Quando nel 1835, Hegel scrisse “Lezioni di Estetica” e formulò il concetto di Morte dell’Arte, intendeva riferirsi soprattutto alla crescente discrasia tra arte e società industriale che allora si stava sviluppando
Oggi è diffusa la “cultura” alla cui base c’è un equivoco tra conoscere e capire. I condizionamenti a cui sono sottoposte le masse sono talmente diffusi e profondi da non essere più percepiti.
L’alternativa bersoniana tra memorizzazione e conoscenza non ha alcuna immagine verbale del loro persistere, assomiglia piuttosto a un imago freudiana, la quale è molto meno la rappresentazione di una percezione trascorsa, che un essenza emozionale molto precisa e generale staccata dalle sue origini empiriche.
Se supponiamo che il sistema di percezione abbia come premessa una predisposizione e una particolare sensibilità che ne favorisce la ricezione, dovremmo comunque essere consapevoli che ci troviamo pervasi da una cultura basata su superficialità e apparenza.
Per questo abbiamo difficoltà ad accedere a un testo filosofico, il quale, prima ancora di essere compreso nel suo significato , rivela un certo stile ,un primo approccio che permette di entrare, per così dire, nel suo orientamento, la struttura del linguaggio con il quale il filosofo espone il suo pensiero, ne profila il senso. Solo allora è possibile cominciare a comprendere il contenuto, che si introduce nel modo di esistere del pensiero.
A queste riflessioni è legata la considerazione sul rapporto tra conoscenza e memoria. Il pensiero tradizionale è essenzialmente arretrato rispetto alla realtà, dovremmo domandarci se l’abituale ritardo del sapere è dovuta al sistema dell’istruzione, a limiti intellettivi, oppure alla pesanti forme di suggestione che condizionano la mente delle masse.
Esiste un’intelligenza prognostica che gradatamente sostituisce la mente umana. Finora per gran parte dell’apprendimento umano vigeva la legge secondo cui solo sbagliando si impara. L’intelligenza prognostica ci dovrebbe aiutare a imparare prima di sbagliare, una novità questa. nella storia della didattica, un modo per addentrarci nella logica dei processi di apprendimento. E’però necessario una critica della ragione profetica, che per lo più si affida ad allarmismi di varia natura.
Una critica dei processi attuale di previsione è stata presentata da Jean Pierre Dupuy il quale sostiene che è possibile solo agli apocalittici praticare una ragionevole politica per il futuro, poiché hanno sufficiente coraggio per considerare come possibilità reali anche gli esiti peggiori. Le previsioni sembrano realizzabili solo tramite un situazione onirica della ragione, in cui il possibile assorbe in se il reale.







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