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Arte e illusione.  0

Perché il mito, il sogno, l’illusione, siano possibili, l’apparente e il reale devono rimanere ambigui nel soggetto come nell’oggetto. Ernst Gombrich in “Arte e illusione” affronta il tema e chiarisce  quanto poco la “definizione” si addica all’arte. Si è detto spesso che, per definizione, la coscienza non ammette la separazione tra apparenza e realtà. Con ciò si intende che nella conoscenza apparenza e realtà non sono quasi mai nettamente distinte. Se penso di vedere e sentire io vedo e sento. L’artista opera su materiali reali è attiene come risultato un’opera che esprime significati prescindibile dal materiale che la compone. Il tema dell’errore nell’arte in qualche misura è  connesso alla posizione gnoseologica dell’arte stessa. Il linguaggio dell’arte trova giustificazione nell’esprimere significati che infrangono la camicia di Nesso del razionale. Possiamo sapere che ci sono degli errori solo perché crediamo di possedere delle verità, in nome delle quali correggiamo gli errori dopo averli riconosciuti come tali in un rapporto di relazione con quanto riteniamo corrispondere al vero. Cosa accade quando il concetto stesso di verità è disconosciuto o reso talmente vacuo fino a perdere ogni significato. Il riconoscimento espresso di una verità è molto più che la semplice esistenza in noi di una idea incontestata. Ogni razionalismo ammette almeno una verità, e cioè che esso debba formularsi in tesi. Ogni filosofia dell’assurdo riconosce un senso per lo meno all’affermazione dell’assurdo. Posso restare nell’assurdo solo se sospendo ogni affermazione, se, come Montaigne o uno schizofrenico, mi confino in una interrogazione che non di dovrò nemmeno formulare: formulandola mi farei una domanda che, come ogni domanda, implicherebbe una risposta., se, infine, oppongo alla verità non la negazione della verità, ma un semplice stato di non verità o equivoco. Per rimanere nel limbo equivoco della non verità devo quindi abolire ogni curiosità, che stimolerebbe domande. Impossibile, a chi ignora la verità, l’atteggiamento di Husserl  “mi stupisco di fronte al mondo”.  La mancanza di curiosità impedisce di fatto anche lo sviluppo della scienza alla base della quale c’è curiosità, o interesse alla conoscenza. La  “provvisorietà di ogni verità, non basta ad abolirla. Sappiamo che nel suo progredire la scienza si è valsa di “verità”  che poi ha superate, non superate nel senso di negarle, ma solo in quanto ulteriormente approfondite. Si dice che Galileo abbia “inventato” parte delle osservazioni scritte nei suoi testi. Tuttavia le sue intuizioni, risultate vere, hanno permesso ulteriore sviluppo. Ben diverso è la situazione dell’arte, così come è andata configurandosi dopo la diffusione delle idee dell’avanguardia. Si è verificato l’assurdo, artisti il cui principale obiettivo sembrava, sembra, essere negare l’arte. La negazione non è avvenuta per rifiuto e/o silenzio, al contrario c’è stata una esplosione di teorie che precedevano e accompagnavano atti di negazione. Tutto questo materiale, sedimentandosi, ha creato storia, è diventato fatto compiuto ai quali i critici si richiamano per “spiegare” determinati lavori e sono  base per artisti che altrimenti non saprebbero come giustificare opere prive di necessità.  La negazione della verità dell’arte ha fatto scaturire apodismi, un groviglio di paradossi che sono serviti e concimare il mercato.

presagi500

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