Linguaggio e civiltà.  0

Il linguaggio è lo strumento che ha aggregato gli esseri umani e permesso la nascita della civiltà. Troppo spesso è usato in modo improprio e prolisso. Oscar Wilde in “Penna,matita e veleno” critica la prolissità in letteratura.

A Guglielmo da Occam, un frate filosofo inglese del XIV secolo,  è attribuito un principio filosofico spesso citato in vari ambiti della scienza e della filosofia. Tale principio sostiene che “tra diverse ipotesi plausibili, la più semplice è da preferire”. In sintesi, quando ci troviamo di fronte a diverse spiegazioni o soluzioni, quella semplice è quella giusta.

Dovremmo sempre tener conto che le parole sono imposte arbitrariamente e non rispecchiano sempre la realtà ma, più spesso, riflettono nostre idee e pregiudizi. Il significato delle parole,è nel’idea che esse evocano nella mente di chi parla e ascolta.

Il linguaggio è strumento fondamentale per la società, ma, per essere efficace deve indurre a condividere la medesima idea di chi parla e chi ascolta, quindi attuare un processo comunicativo che include un tentativo di convinzione.

Locke sosteneva che i termini generali e universali sono prodotti dell’astrazione mentale, non essenze reali delle cose, avverte quindi che il linguaggio può essere usato anche impropriamente,incorrendo in ambiguità,di conseguenza diventare fonte di confusione anziché di conoscenza. Ne abbiamo esperienza quotidiana su giornale e tg.

Sono stati molti i filosofi e studiosi che hanno affrontato il tema del linguaggio, tra i più importanti Ludwig Wittgenstein, Ferdinand de Saussure e Noam Chomsky, essi hanno rivoluzionato la comprensione della relazione tra parole, pensiero, realtà. Figure storiche come Platone, Aristotele, Eraclito, e filosofi moderni come John L. Austin, Hans-Georg Gadamer e Jacques Derrida hanno anch’essi dato contributi fondamentali, indagando la natura dei segni, la semantica e l’uso del linguaggio..

Centrale il “Tractatus Logico-Philosophicus”  di Wittgenstein nel quale il linguaggio è definito: come immagine del mondo. Tema ripreso dal filosofo con la teoria dei “giochi linguistici” nelle Ricerche filosofiche, dove il significato è dato dall’uso.

Il logico Gottlob Frege ha affrontato il tema della distinzione tra senso e significato-

Noam Chomsky, ha rivoluzionato la linguistica introducendo l’ipotesi della grammatica generativa, teorizzando un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio.

Ma, il precursore della linguistica moderna, è stato senza dubbio Ferdinand de Saussure che, ha definito il linguaggio come un sistema di segni, separando il significante dal significato.

Emilio Isgro, “Odissea cancellata”.Emilio Isgro Odissea cancellata. 2004

 

 

 

 

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Immaginazione e creatività.  0

Contrariamente a quanto sostenuto da Max, i filosofi non hanno descritto il mondo, tanto meno lo hanno cambiato, si sono limitati a costruire teorie con, e nelle quali, hanno immaginato un mondo e un essere umano inesistenti, irrealizzabili, un mondo astrattamente perfetto che scompare quando si chiude il libro. Anche per questo, forse, il progresso è andato nella direzione sbagliata.

Per quelli della mia generazione, cresciuta tra gli orrori e la miseria della guerra, la fantasia era dote necessaria alla sopravvivenza, proprio per questo la nostra è stata un’infanzia felice. Ai bambini di oggi hanno sottratto la fantasia. Quando li vedo armeggiare con Playstation e telefoni provo una profonda pena, gli è stata loro rubata l’infanzia, quando hanno dato loro uno strumento che  apre una finestra sulle brutture del mondo delle quali il web è una ricca vetrina.

 

La fantasia ha una funzione di importanza decisiva nella struttura psichica,  essa collega gli strati più profondi dell’inconscio con i prodotti più alti della coscienza, il sogno con la realtà, conserva gli archetipi specifici, le idee esterne non represse nella memoria vigile individuale.  Ma perchè vi sia una memoria individuale è necessario vi sia un individuo, un essere umano educato ad affrontare la vita per quello che è. I bambini oggi, sono sommersi  da consumi superflui, ma non hanno futuro, i loro compagni di giochi saranno i robot   .

