Post by Category : opinioni

Siamo davvero animali intelligenti?  0

La filosofia di Schopenhauer è davvero ricca di contraddizioni per esporre le quali  dovrei scrivere un trattato. Mi limiterò  a brevi considerazioni concentrandomi sul nucleo centrale del pensiero del filosofo. Schopenhauer nel suo libro più importante, “Il mondo come volontà e rappresentazione”, considera la volontà l’essenza stessa della natura umana, animale, vegetale. In pratica assegna alla volontà la funzione che circa un secolo dopo Henri Bergson assegna a èlan vital, l’impulso creativo che muove l’evoluzione. Schopenhauer arriva a sostenere che la volontà è eterna. Siccome la volontà guidata dalla ragione è prerogativa umana, mentre la volontà intesa come della natura alla base dello sviluppo ed evoluzione naturale è legata a fattori climatici, ne deriva che, assumendo che, per ragioni ambientali, come è successo su Marte, la vita si estingua, si estinguerebbe anche la vita umana,quindi  la volontà cesserebbe di esistere, ergo non è eterna. Ma non è la sola argomentazione apodittica di Schopenhauer. La scienza che  affronta il tema dell’evoluzione dell’universo ci dice che i pianeti sono soggetti a radicali cambiamenti dovuti alle graduali evoluzioni del sistema planetario. Ci dice anche che noi conosciamo solo il 5% dell’Universo, tutto il resto è materia oscura. Di fronte a questa evidenza scientifica l’antropocentrismo di Schopenhauer sfiora il ridicolo, a maggior ragione la sua tesi secondo cui la volontà è eterna, a parte la difficoltà di definire il concetto di eternità. Va pur detto che, nella nostra ansia antropocentrica siamo arrivati a creare un dio al quale abbiamo dato le nostre sembianze. Questo sembra indicare che l’intelligente pazzia dell’uomo non ha limiti. Bisogna riconoscere che è molto più umilmente intelligente la poesia. Shakespeare mette in bocca ad Amleto la famosa frase: “ Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio,di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia”.  Schopenhauer avrà letto Amleto? L’arte, specie l’arte plastica, vista in un’ottica planetaria  è ben poca cosa, anche in questo caso si spreca l’enfasi di autoesaltazione. Si costruisce un altare di parole in cima al quale poniamo tutto ciò che è umano. Arriviamo a considerare  arte anche il nostro sterco, nobilitato con artifizi retorici. In realtà il nostro agire è spesso un fischiare nel buio per tenere a bada la paura di vederci per quello che realmente siamo: animali intelligenti ma dissoluti.           Museo lombroso- 500

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Civiltà alla deriva.  0

Ogni pensiero, ogni azione degli esseri umani subisce l’impossibilità di prescindere da noi stessi. Siamo afflitti da un totalizzante antropocentrismo. Osserviamo i film di fantascienza, ipotizzano realtà soprannaturali fantasiose ma, quando si tratta di dar forma all’immaginazione, ricadono all’interno di forme consuete più o meno variate.

Questa ansia antropocentrica si manifesta in ogni ambito del nostro agire e rappresentare.

Molti filosofi hanno affrontato il tema dell’arte con maggiore o minore enfasi,  hanno parlato non dell’arte, ma di ciò che loro pensavano dell’arte, fino ad arrivare ai truismi della filosofia dell’arte di Arthur C. Danto e George Dickie veri manipolatori dell’ermeneutica dell’arte.

Difficile stabilire quanto la critica e filosofia hanno contribuito a modificare l’orientamento degli Artisti   chiamati a confrontarsi con i giganti del passato e affrontare le sfide dell’era della riproducibilità dell’opera d’arte, oltre alle suggestioni della realtà virtuale.

La difficoltà di protrarre il combattimento per una reale immagine artistica, ha indotto molti artisti a gettare la spugna, hanno usato la tecnica come alibi.

Dalla poetica di Aristotele, al disincanto di Platone, l’espressione artistica è stata sempre un momento di disintossicazione dalla realtà.

Anche le forme più astratte, musica e poesia, non legate ai vincoli della forma, hanno comunque subito le conseguenze dello scivolamento verso una materialità soggettivante, in questo caso è stata la libertà a servire da alibi. È pur vero che vi è una certa inevitabilità nello scivolamento verso un soggettivismo. Come recita un proverbio indiano: “Anche un granello di riso getta la sua ombra”.  Secondo Cassirer l’essere umano è un animale simbolico. Questa affermazione, se pur vera, non è  che una tautologia. Siamo simboli di noi stessi, creiamo simboli rassicuranti o inquietanti ma sempre nel solco dell’antropocentrismo.

Ci sentiamo pienamente soddisfatti dalle impressioni che ricaviamo da un’opera d’arte, spesso deviati dalla mancanza di senso critico che ci induce ad accettare ciò che il pensiero corrente impone. Opere costituite da meri concetti che offrono l’estro alla critica di ricami verbali privi di costrutto.

Sul tema dell’intima essenza dell’arte sono stati scritti innumerevoli testi, senza, non  dico risolvere, ma almeno chiarire il problema. Si sprecano le enunciazioni retoriche la cui silloge occuperebbe molti volumi. “L’arte si manifesta dove la scienza si arresta”. “ L’arte rappresenta l’universo della sensibilità umana” “ Ogni opera d’arte autentica riesce a dare risposta a cos’è la vita”.

A questa verbosa retorica hanno a loro modo risposto le avanguardie, che a colpi di fantasiosi concetti hanno demolito la stessa idea dell’arte come ci era stata tramandata nei millenni. Tuttavia non ci arrendiamo e continuiamo a riesumare forme e concetti che riflettono il vuoto di una civiltà destinata ad implodere nell’immenso vuoto interiore delle coscienze che l’estetica non sa più lenire.

