Se esaminiamo il gran numero di libri e testi sul tema dell’arte pubblicati negli ultimi 80 anni, periodo durante il quale la fenomenologia dell’arte, vale a dire la disciplina che studia come l’arte si manifesta alla coscienza e come essa costruisce il senso del contesto socio-culturale, ci rendiamo conte del pleonasmo della critica.
L’approccio basato sull’esperienza diretta (“alle cose stesse”), analizza il rapporto tra artista, opera e spettatore, spesso mettendo tra parentesi i giudizi preconcetti per coglierne l’essenza. La fenomenologia dell’arte, radicata nella filosofia di Husserl, dovrebbe diventare strumento per capire il significato profondo e l’impatto delle produzioni artistiche nel mondo reale. Ma è davvero così?
A partire dal 1960 c.a. l’arte è sempre più diventata evento di massa, spettacolo, ricupero di settori diversi, fumetto, moda, gastronomia. Tuttavia gran parte di ciò che è stato scritto è stato smentito dalla prassi attuata dagli artisti. Anche le ipotesi più estreme dei critici sono state superate. La provocazione di Damien Hirst,che il 26 novembre 2020, collocò in una galleria d’arte uno squalo tigre, lungo più di 4 metri, contenuto in un enorme vasca con formaldeide dal peso complessivo di oltre due tonnellate.
Il 7 febbraio 2021 Andrea Serrano presenta in mostra Cristo crocifisso immerso nell’urina.
Alla Biennale dell’arte di Venezia del 2012 Joana Vasconcelos, espose un lampadario realizzato con tampax.
Fino a che punto può arrivare l’arbitrio soggettivo nella creazione artistica ?
Intelletto e ragione dovrebbero saper fare corretto uso della fantasia e arrivare a realizzare opere che non ignorano e non disprezzano,l’epistemologia, e tengono a bada la soggettività deviante.
La critica ha elaborato teorie prolisse sulla soggettività, supponendo che la deduzione artistica obblighi a sviscerare fenomeni soprattutto quando manifestano disprezzo verso la sensibilità collettiva, che, purtroppo, troppo rapidamente si adegua.
La sensibilità, dovrebbe essere intesa come intuizione ricettiva, perchè ha sempre avuto una funzione centrale nella produzione artistica, conosceva e sapeva usare la fantasia per realizzare forme significanti.
La Critica non si è mai preoccupata di indagare davvero la posizione gnoseologica dell’arte limitandosi a considerare l’aspetto sociale ed estemporaneo, in breve attua una lettura dell’arte attraverso il primato della visibilità, cioè privilegia la facoltà sensibile e quasi ignora l’aspetto razionale. che pure è importante nella lettura dell’arte. 







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