Post by Category : Conversazioni sull’Arte

Nouveau réalisme, vieux nihilisme.  0

Simulazione disincantata: la pornografia, più vera del vero, il colmo del simulacro. Simulazione incantata: il trompe-l’oeil, più falso  del falso, il segreto dell’apparenza contro cui già si scagliava Platone.  Nessuna favola, racconto, composizione, scena teatro, azione di happening si sottrae alla necessità dell’inganno proprio della rappresentazione. L’arte contemporanea ha creduto di sottrarsi all’inganno offrendo rappresentazioni minori, contorni, dettagli. Rifiutando le raffigurazioni  delle grandi opere del passato, eliminando il discorso della pittura, rifiutando la sfida di misurare la manualità con la tecnica. Non raffigurano più, non sono più oggetti, solo segni bianchi, segni vuoti, espressione dell’antisolennità, anti rappresentazione sociale. Detriti della vita sociale . Gli artisti si rivoltano contro, fanno la parodia dell’arte, rinnegano l’essenza del proprio agire convinti in questo modo di compiere un gesto di verità. Tutto questo è privo di senso. Non descrivono nessun tipo di realtà. Non ingannano. Non rappresentano nulla. Sono figure banali, lontane dalla scena del mondo, spettri che ballano nel vuoto. La loro non è seduzione estetica, ne pittura, ne rassomiglianza, è soltanto una metafisica abolizione del reale. Oggetti effimeri che si contrappongono anche alla reversione, irreali. La loro insignificanza è offensiva per chi non rinuncia a pensare. Oggetti senza referente, spogliati di significati, vecchi giornali, vecchi libri, vecchi manifesti, resti di cibo, oggetti caduti in disuso, fantomatici nella loro posizione di estraneità. Potevano rappresentare il ricordo di una realtà perduta, l’ombra di una vita interiore, il conato di un pensiero creativo, ma lo spregio d’uso ha annullata anche questa possibilità. Resta la resa alla tecnica che ha cancellato il tutto per sostituire, come scriveva Pierre Charpentrat “ l’opacità inafferrabile d’una non Presenza”. Purea apparenze, senza l’ombra di ironia per troppa realtà.Zebra in metro 500

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Natura e contro natura.  0

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Per Democrito e manifesto per chiunque,  ciò che l’uomo è lo è riguardo al suo aspetto,poiché non vi è alcun dubbio che egli ci sia noto e familiare in base al suo colore alla sua figura.  Aristotele però obietta: “anche il cadavere di un uomo e pur sempre lo stesso aspetto la stessa figura non di meno non è un uomo”.

 

L’arte celebra i morti, essa sembra essere stata creata con la principale funzione di celebrare l’umanità in svariati modi.

 

Nietzsche in “ Crepuscolo degli idoli” scrive: “ Nel bello l’umano pone se stesso come norma della perfezione e adora se stesso”.Attraverso il cervello l’essere umano prende contatto con la realtà e la modifica a proprio uso, così preso di se, da esaltarsi di più di fronte un paesaggio o un immagine dipinta che di fronte alla realtà.

 

L’opera d’arte nasce dal raccordo mano- mente, azione-pensiero. Anche se per Platone, l’artista, creando un opera realizza una  doppia illusione. L’oggetto dell’Opera non è l’idea, ma la forma, ma per Platone è l’idea l’unica realtà, non la cosa. L’opera è imitazione della cosa, non la cosa stessa.

 

La nostra civiltà, molto più delle civiltà che ci hanno preceduto, abbonda di cose, scarseggia di idee, ovvero secondo l’ottica di Platone vive lontana dalla realtà, nell’illusione delle cose.

L’uomo è  uomo in quanto ha la capacità e il potere di realizzare se stesso, di programmare e realizzare la propria vita. Privato di queste capacità e possibilità, l’uomo cambia natura diventa per così dire più animale, oggi è un animale tecnologico che trova appagamento sempre più lontano dalla natura, di conseguenza la sua visione del mondo e di se stesso muta radicalmente.