 

L’arte è (era) il più visibile effetto di una fantasia guidata da intelligenza e sapere sul piano individuale, quanto su quello storico, l’immaginazione artistica da forma all’inconscio e crea uno spazio per l’essere umano come soggetto libero

 

Come fenomeno estetico la funzione critica dell’arte sconfigge se stessa. Proprio il fatto che l’arte non dipenda dalla forma, costituisce uno spazio di libertà creativa.

Tra le colpe delle avanguardie è stato  aver supposto di usare l’arte, come  strumento politico senza in realtà averne le capacità, senza saper resistere alle tentazioni di mammona.

Cos’ì l’arte, anche, come opposizione allo status quo, ha fallito. Tale fallimento ha finito per spingere l’immaginazione verso un uso favorevole alle tendenze regressive. Questo fenomeno è stato ampiamente approfondito e descritto Carl Jung, il quale ha messo in evidenza il progressivo inaridirsi negli artisti delle qualità fantastiche dell’immaginazione.. .

 

I surrealisti si resero conto delle implicazioni rivoluzionarie delle scoperte di Freud sull’immaginazione, essi si domandarono provocatoriamente se non fosse possibile applicare il sogno anche alla soluzione dei problemi fondamentali della vita, pretesero di applicarlo alla realtà. Ma l’estremismo della avanguardie che pretendevano di allearsi alla rivoluzione,finì per scendere  a compromessi sporcando l’arte senza incidere minimamente su politica e capitale.

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Pedagogia e libertà.  0

La rivoluzione è una metafora affascinante e ambigua, anche perché in realtà non abbiamo idee chiare su cosa significhi rivoluzione in politica, senza contare che, come è noto, l’originale revolutio indica il tornare di un corpo celeste alla posizione iniziale, dunque La rivoluzione è in origine qualcosa di molto simile alla restaurazione. E’ un fatto che tutte le rivoluzioni hanno fallito, nel senso che, o è seguita la restaurazione, come in Francia e Inghilterra, oppure non hanno raggiunto i livelli di  libera e democrazia che si  erano prefissi.

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Quando la razionalità scientifica della civiltà occidentale cominciò a intraprendere la trasformazione razionale dell’ambiente umano e naturale si rivelò come un soggetto essenzialmente aggressivo e offensivo, le cui azioni erano orientate al dominio.

Anche Hegel, nella Fenomenologia dello spirito” spiega la struttura della ragione come struttura di dominio, egli però  sostituisce all’idea di progresso l’idea di uno sviluppo ciclico che, bastante a se stesso, si riduce a riproduzione e consumazione.

 

Nietzsche prende le distanze da Hegel, e da tutta dalla psicologia sociale accademica,  la sua posizione è volta a sostenere un principio della realtà fondamentalmente antagonistico rispetto a quello della civiltà dell’occidente prevedendo il progressivo ingabbiamento delle masse in un sistema nel quale i condizionamenti avvengono attraverso la suggestione di edonismo e consumo.

 

Dovremmo chiederci quanto hanno inciso sullo sviluppo pedagogico, culturale, artistico, le teorie dei filosofi il cui “ottimismo” li ha indotti a immaginare una crescita psicologica e culturale dell’umanità. Secondo Freud gli uomini sono difficilmente influenzabili da argomenti ragionevoli dato che vivono completamente sottoposti al dominio del loro desideri istintuali, egli sostiene che due fattori, biologico e fisiologico, si sono uniti a quello sociologico e si sono fusi nella storia della civiltà, ma la loro unione è diventata innaturale da tempo  così che nonostante gli sviluppi tecnico scientifici, la modificazione dell’umanità è stata di segno negativo.

Hegel e adorno hanno descritto l’esito mortuario della tecnologia, che mette la ragione in conflitto con se stessa creando una realtà tanto falsa quanto coinvolgente.

 

 

 

mondo conteso

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Il pensiero negativo.  0

Il termine nichilismo nasce durante la rivoluzione francese del 1789. Il pensiero nichilista ha avuto enorme influenza in tutta la cultura dell’Occidente e anche grande impatto sui movimenti  politici.

