Archives for : ottobre 2025

Sensibilità e conoscenza.  0

La critica, per superare la difficoltà di una comprensione reale, ricorre a  spiegazioni casuali e fa ricorso a spiegazioni di carattere biografico e a supposte ragioni  intenzionali che però non servono a valorizzare l’opera, solo l’autore.

 

La tendenza a spiegare in maniera naturalistica l’intenzionalità dell’operare quella peculiarità per la quale il vissuto dell’artista si riverberebbe nell’opera, dando ad essa un significato,in un intreccio di associazioni di sentimenti. e intuizioni.

 

L’’intuizione estetica che confluisce  nell’intenzionalità, non ha alcun rapporto con gli aspetti ontologici, un’opera deve accogliere il valore della bellezza e in questo modo rapportarsi con l’intenzionalità creativa. Questo sentire deve essere supportato da conoscenza e sensibilità.

 

Secondo Shaftesbury l’’opera d’arte, In quanto cosa, è un valore morale e precisamente riguardo al fatto che essa incorpora in sé qualcosa di bello il bello stesso Tuttavia la costruzione spirituale di senso eventualmente è un puro fitum la cui esistenza in generale è non è in questione, come la bella natura è data come realtà. ma nella valutazione della bellezza questo non conta, essa non muterebbe se la conoscenza si rivelasse illusione

 

Mentre nella scienza il modo fenomenologico delle espressioni fisiche,dei caratteri,dei testi e così via, ha solo la funzione di indicare il senso teoretico come un altro da sé di esprimerlo simbolicamente, nell’arte i modi fenomenici della corporeità dell’opera appartengono alla forma estetica di senso. Tuttavia l’oggettualità ideale si concretizza mediante la produzione. si differenzia in quanto contenuto spirituale ideale del corpo fisico in cui si compie la realizzazione. Nel  complesso contrasto tra sensibilità e ragione in cui da un lato la sensibilità,la sensazione, l’istinto dall’altro lato la ragione.

 

Ogni opera d’arte è autenticamente, secondo il suo senso, un valore ideale, sebbene si manifesti empiricamente e abbia per così dire il suo corpo reale empirico con cui  appare senza il quale non potrebbe dar forma all’idea. Tuttavia un’idea di valore. appunto l’oggetto estetico, e non quello empirico che vale per tutte le opere d’arte, precisamente per le buone come per le cattive, le une sono oggetti ideali del valore positivo le altre del valore negativo

 

 

Lucian Freud nel suo studio.Artisti Freud4

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Motivazione e forma.  0

Spiegare i fatti significa mostrare in base a chiarimenti del loro autentico contenuto, quindi, in base a un’analisi, l’esibizione del loro senso, i motivi che hanno radice nella soggettività, singola o sociale, da cui scaturisce il particolare conferimento di senso,.nel caso di un’opera artistica mostrare qual’ è il  senso espresso dalla forma estetica. .

Retrocedendo ulteriormente potremmo provare a  immaginare da quali intenzioni ideali era guidato il soggetto creatore, quindi tentare di capire quali valutazioni ha compiuto per essere indotto alla scelta di realizzazione quella specifica opera, le sue valutazioni determinate anche dalla osservazione di opere di artisti contemporanei,quali mezzi aveva a disposizione, come li ha valutati,in che misura nel complesso delle sue azioni pianificate è stato motivato da varie contingenze  che lo hanno condotto alla realizzazione dell’opera nella sua forma definitiva.

Da rilevare un dato che in altri tempi avrebbe allarmato, cioè la totale assenza di spiritualità nell’arte di oggi, fatte salve rare  eccezioni. Non vi è dubbio che, oltre a ripudiare ogni riferimento spirituale, non vi è coerenza, gli artisti sembrano procedere per metabasi, spinti da una marcata interiezione e una casualità eristica.

Consideriamo il linguaggio, dal quale sono state espulse parole come ; spirituale, virtù, dovere. E’inimmaginabile infatti associare tali parole all’arte dei nostri giorni.

Se provo a  mettermi nei panni dell’artista per comprenderne le motivazioni, lo scopo e il senso che lui  intese attribuire al suo lavoro, ciò che lui aveva in mente così passo dopo passo tentare di comprendere  perché è il come egli ha creato l’opera. E dato ad essa un determinano significato.

Il procedimento sopra  descritto, in definitiva il più delle volte porta a formarsi a una semplice opinione,in realtà l’artista potrebbe aver fatto sua  l’affermazione di Wittgenstein secondo cui a un certo punto l’artista di arresta a un “va bene così”, oppure subentra una logica immaginaria, un ripiego spontaneo che porta a teorizzazioni creative, aspetto positivo dell’arte.

Nikolaj Aleksandrovic Vasil’ev.nel 1912 pubblicò un libro dal titolo: “Logica immaginaria” che suscitò vari dibattiti suscitati dalla contraddizione tra logica e immaginazione.

Purtroppo l’arte oggi non cerca teorizzazioni, non sente il bisogno, per così dire, di giustificare se stessa, gli basta il mercato.

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Ci è difficile affidare alla ragione le scelte della nostra vita.  0

L’ideale di una vita in cui ogni presa di posizione sia completamente giustificata e spiegata sulla base delle intuizione razionale è un’utopia forse irrealizzabile.