 

La rinuncia ai valori, che erano prerogativa dell’uomo reale,ad esempio l’etica,diventano quasi automaticamente inutili, in quanto non  più necessari, la ragione è che l’etica è legata alla natura dalla quale l’umanità si è gradatamente allontanata,creando un mondo artificiale e artificioso. In questo contesto, diventa opinabile anche il genere sessuale che in natura caratterizza ogni specie animale.

 

La filosofia naturale fiorì per un periodo breve. Socrate distolse lo studio dalla ricerca della natura e l’orientò al problema dell’etica. Fu quindi  responsabile di trasformare la filosofia  in un ambiziosa ricerca di nuove opinioni che inevitabilmente finirono esprimersi  avverse all’etica. La natura non fu più guida, la filosofia nemmeno.

 

Noi non sappiamo valutare le conseguenze della massiccia presenza della tecnologia nella nostra esistenza. La facilità con la quale si  reperisce ogni informazione tramite i motori di ricerca finisce per scoraggiare,se non annullare, l’uso della memoria. La realtà artificiale ha modificata quella che per Francesco Bacone era una qualità importassimo per l’uomo: l’immaginazione. Questo percorso finirà per renderci non solo più dipendenti dalla tecnologia, ma ridurrà la nostra i autonomia mentale. Per Paracelso l’arte è “l’uomo aggiunto alla natura”, venuta meno la natura è venuta meno l’arte, anche se ancora non ne siamo consapevoli.

 

L’aver affermato l’eterogeneità fra natura e arte ha condotto la filosofia a concepire l’arte come una mera aggiunta alla realtà e ha privato gli uomini della speranza di poter fruire di tutte le potenzialità che il rapporto arte e natura può comunicare.la morte e la lussuria

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Origine della cultura simbolica.  0

Scrive Hermann Hesse in biblioteca della letteratura Universale: “è un esigenza innata del nostro spirito di creare dei tipi e suddividere l’umanità secondo quello schema. dai caratteri” .

Teofrasto  suddivideva in quattro temperamenti i caratteri umani. La psicologia contemporanea  conserva l’esigenza di ripartizione tipologica che è stata portata alle estreme conseguenze da Cesare Lombroso, il cultore di quella che è stata definita: “La scienza infelice”.

Non risulta esistano testi specifici sulla psicologia dell’artista, il cui carattere è quasi sempre indagato attraverso parafrasi fantasiose e poco attendibili.

Nel tentativo di mettere un freno alle proprie ansie, l’umanità ha dato vita alla cultura simbolica che si esprime soprattutto attraverso la religione e l’arte, in una molteplicità di narrazioni e segni spesso dai significati profondi e oscuri..

La cultura popolare era ricca di riti e tradizioni mescolate a superstizioni la cui origine si perde nei secoli. Anche l’arte aveva un ricco filone popolare, le famose Gilde medioevali, costruttori di cattedrali che ancora oggi sono orgoglio dell’umanità. E’ significativo che gli artisti che costruirono Cattedrali e castelli, capolavori dell’arte Romanica e Gotica, sono rimasti quasi tutti anonimi. Ammiriamo capolavori di cui molto spesso ignoriamo gli autori. Sarebbe utile una riflessione sullo stridente contrasto con la contemporaneità. Oggi si producono oggetti banali, del tutto insignificanti, i cui autori  sono celebrati dai media, esaltati dalla critica.

Ovviamente la costruzione di cattedrali non era arte popolare, anche se realizzata da semplici operai, che oggi definiamo artigiani.

La vera e propria arte popolare aveva una ricca tradizione i cui protagonisti erano persone del popolo, dilettanti motivati ed entusiasti. Pensiamo ai cantastorie che giravano le fiere e spesso erano l’unica fonte d’informazione per i contadini che vivevano isolati ed ascoltavano i loro racconti cantati e illustrati con disegni. Narravano fatti di cronaca che avevano colpita l’immaginazione popolare.

I pittori viandanti, alcuni dei quali di valore, dipingevano cappelle e piloni votivi ai bordi delle strade,  chiesette tra i campi.. Fabbri e falegnami  costruivano piccoli  capolavori, molti dei quali oggi nei musei. Con l’avvento dell’industria tutto questo è finito, negli ultimi anni la tecnologia ha dato il colpo di grazia a quella che era la caratteristica essenziale dell’arte: la manualità.