La prima guerra mondiale ha rappresentato il collasso degli antichi regimi e dei valori che li  sostenevano,  Weimar ha certificato il collasso della possibilità di una vera democrazia.

In questo clima di angoscioso disordine sono emersi movimenti artistici che hanno accompagnato,rappresentandolo, l’evolversi socio-culturale. L’espressionismo tedesco innanzi tutto, e in letteratura da Kafka, Musil, Mann.

E’ andato configurandosi un progressivo  un disfattismo morale che ha condotto alla fine dell’Umanesimo e il prevalere dell’homo aeconomicus.

La storia ci dice che si può impadronire della liberta degli uomini solo chi li convince e vendere la coscienza in cambio della libertà. Oggi non crede più nessuno all’affermazione  che Dostoevskij mette in bocca al principe  Myskin, protagonista del romanzo l’Idiota: “La bellezza salverà il mondo”. I movimenti di persuasione di massa hanno ridotto gli esseri umani al piacere di essere gregge e considerare questa la compiuta libertà.

La Nuova Arte, nata dalle avanguardie del secolo scorso, incarna il volto disumanizzante della nuova cultura e prepara il terreno il dominio della tecnologia senz’anima.

Il teatro dell’assurdo di Beckett, Jonesco, Genèt, Adamov  esprime la confusione e l’angoscia del nostro tempo. Adorno ha definito il teatro di Beckett la costruzione dell’insensato.

La trama che congiunge estetica e nichilismo è talmente fitta e innervata che c’è il rischio di perdersi in quello che,a buon diritto, può essere considerato un mare magnum che non offre confini e orizzonti e si profila più insidioso per quel poco che resta sotto il dominio della ragione. Forse siamo avviati a realizzare l’idea di Nietzsche: un’arte senza artista.

Nel compiuto trapassare dell’arte a livello di merce,  assistiamo a una sorta di degrado dell’aura connessa all’unicità e la permanenza nel tempo dell’opera. Per ciò che concerne la perdita d’aurea, vi è un breve bellissimo scritto, “Piccola storia della fotografia” di Walter Benjamin.

 

 

 

 

Arnold Schonberg. Lo guardo triste. S.d.

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Il cibo come metafora della civiltà che occulta la natura umana dando coloritura culturale ai riti della propria sopravvivenza animale. La Chiesa Cattolica celebra, nella messa, il rito cannibale del consumo del corpo di Cristo e del suo sangue.

Anche nell’arte dell’occidente il cibo diventa oggetto di rappresentazione. Il pollo allo spiedo di  Koen Vanmechelen, Biennale Venezia 2013, la banana di Cattelan, le opere di Gambino. gli avanzi di cibo del nuovo realismo,la gastronomia è considerata spesso forma d’arte.

 

La letteratura ha molti riferimenti narrativi e simbolici al cibo. Il club chowder di Moby Dick, Melville il cibo come rappresentazione sociale e la zuppa di pesce del Québec. Il personaggio del romanzo mangia nella famosa scena in taverna e ha un significato simbolico legato alla caratterizzazione dell’uomo Perós Kai .

 

Oscar Wilde nel romanzo “L’importanza di chiamarsi Ernesto” usa la metafora delle tartine ai cetrioli come simbolo del vuoto Borghese

 

Nel libro “I morti” di James Joyce il pranzo di Natale inizia con un evento sociale importante, parenti amici sono seduti intorno al tavolo imbandito di cibo di ogni genere

 

Il cibo nella filosofia, è spesso considerato, non solo come sostentamento, ma anche come espressione di identità, culturale ed etica. La frase di Feuerbach  ”l’uomo è ciò che mangia” evidenzia che  le scelte alimentari influenzano il corpo, la mente e la società nel suo insieme e contribuiscono a definire sia gli individui che i popoli. L’atto di mangiare  visto sotto il profilo filosofico, che unisce pensiero, corpo e cultura. Questo è quanto sostengono molti pensatori, tra questi il filoso francese Derrida.

 

Più suggestiva l’immagine del cibo nella pittura classica,da Caravaggio a Bruegel,, il cibo era rappresentato come una sorta di desiderio, un momento di vero atto liberatorio di piacere.