Ogni essere umano è chiamato a decidere autonomamente la propria vita, ciò comporta dover compiere una quantità di scelte e prendere decisioni. Quale è l’impulso, il livello di consapevolezza, che determina le scelte?

Se ci spingiamo oltre il limite della nostra preferenza soggettiva, andiamo oltre l’indicazione dei nostri più profondi desideri, dovremmo chiederci quali decisioni corrispondano  effettivamente ai nostri interessi, o siano per qualche ragione comunque positive.

Hobbes ha ricondotto all’egoismo il presunto altruismo degli esseri umani. Max Stirner, spesso citato da Nietzsche, nel libro “L’Unico e la sua proprietà”,esalta il più assoluto solipsismo.

In realtà ogni decisione ispirata all’egoismo comporta spesso lo sfruttamento di altri e non di rado confluisce nel soggettivismo edonistico. La convinzione dell’edonista è che il piacere sia l’unico valore possibile, e sufficiente a giustificare le decisioni.

Bernard  Mandeville scrisse “La favola delle api” in cui esalta i visi privati e la pubbliche virtù, quasi vi fossero mondi paralleli che non comportano contaminazione.

L’edonismo non si appella alla ragione, ma alla natura psicofisica di ciascuno e, detto apertis verbis,  ci riporta allo stadio primitivo, animale che mette al centro bisogni e desideri del corpo, cosa ben evidente in questo nostro tempo.

Etica e morale vengono spesso usati in modo equivalente, in realtà l’etica è un orientamento  di scopo, ad esempio, la deontologia professionale attiene all’etica, così la decisione nella scelta del soggetto compiuta dall’artista è suggerito da principi etici, ovvero dall’assenza di questi.

“Aut-aut”, la scelta per antonomasia, è l’opera filosofica principale di Søren Kierkegaard, pubblicata nel 1843 con il titolo originale danese “Enten-Eller”. Il titolo latino, che significa “o o” con un’opposizione inconciliabile, riflette la struttura dell’opera e il suo tema centrale: l’alternativa radicale tra la vita estetica e la vita etica. L’opera esplora questi due stadi dell’esistenza attraverso due “plichi” di scritti: il primo descrive la vita del seduttore esteta (Don Giovanni), mentre il secondo è la difesa della vita etica, rappresentata dalla figura di un giudice (Bilien).

La trasposizione su base estetica del problema della scelta, attuata da Kierkegaard,  mette a fuoco il nocciolo del problema, l’incapacità, o rifiuto, di affidare alla ragione le scelte della nostra vita.

 

Tirolo dell’opera :

Decisione molto problematica.

 

 

 

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Cosa resta della coscienza pensante.  0

Pur ammettendo potesse esserci un margine di ipocrisia nelle prese di posizioni politiche di artisti del passato,di fronte alle opere di Braque,Chagall,Picasso,Rouault,Henry Rousseau, Klee, bisogna riconoscere che, fatte salve tutte le loro differenze, comunicano tutte la sensazione di trovarci in un altro mondo, in un sopramondo che, per quanto spesso esibisca della realtà consueta, rappresenta  comunque una sorta di trascendenza del reale, è arte che tenta di commuovere.

 

Forse mai in passato vi è stata una società conflittuale come oggi, a partire dalla aggressività, se non contrapposizione tra generi, vi sono guerre in varie parti del pianeta, le città sono devastate da proteste di massa, esasperate per essere esautorante da una democrazia nominale,non è più l’ideologia a muovere le proteste, ma ragioni pratiche di contrapposizione al potere decidente. Goethe sosteneva che il potere è sempre amorale, tuttavia di certo non è la moralità a far confluire le masse verso un sempre più evidente oclocrazia le cui motivazioni non sempre sono condivisibili.

 

Fa quasi tenerezza leggere le motivazioni delle proteste degli Artisti degli anni ’60-’70. Dopo 60 anni dalla pubblicazione della Storia Sociale dell’Arte di Arnold Hauser, se fosse aggiornata oggi, ci troveremmo a constatare il fallimento totale delle idee propugniate con entusiasmo e passione dagli artisti di allora che sostenevano il valore politico dell’arte. E’ incolmabile la distanza tra le ottimistiche prese di posizione di quella stagione, la deriva culturale e politica dell’arte d’oggi, si registra una quasi totale indifferenza degli artisti di fronte alle tragedie contemporanee, si limitano a produrre opere che rappresentano dettagli oggettuali.

 

Il confronto tra ciò che resta della coscienza pensante e il mondo della politica della cultura finisce per tradursi in soggettivismo Intimistico di una vacuità francamente deprimente. Alla situazione  allarmante di oggi l’arte, risponde assegnando status artistico a vestiti, fumetti automobili,e finanche a prodotti gastronomici. In assenza di anima prevale la gastronomia
La realtà non è posta al vaglio della ragione, ma l’’arte è affidata a entità creative estemporanee, la propria verità è considerata una certezza immediata che non necessità di verifiche e conferme, e attribuisce a se stessa una autorevolezza ingiustificata. La sua propria singolarità, il contenuto dell’attività, la forma di tale attività si realizza a prescindere dal sapere che la motiva, è movimento puro, supplisce il sapere un narcisismo esibizionistico, nell’apodittica convinzione che la propria  creatività giustifichi se stessa e possa ignorare l’infinita molteplicità del reale.

Koen Vanmechelen Biennale di Venezia, 2013

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