Oggi vengono esposti nani da giardino costruiti industrialmente, palloncini colorati, ed altre simili amenità che, stando ai critici, costituiscono il progresso dell’arte.

La  televisione generalista influenza le masse, l’arte, more solito, si adegua. Vi è stato un enorme afflusso femminile anche nel mondo  dell’arte, critica, direzione di gallerie musei, biennali ed eventi vari sono in gran maggioranza affidati a donne, le quali hanno sollevato il problema dell’arte di genere. Di certo dall’arte di respiro universale all’arte di genere, il passo è lungo.

Ridurre  cultura e arte a questioni ideologiche e di genere, significa ridurre la libertà creativa confermando la profezia di Hegel secondo il quale l’arte non è materia compatibile con la società industriale. L’agonia dell’arte è durata oltre due secoli, quello che oggi è presentata come arte è una parodia triste, una sorta di lamento per immagini della pascaliana canna che non sa più pensare.EX VOTO.Arte popolare

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Psicologia, conoscenza, significato.  0

Secondo Heidegger,  la psicologia non ha nulla a che fare con la “coscienza” e le “esperienze vissute”, poiché è soltanto una dottrina dell’essere del vivente, un’ontologia di quell’essere che è caratterizzato dalla vita. Essere orientati significa semplicemente avere idee chiare circa le autentiche determinazioni ontologiche della vita. Per questo la psicologia ha un compito a un limite determinato. Aristotele fornisce l’orientamento più preciso in merito, il filo conduttore delle opinioni medie che l’individuo ha di se stesso. Un’opinione di questo tipo è la definizione dell’uomo in quanto essere dotato di linguaggio. Le ulteriori definizioni si muovano nella direzione di quest’ultima.

 

Su questa traccia dobbiamo riconoscere che la  psicologia  della conoscenza non equivale a comprensione.  Ciò è  particolarmente vero nel campo dell’arte dove la critica non parla delle opere ma sulle opere.

In quanto all’artista, è possibile per lui acquisire una buona tecnica, capacità di disegno, altra cosa è dare un significato alle opere. Per questo vediamo che l’attribuzione di significato è demandato al critico o filosofo. Questo procedimento ha consentito di accreditare le cose peggiori delle avanguardie.

In cosa consiste “l’universalità dell’arte”? In che modo marmo,pietra metallo sagomata esprimono l’universale? In che modo il colore che assume forma, o resta solo colore, rappresenta la sensibilità umana? Per non parlare dei prodotti delle avanguardie che ha partire dal secolo scorso hanno attribuito statuto artistico a  happening, fotografie, ready made, e varie.

 

Nella narrativa della critica dell’arte viene descritto ciò che l’artista si sarebbe proposto di rappresentare,spesso però nulla di ciò che costituisce la narrazione è ravvisabile nell’opera. Una pratica eristica che è prassi per critici e filosofi.

 

Forse a base della civiltà c’è proprio questa forma di adulterazione del pensiero in base al quale  l’umanità ha tentato di dare un senso, una giustificazione alla propria esistenza, proiettandone l’esito al di là della vita terena. Vi è una certa similitudine tra arte e religione. In entrambi i campi sono stati scritti migliaia, forse milioni, di libri senza mai approdare ad alcuna certezza. Con grande astuzia, i padri fondatori hanno sostituito la verità con la fede, che per definizione non è indagabile. In questo modo è stato messo un suggello alla verità.

La paura dell’ignoto ci rende tutti vulnerabili alle suggestioni di un al di là premiante: “ ….la terra inesplorata dai cui confini nessun pellegrino fa ritorno…”

 

 

Johannes Vermeer: “Allegoria della fede cattolica”, olio su tela 1670-1672Johannes_Vermeer,_allegoria_della_fede_cattolica,_1670-72_ca

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Linguaggio ed esperienza.  0

Una delle teorie degli epigoni di Kant poneva la questione se l’à priori trascendentale della conoscenza non si trovi, anziché, almeno in parte nel cervello,  nell’intelletto, nel linguaggio umano effettivo. Il nucleo di questa tesi risale a Wilhem von Humboldt, di gran lunga il più fortunato  tra i successori di Kant. Le condizioni di possibilità dell’esperienza sono anche le condizioni che rendono possibile gli oggetti dell’esperienza. Detta in altre parole: al di fuori del linguaggio non ci sono esperienza né oggetti empirici.