 

In pratica anche il cibo, che spesso consiste nel consumo di altri animali,diventa espressione indiretta dell’esasperato antropocentrismo che caratterizza la civiltà umana.     banchetto-nunziale_6dc808eb_1500x1077 (1)Dettaglio

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Inutili provocazioni e finti stupori.  0

Come è noto, l’espressione Darwinismo sociale è usata per indicare l’aggressività, richiama le ricerche antropologiche di Carlo Darwin, il quale ha documentato che l’aggressività fa parte del confronto che avviene nella evoluzione e porta al prevalere del più forte.

Schopenhauer  nel suo testo fondamentale “Il mondo come volontà e rappresentazione”, esprime  un’intuizione fondamentale, egli sostiene che, alla base della natura vi è una primordiale forza di volontà, mentre Bergson, limita alla sola specie umana questo slancio vitale che definisce “elan vitae”, in entrambi i casi l’oggetto è la forza incontenibile che proviene dalla natura..

Molto frequentemente la specie umana distrugge e divora se stessa. Gli antichi poeti avevano percepita la tendenza autodistruttiva che cova negli umani. Per Pindaro  “L’uomo è il sogno di un ombra”. Sofocle esprime così il proprio pessimismo: “ Vedo che noi tutti non siamo nient’altro che larve di sogni, ombre morte” .

Quando la nostra specie sarà estinta, sul pianeta Terra, verranno generate altre forme di vita forse meno perverse e autolesioniste. La cultura, non solo dei filosofi, non da sempre suggerimenti positivi. Diogene invitava a mangiare carne umana, sostenendo che il cannibalismo è prassi naturale. Affermazione che trova conferma del dossografo.

Nella nostra era il processo di degradazione sembra accelerare. In Francia le donne hanno ottenuto che fosse scritto nel trattato costituzionale il loro diritto ad  uccidere il feto, di fatto si sono attribuite il diritto di vita e morte della specie. Anche in Italia si moltiplicano i casi in cui le madri uccidono il proprio figlio. Chanfort sosteneva che quando una specie degenera inizia sempre dalla parte femminile.

Chissà di quale esperienza famigliare era stato vittima il critico letterario russo Nikoly Pisarev il quale sosteneva fosse lecito uccidere la propria madre nel caso fosse ritenuto necessario.

Il nostro autolesionismo di specie, si traduce anche in consumo compulsivo con le conseguenze che sappiamo sull’ecosistema.

La profonda confusione dell’arte moderna si rivela come una sorta di grande metafora della condizione della nostra epoca. Non abbiamo tanto a che fare con l’orizzonte del nulla, ma con quello della negatività, di una disgregazione alla quale fa da controaltare il vuoto della forma, e  l’insignificanza.

L’anarchia dell’arte moderna costituisce un significativa rappresentazione

del  volto della modernità avviata, non solo alla frammentazione degli orizzonti di senso, ma più in generale dell’Universo dei significati che mette in evidenza la carenza gnoseologica dei protagonisti del mondo dell’arte.

Dopo quasi un secolo si continua ad  esaltare finte provocazioni che suscitano finti stupori mentre  procediamo allegramente verso un ignota escatologia

Solitudine

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Eliminato il valore dell’esperienza.  0

Per tentare di capire la realtà contemporanea, si dovrebbe accettare l’idea che l’esperienza oggi non ha più alcun valore. Innanzi tutto per la rapidità e la frequenza dei cambiamenti, inoltre, l’avvento della tecnologia ha in larga parte eliminato l’importanza della memoria.

Basta avere capacità tecnologica per accedere all’Olimpo dei miliardari. Molti dei multimiliardari si sono arricchiti grazie a scoperte tecnologiche in giovanissima età, quando non avevano ne esperienza ne cultura.

L’affermazione di Heidegger secondo cui la tecnologia è stupida,non elimina l’influenza che

scienza e tecnologia hanno, tanto da aver modificato la natura umana molto di più della cultura cosiddetta Umanistica  e la pedagogia.

Inevitabilmente anche le teorie dell’arte e sull’arte sono state radicalmente modificate, parlare oggi di critica d’arte appare una forzatura. La valutazione delle opere non ha come riferimento la qualità, ma l’impatto provocatorio, la novità, il genere.

