ll tema del ricordo e della memoria è centrale in letteratura e filosofia, esplorato come strumento di testimonianza, ricostruzione identitaria o nostalgia. Il titolo della newsletter è tratto da un opera teatrale di John Osborne del 1956 “Ricorda con rabbia;
L’opera teatrale tenne cartello per 18 mesi a Londra, dopo esser stata rifiutata da molti impresari, e a dispetto delle critiche stroncatorie. Il suo successo era dovuto al fatto che larghi settori di pubblico, specie giovanile e intellettuale, vi trovavano espressi, senza peli sulla lingua, i loro problemi. In quell’opera, come in quelle che seguirono, l’establishment britannico era travolto da un’ondata di ribellione violenta, globale, dissacrante.
In ben altro modo .Thomas Stearns Eliot trattò il tema del ricordo in molte sue opere, in particolare . I Quattro Quartetti un ciclo di quattro poemetti pubblicati tra il 1935 e il 1942, riuniti in volume nel 1943, considerati il testamento spirituale e poetico dell’autore. Le opere s’intrecciano in meditazione filosofica, ricordi del tempo, misticismo e fede cristiana, insieme offrono un messaggio di speranza.
Considerato una pietra miliare nella storia della letteratura:“Alla ricerca del tempo perduto”, nel romanzo di Marcel Proust spicca il tema della memoria e della nostalgia,il richiamo a un’epoca, a un certo ambiente aristocratico e borghese della Francia, ormai irrimediabilmente svanito, ma rivissuto nel ricordo, malinconicamente rievocato.
C’è un significativo verso dello scrittore Giovanni Arpino. “ ogni vero ricordo è cenere che brucia ancora nelle ossa”.In effetti ci portiamo dentro i ricordi della nostra vita, li rielaboriamo in rapporto all’umore di quel momento.. Freud sottolinea, infatti, che la memoria umana conserva, non una copia della realtà, quanto piuttosto l’interpretazione che di essa il soggetto ha dato, le percezioni che egli ha vissuto. La memoria spesso tracima in nostalgia.
A ogni generazione è toccato tentare di cambiare il mondo della generazione che l’ha preceduta……”eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo…..”,ma,come scriveva Eliot, siamo costretti a provare e riprovare con logori strumenti che peggiorano sempre. I giovani oggi cominciano a scoprire che la celebrata tecnologia consente loro di estraniarsi,non di migliorarsi. Questo possiamo tentare di farlo alla vecchia maniera, cercando dentro di noi un equilibrio difficile, spesso siamo colti dalla tentazione di fuggire, allora ci poniamo la domanda che Fulvio Tomizza ha posto come titolo di un suo libro…dove tornare….
Univer5sità di Torino, 1958. “The Way We Were”
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