Tuttavia sistemi simbolici più generali possono svolgere le veci del linguaggio. Nelle diverse etnie, gli antichi egizi, gli indiani Hopi, i giapponesi del XIX secolo, i rispettivi mondi empirici erano sistemi chiusi; ciò che non può entrare in essi non esiste, per loro non era un oggetto bensì un inconoscibile cosa in sé.

La globalizzazione sembra porre in forse la pluralità di mondi che si sono andati formando dall’origine dell’uomo sulla terrà. La ricerca d’identità individuale tenta di resistere alla crescente omogeneizzazione planetaria ma spesso non lo fa  in forme innovative, ma solo di rifiuto. Non si afferma una propria convinzione, si nega semplicemente quella dell’altro.

Ernst Cassirer ha sviluppato il suoi studi sulla filosofia delle forme simboliche partendo dal principio che l’uomo non vive un universo soltanto fisico ma in un universo simbolico. Invece di avere a che fare con le cose, in un certo senso l’uomo è continuamente a colloquio con se stesso. Ha creato forme linguistiche, immagini artistiche, simboli mitici, riti e credenze religiose, la sua conoscenza è mediata da queste forme di comunicazione simbolica.

Gli universi simbolici sono distinti gli uni dagl’altri; ciascuno è caratterizzato per se, non sempre è possibile la comunicazione, quanto più ancorato al trascendentale, ogni universo simbolico è sistema e paradigma chiuso. La natura e le sue leggi sono state, salvo alcune particolarità, esplorate dall’uomo che le ha decifrate. Come diceva Fontanelle: al tempo di Omero gli alberi non erano diversi da come sono ora.

Lukàcs individua il compito dell’artista realista, in opposizione a quello di avanguardia in un duplice intervento. Innanzi tutto il riconoscimento della relazione tra realtà sociale  e il momento della mimetizzazione artistica. Per Lukàcs la “mimetizzazione” non è altro che la creazione di un apparenza naturale. Va da se che, quanto più l’arte si allontana dalla mìmesi, tanto più si astrae,  crea un proprio universo simbolico che, per complessità e frammentazione, rende difficile il processo di comunicazione attraverso il quale il linguaggio dell’arte era in parte riuscito a infrangere le barriere e comunicare anche con civiltà e sistemi culturali diversi. L’arte allontanandosi dalla natura rischia di ridursi a gergalità.

L'immaginazione barocca- 500

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Profezie inascoltate.  0

Ci sono libri che hanno grande successo,  poi vengono dimenticati. Pare siano soprattutto libri che mettono in risalto la crisi della civiltà.  Penso al libro di Freud: “Il disagio della civiltà”. A Rosenberg “Il tramonto dell’Occidente”, al più recente libro di Michel Onfray: “ Decadenza”. Potremmo continuare con l’elenco.

Il libro di Benda “ Il tradimento dei chierici”, pubblicato a Parigi nel 1927, affrontò il tema dell’impegno sociale degli intellettuali, purtroppo trascurò un dettaglio molto importante, sono proprio gli intellettuali a contribuire al disagio sociale, creare quelle situazioni di degrado percepito e imitato dalla massa.

Letto oggi il libro di Benda con riferimenti ad arte letteratura teatro che contiene,non solo è obsoleto, ma forse si rivolge a una platea sbagliata.

Il paradosso è che i libri più recisamente cancellati dalla memoria collettiva, sono quelli, per così dire profetici, quelli le cui previsioni si sono avverate e sono riscontrabili nel degrado socio culturale della società contemporanea. E’ il caso di “Civiltà al bivio” di Radovan Richta.

La critica d’arte in qualche modo si distingue per aver sempre dimostrato acquiescenza alla più retrive manifestazione delle cosiddette avanguardie, più che altro preoccupata di non creare turbativa al mercato.

Oggi sui giornali e TV, nella descrizione di opere, ci tocca ascoltare ridicoli anacoluti nelle divagazioni di responsabili di gallerie, riviste d’arte,TV e quotidiani. Sembra che anche il settore delle arti sia diventato prerogativa femminile. Ciò spiega anche la tendenza di interpretare l’arte nell’ottica di genere ed attribuire prevalenza emotiva alla lettura delle opere d’arte.

