Immagine della sensibilità  2

Qual è l’origine della sensibilità? La cultura si può acquisire, ma in quale misura si può fare altrettanto con la sensibilità? E ancora; cos’è la sensibilità? Non sono quesiti a cui è facile dare risposte. Abitualmente giudichiamo la sensibilità dai suoi effetti, arte, poesia, musica. Riegl contrappone rigidamente il contenuto e la forma. Quindi la difficoltà dell’artista consiste nel tradurre la sensibilità in immagine attraverso una propria ermeneutica della realtà fenomenologica. Si suppone che l’artista possegga un bagaglio culturale e gli strumenti d’interpretazione e rappresentazione delle proprie intuizioni. Un artista di valore, dovrebbe possedere sufficiente carattere e convinzioni che gli consentano di sottrarsi alle tentazioni del facile ricorso alla scorciatoia della provocazione, della mondanità; in breve dal pensiero unico. L’arte contemporanea si è sottratta alla trattazione del contenuto iconografico che implica problemi estetici, ma anche la rappresentazione dell’ontologia dell’essere come si manifesta nella fenomenologia sociale. In linea di principio ciò che viene definita iconologia sociale, non è il semplice riflesso dell’esistente, ma la sua interpretazione. La forma pittorica si è tramutata in cartellonistica. Le espressioni di arte figurativa e mimetica hanno lasciato il posto a un citazionismo da supermercato, non in senso metaforico. Il germe drammatico del conflitto tra cultura e prassi della discontinuità, si è annullato nell’assorbimento mercantile di ogni manufatto che venga presentato sotto il sostantivo “arte”. L’epistemologia dell’arte ha rinunciato da tempo ad esprimere l’intensità espressiva  dei particolari di una realtà in divenire. Vi è una sorta di autismo dell’arte. La vera arte dovrebbe esprimersi attraverso una salutare rottura con i riti mondani, dove certo non è presente la vera, concreta, umanità nelle sue espressioni genuine. Si pensi al famoso passo della Poetica di Aristotele: …” come anche Sofocle  disse, egli rappresentava gli uomini così come dovrebbero essere, mentre Euripide li rappresentava come sono (Aristotele Poetica 25) L’artista contemporaneo, in massima parte, non si pone il problema. Il suo scopo è provocare e divertire, per questo segue l’applicazione di una pseudo teoria estetica ottusa e senz’anima, reifica e insterilisce la sensibilità e stimola il bisogno di sempre più forti sensazioni nel vano tentativo di riattivare una capacità di percezione assopita.

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2 Comments

Sandra scrive:

Personalmente sono convinta che la capacità di percezione possa essere conservata non disperdendo energie in fatuità.
Sandra


Maria scrive:

Leggere testi come questi fa crescere l’amore per la cultura e per l’arte. Grazie.
Maria


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