno rielaborato, tramandato o ampliato le sue favole.  Fedro e Aviano i più importanti, seguiti in epoca moderna da Jean de la Fontaine. Questi autori hanno ripreso i racconti del favolista greco (VI sec. a.C.), caratterizzati da animali antropomorfizzati in chiave morale.

In un epoca cinica e amorale come la nostra il richiamo alle favole ha quasi un sapore surreale, anche perchè  oggi anche le favole sono fagocitate dalla tecnologia che le rielabora in chiave di  personaggi, quasi sempre aggressivi,  appartenenti alla realtà virtuale. In questo modo, non solo si disperde il vero significato della favola, ma si trasmettono ai bambini imput negativi ed estranianti.

I più incisivi autori di favole e fiabe dell’età moderna (intesa in senso ampio, dal XVII secolo al Novecento) hanno trasformato il racconto orale in genere letterario, spaziando dalla morale classica alla narrazione fantastica per bambini.

I più conosciuti sono stati  i Fratelli Grimm (Biancaneve, Cenerentola), Hans Christian Andersen (La Sirenetta, Il brutto anatroccolo) e Charles Perrault (Cappuccetto Rosso, Cenerentola). Altri autori fondamentali sono Giambattista Basile, Aleksandr Afanas’ev e, per l’Italia, Italo Calvino e Gianni Rodari, noti per la riscoperta del folklore e la creazione di fiabe moderne.

La letteratura russa dell’età moderna (iniziata convenzionalmente col XIX secolo) ha visto una straordinaria fioritura di favole e fiabe, trasformando il folclore orale in alta letteratura poetica.

Alcuni dei più significativi autori russi di favole e fiabe dell’età moderna (XIX-XX secolo) sono stati,Aleksandr Sergeevič Puškin (1799–1837): Considerato il padre della letteratura russa moderna, Puškin ha elevato la fiaba popolare russa a opera d’arte poetica. Le sue fiabe in versi sono icone della cultura russa, tra cui La fiaba dello zar SaltanLa fiaba del pescatore e del pesciolino e La fiaba del galletto d’oro.Ivan Andreevič Krylov (1769–1844): considerato Il più grande favolista russo, spesso paragonato a La Fontaine. Le sue favole in versi, caratterizzate da satira tagliente e personaggi animali, criticano i vizi della società russa del XIX secolo, come in Il lupo e l’agnello o Il quartetto.

Un posto di rilievo spetta anche a Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev (1826–1871)Iovič Eršov (18151869): Noto quasi esclusivamente per il suo capolavoro, Il cavallino gobbo.

Altri importanti autori hanno allietato l’infanzia dei bambini russi forse  più ingenui dei bambini occidentali  ai quali benessere e degrado sociale hanno deturpata l’infanzia.

Natale in Russia 500

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La magia della parola.  0

La glottologia è una scienza di grande fascino. Tentare di capire, o più probabilmente solo  immaginare, il meraviglioso percorso che, come una magia, ha trasformato il grugnito inarticolato dei primi nostri antenati, in parole in grado di descrivere ciò che esiste e ciò che immaginiamo articolando il suono che producono le nostre corde vocali in significati e poesia.

Lo studio scientifico e storico delle lingue, focalizzato sulla loro evoluzione diacronica, comparazione e relazioni genealogiche, spesso sinonimo di linguistica storica. In Italia il termine persiste nell’ambito accademico per indicare l’analisi del mutamento linguistico, con particolare attenzione alle lingue indoeuropee e ai metodi di ricostruzione.

Il termine è stato coniato da Graziadio Isaia Ascoli nel XIX secolo, segnando l’inizio dello studio accademico delle lingue in Italia, che si concentra sul metodo storico comparativo l’etimologia, il mutamento fonologico, morfologico e sintattico.

Noam Chomsky ha ipotizzato una spontaneità del linguaggio con la sua teoria della grammatica generativa. Egli sostiene che l’uso del linguaggio, per il pensiero interno, funziona  come collante

cognitivo che lega insieme altri sistemi cognitivi deputati alla percezione e  elaborazione dell’informazione.

Solo l’essere umano possiede lo strano oggetto biologico chiamato linguaggio, nessun altra specie animale, compresi i primati non umani, visto che uno scimpanze non sfiora neppure la capacità

sintetiche di un bambino di 3 anni.

Anche il linguaggio fa da spia alla degenerazione della civiltà. I dizionari registrano termini improbabili e   il linguaggio quotidiano, film e tv, sono intrisi di riferimenti escrementizi e genitali. La letteratura, un tempo ricca di riferimenti storici e culturali, oggi in gran parte declina nell’intimismo, quando non in pornografia.

coltivare la parola- 500

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C’era una volta l’Europa…..  0

Per chi ha trascorso una vita a coltivare la passione dell’Arte è forte la tentazione, vista la situazione odierna, di porsi una domanda retorica: ha  ancora senso l’arte oggi?  La risposta potrebbe essere un secco: no. per chiudere un discorso anch’esso inutile. La resa, perché di questo si tratterebbe, sarebbe un errore, significherebbe abbandonare l’arte ai suoi detrattori.