Quando Julian Benda si scaglia contro le crescenti barbarie delle società occidentali nel loro impoverimento culturale, nella subordinazione del pensiero agli interessi delle classi dominanti e  afferma che il ruolo degli intellettuali è quello di custodi dei valori, e la loro attività non persegue fini pratici ma è unicamente rivolta verso il servizio della ragione, della verità, della Giustizia, scrive cose retoriche e false, ben lontane dalla realtà che conosciamo.

Anche il pesante condizionamento e suggestione  dei media sulle masse, è tema affrontato da molti studiosi tra i quali Jurgen Habermas, in un ottica diversa, da Noam Chomsky. Già Adorno aveva rilevato come la tv sia fonte di volgarità, la pubblicità oscena e martellante alimenta consumi e cattivo gusto che, inevitabilmente, si riverberano nei comportamenti collettivi.

 

Immagine:

George Grosz. “Self portrait whith model. Olio su tela.George Grosz - 500

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Simbolo e gergo.  0

Una delle teorie degli epigoni di Kant poneva la questione se l’à priori trascendentale della conoscenza non si trovi, anziché, almeno in parte nel cervello,  nell’intelletto, nel linguaggio umano effettivo. Il nucleo di questa tesi risale a Wilhem von Humboldt, di gran lunga il più fortunato  tra i successori di Kant. Le condizioni di possibilità dell’esperienza sono anche le condizioni che rendono possibile gli oggetti dell’esperienza. Detta in altre parole: al di fuori del linguaggio non ci sono esperienza né oggetti empirici. Tuttavia sistemi simbolici più generali possono svolgere le veci del linguaggio. Nelle diverse etnie, gli antichi egizi, gli indiani Hopi, i giapponesi del XIX secolo, i rispettivi mondi empirici erano sistemi chiusi; ciò che non può entrare in essi non esiste, per loro non era un oggetto bensì un inconoscibile cosa in sé. La globalizzazione sembra porre in forse la pluralità di mondi che si sono andati formando dall’origine dell’uomo sulla terrà. La ricerca d’identità individuale tenta di resistere alla crescente omogeneizzazione planetaria ma spesso non lo fa  in forme innovative, ma solo di rifiuto. Non si afferma una propria convinzione, si nega semplicemente quella dell’altro. Ernst Cassirer ha sviluppato il suoi studi sulla filosofia delle forme simboliche partendo dal principio che l’uomo non vive un universo soltanto fisico ma in un universo simbolico. Invece di avere a che fare con le cose, in un certo senso l’uomo è continuamente a colloquio con se stesso. Ha creato forme linguistiche, immagini artistiche, simboli mitici, riti e credenze religiose, la sua conoscenza è mediata da queste forme di comunicazione simbolica. Gli universi simbolici sono distinti gli uni dagl’altri; ciascuno è caratterizzato per se, non sempre è possibile la comunicazione, quanto più ancorato al trascendentale, ogni universo simbolico è sistema e paradigma chiuso. La natura e le sue leggi sono state , salvo alcune particolarità, esplorate dall’uomo che le ha decifrate. Come diceva Fontanelle: al tempo di Omero gli alberi non erano diversi da come sono ora. Lukàcs individua il compito dell’artista realista, in opposizione a quello di avanguardia in un duplice intervento. Innanzi tutto il riconoscimento della relazione tra realtà sociale  e il momento della mimetizzazione artistica. Per Lukàcs la “mimetizzazione” non è altro che la creazione di un apparenza naturale. Va da se che, quanto più l’arte si allontana dalla mìmesi, tanto più si astrae,  crea un proprio universo simbolico che, per complessità e frammentazione, rende difficile il processo di comunicazione attraverso il quale il linguaggio dell’arte era in parte riuscito a infrangere le barriere e comunicare anche con civiltà e sistemi culturali diversi. L’arte allontanandosi dalla natura rischia di ridursi a gergalità. images- 500

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Poesia e malinconia dell’arte greca.  0