Si assiste a una sorta di nemesi. Le avanguardie hanno sempre mostrato disprezzo per la manualità, oggi, con la tecnologia e A.I. la manualità è definitivamente archiviata. Come si distingue un ritratto perfetto realizzato dalla A.I. da un ritratto, forse meno perfetto, realizzato da  un artista. Non si usi l’espediente retorico sostenendo che quello che fa la differenza è proprio la possibile imperfezione, perché volendo,anche la A.I. potrebbe fingere l’errore.

Dunque abolito il merito, memoria ed esperienza, le massi hanno trovano consolazione nel telefono mobile che usano ovunque h24.

I filosofi che hanno elaborato teorie sulla natura umana e l’intelletto non potevano prevedere il radicale risorgimento dell’antropologia culturale avvenuta a partire dalla fine del Settecento con la rivoluzione industriale e proseguita dalla rivoluzione tecnologica nell’ultimo secolo.

Coloro che oggi dovrebbero indagare i fenomeni sociali e approfondire lo studio della  assiologia, preferiscono indugiare su una sorta di adiaforia mentre le masse ebre di libertà sono sempre più simili a una folla di Bouvard e Pècuchet.

 

 

 

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La perdita d’identità dell’Occidente.  0

Sono stati molti gli intellettuali e filosofi che hanno scritto della decadenza occidentale dall’inizio del 1900, a Friedrich Nietzsche, i cui concetti di nichilismo e volontà di potenza hanno influenzato profondamente il pensiero decadente, Sigmund Freud, che con la psicanalisi ha aperto nuove prospettive sull’inconscio e sulla crisi dell’identità moderna di cui scrtive in in “Disagio della Civiltà”. Altri pensatori chiave sono Oswald Spengler, autore de “Il tramonto dell’Occidente” , pubblicato nel 1927. Lo spagnolo José Ortega y Gasset, che analizza il “ribaltamento delle masse” nella sua opera del 1930. Carl Schmitt, il cui lavoro sull’eccezione e la figura del sovrano offre una lettura della crisi dello Stato liberale.

Quando ci si vuole riferire a una sciagura imminente che viene ignorata si cita il naufragio del Titanic, in realtà verrebbe da immaginare l’atteggiamento indifferente degli abitanti di Sodoma & Gomorra dei quali il mondo contemporaneo è lo specchio fedele, vista l’assoluta cecità di fronte a ciò che avviene in occidente da quasi un secolo.

Più di recente il filosofo francese Michel Onfray ha pubblicato “Decandenza”, sottotitolo “ Vita e morte della civiltà giudaico cristiana”, ricca silloge dei crimini, corruzione e degradazione della società occidentale contemporanea della quale, vecchi e nuovi artefici del disastro vantano i “valori”. Quando venne pubblicato il libro “Decadenza” , non si era ancora verificato quanto  accade in Palestina,

Il 5 Novembre 2025 è stato eletto sindaco di New York Zohran Mamdani, islamico nato in      qualunque si abbia su questa elezione non c’è dubbio che marca un ulteriore passo verso il declino dell’occidente visto che Islam e Occidente sono due civiltà con storie e tradizioni profondamente diverse. Il  nuovo sindaco, evidentemente ben consapevole dello stato delle cose, si affrettato ad istituire un team di sole donne lo affiancheranno nell’opera di di rivitalizzazione della città di New York.

 

 

 

Angosciose immagini della contemporaneità.

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Sensibilità e conoscenza.  0

La critica, per superare la difficoltà di una comprensione reale, ricorre a  spiegazioni casuali e fa ricorso a spiegazioni di carattere biografico e a supposte ragioni  intenzionali che però non servono a valorizzare l’opera, solo l’autore.

 

La tendenza a spiegare in maniera naturalistica l’intenzionalità dell’operare quella peculiarità per la quale il vissuto dell’artista si riverberebbe nell’opera, dando ad essa un significato,in un intreccio di associazioni di sentimenti. e intuizioni.

 

L’’intuizione estetica che confluisce  nell’intenzionalità, non ha alcun rapporto con gli aspetti ontologici, un’opera deve accogliere il valore della bellezza e in questo modo rapportarsi con l’intenzionalità creativa. Questo sentire deve essere supportato da conoscenza e sensibilità.