L’arte, nel contesto dei rapporti sociali prevalenti, svolge il ruolo potenzialmente politico ma, contrariamente alla concezione estetica corrente, il potenziale politico dell’arte consiste nell’arte stessa, nella forma estetica in quanto tale, per cui annullando la forma, che è il suo linguaggio, l’arte sarebbe muta, costretta ad affidarsi solo alla critica  che spesso, nell’interpretarla, inquina significati e travisa il senso.

Si può dire che l’arte è rivoluzionaria in più, sensi. In senso stretto quando rappresenta un mutamento radicale di tecnica e di stile frutto di una genuina avanguardia. O quando  anticipa e riflette mutamenti sostanziali della società in genere.  Così fu per l’espressionismo e surrealismo che anticiparono la distruttività del capitalismo monopolistico e l’emergere di nuove possibilità di trasformazione radicale.  Se ciò non avviene, la definizione tecnica di arte rivoluzionaria, non dice nulla circa la incisività  di un opera, la sua autenticità e verità.

Qualsiasi opera d’arte autentica è  rivoluzionaria, nel senso che contribuisce a modificare del modo di sentire ed è contrasto allo stato quo. Questo vale per il dramma classico come il teatro di Bertod Breck, per “Affinitiva elettive” di Ghoethe,  “Anni da cani” Gunter Grass, per William Blake come per Artur Rimbaud.

Molta acqua era già  passata sotto i ponti delle città europee quando sono arrivati gli americani con tutta la potenza della loro comunicazione, delle loro armi, del loro denaro, hanno imposto la loro arte di consumo affidandosi anche a filosofi , come Arthur C. Danto e  George Dickie. Danto ha dichiarato il suo disprezzo per la metafisica, in realtà disprezzava l’Europa che lo colmava di onori ( il 2 ottobre 2007 l’Università diTorino gli conferì la laurea honoris causa)

E’ vero che anche l’Europa ha contribuito, con Duchamp e le avanguardie, alla dissoluzione della epistemologia dell’arte, ma conservava una traccia di pensiero ermeneutico dell’ontologia dell’arte. L’esibizione di un barattolo di conserva non comunica nulla, tanto meno della vita dell’operaio che l’ha prodotto, né di quella del consumatore, è solo esaltazione del consumo privo di pensiero.

La rinuncia alla forma estetica non colma il dislivello tra arte e vita, ma annulla la differenza tra sostanza e apparenza,   cancella ciò che conferisce valore all’arte.

La resa dell’Europa alla potenza economica e violenza comunicativa degli Stati Uniti, è stata una vera tragedia storica che, gradatamente, ha portato all’insignificanza, anche politica, dell’Europa contemporanea.per newslettere

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Critica pleonastica.  0

Se esaminiamo il gran numero di libri e testi sul tema dell’arte pubblicati negli ultimi 80 anni, periodo durante il quale la fenomenologia dell’arte, vale a dire la disciplina che studia come l’arte si manifesta alla coscienza e come essa costruisce il senso del contesto socio-culturale, ci rendiamo conte del pleonasmo della critica.

L’approccio basato sull’esperienza diretta (“alle cose stesse”), analizza il rapporto tra artista, opera e spettatore, spesso mettendo tra parentesi i giudizi preconcetti per coglierne l’essenza. La fenomenologia dell’arte, radicata nella filosofia di Husserl, dovrebbe diventare  strumento per capire il significato profondo e l’impatto delle produzioni artistiche nel mondo reale. Ma è davvero così?

A partire dal 1960 c.a. l’arte è sempre più diventata evento di massa, spettacolo, ricupero di settori diversi, fumetto, moda, gastronomia. Tuttavia gran parte di ciò che è stato scritto è stato smentito dalla prassi attuata dagli artisti. Anche le ipotesi più estreme dei critici sono state superate. La provocazione di Damien Hirst,che il 26 novembre 2020, collocò in una galleria d’arte uno squalo tigre, lungo più di 4 metri, contenuto in un enorme vasca con  formaldeide dal peso complessivo di oltre due tonnellate.

Il 7 febbraio 2021 Andrea Serrano presenta in mostra Cristo crocifisso immerso nell’urina.

Alla Biennale dell’arte di Venezia del 2012 Joana Vasconcelos, espose un lampadario realizzato con tampax.

Fino a che punto può arrivare l’arbitrio  soggettivo nella creazione artistica ?

Intelletto e ragione dovrebbero saper fare corretto uso della fantasia e arrivare a realizzare opere che non ignorano e non disprezzano,l’epistemologia, e tengono a bada la soggettività deviante.

La critica ha elaborato teorie prolisse sulla soggettività, supponendo che la deduzione artistica obblighi a sviscerare fenomeni soprattutto quando manifestano disprezzo verso la sensibilità collettiva, che, purtroppo, troppo rapidamente si adegua.

 

La sensibilità, dovrebbe essere intesa come intuizione ricettiva, perchè ha sempre avuto una funzione centrale nella produzione artistica, conosceva e sapeva usare la fantasia per realizzare forme significanti.

 

La Critica non si è mai preoccupata di indagare davvero la posizione gnoseologica dell’arte limitandosi a considerare l’aspetto sociale ed estemporaneo, in breve attua una lettura dell’arte attraverso il primato della visibilità, cioè privilegia la facoltà sensibile e quasi ignora l’aspetto razionale. che pure è importante nella lettura dell’arte. Avvoltoio

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