Keats si rivolgeva all’arte greca ed esprimeva in una struggente poesia la malinconia che in lui provocava il contrasto tra l‘immutabile regno dell’arte e il fatale svanire della vita umana. Dell’arte contemporanea molta critica vanta la provvisorietà, quasi fosse una dote. In realtà le mastodontiche strutture prodotte con sistemi industriale che molti artisti, specie americani, presentano come arte, non sono tanto effimere quanto insignificanti. Platone, è noto, esprimeva ammirazione per gl’immobili schemi dell’arte egizia. In una opera scritta in tarda età, Le Leggi, egli biasimava l’eccessiva libertà che veniva lasciata agl’artisti greci. Lo stile concettuale dell’Egitto aveva         un’impronta concreta sottolineata da Platone nel celebre passo della Repubblica. Egli sosteneva  che la rappresentazione dell’arte  è infida e incompleta; si appella alla parte inferiore dell’anima, alla nostra immaginazione, piuttosto che alla ragione e deve perciò essere bandita come agente corruttore. La polemica contro gl’inganni della pittura non varrebbe come critica all’arte moderna. Il compiacimento dell’artista che crea il trompe-l’oeil, ha lasciato il posto al nichilismo. Non sfugge neppure la figura umana. L’empietà verso la figura umana nel rappresentarla nel suo estremo degrado, promuove, attira, lascia intendere che l’artista nel rappresentarla muova una implicita critica. In realtà egli è perfettamente in accordo, partecipa, alimenta, fruisce del degrado che lo dispensa anche dalla necessità della ricerca di quel varco nel nulla contemporaneo che dovrebbe essere scopo di ogni arte. La mancanza di freni nell’espressione artistica non è che la manifestazione di un pericolo. Lo sfregio dura più a lungo nell’immagine che nella carne. Disintegrare un viso sulla carta, la tela, la pellicola, la scena è sempre l’espressione di una non piccola sconfitta.

 

Arte greca. Altare di Pergamo. 637X 376 –  80 a.C.

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Il sesso, l’arte, la morte.  0

Afrodite nacque da un gesto violento, quando Urano, per vendicare la madre Terra castrò Crono e gettò i suoi testicoli in mare, dal sangue e la  spuma bianca nacque la dea.

Cupido,le cui frecce colpiscono il cuore, è  il più antico degli dei e quindi di tutte le cose, ad eccezione di Caos.

Artaud considera l’erotismo cosa minacciosa e demoniaca. In Art et la Mort descrive “questa preoccupazione  del sesso che mi pietrifica e mi squarcia il sangue”.

Il surrealismo aveva descritto con un certo ordine le repulsioni molto superficiali. Come disse Marcel Duchamp nel 1966, in contraddizione con Artaud: “ Il surrealismo rappresenta una politica spirituale della gioia.

Anche Nietzsche aveva una visione negativa della sessualità. Egli scrisse ai suoi amici, subito prima del suo collasso mentale a Torino nel 1889, alcuni messaggi gnostici sulla trascendenza spirituale che l’arte consente mentre la sessualità aliena.

E’ convinzione di molti  che l’artista, per dar forma alle proprie intuizione, abbia bisogno di solitudine, non essere legato a nessun rapporto stabile. Benjamin aveva una pessima opinione del matrimonio. La esprime nel saggio su “Le affinità elettive” di Goethe. I suoi eroi sono Kirkegaard, Baudelaire, Proust, Kaffa, Kraus, artisti che non si sono mai sposati. Egli, in una lettera a Scholem, definì il suo matrimonio: un atto che mi fu fatale.

L’arte è per Francesco Bacone, “ L’uomo aggiunto alla natura” , una simbiosi spirituale che trasforma la materia in pensiero creativo che può essere reso sterile dalla sessualità.

L’aver affermato l’eterogeneità tra natura e arte ha condotto la filosofia a concepire l’arte come una mera aggiunta alla realtà naturale, nella quale inevitabilmente le pulsioni del corpo finiscono per avere il soppravvento. La conferma viene dal massiccio afflusso femminile nella produzione artistica. Le femministe, in particolare americane, usano l’arte come una sorta di ariete per demolire la struttura spirituale del pensiero creativo, sostituendola alla esibizione delle forme più laide di esibizionismo fisico.