Boldrini

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Il pregiudizio della libertà  0

Il libero arbitrio continua ad essere una delle questioni più dibattute della filosofia, anche se già nel 1439 Lorenzo Valla consigliava di non perdere tempo con simile argomento. Vogliamo essere liberi e indipendenti, ma siamo succubi del giudizio degli altri. Ci crediamo liberi e disincantati ma in realtà seguiamo una serie di preconcetti e soprattutto qualsiasi cosa appaghi i nostri desideri. Questo comportamento è definito “libero”. Quando vedo masse affollare piazza San Pietro, mi chiedo quanti di loro conoscono e osservano i 10 comandamenti, qual è la convinzione che li muove? A rendere ancora più nebuloso il concetto di libertà, è l’affiancamento dell’idea di tolleranza. Tolleranza è termine nato durante l’assolutismo regio, allora aveva un senso. Se oggi siamo liberi di fare ciò che ci piace non abbiamo bisogno della tolleranza degli altri, a meno che si scriva tolleranza e si legga adesione, ovvero accettazione di situazioni poco adamantine. In  “Esperienza privata e dati di senso” Wittgenstein definiva l’approssimazione concettuale: “va bene così” Il momento in cui si abbandona il ragionamento e si accetta il dato comune, o limite. Sono stati scritti innumerevoli libri sulla teoria della mente e la capacità di assumere consapevolmente le nostre decisioni, quasi sempre immaginando ciò che non è. Sull’attentato dell’11 settembre a New York si sono consumati fiumi di parole, libri, immagini, riti. I morti furono poco più di 3000. Nessuna commemorazione, nessun ricordo, nessun rito sulle migliaia e migliaia di vittime innocenti conseguenza della guerra di aggressione all’Iraq scatenata da Bush usando a pretesto delle menzogne. Siamo rimasti a quando Locke, Berkeley Hume, discettavano di morale e ragione mentre le truppe inglesi massacravano e sottomettevano indigeni in ogni lembo del pianeta. Le femministe occidentali accusano la religione islamica di essere sessista. Esiste manifestazione di sessismo maggiore, se pure non di genere,nella richiesta di libertà sessuale senza regole? Il problema della consapevolezza, o della ragion sufficiente, è accantonato in favore di teorie che piuttosto di spiegare giustificano. Se noi ci soffermassimo sull’essenza delle cose, sul perchè delle nostre azioni, ci accorgeremmo, forse, che la quasi totalità dei miti contemporanei sono basati sul nulla, sull’esasperazione del solipsismo rubricato sotto la voce “diritti individuali”. L’eroina del film “The Red Shoes” indecisa se dedicarsi alla danza o vivere, decide di suicidarsi, compie un atto razionale? Gli esperimenti dei neuroscienziati confermano che solo nel 26% dei casi siamo consapevoli delle nostre scelte. Nei meccanismi mentali s’insinuano induzioni estranee che noi immaginiamo libere. E’ il coacervo di queste contraddizioni che producono la democrazia malata nella quale viviamo. Se una minima parte delle persone che acclamano il Papa in realtà non osserva i precetti religiosi, è molto più probabile che un numero maggiore di persone segua gli stili di vita dei cantanti rock, notoriamente bisex e dediti agli stupefacenti, la secondo scelta è più comoda.

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Arte e politica  1

Cosa pensate dei candidati che si contendono il vostro voto? Pensate che possa essere disdicevole esprimere pubblicamente un vostro parere sopratutto se non siete militanti di una parte politica? Sapere cosa pensano gli artisti è utile per capire l’orientamento culturale dell’Italia.

Frida Kahlo Olio su tela

olio su tela data e oggetto sul Portale

olio su tela data e oggetto sul Portale

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Gusti e disgusti.  1

cartier bresson51Si da per scontato che le scelte,  il gusto, siano frutto di libero e consapevole arbitrio. In realtà siamo soggetti all’induzione dei media che trovano fertile terreno nello spirito gregario delle masse. I riflessi condizionati approfonditi dagli studi di  Pavlov, la campanella è stata sostituita dalla TV. Secondo un sistema di segnali pavloviano il carattere più ampio e comprensivo e la funzione di rappresentare l’essenza, rispetto ai riflessi condizionati abituali, raramente si avvale di una precisa funzionalità logico concettuale. Le connessioni logico funzionali non sono sottoposte al vaglio della ragione, o anche solo a considerazione di ordine pratico sul rapporto azione – effetto.  La scolarizzazione è  la foglia di fico dietro cui si cela una abissale ignoranza. che si manifesta in comportamenti, gusti, abbigliamento, utilizzo del tempo libero. E’ soprattutto nel linguaggio. E’abbastanza ridicola la diatriba sul conciso linguaggio dei msm, visto che il linguaggio parlato abitualmente è fitto di espressioni scurrili, richiami escatologici e genitali. Tra il cosiddetto linguaggio colto e il linguaggio corrente, inclusa larga parte della letteratura di consumo, vi è una sorta di incomunicabilità, una dicotomia nella quale il linguaggio scurrile prevale di gran lunga, è abituale per i “letterati”, tv, cinema, teatro. Anche il consumismo è esaltato dai filosofi che  con linguaggio paludato ne intessono elegie. In realtà neppure il consumismo è frutto di libera scelta. Soprattutto, è bene ripeterlo, è quanto di più contrario a un concetto di uguaglianza. Anche il tema del valore delle cose è direttamente in rapporto con il gusto. Esempio emblematico l’ arte contemporanea.

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