 

Secondo Shaftesbury l’’opera d’arte, In quanto cosa, è un valore morale e precisamente riguardo al fatto che essa incorpora in sé qualcosa di bello il bello stesso Tuttavia la costruzione spirituale di senso eventualmente è un puro fitum la cui esistenza in generale è non è in questione, come la bella natura è data come realtà. ma nella valutazione della bellezza questo non conta, essa non muterebbe se la conoscenza si rivelasse illusione

 

Mentre nella scienza il modo fenomenologico delle espressioni fisiche,dei caratteri,dei testi e così via, ha solo la funzione di indicare il senso teoretico come un altro da sé di esprimerlo simbolicamente, nell’arte i modi fenomenici della corporeità dell’opera appartengono alla forma estetica di senso. Tuttavia l’oggettualità ideale si concretizza mediante la produzione. si differenzia in quanto contenuto spirituale ideale del corpo fisico in cui si compie la realizzazione. Nel  complesso contrasto tra sensibilità e ragione in cui da un lato la sensibilità,la sensazione, l’istinto dall’altro lato la ragione.

 

Ogni opera d’arte è autenticamente, secondo il suo senso, un valore ideale, sebbene si manifesti empiricamente e abbia per così dire il suo corpo reale empirico con cui  appare senza il quale non potrebbe dar forma all’idea. Tuttavia un’idea di valore. appunto l’oggetto estetico, e non quello empirico che vale per tutte le opere d’arte, precisamente per le buone come per le cattive, le une sono oggetti ideali del valore positivo le altre del valore negativo

 

 

Lucian Freud nel suo studio.Artisti Freud4

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Motivazione e forma.  0

Spiegare i fatti significa mostrare in base a chiarimenti del loro autentico contenuto, quindi, in base a un’analisi, l’esibizione del loro senso, i motivi che hanno radice nella soggettività, singola o sociale, da cui scaturisce il particolare conferimento di senso,.nel caso di un’opera artistica mostrare qual’ è il  senso espresso dalla forma estetica. .

Retrocedendo ulteriormente potremmo provare a  immaginare da quali intenzioni ideali era guidato il soggetto creatore, quindi tentare di capire quali valutazioni ha compiuto per essere indotto alla scelta di realizzazione quella specifica opera, le sue valutazioni determinate anche dalla osservazione di opere di artisti contemporanei,quali mezzi aveva a disposizione, come li ha valutati,in che misura nel complesso delle sue azioni pianificate è stato motivato da varie contingenze  che lo hanno condotto alla realizzazione dell’opera nella sua forma definitiva.

Da rilevare un dato che in altri tempi avrebbe allarmato, cioè la totale assenza di spiritualità nell’arte di oggi, fatte salve rare  eccezioni. Non vi è dubbio che, oltre a ripudiare ogni riferimento spirituale, non vi è coerenza, gli artisti sembrano procedere per metabasi, spinti da una marcata interiezione e una casualità eristica.

Consideriamo il linguaggio, dal quale sono state espulse parole come ; spirituale, virtù, dovere. E’inimmaginabile infatti associare tali parole all’arte dei nostri giorni.

Se provo a  mettermi nei panni dell’artista per comprenderne le motivazioni, lo scopo e il senso che lui  intese attribuire al suo lavoro, ciò che lui aveva in mente così passo dopo passo tentare di comprendere  perché è il come egli ha creato l’opera. E dato ad essa un determinano significato.

Il procedimento sopra  descritto, in definitiva il più delle volte porta a formarsi a una semplice opinione,in realtà l’artista potrebbe aver fatto sua  l’affermazione di Wittgenstein secondo cui a un certo punto l’artista di arresta a un “va bene così”, oppure subentra una logica immaginaria, un ripiego spontaneo che porta a teorizzazioni creative, aspetto positivo dell’arte.

Nikolaj Aleksandrovic Vasil’ev.nel 1912 pubblicò un libro dal titolo: “Logica immaginaria” che suscitò vari dibattiti suscitati dalla contraddizione tra logica e immaginazione.

Purtroppo l’arte oggi non cerca teorizzazioni, non sente il bisogno, per così dire, di giustificare se stessa, gli basta il mercato.

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