Oggi si sa molto bene, alla luce della teoria freudiana, discernere dietro qualsiasi pratica sociale, etica, politica , la “sublimazione”, la razionalizzazione secondaria di processi pulsionali. E’ diventato un clichè culturale descrivere in termini di rimozione e di determinazione fantasmatica, non più influenzata dalla presenza del padre, ma dominata dalla madre, come è chiarito da Jean Baudrillard nel libro “ Lo scambio simbolico e la morte”.

L’avvento massiccio della presenza femminile, nel mondo dell’arte, evidenzia la esautorazione del padre. Salvo errore, non esiste una sola opera d’arte realizzata da artista  donna che abbia per oggetto il maschio.  L’arte femminista si ferma alla provocazione. Per altro appare chiaro che, la dicotomica alla teorizzazione dell’autonomia sessuale femminile, accompagna un disagio psichico in non pochi casi con esiti fatali.

IlTrionfodellamorte 500

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L’arte contemporanea è orfana della Bellezza.  0

Winckelmann, il cui influsso fu determinante per la estetica e la filosofia della storia della sua epoca, usa i due concetti, simbolo e metafora come sinonimi, e così fa tutta la letteratura estetica del XVIII secolo. I significati delle due parole hanno infatti una origine di comune; entrambe indicano qualcosa il cui senso non risiede nell’ apparenza immediata, sia l’aspetto visibile o la lettera del discorso, ma in una significazione che va al di là di essa. Ciò che hanno in comune è dunque il fatto che una certa cosa sta per qualcos’altro. Tale connessione di significati, mediante la quale ciò che non è sensibile diventa percettibile con i sensi, ha luogo nel campo della poesia e dell’arte figurativa.

Solo un’indagine accurata potrebbe stabilire più precisamente in che misura l’uso antico dei termini simbolo è allegoria abbia aperto la via alla contrapposizione che per noi è diventata familiare.  Possiamo indicare solo alcune linee fondamentali. Ovviamente i due concetti non hanno all’inizio nulla a che fare l’uno con l’altro. L’allegoria appartiene originariamente alla sfera del dire del logo ed è quindi una figura retorica o ermeneutica. Al posto di ciò che realmente si intende, si dice qualcos’altro, di più facilmente comprensibile, ma in modo che questo faccia intendere quell’altro.

Il simbolo invece, non è limitato alla sfera del logos, giacché  il simbolo non è in rapporto con un altro significato mediante il proprio significato, ma il suo stesso essere sensibile ha significato. Nel suo essere presentato è qualcosa di cui si riconosce qualcos’altro più facilmente comprensibile.

Nel secolo XVIII quando si parla di allegoria si pensa sempre anzitutto le arti figurative.

La posizione positiva di Winckelmann nei confronti della allegoria non corrisponde affatto ai gusti dell’epoca e contrasta con le opinioni dei teorici contemporanei.

Il moderno concetto di simbolo non si può comprendere prescindendo dalla funzione gnostica. Il termine simbolo può passare dall’uso originario in cui sta a indicare il documento, il segno di riconoscimento, al concetto filosofico in cui diventa qualcosa di misterioso, la cui decifrazione è riservata agli iniziati. Il simbolo indica  un’esistenza in cui in qualche modo viene riconosciuta l’idea.

La liberazione della poesia dall’allegoria come la propugna Lessing, significa anzitutto la sua liberazione dalla sottomissione al modello delle arti figurative.

Winckelmann sembra soggetto all’influsso  di Wolff e Baumgarten, quando scrive che il pennello del pittore deve essere intinto nell’intelletto. Egli non respinge l’allegoria in generale quindi non si rifà l’antichità classica per svalutare in confronto ad essa le allegorie moderne.

Schiller , nel fondare l’idea di un’educazione estetica dell’umanità sull’analogia di bellezza e moralità formulata da Kant, si ricollega a indicazioni esplicite kantiane nella quali è posto l’accento sul fatto che il simbolo è l’idea stessa che si da esistenza.

Adattare alla contemporaneità le teorie classiche che hanno tentato di dare all’arte un contenuto gnoseologico e di arricchimento della sensibilità umana appare oggi impresa tanto ardua quanto inutile

G.A.Sartorio-

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